Archivi categoria: Arte sans frontières

Trento si inclina il campanile del Duomo

TRENTO – Per un anno venti esperti nominati dalla Curia di Trento monitoreranno il campanile del Duomo di Trento che negli ultimi sei mesi si è inclinato di un millimetro. Tra le ipotesi dell’ inclinazione gli esperti ne indicano due: la possibile presenza di un insediamento argilloso sotto la cripta che renderebbe più instabile il terreno o la dilatazione termica della pietra. Il campanile del Duomo di Trento è stato edificato con pietre di dimensioni che variano dai 40 per 50 ai 150 per 150 centimetri di lato. L’ inizio della costruzione del monumento, alto 49 metri, risale al XII secolo ma fu completato nel XVII, con la posa della cipolla sommitale in rame di stile Barocco. La cella campanaria è invece dell’epoca del principe vescovo Bernardo Cesio, della prima metà del ‘500.

In stile romanico, il Duomo è stato costruito sulla falsariga del progetto di quello di Parma che in epoche successive è stato però modificato. Doveva disporre di due campanili ma per motivi sconosciuti, forse l’ instabilità del terreno o successive decisioni dei committenti, la seconda torre non è mai stata realizzata. Osservando la facciata con lo splendido rosone che dà su via Verdi si possono notare ancora oggi le pietre irregolari sullo spigolo destro del Duomo dove avrebbe dovuto sorgere il secondo campanile.

La torre campanaria presenta una curiosità costruttiva: poggia infatti su due lati in quanto fa corpo unico con il Duomo. In attesa del responso degli esperti, tra i quali figura anche il direttore della fabbrica del Duomo di Milano, attorno alla costruzione verrà realizzata a una fascia di protezione di venti metri nella quale non potranno sostare i mezzi pesanti.

Fonte:La Stampa

Val di Noto e il suo barocco diventano patrimonio dell’umanità

La Val di Noto con il suo tardo barocco e’ stata inserita, nel corso di una riunione a Budapest dell’apposito comitato dell’Unesco, l’agenzia dell’Onu per la scienza, la cultura e l’educazione, nella lista dei siti che sono " patrimonio dell’umanità" .

La Val di Noto – colpita dal rovinoso terremoto del 1693 cui fece seguito una rapida ricostruzione – comprende gran parte della Sicilia orientale, compresi i centri di Caltagirone, Catania, Militello Val di Catania, Modica, Ragusa, Siracusa, Palazzolo Acreide, Scicli, oltre a Noto. Nella motivazione si ricorda che la Val di Noto rappresenta una testimonianza del genio esuberante dell’arte e dell’architettura del tardo barocco. Insieme alla Val di Noto sono stati definiti patrimonio dell’umanita’ altri otto siti.

Eccone la lista. Monastero di Santa Caterina (Egitto), situato nel Sinai e’ uno dei piu’ antichi esempi di installazione monastica cristiana di tradizione orientale (VI secolo). Citta’ maya di Calakmul (Messico). Le steli commemorative sono un esempio eccezionale dell’architettura e dell’arte maya del XII sec. Centri storici di Stralsund e Wismar (Germania). Rappresentano uno dei maggiori esempi di centri costruiti con la tecnica a mattoni tipica delle citta’ anseatiche del XIV secolo. Centro storico di Paramaribo (Suriname), esempio unico di fusione tra cultura europea e cultura indigena all’epoco della colonizzazione dell’area (XVI-XVII eecolo). Tempio di Mahabodhi a Bodhgaya (India). Uno dei pochi esempi ancora esistenti di antica costruzione in mattoni in India, che ha avuto grande influenza anche nei secoli successivi. Valle dell’Alto Reno (Germania), considerata soprattutto per il ruolo fondamentale avuto nei secoli nel facilitare gli scambi, anche culturali, tra il Nord e il Sud dell’Europa. Regione viticola del Tokaj (Ungheria), esempio di una tradizione vinicola che dura da mille anni e che ancora oggi e’ fiorente. Minareto di Jam (Afghanistan). E’ il secondo minareto al mondo per altezza (65 metri). E’ costituito da quattro torri cilindriche che si innalzano da una base ottagonale e ha all’interno due scale a spirale. E’ stata inoltre accresciuta la dimensione di un ‘patrimonio’ gia’ esistente: il castello di Buda e le due rive del Danubio sottostanti, cui ora sono annesse altre parti della citta’ di Budapest.

Fonte:ANSA

Venezia lifting per il festival.

Grandi cambiamenti per la Mostra del Cinema di Venezia. Nuovo, innanzitutto, il direttore, Moritz de Hadeln, appena sbarcato in laguna, britannico di nascita ma di cittadinanza svizzera, per ben 22 anni a capo del concorrente Festival di Berlino, la cosiddetta Berlinale, al cui vertice è rimasto dal 1979 al 2001. Dopo la nomina del ministro Urbani ha deciso di dare un nuovo profilo alla grande kermesse veneziana, decidendo innanzitutto la data di apertura, fissata al 29 agosto e quella di chiusura, con la cerimonia finale di consegna dei premi, l’8 settembre. Grande attesa dunque per questa nuova edizione, la cinquantanovesima, di quella che viene chiamata ancora Biennale, secondo la sua etichetta storica, pur svolgendosi ormai tutti gli anni, e la cui reale intestazione è Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nuovo è anche il consiglio di Amministrazione nonché il suo presidente, Franco Bernabè, già amministratore delegato Eni, poi Telecom e infine presidente di una sua società di telecomunicazioni la " Franco Bernabe` & Co" .

