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TORINO : Borgo Medievale.

Fondazione Torino Musei. Mostra delle ceramiche del castello. Il Borgo Medievale di Torino, ricostruzione di un castello feudale quattrocentesco composto da borgo e rocca, fu concepito quale Sezione di Arte Antica all’interno della Esposizione Generale Italiana del 1884 con finalità eminentemente didattica: comunicare in modo immediato e intuitivo al pubblico più vasto l’idea dello stile che aveva contraddistinto il XV secolo in Piemonte.

Le case del villaggio furono costruite componendo modelli rilevati da edifici quattrocenteschi esistenti sul territorio piemontese; la rocca feudale ebbe stanze interamente arredate con riproduzioni di oggetti originali scelti ed eseguiti con assoluto scrupolo filologico. Il complesso, poi divenuto Museo Civico, svolse in questo modo un ruolo importante nel valorizzare il patrimonio artistico e architettonico del Quattrocento piemontese, misconosciuto e spesso a rischio di dispersione.

Con la stessa prospettiva, la Fondazione Torino Musei intende ora promuovere l’approfondimento della conoscenza e la valorizzazione del Borgo, avviando un preciso impegno di studio delle collezioni in parallelo con il loro restauro e, soprattutto, favorendo la diffusione di tale conoscenza tramite l’allestimento di mostre tematiche, la pubblicazione del catalogo delle opere e di quaderni didattici.

La mostra delle ceramiche del castello è la prima tappa di questo impegno: essa è il frutto dello studio approfondito condotto sui manufatti in rapporto ai loro modelli, corroborato dai risultati dell’intervento di restauro condotto sull’intera collezione.

Il percorso propone pezzi esemplari del vasellame ceramico che riproducono in maniera precisa una serie di originali quattrocenteschi, imitandone forme, tecniche e decorazione; furono realizzati da rinomate manifatture italiane, come la fiorentina Cantagalli, le emiliane Minghetti e Farina, la ditta torinese dei Fratelli Chiotti. Il nucleo in esposizione, costituito da circa 20 pezzi di cui piatti, scodelle e boccali in terracotta ingobbiata, graffita e dipinta e alcune maioliche, è stato oggetto, nell’ultimo anno, di restauro e di studi approfonditi. Gli oggetti sono esposti accanto ai loro modelli, 13 pezzi tardo-medievali e rinascimentali, di provenienza piemontese, emiliana e toscana, con prestiti da collezioni pubbliche e private. La mostra illustra anche la produzione della bottega della ceramica attiva al Borgo Medioevale durante l’Esposizione Nazionale del 1884, all’epoca gestita da Ludovico Farina e Alberto Issel, con opere provenienti dal castello di Issogne in Valle d’Aosta e dall’Accademia Ligustica di Genova. Avvalendosi di pannelli esplicativi e di riproduzioni fotografiche, il percorso offre nozioni di supporto per facilitare la comprensione della finalità didattica che sovrintese nel 1884 alla produzione del vasellame come dell’intero castello, nozioni sulla tecnica (si tratta perlopiù di ceramiche ingobbiate, graffite e dipinte), sulle manifatture autrici delle opere, sull’attività della bottega del Borgo. L’informazione circa la ceramica quattrocentesca piemontese è ampliata per mezzo della proiezione di immagini di manufatti ancora presenti sul territorio.

Il percorso espositivoima vetrina illustra la tecnica di lavorazione della ceramica ingobbiata, graffita, dipinta e invetriata, che ebbe vasta diffusione nella produzione padana del secolo XV. La lavorazione è articolata in più fasi: dopo essere stata modellata, la terracotta viene ricoperta da uno strato sottile di argilla chiara (ingobbio), decorata a graffito e a pennello con ossidi di rame e di ferro e sottoposta a una prima cottura; l’oggetto è poi ricoperto con una vernice trasparente (vetrina) e cotto una seconda volta.

Dopo le ceramiche, la sala mostre ospiterà una rara raccolta di libri editi dalla stamperia nata nel Borgo Medievale per l’esposizione del 1911 e divenuta poi parte integrante del Museo Nazionale del Libro, fondato a Torino nel 1912 e rimasto in vita fino alla fine degli anni Venti, quando cominciò la dispersione delle sue raccolte. Sono disponibili immagini delle ceramiche in alta definizione.

