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POZZUOLI (Na). Progetto Erasmus Plus, il Liceo Virgilio per una scuola che costruisca legami tra nazionalità.

La Cultura non si ferma, supera ogni confine, diventa sempre più inclusiva e solidale: Campi Flegrei, Germania, Firenze e così via. Il programma “Erasmus Plus” approda allo storico e più che funzionale Liceo Virgilio di via Vecchia San Gennaro, di Pozzuoli, l’allora prima scuola pubblica del territorio, fondata nel 1936, come Istituto Magistrale Statale, dotata attualmente di diverse, attrezzatissime, aule speciali, di laboratori, auditorium e varie risorse digitali.
Dal 7 al 12 ottobre, ha infatti ospitato studentesse e studenti dell’Istituto d’istruzione: “Johann Schöner Gymnasium”, di Karlstad (Germania). In particolare, il giorno 8 ottobre i partner tedeschi, ospiti del liceo puteolano, scenario un’atmosfera di viva amicizia e cordialità, sono stati accolti e salutati dal dirigente scolastico, l’ottima dottoressa Stefania Manuela Putzu. Qui, hanno partecipato a diverse attività laboratoriali in lingua tedesca e inglese, progettate dai docenti dell’Istituto, con la collaborazione e il diretto coinvolgimento delle studentesse della classe V – sez. M, ad indirizzo Linguistico.
La classe, insieme ai docenti, ha accompagnato al termine della giornata gli ospiti tedeschi nei luoghi simbolo della città di Pozzuoli: il Rione Terra con il suo Tempio-Duomo, il vulcano Solfatara, il “Macellum” meglio noto come Tempio di Serapide, portandosi fino al porto e alla darsena, dalle parti del centro storico.
Le giornate “Erasmus+” sono proseguite, poi, con la visita al Gran Cono del Vesuvio, all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, agli Scavi di Ercolano, alle Catacombe di San Gaudioso, al Rione Sanità e infine con la passeggiata per le vie del Centro Storico di Napoli.
Le studentesse e gli studenti del “Virgilio” aspettano ora, con ansia, la loro partenza per Karlstadt a febbraio, per conoscere la città, la realtà educativa e scolastica tedesca, ampliare il loro bagaglio linguistico e culturale.
<<Il nostro istituto, dichiara la preside Putzu, ha avuto il piacere di accogliere un gruppo di studenti provenienti da Karlsruhe, in Germania, nell’ambito del programma Erasmus+, per un’esperienza formativa unica dedicata allo studio del bradisismo e dei fenomeni vulcanici dell’area flegrea. Durante la visita, gli studenti tedeschi hanno partecipato ad attività didattiche e laboratoriali presso la nostra scuola, approfondendo le dinamiche geologiche che caratterizzano il territorio di Pozzuoli e in particolare il sito della Solfatara, uno dei luoghi più emblematici per comprendere il fenomeno del sollevamento e abbassamento del suolo. Le giornate sono state arricchite da escursioni sul campo, momenti di confronto con i nostri studenti e docenti, e da un clima di scambio culturale che ha reso l’esperienza non solo scientificamente stimolante, ma anche umanamente significativa>>. “Questa iniziativa, aggiunge, rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione europea possa favorire la crescita, la consapevolezza ambientale e la costruzione di legami tra giovani di diverse nazionalità, uniti dalla curiosità e dalla voglia di imparare. Siamo orgogliosi di aver contribuito a questo progetto e di aver mostrato ai nostri ospiti la bellezza e la complessità del territorio flegreo, che continua a essere un laboratorio naturale di grande interesse scientifico”.
Altro appuntamento, organizzato dal “Virgilio”, è stato quello del “Festival Nazionale dell’Economia Civile”, un importante momento di incontro e riflessione, dedicato -si afferma- alla promozione di un modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità, la responsabilità sociale e la partecipazione attiva dei cittadini. L’iniziativa coinvolge scuole, istituzioni, imprese e realtà del terzo settore, con l’obiettivo di valorizzare un’economia orientata al benessere delle persone e delle comunità.
In questo contesto, la classe 5B del Liceo delle Scienze Umane, ha partecipato alla VII edizione del Festival, tenutasi a Firenze presso Palazzo Vecchio dal 3 al 5 ottobre 2025. L’edizione 2025, dal titolo: “Democrazia partecipata. La sfida delle intelligenze relazionali”, ha offerto agli studenti un’importante occasione di crescita personale e formativa, nell’ambito dei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO). Attraverso attività laboratoriali, incontri e momenti di confronto, con esperti e coetanei provenienti da tutta Italia, gli studenti hanno avuto modo di approfondire i temi dell’economia civile e dello sviluppo sostenibile, potenziando al contempo le proprie competenze relazionali e progettuali. La partecipazione al Festival ha costituito un’esperienza significativa di formazione alla cittadinanza attiva e consapevole, in linea con la missione educativa del Liceo, da sempre attento a promuovere valori di solidarietà, cooperazione e impegno civico.

