Archivi autore: Amministratore

Premio Cultura di gestione.

Federculture insieme al Dipartimento della Funzione Pubblica, al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, alla Conferenza dei Presidenti delle Regioni, all’ANCI, all’ UPI, a Legambiente ha bandito la terza edizione del Premio Cultura di gestione, destinato alle amministrazioni pubbliche centrali e periferiche, agli enti locali, alle regioni, alle fondazioni, alle associazioni e organizzazioni non profit, alle scuole, alle università e a tutti quei soggetti, pubblici e privati, che gestiscono beni e attività culturali.

L’iniziativa è volta a identificare, premiare e diffondere esperienze di innovazione sulla valorizzazione e la gestione del patrimonio e delle attività legati alla cultura, al turismo e all’ambiente con particolare riferimento alle formule gestionali miste pubblico-privato e all’ adozione di modelli di integrazione cultura, ambiente, sport, turismo.

Per partecipare all’edizione di quest’anno è necessario visionare il bando di concorso (scaricabile dal sito web www.federculture.it), compilare il formulario e inviarlo all’indirizzo e mail: premio@federculture.it o al numero di fax 0632120269, specificando nell’intestazione “Premio Cultura di Gestione”. Le domande dovranno pervenire entro e non oltre il 16 luglio 2004.

Fonte:Exibart on line

CHIETI: Carlo Carrà. La geometria del quotidiano – realtà mito classicità concretezza.

Nelle prestigiose sale del Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Chieti, l’Associazione Culturale Trifoglio organizza dal 26 giugno una grande mostra dedicata a Carlo Carrà, nome storico dell’arte italiana del XX secolo, tra i più importanti e celebrati.

La mostra,a cura dello storico dell’arte Domenico Guzzi, dal titolo La geometria del quotidiano, realtà mito classicità concretezza, propone una selezione molto accurata di opere di ogni periodo creativo del grande artista, dal primo quadro “La strada di casa”, datato 1900 sino all’ultimo dipinto “Natura morta con bottiglia e chicchera”, datato 1966, nonché i cartoni dei disegni preparatori e dei dipinti, preparatori anch’essi, per gli affreschi del Palazzo di Giustizia di Milano.

La creatività di Carlo Carrà, artista di genio nelle sue proprie susseguenti sperimentazioni, nel 1900 si avvia da una mediazione sul Divisionismo per giungere, quindi, nel 1910 al Futurismo (sino a modulare le proprie conclusioni pittoriche su taluni orientamenti del Cubismo), elaborando e firmando i primi Manifesti del movimento.Attorno al 1915-’16, dopo aver dato con “Guerrapittura” (1915) il suo ultimo fondamentale contributo alla stagione futurista, ed avvertendo la crisi della propria esperienza in quell’ambito, non senza profonde mediazioni “teoriche” elabora un linguaggio “arcaico” e comunque tendente a riflettere sulla grande arte del passato. Così come, nel 1917 giunge alla Metafisica, pur se alcuni sintomi ed atmosfere di quella temperie già potevano comprendersi in opere dell’immediato antecedente. Partecipa, quindi e da protagonista e come sempre del resto, ai Valori Plastici, col gruppo di pittori che vi facevan capo nel 1922 esponendo alla “Fiorentina Primaverile” e a straordinarie mostre europee ordinate da Mario Broglio; di qui, attorno alla prima metà degli anni Venti, la sua visione dell’arte trova riscontro nelle tesi ideali e figurative del Novecento di Margherita Sarfatti, nel 1926 esponendo alla prima mostra milanese di quel gruppo. Creatività che si declina, infine e dal secondo dopoguerra, nel recupero di un’atmosfera la quale, rivisitando a volte posizioni e tematiche del proprio trascorso, attesta –nel rigore suo proprio- un’assoluta “libertà”.

L’artista poteva, così, scrivere che “[…] La mia pittura è fatta di elementi variabili e di elementi costanti. Fra i primi metto quelli che riguardano i principi teorici e le idee estetiche, fra i secondi quelli che riguardano la costruzione del quadro. […] ”.

