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POMPEI (Na): Progetto Arcus – Fortuna visiva di Pompei.

Mario Ciaccia (Presidente di Arcus): “Il sogno di Arcus e’ quello di creare dei bacini culturali attraverso i quali incrementare l’economia”.

Un sito internet che permetta a specialisti e visitatori di viaggiare virtualmente nellaPompei di 2000 anni fa. Fruibile anche dai non vedenti. Questo il progetto, intitolato ‘Fortuna visiva di Pompei’, presentato il 24 marzo, a Roma, alla presenza di Mario Ciaccia, presidente di Arcus, Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, e Ettore Pietrabissa, direttore generale di Arcus.

L’operazione, finanziata interamente da Arcus, Societa’ per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo, vedra’ coinvolti in partnership la stessa Arcus, la Scuola Normale di Pisa e la Soprintendenza Archeologica di Pompei e sara’ terminata, secondo gli organizzatori, in un triennio.

‘L’idea – ha commentato Ciaccia – mira alla valorizzazione di un’area archeologica tra le piu’ visitate, anche utilizzando tecnologie multimediali che permettano una migliore fruizione del sito’. Al visitatore che si colleghera’ on-line al sito della Soprintendenza, ma anche a chi si trovera’ negli scavi, sara’ offerta la possibilita’ di rivivere l’antica Pompei e di confrontare il sito storico con quello attuale, muovendosi su un itinerario disegnato su misura e in maniera del tutto personale. ‘La scelta di Pompei – ha aggiunto Ciaccia – non e’ stata casuale, costituendo questo uno dei poli d’eccellenza dei siti archeologici a livello mondiale’.

”Il sogno di Arcus – ha spiegato Mario Ciaccia, presidente di Arcus, e’ quello di creare dei bacini culturali che si trasformino in percorsi di turismo specifico, attraverso i quali incrementare l’economia e la conservazione degli stessi. Il nostro paese ha una grande responsabilita’, essendo una sorta di ‘scrigno a cielo aperto’. Per quanto riguarda Pompei, la nostra volonta’ e’ quella di concorrere a valorizzare il suo inestimabile patrimonio. E’ necessario, pero’, ‘fare sistema’ con le istituzioni, la societa’ civile e le universita’, per essere certi di ottenere realmente cio’. Credo veramente nel ‘sistema paese’, ma credere non basta, bisogna mettere in pratica”.

”Abbiamo scelto di operare a Pompei – ha affermato Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa – in quanto luogo ‘unico al mondo’, vero e proprio archetipo e modello dei siti archeologici. La Normale, inoltre, ha un filone di studi consolidato legato alla citta’ romana. Il principio del nostro partner Arcus e’ molto importante: riteniamo anche noi che i Beni Culturali siano molto importanti per lo sviluppo dell’economia nazionale”.

Fonte:CulturalWeb

IL LIBRO DEI LIBRI

Treno interregionale delle 8,20 da Milano per Torino. Alla stazione di Magenta sale un giovane sui trent’anni, vestito con eleganza. Appena seduto, estrae dalla tasca interna della giacca blu un Pocket PC, uno di quei computer molto usati come agenda. E subito si mette a trafficare con una “penna elettronica”: chiaramente sta organizzando gli appuntamenti della giornata. Concluse queste operazioni, alza l’apparecchio all’altezza degli occhi e rimane immobile fissando lo schermo.

“Mi scusi”, gli domando dopo qualche istante, incuriosito. “Che cosa sta facendo?”. “Leggo” risponde con naturalezza. “Leggo un eBook, un libro elettronico. Lo sa che cos’è?”.