Autore: Gennaro D’Orio doriogennaro@libero.it

SALUZZO (Cn). Restaurato il Polittico della Madonna del Rosario di Oddone Pascale.

A Saluzzo (Cn) il prossimo 18 ottobre, nel Palazzo dei Vescovi, alla presenza di monsignor Cristiano Bodo e della soprintendente Lisa Accurti, sarà presentato il restauro del polittico della Madonna del Rosario di Oddone Pascale, conservato nella Chiesa di San Giovanni, già sede dei Domenicani e luogo di sepoltura dei marchesi di Saluzzo.
Il retablo, datato 1535 e firmato, appariva originariamente come un polittico ad ante mobili, i cui laterali erano dipinti recto-verso. Quando, nei giorni di festa, era aperto, mostrava ai fedeli l’immagine principale con la Madonna del Rosario ed i santi Domenico e Giovanni venerati dal marchese Francesco di Saluzzo e dalla sua corte. Tutt’intorno, all’interno della cornice, tuttora si dispongono i Misteri del Rosario. Sul «lato festivo» (a polittico aperto) sono rappresentate le Storie di Ester e di Giuditta, figure bibliche che prefigurano il ruolo della Vergine Maria. Al centro della predella è raffigurato l’assedio di Saluzzo del 1487 da parte delle truppe di Carlo I di Savoia. È una tra le più antiche raffigurazioni della città, ancora oggi perfettamente riconoscibile con la torre civica, il campanile di San Giovanni e le case lungo le mura.
La novità è stata il ritrovamento del «lato feriale» delle ante (a polittico chiuso), occultato dal 1668 quando tutti i dipinti vennero inseriti nell’altare barocco ancor oggi in chiesa: dopo più di trecento anni si può così tornare a rivedere nella sua originaria configurazione una tra le opere più interessanti e suggestive del Rinascimento saluzzese. Il lato feriale ha una gamma cromatica abbassata, con una prevalenza di figure a monocromo; nel nostro caso Oddone Pascale raffigura l’Annunciazione, un gruppo di Profeti e Dio Padre.
L’intervento, compiuto da parte del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale sotto la sorveglianza di Massimiliano Caldera per la Soprintendenza e la collaborazione di Sonia Damiano per l’Ufficio beni culturali della Diocesi, ha permesso di ritrovare i colori originari del dipinto e nello stesso tempo ha recuperato integralmente le parti pittoriche ora riscoperte.
Il grande polittico sarà temporaneamente allestito nel Museo Diocesano, per celebrarne il restauro, finanziato integralmente dal Ministero della Cultura, rendendo così possibile a tutti la visione ravvicinata dell’opera, anche nelle sue parti finora nascoste, prima del rientro nella Chiesa di San Giovanni, dove attualmente sono in corso altri restauri finanziati con i fondi Pnrr.
Un primo calendario di aperture prevede le date del 25 e 26 ottobre (in concomitanza con la Festa del libro medievale e antico di Saluzzo), il 30 ottobre (con una conferenza di presentazione su Oddone Pascale a cura della Soprintendenza e dell’Ufficio beni culturali diocesano), il 6 e il 13 novembre (con una conferenza sulle sculture della cappella marchionale di San Giovanni, a cura della Soprintendenza e dell’Ufficio beni culturali diocesano), il 3, l’8, l’11 e il 26 dicembre 2025, il 6 gennaio 2026, dalle 14.30 alle 18.30.
L’apertura è gratuita, con l’assistenza dei Volontari per l’Arte.

