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SETTIMO TORINESE (To): Il Gruppo dei Sei e la pittura a Torino 1920-1940.

La mostra è un omaggio che propone un approccio critico inedito al gruppo dei Sei Pittori di Torino – Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio, Enrico Paulucci.

La mostra promossa dalla Città di Torino e organizzata dalla Fondazione Torino Musei in collaborazione con l’ALPGAMC (Associazione Ligure Piemontese Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea), è allestita presso la Casa per l’Arte “Giardinera”, un antico edificio risalente al secolo XVIII e ubicato nel centro storico del comune di Settimo Torinese, recentemente restaurato e adibito a sede espositiva.

La mostra è un omaggio che propone un approccio critico inedito al gruppo dei Sei Pittori di Torino – Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio, Enrico Paulucci – ampliando il contesto temporale entro il quale storicamente s’iscrive il fenomeno dei Sei (1929-1931), per far luce sui momenti antecedenti la formazione e su quelli successivi al definitivo scioglimento del gruppo.

Attraverso un’ampia selezione di opere, circa centotrenta, provenienti da collezioni private e pubbliche, alcune raramente esposte, si intende documentare l’attività pittorica in un clima particolarmente vivo della cultura gobettiana e casoratiana. Affiancati da intellettuali come Lionello Venturi, Edoardo Persico, Giacomo Debenedetti e Mario Soldati, e dal mecenate Riccardo Gualino, i Sei sono stati, alla fine degli anni Venti, il primo gruppo in Italia, attivo a carattere europeo e internazionale, che aprì una dimensione di rinnovamento nell’arte dopo il chiuso nazionalismo del Novecento italiano, con una pittura interamente affidata ai valori espressivi del colore.

Per la prima volta una rassegna sui Sei Pittori di Torino – presentata presso il nuovo spazio espositivo “La Giardinera” del Comune di Settimo Torinese – pone un’inquadratura prospettica molteplice e diversificata, con una lettura interdisciplinare e una messa a fuoco delle storiche trame che videro intrecciarsi i percorsi artistici dei Sei pittori e quelli di alcuni artisti con i quali condivisero amicizie e committenze prestigiose. Una sezione particolare della mostra offre l’opportunità di un confronto con le opere di Giulio Da Milano, Teonesto Deabate, Massimo Quaglino, Emilio Sobrero e Luigi Spazzapan.

Il catalogo, a cura della Fondazione Torino Musei, contiene, oltre ai testi dei curatori, contributi di Fabio Minazzi, Giorgina Bertolino e Giuseppe Mantovani.

Info:
Settimo Torinese (TO) – LA GIARDINERA – Via Italia 90b (10036)

Dal 15 dicembre 2005 al 26 marzo 2006
orario: martedì – domenica dalle 10.00 alle 19.00 lunedì chiuso; biglietti: 4 €

Link: http://www.lagiardinera.it

Email: info@lagiardinera.it

Fonte:Exibart on line

FORLI’: Marco Palmezzano il Rinascimento nelle Romane.

Attesa ed annunciata da tempo, preparata da anni di ricerche e restauri, la mostra dedicata a Marco Palmezzano ha aperto le porte il 4 dicembre. L’inaugurazione ha visto la partecipazione del presidente della Fondazione Piergiuseppe Dolcini, del sindaco di Forlì on. Nadia Masini, del presidente della Provincia di Forlì-Cesena Massimo Bulbi, del vicepresidente della Regione Flavio Delbono, dell’architetto parigino Jean-Michel Wilmotte, del card. Achille Silvestrini e del presidente della Camera on. Pierferdinando Casini, guidati attraverso le sale del museo dal prof. Antonio Paolucci.

La mostra su Marco Palmezzano è la prima retrospettiva completa dedicata al grande maestro del Rinascimento.

In questi anni, i colori limpidi, dalla “purezza d’alabastro”, delle opere di Palmezzano sparse in Romagna e presenti nei più prestigiosi musei italiani e stranieri, sono emersi da una campagna di restauri che ha pochi precedenti per ampiezza ed organicità.

Più di 20 milioni di euro sono stati investiti per trasformare l’ex complesso conventuale di San Domenico, slabbrato dalle bombe, in una sede museale ed espositiva nuova per concezione e tecnologia, sede che proprio con la mostra è stata inaugurata.

La mostra (catalogo Silvana Editoriale) presenta sessantuno opere, spesso di grandi dimensioni, dislocate fra gli anni novanta del Quattrocento e i venti del Cinquecento. L’obiettivo è quello di documentare la lunga, prolifica attività del pittore attraverso i suoi svolgimenti stilistici, attraverso le opere più significative dei suoi maestri, e dei suoi affini, e dei suoi compagni di strada.

Con Marco Palmezzano sono in mostra Melozzo da Forlì, Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, il Perugino, Antoniazzo Romano, Marco Zoppo, Baldassarre Carrari, il Maestro dei Baldraccani, Francesco e Bernardino Zaganelli, Luca Longhi, Nicolò Rondinelli, Girolamo Marchesi, Bartolomeo Montagna e Girolamo Genga.

