Archivi autore: Amministratore

Umberto ALLEMANDI: Moltiplicazione dei pani e delle mostre.

È possibile cogliere qualche correlazione tra la proliferazione delle mostre d’arte e i temi più dibattuti in questi giorni: la Cina, l’economia postindustriale, il federalismo, la globalizzazione, il centralismo, la privatizzazione. Vediamo quali. Bastano pochi minuti e l’ultimo numero del Giornale dell’Arte per contare la quantità di mostre aperte in questo momento in Italia in luoghi pubblici. Una più una meno, sono 109 mostre d’arte antica, 193 d’arte contemporanea e 12 mostre bisessuate o asessuate. In totale 314 mostre in 122 città, da Brisighella a Venezia.

(N.d.R. Viene da chiedersi se le città prive di mostre non provino un complesso d’inferiorità e se i loro cittadini costretti all’astinenza non finiranno per irritarsi. Vedrete che qualcuno finirà per stabilire quale sia il fabbisogno minimo di mostre d’arte per tot abitanti nel territorio e sanzionare l’omissione di mostre da parte di amministratori locali insensibili o inetti: leggina in vista!).

Dato il numero elevato, interessante è accertare il livello della qualità: possiamo assicurare che al massimo 10 “valgono il viaggio” come direbbe la Michelin. Ci si domanda allora: ma perché le fanno?

Abbiamo potuto elencare le seguenti 13 finalità apparenti:
– per attrarre turisti,
– per rianimare musei,
– a scopo di profitto,
– per demagogia elettorale,
– per clientelismo,
– come glorificazione di studi,
– per rivalutazioni culturali,
– per vanità personali,
– per ricorrenze aziendali,
– per strategie politiche o diplomatiche,
– per promozioni commerciali,
– per sfruttamento di opportunità transitorie,
-senza alcuna ragione plausibile.

Spesso le motivazioni sono più di una. Circa la metà sono prodotte da strutture pubbliche, un quarto da imprese private e un ultimo quarto sono mostre meticce (mix privato-pubblico).

In Italia strutture pubbliche idonee a realizzare mostre in genere sono le Soprintendenze, i Musei e gli Assessorati. (ndr: una ventina d’anni fa si discuteva sull’opportunità che a realizzare le mostre fossero Musei o Soprintendenze (cioè istituzioni stabili, permanenti, non soggette a variabili periodiche) anziché gli Assessorati rampanti (considerati strutture effimere, soggette alle mutevolezze di assessori transeunti di nomina politica, talvolta privi di background culturale) affinché le esperienze acquisite facendo mostre, quelle particolari “tecnicalità”, non andassero disperse, ma si sedimentassero, si accumulassero divenendo un patrimonio professionale, non sostituibile da un giorno all’altro. Ora prevale la tendenza a trasferire ad imprese private queste funzioni che una volta erano prerogativa delle strutture pubbliche).

Infine un terzo accertamento va fatto sui risultati economici, per appurare chi finanzia, chi copre i deficit, la differenza tra l’introito dei biglietti e i costi: non una mostra su 314 sembra suscettibile di finire in attivo, saranno quindi tutte finanziate da enti pubblici o da sponsor o da entrambi. Naturalmente ci piacerebbe anche sapere chi va alle mostre, quanti ci vanno e quanto spendono per andarci. E perché ci vanno. E se e quando e perché ne escono contenti. Ma è un discorso che faremo un’altra volta.

Sintetizziamo invece in forma di decalogo le interessanti deduzioni possibili. Dovremmo infatti aver già capito che:
1. Le mostre sono imprese in perdita.
2. Si fanno per le ragioni più strampalate.
3. Anche le motivazioni più eccentriche vanno considerate legittime purché non sciupino le opere prestate e non ne privino per motivi fatui i normali depositari.
4. Quasi sempre sono gli enti pubblici da soli o insieme a qualche sponsor, a coprire le perdite.
5. Cioè noi cittadini.
6. Ma non è chiaro quanto noi cittadini (e quanti di noi) riceviamo in cambio ritorni proporzionati alla spesa in cultura, intrattenimento o indotto.
7. Chi organizza mostre e vi lavora deve comunque trarne un profitto per quanto siano in perdita (altrimenti dovrebbe smettere).
8. Oggi hanno scelto di lavorare nelle mostre varie persone riciclate da altre attività.
9. Ed è positivo che le mostre permettano di lavorare a varie persone qualificate che non sono ancora riuscite (e difficilmente riusciranno) a trovare impiego nelle istituzioni culturali o nell’insegnamento.
10.Per contro tali prestazioni di-scontinue rischiano di rimanere precarie e di non venire “capitalizzate” entro strutture stabili (come invece avviene, ad esempio, nelle orchestre sinfoniche stabili).