Info: tel. 011.4431.701

Dal 23 giugno al 3 ottobre 2004.

Ingresso gratuito. FONDAZIONE TORINO MUSEI (GAM – Palazzo Madama – Borgo Medievale) – Via Magenta, 31 – 10128 TORINO Tel. 011 4429523

Autore: Niccolò Cordero

Fonte:CulturalWeb

BARCELLONA (Spagna): Mediterraneum. L’esplendor de la Mediterrania Medieval s. XIII-XV.

Barcelona, Museo Marítim e Museo de Historia de Cataluña Medioevo nel Mediterraneo. Tra rotte commerciali, galere, vascelli, scontri, scambi, alleanze e voltafaccia. L’epopea del mare nostrum tra oriente e occidente, tra arte e scienza…

Lo spazio del mare, le rotte invisibili che lo solcano, le mappe stellari che come uno specchio riflettono la navigazione di galere, vascelli e navi da cabotaggio sono i protagonisti di una mostra pensata e realizzata in occasione del Forum delle Culture 2004 a Barcellona. Mediterraneum racconta se stesso, diviso fra il Museu d’Història de Catalunya, nel quale è allestita la parte dedicata all’arte e alle sue relazioni con la religione ed il potere ed il Museu Maritim, dove si espongono opere connesse con la navigazione ed il commercio.

Le rotte marittime tra il XIII ed il XV secolo tessono una fitta trama in cui si intrecciano, come in un arazzo, le storie più diverse. Vi si incontrano culture e popolazioni le cui radici costituiscono, in buona parte, l’Europa contemporanea, con tutte le sue contraddizioni. Da una parte i magnifici portulani arabi e maiorchini, gli astrolabi, gli imponenti ritratti di principi e sovrani narrano della crescente espansione della Corona d’Aragona, dei viaggi verso un Oriente che, per mercanti e naviganti, risultava assai meno sconosciuto e misterioso di quanto possiamo oggi immaginare. La mostra, allo stesso tempo, invertendo il punto di vista abituale, prende anche in considerazione la fondamentale ascendenza del mondo orientale, sia dell’universo bizantino, sia di quello mammelucco o ottomano, sulla formazione della nascente Europa.

Per comprendere l’origine delle culture figurative che durante il medioevo si susseguirono nelle regioni dell’Europa mediterranea è infatti necessario assumere come punto di partenza la circolazione di opere d’arte di natura e provenienza diversa, fenomeno che si dovette in primo luogo ai continui scambi commerciali tra le opposte sponde del Mare Nostrum. Tale circolazione, di cui la mostra da buon esempio, anche se non esaustivo, è alla base del linguaggio composito ed ecclettico, che gli artisti adattarono di volta in volta alle loro esigenze e a quelle dei loro committenti, specialmente in terre di transito come le isole.

Non è un caso che proprio qui, spesso, si crearono le condizioni per le realizzazioni più raffinate. Ad un artista di cultura maiorchina, si deve ad esempio, con molta probabilità, uno dei pezzi forti della mostra: una tavola che rappresenta Santa Caterina d’Alessandria, realizzata probabilmente nei territori della Corona d’Aragona, ma destinata ab antiquo all’omonimo monastero del Monte Sinai in Egitto. La tavola venne eseguita dal pittore Martinus de Vilanova su commissione del console catalano a Damasco nel 1387, così come recita l’eccezionale iscrizione ancora leggibile ai piedi della santa. Parallelamente non era difficile trovare nei mercati “occidentali” o nelle collezioni di sovrani e ricchi mercanti oggetti che provenivano dal più remoto oriente, libri miniati, ceramiche, bronzi alcuni dei quali è possibile travare esposti a Barcellona. Un affascinante viaggio dunque al quale manca però una voce narrante continua, e che lascia spesso con la voglia di saperne di più.

