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FERRARA: La tecnologia al servizio dei beni culturali – Nuovi sistemi di catalogazione visualizzazione e salvaguardia.

Giovedì 7 aprile 2005, ore 10,30, al Salone del Restauro di Ferrara, alla Fiera, verrà presentato il ‘Museo virtuale delle Certosa’, un progetto-pilota di accesso alle banche dati culturali attraverso la visualizzazione, che mostra l’evoluzione – nel tempo e nel contesto storico e territoriale – di questo complesso monumentale.

Sarà questa l’occasione per vedere per la prima volta, in corso d’opera, la ricostruzione virtuale della necropoli etrusca nel cui sito fu eretta la Certosa di Bologna poi destinata a cimitero storico-monumentale.

Con il concorso di esperti di più discipline verranno proposte applicazioni di nuove tecnologie ai beni culturali, sia volte a favorire la fruizione del patrimonio artistico da parte di uno spettatore che viene messo in un punto privilegiato di osservazione, sia orientate a dare supporto a moderne metodologie per la protezione dei monumenti da eventi naturali.

Interverranno:

· Mauro Felicori, Comune di Bologna – Progetto Nuove Istituzioni Mussali ‘ICT & Beni Culturali: l’esperimento di una nuova idea di museografia’;

· Antonella Guidazzoli, Cineca ‘La programmazione di ambienti virtuali e database per il progetto Museo Virtuale della Certosa’;

· Marinella Marchesi, Comune di Bologna – Museo Civico Archeologico ‘Lo scavo ottocentesco della necropoli etrusca della Certosa di Bologna e le prospettive per una ricostruzione virtuale’;

· Sofia Pescarin, CNR-ITABC – Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali ‘La ricostruzione virtuale della necropoli etrusca della Certosa’;

· Sergio Petronilli, ENEA – Unità di Agenzia Progetti di Trasferimento Tecnologico per le PMI ‘Riproduzione in scala di grandi monumenti in bronzo e ricostruzione digitale 3D di reperti etruschi’;

·Giuseppe Maino, Enea, Metodologie fisiche ed informatiche per la conoscenza e la conservazione di opere d’arte “ Un sistema GIS per la documentazione dei mosaici”;

·Giorgio Fornetti, Enea, Unità Tecnico Scientifica – Tecnologie Fisiche Avanzate “Imaging Topological Optical Radar (Itor): Applicazione alla diagnostica delle Belle Arti in superficie e in ambiente subacqueo”;

·Sergio Omarini, Enea, Unità Tecnico Scientifica Materiali e Nuove Tecnologie “Gli interventi dell’Enea e dell’Istituto Centrale per il Restauro sulla Villa di Arianna a Castellammare di Stabia (Progetto “Coperture Archeologiche”);

·Paolo Clemente, Enea, Sezione Prevenzione Rischi Naturali e Mitigazione Effetti “L’analisi dinamica sperimentale nella salvaguardia dei Beni Culturali”;

·Maurizio Indirli, Enea, Sezione Prevenzione Rischi Naturali e Mitigazione Effetti “L’applicazione di tecniche antisismiche innovative per la protezione del Patrimonio Culturale”;

·Bruno Carpani, Enea, Sezione Prevenzione Rischi Naturali e Mitigazione Effetti “La ricerca sulle tecniche antisismiche nell’antichità nell’ottica della salvaguardia del patrimonio architettonico e archeologico”;

·Claudio Seccarono, Enea, Sezione Prevenzione Rischi Naturali e Mitigazione Effetti “La fluorescenza X per la caratterizzazione non distruttiva degli elementi minoritari nei materiali pittorici”.

Il seminario è organizzato dall’Unità di Agenzia per lo Sviluppo Sostenibile dell’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie l’Energia e l’Ambiente), con la collaborazione del Comune di Bologna e CINECA.

Info: Enea, Sergio Petronilli 051 6098217, sergio.petronilli@bologna.enea.it
Segreteria Tecnica, Tiziana Raimondi 051 6098711, Tiziana raimondi@bologna.enea.it

Pierfranco BRUNI: I Beni Culturali. Risorse e identità.

‘La politica del Ministero per i beni e le attività culturali guarda con attenzione ai raccordi tra le testimonianze della memoria e i processi culturali presenti nella società contemporanea.

