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VENEZIA Sant’Erasmo Torre Massimiliana. Emilio Vedova.

“Da anni, Vedova va raccogliendo eventi ed indizi, sapendo che, quando si cammina sul filo del rasoio un istante di minor tensione basta a rovinare tutto. La sua pittura s’inoltra nella dimensione del terrore, dove le grandi idee dell’umanità diventano lampi di luce e vortici di tenebra.”
Quella energica e violenta tensione gestuale e narrativa -così ben focalizzata da Argan- che si muove sul bilico degli opposti tra luce e ombra, segno e spazio, astrazione e forma, ha permeato l’intero percorso di Emilio Vedova (Venezia, 1919 – 2006).
L’artista che dipingeva l’anima della sua malinconica città e che si è profuso per mantenerla al centro del dibattito internazionale. Che ha influenzato generazioni di studenti dell’Accademia di Belle Arti e che rispecchia i conflitti e le inquietudini dell’artista contemporaneo è ora ricordato, dalla città lagunare, attraverso due importanti mostre: Omaggio a Vedova, allestita al Padiglione Venezia –a carattere di memoria, in attesa delle retrospettive che si terranno rispettivamente a Roma (ottobre 2007) e a Berlino (2008)- e la personale, concordata prima della sua scomparsa, all’isola di Sant’Erasmo.

Location immersa in un’atmosfera sospesa e silenziosa dove si erge la restaurata Torre Massimiliana, ottocentesca fortificazione austriaca, che ospita un’accurata e ben allestita selezione d’opere, alcune delle quali ancora inedite, appartenenti ai suoi celebri cicli. Dai Plurimi/Binari ai Frammenti/Schegge, dagli Arbitri ai Cosiddetti  Carnevali.
Introducono l’esposizione al piano terreno due grandi lastre in zinco incise, dove è facile leggere l’influenza del disegno settecentesco veneziano e la drammaticità inquietudine delle incisioni di Piranesi, seguite da cinque Arbitri (1977/1979), tecniche miste e fotocollage su carta e cartone.
Da Tortura ad Assoluto, gli Arbitri sono frammenti spettrali, intrisi di dolore, evidenziati dai volti straziati e deformi che emergono dall’oscurità più profonda.
Il pescatore, collage a colori del ‘46, precede invece la sala dove un montaggio video abbraccia l’arco temporale tra il ‘53 e il 2004 e approfondisce il proficuo sodalizio con Luigi Nono che tra le altre cose portò alla messa in opera di Intolleranza ’60 e Prometeo. Era la fine degli anni Cinquanta quando Vedova avvia una nuova ricerca pittorica che lo induce ad abbandonare la superficie del quadro e limitare il colore ai grigi, bianchi e neri per approdare ai Plurimi/Binari, sei dei quali inediti, provenienti dal ciclo Lacerazione ‘77-’78, sono allestiti nelle sale del primo piano. Dall’esigenza di oltrepassare la forma nascono superfici polimateriche articolate ed estensibili attraverso binari.
Alfabeti postmoderni apparentemente derivanti dall’action painting sono invece orientati verso l’espressionismo astratto di Franz Kline ma non escludono la derivazione dinamico-futurista, data dalle strutture tridimensionali che permettono alla pittura di fuoriuscire dallo spazio precostituito ed invadere l’ambiente.
“Aperture di mondi spirituali metafisici nei vecchi trittici attraverso cerniere che si snodano in multiple alternative muovono un mondo di scontro in questo correre-scorrere da complesse traversate stratificazioni”, si legge dagli appunti dell’artista.
Su ritagli di legno asimmetrici si stagliano anonime maschere e materiali di scarto a concretizzare l’essenza veneziana e al contempo riflettere la condizione esistenziale della società contemporanea.
Sono gli assemblaggi dadaisti, i Cosiddetti Carnevali dove il nero s’ispessisce per scarnificare violentemente il bianco. Come apparizioni stranianti si presentano invece i fotogrammi che compongono i Frammenti/Schegge e introducono Il grande Tondo (Golfo, Mappa di Guerra), del 1991.