Certo che lo so. Ma dopo due anni di grandi discussioni sul libro elettronico, dopo che sugli entusiasmi della prima ora è parso prevalere nei giornali di casa nostra il partito di chi ha dato frettolosamente già per morto e sepolto questo nuovo modo di pubblicare e leggere i libri, scoprire un giovane professionista che legge un eBook in treno e lo fa sul piccolo schermo di un Pocket PC è l’ennesima conferma che, al di là delle analisi degli esperti o presunti tali, delle previsioni e delle strategie editoriali, chi alla fine decide è, per fortuna, soltanto lui, il lettore, ovvero il mercato. “Peccato che ci siano ancora troppo pochi eBook in italiano” si lamenta il mio interlocutore. “Per fortuna, conosco l’inglese e allora trovo tutti i libri elettronici che voglio…”

Nel mondo anglosassone, il libro elettronico è una realtà che viene ormai presa molto sul serio. Bastano due dati. Se alla fine del 2001 si erano venduti on line eBook per soltanto 300 mila dollari, alla fine del 2002 le vendite sono salite a 2 milioni di dollari. Un boom confermato dai dati del primo semestre 2003 e che pare avere un nome: Tablet PC. Se all’inizio, infatti, c’era il libro elettronico con il DRM (il Digital Right Management) per la protezione dei file da copie illegali ma non il “supporto” ideale su cui poterlo leggere, ora pare davvero che l’uovo abbia trovato la sua gallina o viceversa. No, niente apparecchi creati solo per leggere l’eBook e con prezzi impossibili, meglio invece portatili che, oltre a svolgere le funzioni di qualsiasi altro computer (con all’incirca lo stesso prezzo, poco sopra i 2000 euro), hanno una marcia in più. Hanno cioè la possibilità di liberare lo schermo dalla sua tastiera e di utilizzarlo come un altro computer nel computer. Vi si può scrivere a mano con una speciale penna elettronica e, se lo si desidera, la propria calligrafia viene riconosciuta e trasformata in “dattiloscritto” (questo è già possibile se si scrive a mano in inglese, francese, tedesco e, dalla fine di quest’anno, anche in italiano); si può navigare in Internet, inviare e ricevere e-mail; si possono avere tutte le utilità di qualsiasi altro computer ed è naturalmente possibile leggere i libri elettronici. Ma in maniera più comoda, su uno schermo verticale della grandezza di una pagina in formato A4 e con una eccellente definizione del carattere grazie alla tecnologia Clear Type che Microsoft ha messo a punto per gli eBook nel formato per MsReader.

Migliaia sono i libri elettronici che ci possono seguire ovunque dentro questa “tavoletta” che pesa un chilo e ottocento grammi, tastiera e custodia comprese; oltre cento sono invece quelli memorizzabili in un Pocket PC, praticamente un lettore per eBook tascabili, del costo di circa 400 euro. Con questa comoda modalità di lettura comincia a trovarsi in seria difficoltà il partito di chi rifiuta, a priori, l’eBook, il quale peraltro non ha alcuna intenzione di sostituirsi al suo fratello più vecchio. A parte la grande comodità di avere sempre al seguito, senza pesi aggiuntivi, praticamente una intera biblioteca, c’è l’altro di poter ingrandire a piacimento il corpo del carattere riuscendo così a rendere la lettura agevole a chi ha problemi di vista. Ma anche quando si fosse stanchi o quando si volesse continuare la lettura guidando oppure per chi non ha la fortuna di vedere, ecco che per la fine dell’anno è in arrivo sul Tablet PC l’opportunità di farsi leggere il libro. Proprio così: da una amabile voce sintetizzata (maschile o femminile, a scelta). Chi aveva troppo frettolosamente celebrato il fallimento del libro elettronico dovrà ricredersi. L’eBook in Italia c’è e ci sarà sempre di più.

CHE NE PENSANO GLI EDITORI

Che cosa pensano gli editori italiani dell’eBook? C’è fiducia nell’apertura di questo nuovo mercato culturale?

Durante la Fiera Internazionale del Libro che si è svolta a Torino nel mese di maggio è stata condotta da un team di EmotionBook coordinato da Patrizia Cimberio, per conto di “365 giorni in Fiera” ( fttp://www.365giorni.fieralibro.net ), una ricerca su un campione di cento editori espositori. Dai risultati sono emersi dati confortanti sulle prospettive di questa nuova tecnologia, che anticipiamo su “Tuttoscienze”.

Innanzitutto, ben il 98 per cento degli intervistati dimostra di sapere che cosa sia un libro elettronico e, anche se solo il 16 per cento di questi afferma di averne già realizzati alcuni, c’è un sostanzioso 47 per cento che manifesta la ferma intenzione di cominciare a produrne nei prossimi mesi.

