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MANTOVA: Rubens Eleonora de’ Medici Gonzaga e l’oratorio sopra Santa Croce: pittura devota a corte.

La sala degli Arcieri di Palazzo Ducale ospiterà un’interessante rassegna Rubens, Eleonora de’ Medici Gonzaga e l’oratorio sopra Santa Croce: pittura devota a corte , nella quale sarà esposto per la prima volta un dipinto inedito di Rubens.

Il Palazzo Ducale di Mantova ospiterà dal 9 settembre all’11 dicembre 2005 un’interessante mostra dossier incentrata sul mecenatismo di Eleonora de’ Medici, duchessa di Mantova, e la pittura religiosa nel palazzo dei Gonzaga che interessa da vicino la produzione giovanile di Rubens in Italia.

Delle nove opere in mostra, sarà esposta per la prima volta l’importante ed inedita pala d’altare di Pietro Paolo Rubens rappresentante la Deposizione dalla croce (1602-1603), commissionata da Eleonora, moglie del duca Vincenzo I Gonzaga, per la cappella privata di Santa Croce riccamente decorata nel primo Seicento.

La scena del dipinto inedito si ambienta in una cupa atmosfera notturna: un’argentea luce lunare scivola sul lenzuolo che cinge il corpo di Cristo e sulle sue stesse membra livide e disarticolate, climax drammatico della composizione. La provenienza originaria della pala dall’oratorio superiore di Santa Croce è documentata in uno scritto del 1619 esposto in mostra, relativo alla chiesa di Santa Maria Assunta di Susano, per la quale il veronese Francesco Marcoleoni dipinse tra il 1611 e il 1614 una copia anch’essa presente in mostra e posta a confronto con l’originale di Rubens.

Per agevolare lo studio e la contestualizzazione di quest’opera, saranno affiancate altre composizioni giovanili come la Deposizione nel sepolcro (1603 circa) della Galleria Borghese di Roma, il Martirio di sant’Orsola (1604-1605) e la Famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità (1605) del Museo di Palazzo Ducale di Mantova. Importante per la comprensione della produzione giovanile di Rubens è la pittura del suo maestro Otto van Veen, di cui saranno esposte per l’occasione due opere provenienti dalla Pinacoteca Nazionale di Siena. Un’altro oggetto d’arte della cappella di Santa Croce sarà il Salvator Mundi di Scipione Pulzone, raffinato oggetto di devozione della duchessa, così come il Crocifisso in bronzo fuso di Pietro Tacca e ora conservato nel Museo Diocesano di Mantova.Eleonora fu personaggio colto e raffinato, committente di arte sacra ma anche mecenate di poeti e letterati come Ercole Udine, Lucrezia Marinelli e Gian Battista Marino; l’importante ruolo che svolse nella vita di corte è rievocato dal suo ritratto, proveniente dalla Galleria Palatina di Firenze e dipinto in punta di pennello da Frans Pourbus. L’evento espositivo include inoltre una visita, anch’essa inedita, nei superstiti ambienti della tardo-gotica chiesa palatina di Santa Croce: fu privilegiato luogo di devozione e di decoro artistico da parte della famiglia Gonzaga per quasi tre secoli ma venne radicalmente trasformato nel tardo Settecento. Un recente restauro ha reso maggiormente apprezzabili le tenui tracce di decorazione fittile e lapidea che arricchivano questo prezioso scrigno d’opere d’arte, la cui struttura architettonica si ispirò probabilmente alla celebre Sainte – Chapelle di Parigi.

Autore: Matteo Colombo

Fonte:Exibart on line

NICHELINO (To): Stupinigi non sarà destinata alle residenze.