Oddone Pascale (e non Pascale Oddone, come spesso si legge) era originario di Trinità, nel Monregalese, ma visse a Savigliano, dove ebbe bottega almeno dal 1524. Nel 1531 eseguì le parti pittoriche della grande pala intagliata e dipinta per l’altare maggiore dell’abbazia di Staffarda. Nel 1533 fu in Liguria, dove realizzò un complesso simile per la chiesa dei Domenicani di Finalborgo (Sv). Il polittico è oggi nella collegiata di San Biagio, mentre le ante sono divise tra una collezione privata genovese ed il Museo del castello di Portofino.
È datato 1535 il politico del Rosario per la chiesa di San Giovanni, mentre quello della Deposizione per la collegiata di Revello (Cn) è del 1542. In questi stessi anni risultava essere attivo per la Confraternita di Savigliano, dove ricoprì incarichi di prestigio. Intorno al 1545 eseguì un secondo polittico con la Trinità per la chiesa di Revello. Morì a Savigliano nel 1546.

Autore: Vittorio Bertello

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 13 ottobre 2025

VICO EQUENSE (Na). La Santissima Annunziata tra le 10 chiese più belle sul mare (se non addirittura la più bella), d’Italia.

Quando l’arte religiosa si plasma meravigliosamente con i tesori natural-paesaggistici, ecco scaturire un mosaico di eccellenze.
Ritenuta tra le 10 chiese sul mare più belle d’Italia, se non addirittura la più bella, grazie alla sua singolare posizione panoramica, che abbraccia il Golfo di Napoli ed affaccia sul borgo marinaro, la monumentale Chiesa della SS. Annunziata rappresenta una testimonianza unica di architettura gotica, in tutta l’area della Penisola Sorrentina.
Si tratta dell’antica cattedrale di Vico Equense, ubicata nel centro storico della cittadina, mentre si staglia su un promontorio, un costone roccioso di circa 90 metri a strapiombo sul mare ‘del mito’.
Da sempre, la facciata e l’area antistante il sagrato del sacro edificio, sono state lungo i secoli protagoniste indiscusse nei dipinti dei più conosciuti pittori.
Il tempio venne edificato tra il 1320 e il 1330, su indicazioni dell’allora vescovo Giovanni Cimmino, così da trasferire l’originaria sede vescovile dal borgo di Marina d’Equa a Vico centro. All’epoca, erano troppe e disastrose le incursioni saracene provenienti dal mare e, pertanto, fu necessario spostare il centro cittadino e religioso nella parte alta della città.
Sebbene oggi la facciata della chiesa si presenti in stile chiaramente Barocco, segno inequivocabile di rimaneggiamenti importanti che l’edificio ha subìto nel corso dei secoli, al suo interno la struttura rivela la propria origine trecentesca (pregio dell’ultimo restauro avvenuto a seguito del sisma del 1980).
Tra le opere presenti nella chiesa, è da attribuire particolare attenzione sia alla tela, che domina l’abside raffigurante una ‘Annunciazione’ del pittore Giuseppe Bonito, che al monumento funerario del vescovo Giovanni Cimmino (1313-1343).
La sagrestia, di impianto gotico, conserva una serie di 33 dipinti incorniciati da medaglioni in stucco, opera del pittore Francesco Palummo (1786), disposti lungo le pareti della stanza e raffiguranti gli altrettanti vescovi equensi. Il trentatreesimo dipinto: un Angelo in gesto che invita al silenzio, sostituisce quello che apparteneva all’ultimo vescovo di Vico Equense (mons. Michele Natale), impiccato pubblicamente in Piazza Mercato, a Napoli, durante la rivoluzione napoletana del 1799.
