Archivi autore: Amministratore

ALICANTE (Spagna): Il Museo Archeologico e Provinciale ottiene il premio europeo EMYA.

Il MARQ Museo Archeologico e Provinciale) di Alicante ha ottenuto il premio europeo al miglior Museo (EMYA) dell’anno 2004, una delle ricompense più celebri in questo campo.

Fonti della Delegazione di Alicante informarono che la nomina del MARQ come il migliore museo europeo del 2004 è divenuto ufficiale durante una cerimonia organizzata dall’EMYA.

Il presidente della Delegazione alicantina, José Joaquín Ripoll era incaricato di ricevere dalle mani del ministro del turismo greco la statuetta di ottone che testimonia questo riconoscimento e che è stata disegnata dallo scultore Henry Moore, ‘Madre e ragazzo con forma dell’uovo’ e che resterà in possesso del MARQ durante il prossimo anno.

La giuria di questo premio accentuò l’originalità e l’intelligenza del sistema espositivo del MARQ, così come i diversi modi di far conoscere l’archeologia.

Un altro degli aspetti che sono stati valutati positivamente del museo alicantino è la differenza della presentazione di ogni sala, che ha lasciato sorpreso il visitatore.

La giuria ha accordato oltre a questo primo premio, altri tre premi di consolazione al ‘The Swimming Pool-André Dillingent Museun of Art and Industry’ de Roubaix (Francia), al Museo della Casa del Terrore di Budapest (Ungheria) ed al ‘Imperial War Museum North’ di Manchester (Regno Unito).

Questo premio, indetto dal Consiglio dell’Europa, ha come obiettivo il riconoscimento di quei musei votati al rinnovamento dei linguaggi espositivi ed alla promozione del turismo culturale in Europa.

Stabilito dal 1977 dal ‘European Museum Forum’, istituzione senza scopo di lucro, creata sotto il patronato della Regina Fabiola del Belgio è una distinzione che è stato riconosciuto ad importanti entità culturali nell’intero continente.

La riunione internazionale per la concessione dell’EMYA ha avuto luogo negli installazioni del Museo di Storia Goulandris di Kifssia, nel vicinanze di Atene durante spettacoli previsti nell’ambito dell’organizzazione dei Giochi Olimpici (JJ.OO.) di 2004 in Atene.

Il MARQ è stato l’unico museo spagnolo nominato a questo premio fra le altre candidature: il Museo episcopale di Vic (Girona), il Museo di Valencia dell’Illustrazione e la Modernità (MUVIM), il Patio di Museo Herreriano di Art Contemporaneo di Valladolid ed il Museo della Natura e l’Uomo di Santa Cruz di Tenerife.

Fino ad oggi, il Guggenheim di Bilbao era l’unico dei musei spagnoli che erano stati designati di questo riconoscimento europeo, nel 2000.

Questo premio è assegnato a musei consolidati che hanno ormai completato un programma sostanziale di modernizzazione, amplificazione, riorganizzazione o reinterpretatione negli ultimi due anni o a quegli insediati in carica in quel tempo.

La giuria cerca l’innovazione ed il rischio, così come un’influenza significativa nel campo museologico nazionale ed internazionale, come anche un’attenzione speciale è richiesta nell’interpretazione immaginativa e la sua presentazione, le attività complementari, organizzazione, finanziaria, responsabilità sociale ed amministrazione.

Autore: Javier Ramos Altamira

Vittorio SGARBI: Ai beni culturali manca un collegamento con gli altri settori.

Il critico ha inaugurato a Palermo una mostra di Schiele ”un paese disorganizzato nel quale la cultura soffre di mancanza di collegamenti con i settori che dovrebbero contribuire a promuoverla: turismo, trasporti, strutture alberghiere”.