Prima i fondi dell’accordo di programma per il recupero della Palazzina di Caccia rimasti nel limbo delle opere da definire, poi il furto clamoroso – e inestimabile – dello scorso anno in una delle notti più sventurate per il patrimonio culturale piemontese e adesso anche polemiche sul futuro. Negli ultimi giorni, in seno a una riunione sul Piano d’Area strumento che deciderà il futuro utilizzo del concentrico e delle cascine di Stupinigi, pare sia emersa la volontà della Soprintendenza di destinare tutto a residenze. O almeno cosi dice il sindaco di Nichelino Giuseppe Catizone dopo un breve confronto con il suo vice Franco Fattori presente all’incontro del 31 maggio in soprintendenza. Tutto nero su bianco, in una lettera inviata dal primo cittadino di Nichelino al soprintendente ai beni architettonici Francesco Pernice.

Residenze a Stupinigi? “Non se ne parla neanche – replica secco Catizone – è un’ipotesi surreale e diffamatoria”. Poi con più serenità prosegue: “Stupinigi è un territorio ricco di cultura per cui da anni, la mia città si batte su vari fronti e su cui abbiamo previsto anche una variante al piano regolatore. Certo è contemplata anche la possibilità di residenza per coloro – artigiani a agricoltori – che svolgono in loco la propria attività, ma mi è sembrato di capire che l’intenzione della Soprintendenza, a nome della dottoressa Daniela Biancolini, sia quella di destinare a residenza pura tutta l’area”. Il sindaco è arrabbiato, alterna toni pacati a improvvisi picchi di autentica ira: “Sarebbe – dice – un’offesa per la città intera che sia in termini di popolazione che di associazionismo culturale e civile ha sempre creduto nelle immense potenzialità della Palazzina per un rilancio turistico d’accordo, ma rispettando le peculiarità di inestimabile bene storico e culturale”. La lettera è stata spedita ieri, ma non è stata l’unica iniziativa che il sindaco ha intrapreso a fronte delle indiscrezioni trapelate nel confronto del 31 maggio scorso. Un’altra missiva è stata inviata al presidente della Regione Mercedes Bresso alla quale Catizone ha chiesto un incontro immediato per attivare un tavolo ad alto livello tra le parti al fine di salvaguardare un territorio che è patrimonio di tutto il Piemonte e non di Nichelino.

Oltre la cronaca recente, resta un’incredibile scia di infortuni per il gioiello juvarriano: il furto e l’accordo di programma -sottoscritto nel 2002 – che aveva stanziato decine di milioni di euro per la ristrutturazione completa della struttura dei quali solo un lotto partirà a breve, ne sono una testimonianza. Senza contare le difficoltà dell’Ordine Mauriziano che più volte hanno finito per attirare – indirettamente e involontariamente -un’attenzitoe negativa sui beni legati alla Palazzina di Caccia. II sindaco ha ancora voglia di chiarire il senso del suo discorso: “Diremo no senza alcun dubbio e con determinazione a qualsiasi mira speculativa sull’area di Stupinigi”.

Nel pomeriggio di ieri, il soprintendente ai Beni Architettonici Francesco Pernice, raggiunto telefonicamente, ha risposto in maniera lapidaria alle argomentazioni contenute nella lettera di Catizone: “Non mi risulta di questa volontà di residenzializzare le cascine. Appena rientrerò a Torino convocherò la dottoressa Biancolini per avere una spiegazione di quello che apprendo, oggi, con stupore”.

Autore: Giuseppe Legato

Fonte:La Stampa

CUNEO: Mario Lattes – figure teatrini e marionette.

La Fondazione Peano e la Fondazione Mario Lattes di Torino presentano per l’autunno 2005 (dal 15 ottobre al 12 novembre 2005) un importante evento culturale, che ripropone la figura artistica di Mario Lattes, un intellettuale torinese poliedrico, anticonvenzionale, volutamente autonomo e marginale, scomparso quattro anni or sono.

La Mostra è incentrata sull’esposizione di 90 opere di Mario Lattes, di cui 40 dipinti e 50 opere di grafica, affini per tematica, che si collocano cronologicamente tra gli anni cinquanta e novanta del Novecento. La scelta iconografica privilegia alcune delle tematiche più significative affrontate da Mario Lattes nella sua notevole e variegata produzione artistica, specificamente rappresentate da figure visionarie, tragiche, surreali, caratterizzate da uno stile pittorico essenziale, forte di contrasti cromatici sprezzanti nella stesura, e inoltre da teatrini e marionette, due tipologie di soggetti che si ritrovano con regolarità nelle opere di Lattes a partire dalla seconda metà degli anni settanta, e che questo «artista di ventura» ha recuperato con spirito nostalgico, isolandoli dal trascorrere del tempo e dalla polvere dell’abbandono.