Per quanto riguarda le scelte tecnologiche, si registra una situazione di parità tra chi preferisce l’eBook nel formato per MicrosoftReader e quello nel formato Adobe Pdf, mentre nessuno degli intervistati dice di essere interessato al formato per il Palm.

Fra i vantaggi del libro elettronico si sottolineano, in percentuali che oscillano fra il 21 e il 29 per cento, la disponibilità immediata, i minori costi di produzione e distribuzione, la trasportabilità e l’interattività.

Gli svantaggi del libro elettronico sono invece, per il 27 per cento, la difficoltà di lettura e quindi, a decrescere fino al 16 per cento, rispettivamente la scarsa disponibilità di titoli in eBook, la scarsa propensione della gente agli acquisti on line, l’elevato costo dei computer per leggerli. Tutte risposte che, in questo caso, dimostrano una carenza di informazioni e che paiono credenze infondate, tranne quella che vi è ancora, in Italia, una offerta limitata di libri in formato elettronico.

Idee molto più chiare gli editori intervistati mostrano di avere sul prezzo al quale debbono essere venduti gli eBook rispetto ai libri cartacei: il 72 per cento dichiara che devono costare di meno e, fra questi, il 45 per cento opta per un prezzo molto inferiore. Infine, mentre il 43 per cento afferma di conoscere il Tablet PC, l’80 per cento si dichiara convinto che questo tipo di computer contribuirà notevolmente alla diffusione del libro elettronico. Molto più scettici sono invece sulla lettura di eBook nei piccoli Pocket PC. Il 71 per cento ritiene che lo strumento sia inadeguato, a fronte del 29 per cento che lo considera perfettamente funzionale anche per questo scopo.

IL PROBLEMA DEI DIRITTI D’AUTORE

L’eBook ha tutte le premesse per diventare la grande occasione per i medi, piccoli e piccolissimi editori: cioè le centinaia di case editrici ricche di impegno culturale e di idee ma con scarsi mezzi finanziari e sempre alle prese con problemi come la scarsa visibilità dei loro volumi nelle librerie, le rese e le giacenze nei magazzini.

Con l’eBook tanti di questi problemi scompaiono. Sono marginali i costi di produzione, non esistono più rese e giacenze, diventa inutile avere un magazzino, non occorre preoccuparsi delle ristampe perché i libri elettronici non si esauriscono mai e anche la visibilità dei volumi è garantita on line.

Ma questa grande occasione epocale rischiava di non essere colta dai medi, piccoli e piccolossimi editori. Sì, perché è significativo l’investimento tecnologico da fare, non tanto per produrre gli eBook, quanto per poterli vendere in maniera sicura, con il DRM (il Digital Right Manegement), per garantire cioè la non copiabilità dei file come la protezione del copyright e del diritto d’autore.

Da questa constatazione è nato il Progetto eBook di “365 Giorni in Fiera” (la Fiera Internazionale del Libro di Torino sempre aperta on line: http://www.365giorni.fieralibro.net ) e Microsoft. Un ambizioso progetto che mette innanzitutto a disposizione degli editori italiani la struttura tecnologica necessaria per vendere i libri elettronici in maniera protetta nella “Libreria Internazionale degli eBook” (realizzata in collaborazione con Overdrive ed EmotionBook), dove si trovano anche i titoli prodotti in qualsiasi altra lingua.

Qui le case editrici che aderiscono a “365 Giorni in Fiera” possono offrire in esclusiva i loro libri elettronici, entrando nel nuovo mercato alla pari con tutti gli altri editori, senza sostenere alcun investimento e accettando solo di pagare una piccola percentuale sulle copie vendute.

Il Progetto eBook prevede anche un articolato programma per guidare le case editrici verso questo nuovo tipo di produzione editoriale. Un programma che ha dato vita, nei cinque giorni dell’ultima Fiera del Libro, al Laboratorio Permanente sugli eBook in cui circa sessanta editori hanno potuto avere un primo contatto con la realtà del libro elettronico e che, da settembre, si svilupperà in una serie di workshop a Torino, Milano, Firenze, Roma e Napoli, durante i quali gli specialisti di Microsoft, di EmotionBook e di “365 Giorni in Fiera” insegneranno agli editori come produrre gli eBook.