L’ha detto Vittorio Sgarbi, inaugurando a Palermo, la mostra di Egon Schiele, le cui opere sono esposte a Palazzo Ziino. ”E’ triste – continua Sgarbi – che chi non vive a Palermo, non possa assistere a questa mostra. E’ assurdo che il collegamento aereo tra il capoluogo siciliano e Vienna, la citta’ madre di Schiele, sia lungo sei ore, tra soste e coincidenze”.

Organizzata in collaborazione con il comune di Palermo, la mostra di Schiele, visitabile fino al 1 agosto, presenta 60 opere, tra cui il primo dipinto espressionista dal titolo ‘Nudo maschile seduto’, realizzato dal 1910.

”Non e’ mai stata fatta un’ esposizione cosi’ grande su quest’ artista”, ha detto la curatrice Romana Schuler.

Autore: redazione

Fonte:CulturalWeb

FIRENZE: L’arte nell’età di Dante (1250-1300).

La mostra, organizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, dalla Galleria dell’Accademia con il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, propone un bilancio degli studi sulla pittura, la scultura e l’architettura e sulla produzione d’oggetti d’arte del periodo di formazione del linguaggio artistico fiorentino.

Saranno presentati straordinari manufatti stranieri, come il fondamentale crocefisso da Santa Maria Novella, la spada vichinga giunta per tragitti complessi in Toscana da Costantinopoli e la Croce Santa donata da Luigi IX di Francia a Fra Mansueto del convento francescano di Castiglion Fiorentino, capolavoro dell’oreficeria dell’Ile de France.

Sarà una piacevole rivelazione per il pubblico constatare il livello qualitativo, l’omogeneità di indirizzo stilistico, segno inequivocabile di una ‘scuola pittorica’ pienamente affermata sul territorio alcuni decenni prima della comparsa del genio di Giotto, che a sua volta derivò anche da questo ambito elementi determinanti per il rinnovamento dell’arte italiana.

Fino al 29 agosto – Firenze, Accademia di Belle Arti Via Ricasoli, 66 (50121)
Info: Tel 055 215449

Autore: redazione

Link: http://www.accademia.firenze.it

Email: segreteria@accademia.firenze.it

Fonte:Exibart on line

Alessandro FERRETTI (Soprintendenza Regionale per i beni e le attività culturali dell’Umbria): Il codice dei beni culturali.

Il primo maggio 2004 ha segnato una data fondamentale per la tutela dei beni culturali del nostro Paese. Per la prima volta, dopo anni e anni di interventi normativi, il legislatore ha deciso di realizzare un vero e proprio Codice dei beni culturali (d. lgs. n. 42/2004). Il provvedimento è stato accompagnato, prima ancora di venire ad esistenza per l’ordinamento giuridico, da polemiche di carattere allarmistico, che hanno provocato disagio e malumore tra i cittadini, tanto da far pensare – e, diciamolo subito, erroneamente – addirittura a vendite incontrollate di monumenti storici nazionali o ad una dismissione generalizzata del patrimonio pubblico culturale.

In realtà, questo pericolo non sussiste, o quantomeno non è questa la situazione a rischio, che dovrebbe provocare allarme tra i cittadini, semmai altre sono le difficoltà che potrebbero presentarsi nell’applicazione delle norme del Codice e che devono essere tenute presenti ai fini di un efficace controllo della materia.

Procedendo con ordine, era davvero necessario adottare un Codice per la tutela dei beni culturali? Il quesito non è di poca importanza ove si rifletta sul fatto che pochi anni fa – nel 1999, con il d. lgs. n. 490 – è stato adottato un Testo Unico, diretto a riorganizzare l’intera materia. Ci si può chiedere perché il legislatore ha preferito procedere alla redazione di un codice, invece che alla revisione del Testo Unico.

La risposta è conseguente: adeguare la normativa sui beni culturali ai dettami imposti dalla revisione del Titolo V della Costituzione, che ha innovato il riparto di competenze tra Stato e Regioni in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali, attribuendo la prima a livello centrale e la seconda a livello periferico.