Museo Marítimo de Barcelona – Av. de les Drassanes s/n, 08001 Barcelona, fino al 27 settembre 2004
orario di visita: tutti i giorni, dalle 10:00 alle 19:00 – ingresso: entrata combinata: 7 €.
Info: tel. 933 429 920, fax 933 187 876- e-mail: m.maritim@diba.es – www.diba.es/mmaritim/index.htm

Museu de Historia de Cataluña – Pl. de Pau Vila, 3 (Palau de Mar) – 08001 Barcelona
orario di visita: da martedì a sabato, dalle 10:00 alle 19:00, mercoledì, dalle 10:00 alle 20:00, domenica e festivi, dalle 10:00 alle 14,30, lunedì chiuso.
Info: tel. 93 225 47 00, 93 225 47 26, 93 225 47 32, fax93 225 47 58 – e-mail: mhc.cultura@gencat.net – www.mhcat.net

Autore: Licia Buttà

Fonte:Exibart on line

MILANO: Risplende la Pietà Rondanini al Castello Sforzesco.

Conclusa la pulitura dell’ultima opera, incompiuta, di Michelangelo. Parte adesso una fase di studi sui numerosi dati documentari raccolti nel corso dell’intervento di manutenzione. E già riservano alcune sorprese…

La Pietà Rondanini di Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475 – Roma, 1564) non aveva bisogno di restauri, solo di un intervento di manutenzione straordinaria e di pulitura.
Tengono a precisarlo Maria Teresa Fiorio (soprintendente ai Beni Artistici di Milano) e Sabina Vedovello (restauratore della C.B.C. Conservazione Beni Culturali di Roma), annunciando la fine dell’intervento conservativo durato un anno. Milanesi e turisti possono di nuovo ammirare la Pietà al Castello Sforzesco, appoggiata sull’ara romana di epoca traianea, sulla quale fu collocata nel 1904.

L’intervento, diretto dalla Soprintendenza di Milano, è stato effettuato dalla C.B.C., con la collaborazione dell’Istituto Centrale del Restauro e di alcune istituzioni universitarie; tra queste il Politecnico di Milano che ha progettato e realizzato una tecnica innovativa per l’analisi delle patologie delle pietre.

I lavori di pulitura sono stati preceduti da una fase preparatoria (iniziata nel 1998) di indagini archivistiche e diagnostiche. Un primo intervento ha rimosso la patina giallo- bruna di polveri e residui che offuscava la complessa superficie della statua. La rimozione è stata effettuata con impacchi di acqua distillata applicati sul marmo con fogli di carta giapponese, lasciati agire per pochi minuti. Questa prima fase di ‘lavaggio’ ha immediatamente regalato una lettura più corretta dei volti, delle scanalature e graffiature del marmo. Sono seguite azioni più specifiche per rimuovere le diverse sostanze che avevano macchiato la pietra e le tracce di residui organici delle calcature effettuate in passato.

E’ stata “pulita” anche l’ara che fa da base alla Pietà. Si è accertato che i due blocchi non sono connessi con perni metallici, ma semplicemente appoggiati l’uno sull’altra; sottili lamelle di piombo si interpongono sulle aree di appoggio.

Terminata la fase conservativa con la riapertura al pubblico, prosegue l’indagine conoscitiva. I dati raccolti prima e durante la pulitura saranno organizzati nei prossimi mesi in una pubblicazione scientifica. E’ intenzione del Comune di Milano promuovere nel 2005 una giornata di studi su Michelangelo e la sua ultima Pietà.

Un primo risultato è già stato raggiunto. E’ stata smentita l’appartenenza alla Pietà Rondanini del cosiddetto Frammento Borghese, una testa di Cristo ritrovata a Roma negli anni ’50 e attribuita nel 1973 da Mantura a Michelangelo. Egli ritenne di poter identificare in quel frammento la testa di Cristo della prima versione della Pietà (scolpita nel 1552 nello stesso blocco della Rondanini), quella che Michelangelo distrusse e della quale rimane incorporato nell’attuale il braccio levigato alla destra di Cristo. L’autografia michelangiolesca non è mai stata accolta da tutti gli studiosi.Le indagini petrografiche condotte sul marmo della Testa e sulla Pietà hanno smentito che il frammento sia appartenuto al blocco della Rondanini. La Testa sarà temporaneamente esposta accanto alla Pietà.

Il tutto al fine di fare luce su un’opera che continua ad essere circondata da un’aura di mistero. Qual è il significato di quel corpo di Cristo quasi annullato in quello della Madonna con il quale sembra fondersi?