“Lo stile di Marco Palmezzano – afferma Antonio Paolucci – è come una rosa dei venti i cui punti cardinali orientano verso i centri più significativi del Rinascimento padano e centro italiano. Alla base c’è Melozzo da Forlì con la sua interpretazione magniloquente e nobilmente retorica della poesia prospettica di Piero della Francesca e di Luca Pacioli, ma c’è anche il Giovanni Bellini della Pala di Pesaro e c’è, più in generale, la familiarità con la pittura veneziana contemporanea. Ci sono asprezze ferraresi e morbidi ritmi di matrice umbra. Ci sono tangenze e rispecchiamenti con gli artisti romagnoli contemporanei, da Niccolò Rondinelli a Baldassarre Carrari”.

La mostra è stata promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì, con i Musei Vaticani, la Diocesi di Forlì e le Soprintendenze di Bologna, di Brera in Milano e il Polo Museale di Firenze.

La commissione scientifica che “firma” la mostra è diretta da Antonio Paolucci e composta da Francesco Buranelli, Jadranka Bentini, Pier Giorgio Brigliadori, Gianfranco Brunelli, Matteo Ceriana, Anna Colombi Ferretti, Andrea Emiliani, Vincenzo Gheroldi, Gabriella Poma, Luciana Prati, Adriano Prosperi, Stefano Tumidei, Timothy Verdon, Giordano Viroli, Francesco Zaghini ed Ettore Torriani. L’allestimento, che si snoderà nelle grandi sale di quella che fu la Biblioteca del Convento dei Domenicani, reca le firme degli Studi Wilmotte & Associates (Parigi) e Lucchi & Biserni (Forlì).

Info:
Complesso Monumentale di San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro, fino al 30 aprile 2006.

Autore: Josephine Alessio

Fonte:CulturalWeb

Roberto CARVELLI: AmoRomaPerchè.

Storie, foto, interviste. Circa 320 pagine, edite da Electa che raccontano, con immagini a volte spiazzanti, l’evoluzione e il percorso culturale di Roma, una metropoli che insegue il suo futuro.

La ricchezza artistica, monumentale e umana di Roma come “volano” di crescita culturale e di promozione economica in un libro che ripercorre gli ultimi dodici anni di vita della città. Dal centro alle periferie “AmoRomaPerché” illustra attraverso i racconti di Roberto Carvelli, le strutture e gli eventi che hanno determinato il “nuovo Rinascimento romano”.

Foto inedite, scatti di Mimmo Frassineti, conducono il lettore dall’antico basolato dell’Appia Antica all’ex Mattatoio di Testaccio, una delle sedi di Macro, il Museo di Arte Contemporanea di Roma, dai Mercati di Traiano alla Centrale Montemartini, dal Parco archeologico di Centocelle al Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini.

Nel libro appare “l’altra Roma”, volti e colori delle persone e di una città immersi nella loro vita culturale che è poi la vita di ogni giorno, flash di luoghi e di eventi come l’Estate Romana e la Notte Bianca che, negli ultimi anni, hanno reso questa città una “fabbrica di cultura”, riconosciuta da tutto il mondo.

Info:
Tel 06 82077337 – 305

Link: http://www.zetema.it

Email: p.bracci@zetema.it

CERVIA (Ra): Permutazioni visionarie – Moreno Bondi e Daniele Masini fra angeli e demoni”.

Dopo “La caduta degli Dei” tenuta in agosto ad Ischia nella Villa di Luchino Visconti, spetta ora alla città di Cervia accogliere un’imponente “antologica” di Moreno Bondi, allestita negli antichi e suggestivi Magazzini del Sale (dal 27 novembre al 15 gennaio 2006).

PERMUTAZIONI VISIONARIE. Moreno Bondi e Daniele Masini – Fra Angeli e Demoni: è il titolo della “doppia personale” che affianca un pittore del territorio romagnolo (Daniele Masini) all’artista toscano: una mostra in tandem, un passo a due per affrontare il tema della centralità dell’Uomo e della complessità della sua natura sempre in bilico fra gli opposti (sacro e profano, anima e corpo).

L’esposizione è ospitata presso i Magazzini del Sale di Cervia: una volta destinati alla conservazione della più preziosa risorsa del territorio (costruiti alla fine del 1600 secondo il modello di una basilica romanica, solida monumentale all’esterno e con lo spazio interno scandito in tre navate, per potere meglio contenere la grande quantità di sale), oggi sono un riuscito esempio di archeologia industriale recuperata a spazio museale.

Dominante del lavoro pittorico e scultoreo di Moreno Bondi è l’Uomo nel suo essere divino e terreno (da qui il titolo della mostra: “Fra Angeli e demoni”): una creatura della luce e dell’ombra in cui convivono aspetti noti e lati oscuri, il cui presente è costruito sul passato e la cui identità si nutre di opposti.

L’artista rappresenta sulla tela e scolpisce nel marmo corpi poderosi, come evocazioni di Caravaggio o Michelangelo; figure oscure mutuate da miti antichi o forme alate ispirate da Allori o da Guercino. Tutti sono frammentati da squarci di colore o feriti dall’inserimento della scultura (da lui personalmente lavorata) e raccordati in “inquadrature fotografiche” che configurano un ordine di estrema attualità.