Nel suo saggio in catalogo Domenico Guzzi scrive: “Non è dubbio che l’artista, pur nelle sue esperienze maggiormente “trasgressive” in termini formali: diciamo, essenzialmente, della sua “singolare” partecipazione al Futurismo –ma potremmo anche far riferimento a talune “trasgressioni” che pur s’avvertono nelle sue successive stagioni culturali- che il rapporto di più rilevante importanza sia stato quello che la creatività poneva in diretta relazione alle “cose”. Ciò dice che il mondo fenomenologico -quello che propriamente identifichiamo nella realtà- per l’artista ha avuto, e in ogni suo tempo, rilievo fondamentale. Non tanto non già e non solo in chiave di “riproposizione”, ma di interpretazione. A coniugar la quale è pur ovviamente intervenuta la “determinante” culturale per la cui via, in unione ai suoi fondamentali scritti teorici (due per tutti: “parlata su Giotto” e “Paolo Uccello costruttore”, 1916), poteva giungersi ad immagini testimonianti l’adesione –sempre da protagonista- alle variabili delle esperienze. Presagendole, a volte, in maniera significativa”. Tale aspetto della condizione inventiva carraiana si ribadisce dunque in ogni sua stagione, facendo sì che l’opera si concepisse e declinasse, tra l’altro, in ragione dei termini “classici” del far pittura: rintracciando nei cosiddetti “generi”, vale a dire, la maggior chiave di comprensione e di lettura. E pur giungendo ad una chiara struttura dell’immagine per la quale l’artista stesso ha potuto parlare di “geometria e di sezione aurea”. Condizione che altresì conduce non solo a riflettere su una possibile “continuità trasversale”, ma su un esplicito recupero d’una radicata tradizione pittorica. In tal modo, i “generi” sarà lecito riassumere nelle otto sezioni (le quali, per quanto detto, non s’identificano in funzione cronologica quanto ponendo a confronto dipinti e disegni tematicamente assimilabili di epoche diverse), attraverso cui si sviluppa il percorso della mostra.

Prima sezione :
Autoritratti e Ritratti di famiglia: Ritratto dello zio, 1901; Ritratto della zia, 1901; Ritratto del padre, 1903; Ines, 1964; Autoritratto, 1929; Autoritratto, 1951.

Seconda Sezione:
Compagni di strada: Ritratto di Marinetti, 1910; Apollinaire, 1914; Boccioni, 1916; Savinio, 1918; Soffici, 1927; Ungaretti, 1947.

Terza sezione:
Paesaggio, città, natura: La strada di casa, 1900; Periferia milanese, 1909; Il mulino delle castagne, 1925; Capanne in Garfagnana, 1925; La casa abbandonata, 1930; Fiumetto, 1941; Paesaggio di lago, 1922; La casa di Merate, 1958; Monti liguri (Cengio), 1917; Visione marina, 1914; L’ultimo capanno, 1963; Marina ligure, 1954; Nella rada di Barcellona, 1943.

Quarta sezione:
Nature morte: Natura morta con l’uva, 1903; Natura morta con bicchiere e chicchera, 1966.

Quinta sezione:
Nudi: La prostituta, 1945; La romantica, 1963; Donna accovacciata, 1922; Figura, 1923; Gli amanti, 1925.

Sesta sezione:
Disegni e dipinti di Composizione: Ritmi di linee, 1912; Piccola scomposizione , 1912; Cineamore II, 1914 (tavola parolibera); Mistici sensuali contemplativi, 1941; Cavalli al mare, 1953; La libecciata, 1956; Donne al mare, 1931; Donne II, 1914; Il bove, 1932.

Settima sezione:
Figure: Scomposizione di testa, 1914; Testa di donna toscana, 1942; Testa di uomo, 1941; Acrobata (Giocoliere), 1914; Mezza figura, 1914; Manichino, 1917; Madre e figlia, 1922; Cacciatore toscano, 1929; Vigilia di Pasqua, 1937; Toilette del mattino, 1939; Soldato a cavallo, 1934; Contadini della Versilia, 1938; Il Gran Lombardo, 1949; Testa femminile, 1912; I dioscuri III, 1920; Studio per l’”Attesa”, 1925.