Oggi, inoltre, la chiesa presenta un ambiente sottostante la navata centrale, che funge da area espositiva permanente degli antichi arredi della Cattedrale, tra cui resti degli affreschi trecenteschi che decoravano il tempio, nonchè paramenti ed arredi sacri appartenuti ai vari vescovi susseguitisi, infine lapidi sepolcrali delle antiche famiglie nobili di Vico Equense. Il vano (non si tratta dell’impianto medievale), crea una sorta di cripta, a tutti gli effetti adibita a polo del Museo Diocesano Sorrentino-Stabiese.
La Cattedrale è a impianto basilicale, composta da tre navate, divise originariamente in colonne di tufo, successivamente inglobate in pilastri. L’abside pentagonale, anch’essa oggetto di un lungo restauro, è stata riportata quanto più possibile al suo impianto originario in stile gotico, ed è profilata da sottili costoloni. Si ipotizza fosse interamente affrescata, secondo usi stilistici ed architettonici dell’epoca. Intuizione più che attendibile, tenendo presente che sono giunti fino ai giorni nostri due frammenti di affreschi di scuola tardo-giottesca, provenienti proprio dalla zona absidale, simboleggianti la Crocifissione e Santi.
Certamente, anche le pareti della chiesa dovevano essere affrescate ma, sfortunatamente, non si ha alcuna testimonianza documentale.
Per il portale d’ingresso furono commissionate, all’inizio degli anni Ottanta, due porte in bronzo, realizzate dallo scultore Michele Attanasio, dedicate a papa Giovanni Paolo II e ritraente un Cristo ieratico.
Tornando alla tela di Bonito, che rappresenta l’Annunciazione, tale capolavoro è affiancato ai lati da episodi della vita di Maria, come la Presentazione di Maria al tempio, il Matrimonio della Vergine, l’Adorazione dei pastori e, poi, la Presentazione di Gesù al tempio, opere di Jacopo Cestaro; negli spicchi dell’abside quattro tele di Francesco Palumbo, commissionati dal vescovo Paolino Pace, effigie gli evangelisti. Nella navata centrale, sono collocate quattro tele che hanno per soggetti gli apostoli Andrea, Pietro, Giacomo e Taddeo. In una cappella della navata destra, è posto un crocifisso in legno, decorato con pittura di scuola giottesca; in quella sinistra, si aprono le cappelle dedicate a Sant’Antonio, alla Madonna del Rosario con Bambino, al Sacro Cuore di Gesù, a San Giuseppe col Bambino e a Sant’Anna.
Tra le altre opere presenti: le urne funerarie di Gaetano Filangieri e del vescovo Cimmino, quest’ultima caratterizzata da un pluteo romanico, decorato con un cavallo alato ed una lastra in marmo bianco, con raffigurazioni della Madonna col Bambino in braccio, San Paolo e San Luca, ed opere pittoriche di Armando De Stefano, che rappresentano Cristo alla colonna, la visita di Maria ad Elisabetta e San Gennaro Repubblicano.
La sagrestia come detto è in stile gotico, anche se presenta influssi neoclassici del XVIII secolo.
Interessanti anche la cupola, nella quale si aprono otto finestre e reca al centro una tempera, con la Colomba dello Spirito Santo ed una balaustra decorata con marmi policromi. Dunque, uno scrigno di straordinarie memorie culturali che, in uno con un panorama mozzafiato, restano onore e vanto della Costiera, denominata a giusta ragione “La Divina”.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