Info: Cuneo – Fondazione Peano – Corso Francia 47 (12100)- tel. e fax +39 0171 603649;orario: dal martedi al sabato: 16 – 19. Chiusa domenica e lunedì; ingresso libero;
catalogo: S. Lattes e & C. Editori, Torino, con presentazione di Maria Mimita Lamberti e testi di Enrico Perotto, Roberto Cavallera e Cecilia Chieli
curatori: Maria Mimita Lamberti, Enrico Perotto, Roberto Cavallera, Cecilia Chieli
genere: arte contemporanea, personale.

BIOGRAFIA
Mario Lattes (Torino 1923 – 2001) fu una figura esemplare di intellettuale dagli interessi culturali multiformi, estraneo a ogni eccesso di rigore idealistico e contrario a qualsiasi sfoggio di formalismo accademico. Osservò la realtà con la mentalità ironica e disincantata di un viaggiatore arguto, impiegando sia la scrittura, con parole pulsanti di vita e insieme irretite di sofferenza umana insensata, sia le immagini pittoriche e grafiche, raffiguranti ossessioni interiori, sogni oscuri, personaggi e luoghi del teatro surreale dell’esistenza, ingombro di spoglie oggettuali ordinarie e allarmanti. Lattes compì studi irregolari, avviandosi alla pittura nel 1945, dopo aver svolto durante la Seconda Guerra Mondiale l’attività di interprete per le truppe alleate, con la possibilità di viaggiare in diverse città italiane e straniere e di conoscere altri ambienti e differenti realtà culturali. Congedato dall’incarico e conseguita la maturità classica, si dedicò alla direzione della casa editrice torinese Lattes fondata nel 1893 dal nonno Simone (1862-1925) con l’intento di pubblicare opere letterarie di giovani autori, poi specializzatasi nell’editoria scientifica e scolastica con la direzione del padre Ernesto (1886-1937). L’”editore con l’animo d’artista” (1) decise nel 1952 di allestire uno spazio espositivo all’interno dei nuovi locali della casa editrice inaugurati in via Confienza, con l’intento di agire al di fuori di ogni logica di mercato o di moda culturale e in totale autonomia di gestione, accogliendo opere di artisti francesi e tedeschi di tendenza neocézanniana e postcubista, in evoluzione verso forme razionali astratte o più decisamente informali, come Alfred Manessier, Gustave Singier, Mario Prassinos e Fritz Winter. La galleria d’arte resterà attiva fino al 1960, ma non si tennero altre esposizioni dopo quella di Piero Rambaudi nel 1956.

In parallelo con l’attività editoriale e galleristica, Lattes proseguì negli anni Cinquanta la propria esperienza di pittore e di scrittore riconosciuto a livello internazionale. Nel 1953 fondò insieme a Vincenzo Ciaffi, Albino Galvano e Oscar Navarro la rivista “Galleria Arti e Lettere”, che dal 1954 cambierà il titolo in “Questioni”, a cui collaborarono importanti nomi di poeti, scrittori, artisti, architetti, filosofi, critici letterari, critici e storici dell’arte, quali Nicola Abbagnano, Carlo Augusto Viano, Enzo Paci, Galvano Della Volpe, Pietro Chiodi, Suzanne K. Langer, Theodor Wiesengrund Adorno, Libero De Libero, Edoardo Sanguineti, Pietro Citati, Giorgio Barberi Squarotti, Giovanni Giudici, Elémire Zolla, Armanda e Roberto Guiducci, Gian Renzo Morteo, Vito Pandolfi, Augusto Morello, Gillo Dorfles, Eugenio Battisti, Albino Galvano, Umbro Apollonio, Nino Fugazza, Guido D. Neri, Carlo Mollino. Nel 1956 si iscrisse al corso di Laurea in Filosofia presso l’Università di Torino, laureandosi nel 1960 con una tesi di storia contemporanea sul Ghetto di Varsavia, sostenuta con il professore di storia del Risorgimento Walter Maturi. Nel 1958 pubblicò il suo primo libro di racconti, Le notti nere, per la “Collana di Questioni”. Tra il 1959 e il 1985 pubblicò una serie di romanzi: La stanza dei giochi (1959), Il borghese di ventura (1975), L’incendio del Regio (1976), L’amore è niente (1985). Nel corso degli anni collaborò con scritti e disegni a riviste e quotidiani tra cui “La fiera letteraria”, “Il Mondo”, “Gazzetta del Popolo”, “Cratilo”, “Esso-Rivista”. E nel 2004 l’editore Aragno ha pubblicato il romanzo inedito Il Castello d’Acqua, con postfazione di Giovanni Tesio e a cura della Fondazione Mario Lattes di Torino.