Proprio per questo il Codice dei beni culturali costituisce uno strumento intelligente ed organico per affrontare le questioni giuridiche, istituzionali e culturali presenti nella società di oggi. La tutela è un fatto fondamentale ed è da questo punto che si irradiano gli elementi della valorizzazione, della gestione e della promozione. Il Codice darà risultati sicuri per una politica della cultura in cui progettualità, formazione, innovazione rappresentano cardini fondamentali che si legano ai nodi della conservazione, della salvaguardia e della fruizione del patrimonio che resta patrimonio nazionale’.

E’ ciò che ha dichiarato Pierfranco Bruni, rappresentante del Ministero per i beni culturali nella commissione Unesco, nell’annunciare l’uscita del suo nuovo libro dal titolo “I Beni Culturali. Risorse e identità” (Edito dall’ Iral, Istituto di Ricerca per L’arte e la Letteratura). Il libro si presenta con una elegante veste e un ampio apparato bibliografico. Sostanzialmente è un lavoro che ricostruire la storia del concetto di bene culturale passando attraverso un’analisi articolata e non perdendo di vista i vari processi normativi.

‘I Beni Culturali’, il saggio di Pierfranco Bruni, apre una discussione a tutto tondo sulla questione e passa in rassegna quei percorsi giuridici e culturali che hanno portato al Codice dei beni culturali. Il testo di Bruni si sofferma sul rapporto tra economia e cultura, tra vocazioni e investimenti, tra realtà nazionali ed Enti locali, sottolineando, in modo particolare, l’importanza del ruolo dei musei, delle biblioteche, del territorio e del dialogo costante tra paesaggio e culture sommerse. L’attualità di questo lavoro scientifico di Pierfranco Bruni pone all’attenzione riferimenti fondamentali come la tutela, la valorizzazione, la fruizione. Elementi sui quali Bruni si è soffermato evidenziando il valore pedagogico dei beni culturali e le capacità produttive che possono innescare. Si sofferma sulla necessità di un discorso didattico e di metodologie pedagogiche da applicare proprio ai vari campi dei beni culturali.

Già di per sé, ha sostenuto ancora Pierfranco Bruni, il bene culturale è una risorsa. Bene e cultura e nello stesso tempo risorsa in quanto portatrice di sviluppo, investimento, interazione con le attività produttive e con le realtà territoriali. Occorre spingerci verso dimensioni pedagogiche che creano un legame straordinario con l’utenza‘.

Bruni, nel saggio in questione, offre delle chiavi di lettura importanti anche per ciò che concerne il ruolo che gli Enti locali possono rivestire in merito alla materia dei beni culturali.

Fonte:CulturalWeb

FIRENZE: Maria de’ Medici – Una principessa fiorentina sul trono di Francia.

Museo degli Argenti – Palazzo Pitti – Piazza Pitti, Firenze, fino al 4 settembre 2005

Dopo oltre quattro secoli Maria de’ Medici regina di Francia torna a Firenze, ed è un ritorno trionfale. Con una grande mostra al Museo degli Argenti in Palazzo Pitti, la sua città d’origine le sta infatti tributando un omaggio degno della sua statura regale: un omaggio doveroso dopo che solo di recente un convegno a Parigi (2000) e una mostra a Blois (2003) hanno finalmente ristabilito la verità storica sul suo conto.

Dal prossimo 19 marzo il Museo degli Argenti all’interno di Palazzo Pitti ospiterà una mostra dedicata a Maria de’ Medici.

Il titolo della mostra, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze il cui contributo è stato determinante, racchiude i termini ideali e geografici entro i quali essa si dipana: Firenze e Parigi, con Maria de’ Medici a fare da trait d’union.