Aspettando l’annuncio dei film partecipanti e la formazione della giuria, prima delle feste al Lido, dell’arrivo delle star internazionali e delle ansie per la vittoria, vale la pena dare uno sguardo alla organizzazione della manifestazione, anche questa per molti versi nuova.

Viene confermata la sezione storica della rassegna, quella dedicata alla competizione dei film internazionali, ma la nuova definizione è Concorso internazionale di lungometraggi e cortometraggi Venezia 59. Da qui uscirà dunque il Leone d’oro, e gli altri prestigiosi riconoscimenti, il gran premio della giuria, il premio speciale per la regia, le coppe Volpi per il miglior attore e la migliore attrice, il premio Mastroianni per il miglior interprete emergente. La giuria avrà inoltre quest’anno un compito in più, l’assegnazione di un premio speciale per “un contributo individuale di particolare rilievo”, da assegnare ai film in concorso nella sezione principale Ma la gara è aperta quest’anno per la prima volta anche a filmati di durata minore di quella convenzionale, e al miglior corto verrà assegnato il Leone d’argento. Ci sarà inoltre un premio Uip per il miglior cortometraggio europeo e una menzione speciale.

La seconda sezione della rassegna è un’altra delle novità, si intitola Controcorrente, panorama competitivo di lungometraggi e fornirà l’occasione per assegnare un premio speciale intitolato a S. Marco.

Per quello che riguarda la ricerca cinematografica vengono confermate le due sezioni della scorsa edizione, intitolate Nuovi Territori, laboratorio di ricercae Finestra aperta sul futuro alle quali possono partecipare prodotti realizzati con tecniche diverse e soprattutto con tecnologie innovative. Inalienabile anche la prestigiosa Settimana Internazionale della Critica organizzata dal Sindacato Nazionale dei Critici Cinematografici. Ancora un premio da assegnare sarà quello dedicato alle opere prime di lungometraggi, pur se partecipanti alle diverse sezioni, è il Leone del Futuro, Premio Venezia OperaPrima Luigi De Laurentis.

Ma l’altra grande innovazione riguarda una maggiore apertura al mercato con l’istituzione di una nuova sezione, The Venice Screenings nella quale i produttori e i distributori avranno a disposizione sale di proiezione o punti video per visioni private che consentano un contatto diretto tra i vari lato operatori. Lo slogan è già stato stabilito: “Il mercato più nuovo al festival più antico”. Ci sarà un vero e proprio Meeting Point Bussines Center con tanto di terrazza bar dove chi si occupa del lato commerciale dell’ universo cinematografico potrà discutere, contrattare, acquistare, vendere, stabilire nuovi accordi.

Ancora da decidere le manifestazioni culturali collaterali, fra le quali le retrospettive, mentre si vanno definendo i luoghi, nella città antica e sulla terra ferma, nei quali sorgeranno gli schermi di Esterno Notte, la manifestazione che consentirà a un pubblico più vasto di vedere i film delle varie sezioni.

Autore: Antonio Audino

Fonte:Il Sole24-Ore

Più libro che mai

TORINO S´ACCOSTA al servizio d´ordine per diluire la folla che preme ai dibattiti. Inveisce contro i vigili e introduce autori ricamando citazioni. Bacchetta gli scrittori in ritardo col pubblico, accoglie Sgarbi, traduce a braccio gli stranieri, tiene a bada il telefonino. Ernesto Ferrero direttore editoriale della Fiera Internazionale del Libro è una specie di Puck, severo, ironico, affaccendato. Ma anche visibilmente soddisfatto.

Oggi si torna a casa. La libreria del Lingotto chiude i battenti. Com´è andata?
«Molto bene. Ben al di là delle aspettative più rosee. I numeri sono tutti al rialzo. Più 15% di pubblico e espositori. Cifre a parte, sono contento dell´atmosfera che si è creata. C´era una bella aria nei dibattiti, negli stand. Gli editori credono davvero nel libro. Stanno facendo il loro lavoro con grande determinazione, nonostante le difficoltà di operare in un Paese che non ha tradizioni di lettura forte come nel Nordeuropa».

Gli editori partono contenti?
«A Torino ci vengono con piacere. Si sono resi conto che è la loro casa. Che è la festa dei libri. Un luogo dove progettare insieme promozione, iniziative, contatti».

La promozione della lettura. Punto dolente. Spesso s´è detto che la Fiera è insufficiente. Grande euforia. Folle oceaniche. Come in ogni salone d´ogni altra «merce». Ma poi, alla fine, pochi nuovi arruolati al mestiere di leggere. Non è più così?
«Ho visto sfilare ogni tipo di pubblico. I lettori forti che venivano a cercare titoli esauriti. I lettori deboli, quelli intermittenti, quelli che non lo sono mai stati».