Alla pittura Lattes si accostò quasi per caso, sulla spinta della curiosità suscitata dalle illustrazioni dei libri scolastici e per ragazzi pubblicati dalla casa editrice. L’idea gli venne da un suggerimento dell’amico pittore e illustratore Giulio Damilano, ma al principio non fu per niente facile. Iniziò a frequentare da autodidatta le sponde del fiume Po, tentando di riprodurre la veduta en plein air di un ponte e scontrandosi subito con le regole compositive della prospettiva. Si convinse di lasciare perdere questo metodo e di affidarsi liberamente al proprio estro, perseguendo sempre la strada solitaria dell’indipendenza del proprio linguaggio espressivo ed evitando la consuetudine delle discussioni “al caffè” con altri pittori, che comunque non mancava certo di conoscere personalmente. Eseguì dapprima acquarelli e disegni, realizzando paesaggi, architetture, nature morte, composizioni di oggetti, vivacemente contrastati di valori coloristici e chiaroscurali. La sua prima mostra fu allestita nel 1947 alla galleria d’arte La Bussola di Torino, a testimonianza della sua raggiunta maturità artistica. Tra il 1948 e il 1949 viaggiò in Francia e in Inghilterra, aprendosi a nuove influenze stilistiche, soprattutto alla lezione di Cézanne e ai modi di Utrillo. Nei primi anni Cinquanta si avvicinò al linguaggio astratto, ma non si allontanò mai definitivamente dalla visione figurativa, che costituì sempre la cifra caratteristica dei suoi quadri. Dal 1955 Lattes ideò nuove composizioni figurali, come nature morte, paesaggi e ritratti, trattati con fervore coloristico informale e intento sottilmente visionario, creando atmosfere cristalline in cui sono immerse presenze fisiche cupe e spettrali. In questo periodo Lattes elaborò anche sculture in ferro saldate a fiamma ossidrica. Negli anni Cinquanta allestì personali a Torino, Roma, Milano e Firenze, partecipò alle edizioni della mostra Pittori d’oggi: Francia – Italia. Peintres d’aujourd’hui: France – Italie nel 1951 e nel 1953 e quindi espose alla Biennale di Venezia del 1958. Negli anni Sessanta e Settanta la sua pittura si popolò di immagini surreali evocative, cariche di suggestioni simboliche, un repertorio di autoritratti, ritratti di rabbini ieratici, nature morte e paesaggi, con cui si ha modo di immergersi nell’oscurità profonda ed emblematica delle riflessioni più intime e poetiche dell’artista. L’ultima produzione di Lattes, a partire dagli anni Ottanta, si caratterizzò per una totale liberazione della forza del colore e della semplicità compositiva, in funzione di un ritrovato e felice stato d’innocenza creativa.

(1)Così Stefano Bucci ha definito Mario Lattes in un suo ricordo sulle colonne del “Corriere della Sera” di giovedì 3 gennaio 2002, p. 31.

Autore: Enrico Perotto

Link: http://www.fondazionepeano.it

Email: fondazionepeano@cnnet.it

CUNEO: Latitudini rassegna culturale cuneese.

