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TORGIANO (Pg): Prometheus fuoco sacro e fuoco domestico. L’importanza del fuoco nella vita dell’uomo dalle applicazioni pratiche all’uso liturgico.

Giornate Europee del Patrimonio – 24 e 25 settembre 2005

Fondazione Lungarotti e Inartem presentano una passeggiata culturale ai Musei del Vino e dell’Olivo e dell’Olio di Torgiano, all’antica fornace di ceramica e alle emergenze architettoniche della città alla scoperta degli usi del fuoco nella vita della civiltà rurale.

Museo del Vino e Museo dell’Olivo e dell’Olio di Forgiano (Pg) – 24 settembre . ore 16,30
Visita guidata alla mostra: “E’ meglio un uccello in gabbia che cento in aria. Proverbi figurati nell’età dei lumi 1786-1788. Le incisioni di Carlo Lasinio.”

Museo del Vino – 25 settembre – ore 17,00, in collaborazione con Ranieri di Sorbello Foundation.

Info e prenotazioni: Museo del Vino, Corso Vittorio Emanuele 31 Torgiano (Perugia) – 075 9880200 – museovino@lungarotti.it -inartem@tiscali.it
Ingresso ridotto 2.50 euro

Email: museovino@lungarotti.it

AA.VV.: L.B. Alberti e Roma.

Nell’ambito delle celebrazioni per il sesto centenario della nascita di Leon Battista Alberti, una panoramica sulla conoscenza dell’antico illustrata attraverso preziosi disegni e manoscritti del XV secolo raffrontati con reperti archeologici, testimonianza della monumentale Antica Roma e fonte di ispirazione anche per gli artisti contemporanei all’Alberti.

Skyra Editore

Link: http://www.skira.net

Email: bookstore@skira.net

Josè ORTEGA Y GASSET: La disumanizzazione dell’arte.

Un pamphlet sociologico-filosofico di Josè Ortega y Gasset risalente al 1924. Un precipitato di lucide riflessioni e luoghi comuni sull’arte contemporanea. E alcune idee sociali palesemente reazionarie…

La disumanizzazione dell’arte di Josè Ortega y Gasset – corredato da una prefazione di Edmondo Berselli (La ribellione delle arti) e da una postfazione di Elena Del Drago (Fuori dal dominio) – consta di tredici paragrafi nei quali l’autore inanella le proprie tesi. Un breve pamphlet sufficiente per evidenziare la capacità dell’autore di intravedere le potenzialità di uno studio dell’arte dal punto di vista sociologico, anticipando di una trentina d’anni la storia sociale dell’arte. Con i dovuti distinguo, poiché Ortega y Gasset non stabilisce correlazioni tra forme di organizzazione sociale e tendenze artistiche, ma si limita ad analizzare il rapporto del pubblico con le opere.

L’intera struttura argomentativa del libretto prende avvio e si fonda sull’osservazione di una disposizione sostanzialmente unanime da parte della società/pubblico nei confronti delle arti giovani nel loro complesso. In altre parole, il filosofo assume la constatazione dell’impopolarità, anzi dell’antipopolarità delle arti giovani come indizio decisivo per individuare il carattere comune e fondamentale della ricerca artistica dell’inizio del XX secolo. E conclude che tale carattere risiede nel rifuggire da ogni possibile forma di immedesimazione del fruitore nell’opera d’arte, nell’abolizione di “contenuti umani” – siano essi la rappresentazione di figure in pittura o la messa in musica di drammi e passioni – per tendere invece a un’arte artistica, il cui senso interamente estetico risiede nella contemplazione. Per buona parte del libro, l’autore si dedica ad argomentare in favore di un’arte artistica dunque, di un’arte che non può ripetere le forme del passato, mostrandosi sostanzialmente solidale con gli artisti giovani. Nel far ciò, con grande lucidità riesce a individuare una serie di caratteristiche fondanti dell’arte di quell’inizio secolo.

Tuttavia Ortega costruisce anche una frode, porta avanti un trucco argomentativo, poiché limitandosi a cercare “di estrarre la […] tendenza” dell’arte nuova, non pronunciandosi su quel che pensa delle realizzazioni di “questo stile nascente”, può scoprire le sue carte solo al termine, dichiarando: “Si dirà che l’arte nuova non ha prodotto finora niente che meriti la pena, e io mi sento assai incline a pensare la stessa cosa”.

È ancora in chiusura del testo che il filosofo presenta, e verrebbe da dire non dimostra, un’altra di quelle che dovrebbero essere le tesi forti del libro. L’arte degli artisti giovani è sì un’arte artistica, ma -si domanda Ortega- lo è in disprezzo dell’arte o in suo amore? E arriva a sostenere che quest’arte così costitutivamente incline a un’ironia/farsa è in trascendente; rinuncia cioè, nel contenuto, a investire i più gravi problemi dell’umanità e di per sé a rappresentare un’“energia umana che conferiva giustificazione e dignità alla specie”.