Alla luce di queste premesse, sarà il lettore a giudicare se e in che misura perfino le mostre d’arte debbano confrontarsi con la nuova realtà economica. Il declino industriale e la (parziale) conversione nel terziario turistico, l’uso e la conservazione del Patrimonio artistico, il ruolo economico dell’offerta culturale, la flessibilità occupazionale, le funzioni e le strutture degli enti periferici, la creazione di imprese private per la gestione dei beni culturali, una politica statale meno centralistica, nuove regole generali e controllo qualitativo e finanche le ricadute della concorrenza cinese sono temi attualissimi che tutti, quale più quale meno, hanno a che vedere anche con la moltiplicazione delle mostre d’arte.

Autore: Umberto Allemandi

Fonte:Il Giornale dell’Arte

BRESCIA: V workshop nazionale “Medioevo e didattica”.

Brescia, venerdì 15 aprile 2005
Università Cattolica del Sacro Cuore – via Trieste 17 – Aula Magna (I piano)

Presentazione:

I recenti provvedimenti di riforma del sistema scolastico italiano stanno modificando ancora una volta l’impianto dei programmi per l’insegnamento della storia nella scuola italiana: secondo criteri e orientamenti ormai chiariti per il ciclo dell’istruzione primaria, in via di ultima definizione per l’istruzione secondaria.

Tutte le componenti del mondo della ricerca e della scuola sono chiamate a interrogarsi sui nuovi scenari che si prospettano: chi fa ricerca e insegnamento nelle Università, chi insegna nelle SSIS (che hanno riaperto, dopo anni, un canale di comunicazione fra Università e scuola), chi svolge nelle scuole elementari e medie la funzione di tutore e soprattutto di insegnante. Si tratta infatti di porsi problemi essenziali, che toccano l’identità stessa delle discipline storiche, la loro essenza: qual è il nucleo irrinunciabile delle conoscenze, delle sensibilità, delle metodologie che la scuola è chiamata a trasmettere? Sono interrogativi particolarmente urgenti e importanti per quegli ambiti cronologici e problematici – come il medioevo – che gli orientamenti ministeriali non privilegiano, ritenendoli a torto meno decisivi sul piano formativo, e meno suscettibili di mediazione didattica feconda.

D’intesa con l’Università Cattolica di Brescia, la redazione di Reti medievali (www.retimedievali.it), da anni attiva nel settore della ricerca scientifica e della didattica (on line e non solo), ha ritenuto importante offrire agli insegnanti, ai quali è in primo luogo indirizzata l’iniziativa:
-nei lavori della mattina un’occasione di riflessione e di discussione su queste tematiche, riunendo docenti di diversi interessi ed orientamenti, attivi oltre che nella ricerca anche nelle SSIS del Piemonte, della Lombardia e del Veneto,
-nei lavori del pomeriggio una proposta di sperimentazione che inserisca le risorse documentarie disponibili on line nella progettazione di concreti percorsi didattici.

Il Workshop è organizzato da Reti Medievali e promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore (soggetto qualificato per la formazione, ai sensi dell’art. 66 del Ccnl 02/05).

Link: http://www.retimedievali.it

Fonte:RM – Reti Medievali

ASTI: Passepartout Festival 2005.

A Torino, nella prestigiosa cornice del Lingotto Fiere, la struttura fieristica numero uno in Piemonte, in via Nizza, si è svolta nei giorni 1, 2 e 3 aprile 2005 l’undicesima edizione di Torino Comics, il Salone Mostra Mercato del Fumetto.

Passepartout, il festival di letteratura organizzato dalla Biblioteca di Asti, ha pensato e fatto propria, fin dalla prima edizione, una sezione dedicata al fumetto. Attenta interlocutrice di linguaggi, questa manifestazione culturale, che ha come sotto titolo “Viaggi Straordinari Nelle Parole Scritte”, non poteva non prestare la dovuta attenzione al fumetto, navigando anche per le rotte di questa letteratura alternativa e stimolante. Il gemellaggio con Torino Comics era quindi nell’ordine naturale delle cose. Ad Asti è attiva infatti una Scuola del Fumetto e, di conseguenza, la scelta di ospitare a Passepartout anche nell’edizione 2005 importanti esponenti di questo mondo creativo risulta essere in armonia con gli interessi della città.

E’ prevista la presenza al festival di Antonio Serra e di Alfredo Castelli, autori della Sergio Bonelli Editore e degli astigiani Elena Pianta e Gino Vercelli, collaboratori della medesima scuderia. In mostra tavole originali di Nathan Never.

Il festival si svolgerà dal 10 al 15 maggio 2005 ed è possibile visitare il sito www.passepartoutfestival.it che a mano a mano si sta aggiornando con nuove informazioni relative all’edizione 2005.

Si tiene a sottolineare il fatto che Passepartout di Asti è – ad oggi – l’unico festival letterario presente nel panorama italiano, interamente ideato, realizzato e gestito da una biblioteca pubblica.

INFO: Ufficio Stampa – Elisabetta Ghia – cell. 340.85.34.293; Silvia Giordanino – cell. 347.14.95.679;
Biblioteca Astense – Corso Vittorio Alfieri, 375 – Asti – Tel – 0141593002-Fax 0141531117 -AT0004@biblioteche.reteunitaria.piemonte.it; http://www.bibliotecastense.it/ .