L’associazione MAGAU propone alla città di Cuneo l’evento LATITUDINI, che prevede tre sezioni:

– la sezione “Arti Visive” nasce dalla collaborazione con l’Associazione EXPRESSION LIBRE (Francia) ed ha portato alla mostra d’arte contemporanea “Multistrati” (Palazzo San Giovanni, 2-18 settembre),

– la sezione “Exibition” prende corpo dalla collaborazione con l’Associazione NOVALIS (Cuneo), realizzerà l’evento a carattere estemporaneo per giovani artisti, con musica dal vivo (P.za Boves,10 settembre),

– la Sezione “Arti Performative” è frutto della collaborazione con l’Associazione THEes (Cuneo) e ha dato origine ad “Animacittà”, performance spettacoli e animazioni per tutti (Piazzetta del Municipio, P.za Virginio, Palazzo San Giovanni, 17-18 settembre).

L’evento si terrà (dunque) nel periodo che va dal 2 al 18 Settembre p.v. in vari luoghi della città. Tale evento è inserito nel calendario comunale dei festeggiamenti del Santo Patrono di Cuneo.

Il progetto, improntato al tema della multiculturalità, ospita differenti discipline e generi artistici. Nasce dall’idea di far confluire le molteplici realtà creative locali in una kermesse artistica, aprendo ampi spazi a giovani artisti ed associazioni presenti sul territorio e provenienti dalla Francia.

A conclusione della rassegna sarà disponibile il catalogo dell’evento LATITUDINI, nei giorni sabato 17 e domenica 18 settembre nei locali della mostra Multistrati in Palazzo San Giovanni (Via Roma, n°4).

“Multistrati” – mostra di artista italo-francesi presso Palazzo San Giovanni in Via Roma 4 a Cuneo.
Multistrati è un progetto espositivo nato all’interno di LATITUDINI consistente in una mostra di arti visive (pittura, scultura, fotografia, installazioni video, ecc.) La partecipazione è aperta agli artisti dell¹Associazione MAGAU e dell¹Associazione francese EXPRESSION LIBRE (Cagnes sur mer).
La multiculturalità, nelle sue molteplici sfaccettature, è il tema centrale a cui le opere devono ispirarsi. L’argomento riguarderà pertanto le differenze e le identità culturali tra i popoli: usi, costumi, rituali, ma anche valori, sogni, necessità, passioni, ecc. Insomma, molteplici sono gli strati (visivi e concettuali) che danno forma alle culture, alle tradizioni, e che a noi piace pensare non come sovrapposti, ma gli uni accanto agli altri. Una stratificazione perciò, non gerarchica ma su più latitudini.
La mostra si terrà presso Palazzo San Giovanni, via Roma n. 4, con inaugurazione prevista per venerdì 2 Settembre alle ore 18,30, accompagnata da letture e performances.

”Exibition a carattere estemporaneo”: Questo progetto vuole dare ai giovani artisti un’opportunità per esprimersi dal vivo ed per esporre una loro opera precedentemente realizzata. E’ organizzato all’interno dell’evento LATITUDINI in collaborazione con l¹Associazione NOVALIS (Cuneo). L’exibition avrà luogo in Piazza Boves sabato 10 Settembre, dalle ore 10 alle ore 19: I giovani artisti visivi daranno luogo alle loro opere ispirandosi alla musica di alcuni gruppi locali, differenti per genere musicale ed eseguizione , che suoneranno dal vivo .

”Animacittà” è il progetto relativo alle arti performative (danza, musica, performance, teatro), frutto della collaborazione con l’Associazione THEes (Cuneo). Esso si inserisce all’interno del progetto LATITUDINI ponendosi l’obiettivo di vivacizzare, ovvero animare, in ore e giorni diversi, la città, con un occhio particolarmente attento al suo aspetto sociale, oggi quanto mai diversificato in una molteplicità di colori, tratti somatici, culture, ma, soprattutto, identità.
Nasce con l’intento di animare alcuni luoghi del centro storico della città e dare impulso alla realtà culturale, artistica e relazionale del territorio, oltre ad essere di stimolo all’incontro tra differenti sensibilità e personalità artistiche.
Il tema delle animazioni, degli spettacoli musicali e teatrali é dunque quello del riconoscimento e del rispetto delle differenti identità, intendendo queste non solo come frutto delle diverse culture e tradizioni, ma anche delle differenti personalità di ognuno.
Questi gli intenti che stanno alla base dell’adesione al progetto e che delineano anche il tema delle animazioni, degli spettacoli e dei concerti proposti.

