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MILANO: La collezione permanente “Fondazione ArnaldoPomodoro”.

Esposti 120 tra dipinti, sculture e disegni: da una parte, opere di Arnaldo Pomodoro, dall’altra, lavori di altri artisti provenienti dalla sua collezione personale. Entrambi i nuclei costituiranno la raccolta permanente della Fondazione.
Previsti laboratori e proposte didattiche differenziate per bambini, adolescenti, adulti, insegnanti, operatori culturali, famiglie.

Il progetto espositivo autunnale della Fondazione Arnaldo Pomodoro  racconterà una storia che è strettamente legata al suo fondatore, Arnaldo Pomodoro.
Dal 29 settembre 2007 al 9 marzo 2008, infatti, negli spazi di via Solari verranno esposte 120 tra sculture, pitture, disegni, in parte opere di Arnaldo Pomodoro, in parte lavori di altri artisti che appartengono alla sua raccolta.
Questi due nuclei faranno parte della collezione permanente della Fondazione Arnaldo Pomodoro e rappresenteranno il cuore della mostra LA FONDAZIONE ARNALDO POMODORO. La collezione permanente, a cura di Angela Vettese e Giorgio Verzotti, che li rivelerà al pubblico, per la prima volta.

Il percorso espositivo si svilupperà documentando le due anime della collezione. La sezione dedicata alle opere di Arnaldo Pomodoro avrà la funzione di condurre il visitatore lungo l’evoluzione stilistica dell’opera del maestro, che qui viene testimoniata in tutti i suoi passaggi più significativi: dal periodo delle prime suggestioni che gli provenivano dalla conoscenza con Lucio Fontana, alla lettura di Picasso, Paul Klee, Alberto Giacometti, Constantin Brancusi; dalla musica di Igor Stravinskij; dalla poesia beat, da Gregory Corso ad Allen Ginsberg e Frank o’ Hara. Oltre alla scultura, dunque, si apre tra il 1949 e gli anni Sessanta un ventaglio di influenze alimentato dai frequenti viaggi negli Stati Uniti, dove l’artista ottiene anche prestigiose cattedre di insegnamento e attenzioni critiche di rilievo come quella di  Sam Hunter.
La mostra si aprirà con le prime superfici graffiate, figlie di una sensibilità informale e pittorica, che lo condussero fino alla sua prima Biennale di Venezia (1956); proseguirà con gli anni in cui Pomodoro affrontò il volume geometrico e il suo disporsi a tutto tondo, complici anche la colonna realizzata per la mostra di Spoleto (1962) e l’invito alla Biennale del 1964 dove vinse il premio per la Scultura.   
Si passerà, quindi, al suo tipico linguaggio plastico, con i volumi erosi da una carie interna eppure ancora testimoni di una pienezza passata, con ritmi sincopati della forma e mutamenti improvvisi nel trattamento della luce.
Le opere saranno divise in sezioni: quelle fondanti degli esordi, anzitutto; i bozzetti più rappresentativi di quelle commissionate nel mondo, per sedi quali il Palazzo dell’Onu a New York, le università, le ambasciate, gli ospedali. Tutti questi grandi bozzetti saranno accompagnati da immagini ferme o in movimento che le ritraggono nel loro contesto attuale.
Infine sarà presente una sezione di progetti di opere non realizzate, con una presentazione di ciò che sarebbe dovuto essere il cimitero di Urbino.