Ottava Sezione:
Dipinti, cartoni e bozzetti per opere parietali: Giudizio universale, 1937; Giustiniano, 1933; Angeli trombettieri, 1935; Caino Abele e la Giustizia, 1933; Caino e Abele, 1933; Giustiniano reca il nuovo codice all’impero romano, 1934;Giustiniano, 1934; Giustiniano II, 1934; Studio per il Giudizio universale, 1934; Il Giudizio finale, 1934; La Giustizia romana, 1934; Caino e Abele – La schiavitù liberata, 1934; Studio per il Giudizio finale, 1935; Studio per Giustiniano, 1935; Studio per Giustiniano, 1935; Studio per Giustiniano II, 1935; La Giustizia, 1935; La Giustizia libera gli schiavi, 1935; La legge difende i buoni e punisce i cattivi, 1935; Giustiniano, 1935; La Giustizia libera lo schiavo e punisce il diletto, 1935.

MOSTRA:CARLO CARRÀ. “LA GEOMETRIA DEL QUOTIDIANO, REALTÀ MITO CLASSICITÀ CONCRETEZZA”
LUOGO:MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE D’ABRUZZO – CHIETI – VILLA COMUNALE
DURATA:26 GIUGNO – 26 SETTEMBRE 2004
CATALOGO:TESTO, SCHEDE SCIENTIFICHE E APPARATI BIO-BIBLIOGRAFICI A CURA DI DOMENICO GUZZI
ORARIO:9/20 CHIUSO IL LUNEDI
ORGANIZZAZIONE:ASSOCIAZIONE CULTURALE TRIFOGLIO – CHIETI
DIRETTORE ARTISTICO:GIUSEPPINA CONTI
UFFICIO STAMPA: MICAELA CONTI 339.5781779
VISITE GUIDATE:0871.330344 – 339.5781779 – 349.8418665 (SU PRENOTAZIONE MINIMO GRUPPI DI 8 PERSONE)

Link: http://www.associazioneculturaletrifoglio.com

TORINO : Borgo Medievale.

Fondazione Torino Musei. Mostra delle ceramiche del castello. Il Borgo Medievale di Torino, ricostruzione di un castello feudale quattrocentesco composto da borgo e rocca, fu concepito quale Sezione di Arte Antica all’interno della Esposizione Generale Italiana del 1884 con finalità eminentemente didattica: comunicare in modo immediato e intuitivo al pubblico più vasto l’idea dello stile che aveva contraddistinto il XV secolo in Piemonte.

Le case del villaggio furono costruite componendo modelli rilevati da edifici quattrocenteschi esistenti sul territorio piemontese; la rocca feudale ebbe stanze interamente arredate con riproduzioni di oggetti originali scelti ed eseguiti con assoluto scrupolo filologico. Il complesso, poi divenuto Museo Civico, svolse in questo modo un ruolo importante nel valorizzare il patrimonio artistico e architettonico del Quattrocento piemontese, misconosciuto e spesso a rischio di dispersione.

Con la stessa prospettiva, la Fondazione Torino Musei intende ora promuovere l’approfondimento della conoscenza e la valorizzazione del Borgo, avviando un preciso impegno di studio delle collezioni in parallelo con il loro restauro e, soprattutto, favorendo la diffusione di tale conoscenza tramite l’allestimento di mostre tematiche, la pubblicazione del catalogo delle opere e di quaderni didattici.

La mostra delle ceramiche del castello è la prima tappa di questo impegno: essa è il frutto dello studio approfondito condotto sui manufatti in rapporto ai loro modelli, corroborato dai risultati dell’intervento di restauro condotto sull’intera collezione.