Ma chi era Maria de’Medici? Ben più di lei si conosce, o si ritiene di conoscere, la sua illustre ava Caterina, che sul trono di Francia fu protagonista di eventi clamorosi e drammatici destinati a restare nella memoria collettiva, come la strage di San Bartolomeo. Di questa seconda regina di Francia uscita dalla famiglia dei signori di Firenze, nata nel 1573 e morta nel 1642, era necessario invece aggiornare il profilo, aggiungendo sfumature e particolari a un’immagine consolidata da secoli in senso negativo. Figlia di quel Francesco I umbratile e raffinato che ha legato il suo nome allo Studiolo di Palazzo Vecchio e alla sofisticata cultura del tardo manierismo, Maria venne allevata in una corte che era all’avanguardia in Europa per la pratica del collezionismo, per la qualità e sfarzosità della produzione artistica e artigianale, per le invenzioni musicali e teatrali e, non ultima, per una politica che fece di tutto questo un mezzo efficacissimo di promozione. La sua giovinezza si svolse tra Palazzo Pitti, il giardino di Boboli, la villa di Pratolino e le altre dimore medicee, tra lezioni di musica e di pittura, pratiche devozionali e abiti sontuosi, come preparazione a un destino regale che le era stato predetto. Alessandro Allori, Jacopo Ligozzi, Empoli, Cigoli, Giambologna, Ferdinando Tacca furono tra gli artisti che frequentavano la corte fiorentina, quelli che contribuirono a formare la sua cultura artistica che avrebbe rappresentato in definitiva il patrimonio più prezioso da lei tradotto in Francia.

Al volgere del XVI secolo le congiunture mutevoli della storia avevano portato il granducato di Toscana, fin lì come buona parte d’Italia sotto il dominio diretto o indiretto degli Spagnoli, a riavvicinarsi alla Francia sul trono della quale era dal 1589 Enrico IV di Borbone (1553 – 1610).
Egli, già marito di Margherita figlia di Caterina dei Medici (la famosa ‘regina Margot’) e capo degli Ugonotti, aveva dovuto abbracciare il cristianesimo per poter essere legittimato come sovrano e si stava dedicando con lungimiranza politica e intraprendenza al riassetto dello Stato dopo le lunghe guerre di religione. Grazie ai buoni uffici di Ferdinando I dei Medici era riuscito ad ottenere il divorzio dalla prima moglie, a seguito del quale poté dopo lunghe trattative sposare Maria, nipote del granduca, e accedere così alla sua ingentissima dote, a sconto parziale anche dei suoi debiti con i Medici. Le nozze, avvenute nell’ottobre 1600 per procura a Firenze, furono occasione per festeggiamenti e spettacoli di cui le cronache dell’epoca ci hanno lasciato descrizioni abbaglianti: la cerimonia stessa in Duomo fu uno straordinario evento teatrale, così come alcune invenzioni musicali e iconografiche messe a punto per l’occasione.
Una volta in Francia, nonostante le ripetute infedeltà causate dal temperamento esuberante del re causassero saltuari dissapori, il matrimonio risultò tutto sommato proficuo e non solo per la numerosa prole regale, ma anche per l’apporto fondamentale dato dalla regina alla corona in un paese che doveva riprendersi da decenni di lotte intestine. Forse più del denaro valse infatti il bagaglio di cultura e di raffinatezza che Maria introdusse a corte, con la promozione delle arti e dello spettacolo anche in funzione politica, le commissioni importanti come la costruzione del palazzo del Luxembourg, la protezione accordata a letterati e ad artisti di fama internazionale come Giovan Battista Marino, Peter Paul Rubens, Anton van Dyck, Frans Pourbus.

Quanto di positivo si accompagnò alla presenza di Maria sul trono francese è stato però assai presto trascurato e minimizzato a seguito delle vicende storiche seguite alla morte di Enrico IV, ucciso subito dopo aver investito la moglie di poteri regali alla vigilia di una campagna militare che avrebbe probabilmente condotto in funzione antispagnola.

Maria, reggente per il figlio Luigi XIII minorenne, non era infatti in grado di proseguire la decisa e spregiudicata politica del marito, e pur muovendosi con intelligenza per conservare alla corona le sue prerogative, di fatto si sarebbe poi riavvicinata alla Spagna, a lungo contendendo il potere al figlio ormai maggiorenne contro il quale sosteneva il secondogenito Gastone d’Orléans. Dopo numerosi scontri anche armati, Luigi riuscì infine a prevalere grazie anche all’abilità politica del cardinale Richelieu, già consigliere e protetto di Maria che avrebbe condannato la Medici a un definitivo allontanamento dal potere, ma anche a una damnatio memoriae di cui fino a non molto tempo fa ancora soffriva la sua fama.