Il percorso si completa documentando in modo molto ampio gli interessi, gli scambi e le corrispondenze culturali vissuti da Arnaldo Pomodoro e condivisi con alcuni dei protagonisti internazionali delle arti visive, dal secondo dopoguerra ad oggi.
Le opere spazieranno dall’Informale, l’epoca in cui lo stesso Pomodoro esordiva, toccando le principali vicende delle neo-avanguardie, fino a giungere alle ultime tendenze, specie quelle italiane.
I primi contatti, e i primi scambi con i colleghi, avvengono per condivisione di poetica: Pomodoro frequenta Lucio Fontana e l’ambiente milanese della fine degli anni Cinquanta, Enrico Baj, Sergio Dangelo, Piero Dorazio, Tancredi, i gruppi che allora rappresentavano l’avanguardia più avanzata, Gastone Novelli e altri. Lavora però presto all’estero, entrando in contatto con Georges Mathieu e poi, negli Stati Uniti, con protagonisti come Louise Nevelson, Sam Francis, Mark Di Suvero, David Smith.
Gli anni Sessanta e Settanta, quelli delle ricerche più sperimentali, se da un lato portano a maturazione il linguaggio scultoreo specifico dell’artista, lo vedono dall’altro interloquire con colleghi anche molto diversi per orientamento: Schifano, Angeli, Paolini, Boetti, Kounellis, la “pittura analitica” di Aricò e Morales, le ricerche scritturali di Isgrò, la scultura di Pardi e Mattiacci.
Le nuove declinazioni della scultura, venendo agli anni più recenti, sono esemplificate dalle opere di Paladino, Maraniello, Nunzio e altri, tutti tesi alla realizzazione di lavori tridimensionali con estrema libertà inventiva nella scelta dei materiali, come nella collocazione dell’opera nello spazio.
La collezione non si esaurisce però con i contemporanei; Pomodoro, infatti, non ha esitato a collezionare anche le opere di coloro che considerava maestri e di colleghi contemporanei; ecco dunque le sculture di Arturo Martini, Ettore Colla, Mirko Basaldella, in uno sguardo retrospettivo che giunge fino a Man Ray, ai disegni di Léger, di Miró, di Licini, ai collages di Hans Richter.
Durante tutto il periodo di apertura, sarà possibile usufruire di laboratori didattici differenziati.
Le proposte educative della Fondazione, a cura di Franca Zuccoli, sono rivolte ai bambini, agli adolescenti, agli adulti, agli insegnanti e operatori culturali, alle famiglie, e sono sempre legate ai temi, alle tecniche e agli stimoli suggeriti dalla stessa esposizione.


Info:
Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro, via Andrea Solari, 35
dal 29 settembre 2007 al 9 marzo 2008
Orari: mercoledì domenica 11.18 (ultimo ingresso h. 17); giovedì h. 11-22 (ultimo ingresso h. 21). Ingresso: 7/4 € . Catalogo Skira.
tel. 02 89075394/95.

Link: http://www.fondazionearnaldopomodoro.it

Email: press@fondazionearnaldopomodoro.it

VENEZIA. Open Ring dipinti di Nina Maric.

La pittrice Nina Maric è nata a Belgrado nel 1960 dove nel 1986 ha conseguito il Master presso l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora a New York.
Nel tocco violento dei suoi dipinti, Nina Maric,  esprime il suo sentirsi persa e fuori posto in questo mondo e l’impossibilità di costruire ponti e strade che possano porre fine all’esilio imposto alla sua persona ormai frammentata.
I lavori della Maric parlano di assenza dalla sua terra natale e di una fondamentale parte di se stessa, sono sogni pittorici gravidi di ansietà esistenziale, come ella stessa riconosce.


The painter Nina Maric was born in Belgrado in 1960 where she graduated in 1986 at the Art Accademy. She lives and works in New York.

In the violent touch of  her paintings, Nina Maric expresses her sensation of be lost and outside in this world and the impossibility to build bridges and streets that can stop the exile of her fragmented person.
Maric’s works tolk about be without homeland and a foundamental part of her self, they are paintig dreams pregnant of an existentially anxiety, as she explain.

Info:
Magazzini del Sale, 30 Agosto – 28 Ottobre
Aperto: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica. Chiuso: lunedì.

Organizzazione: Ikona Gallery: Campo del Ghetto Nuovo, Canareggio 2909, 30121 Venezia
Tel e Fax: +39 041 5289387
 

Link: http://www.ikonavenezia.com

Email: ikonavenezia@ikonavenezia.com

ROMA. Ubique Vacuum di Mario Ferrante.

Dal 6 settembre al 5 ottobre 2007 si terrà a Roma, presso il Refettorio quattrocentesco di Palazzo Venezia, la mostra del Maestro Mario Ferrante intitolata “Ubique Vacuum”.
Come anteprima dell’atteso evento autunnale la Galleria Edarcom Europa esporrà fino al 4 agosto 2007 l’opera “Giro, giro tondo”, imponente dipinto con cui Mario Ferrante saluta la città di Roma, alla cui vitalità urbana è dedicato il ciclo “Ubique Vacuum”.
L’opera che misura cm. 220×400 verrà collocata in vetrina cosicché, grazie alla prolungata illuminazione notturna, rimarrà visibile al pubblico anche fuori dall’orario di apertura.

Info:
Organizzazione Edarcom Europa – Galleria d’Arte Contemporanea.
Via Macedonia, 12/16 – Roma
Orario: da lunedì a sabato – 16-20. Ingresso libero.
Tel. 06.7802620.

Link: http://www.edarcom.it

ROMA. Il Simbolismo – Da Moreau a Gauguin a Klimt.

