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FIRENZE: Ugo Procacci a cento anni dalla nascita.

Giovedì 31 marzo 2005, Università degli Studi di Firenze, Aula Magna del Rettorato – Piazza San Marco 4 – ore 9.00.

A 100 anni dalla nascita, Firenze ricorda con una giornata di studi, la figura e l’opera di un grande protagonista della cultura fiorentina del Novecento: Ugo Procacci.

L’Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro di Firenze, erede tra i più diretti del suo lascito di sapere e di azione, con l’Università degli Studi di Firenze, la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico per le province di Firenze, Pistoia e Prato e la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, ricordano con una giornata di studi la figura e l’opera di Ugo Procacci.

Firenze è stata la sua città, ad essa, e al suo inestimabile patrimonio artistico, Procacci ha dedicato tutta la vita. Nella sua duplice veste di funzionario della tutela e di studioso, ha influenzato sia l’operatività degli Enti della tutela e della conservazione, sia la formazione di un’intera generazione di addetti ai lavori.

Fondatore nel 1934 del primo Laboratorio di restauro dei dipinti, a lui si deve, nell’emergenza drammatica della seconda guerra mondiale la messa in sicurezza ed il recupero di un numero cospicuo di opere d’arte. Da Soprintendente affrontò la tragedia dell’alluvione del 1966, coordinando il salvataggio dell’intero patrimonio artistico fiorentino.

I suoi studi ed il suo metodo di ricerca basato sull’integrazione dei dati documentari, stilistici e sulla tecnica artistica sono tuttora un modello per chi cerca di coniugare la tutela, la conservazione e lo studio del patrimonio storico artistico.

Dopo un’introduzione di Cristina Acidini, Soprintendente dell’attuale Opificio che deriva in parte dal Laboratorio fondato da Procacci, la giornata di studi prosegue con gli interventi dei rappresentanti degli Enti di tutela, suoi collaboratori e successori, e del mondo degli studi, quali: Umberto Baldini, Luciano Berti, Antonio Paolucci, Monica Bietti, Giorgio Bonsanti, Marco Ciatti, Cristina Danti, Cecilia Frosinini, Julian Gardner, Giancarlo Garfagnini, Margaret Haines, Maria Cristina Improta, Roberto Lunardi, Anna Padoa Rizzo.

Laureatosi in storia dell’arte nel 1927, Procacci in un primo momento si dedica gli studi storici sotto la guida di Gaetano Salvemini, suo grande maestro, da cui apprende il metodo storico, che con rigore applicherà ai suoi successivi studi artistici. Socio fondatore del Circolo Rosselli, aderisce successivamente al movimento antifascista Giustizia e Libertà, fondato da Carlo Rosselli e Emilio Lusso nel 1929. Gli anni ’20, corrispondenti alla sua carriera universitaria e all’ascesa del fascismo al potere, sono particolarmente difficili, contraddistinti da ristrettezze economiche e da persecuzioni politiche. Dall’inizio degli anni ’30 è alla Soprintendenza fiorentina dove con estrema determinazione riesce a sviluppare i due settori di suo maggiore interesse: gli studi storico artistici ed il restauro. Secondo un moderna concezione, fonda nel 1934 il Laboratorio di restauro dei dipinti, con sede nei locali della Vecchia Posta degli Uffizi, riorganizzando tutta l’attività dei restauratori attivi nelle Gallerie fiorentine. Coniugava l’interesse per l’attività di restauro allo studio del patrimonio artistico del territorio toscano, costituendo così una esemplare opera di tutela. Si occuperà da vero pioniere delle tecniche artistiche dei maestri del passato: indimenticabile la sua “rilettura” del Trattato dell’Arte di Cennini, così come la sua ricerca sulla tecnica della pittura murale. Con altrettanta passione e ricchezza di risultati si dedicherà alla ricerca d’archivio, nella quale riportò scoperte fondamentali per la conoscenza della storia dell’arte fiorentina.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, l’attività del Gabinetto dei restauri si interrompe e Procacci, mettendo a repentaglio la propria vita, si adoperò per salvare il maggior numero possibile di opere d’arte. Celebri le sue escursioni con Frederich Hartt in jeep nel territorio toscano per censire il patrimonio artistico.