Chi è entrato al Lingotto per caso, dunque, non può uscirne senza curiosità e desideri nuovi verso il libro?
«Abbiamo avuto oltre trecento autori. Il fatto che venga un personaggio come Morandi, e ti spiega che il libro appartiene alla vita quotidiana, è un oggetto normale, simpatico, friendly… giova alla promozione. Oltre a studiosi e scrittori, abbiamo invitato personaggi famosi del mondo mediatico perché fossero testimonial della lettura, perché questo problema ci sta a cuore».

L´internazionalizzazione è la novità di quest´anno. Il Lingotto è stato galeotto di incontri, contratti, letture, tra italiani e stranieri?
«L´International Book Forum, curato da Maurizio Poma, ha funzionato bene. C´erano 80 personaggi importanti della cultura europea, come il tedesco Wagenbach, Cherki della francese Seuil, Herralde della spagnola Anagrama, Liana Levi di France Edition, il sindacato degli editori francesi… Abbiamo organizzato oltre duecento appuntamenti con gli editori italiani, che sono rimasti molto soddisfatti. Hanno trovato a Torino un clima disteso, meno assillante della Fiera di Francoforte. Il Lingotto sarà sempre più una vetrina del libro italiano per gli stranieri».

Torino fa concorrenza a Francoforte?
«Francoforte resta la fiera mondiale dei diritti. Ma noi siamo qualcosa in più e di diverso. Innanzitutto, una mostra-mercato, mentre lei non lo è. Chiunque, qui, può acquistare un volume. Secondo aspetto: siamo un festival, abbiamo un cartellone di eventi a tutto campo. Terzo: siamo diventati una fiera di diritti. Al mondo non c´è nessuno che possa offrire questi tre atout insieme. Abbiamo avuto più visitatori di Parigi, sebbene la capitale francese possa contare su un bacino demografico cinque volte maggiore».

Cos´è che non ha funzionato?
«Non voglio peccare di superbia. Ma gli intoppi sono esterni. Il Lingotto ha problemi di accesso. Via Nizza è sempre intasata. I trasporti pubblici non sono all´altezza. Ci sono forti disagi di traffico e ingorghi. Se la città e i cittadini collaborassero di più sarebbe una cosa civile. Certi automobilisti, per esempio, dovrebbero smetterla di lasciare le auto parcheggiate in tripla fila».

In passato c´è stato il tormentone del trasloco. La Fiera migra altrove… Torino sarà scippata di una delle sue tante idee. Sindrome finita?
«C´erano vaghe intenzioni. Più favole metropolitane che altro. Anche perché per allestire una Fiera di queste dimensioni ci vogliono istituzioni, una squadra allenata, editori d´accordo. Andare a Milano, per esempio, avrebbe costi molto più alti. E i piccoli fanno già sforzi economici notevoli. Tutti ora mi sembrano convinti della necessità di Torino. Naturalmente ognuno ha le proprie strategie promozionali. Ma il " mal di pancia" , le idee di trasferimento sono finalmente tramontate. Il Lingotto funziona. E piace».

Che fare per migliorare?
«L´internazionalità richiede investimenti. E vorremmo che tutti credessero di più in questa festa. Regione, provincia e comune ci danno una grossa mano. Ma le industrie, a parte la Fiat e poche altre, sono drammaticamente assenti. Non hanno capito che la cultura è il principale propellente di una città. Di fronte al successo spero che rivedranno il loro atteggiamento. Il Piemonte deve farsi sistema, dobbiamo tirare tutti dalla stessa parte».

Fonte:La Stampa

Premi: Il ‘Leonardo-Fellow’ a Fondazione Italia in Giappone

E’ stata assegnata oggi a Verona alla Fondazione Italia in Giappone il Premio Internazionale ”Leonardo da Vinci – Paul Harris Fellow” per aver esportato, nell’ultimo anno, il talento e l’ingegno italiani nel mondo. Un premio e’ andato anche al dott. Annibale Puca, docente della Harvard medical School. Il Premio Leonardo-Paul Harris Fellow, giunto alla sua 20/a edizione, viene conferito annualmente, nell’ambito del congresso del 206/o Distretto Rotary International, a quella personalita’ di nazionalita’ italiana, anche non rotariana, e a quell’azienda che, operando all’estero, abbiano saputo far apprezzare l’ingegno, il talento, l’operosita’ del nostro Paese nel mondo, nel campo delle arti, delle scienze, della tecnica, dei servizi umanitari. Negli ultimi anni, il riconoscimento e’ stato assegnato, tra gli altri, al Premio Nobel Carlo Rubbia, Giuseppe Colombo, ideatore del progetto dello ”Shuttle legato ad un filo”, lo stilista Ottavio Missoni, il designer Giorgio Giugiaro, il regista Giorgio Strehler, l’imprenditore Leonardo Del Vecchio

Fonte:ANSA