Si deve ad un convegno internazionale promosso a Parigi nel 2000 presso il Collège de France sotto la direzione di Marc Fumaroli (i cui atti sono pubblicati sotto il titolo significativo “Le siècle de Maria de Medicis”) una attenta definizione e rivalutazione, con grande ricchezza di argomentazioni, del profilo di questa regina in campo artistico e culturale. A seguito del convegno alcuni studiosi francesi e italiani hanno promosso un’esposizione a Lei dedicata, che fino dall’inizio aveva previsto una doppia edizione, a Blois (sede del primo esilio di Maria) e a Firenze. La prima, tenutasi con grande successo nel 2003 ha focalizzato in particolare l’attenzione sulle arti in Francia all’epoca della Medici con una sezione dedicata anche al coté italiano della sovrana. La corte medicea degli ultimi decenni del Cinquecento viene illustrata nella prima sezione con diversi ritratti: primi fra tutti quelli importantissimi e in parte inediti della stessa Maria e dei suoi familiari. Tra questi le bellissime tele raffiguranti la giovane principessa come quella attribuita a Scipione Pulzone (Casa Vasari, Arezzo) o quella a figura intera di Santi di Tito (Galleria Palatina, Firenze). Segue una ricca selezione di opere e oggetti tra i più rappresentativi tra quelli che la giovane Maria poteva vedere prodotti ed esposti a Firenze, apprendendo contemporaneamente quanto le arti potessero essere di supporto alla politica. Una lezione che essa trapiantò in Francia fornendo un supporto fondamentale al consolidamento del potere di Enrico IV e preparando la successiva politica di Luigi XIII e del cardinale Richelieu. Tra le opere esposte piccoli preziosi dipinti (di Alessandro Allori, Jacopo Ligozzi, Cigoli, Empoli, Santi di Tito …) accostati ad oggetti raffinati usciti dalle botteghe granducali su disegno di Buontalenti, a bronzetti del Giambologna, a maioliche, cristalli, pietre dure oltre a mobili importanti come il Tavolo con i segni dello Zodiaco.

La seconda sezione è stata dedicata alle feste per le nozze fiorentine di Maria con particolare riguardo agli spettacoli e alle novità musicali che in quella occasione furono messe a punto, oltre che alla moda e al costume dell’epoca. Sono presenti qui documenti autografi della stessa Maria, testi e libretti musicali con una mandola dei primi anni del Seicento, cronache dell’epoca oltre a una ricca documentazione di tessuti dell’epoca.

Le novità sono qui rappresentate da una grande tavola di Alessandro Allori restaurata per l’occasione raffigurante le Nozze di Cana nella quale la vera protagonista è la stessa Maria in abiti nuziali e da una grande tela inedita da collezione privata di ambito rubensiano preparatoria per Lo sbarco di Maria a Marsiglia.

La sezione dedicata alla Francia illustra con dipinti di straordinaria qualità e importanza la produzione francese durante il regno e la reggenza della Medici e comprende le grandi commissioni ad artisti italiani. Sono presenti, provenienti dai più importanti musei francesi – primo fra tutti il Louvre -, opere di Philippe de Champaigne, Laurent de La Hyre, Horace Le Blanc, Nicolas Freminet, Claude Vignon … oltre a Frans Pourbus.

Info: Ufficio Stampa Sveva Fede tel. 0575. 24566 fax. 0575. 370368 cell. 336. 693767
e-mail: fattoriadisanfabiano@inwind.it

per Firenze, Camilla Speranza tel. 055. 217265, cell. 333. 5315190
e-mail: camilla.speranza@virgilio.it

Segreteria Ufficio stampa – Firenze Musei- tel. 055. 290383
e-mail: operapren@tin.it

Promozione e relazioni esterne – Mariella Becherini – tel. 055.290383
e-mail: operapren@tin.it

Progetto dell’allestimento e direzione dei lavori – Mauro Linari
Realizzazione dell’allestimento e gestione della mostra – Opera Laboratori Fiorentini
una principessa fiorentina sul trono di FranciaSERVIZI MOSTRA: Prezzo biglietto – Intero €. 6,00 (comprensivo dell’ingresso al Museo degli Argenti ed al Giardino di Boboli) – Ridotto €. 3,00 per i cittadini della Comunità Europea tra i 18 e i 25 anni, Gratuito per i cittadini della Comunità Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni.