Nascono allora due interrogativi conclusivi: l’impopolarità o antipopolarità delle arti di inizio secolo non era forse da considerarsi un fenomeno transitorio piuttosto che essenziale, legato cioè ai tempi di accettazione del nuovo? Era ed è quell’arte intrascendente? Per rispondere a quest’ultima domanda lascerei la parola a Pablo Picasso: “Les Demoiselles sono state il mio primo dipinto di esorcismo. È allora che ho capito che quello era il senso stesso della pittura. Non si tratta di un processo estetico. E’ una forma di magia che si interpone fra l’universo ostile e noi, un modo di prendere il potere imponendo una forma ai nostri terrori come ai nostri desideri. Il giorno in cui l’ho capito, ho saputo che avevo trovato la mia strada”.

Josè Ortega y Gasset, La disumanizzazione dell’arte. Per un ragionamento sull’arte contemporanea.
Con una nota introduttiva di Edmondo Berselli e un intervento di Elena Del Drago
Luca Sossella Editore, Roma 2005
ISBN 88-87995-84-2 – Pagg. 71; € 9

Autore: Tiziana Landra

Fonte:Exibart on paper

SIENA: Geotecnologie per l’Archeologia: Un Master interdisciplinare per scoprire il mondo antico tramite le metodologie più innovative.

Al giorno d’oggi, lo studio e la valorizzazione dei Beni Culturali richiedono sempre più conoscenze scientifiche e tecnologiche e diventa pertanto cruciale un’interazione costruttiva tra operatori umanistici, tecnici e scientifici. Per questa ragione il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università degli Studi di Siena, in collaborazione con il Centro di GeoTecnologie (CGT), propone il Master Universitario di II livello in Geotecnologie per l’Archeologia (GTARC).

Il master affronta tre momenti fondamentali della ricerca archeologica. Dalla ricognizione prima della campagna di scavo, avvalendosi delle tecniche non invasive come il telerilevamento, la fotogrammetria, i sistemi di posizionamento satellitari e la geofisica applicata, allo scavo e all’interpretazione delle evidenze archeologiche, per terminare con la gestione delle informazioni e dei dati emersi durante le prime due fasi di lavoro.

‘L’idea’, spiega il professor Luigi Carmignani, presidente del centro di Geotecnologie, ‘è quella di fornire all’archeologo le competenze per utilizzare gli strumenti tecnologici per l’indagine, l’archiviazione e l’analisi del territorio dove andrà a operare. Sempre più spesso infatti, questi professionisti si trovano a lavorare con strumenti innovativi’.

Il master, della durata di 12 mesi, è rivolto ai laureati in discipline scientifiche, umanistiche, nel settore dei beni culturali e a professionisti e operatori della pubblica amministrazione che operano in ambito archeologico. I posti a disposizione sono 25 e altri 5 posti sono riservati agli studenti provenienti da paesi non comunitari. Le lezioni si svolgeranno all’ex filanda La Ginestra di Montevarchi (Arezzo).

La domanda di ammissione dovrà essere spedita entro il 13 settembre 2005 presso l’Ufficio formazione e post-laurea (via Bandini, 25 Siena, E-mail post-laurea@unisi.it). Per ulteriori informazioni è possibile contattare la dott.ssa Giulia Gruppioni, tel. 349 3843065, tel. 055 9119409, E-mail gruppioni@unisi.it.

URL: http://www.geotecnologie.unisi.it

Link: http://www.preistoria.unisi.it

MILANO: Apre con una grande mostra la nuova sede della Fondazione Pomodoro.

La sede è delle più appropriate, gli enormi impianti, abbandonati da anni e appositamente ristrutturati, delle ex officine Riva & Calzoni, tra via Solari e via Savona a Milano: oggi cuore della vita artistica e creativa della città e fino agli anni Sessanta una delle sue principali aree industriali.

Qui, a partire dall’inaugurazione, il 23 settembre, aprirà infatti al pubblico la nuova casa della Fondazione Arnaldo Pomodoro (tel. 02 89075394), realizzata con il contributo di 3M e della Regione Lombardia: uno spazio più centrale e di maggior respiro rispetto alla vecchia sede di Rozzano, aperta nel 1999.

Nei 3500 metri quadrati di capannoni, emblema di una città dinamica e produttiva, fra i pilastri di ferro e i poderosi carriponte, troveranno sede permanente e saranno visibili a rotazione, le opere di Arnaldo Pomodoro, sicuramente uno dei pochi artisti contemporanei le cui sculture di grandi dimensioni ornino piazze e luoghi pubblici, in Italia e all’estero: pezzo forte della collezione, Ingresso nel labirinto, installazione in progress dell’artista in fibra di vetro trasparente.

Nei grandi ambienti troveranno ospitalità anche una biblioteca specialistica, bookshop, caffetteria e un ampio spazio per attività temporanee: mostre, sicuramente (la prima, che si inaugura proprio il 23 settembre, è dedicata alla scultura italiana del XX secolo), ma anche incontri, proiezioni e performance, in un “teatrino” sistemato dove un tempo c’era una pressa. Fra le attività della Fondazione, l’istituzione di un premio per giovani scultori: a maggio la premiazione, con una mostra, per la prima edizione.

Fonte:Qui Touring