Archivi autore: Amministratore

Roberto CARVELLI: AmoRomaPerchè.

Storie, foto, interviste. Circa 320 pagine, edite da Electa che raccontano, con immagini a volte spiazzanti, l’evoluzione e il percorso culturale di Roma, una metropoli che insegue il suo futuro.

La ricchezza artistica, monumentale e umana di Roma come “volano” di crescita culturale e di promozione economica in un libro che ripercorre gli ultimi dodici anni di vita della città. Dal centro alle periferie “AmoRomaPerché” illustra attraverso i racconti di Roberto Carvelli, le strutture e gli eventi che hanno determinato il “nuovo Rinascimento romano”.

Foto inedite, scatti di Mimmo Frassineti, conducono il lettore dall’antico basolato dell’Appia Antica all’ex Mattatoio di Testaccio, una delle sedi di Macro, il Museo di Arte Contemporanea di Roma, dai Mercati di Traiano alla Centrale Montemartini, dal Parco archeologico di Centocelle al Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini.

Nel libro appare “l’altra Roma”, volti e colori delle persone e di una città immersi nella loro vita culturale che è poi la vita di ogni giorno, flash di luoghi e di eventi come l’Estate Romana e la Notte Bianca che, negli ultimi anni, hanno reso questa città una “fabbrica di cultura”, riconosciuta da tutto il mondo.

Info:
Tel 06 82077337 – 305

Link: http://www.zetema.it

Email: p.bracci@zetema.it

CERVIA (Ra): Permutazioni visionarie – Moreno Bondi e Daniele Masini fra angeli e demoni”.

Dopo “La caduta degli Dei” tenuta in agosto ad Ischia nella Villa di Luchino Visconti, spetta ora alla città di Cervia accogliere un’imponente “antologica” di Moreno Bondi, allestita negli antichi e suggestivi Magazzini del Sale (dal 27 novembre al 15 gennaio 2006).

“PERMUTAZIONI VISIONARIE. Moreno Bondi e Daniele Masini – Fra Angeli e Demoni: è il titolo della “doppia personale” che affianca un pittore del territorio romagnolo (Daniele Masini) all’artista toscano: una mostra in tandem, un passo a due per affrontare il tema della centralità dell’Uomo e della complessità della sua natura sempre in bilico fra gli opposti (sacro e profano, anima e corpo).

L’esposizione è ospitata presso i Magazzini del Sale di Cervia: una volta destinati alla conservazione della più preziosa risorsa del territorio (costruiti alla fine del 1600 secondo il modello di una basilica romanica, solida monumentale all’esterno e con lo spazio interno scandito in tre navate, per potere meglio contenere la grande quantità di sale), oggi sono un riuscito esempio di archeologia industriale recuperata a spazio museale.

Dominante del lavoro pittorico e scultoreo di Moreno Bondi è l’Uomo nel suo essere divino e terreno (da qui il titolo della mostra: “Fra Angeli e demoni”): una creatura della luce e dell’ombra in cui convivono aspetti noti e lati oscuri, il cui presente è costruito sul passato e la cui identità si nutre di opposti.

L’artista rappresenta sulla tela e scolpisce nel marmo corpi poderosi, come evocazioni di Caravaggio o Michelangelo; figure oscure mutuate da miti antichi o forme alate ispirate da Allori o da Guercino. Tutti sono frammentati da squarci di colore o feriti dall’inserimento della scultura (da lui personalmente lavorata) e raccordati in “inquadrature fotografiche” che configurano un ordine di estrema attualità.

Di fronte a tale universo umano non è da chiedersi a cosa alluda quel segno tracciato sul corpo o questo marmo che fende la pittura: essi rappresentano i solchi lasciati dal tempo e dalla storia e compendiano in breve il paradigma della vita.

“E’ inutile interrogare con la razionalità i particolari di un quadro –dice- poiché non si avrebbe risposta univoca. L’angelo rappresentato in “AMORE”, chino nel raccogliere il manto di Madre Teresa di Calcutta, sollecita sentimenti contrastanti: calma e giustizia o gravità e timore. Non rimane che cedere alla sola emozione, senza porsi domande destinate a rimanere disattese”.