L’opera appartiene alla serie di installazioni realizzate durante la guerra del Golfo, work in progress dove l’artista ha continuato a trasformare e correggere stratificazioni di materia che inglobano frammenti cartacei e fil di ferro aggrovigliati sullo sfondo di un’intensa poesia visiva.
L’ambivalenza, il senso di contraddizione e conflitto sono alla base della poetica di questo grande artista visceralmente veneziano ma anche estremamente aperto al nuovo ed alla sperimentazione, incapace di placare ribellione e protesta ma non di evocare la poesia della sua città. Raccogliendone i detriti, evidenziandone la nebbia, gli specchi d’acqua e gli spazi infiniti.
“Relitti della laguna affiorano in tutte le sue opere, non solo in quelle dove proprio pezzi di corda, legni di barca, stracci di vela sono materialmente presenti”, scrive Cacciari nella presentazione in catalogo, “è densa acqua della laguna anche il suo colore, nei momenti di più dolorosa malinconia.

Info:
dal 9 giugno al 30 settembre 2007
Sant’Erasmo, Venezia, Torre Massimiliana, a cura di Fabrizio Gazzarri.
Ingresso da mercoledì a sabato dalle 11 alle 18
Biglietti € 5,00 intero, € 3,00 ridotto
Linea ACTV n. 13 da Fondamente Nuove

Info: 041 2424

Autore: Roberta Vanali

Link: http://www.emiliovedova.org

Fonte:Exibart on line

CAGLIARI. Mostra dal titolo The Fenici portrait.

Promossa e fortemente voluta dall’ Assessorato del Turismo della Regione Autonoma della Sardegna, sabato 16 giugno si è inaugurata a Cagliari la mostra The Fenici Protrait, allestita nella Sala Esposizioni Temporanee della Cittadella dei Musei, dove verrà ospitata fino al 15 luglio 2007. La mostra è inserita nell’ambito degli eventi del progetto Fenici in Sardegna. 

Quattro grandi interpreti della fotografia internazionale e dieci artigiani sardi rileggono gli itinerari fenici in Sardegna, individuando alcuni aspetti distintivi del mondo estetico di un’isola da riscoprire secondo una nuova chiave di lettura, dove gli scavi archeologici e il mare sono l’elemento del continuo divenire del luogo e dei suoi abitanti.

Dopo Cagliari la mostra sarà allestita ad Alghero, dal 15 al 30 settembre, nella Sala esposizioni Cavall Marì, e a Bologna, dal 4 al 15 ottobre, nel Complesso Monumentale San Giovanni in Monte.

I quattro fotografi, dopo essersi immersi nel territorio per carpire i segreti di un’isola un tempo fenicia, hanno realizzato un nuovo itinerario della Sardegna, dove l’immagine fotografica ha un forte potere evocativo. Le opere, tutte commissionate per l’occasione, evidenziano le diverse sensibilità degli interpreti anche grazie alla diversità delle tecniche privilegiate: Franco Fontana, uno dei fotografi italiani più noti a livello internazionale, scompone il paesaggio in larghe campiture di colore che ricordano la tavolozza di un pittore astratto; Maurizio Galimberti, attraverso l’uso della Polaroid, pratica una tecnica particolare a mosaico che favorisce la scomposizione dell’immagine in molteplici visioni; Claudio Porcarelli sceglie il banco ottico per indagare una realtà visiva che comprende sempre “la persona”, principale elemento di ispirazione del suo lavoro; per Anna Marceddu, di origine sarda, il lavoro si carica di valenze molto particolari, di grande forza autobiografica.

In una seconda area espositiva cinque orafi, Maria Conte, Antonello Delogu, Inkoro (Antonello Delogu, Giancarlo Moi e Mario Mereu), Pierlucio Lai, Massimo Soro, e cinque ceramisti sardi, Giovanna Carrus, Luigi Nioi, Terra Acqua e Fuoco (Mauro Scassellati e Anna Canu), Terra Pintada (Giulia e Robert Carzedda e Simonetta Marongiu) e William Tomasi, propongono opere di grande suggestione: qui gli elementi della tradizione sono stimolo creativo per una archeologia che entra nel contemporaneo. Forme, stilemi, motivi decorativi, sono riproposti non come parti di un alfabeto abbandonato ma come linguaggio che trova la sua forza nell’orgoglio di un passato millenario. In mostra oggetti dalla forte presenza evocatrice, che riescono a rappresentare nel panorama internazionale la creatività della Sardegna contemporanea.