Sede espositiva: Museo degli Argenti, Palazzo Pitti, Firenze

Orario:
8.15–18.30 nei mesi di aprile, maggio, settembre
8.15-19.30 nei mesi di giugno,luglio,agosto
La biglietteria chiude un’ora prima della chiusura del Museo.
Chiusura: primo e ultimo lunedì del mese e 1° Maggio

Informazioni e prenotazioni: Firenze Musei – tel. 055. 2654321; la prenotazione per i gruppi scolastici è gratuita ed obbligatoria.

Servizio didattico per le scuole: Visite guidate per le scolaresche solo su prenotazione: costo di €. 3.00 ad alunno; per prenotazioni e informazioni Firenze Musei tel. 055. 290112.

Link: http://www.mariademedici.it

Fonte:Exibart on line

PADOVA: Settecento anni della Cappella degli Scrovegni 1305 – 2005.

Il 25 marzo 1305 avveniva la consacrazione della Cappella degli Scrovegni. A salutare la ricorrenza sarà, come puntualmente avviene ogni 25 marzo, un singolare fenomeno luminoso: un raggio di sole squarcerà l’atmosfera pacata della Cappella e sfolgorerà su un particolare del Giudizio Universale, là dove – forse non a caso – Giotto ha affrescato Enrico Scrovegni nell’atto di offrire la Cappella a Maria.

Quest’anno il 25 marzo sarà memorabile non tanto per il ripetersi di quell’atteso fenomeno ma perché ricorrono i settecento anni di consacrazione della Cappella. L’edificio era stato dedicato esattamente due anni prima, nel 1303, al termine dell’edificazione. Anche se alcuni recenti studi ipotizzano che la stesura degli affreschi fosse stata realizzata già entro il 1304, è questa la data che tradizionalmente viene indicata come quella in cui Giotto doveva aver portato a termine i lavori del magnifico monumento voluto dal banchiere Enrico Scrovegni. Per rendere la cerimonia inaugurale ancora più sontuosa, il proprietario riuscì a ottenere in prestito da Venezia “pannis sancti Marci”.

La ricorrenza verrà segnata da una preghiera solenne da parte del Vescovo di Padova, nella Cappella stessa. La chiesetta dell’Arena è dedicata alla Vergine Annunciata e, dato che quest’anno il 25 marzo, giorno nel quale cade il settecentesimo anniversario, coincide con la giornata del venerdì santo, la celebrazione è spostata al 4 aprile.

Il Comune di Padova in collaborazione con l’Azienda Turismo Padova Terme Euganee, celebra il settimo centenario della realizzazione dell’opera cui si fa risalire la nascita di tutta l’arte occidentale, con un ampio programma di attività che prenderanno il via il 25 marzo per proseguire sino alla stessa data del 2006.

Di particolare importanza, sia dal punto di vista scientifico che da quello divulgativo, si presentano le iniziative editoriali.

Il 15 aprile, nel Palazzo della Ragione, che prima dell’incendio del 1420 ospitava un altro importante ciclo giottesco, Salvatore Settis e Antonio Paolucci presenteranno al pubblico il tredicesimo volume, dedicato alla Cappella degli Scrovegni, della prestigiosa collana “Mirabilia Italiae” che esce per i tipi dell’editore Panini di Modena. Per la prima volta viene pubblicata una completa documentazione fotografica di ogni parte del monumento, anche di quelle meno note e non accessibili al pubblico e degli elementi architettonici. Le pitture vengono minutamente indagate e decodificate e chiarite, spesso in chiave del tutto inedita, le iconografie. Hanno collaborato alla stesura di quest’opera, che si configura come una pietra miliare sulla strada della conoscenza del monumento, alcuni dei migliori specialisti della materia.