Autore: Luciano Simonelli

Fonte:La Stampa – Tuttoscienze

E’ L’ORA DEL LIBRO ELETTRONICO

Li chiamano " Aps" . Sono gli autori a proprie spese, coloro i quali alla domanda " scrittori si nasce o si diventa?" rispondono che oggi più che altro ci si autonomina, accollandosi i costi di pubblicazione dei propri manoscritti. Una prassi, valida per i debutti in prosa, ma sopratutto per quelli in versi (è praticamente impossibile trovare un editore capace di investire sulla poesia, un genere che quasi non ha mercato), da tempo invalsa anche nella nostra regione, dove sono molte le piccole case editrici che sopravvivono grazie a questo commercio; una prassi che tuttavia suscita spesso indignazione, tanto che si è parlato di business degli esordienti, degli " autori a proprie spese" .

L’assunto di fondo è poi uno soltanto: chi pubblica di tasca sua non fa " vera" letteratura. Ma non sempre è così. Qualche esempio? Moravia, Montale, Palazzeschi, Gozzano, Pavese,Rimbaud: appartengono tutti alla categoria di autori che misero mano al portafoglio per esordire. Lo stesso si può dire di Pier Paolo Pasolini, che nel 1942 pubblicò a sue spese le Poesie a Casarsa, che è diventata la più celebre raccolta mai scritta in dialetto friulano.

Ma quanto può costare una tiratura di un migliaio di copie? Siamo sull’ordine dei 6 mila euro. Il problema, però, non è soltanto economico. Perché chi accetta di pubblicare a proprie spese si scontra inevitabilmente con il problema della distribuzione: il rischio, cioé, è quello di pagare per la pubblicazione di un volume che non arriverà mai sugli scaffali delle librerie.
Per aiutare gli aspiranti scrittori a rivalersi contro quegli " editori" che spillano fior di quattrini per un libro che spesso esiste soltanto nelle velleità di chi l’ha scritto è da oggi disponibile un vademecum online (www.stampalternativa.it); inoltre, a partire dal primo weekend di aprile, partirà un seminario gratuito per insegnare come si può pubblicare un buon libro senza cadere nelle trappole di sedicenti agenti letterari o di presunti insegnanti di scrittura creativa.

Entrambe le iniziative recano la firma di Marcello Baraghini, patron di quella Stampa Alternativa che, sul tema della cattiva editoria a pagamento, aveva già pubblicato un discusso volume, Editori a perdere, di Miriam Bendìa e Antonio Barocci (pp.132, euro 7,23).Ma per gli aspiranti scrittori oggi c’è anche un’alternativa alla pubblicazione del libro a pagamento e, dunque, per ovviare al conseguente problema della distribuzione: si tratta del cosiddetto e-book, un prodotto editoriale digitale, il cui scopo è di essere letto, visualizzandolo sul proprio PC, su un portatile, su un palmare o su speciali dispositivi portatili dedicati. Le caratteristiche innovative del " libro elettronico" sono diverse: le più evidenti sono la possibilità di immagazzinare migliaia di pagine su un unico supporto e di scaricare da internet, in tempo reale, i testi desiderati.I sostenitori sono sicuri che ci troviamo di fronte a una rivoluzione paragonabile all’introduzione della stampa da parte di Gutenberg; gli scettici, d’altra parte, sono sicuri che gli utenti non accetteranno mai di rinunciare all’oggetto libro. Tra i sostenitori figura Carmen Covito, affermata scrittrice e traduttrice: " Ricevo molte e-mail di aspiranti scrittori che mi chiedono consigli su come pubblicare le loro opere" , racconta l’autrice del best seller La bruttina stagionata; " il mio consiglio è quello di non mandare a me i racconti, ma di realizzare un e-book, che può essere prodotto con una spesa minima e un po’ di conoscenza delle tecniche di impaginazione.
Purtroppo molti non seguono il mio consiglio e scelgono di autopubblicarsi utilizzando le cosiddette case editrici a pagamento, anche se ritengo che a quel punto i libri sia molto meglio farseli da sè" . Con l’intenzione di fare proseliti, la Covito ha anche inserito sul suo sito internet (www.carmencovito.com) una vera e propria guida alla realizzazione di un libro elettronico, e lei stessa ne ha realizzato uno, Racconti dal web, scaricabile gratuitamente.