NAPOLI. Museo di Capodimonte : restauro epocale della grande pala del “San Ludovico da Tolosa”.

Ecco al via il restauro che si può dire epocale del “San Ludovico da Tolosa”, di Simone Martini.
E’ stato, infatti, allestito il cantiere didattico, per il recupero-ripristino della grande pala del capolavoro medievale, presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte: è il più importante fra i dipinti trecenteschi su tavola del periodo angioino di Napoli. L’intervento di manutenzione straordinaria (si concluderà entro sei mesi), dopo oltre 65 anni, è un progetto realizzato grazie alla prima collaborazione quadro, tra il museo diretto da Eike Schmidt e l’Opificio delle Pietre dure di Firenze. La formula adottata, come detto, è quella del ‘cantiere didattico’, creato nella stessa sala (la 66 del secondo piano), che ospita la pala dal 1966.
Eike Schmidt, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, ha dichiarato: << Quello del San Ludovico da Tolosa di Simone Martini può definirsi senza dubbio un restauro epocale, sia per l’importanza dell’opera, il cui splendore affascina da sempre visitatori di Capodimonte, che per il suo significato nella storia della città, in particolare quella della fiorente Napoli angioina con la sua corte di mecenati nel cuore del Mediterraneo. Con emozione ricordiamo che, nel 1966, fu Raffaello Causa a spostare l’ultima volta la grande pala dal muro per porla nella posizione attuale con un sostegno in ferro che la stacca lievemente dalla parete. Ringraziamo l’Opificio delle Pietre dure che condivide con noi questa affascinante impresa nell’ambito di una collaborazione articolata per il restauro e lo studio di un nucleo importante di capolavori tra i quali opere di Tiziano, Mantegna, Dosso Dossi, Polidoro da Caravaggio, Vivarini>>.
Le operazioni di manutenzione del Simone Martini interessano il verso del dipinto e saranno volte allo studio della struttura lignea, alla chiusura delle sconnessioni e delle fessurazioni presenti sul supporto, nonché all’eventuale ricostruzione di piccole mancanze sulla predella. Inoltre, sarà necessario procedere al fissaggio della decorazione a gigli sul verso e si procederà successivamente al fissaggio e consolidamento della superficie policroma sul recto in corrispondenza della commettitura delle tavole, in parte compromesse a causa del movimento del legno costitutivo il supporto.
I responsabili dell’eccezionale ‘restyling’ sono per il Museo e Real Bosco di Capodimonte: la curatrice dei Dipinti e delle Sculture del XIII, XIV e XV sec. Alessandra Rullo ed i restauratori Alessia Zaccaria, Sara Vitulli e Loris Panzavecchia. Per L’Opificio delle Pietre Dure, invece, la soprintendente Emanuele Daffra, la direttrice del settore restauro Dipinti su tela e tavola, Sandra Rossi, ed i restauratori Luciano Ricciardi, con Ciro Castelli e Andrea Santacesaria.
Il San Ludovico di Tolosa che incorona Roberto d’Angiò di Simone Martini, è entrato nella collezione dell’allora Museo Nazionale (attuale Mann) nel 1921, e poi trasferito al Museo e Real Bosco di Capodimonte nel 1957, anno della nascita del museo nella Reggia. Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento la grande opera si trovava nella chiesa francescana di San Lorenzo Maggiore di Napoli, probabile sua collocazione originaria, anche se non mancano ipotesi di una sua provenienza da Santa Chiara o dal Duomo.
Ludovico, il principe angioino figlio di Carlo II e Maria d’Ungheria che aveva rinunciato al trono in favore del fratello Roberto per abbracciare l’ordine francescano, morì nel 1297 e fu canonizzato nel 1317, quando -gli storici concordano- fu eseguita l’opera. Due anni dopo gli Angioini trasferirono alcune delle sue reliquie da Marsiglia a Napoli.
Il dipinto pur se giunto incompleto (i pilastrini, le cuspidi ed una seconda tavola posta in alto sono andati perduti), è di dimensioni monumentali e supera i tre metri di altezza. La tavola, rivestita in foglia d’oro ed in origine tempestata di gemme, presenta Ludovico in trono, col saio francescano che contrasta con le ricche vesti episcopali. Due angeli gli pongono sul capo la corona celeste, mentre egli stesso pone sul capo di Roberto la corona del regno di Napoli. Nella predella, compaiono storie della vita del santo, e la firma del maestro senese: “Symon de Senis me pinxit”, ovvero “Simone da Siena mi dipinse“.
La sfarzosa tavola, si evidenzia, ha anche una enorme importanza storico – politica, perché commissionata per rafforzare il prestigio della casa regnante. Due lignaggi sacri: gli Angioini francesi e gli Arpadi d’Ungheria, si intrecciano insieme nei nuovi governanti del Regno di Napoli, Sicilia e Gerusalemme. E infatti lo stemma del Regno di Gerusalemme compare sulla fibbia che tiene insieme i lembi del piviale di Ludovico, mentre l’ampia cornice blu brillante, ornata di gigli d’oro, forma le diramazioni di questo ramo napoletano della dinastia capetingia francese.
Dal punto di vista artistico, si tratta di una delle grandi opere degli inizi della carriera di Simone Martini, ne dimostra la padronanza tecnica della pittura a tempera su tavola, ma anche la sperimentazione di tecniche adattate da altri ambiti, tra i quali la scultura e la lavorazione del metallo.
Insomma la Cultura partenopea non si ferma, non finisce mai di meravigliare e di lasciare sorpresi nel vantare perle artistiche, uniche nella e per la loro eccellenza.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

TORINO. I mondi di Primo Levi.

* Lunedì 6 ottobre 2025, alle ore 9.00, apre al pubblico la mostra “I mondi di Primo Levi” a cura di Fabio Levi e Peppino Ortoleva con il nuovo allestimento dell’architetto Gianpiero Cavaglià, dal 6 ottobre 2025 al 31 maggio 2026, nello Spazio Mostre della Città metropolitana di Torino, corso Inghilterra 7, piano terra, Torino.

Vedi Comunicato stampa allegato: CS mostra I Mondi di Primo Levi

Info: ingresso è libero.

Fonte:
Daniela Giuffrida – Relazioni con i Media e ufficio Stampa -338 7064585
Centro Internazionale di Studi Primo Levi – via Del Carmine 13- Torino
www.primolevi.it