Invito aperto a tutti gli artisti – progetto FR05IT di Domenico Olivero per la mostra Multistrato.

Dal 2 al 18 Settembre si svolgerà la mostra collettiva Multistrato, nella ex-chiesa di San Giovanni in Cuneo, per la rassegna Latitudini organizzata dall’associazione Magau.
Per questa occasione l’artista Domenico Olivero realizza il progetto artistico FRO5IT, in cui gradisce coinvolgere tutti gli artisti che lo desiderano. Egli ha realizzato un particolare assemblaggio di piccoli disegni, iniziato interessando tutti gli artisti della mostra presenti. Ora desidera estendere a tutti quelli che lo desiderano questa possibilità di interazione, per cui chi è interessato a parteciparvi invii un’immagine/disegno di formato max cm 20×20 alla mail artproject2005@libero.it, (solo file jpg e dimensioni massime 100 kb), o la porti direttamente alla mostra in Palazzo San Giovanni in Cuneo, in Via Roma 4 a Cuneo, corredata del vostro nome e cognome, essa sarà inserita nel suo assemblaggio artistico.

Programma:

Venerdì 2 settembre, ore 18.00: inaugurazione rassegna ‘Latitudini’ presso Palazzo San Giovanni via Roma, 4 con la mostra ‘Multistrati’ (che durerà fino al 18 settembre) a cura di Associazione Magau e Associazione Expression libre (Francia).
Orario apertura mostra: feriali 17.00 – 20.00 / sabato e domenica 10.00 – 13.00; 17.00 – 21.00.

Sabato 10 settembre ore 10.00 – 19.00: piazza Boves, Sezione Estemporanea giovani ‘exibition’ a carattere estemporaneo per giovani artisti visivi con musica dal vivo a cura di Associazione Novalis.
Musicisti: In blues we trust (soul), New Opus In Six Elements (rock), Banda Galimberti (musica bandistica), Doum Doum Folà (afro), NSCC (rock italiano e internazionale).

L’estemporanea è aperta a tutti i giovani artisti con età massima di 35 anni interessati ad esporre una propria opera e a crearne una dal vivo al suono della musica.Sabato 17 settembre: piazzetta del Municipio, ore 10.00 Musica Classica – quartetto d’Archi Athena – Associazione Bruni; ore 12.00, Performance di Viola Virdis: Il marciapiede comune dell’esistenza; ore 14.30 Performance di Domenico Olivero: De-flessione;
Palazzo San Giovanni, via Roma, 4, ore 15.00 – 18.00: Teatro – laboratorio a cura di Elena Cometti:
Piazzetta del Municipio, ore 15.30 – 20.00: Arte del riciclo – laboratorio a cura di Laura Bianchi; Clownerie – animazione a cura di Arturo il clown; Contrattempo Jazz 5tet
Piazza Virginio, ore 21.30: Non Trattarmi Così, proiezione corto d’animazione, di Richi Dutto, Massimo Landra, Carlo Cavallo, Paolo Marinelli, Kit Newton;
Mikudaigigion? (tr: ve ne state bene lì seduti?), danza d’espressione africana , di Giovanni Lo Nigro, percussioni di Idrissa-Samuel Zinsou , danzatrici del gruppo Mikudaigigiòn?
Pacific Blues Band; Caledonia Blues Band.