Il percorso propone pezzi esemplari del vasellame ceramico che riproducono in maniera precisa una serie di originali quattrocenteschi, imitandone forme, tecniche e decorazione; furono realizzati da rinomate manifatture italiane, come la fiorentina Cantagalli, le emiliane Minghetti e Farina, la ditta torinese dei Fratelli Chiotti. Il nucleo in esposizione, costituito da circa 20 pezzi di cui piatti, scodelle e boccali in terracotta ingobbiata, graffita e dipinta e alcune maioliche, è stato oggetto, nell’ultimo anno, di restauro e di studi approfonditi. Gli oggetti sono esposti accanto ai loro modelli, 13 pezzi tardo-medievali e rinascimentali, di provenienza piemontese, emiliana e toscana, con prestiti da collezioni pubbliche e private. La mostra illustra anche la produzione della bottega della ceramica attiva al Borgo Medioevale durante l’Esposizione Nazionale del 1884, all’epoca gestita da Ludovico Farina e Alberto Issel, con opere provenienti dal castello di Issogne in Valle d’Aosta e dall’Accademia Ligustica di Genova. Avvalendosi di pannelli esplicativi e di riproduzioni fotografiche, il percorso offre nozioni di supporto per facilitare la comprensione della finalità didattica che sovrintese nel 1884 alla produzione del vasellame come dell’intero castello, nozioni sulla tecnica (si tratta perlopiù di ceramiche ingobbiate, graffite e dipinte), sulle manifatture autrici delle opere, sull’attività della bottega del Borgo. L’informazione circa la ceramica quattrocentesca piemontese è ampliata per mezzo della proiezione di immagini di manufatti ancora presenti sul territorio.

Il percorso espositivoima vetrina illustra la tecnica di lavorazione della ceramica ingobbiata, graffita, dipinta e invetriata, che ebbe vasta diffusione nella produzione padana del secolo XV. La lavorazione è articolata in più fasi: dopo essere stata modellata, la terracotta viene ricoperta da uno strato sottile di argilla chiara (ingobbio), decorata a graffito e a pennello con ossidi di rame e di ferro e sottoposta a una prima cottura; l’oggetto è poi ricoperto con una vernice trasparente (vetrina) e cotto una seconda volta.

Dopo le ceramiche, la sala mostre ospiterà una rara raccolta di libri editi dalla stamperia nata nel Borgo Medievale per l’esposizione del 1911 e divenuta poi parte integrante del Museo Nazionale del Libro, fondato a Torino nel 1912 e rimasto in vita fino alla fine degli anni Venti, quando cominciò la dispersione delle sue raccolte. Sono disponibili immagini delle ceramiche in alta definizione.

Info: tel. 011.4431.701

Dal 23 giugno al 3 ottobre 2004.

Ingresso gratuito. FONDAZIONE TORINO MUSEI (GAM – Palazzo Madama – Borgo Medievale) – Via Magenta, 31 – 10128 TORINO Tel. 011 4429523

Autore: Niccolò Cordero

Fonte:CulturalWeb

BARCELLONA (Spagna): Mediterraneum. L’esplendor de la Mediterrania Medieval s. XIII-XV.

Barcelona, Museo Marítim e Museo de Historia de Cataluña Medioevo nel Mediterraneo. Tra rotte commerciali, galere, vascelli, scontri, scambi, alleanze e voltafaccia. L’epopea del mare nostrum tra oriente e occidente, tra arte e scienza…

Lo spazio del mare, le rotte invisibili che lo solcano, le mappe stellari che come uno specchio riflettono la navigazione di galere, vascelli e navi da cabotaggio sono i protagonisti di una mostra pensata e realizzata in occasione del Forum delle Culture 2004 a Barcellona. Mediterraneum racconta se stesso, diviso fra il Museu d’Història de Catalunya, nel quale è allestita la parte dedicata all’arte e alle sue relazioni con la religione ed il potere ed il Museu Maritim, dove si espongono opere connesse con la navigazione ed il commercio.