Nella loro complessità le opere dell’artista toscano si rivelano rasserenanti od inquietanti per l’individuo che vive della medesima complessità e la cui percezione si modifica in base a condizioni e condizionamenti socio-culturali, perché l’Uomo, dunque, non è “o l’uno o l’altro”, ma è entrambi: Angelo e Demone saldamente congiunti.

Autore: Carla Piro

Email: carlapiro@virgilio.it

TORINO: Inuit popoli del ghiaccio.

Che cosa significa condurre la propria vita circondati dai ghiacci? Come si può restare isolati dal resto del mondo per millenni, conservando intatte e immutate le proprie tradizioni, e poi improvvisamente integrarsi nella civiltà? Come è possibile che esistano popolazioni la cui lingua prevede più di quaranta parole diverse per la neve e nessuna per la guerra?

A questi affascinanti interrogativi intende rispondere la mostra “Inuit. Popoli del Ghiaccio” che ha aperto i battenti a Torino, presso il Museo Regionale di Scienze Naturali, il 2 dicembre scorso, organizzata dal Consorzio Beni Culturali Italia con il contributo della Regione Piemonte, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e il patrocinio di: Comune e Provincia di Torino; Agenzia Culturale del Quebec in Italia; Ambasciata del Canada in Italia; Real Ambasciata di Danimarca.

La mostra, la prima in Italia interamente dedicata ai popoli circumartici, si colloca nell’ambito delle Olimpiadi della Cultura promosse in concomitanza dei XX Giochi Olimpici Invernali e si concluderà il 30 aprile 2006.

Curatrice la d.sa Gabriella Massa, studiosa di fama internazionale, archeologa esperta di cultura Inuit.

Attraverso un percorso affascinante, un sapiente mix di suggestioni visive e uditive che intende privilegiare l’esperienza sensoriale alla semplice esposizione di reperti, i visitatori saranno condotti alla scoperta della cultura e delle tradizioni di questi popoli che definiscono sé stessi Inuit ovvero “gli uomini”.

I pezzi esposti, oggetti di uso quotidiano e opere d’arte di pregio degli ultimi tre secoli, alcuni dei quali mai esposti pubblicamente, provengono da numerosi Enti italiani, fra i quali il Museo Nazionale Preistorico Etnografico “L. Pigorini” di Roma, il Museo Etnografico Polare “S. Zavatti” di Fermo, l’Archivio di Stato di Torino, le Università degli Studi di Firenze e di Torino; da due Enti stranieri, il Musée de la Civilisation du Québec e l’Association des Francophones du Nunavut e da Collezioni private italiane.

“Si tratta di una mostra che abbraccia la maggior parte delle popolazioni che vivono nell’estremo Nord del nostro pianeta – ha dichiarato la d.sa Massa – con reperti provenienti da Siberia, Alaska, Canada, Groenlandia e Nord Europa; una mostra per far conoscere meglio gli Inuit e promuoverne la cultura, fondata sulla pace, la tolleranza e il profondo rispetto per le persone e per l’ambiente, valori che il mondo cosiddetto “civilizzato”, sembra talvolta avere smarrito”.

Una sezione della mostra, intitolata “Opere piemontesi su carta Inuit” accoglierà una selezione di lavori di artisti di spicco quali Luigi Mainolfi, Gilberto Zorio, Marco Gastini, Antonio Mascia, Francesco Lauretta, realizzati su carta esquimese, appositamente importata dal Canada. Curatrice della sezione, la d.sa Ivana Mulatero, giornalista e critico d’arte.