In realtà – e questo è il primo mito da sfatare – parallelamente ad una serie di novità di rilievo contenute nel Codice permangono, in molti casi, le stesse norme che erano presenti nel precedente T.U. o in altra normativa di settore. Il legislatore delegato non ha innovato completamente la materia, limitandosi a razionalizzarla con alcune novità. Questa operazione poteva essere ben condotta anche con una revisione della normativa di settore, senza procedere ad una presunta codificazione, ingenerando nella collettività la falsa convinzione di una radicale riforma della regolamentazione esistente. Probabilmente, in questo modo, sarebbe stato anche minore l’allarme suscitato, basato più sulla apparenza della novità che sulla sua effettività.

Una vera novità, invece, è rappresentata dai primi articoli del provvedimento che forniscono per la prima volta tutta una serie di definizioni – fondamentali – per la materia. Si scopre così che anche il paesaggio fa parte del patrimonio culturale dello Stato, costituendo espressione dei valori storici, culturali, naturali e morfologici del territorio.

Si individua una sorta di prevalenza della tutela – garantire la protezione e la conservazione del bene culturale per fini di pubblica fruizione – nei confronti della valorizzazione – promuovere la conoscenza del patrimonio culturale ed assicurarne le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica – dovendo quest’ultima essere attuata in forme compatibili con la prima, senza pregiudicarne le esigenze.

Si riconosce in capo ai privati un vero e proprio obbligo di conservazione dei beni culturali di appartenenza. Si tratta di una responsabilizzazione del privato che è tenuto in prima persona ad intervenire nell’attività di tutela, ricevendo anche contributi dello Stato e sgravi fiscali.

E’ prevista la possibilità di dare in comodato il bene culturale a strutture museali statali che, pertanto, finiscono per togliere al privato ogni onere di custodia e di restauro del bene, seppur per un tempo limitato.

Un impulso importante è diretto alla possibilità di outsourcing, di esternalizzazione delle attività e dei servizi “culturali”, ai fini di garantirne una migliore efficienza, così come alla costituzione di fondazioni e al ricorso a strumenti contrattuali, come la sponsorizzazione, per valorizzare in modo adeguato il patrimonio culturale.

A fronte di tali novità, sicuramente positive, permangono dei dubbi, soprattutto a livello interpretativo, di alcune norme; dubbi che si sono rivelati dei veri e propri tormentoni, capaci di coinvolgere a tutto tondo l’attenzione della collettività.

Opinionisti ed esperti del settore – come ad esempio il Prof. Settis – pur apprezzando in generale l’intervento del legislatore per la sua azione di razionalizzazione della materia, ritengono che alcuni meccanismi normativi possano o debbano essere migliorati.

E’ il caso, ad esempio, di quel procedimento che prende il nome di verifica dell’interesse culturale dei beni demaniali, al quale, in buona sostanza, devono essere sottoposte >I>tutte le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private.

L’oggetto della critica non è tanto puntato sulle modalità attuative del procedimento, quanto sul limite temporale imposto dal legislatore e denso di conseguenze negative, che sono riassunte nella formula del “silenzio-assenso”. Nel caso in cui, dopo 120 giorni, dall’inizio del procedimento di verifica , l’Amministrazione non fornisca alcuna risposta in merito alla sussistenza dell’interesse culturale del bene, il silenzio sarà equivalente ad un esito negativo. Seguendo il ragionamento della critica appare chiaro che il verificarsi di questa evenienza non sembra prevedibile come del tutto isolata o episodica, considerata l’endemica carenza di personale delle Soprintendenze territoriali e l’immensità del patrimonio da sottoporre a verifica.

Sta di fatto che il richiamo operato dall’ultimo comma dell’art. 12 del Codice al decreto legge n. 269/2003 – che introduce il concetto di silenzio assenso appena delineato – rappresenta – a detta di alcuni esperti – una vera spada di damocle che il legislatore avrebbe fatto meglio a tenere fuori del sistema, al fine di evitare inutili imbarazzi interpretativi ed applicativi.