E’ un mercato, quello dell’e-book, sul quale ha messo gli occhi anche l’editoria tradizionale. Due anni fa, per esempio, quattro case editrici piuttosto note (Fazi, Newton Compton, Editori Riuniti e Arcana Libri) hanno costituito una società specializzata nella pubblicazione di libri elettronici: Libuk, questo il suo nome, è il primo store italiano dedicato agli e-book e propone volumi di qualsiasi genere, dai classici, alla poesia, per arrivare agli inediti o alle edizioni esaurite in versione cartacea; tra i titoli più recenti disponibili all’indirizzo www.libuk.com c’è anche il nuovo romanzo di Giuseppe A.Bertoli, scrittore vicentino conosciuto anche in Friuli, che in Amore di banca narra l’odissea di un impiegato in una grande azienda situata in una tranquilla e sonnacchiosa cittadina nella provincia del Nord-Est, disposto a tutto pur di vedere riconosciuti i suoi meriti e fare carriera.
Ma quali spese deve sobbarcarsi un autore che, per esempio, decide di affidarsi a Libuk? Ci sono diverse opzioni: per esempio, il cosiddetto " servizio di base" (comprensivo di conversione del testo in formato e-book, realizzazione di una copertina standard, pubblicazione del libro in versione protetta eBook sul sito www.libuk.com, disponibilità di una pagina del sito per la promozione del libro a cura dell’autore, inserimento nella collana " Lettere Libere" di Libuk, inserimento nelle classifiche di www.libuk.com, gestione delle transazioni economiche con gli acquirenti, gestione dei diritti elettronici, conferimento di una password per la rendicontazione in tempo reale delle vendite e conferimento semestrale delle royalty pari al 50% sui ritorni netti) costa 1.200.000 delle vecchie lire. Poi ci sono servizi facoltativi (l’editing, la scheda di valutazione, eccetera), che, se richiesti, fanno lievitare di molto il costo della pubblicazione dell’e-book.

Scrivere, dunque, sembra essere un hobby non soltanto faticoso, ma anche costoso. Eppure gli scrittori e gli aspiranti tali, proliferano, così come i libri pubblicati dagli editori, tradizionali o elettronici che siano. Forse bisognerebbe tenere in maggiore considerazione quello che disse Edgar Allan Poe: " L’enorme moltiplicarsi di libri in ogni ramo dello scibile è uno fra i peggiori flagelli dell’età nostra, uno dei più seri ostacoli al raggiungimento d’ogni conoscenza positiva" .

Autore: Luca Gervasutti

Fonte:il Friuli

Migliaia di volumi in rete nel segno di Vico

E’ stato il Palazzo De Vargas a Vatolla, cerimonia di inaugurazione dell’inserimento della biblioteca del Parco e della Fondazione Vico nella rete delle biblioteche della Provincia di Salerno. Proprio il Palazzo del Cinquecento che ospitò a Vatolla, l’antica Vicus Vatolanus, il filosofo Giambattista Vico, che vi dimorò tra il 1686 e il 1695 come precettore. Lo ricorda una lapide e lo scrittoio e la poltrona del filosofo, che qui si conservano.Sono così diventate ventidue le strutture di consultazione libraria che sono entrate in un circuito telematico che garantirà una migliore circolazione della cultura libraria sul territorio. L’iniziativa si inscrive nell’ambito del progetto «Bibliorete», promossa dalla Biblioteca provinciale di Salerno allo scopo di rompere l’isolamento e avviare una politica di sistema per tutte le biblioteche del territorio.Si tratta di una rete fisica geografica su cui si impianta una rete di servizi bibliografici, come la catalogazione, l’informazione e il prestito interbibliotecario.