Link: http://www.passepartoutfestival.it

Email: ufficiostampa@passepartoutfestival.it

SAN GIORGIO A CREMANO (Na): L’arte contemporanea.

L’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di San Giorgio a Cremano, con la collaborazione dell’Associazione Culturale ARTETECA, ha organizzato un’interessante ed inedita iniziativa.

Nella Biblioteca di “Villa Bruno” in San Giorgio a Cremano, si svolgerà un seminario sull’arte contemporanea: una vera e propria “fonte di apprendimento” per far conoscere e capire, attraverso la parola, il divenire dell’arte del Novecento, dall’Impressionismo ai giorni nostri. All’ultimo incontro, previsto per il 12 maggio, parteciperanno anche alcuni artisti napoletani che hanno avuto un ruolo significativo nell’arte del ‘900.

Fuori da ogni nozione accademica di manuali e di saggi sull’argomento, il pittore Carlo Montarsolo, decano della pittura napoletana e nazionale, “racconterà” le grandi correnti dell’arte contemporanea, con l’ausilio di diapositive e della sua riconosciuta capacità di far “conoscere e comprendere” – in modo accattivante e suggestivo – le opere più significative.

Liberamente aperto a tutti gli interessati, il seminario si svolgerà attraverso sei incontri.

Il Maestro Carlo Montarsolo si avvarrà della sua lunga esperienza di pittore e comunicatore d’arte, maturata nei seminari svolti presso gli Istituti Italiani di Cultura del mondo, nonché in Università ed Associazioni Culturali europee ed americane.

Gli incontri daranno pertanto la possibilità – in specie alle più giovani generazioni, ignare dell’arte contemporanea nel significato più umano e intelligente – di capire e emozionarsi di fronte a opere di non facile ed immediata lettura, eppure così significative per “l’iridescenza dell’intelletto”, come ebbe a scrivere Apollinaire.

Info:ARTETECA cell.3290738871

CATANIA: Culturalmed 2005 – Marketing beni culturali biblioteche identità culturale.

11 e 12 aprile – Auditorium ex Monastero dei Benedettini – Catania

CulturMed 2005, conferenza Mediterranea sulle strategie di marketing e comunicazione per i musei, i beni culturali, le biblioteche, le città d’arte ed il turismo culturale.

CulturMed è l’evento europeo più importante del settore, costituendo peraltro un network di conferenze tematiche che si svolgono durante l’anno, prima e dopo l’evento principale di Catania qui annunciato. Gli ultimi eventi CulturMed si sono svolti a Malta ed a San Francisco, il prossimo – dopo Catania – si svolgerà a Barcellona e sarà esclusivamente dedicato al marketing per biblioteche ed archivi.

A CulturMed interverranno economisti, esperti di comunicazione e marketing, amministratori e soprintendenti delle principali città d’arte e direttori di musei italiani ed europei. Ci saranno inoltre sessioni dedicate alle biblioteche (in preparazione dell’evento di Barcellona) ed ai media che si occupano di cultura.

Tema portante dell’edizione 2005 è ‘le città del terzo millennio, tra identità ed innovazione’. E proprio a supporto di tale tema hanno già confermato la loro presenza i sindaci di Brescia, Caserta, La Spezia e Novara e gli assessori alla cultura di Ravenna e Torino. Tra gli altri relatori confermati segnaliamo il direttore creativo dell’Urbis di Manchester, il direttore del Museum Quartier di Vienna, il direttore del Cultnat il centro di documentazione del patrimonio culturale egiziano, il direttore del progetto di sistemazione dei Fori Imperiali, il direttore della biblioteca di Modena, il direttore del FAI, l’Amministratore delegato di Progetto Italia (Gruppo Telecom Italia), il presidente della Canadian Council Art Bank, il redattore capo ed il responsabile musei di NonSoloModa, il segretario generale di Insula (organismo Unesco) e diversi altri relatori.

Prima e dopo la conferenza si terranno dei workshop di approfondimento sui temi del diritto d’autore, sulle sponsorizzazioni, sul marketing culturale e sul marketing per il settore no-profit.

CulturMed 2005 è organizzata da ABIS MultiCom srl in collaborazione con l’Associazione Mecenate 90 e si svolge con il patrocinio della Regione Siciliana e del Centro Unesco di Catania, con il supporto del Comune di Catania (Assessorato alla Cultura), Provincia di Catania (Presidenza), Azienda Provinciale Turismo Catania, Camera di Commercio Catania, Ambasciata del Canada.

La partecipazione è gratuita, previa registrazione attraverso il sito ufficiale.

La conferenza CulturMed è promossa dal Portale Museumland.net che consente l’opportuna visibilità ad oltre 12.000 siti web di musei e beni culturali (divisi in 80 categorie) in oltre 140 nazioni. All’evento catanese sarà presentata la rete in franchishing di ‘Museumland factory’.

Info: I temi, I relatori ed il programma dell’evento sono disponibili su: www.culturmed.infodove è possibile anche registrarsi per partecipare all’evento.