Un’ultima critica, infine, viene rivolta alla assenza della previsione di un adeguato periodo transitorio nel passaggio dal vecchio sistema al nuovo, che inevitabilmente può comportare difficoltà per chi quotidianamente è chiamato ad applicare le norme relative.

In conclusione, il Codice rappresenta una novità nel panorama della legislazione sui beni culturali che, a fronte di alcune innovazioni significative, necessiterà di un adeguato periodo di rodaggio per verificare eventuali punti di criticità da correggere nel tempo previsto dalla normativa, fissato in due anni dalla sua entrata in vigore.

Autore: Alessandro Ferretti

Fonte:Il Corriere dell’Umbria

ASTI: Passpartout viaggi straordinari nelle parole scritte.

Dal 3 al 6 giugno 2004 si terrà, ad Asti, Passepartout: Viaggi Straordinari Nelle Parole Scritte.

Dopo 7 anni di esperienza diversa, il festival di letteratura si struttura con una nuova organizzazione ed una formula rinnovata, ma restano invariati i giorni che la Biblioteca di Asti dedica ad incontri con gli scrittori e a momenti di spettacolo: ad una sezione pomeridiana riservata ai piccoli, Passepartout junior, seguiranno, a partire dal 2 giugno, una serie di occasioni di riflessione sul mondo del libro e della cultura, con scrittori di fama o emergenti, giornalisti della carta stampata e della televisione, registi, fumettisti e cartoonist, poi, ancora, incontri musicali e di spettacolo. Il programma è tuttora in fase di definizione.

Il nome Passepartout è un chiaro riferimento al romanzo di J. Verne ‘Il giro del mondo in ottanta giorni’, un classico della letteratura. Nel capolavoro di Verne l’inglese Mr. Fogg scommette con i soci del suo club che riuscirà a compiere il giro del mondo in ottanta giorni; parte accompagnato dal suo fedele servo Jean, detto proprio Passepartout, su di una mongolfiera.

Sarà dunque una mongolfiera il simbolo del festival, presente sul logo e prevista sulla scena del cortile del Palazzo del Collegio (Via Goltieri 3/a), che ospiterà la manifestazione.. Dunque colori e leggerezza, dinamicità ed uno sguardo un po’ dall’alto, discreto ed attento.

La navigazione lungo queste rotte immateriali sarà capitanata proprio da Mr Fogg (chi sarà mai?) che, per tutta la durata del festival, traccerà, di volta in volta, le coordinate del giorno, sottolineerà le insidie nascoste e indicherà i possibili approdi al pubblico/argonauta che avrà la bontà di seguirlo.

Curioso riconoscere come gli altri significati della parola ‘passepartout’, ossia come chiave universale, come soluzione idonea ad ogni problema e come cornice, ben si sposano con l’intenzione del festival di porsi come incontro di linguaggi diversi.

Passepartout è – ad oggi – l’unico festival letterario presente nel panorama italiano, interamente ideato, realizzato e gestito da una biblioteca pubblica.

La struttura-base della manifestazione per i giorni 3-4-5 e 6 giungo 2004 sarà la seguente:
ore 17, Passepartout – Junior, parte interamente dedicata al pubblico dei più piccoli,
ore 18, Five o’ clock tea with Mr. Fogg,
ore 21, incontri con Mr Fogg e gli ospiti,
ore 22.30, gli spettacoli.
Il giorno 2 giugno 2004:
ore 18, inaugurazione del Comix Corner,
ore 21, Spettacolo: The Country Hero, di e con Marco Drago.

Info: www.passepartoutfestival.it o www.bibliotecastense.it, Elisabetta Ghia 3408534293, Silvia Giordanino 3471495679, info@passepartoutfestival.it

Autore: redazione