Info:
Mostra a cura di LAURA VILLANI, fino al 15 luglio 2007;  Sala Esposizioni Temporanee della Cittadella dei Musei – piazza Arsenale 1 – Cagliari.


 

CALDAROLA (Mc). Simone De Magistris. Un pittore visionario tra Lotto e El Greco. Manierista duro e puro.

A un’incursione sui colli delle Marche meridionali, volta a conoscere la pittura manieristica locale, testimoniata dal più celebre cittadino di Caldarola, il poco noto Simone De Magistris (1538-1613), non si può rinunciare sia per le fantastiche raffigurazioni messe in scena dall’eccentrico pittore caldarolese, sia per l’amenità di quei luoghi.
Dedicare una mostra antologica a Simone De Magistris, oggi che il pubblico è tutt’altro che propenso alle scoperte, è un atto di coraggio che Vittorio Sgarbi, curatore di questa rassegna, ha compiuto con il sostegno di vari studiosi, fra i quali desidero ricordare Stefano Papetti, Giampiero Donnini, Maria Giannatiempo Lopez, Lorena Mochi Onori.
Il risultato dell’audace riscoperta di De Magistris, pittore manierista formatosi tra Venezia e Roma, tra Lotto e Federico Zuccai, lo si misura percorrendo la singolare sfilata di quadri specie in quelle sale del bel palazzo del cardinale Pallotta dove si addensano le grandi tele d’altare. Quella che si è una sensazione di leggera vertigine da sovraffollamento, come se i quadri qui radunati non volessero mancare a questa irripetibile occasione.
Sono quadri densissimi di popolo, e tutti quelli che vi fanno parte non si riducono a “tipi”, ma spiccano per singolare e vivida caratterizzazione. I colori sono brillanti; le fisionomie tra il divertito e il caricaturale, così piene di vita da rimanere impresse nella memoria, come fossero fisionomie di gente conosciuta. Pochi pittori manieristi sono in grado, al pari di De Magistris, di mantenere in così intenso equilibrio di sacro e di profano; in altre parole, pochi sanno essere così intensamente popolari.
Infatti egli è assolutamente sacro, per la premura devozionale di trattare i soggetti incutendo nel devoto un sano e misurato tremore, nel caricare gli atteggiamenti e le espressioni dei volti, un po’ come avviene nella plastica dei Sacri Monti alpini, ed è popolare nel tradurre il tutto nel clima di una saga di paese, dove il colore svolge un ruolo altrettanto deciso quanto l’agitazione; massimi protagonisti delle fiere sono i colori sgargianti e l’affollamento, tale che è difficile farsi largo.
In questa chiave di interpretazione popolare dei fatti sacri si capisce come anche i temi a più alto tenore drammatico, la Deposizione dalla croce e l’Andata al Calvario, stornino l’espressionismo cruento delle stampe nordiche da cui sono desunti, su un’intonazione più narrativa, dando vita a una sorta di Bibbia illustrata per ragazzi.
Guardate la bellissima Ultima Cena di San Ginesio del 1598: le figure, che paiono ritagliate tanto son prive di volume, si muovono come cartoni animati e variopinti; ogni gesto e ogni volto è eloquente e allusivo, sì che l’osservatore fatica a starsene a distanza da quanto gli si para davanti agli occhi, ed è invece chiamato a parteciparvi in prima persona.
Simone De Magistris esce dalla mostra dedicatagli dal Comune di Caldarola come uno dei principali maestri del Manierismo italiano e appare molto più dotato di talento quanto non ci si aspettasse. Intorno a lui si muove una moltitudine di altri interessanti pittori cui è toccato in sorde di nascere, lavorare e morire in provincia, disseminando opere in località impervie e non facilmente raggiungibili, e quindi rischiando, causa il decentramento, di precipitare nell’oblio, se qualcuno non fosse preso cura di loro. 
 
Info:
Palazzo Pallotta, Caldarola (Mc), fino al 30 settembre 2007.
Catalogo Marsilio

Autore: Marco Bona Castelletti

Fonte:Il Sole – 24 Ore

CIVITANOVA MARCHE (Ma). Marc Chagall / Joan Miro’. Magia grafia colore.

La rassegna presenta una selezione raffinatissima e inedita per l’Italia di opere grafiche di Marc Chagall (Vitebsk 1887 – Sant Paul de Vence 1985) e Joan Miró (Montroig-Barcellona, 1893 – Palma di Maiorca, 1983) provenienti dalla Fondazione Maeght di Saint-Paul-de-Vence.