Info:
MUSEO REGIONALE DI SCIENZE NATURALI – Via Giovanni Giolitti 36 (10123)
+39 01143207302 (info), +3901143207301 (fax) – http://www.regione.piemonte.it

orario: 10-19 (la biglietteria chiude un’ora prima), chiuso il martedì
biglietti: intero: euro 5,00; ridotto per studenti e gruppi; gratuito minori di anni 18 e ultrasessantacinquenni
Info: Consorzio Beni Culturali Italia , tel. 011 4400111; e-mail: mostre@consorziobeniculturali.it
Prenotazioni: Centro Didattico, 011 4326307/34/37; FAX 011 4326319/20; E-MAIL: DIDATTICA@REGIONE.PIEMONTE.IT

Link: http://www.popolidelghiaccio.it

Email: Museo.mrsn@regione.piemonte.it

Fonte:Exibart on line

ROMA: Ora il governo vuole l’arte povera.

La scelta del governo di tagliare la cultura dimostra non solo l’incapacità di ripartire equamente i sacrifici e di capire quali sono le vere risorse per il futuro del Paese, ma soprattutto il livello infimo del fabbisogno culturale della classe politica.

Anche la manovra finanziaria proposta dal governo Berlusconi per il 2006, ultimo anno della legislatura, e al momento oggetto di frenetiche contrattazioni in Parlamento e fuori, conferma la tendenza a diminuire le risorse dedicate alla cultura, che ha caratterizzato il quinquennio Berlusconi; pur nell’ambito di una riduzione generalizzata delle spese pubbliche, alla cultura viene riservata una netta penalizzazione. Questa tendenza può essere riscontrata, a titolo indicativo, nei dati relativi alla percentuale della dotazione finanziaria del Ministero per i Beni culturali sul totale delle spese finali dello Stato (spese correnti e spese in conto capitale), negli ultimi 5 anni:

2001 = 0,61%; 2002 = 0,54%; 2003 = 0,55%; 2004 = 0,50%; 2005 = 0,45%

Percentuali riferite a spese finali, previsioni definitive, comprendenti spese correnti e spese in conto capitale, e non spese per rimborso di prestiti.

Con il disegno di legge finanziaria per il 2006 le dotazioni del Ministero per i Beni e le Attività culturali (Mibac) vengono ulteriormente ridotte in vari modi. I tagli alla finanza regionale e locale comporteranno inoltre altre significative riduzioni, ora non quantificabili, dei finanziamenti pubblici ai beni e alle attività culturali. Una valutazione precisa anche solo del quadro delle spese statali potrà farsi solo alla fine del processo di definizione del bilancio 2006 e 2006-2008, sia per ragioni tecniche (il bilancio definitivo verrà predisposto solo dopo l’approvazione del disegno di legge finanziaria, che insieme ai provvedimenti collegati contiene la parte innovativa, la “manovra” annuale), sia soprattutto per ragioni politiche. Il ministro Buttiglione ha dichiarato una netta opposizione ai tagli nel suo settore, al punto di minacciare le dimissioni. Sono quindi possibili modifiche migliorative nel corso dell’esame parlamentare (augurandosi che non si tratti soltanto di meri aggiustamenti), e che riguardino anche i beni culturali oltre allo spettacolo, fortemente penalizzato dalla riduzione di circa un terzo del Fondo unico (Fus). Pur sostenendo ovviamente le richieste di Buttiglione, non si può non notare come sulla manovra finanziaria la contrapposizione tra il Ministro per i Beni e le Attività culturali e il Governo di cui fa parte appaia una assai singolare abitudine di questa fase politica: basti pensare al ministro Urbani l’anno scorso e non solo (cfr. n. 236, ott. ’04, p. 1). La debolezza dei Ministri dei Beni culturali nella formazione delle decisioni e delle proposte del Governo sta purtroppo relegando la cultura in un orizzonte meramente difensivo, con l’«obiettivo massimo» di contenere le perdite.

La manovra 2006: la proposta del Governo

Nei documenti proposti, in linea con il silenzio sui beni culturali del “Documento di programmazione economico finanziaria”, non sono previste innovazioni normative in materia, ma semplicemente riduzioni di risorse, in parte in base a misure generali di contenimento delle spese della pubblica amministrazione.