Software
L’istituto del capoluogo funge da punto di riferimento e coordinamento per l’avvio della connessione e la messa a regime del server di rete con il relativo software per la catalogazione e un laboratorio di formazione.L’opportunità è stata colta al volo dalla Biblioteca del Parco nazionale del Cilento e della Fondazione Centro studi Giambattista Vico, presieduta da Vincenzo Pepe. Entrando in rete questo importante patrimonio librario evita il rischio di rimanere isolata ed è messo in condizione di interagire con le esigenze sempre nuove della propria utenza in continuo aumento. «Con questa iniziativa il Museo di Vatolla – spiega il presidente – si avvia a essere un punto di riferimento per il Parco del Cilento. Grazie alla messa in rete del nostro patrimonio librario, infatti, si creerà un collegamento tra il cuore dell’area protetta e il resto mondo. Ma le novità non finiscono qui. Tra breve inaugureremo anche il Museo sul grand tour che avrà sede nel convento di Sant’Antonio a Paestum. Sono tutte occasioni che ha il territorio per ritrovare la propria identità insieme a uno sviluppo turistico e culturale».

Diecimila volumi
La Biblioteca di Vatolla, che è stata istituita nel gennaio 1999 grazie a un finanziamento dell’ente Parco, contiene oltre 10mila volumi, suddivisi in due sezioni: una dedicata alle tematiche filosofiche e storiche, l’altra incentrata sulle problematiche scientifico-ambientali e dei beni culturali.I due saloni, assieme agli altri ambienti del palazzo, sono stati recentemente restaurati dall’architetto Massimo Olivieri secondo una logica conservativa. «Attualmente tutti i libri sono riposti negli scaffali delle due librerie senza aver ricevuto nessuna catalogazione — spiega Francesca Gallo, responsabile del Parco letterario Giambattista Vico e curatrice del progetto —. Di qui è nata l’idea di attuare un progetto di catalogazione cartacea e informatica dei testi che consentisse il recupero dell’intero patrimonio librario e il libero accesso alle diverse sezioni bibliografiche per gli studiosi. Il recupero e la sistemazione dei volumi rappresenta, per gli enti coinvolti e per tutti i fruitori, un’esperienza significativa e una tappa obbligata per riappropriarsi delle risorse e del cammino culturale intrapreso dal Cilento».

Il sistema offre un doppio vantaggio, sia per il personale delle biblioteche che per gli utenti. I primi, nel momento in cui pianificano l’acquisto dei testi, possono sapere se il volume è già presente in una delle biblioteche connesse in rete, i secondi possono sapere se e dove sono disponibili i testi che cercano.

Non poteva quindi avere cornice più appropriata l’iniziativa della Fondazione Vico (Vatolla, tel. 0974-845549 – Parco letterario Vico, fgallo@oneonline.it), dal momento che nel palazzo Vargas è conservata la biblioteca del barone Ventimiglia che comprende alcune opere di Aristotele con postille del Vico.

Autore: Maria Letizia Piano

Fonte:Galileo

Quei principi-base dietro una rivoluzione

Può darsi che sul piano finanziario la new economy non abbia finora mantenuto tutte le sue promesse, ma non c’è dubbio che sul piano reale, essa sia come un fiume impetuoso, che travolge strutture consolidate e ne crea quasi istantaneamente di nuove, magari effimere. Ma basta questo per concludere che i criteri consolidati di analisi economica, e in particolare di quella sua variante particolare che è l’analisi strategica, siano superati? No, non basta.
Prendiamo per esempio una delle manifestazioni più tipiche della nuova economia, il libro elettronico. Esso sta sconvolgendo con grande rapidità un assetto che dura da più di cinque secoli, da quando cioè nella quiete della sua Magonza Herr Gutenberg cominciò a stampare libri. Lo sconvolgimento non porterà – forse – alla scomparsa del libro stampato, ma a una drastica ridefinizione del suo ruolo certamente sì. Eppure, nonostante il carattere rivoluzionario del cambiamento, è già possibile tracciarne un primo bilancio, utilizzando uno degli strumenti più tradizionali e consolidati di analisi: quella dei punti di forza e di debolezza, accoppiata a quella delle opportunità e dei rischi.
Sul libro mastro di questa analisi possiamo anzitutto definire i parametri di riferimento. In prima approssimazione essi sono le persone, il lavoro, le infrastrutture economiche, la formazione, la cultura e l’ambiente (e certo se ne potrebbero aggiungere altri). Per cominciare dai punti di forza e dalle opportunità offerte, quanto alle persone il libro elettronico amplifica ed estende la portata degli occhi e delle orecchie, nonché elimina l’onere derivante dal dover trasportare pesanti libri stampati. Esso crea nuove attività per scrittori, artisti e altri che creano testi e immagini grafiche, consentendo perfino di pubblicare libri e opuscoli da sé (io stesso ne ho tratto vantaggio in una occasione).
Notevolissimi anche gli effetti sulle infrastrutture economiche: diminuiscono grandemente le possibilità di censura, soprattutto preventiva, e aumenta la possibilità di scambiarsi testi. Quest’ultimo fenomeno va però a danno degli editori: essi possono reagire con tecnologie che rendono difficile lo scambio, oppure possono optare per la creazione di club del libro elettronico, come alternativa più allettante di un fai-da-te magari legalmente rischioso.