Questa importante istituzione sita nei pressi di Nizza, inaugurata nel 1964 per volere e con il sostegno dei coniugi Maeght, e’ la seconda sede espositiva per l’arte moderna e contemporanea in Francia, dopo il Muse’e d’Art Moderne de la Ville de Paris, e raccoglie opere di artisti del Novecento quali Pierre Bonnard, Georges Braque, Fernand Le’ger, Marc Chagall, Alberto Giacometti.

L’insieme architettonico della Fondazione Maeght e’ stato concepito per presentare l’arte moderna e contemporanea in tutte le sue forme ed espressioni. Pittori e scultori hanno collaborato con l’architetto catalano Josep-Lluis Sert, creando opere, spesso gigantesche, integrate alla costruzione come alla natura circostante. Il rapporto assolutamente unico tra Miró e l’istituzione francese e’ molto noto. Per la Fondazione francese Miró ha realizzato l’ambientazione ideale alle proprie opere e ne ha progettate di nuove adattandole agli spazi, come l’arco d’ingresso della Fondazione o lo straordinario -labirinto- di ceramiche monumentali e bronzi.

Chagall, che nel 1949 si trasferisce a Vence, iniziando a dedicarsi a nuovi mezzi espressivi (ceramica, scultura, mosaico, vetrata e grafica, soprattutto litografie), per la Fondazione ha realizzato un bellissimo e immenso mosaico, Les Amoureux (1964-67), di cui in mostra e’ esposto l’acquarello preparatorio del 1963-64.

Presso Marguerite e Aime’ Maeght, Miró e Chagall furono -inventori di forme- e -prestigiatori del colore- – sottolinea Païni nella sua introduzione alla mostra. -Di rado associati in questa prospettiva: lo Chagall mistico e aereo e il Miró tellurico e materialista, trovano qui l’occasione di un dialogo fatto di opposti e somiglianze-.
A tal fine il curatore ha selezionato per la mostra numerose opere di Marc Chagall tra cui, oltre all’acquarello appena citato, litografie a colori realizzate negli anni Cinquanta e Sessanta, un Bozzetto per un foulard (gouache su carta) del 1957, uno straordinario Paravento del 1963 composto da 4 litografie originali e un un monotipo realizzato poco prima della sua morte nel 1985.

Diverse decine tra acqueforti, acquatinte, litografie a colori di Joan Miró realizzate tra il 1938 e il 1968, fanno da contrappunto al mondo fiabesco di Chagall. Tra esse alcuni cicli significativi come –Serie nera e rossa– (1938) e la –Serie Barcellona– (1944), ma anche litografie colorate di grandi dimensioni come La Conversazione su tela di juta (1969) e La signorina con le farfalle (1971); acqueforti, acquetinte e carborundum come La signorina a dondolo su carta chiffon de Mandeure (1969), Il cosmonauta (1969), Il gufo blasfemo (1975), Galatea IV su carta Arches (1976), L’aigrette rossa (1976) e L’Egiziana (1947).
Dominique Païni ha voluto accostare per la prima volta questi due artisti che hanno sperimentato l’arte incisoria in tutte le sue complessità e varianti. Nelle loro opere segno e colore si fondono dando nuovo impeto alla loro produzione artistica.

Nel catalano Miró si nota una libertà estrema nell’utilizzo del suo repertorio grafico di linee, segni e macchie da cui emergono lo spirito ludico e tutte le suggestioni e invenzioni derivate dal surrealismo.

Marc Chagall inizia a dedicarsi all’opera incisoria a partire dal 1922 e la sua prima produzione (le Anime morte e la Bibbia) e’ molto conosciuta dal grande pubblico. Negli anni del secondo dopoguerra l’artista incomincia pero’ ad utilizzare il colore, che lo aiuta a trasmettere i suoi pensieri. La città di Parigi (I tetti, 1956 e La Domenica, 1954) con La Torre Eiffel (Torre Eiffel con asino rosso, 1954), La Bastiglia (1954), Il Panthe’on (1954), ma anche Il mostro di Notre-Dame (1954), gli acrobati (I tre acrobati, 1956) e i clown, Il cavallo bruno (1952), Il gallo rosso (1957), i fiori (Il bouquet verde e viola, 1959) e la luna sono alcuni dei temi delle sue grafiche, esposte in mostra, in cui si nota lo stesso clima onirico e spirituale dei dipinti.