Autorizzazioni di spesa già previste
Per la materia dei beni culturali, le spese sono ridotte per ciascuno degli anni 2006-2008, in misura complessivamente pari a circa il 40%:
le autorizzazioni di spesa derivanti dalla devoluzione degli utili del Lotto (-30,9 milioni di euro). A partire dal 2004 tali finanziamenti erano stati distribuiti anche allo spettacolo, riducendo già per questa via di quasi il 60% quelli dedicati alla tutela del patrimonio culturale;
le autorizzazioni di spesa della legge relativa al «Piano per l’arte contemporanea» (-2 milioni di euro);
le autorizzazioni di spesa relative al «Fondo unico per gli investimenti del Mibac» (-92,2 milioni di euro).

Accantonamenti su qualità architettonica, siti Unesco e interventi vari
Altre voci significative dei tagli riguardano gli accantonamenti per i provvedimenti che si prevede di approvare nel corso del triennio, importanti perché dovrebbero rappresentare il programma legislativo della prossima legislatura (e quindi del futuro governo) e ne determinano le possibilità di realizzazione. Le somme per il Mibac (accantonamenti di parte corrente, 783mila euro) diminuiscono di circa il 29% sul 2005; gli accantonamenti in conto capitale, 7,9 milioni euro, di circa il 73%. Le finalizzazioni indicate dal Governo per tali accantonamenti sono riferite: q alla legge quadro sulla qualità architettonica, q all’esame del Senato, q alle misure speciali per la tutela delle città italiane inserite nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco, in corso di esame alla Camera (presso il Ministero dell’Economia, che sarà quindi chiamato a gestirli, sono previsti ulteriori accantonamenti). Inoltre sono indicati, tra i provvedimenti per cui riservare le somme accantonate, non meglio precisati interventi in materia di beni culturali e di sport.

Contenimento spesa delle Amministrazioni
Gli interventi in Finanziaria per il contenimento della spesa di tutte le pubbliche amministrazioni, e quindi anche del Mibac, riguardano:
il contenimento delle spese dei Ministeri per «consumi intermedi» (ovvero acquisto di beni e servizi), che per il Mibac riduce una serie di stanziamenti specificati di circa il 19% (-17.676 euro);
la contrazione delle spese per studi e incarichi di consulenza per rappresentanza e per le autovetture, che non potranno essere superiori al 50% di quelle rispettivamente previste nel 2004;
la riduzione della spesa dei Ministeri per investimenti fissi lordi, che è indicata nel caso del Mibac in misura pari al 7,4% sul totale di quelli discrezionali (-1.254 euro);
l’istituzione presso ogni Ministero di un Fondo per i trasferimenti correnti alle imprese, in cui sono riportati con decurtazioni determinati stanziamenti; ciascun Ministro dovrà ogni anno riferire al Parlamento sull’utilizzo. Le somme interessate del Mibac (in materia di editoria) sono diminuite del 29,5% (-1.007 euro);
limiti al ricorso al personale a tempo determinato, per cui non si potrà superare il 60% di quanto speso nel 2003, nonché limiti alle risorse utilizzabili per la contrattazione integrativa e il lavoro straordinario, e riduzioni di altre spese per il personale.Assunzioni in deroga al Ministero;
Le questioni del personale costituiscono uno dei punti più critici per il Ministero per i Beni e le attività culturali, sotto diversi punti di vista. Insieme ad altre amministrazioni viene con la Finanziaria autorizzato a prorogare determinati contratti di lavoro a tempo determinato, e a procedere all’assunzione di circa 2mila persone a tempo indeterminato, al fine di stabilizzare l’attuale personale precario, come da tempo richiesto anche in sede parlamentare.

Iter parlamentare: “Sconcerto” in Commissione.
Con l’adesione di Buttiglione, che ha ringraziato i senatori per la posizione assunta, la Commissione cultura del Senato ha approvato (in parte all’unanimità) un parere favorevole ma «condizionato» su finanziaria e bilancio per quanto riguarda il Ministero dei beni culturali. «Preso atto con sconcerto dei pesanti tagli imposti al settore, che (sia pure in un’ottica di contenimento della spesa pubblica) appaiono sproporzionati anche rispetto alla media delle riduzioni di spesa relative agli altri Ministeri», la Commissione ritiene anzitutto indispensabile ripristinare per il Fondo unico per gli investimenti e per il Fondo unico per lo spettacolo almeno le previsioni della finanziaria 2005. Chiede inoltre di riorganizzare le principali istituzioni culturali per recuperare economicità ed efficienza, di incrementare i fondi destinati al funzionamento corrente del Ministero, di destinare effettivamente ad interventi sui beni culturali i fondi attribuiti alla società Arcus.