Le rotte marittime tra il XIII ed il XV secolo tessono una fitta trama in cui si intrecciano, come in un arazzo, le storie più diverse. Vi si incontrano culture e popolazioni le cui radici costituiscono, in buona parte, l’Europa contemporanea, con tutte le sue contraddizioni. Da una parte i magnifici portulani arabi e maiorchini, gli astrolabi, gli imponenti ritratti di principi e sovrani narrano della crescente espansione della Corona d’Aragona, dei viaggi verso un Oriente che, per mercanti e naviganti, risultava assai meno sconosciuto e misterioso di quanto possiamo oggi immaginare. La mostra, allo stesso tempo, invertendo il punto di vista abituale, prende anche in considerazione la fondamentale ascendenza del mondo orientale, sia dell’universo bizantino, sia di quello mammelucco o ottomano, sulla formazione della nascente Europa.

Per comprendere l’origine delle culture figurative che durante il medioevo si susseguirono nelle regioni dell’Europa mediterranea è infatti necessario assumere come punto di partenza la circolazione di opere d’arte di natura e provenienza diversa, fenomeno che si dovette in primo luogo ai continui scambi commerciali tra le opposte sponde del Mare Nostrum. Tale circolazione, di cui la mostra da buon esempio, anche se non esaustivo, è alla base del linguaggio composito ed ecclettico, che gli artisti adattarono di volta in volta alle loro esigenze e a quelle dei loro committenti, specialmente in terre di transito come le isole.

Non è un caso che proprio qui, spesso, si crearono le condizioni per le realizzazioni più raffinate. Ad un artista di cultura maiorchina, si deve ad esempio, con molta probabilità, uno dei pezzi forti della mostra: una tavola che rappresenta Santa Caterina d’Alessandria, realizzata probabilmente nei territori della Corona d’Aragona, ma destinata ab antiquo all’omonimo monastero del Monte Sinai in Egitto. La tavola venne eseguita dal pittore Martinus de Vilanova su commissione del console catalano a Damasco nel 1387, così come recita l’eccezionale iscrizione ancora leggibile ai piedi della santa. Parallelamente non era difficile trovare nei mercati “occidentali” o nelle collezioni di sovrani e ricchi mercanti oggetti che provenivano dal più remoto oriente, libri miniati, ceramiche, bronzi alcuni dei quali è possibile travare esposti a Barcellona. Un affascinante viaggio dunque al quale manca però una voce narrante continua, e che lascia spesso con la voglia di saperne di più.

Museo Marítimo de Barcelona – Av. de les Drassanes s/n, 08001 Barcelona, fino al 27 settembre 2004
orario di visita: tutti i giorni, dalle 10:00 alle 19:00 – ingresso: entrata combinata: 7 €.
Info: tel. 933 429 920, fax 933 187 876- e-mail: m.maritim@diba.es – www.diba.es/mmaritim/index.htm

Museu de Historia de Cataluña – Pl. de Pau Vila, 3 (Palau de Mar) – 08001 Barcelona
orario di visita: da martedì a sabato, dalle 10:00 alle 19:00, mercoledì, dalle 10:00 alle 20:00, domenica e festivi, dalle 10:00 alle 14,30, lunedì chiuso.
Info: tel. 93 225 47 00, 93 225 47 26, 93 225 47 32, fax93 225 47 58 – e-mail: mhc.cultura@gencat.net – www.mhcat.net

Autore: Licia Buttà

Fonte:Exibart on line

MILANO: Risplende la Pietà Rondanini al Castello Sforzesco.

Conclusa la pulitura dell’ultima opera, incompiuta, di Michelangelo. Parte adesso una fase di studi sui numerosi dati documentari raccolti nel corso dell’intervento di manutenzione. E già riservano alcune sorprese…

La Pietà Rondanini di Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475 – Roma, 1564) non aveva bisogno di restauri, solo di un intervento di manutenzione straordinaria e di pulitura.
Tengono a precisarlo Maria Teresa Fiorio (soprintendente ai Beni Artistici di Milano) e Sabina Vedovello (restauratore della C.B.C. Conservazione Beni Culturali di Roma), annunciando la fine dell’intervento conservativo durato un anno. Milanesi e turisti possono di nuovo ammirare la Pietà al Castello Sforzesco, appoggiata sull’ara romana di epoca traianea, sulla quale fu collocata nel 1904.