Il catalogo, edito da Mazzotta, oltre a riprodurre a colori tutte le opere esposte comprende i testi di Dominique Païni, Joan Teixidor, Charles Sorlier e le biografie a cura di Tulliola Sparagni e Raffaella Resch.

Info:
Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta
Sedi espositive: Auditorium Sant’ Agostino – c.so Annibal Caro, 24 – Civitanova Marche
Spazio Multimediale San Francesco – Pinacoteca Comunale Marco Moretti  – c.so Annibal Caro – Civitanova Marche.
Orario: tutti i giorni luglio e agosto 18 – 23; settembre e ottobre 17 – 20 (chiuso il lunedi’ se non festivo)
Biglietto d’ingresso intero euro 4,00; ridotto euro 2,00 per giovani da 15 a 24 anni.

Fonte:Undo.net

ASIAGO (Vi). Renato Guttuso e il suo tempo.

Il Comune di Asiago con la collaborazione della Regione Veneto e della Provincia di Vicenza, allestirà per il mese di luglio agosto e settembre 2007, presso il Museo Le Carceri, un’importante mostra-evento.

Artisti: Giacomo Balla, Luigi Bartolini, Afro Basadella, Renato Birolli, Umberto Boccioni, Corrado Cagli, Carlo Carrà, Bruno Cassinari, Marc Chagall, Salvador Dalí, Giorgio De Chirico, Eugen Dragutescu, Pericle Fazzini, Renato Guttuso, Osvaldo Licini, Mino Maccari, Mario Mafai, Antonietta Raphäel Mafai, Giacomo Manzu’, Giuseppe Migneco, Amedeo Modigliani, Giorgio Morandi, Pietro Morando, Ennio Morlotti, Raphael & Mazzacurati, Aligi Sassu, Scipione, Pio Semeghini, Mario Sironi, Ernesto Treccani, Mario Vellani-Marchi, Lorenzo Viani

Nell’ambito del Programma -Asiago Arte – Grandi Mostre per l’Altipiano-, da sabato 7 luglio a domenica 9 settembre 2007, nella prestigiosa sede museale delle ex Carceri di Asiago e’ aperta al pubblico l’esposizione che propone oltre 150 capolavori dedicati all’arte dell’800 e -900.
Organizzata dalla Città di Asiago, in collaborazione con Regione Veneto, la Provincia di Vicenza e sponsor pubblici e privati, la rassegna, curata da Giorgio Barberis e Luca Barsi.
Un’altra grande occasione culturale che testimonia il prestigio d’immagine che gli eventi organizzati dall’Amministrazione Comunale sono in grado di conferire alla Città di Asiago.

Presentare l’opera di Renato Guttuso ad inizio del terzo millennio con una selezionatamostra antologica e’ senza dubbio volerne riconoscere la valenza nazionale ed internazionale ed e’ voler arricchire la conoscenza della sua opera con una panoramica a tutto tondo che renda il meritato omaggio ad un artista di cosi’ grande portata. La rassegna e’ stata infatti concepita con l’intento di avvicinare il grande pubblico al discorso del maestro di Bagheria passando, con una carrellata di circa quaranta opere tra oli e grandi disegni, attraverso tutti i periodi che ne hanno caratterizzato e canonizzato il lavoro. Cosi’, a partire dalle prime opere degli anni della maturità (Tetti di Roma), fino alle espressioni piu’ classiche degli anni Settanta (Natura morta con barattoli), la mostra offre una panoramica selezionatissima di tutto il suo itinerario artistico. Un ensemble ricco di capolavori di epoche e di generi diversi quali: ‘Il lettore di Giornali’, denuncia della condizione sociale di un’epoca di grandi trasformazioni ‘Interno nello studio’ picassiana reinterpretazione di periodo autobiografico; ‘Nudo disteso’, opera che prelude alla serie dei lavori dedicati alla figura femminile ed ispirati dalla contessa Marta Marzotto; ‘Peperoni’ e la serie ‘Addio alle armi’ dedicata al capolavoro di Hemingway. Un itinerario che sottolinea, anche attraverso i piu’ noti temi iconografici,come le nature morte e le vedute d’interni o i paesaggi, la fortissima attenzione che Guttuso ebbe per la realtà e la storia del proprio tempo e che permeo’, dai tempi di Corrente fino all’esperienza delle Avanguardie, tutti i suoi lavori.