Autore: Marta Romana

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

BOLOGNA: Giotto e le arti a Bologna al tempo di Bertrando del Poggetto.

Mostra di pittura, scultura, miniatura, avori e arte orafa dei grandi artisti del 1300, fino al 28 marzo 2006

Giotto e le Arti a Bologna al tempo di Bertrando Del Poggetto è la mostra che vivrà all’interno di Palazzo Ghisilardi , sede del Museo Civico Medievale, dal 3 dicembre 2005 fino al 28 marzo 2006. Un viaggio nella storia dimenticata del capoluogo emiliano che visse, in parte consapevolmente e in parte no, il destino di diventare sede papale: Bologna invece di Avignone.

Un viaggio attraverso un sogno, il sogno di Bertrando del Poggetto, cardinale, grande stratega e uomo di visione, legato papale e nipote di Papa Giovanni XXII, mandato in Italia dallo zio per risolvere i problemi temporali dello stato pontificio e trovare una soluzione all’esilio francese.

I bolognesi del Trecento hanno cercato di cancellare questo momento della loro storia, ma gli storici non hanno potuto dimenticare e in questa occasione si cercherà di rievocare la presenza di Bertrando del Poggetto a Bologna e i fasti di quei sette anni, dal 1327 al 1334, che avrebbero potuto sconvolgere la storia.

È questo periodo storico che la mostra intende raccontare, attraverso i segni e i frammenti di quel passato, perché la storia è un crogiuolo di fatti ed eventi, uomini e cose.

Bologna vive sette anni da metropoli

Gli artisti più ricercati e quotati dell’epoca vi lavorano: si tratta di Giotto, di Giovanni di Balduccio, i più grandi, e con loro una schiera di artisti meno noti ma sempre di altissimo livello. Artisti toscani e artisti bolognesi lavorano insieme.

La significativa presenza dei francesi alla corte di Bertrando, latori di influssi gotici d’oltralpe, aggiunge alla costruzione della avventura papale bolognese ulteriori impulsi e fascino, creando un unicum dagli effetti artistici esplosivi.

I cantieri aperti in città sono tanti, il fermento è ovunque.

Bologna e il mondo assistono alla prova generale di quello che sarà, pochi anni dopo, Avignone.

L’imperativo è sfarzo, lusso e magnificenza ovunque.

L’impresa di Bertrando, perciò, richiede danaro, tanto danaro, ed ecco le più floride famiglie di banchieri dalla toscana aprono in città filiali sempre più grandi e importanti.

Il danaro chiama danaro ed ecco giungere in città artigiani la cui maestria li rende unici e mercanti con merci capaci di soddisfare i palati più raffinati.

Il castello, pensato per essere il futuro palazzo papale, viene edificato a Porta Galliera, la porta che guarda a Nord, un chiaro segnale per l’Impero.

La città, già importante sede della più antica università al mondo, sotto l’impulso di Bertrando del Poggetto cresce e si modifica per prepararsi a un destino fulgido.

Ma Bertrando non ha tenuto conto dei bolognesi, abituati a decidere da sé il proprio destino, refrattari a chi viene a giocare in casa propria: Bertrando ha aumentato le tasse, messo i suoi uomini nei posti chiave del governo cittadino e cercato di riscrivere le normative comunali: questo è troppo.

L’assedio del Castello durò 11 giorni, la lotta fu senza speranza per i “francesi”, il castello fu poi in seguito anche raso al suolo per non lasciarne traccia.

Le preziose opere d’arte e le sfarzose suppellettili furono spartite fra le chiese del circondario e le case dei notabili e nobili bolognesi. I “francesi” furono ridicolizzati e defraudati di ogni cosa, tutti tranne Bertrando del Poggetto, cui fu concesso di allontanarsi con tutti i suoi beni.