A Roma fino al 16 settembre 2007 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.
A questa importante corrente letteraria e artistica che alla fine del secolo XIX si affermò in ogni parte d’Europa, Ferrara Arte e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna dedicano una mostra curata da Geneviève Lacambre.
Ottantasette capolavori provenienti da tutto il mondo ripercorrono le tappe salienti dello sviluppo della poetica simbolista, ricostruendone lo straordinario patrimonio mitico, leggendario e favoloso e distinguendo al contempo il diverso spirito con cui ogni area culturale volle interpretarlo.

Dipinti, sculture e opere su carta documentano i diversi temi che ricorrono nella ricchissima produzione simbolista: la vita e la morte, la fugacità del tempo, il sogno e la riflessione, il mistero e i grandi miti.

Dai ‘precursori’ – Moreau e Puvis de Chavannes, Bocklin e Rops, Rossetti e Burne-Jones – si entra nel cuore della rassegna con Redon, Gauguin e i pittori Nabis, Khnopff e Delville, Klinger e Beardsley, Hodler, Von Stuck.
La parte conclusiva della rassegna mostra il perdurare della poetica simbolista agli inizi del nuovo secolo con le opere appartenenti all’ambito delle Secessioni, soprattutto quella viennese guidata dalla carismatica figura di Klimt. Tra i grandi maestri italiani, Previati, Segantini e Pellizza.

Link: http://www.gnam.beniculturali.it

Fonte:Focus on Arts & Culture

FINALE LIGURE (Sv). Mostra di pittura di Daniela Rocco Minerbi dal titolo: “Polinesia: Hawai’i Samoa Tahiti”.

Giungono a Finalborgo suoni, riti, importanti momenti culturali ed esistenziali dalla Polinesia  trasmessi attraverso il linguaggio pittorico dell’artista.
“Daniela Rocco Minerbi, italiana che da anni vive nelle isole Hawai’i, ha avuto l’opportunità di porre la sua pittura in acuta ed intensa sinergia con la cultura e la storia dell’arcipelago”.
La sua attività di lecturer all’Università della Hawaii e al Kapiolani Community College del sistema universitario delle Hawaii, di architetto, di studioso della pace e la sua notevole preparazione
artistica le hanno permesso d’impegnarsi attivamente nella vita sociale e nel contesto ambientale hawaiiano.
Per la Minerbi la funzione creativa dell’arte è inscindibile da una fattiva ricerca della convivenza tra popoli, culture, stati e nazioni… Un dialogo culturale e pittorico approfondito con uno studio costante ed una partecipazione alla vita, alle problematiche sociali, ambientali del popolo hawaiiano…”.
Vincitrice di premi, Daniela Rocco Minerbi, oltre a mostre personali è stata sia artista che curatrice di rassegne di gruppo ed ha avuto un ruolo di coordinamento di progetti ed iniziative artistiche, culturali e per la pace.
“…Il discorso pittorico dell’artista si apre all’evocativo richiamo della cultura polinesiana con espliciti riferimenti alla musicalità, alle coreografie, ai ritmi vibranti delle isole Samoa e di Tahiti. L’aspetto narrativo o di documentazione storica, pur presente, si pone decisamente in secondo piano rispetto alla valorizzazione assoluta del timbro cromatico, che si accende in raffinate soluzioni o è caratterizzato da un’enigmatica spazialità metafisica… Le composizioni dipinte dall’artista evidenziano una liricità intensa e lucida che conferisce all’evocazione della memoria un senso di gioiosa ed accorata armonia, la quale sola è il vero fine dell’arte e delle sue molteplici espressioni, di cui la Rocco Minerbi è senz’altro attenta e sensibile interprete…”.
Oltre ad impegnarsi in profonde problematiche dei popoli indigeni, si è dedicata a studi di macro storia, argomento di cui è stata co-autrice nel libro “Macrohistory and Macrohistorians: Perspectives on Individual, Social, and Civilizational Change” (Praeger Publishers, New York, 1997) insieme a Johan Galtung e Solhail Inayatullah.
Daniela Rocco Minerbi ritorna ogni anno a Varigotti (Finale Ligure) a cui è legata fin dalla prima gioventù, dove ha mantenuto amicizie e ricordi.
(Le note tra virgolette sono estratte dall’articolo del critico Dott. Teodosio Martucci pubblicato nel mensile “Artecultura” del marzo 2006).

Info:
dal 3 al 22 agosto 2007, Museo Archeologico del Finale, Chiostri di Santa Caterina, 17024 Finale Ligure Borgo SV
Apertura mostra: da martedì a domenica 10-12 e 16-19 (ingresso libero dal piccolo chiostro).

Tel. 019 690020, Fax. 019 681022

Link: http://www.museoarcheofinale.it

Email: info@museoarcheofinale.it