Il 28 aprile, nella sede dei Musei Civici del cui circuito di visita il capolavoro giottesco fa parte, verrà presentato un libro di Chiara Frugoni edito da Einaudi. Si tratta di una guida, scena per scena, della Cappella, scritta in modo scorrevole e attraente: l’autrice, oltre a spiegare il ciclo di Giotto, ne presenta una nuova interpretazione che ha per protagonista lo stesso committente, per nulla pentito del fatto di aver accumulato una così ingente ricchezza oscurata dall’ombra del peccato di usura. Il volume è corredato da un DVD con un documentario di Luca e Nino Criscenti, che consente, grazie a riprese realizzate dopo la recente conclusione dei restauri, di esaminare gli affreschi di Giotto ascoltando il commento dell’autore.

Entro l’anno vedrà la luce anche un importante numero speciale dell’organo ufficiale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (cui si deve il finanziamento dei restauri). Questa edizione di “Bollettino d’Arte”, che va idealmente a completare le indagini pubblicate all’inizio degli anni ottanta volte a garantire la conservazione del monumento, contiene il resoconto dei rilevamenti e delle indagini effettuate in occasione del cantiere, la più completa documentazione finora mai raccolta su di un ciclo di pitture murali, che aggiunge un fondamentale tassello di conoscenza sui materiali e sulle tecniche di realizzazione. Il volume è curato dall’Istituto Centrale per il Restauro.

Entro l’anno dovrebbero comparire, a cura della casa editrice Skira, anche gli atti del convegno internazionale di studi, tenutosi a Padova alla fine del 2002 al termine dei restauri. Il volume contiene una serie di vari contributi dedicati a Giotto e a quella che, dopo il magistrale intervento, ora è la sua opera meglio conservata.

Ma non sarà solo l’editoria a commemorare i settecento anni del capolavoro giottesco; Claudio Scimone dirigerà i “Solisti Veneti” in una registrazione di musiche sacre di Antonio Vivaldi, effettuata per RAI Tre e RAI Trade all’interno della Cappella, che verrà diffusa in DVD nei circuiti mondiali. Il premio Nobel Dario Fo studia la possibilità, similmente a quanto ha già fatto per altri capolavori dell’arte italiana, di analizzare in forma di spettacolo fabulatorio il momento storico in cui viveva il grande pittore. Inoltre si propone di mettere in evidenza l’attenzione che Giotto ha dedicato alla cultura popolare e alla lettura dei Vangeli canonici e di quelli apocrifi che spesso arricchiscono il racconto.

Questo è quanto sinora è stato posto in essere, ma altre iniziative si susseguiranno nel corso dell’anno: concerti di musica trecentesca, cicli di conferenze, arredi urbani, il tutto per segnalare ancora una volta, con il rilievo adeguato, l’importanza di uno dei massimi raggiungimenti dell’arte di tutti i tempi che Padova ha l’onore di conservare per l’umanità tutta.

Iniziative promosse dal Comune di Padova, Assessorato ai Musei, Politiche Culturali e Spettacolo –Musei Civici in collaborazione con Azienda Turismo Padova Terme Euganee

Musei Civici agli Eremitani e Cappella degli Scrovegni, Padova, Piazza Eremitani 8Orario: tutti i giorni 9.00 – 19.00

Biglietti: intero euro 12,00 (Musei, Sala Multimediale, Palazzo Zuckermann e Cappella degliScrovegni); euro 10,00 (solo Musei e Palazzo Zuckermann) ridotto euro 8,00; scuole euro 5,00.

Giotto… sotto le stelle, apertura serale della Cappella degli Scrovegni e della Sala Multimediale, dal 1 marzo al 6 gennaio; orario: tutti i giorni 19.00 – 22.00. Informazioni: tel. O49.2963720, email: giottodisera@coopgiotto.com

Biglietti: intero euro 8,00; ridotto euro 6,00; doppio turno euro 12,00

Cappella degli Scrovegni: prenotazione obbligatoria: call center tel. 049.2010020

Autore: Renzo De Simone

Link: http://www.cappelladegliscrovegni.it

Fonte:CulturalWeb

ERCOLANO (Na): Il signor Packard viene a Ercolano.

The Art Newspaper, l’edizione internazionale del nostro giornale edita a Londra e New York, ha ricevuto questa lettera del signor David W. Packard da Los Altos in California, datata 13 febbraio: “In un recente articolo nel Sunday Times, Robert Harris (ndr: l’autore del best-seller “Pompei”) ha vividamente evocato il sogno persistente di ogni studioso di scoprire opere perdute di Aristotele, Livio o Saffo nella Villa dei Papiri a Ercolano.