L’assedio del castello iniziò il 17 marzo 1334 per concludersi con la fuga di Bertrando il 28 marzo (coincidendo con la chiusura la nostra mostra).

La mostra e le opere

Per far conoscere questa storia ai più, Massimo Medica (curatore della mostra e Direttore dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna) e Giancarlo Benevolo (co-curatore) stanno lavorando a un percorso di una cinquantina di opere provenienti da tutto il mondo, per dare riscontro di quello che fu quel momento storico. Il loro impegno è teso a recuperare quante più opere possibili appartenute a quel periodo bolognese e, dove non sarà possibile, a recuperare opere coeve capaci di testimoniarne lo sfarzo. Parte del percorso espositivo, inoltre, si completerà nelle sale permanenti del Museo Civico Medievale.

Fanno parte del Comitato Scientifico: Daniele Benati (Professore straordinario Università G. D’Annunzio, Chieti), Giancarlo Benevolo ( Referente Archivio Storico dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna), Enrico Castelnuovo ( già Professore ordinario Scuola Normale , Pisa), Elisabetta Cioni ( Professore associato Università degli Studi di Siena), Franco Faranda( Soprintendente per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini), Massimo Medica ( Direttore dei Musei dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna), Carl Brandon Strelke (Curator of the Jhon G. Johnson Collection and Philadelphia Museum of Art)

Altre iniziative

Verranno evidenziati, attraverso itinerari cittadini percorribili dai visitatori, i luoghi che segnarono quel periodo, fra cui un allestimento presso l’Autostazione, collocata esattamente dove sorgeva il castello. Sono quindi in preparazione eventi collaterali: una giornata di studi, un ciclo di conferenze con studiosi capaci di evocare con le loro parole e i loro racconti, il sentimento di quell’epoca. Momenti di spettacolo, il cui culmine sarà nel giorno della chiusura della mostra in coincidenza con l’anniversario della cacciata di Bertrando del Poggetto (per i più attenti e i più curiosi, ci piace ricordare essere l’alto prelato colto nel suo passaggio al castello/abbazia ne Il Nome della rosa di Umberto Eco).

Sono in definizione, in collaborazione con Bologna dei Musei, anche percorsi e attività di laboratorio per il pubblico più giovane (calendario dettagliato delle proposte collaterali sarà disponibile a breve)

Chi ha voluto e sostenuto il progetto

Il progetto di mostra è voluto dal Museo Civico Medievale, sezione dei tripartiti Musei Civici di Arte Antica, dal Comune di Bologna – Assessorato alla Cultura e Rapporti con l’Università insieme alla Fondazione della Cassa di Risparmio in Bologna e con la proficua collaborazione della Pinacoteca di Bologna e Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Fra i primi ad appoggiare e sponsorizzare la mostra Giotto e le Arti a Bologna al tempo di Bertrando Del Poggetto va ricordata l’Autostazione di Bologna spa.

Numerose poi le aziende che hanno aderito alla iniziativa Adotta un’opera fra le prime: API – Associazione per la piccola e la media industria, CUP2000, IMA. Fra i sostenitori del progetto anche Progress Fine Art.

In virtù del legame storico particolare che lega Imola alla presenza di Bertrando sul territorio regionale, la Fondazione della Cassa di Risparmio di Imola attiverà alcune iniziative parallele alla mostra bolognese.

Info:
MUSEO CIVICO MEDIEVALE – Via Alessandro Manzoni 4 (40121) – Bologna – +39 051203916 (info), +39 051232312 (fax), +39 051203930 (biglietteria); museiarteantica@comune.bologna.it; www.comune.bologna.it, www.giottoeleartiabologna.it
orario: da martedì a sabato 9-18.30; domenica e festivi infrasettimanali 10-18.30; chiuso: lunedì (feriali), 25 dicembre, 1 gennaio (possono variare, verificare sempre via telefono)
Catalogo: Silvana Editoriale

Fonte:Exibart on line