Il tema della Pietà ha accompagnato Michelangelo per tutto il corso della vita. Dalla Pietà di San Pietro del 1500 alla Pietà Rondanini, incompiuta, alla quale il genio toscano lavorò fino agli ultimi giorni di vita. La distanza iconografica tra le due opere misura il cammino spirituale compiuto da Michelangelo.

La superficie della Rondanini, riportata a nuova vita dalla pulitura, conferma con quanta energia l’artista fino all’ultimo aggredisse il blocco di marmo. Come se intendesse ridurre ad un velo sottile la materia, in un processo di spiritualizzazione estrema che caratterizza gli ultimi anni della sua vita.

Con la Rondanini Michelangelo sembra ripensare il proprio cammino spirituale e artistico. Rinuncia alla levigatezza e alla perfezione anatomica per creare un’opera, forse la prima scultura moderna, in cui le figure, sottili fantasmi, sono solo espressione della forza dei sentimenti e negano quei canoni di bellezza e perfezione formale che lui stesso aveva contribuito a creare. Non a caso è stata “riscoperta” e apprezzata solo nel XX secolo.

Castello Sforzesco – Sala degli Scarlioni- Piazza Castello, Milano
Ingresso libero
Orari: da martedì a domenica 9.00-17.30; chiuso lunedì

Autore: Antonella Bicci

Link: http://www.milanocastello.it

Fonte:Exibart on line

CODROIPO (Ud): Villa Manin una ouverture piena di premesse e promesse.

Dunque Villa Manin ha preso il via. Con un parterre notevole, da fare invidia a qualsiasi evento analogo, oltre un migliaio di visitatori ha affollato parco e Villa e, come si conviene in terra friulana, ha religiosamente stazionato all’ingresso attendendo con stoica pazienza il proprio turno. Grande civiltà e affetto per l’arte e per l’evento che si annunciava straordinario.

Francesco Bonami (coadiuvato egregiamente da Sarah Cosulich Canarutto), si è dimostrato ancora una volta grande professionista, proponendo, in tempi strettissimi, tre eventi (Love/Hate, Vernice e un omaggio all’artista locale Natà) complementari e sinergici.

Un bellissimo panorama artistico internazionale, il più hot possibile (Love/Hate), una buona mostra nazionale (Vernice) che ha fatto da collante tra un pubblico colto e quello più popolare (si sa, il pubblico della pittura italica è sempre più nazionalpopolare) e l’omaggio a un artista locale per non estraneare completamente il territorio e per non dimenticare che i soldini provengono dalle casse della Regione e del Comune. Insomma, giustamente, a Cesare quel che di Cesare, senza inutili veli e ipocrisie. Il sano pragmatismo americano, di cui Francesco Bonami ormai fa tesoro (ma perché non anche nella scorsa Biennale di Venezia anziché cadere nella trappola dei curatori ognuno per sé e Dio per tutti?) è approdato ancora una volta, grazie a lui, in Italia (altri esempi se ne erano visti: da Sandretto Re Rebaudengo e a Pitti Discovery a Firenze).

LOVE/HATE si presenta come un bellissimo sguardo sull’arte di oggi, una veloce ma autorevole sinossi, un vero Bignami per gli intenditori dell’arte dell’ultima decade, con alcune opere (Cattelan, Jeff Koons, Golub, Gursky, Neshat, Ruff, Sherman) da grande collezione o museo. Cosa volere di più, in un paese dove mai si erano viste opere così scelte e indicative e dove mai era stato presentato un resumé così puntuale sull’arte dei nostri giorni? Se personalmente escludo una indimenticabile mostra a Palazzo delle Albere di Trento, una decina di anni or sono, della collezione Sonnabend: mostra bellissima, di un centinaio di opere selezionate da una delle più rappresentative collezioni di oggi. Ma anche mostra poco capita e pochissimo apprezzata da visitatori e stampa nazionale e locale: eppure si trattò di un evento significativo perché mai sino ad allora erano arrivate opere così importanti e rilevanti in Italia.

Io spero che non avvenga la stessa cosa a Villa Manin (i tempi e le condizioni sono diverse ora, mi auguro) e che la stampa locale e nazionale (ma non ho letto nulla di esaltante sino ad ora: brutto segno) riconosca, senza troppi se e troppi ma, la portata storica di questo evento nei confronti della contemporaneità. I giornalisti nostrani dovrebbero sapere (come lo sanno i curatori) quanto sia difficile portare opere significative in Italia: se in questa occasione sono arrivate oltre cinquanta opere, da uno dei musei più autorevoli degli USA, vuol dire che Villa Manin ha superato uno screening di professionalità e di affidabilità unico. E vi assicuro che non è poco, conoscendo il rigore delle istituzioni americane. Speriamo che Francesco Bonami riesca a trovare altri link o partners che assicurino una continuità e qualità costante a Villa Manin.