Di fronte a tale universo umano non è da chiedersi a cosa alluda quel segno tracciato sul corpo o questo marmo che fende la pittura: essi rappresentano i solchi lasciati dal tempo e dalla storia e compendiano in breve il paradigma della vita.

“E’ inutile interrogare con la razionalità i particolari di un quadro –dice- poiché non si avrebbe risposta univoca. L’angelo rappresentato in “AMORE”, chino nel raccogliere il manto di Madre Teresa di Calcutta, sollecita sentimenti contrastanti: calma e giustizia o gravità e timore. Non rimane che cedere alla sola emozione, senza porsi domande destinate a rimanere disattese”.

Nella loro complessità le opere dell’artista toscano si rivelano rasserenanti od inquietanti per l’individuo che vive della medesima complessità e la cui percezione si modifica in base a condizioni e condizionamenti socio-culturali, perché l’Uomo, dunque, non è “o l’uno o l’altro”, ma è entrambi: Angelo e Demone saldamente congiunti.

Autore: Carla Piro

Email: carlapiro@virgilio.it

TORINO: Inuit popoli del ghiaccio.

Che cosa significa condurre la propria vita circondati dai ghiacci? Come si può restare isolati dal resto del mondo per millenni, conservando intatte e immutate le proprie tradizioni, e poi improvvisamente integrarsi nella civiltà? Come è possibile che esistano popolazioni la cui lingua prevede più di quaranta parole diverse per la neve e nessuna per la guerra?

A questi affascinanti interrogativi intende rispondere la mostra “Inuit. Popoli del Ghiaccio” che ha aperto i battenti a Torino, presso il Museo Regionale di Scienze Naturali, il 2 dicembre scorso, organizzata dal Consorzio Beni Culturali Italia con il contributo della Regione Piemonte, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e il patrocinio di: Comune e Provincia di Torino; Agenzia Culturale del Quebec in Italia; Ambasciata del Canada in Italia; Real Ambasciata di Danimarca.

La mostra, la prima in Italia interamente dedicata ai popoli circumartici, si colloca nell’ambito delle Olimpiadi della Cultura promosse in concomitanza dei XX Giochi Olimpici Invernali e si concluderà il 30 aprile 2006.

Curatrice la d.sa Gabriella Massa, studiosa di fama internazionale, archeologa esperta di cultura Inuit.

Attraverso un percorso affascinante, un sapiente mix di suggestioni visive e uditive che intende privilegiare l’esperienza sensoriale alla semplice esposizione di reperti, i visitatori saranno condotti alla scoperta della cultura e delle tradizioni di questi popoli che definiscono sé stessi Inuit ovvero “gli uomini”.

I pezzi esposti, oggetti di uso quotidiano e opere d’arte di pregio degli ultimi tre secoli, alcuni dei quali mai esposti pubblicamente, provengono da numerosi Enti italiani, fra i quali il Museo Nazionale Preistorico Etnografico “L. Pigorini” di Roma, il Museo Etnografico Polare “S. Zavatti” di Fermo, l’Archivio di Stato di Torino, le Università degli Studi di Firenze e di Torino; da due Enti stranieri, il Musée de la Civilisation du Québec e l’Association des Francophones du Nunavut e da Collezioni private italiane.

“Si tratta di una mostra che abbraccia la maggior parte delle popolazioni che vivono nell’estremo Nord del nostro pianeta – ha dichiarato la d.sa Massa – con reperti provenienti da Siberia, Alaska, Canada, Groenlandia e Nord Europa; una mostra per far conoscere meglio gli Inuit e promuoverne la cultura, fondata sulla pace, la tolleranza e il profondo rispetto per le persone e per l’ambiente, valori che il mondo cosiddetto “civilizzato”, sembra talvolta avere smarrito”.

Una sezione della mostra, intitolata “Opere piemontesi su carta Inuit” accoglierà una selezione di lavori di artisti di spicco quali Luigi Mainolfi, Gilberto Zorio, Marco Gastini, Antonio Mascia, Francesco Lauretta, realizzati su carta esquimese, appositamente importata dal Canada. Curatrice della sezione, la d.sa Ivana Mulatero, giornalista e critico d’arte.

Info:
MUSEO REGIONALE DI SCIENZE NATURALI – Via Giovanni Giolitti 36 (10123)
+39 01143207302 (info), +3901143207301 (fax) – http://www.regione.piemonte.it

orario: 10-19 (la biglietteria chiude un’ora prima), chiuso il martedì
biglietti: intero: euro 5,00; ridotto per studenti e gruppi; gratuito minori di anni 18 e ultrasessantacinquenni
Info: Consorzio Beni Culturali Italia , tel. 011 4400111; e-mail: mostre@consorziobeniculturali.it
Prenotazioni: Centro Didattico, 011 4326307/34/37; FAX 011 4326319/20; E-MAIL: DIDATTICA@REGIONE.PIEMONTE.IT

Link: http://www.popolidelghiaccio.it

Email: Museo.mrsn@regione.piemonte.it

Fonte:Exibart on line