Nonostante le numerose difficoltà economiche, organizzative ed anche morali, Procacci riesce, nell’immediato dopoguerra, ad organizzare due importanti mostre con le opere danneggiate dalla guerra e restaurate: “Opere d’arte restaurate a Firenze” del 1946, e “Opere d’arte trasportate a Firenze durante la guerra” del 1947.

Sono gli anni del restauro della Madonna e S. Anna di Masolino e Masaccio e degli interventi sul trittico di Beato Angelico (La Madonna con il Bambino e i Santi Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Marco e la Maddalena) e del Sassetta (La Madonna e quattro Santi). Il Gabinetto dei restauri fiorentino raggiunge così alti livelli tecnici e fama internazionale.

Nel 1958 Procacci diviene Soprintendente ai monumenti di Firenze, Arezzo e Pistoia (fino al ‘64) e nel 1962 contemporaneamente ricopre il ruolo di Soprintendente alle Gallerie fiorentine (fino al ‘70), lasciando la direzione del Laboratorio.

Da Soprintendente affrontò l’alluvione del 1966, assumendosi la responsabilità del coordinamento generale del salvataggio e indirizzando i futuri sviluppi del Laboratorio della Fortezza e degli altri centri di restauro, anche in rapporto agli aiuti provenienti dall’Italia e dall’estero.

A questa già ricca attività, svolta sempre con entusiasmo ed abnegazione, Procacci affiancò poi una lunga didattica nell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università.

Per tutto questo, che si accompagnava in lui a doti di grandissima umanità, Ugo Procacci rappresenta un modello ideale di funzionario della tutela, che ha saputo coniugare lo studio delle opere d’arte del territorio con la loro conservazione e valorizzazione, e trasmetterne il senso ai giovani.

Info: Ambra Nepi Comunicazione- Firenze – tel. 055/244217 – fax 055/242705 – cell. 348 6543173

POMPEI (Na): Progetto Arcus – Fortuna visiva di Pompei.

Mario Ciaccia (Presidente di Arcus): “Il sogno di Arcus e’ quello di creare dei bacini culturali attraverso i quali incrementare l’economia”.

Un sito internet che permetta a specialisti e visitatori di viaggiare virtualmente nellaPompei di 2000 anni fa. Fruibile anche dai non vedenti. Questo il progetto, intitolato ‘Fortuna visiva di Pompei’, presentato il 24 marzo, a Roma, alla presenza di Mario Ciaccia, presidente di Arcus, Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, e Ettore Pietrabissa, direttore generale di Arcus.

L’operazione, finanziata interamente da Arcus, Societa’ per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo, vedra’ coinvolti in partnership la stessa Arcus, la Scuola Normale di Pisa e la Soprintendenza Archeologica di Pompei e sara’ terminata, secondo gli organizzatori, in un triennio.

‘L’idea – ha commentato Ciaccia – mira alla valorizzazione di un’area archeologica tra le piu’ visitate, anche utilizzando tecnologie multimediali che permettano una migliore fruizione del sito’. Al visitatore che si colleghera’ on-line al sito della Soprintendenza, ma anche a chi si trovera’ negli scavi, sara’ offerta la possibilita’ di rivivere l’antica Pompei e di confrontare il sito storico con quello attuale, muovendosi su un itinerario disegnato su misura e in maniera del tutto personale. ‘La scelta di Pompei – ha aggiunto Ciaccia – non e’ stata casuale, costituendo questo uno dei poli d’eccellenza dei siti archeologici a livello mondiale’.

”Il sogno di Arcus – ha spiegato Mario Ciaccia, presidente di Arcus, e’ quello di creare dei bacini culturali che si trasformino in percorsi di turismo specifico, attraverso i quali incrementare l’economia e la conservazione degli stessi. Il nostro paese ha una grande responsabilita’, essendo una sorta di ‘scrigno a cielo aperto’. Per quanto riguarda Pompei, la nostra volonta’ e’ quella di concorrere a valorizzare il suo inestimabile patrimonio. E’ necessario, pero’, ‘fare sistema’ con le istituzioni, la societa’ civile e le universita’, per essere certi di ottenere realmente cio’. Credo veramente nel ‘sistema paese’, ma credere non basta, bisogna mettere in pratica”.