Il libro elettronico è, almeno inizialmente, più difficile da maneggiare di quello tradizionale, per cui richiede una formazione specifica. Ma una volta che questa sia stata acquisita, i vantaggi in termini di apprendimento sono davvero notevoli: il libro elettronico abitua a leggere e a ritenere concetti in forma associativa oltre che sequenziale, nonché ad apprendere con altre persone oltre che individualmente. E, nonostante molti timori, il libro elettronico si sta rivelando un veicolo di diffusione della cultura almeno altrettanto potente di quello tradizionale, dato che offre una possibilità di gran lunga maggiore di intervento sul testo in tempo reale, mediante la navigazione sulla Rete e le possibilità di annotare concetti e idee connessi. Quanto all’ambiente, infine, il libro elettronico riduce il consumo di carta e quindi alberi (anche se non tutti sono d’accordo su questa conseguenza) e certamente riduce il fabbisogno di spazio nelle abitazioni e nelle biblioteche, con conseguente riduzione delle infrastrutture ad alta intensità di risorse richieste dai tradizionali libri stampati.
Ma c’è anche l’altro lato del bilancio, quello dei punti di debolezza e dei rischi. Seguendo gli stessi parametri utilizzati per i punti di forza e opportunità, si può notare anzitutto che lo sforzo fisico richiesto dai libri elettronici è maggiore di quello richiesto dai libri stampati, a cominciare dagli occhi e dalla muscolatura irrigidita a lungo nella stessa posizione. Gli e-book creano nuove occupazioni, ma ne mettono anche a rischio parecchie, come quelle di lavoratori e dirigenti dell’editoria tradizionale e delle librerie. Quanto alle infrastrutture economiche, il libro elettronico rende difficile la protezione del copyright e quindi la remunerazione degli autori, il che può scoraggiare le attività intellettuali. Nella formazione, almeno in ipotesi può accentuare la divisione fra colore che possono e coloro che non possono accedervi, data la relativa elevatezza dei costi di impianto. Dal punto di vista culturale, privilegia l’estensione in luogo della profondità e può portare a ritenere che l’ammasso di informazioni sia più importante della loro assimilazione (un po’ quello che già accade con Internet nelle scuole, dove gli studenti sembrano talvolta pensare che la ricerca su un determinato tema si esaurisca nel raccogliere le relative notizie, senza leggerle). E se l’ambiente viene risparmiato da un lato, può essere compromesso da un altro, con l’aumento di rifiuti tossici dai semiconduttori e dall’obsolescenza delle attrezzature, con il suo corteo di rottami elettronici.

Il bilancio, in realtà, resta positivo. E poi, è fra le leggi del progresso che esso non sia buono o cattivo in sé, ma solo nel modo in cui è impiegato. Resta comunque importante constatare che è pur sempre possibile esaminare elusivi i fenomeni in divenire come il libro elettronico con strumenti tradizionali come la vecchia analisi Swot. A conferma del fatto che il successo o l’insuccesso di una innovazione, una tecnologia o un’impresa sono interpretabili alla luce di alcuni principi base che si modificano solo molto gradualmente.

Autore: Antonio Martelli

Fonte:Il Sole – 24 Ore del 13 aprile 2001