Domenica 18 settembre: piazza Virginio, ore 15.00 – 18.00: Teatro – laboratorio a cura di Elena Cometti;
Piazza Virginio, ore 21,00: Teatro e danza contemporanea: Che luna vedono i tuoi occhi – danza; Spettacolo su musiche di un dj con Teo, Valentina Taricco, Frank Priola;
Cleopatras – teatro con Laura Barbero;
Apocalypsisis cum figuris – danza;
Riccardo Cavallo e Impresa Odile con Roberta Bernardi, Valentina Taricco, Luisa Carata;
Il primo vero responsabile – teatro, di Elena Cometti e Marco Sasia con Marta Murino, Frank Priola, Alberto Savatteri Carlo Cagnasso e gli attori del laboratorio.

Email: fondazionexarte@libero.it

ROMA: Musei virtuali e nuove tecnologie – si moltiplicano i progetti.

“Virtuale”. Una parola di moda nel mondo della cultura, dei musei e delle opere d’arte. Certo fa un po’ paura immaginare il reale sostituito dall’artificiale, ma in verità il fine è nobile: introdurre il visitatore più direttamente ed emozionalmente nella storia del passato, facendo rivivere atmosfere e scene di vita d’epoca attraverso ricostruzioni in 3D.

Una sorta di anteprima, di viaggio nel passato prima della visita sul campo. Insomma, l’alta tecnologia al fianco della storia dell’arte e in particolare dell’archeologia. E’ in questo campo archeologico che maggiormente si sviluppano progetti e iniziative di ricostruzione virtuale: musei reattivi, motori 3D, portali museali, guanti palmari che consentono di ammirare i monumenti e al tempo stesso di osservarne la ricostruzione su monitor. Una sorta di fantascienza alla portata di tutti.

A Roma, dalla primavera del 2006, sarà in funzione un vero e proprio teatro da 150 posti che consentirà ai turisti di partecipare, per una volta, ad un vero combattimento di gladiatori del Colosseo di Roma, di passeggiare nei Fori imperiali o di visitare la Domus area; il tutto solo indossando degli speciali occhiali per la visione in 3D. Ma in Campania, agli scavi di Pompei, un’iniziativa del genere è già in funzione. Una sorta di piccolo Archeopark.

L’idea originale è detta “eduitainment”, parola che unisce i due significati (in inglese) di educazione e intrattenimento. Si partecipa in prima persona ad una quasi reale eruzione del Vesuvio e di colpo si è catapultati nel passato a rivivere pezzi di storia.

“Il meccanismo è semplice – spiegano i responsabili della Virtualand che gestisce il servizio – si tratta di un sistema che riproduce lo stesso meccanismo che mette in moto il nostro cervello quando recepiamo i segnali attraverso gli occhi e li trasforma in un’unica immagine tridimensionale. Al momento della proiezione lo spettatore, dotato di occhiali polarizzati, vede immagini alternate con l’occhio destro e sinistro in rapida successione, in tal modo le figure piatte dello schermo sono trasformate in immagini dotate di profondità (tridimensionali) con straordinari effetti di galleggiamento nell’aria”.

L’iniziativa si rivolge principalmente alle scuole, che associano la visita agli scavi con la visita all’ archeocentro. In effetti, il turismo di Pompei è unicamente orientato ai grandi gruppi turistici, e il centro è una delle poche proposte che l’area ha a disposizione per prolungare, anche se di poche ore, il turismo “mordi e fuggi”; di certo ben poca cosa rispetto alla carenza di ricettività e servizi offerti.

Diversa ma ugualmente suggestiva, l’idea del museo reattivo proposto dal Gruppo Meta di Lucca e di Etruria Innovazione presentato alla “Minerva european conference — Qualità del web per la cultura”, per la quale gli autori del progetto immaginano luci che automaticamente si accendono se non ci siamo accorti, per distrazione, di soffermarci su un grande capolavoro esposto in sala; o sensori, capaci di carpire l’interesse o meno per un’opera e che avviano, nel caso, filmati e didascalie di approfondimento, o al contrario ci avvisano se ci siamo avvicinati oltre i limiti di sicurezza ad un quadro e così via. Insomma segnali guida, suggerimenti attraverso sensori, telecamere, videoproiettori e quindi filmati, suoni, rumori, percorsi e scene tarati sull’interesse del visitatore.

Autore: Antonella Bruno

Fonte:Denaro.it