”Abbiamo scelto di operare a Pompei – ha affermato Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa – in quanto luogo ‘unico al mondo’, vero e proprio archetipo e modello dei siti archeologici. La Normale, inoltre, ha un filone di studi consolidato legato alla citta’ romana. Il principio del nostro partner Arcus e’ molto importante: riteniamo anche noi che i Beni Culturali siano molto importanti per lo sviluppo dell’economia nazionale”.

Fonte:CulturalWeb

RUSSIA – Mosca: Salviamo la casa comune Narkomfin.

www.nardinirestauro.it ha promosso un appello internazionale volto al recupero della casa comune Narkomfin di Mosca, costruita nel 1928 dall’architetto russo Mojsei Ginzburg e dal gruppo di progettisti sovietici dell’OSA, un’eccezionale testimonianza dell’architettura costruttivista.

Negli ultimi decenni il complesso architettonico ha conosciuto un preoccupante e progressivo deterioramento; oggi, l’edificio si trova in condizioni disastrose, che mettono seriamente a rischio la sua stessa sopravvivenza.

Nardini Editore, il comitato scientifico di “Arkos” si rendono promotori di un appello on-line per la salvaguardia e il restauro di questo capolavoro della fase pionieristica del Movimento Moderno, coadiuvati dal sostegno di organismi internazionali che operano per la tutela e la valorizzazione del patrimonio architettonico moderno, co-firmatari dell’iniziativa:

DO.CO.MO.MO International (International working party for DOcumentation and COnservation of buildings, sitesand neighbourhood of the MOdern MOvement),
DOCOMOMO France,
ICOMOS, Secrétariat International,
ICOMOS Russia,
Fondation Le Corbusier,
Fondation Alvar Aalto,
Russian Research Institute for Cultural and Natural Heritage,
The Twentieth Century Society,
Bauhaus Dessau Foundation,
Moscow Architectural Institute – MARKHI,
UIA – Union Internat. des Architectes,
World Heritage Centre (UNESCO),
Moscow Architecture Preservation Society

Per aderire all’appello:

Salviamo la casa comune Narkomfin

Autore: Sara Di Giorgio – Redazione Nardini Restauro

Link: http://www.nardinirestauro.it

Rosy PATICCHIO: Un bene da salvare in Terra d’Otranto.

La politica di tutela e valorizzazione del patrimonio storico-archeologico del Salento lascia tuttora a desiderare, nonostante le belle parole che suonano ormai come un patetico ritornello propagandistico, soprattutto alle orecchie dei tanti insigniti di una laurea in conservazione dei beni culturali che altro non possono fare che portare a spasso la propria pergamena. L’ultimo caso eclatante quello dell’Abbazia di San Nicola di Casole, vicino Otranto in provincia di Lecce, per cui è stata addirittura avanzata una proposta di vendita, in quanto di proprietà privata. Solo pochi ruderi costituiscono oggi la testimonianza del più importante centro propulsore dell’Umanesimo italo-bizantino in Terra d’Otranto e di un fertile movimento letterario che guidò molti giovani dediti all’arte poetica e alle discipline filosofiche.

Il monastero fu fondato nel 1098 ca. per volontà Boemondo I, nell’area in cui già sorgeva un cenobio costituito da casupole, donato dallo stesso principe normanno di Taranto e Antiochia ai monaci basiliani. L’abbazia godette di grossa notorietà, soprattutto perché determinò la sopravvivenza delle lettere greche in un periodo in cui, sotto l’influenza dell’ambiente culturale promosso dalla corte di Federico II a Palermo, la lingua volgare prevaleva su quella classica.

All’interno del monastero fu fondata una scuola poetica da parte dell’abate Nettario, e una biblioteca di cui poteva usufruire anche il pubblico, costituita da centinaia di volumi, pergamene, rotoli di papiri, oggi sparsi per tutta Europa. Il sacco di Otranto del 1480 portò infatti alla distruzione dell’intero complesso dell’Abbazia di San Nicola, che rimarrà abbandonata fino al 1527 ca., quando solo la chiesa verrà restaurata per volere del Papa Clemente VII.