Che essendo uno dei luoghi più belli e affascinanti del mondo continui il suo approccio con l’arte contemporanea più significativa degli ultimi decenni, per il pubblico colto ma soprattutto per il grande pubblico che si aspetta e merita Villa Manin (e chi non è andato vada a visitare villa a mostra: mi ringrazierà. Anzi, pretendo un ringraziamento scritto se la visita sarà di suo gradimento). Perché, a parte la puzza sotto il naso di qualche curatore e critico snob, in Italia mai si sono viste raggruppate in un contesto unico, opere così significative di oggi. Un plauso anche all’accorto assessore regionale del Friuli e Venezia Giulia Roberto Antonaz a cui credo vada molto merito di questa sfida. E auguri a Francesco Bonami e Sarah Cosulich Canarutto per questa bella avventura appena iniziata.

VERNICE: ma la mostra che ha suscitato più attenzione e in parte polemiche è questa panoramica della pittura italiana che è riuscita, attraverso venticinque artisti (troppi per me, pochi per molti altri), a delineare un particolare percorso della ‘giovane’ pittura italiana, la quale poverina, per eccesso di proliferazione talvolta anche mostruosa, non gode proprio, almeno sul versante internazionale, buona reputazione (anche se sembra godere ottima salute). La Sarah Cosulich Canarutto ha fatto il possibile nei due mesi avuti a disposizione: a mio avviso avrebbe dovuto accentuare il percorso antipittorico, antigrazioso e antipetrarchesco della rassegna, cercando in giro (chissà però se ve ne sono) pittori un po’ più acidi e critici nei confronti di un medium talmente inflazionato che meriterebbe una selezione drastica e naturalmente una cattiveria più accentuata.

Perché ora ci stiamo scoprendo un paese di navigatori, di eroi e di pittori. E purtroppo nella rassegna di Villa Manin, la Sarah Cosulich Canarutto e Francesco Bonami hanno continuato (per penuria di soggetti?) a fare l’occhiolino alla pittura petrarchesca, leccata e sentimentale, alimentando troppe false speranze e avallando (indirettamente) centinaia di facitori di quadri da Rive Gauche e da sottoportici qui nel Bel Paese. Stiamo infatti arrivando a una inflazione ormai esplosiva sul piano della pittura; una inflazione che alimenta tutto il sottobosco del collezionismo brianzolo e delle signore bene, affaristico e di basso gusto, che stanno conducendo la pittura italiana e i pittori italiani a un vicolo cieco. E davanti a queste prospettive, in parecchi casi Vernice a Villa Manin rappresenta un respiro di sollievo e di speranza. Chi non l’ha vista vada a vedere e poi mi esprima la sua impressione. Se vorrà la pubblicheremo nel nostro sito.

Autore: Giancarlo Politi

Email: giancarlo.politi@tin.it

Fonte:Flash Art

NUOVA EUROPA: Trieste e Lubiana si ‘scambiano’ i musei.

In occasione dell’entrata in Europa della Repubblica di Slovenia, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste ritiene opportuno avviare una serie di iniziative volte a promuovere la collaborazione fra i musei della città e le analoghe istituzioni operanti in territorio sloveno.

L’accordo prevede (per il periodo 15 giugno / 15 luglio) la concessione dell’ingresso gratuito ai cittadini italiani nei musei sloveni coinvolti (Narodna Galerija di Lubiana, Narodna Muzej, Museo d’Arte Moderna, Museo di Storia Naturale, Museo di Storia Contemporanea, Museo Etnografico, Museo della Grafica e Museo della Città di Lubiana) e ai cittadini sloveni nei musei triestini (Museo Revoltella, Museo di Storia Naturale, Acquario, Museo del Mare, Museo di Storia e Arte e Orto Lapidario, Castello di San Giusto, Museo d’arte orientale).

Autore: redazione

Fonte:Exibart on line