Ad integrazione una sezione dedicata al noto Movimento milanese di Corrente, al Fronte Nuovo delle Arti ed alla Scuola Romana di cui Guttuso fu grande sostenitore ed attivo membro, dove compaiono le opere di Ernesto Treccani, Renato Birolli, Bruno Cassinari, Pericle Fazzini, Giacomo Manzu’, Ennio Morlotti, Giuseppe Migneco, Aligi Sassu, Emilio Vedova, ed altri di rilevanza internazionale. Un settore viene infine dedicato a quegli autori che Guttuso -osservo’- per affinare la sua pittura: Chagall, de Chirico, Carrà, Morandi, Balla, Boccioni ed altri autorevoli esponenti del -900 internazionale chiudono cosi’, con la preziosa collezione concessa dal Museo di Moncalvo (AT), una rassegna tesa a sottolineare l’importanza data al grande autore italiano anche all’estero e, soprattutto, finalizzata a canonizzare definitivamente la Città di Asiago come grande punto di incontro artistico del Veneto ad integrazione delle peculiarità storiche.

RENATO GUTTUSO
Da Bagheria, 1912, a Roma, 1987. In questo arco di tempo si svolge la parabola esistenziale e artistica di Renato Guttuso. Nasce a Bagheria, in Sicilia, nel 1912 (lo stesso anno di Aligi Sassu). La sua esistenza vira da un’ipotetica laurea in legge alla carriera di pittore. Dai primi quadri raffiguranti i suoi contadini siciliani e compaesani, sino al celebre ‘Fuga dall’Etna’ del 1937, o all’altrettanto celebre Vuccirria, il mercato popolare di Palermo.
Già da ora, il pittore insegue un’esecuzione prettamente figurativa a cui fanno da corposo contraltare contenutistico temi ancorati al mondo contadino, rurale, popolare: temi sociali o soggetti dichiaratamente politici. Poi giunge a Roma e forma un gruppo con i pittori Birolli, Fontana e Persico. Scoppia la seconda guerra mondiale e l’artista dipinge una serie di quadri dal titolo ‘Gott mit Uns’, ‘Dio e’ con noi’, motto inciso sulle fibbie dei soldati tedeschi. La sue verve di polemista affiora di prepotenza. Guttuso non tradirà mai la sua personale ‘campagna di idee’, che raggiungerà l’acme con ‘I funerali di Togliatti’. Nel dopoguerra segue stilisticamente il primo periodo di Pablo Picasso, quello cosiddetto ‘Blu’. Nel 1946 fonda con Birolli, Vedova, Morlotti, Turcato il Fronte Nuovo delle Arti. Nel 1968 esegue quadri che riflettono la situazione europea e francese. Si reca a Parigi dove ritrae i giovani nelle prime marce di protesta in quello che diverrà nel tempo il leggendario ‘maggio francese’. Dal 1969 vive stabilmente a Roma, nella leggendaria via Margutta, la strada dei pittori, con la sua compagna Marta Marzotto, la splendida contessa ex mondina e modella. E’ il periodo – per cosi’ dire – intimo dell’artista che si propone da ora con una serie di quadri prettamente autobiografici.
Guttuso e’ un pittore che, nonostante viva in un lasso di tempo fitto di mutamenti sociali e culturali, e nonostante li viva tutti da assoluto protagonista, non cambia il proprio stile figurativo. Rimane in fondo sempre il pittore illuminato dalla sua rigogliosa e stellante Sicilia. La sua umanità e’ dipinta sempre con un tortuoso plasticismo.Nella forma umana, nervosa e tesa, ma sempre riconoscibile, e che lui concentra nella tela, c’e’ già tutto il dolore del mondo.

Info:
Museo ‘Le Carceri’  – Via Benedetto Cairoli Asiago (VI)
ORARI:  Lunedi’ – Venerdi’ dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19
Sabato – Domenica dalle 10 alle 19
Guida gratuita, per informazioni chiamare il 0424.63854
Biglietti Interi euro 5,00

Fonte:Undo.net