L’intervento, diretto dalla Soprintendenza di Milano, è stato effettuato dalla C.B.C., con la collaborazione dell’Istituto Centrale del Restauro e di alcune istituzioni universitarie; tra queste il Politecnico di Milano che ha progettato e realizzato una tecnica innovativa per l’analisi delle patologie delle pietre.

I lavori di pulitura sono stati preceduti da una fase preparatoria (iniziata nel 1998) di indagini archivistiche e diagnostiche. Un primo intervento ha rimosso la patina giallo- bruna di polveri e residui che offuscava la complessa superficie della statua. La rimozione è stata effettuata con impacchi di acqua distillata applicati sul marmo con fogli di carta giapponese, lasciati agire per pochi minuti. Questa prima fase di ‘lavaggio’ ha immediatamente regalato una lettura più corretta dei volti, delle scanalature e graffiature del marmo. Sono seguite azioni più specifiche per rimuovere le diverse sostanze che avevano macchiato la pietra e le tracce di residui organici delle calcature effettuate in passato.

E’ stata “pulita” anche l’ara che fa da base alla Pietà. Si è accertato che i due blocchi non sono connessi con perni metallici, ma semplicemente appoggiati l’uno sull’altra; sottili lamelle di piombo si interpongono sulle aree di appoggio.

Terminata la fase conservativa con la riapertura al pubblico, prosegue l’indagine conoscitiva. I dati raccolti prima e durante la pulitura saranno organizzati nei prossimi mesi in una pubblicazione scientifica. E’ intenzione del Comune di Milano promuovere nel 2005 una giornata di studi su Michelangelo e la sua ultima Pietà.

Un primo risultato è già stato raggiunto. E’ stata smentita l’appartenenza alla Pietà Rondanini del cosiddetto Frammento Borghese, una testa di Cristo ritrovata a Roma negli anni ’50 e attribuita nel 1973 da Mantura a Michelangelo. Egli ritenne di poter identificare in quel frammento la testa di Cristo della prima versione della Pietà (scolpita nel 1552 nello stesso blocco della Rondanini), quella che Michelangelo distrusse e della quale rimane incorporato nell’attuale il braccio levigato alla destra di Cristo. L’autografia michelangiolesca non è mai stata accolta da tutti gli studiosi.Le indagini petrografiche condotte sul marmo della Testa e sulla Pietà hanno smentito che il frammento sia appartenuto al blocco della Rondanini. La Testa sarà temporaneamente esposta accanto alla Pietà.

Il tutto al fine di fare luce su un’opera che continua ad essere circondata da un’aura di mistero. Qual è il significato di quel corpo di Cristo quasi annullato in quello della Madonna con il quale sembra fondersi?

Il tema della Pietà ha accompagnato Michelangelo per tutto il corso della vita. Dalla Pietà di San Pietro del 1500 alla Pietà Rondanini, incompiuta, alla quale il genio toscano lavorò fino agli ultimi giorni di vita. La distanza iconografica tra le due opere misura il cammino spirituale compiuto da Michelangelo.

La superficie della Rondanini, riportata a nuova vita dalla pulitura, conferma con quanta energia l’artista fino all’ultimo aggredisse il blocco di marmo. Come se intendesse ridurre ad un velo sottile la materia, in un processo di spiritualizzazione estrema che caratterizza gli ultimi anni della sua vita.

Con la Rondanini Michelangelo sembra ripensare il proprio cammino spirituale e artistico. Rinuncia alla levigatezza e alla perfezione anatomica per creare un’opera, forse la prima scultura moderna, in cui le figure, sottili fantasmi, sono solo espressione della forza dei sentimenti e negano quei canoni di bellezza e perfezione formale che lui stesso aveva contribuito a creare. Non a caso è stata “riscoperta” e apprezzata solo nel XX secolo.

Castello Sforzesco – Sala degli Scarlioni- Piazza Castello, Milano
Ingresso libero
Orari: da martedì a domenica 9.00-17.30; chiuso lunedì

Autore: Antonella Bicci

Link: http://www.milanocastello.it

Fonte:Exibart on line