Quello che fu, tra XII e XV secolo e al culmine della diffusione del monachesimo basiliano nel Salento, uno dei più importanti centri di cultura e religione medioevale, per lungo tempo ponte tra Oriente e Occidente, dove molti giovani appassionati di lettere classiche e protesi ad una vita di riflessione sulle principali problematiche teologiche del tempo si dedicarono ai loro studi umanistici e filosofici, trovando un saldo punto di riferimento, giace ora quasi invisibile all’occhio umano. Quei resti affioranti dalla campagna idruntina, tra cui due serie di quattro colonne che dovevano sostenere l’arcata dell’antica chiesa e alcuni fregi solitari, necessitano non tanto dell’acquisizione da parte di qualche straniero miliardario amante del paesaggio salentino, quanto di un intervento pubblico che miri al recupero funzionale dell’intera area del monastero di San Nicola, suggellando il ricordo di un tale antico splendore.

Bibliografia:
DAQUINO C., Bizantini in Terra d’Otranto. Cavallino (LE), Capone, 2000.

Autore: Rosy Paticchio

MASSA MARITTIMA (Gr): L’inaugurazione del Museo d’Arte Sacra.

L’arrivo del crocifisso ligneo dipinto di Giovanni Pisano ha segnato idealmente il completamento dell’allestimento museale. Il crocifisso è stato posto in una delle sale principali del museo, dove, caso praticamente unico al mondo, sarà possibile il confronto diretto tra la scultura lignea dipinta del celeberrimo figlio di Nicola Pisano e la sua produzione scultorea in marmo testimoniata qui attraverso le sculture nate per ornare la splendida facciata della Cattedrale di San Cerbone. Si tratta in particolare di tre sculture originali (Telamone, Grifo e Cavallo) che vengono proposte nel museo in un contesto architettonico in grado di mostrare la loro reale funzione.

Ma le sorprese in questo museo, frutto di un progetto di valorizzazione del patrimonio storico-artistico portato avanti dal Comune, in stretta collaborazione con la Soprintendenza di Siena e Grosseto, con la Diocesi di Massa Marittima e Piombino e con la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, non finiscono qui.

E’ possibile ammirare altri esempi della produzione artistica senese e pisana agli inizi del ‘300 come ad esempio alcune sculture marmoree dipinte di Gano di Fazio ed una croce in argento di Andrea Pisano.

Trova spazio in un’altra sala la tavola a tempera di Ambrogio Lorenzetti grazie alla quale per Giorgio Vasari, nelle sue “Le vite”, Lorenzetti fece conoscere quanto egli di “giudicio e d’ingegno nell’arte della pittura valesse”. Questa tavola è la celebre Maestà. Per questa opera l’arrivo nel nuovo museo equivale ad un vero e proprio ritorno a casa in quanto, come ritengono gli storici dell’arte, fu dipinta proprio per la chiesa del complesso di San Pietro all’Orto, nei cui magazzini, tra l’altro, fu rinvenuta casualmente nel 1866.

Il nuovo museo ospita tante altre opere d’arte di autori celebri come Stefano di Giovanni detto il Sassetta, Sano di Pietro, l’allievo di Donatello Urbano da Cortona, Zaccaria Zacchi, Domenico di Niccolò dei Cori e Pietro Lorenzetti.

L’inaugurazione del nuovo museo è avvenuta sabato 19 marzo nell’antico Convento di San Pietro all’Orto nella parte alta del centro storico di Massa Marittima.

Accanto ad un nucleo importante di opere di proprietà del Comune di Massa Marittima nel Museo sono esposte opere concesse in deposito dalla Soprintendenza di Siena e Grosseto ed altre concesse in prestito da alcune Parrocchie di Massa Marittima, grazie ad un importante rapporto di collaborazione instauratosi tra Comune e Diocesi di Massa Marittima – Piombino e le stesse Parrocchie.

Info:
Ufficio Stampa: Via Norma Parenti, 30 – 58024 Massa Marittima (GR)
Tel.:+39-(0)566-906172 ; Fax: +39-(0)566-903530
mailto:ufficiostampa@cm-collinemetallifere.it – e.maestrini@cm-collinemetallifere.it
http://www.cm-collinemetallifere.it;
http://www.comune.massamarittima.gr.it

Organizzazione:
Sistema Museale di Massa Marittima – 58024 Massa Marittima (GR) – Piazza Cavour, 6; tel. 0566/902078
mailto:musei@comune.massamarittima.gr.it

Link: http://www.massamarittimamusei.it/artesacra