Egli può aver indotto nei lettori l’erronea impressione che la mancanza di risorse finanziarie spieghi l’attuale moratoria di scavi ulteriori nella Villa. Sono il Presidente del Packard Umanities Institute (PHI), una Fondazione americana che eroga fondi per le opere in corso a Ercolano. PHI inoltre sostiene altri progetti archeologici, tra cui gli scavi inglesi a Butrinto in Albania e a Lefkandi in Grecia. Nel 2000 avevo visitato Ercolano con lo scopo specifico di indagare se PHI poteva offrire il supporto di ulteriori scavi dell’allettante Villa dei Papiri. Mi accompagnava il professor Andrew Wallace-Hadrill. Essendo stato a mia volta uno studioso della classicità, le mie motivazioni erano in gran parte quelle descritte così bene da Robert Harris. Fu invece immediatamente ovvio per me (come lo è stato per qualche tempo per il professor Wallace-Hadrill) che la conservazione a lungo termine e il mantenimento del sito scavato di Ercolano fossero la priorità assoluta e che fin quando la situazione non fosse migliorata ulteriori scavi sarebbero sembrati un’irresponsabile caccia al tesoro. Ebbi un fecondo incontro col soprintendente Guzzo e concordammo che PHI avrebbe collaborato e offerto fondi con il team di Guzzo nel loro sforzo di definire e realizzare un piano globale di conservazione del sito. PHI ha già destinato diversi milioni di dollari a tal fine. Il lavoro è stato fatto da eccellenti specialisti italiani, che hanno lavorato con un comitato internazionale di consulenza scientifica diretto dal professor Wallace-Hadrill. Quando gli italiani decideranno che è il tempo di riprendere gli scavi della Villa dei Papiri, la nostra fondazione è pronta a offrire l’appropriato supporto finanziario. Per il momento, la conservazione è la priorità responsabile”.

Riportiamo questa lettera per la sua illuminante pertinenza con lo stato delle cose del patrimonio artistico italiano: nella fattispecie, la difficoltà oggettiva di poter assicurare le condizioni necessarie per la prosecuzione di importanti scavi malgrado la disponibilità di risorse finanziarie adeguate. Ci è parsa una testimonianza significativa nel momento in cui il Touring Club rende nota la sua indagine 2005 sul turismo culturale e la terza Conferenza degli Assessorati culturali di Regioni, Province e Città d’arte svoltasi a Roma (10-12 febbraio) per iniziativa di Federculture e altri enti si è preoccupata dello stesso tema. Risulta che l’Italia per i propri Beni artistici e culturali spende 57 euro per abitante (3.314 milioni di euro): parecchio meno di Francia (119 euro per abitante, pari a 7.105 milioni) e di Germania (99 euro per abitante, pari a 8.193 milioni). Vediamo se qualcuno avrà il coraggio di sostenere che siamo talmente ricchi di opere d’arte da poterci permettere minori investimenti: a noi sembra un esempio di incomprensibile cecità imprenditoriale in un paese industrialmente declinante, se si considera che il 30% (77 milioni) dei turisti viene in Italia per l’interesse artistico. Per molte nostre città, il turismo costituisce la principale risorsa economica. Anche gli investimenti regionali sono vistosamente inferiori: noi spendiamo 1.200 miliardi, 4.600 la Francia, 7.200 la Germania. Nel momento in cui ci apprestiamo a votare il rinnovo dei governi regionali, teniamone conto. Purtroppo la nostra inchiesta ci ha permesso di appurare a meno di due mesi dalle elezioni una desolante, generalizzata mancanza di programmi e di candidati specifici per il settore culturale. Anche il “Corriere della Sera” lamenta che la regione col più ricco bilancio d’Italia, la Lombardia, risulti vergognosamente terz’ultima nell’investimento in cultura pro capite: 4,23 euro per cittadino, meno di un terzo dei 13,96 della media italiana. Significativo è l’investimento delle Regioni Autonome (e ciò dovrebbe far riflettere quanti ancora temono il decentramento, anche se sottoposto a controllo di Stato e regolato da leggi nazionali): la prima è la Val d’Aosta che investe 219,18 euro per cittadino, 51 volte più della Lombardia, seguita da Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line