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FORLI’: I colori dalla purezza di alabastro di Marco Palmezzano.

La mostra presenta sessantuno opere, spesso di grandi dimensioni, dislocate fra gli anni novanta del Quattrocento e i venti del Cinquecento.

Attesa e annunciata da tempo, preparata da anni di ricerche e restauri, la mostra dedicata a Marco Palmezzano ha aperto finalmente le porte. La prima retrospettiva completa che l’Italia dedichi al grande maestro del Rinascimento è stata allestita nei locali riportati alla vita dello storico Complesso Monumentale di San Domenico.

In questi anni, i colori limpidi, dalla “purezza d’alabastro”, delle opere di Palmezzano sparse in Romagna e presenti nei più prestigiosi musei italiani e stranieri, sono emersi meravigliosamente sconvolgenti da una campagna di restauri che ha pochi precedenti per ampiezza ed organicità.

A promuovere questo grande evento è la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì, con i Musei Vaticani, la Diocesi di Forlì e le Soprintendenze di Bologna, di Brera in Milano e il Polo Museale di Firenze. La commissione scientifica che “firma” la mostra è diretta da Antonio Paolucci e composta da Francesco Buranelli, Jadranka Bentini, Pier Giorgio Brigliadori, Gianfranco Brunelli, Matteo Ceriana, Anna Colombi Ferretti, Andrea Emiliani, Vincenzo Gheroldi, Gabriella Poma, Luciana Prati, Adriano Prosperi, Stefano Tumidei, Timothy Verdon, Giordano Viroli, Francesco Zaghini ed Ettore Torriani. L’allestimento, che si snoderà nelle grandi sale di quella che fu la Biblioteca del Convento dei Domenicani, reca le firme degli Studi Wilmotte & Associates (Parigi) e Lucchi & Biserni (Forlì).

Più di 20 milioni di euro sono stati investiti per trasformare l’ex complesso conventuale di San Domenico, slabbrato dalle bombe, in una sede museale ed espositiva nuova per concezione e tecnologia, sede che proprio con la mostra sarà inaugurata.

L’intero territorio forlivese, dall’Alpe di San Benedetto al mare, ovvero le cosiddette “Terre del Palmezzano”, è profondamente coinvolto in questa esposizione.

La mostra (catalogo Silvana Editoriale) presenta sessantuno opere, spesso di grandi dimensioni, dislocate fra gli anni novanta del Quattrocento e i venti del Cinquecento. L’obiettivo è quello di documentare la lunga, prolifica attività del pittore attraverso i suoi svolgimenti stilistici, attraverso le opere più significative dei suoi maestri, e dei suoi affini, e dei suoi compagni di strada.

Con Marco Palmezzano sono in mostra Melozzo da Forlì, Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, il Perugino, Antoniazzo Romano, Marco Zoppo, Baldassarre Carrari, il Maestro dei Baldraccani, Francesco e Bernardino Zaganelli, Luca Longhi, Nicolò Rondinelli, Girolamo Marchesi, Bartolomeo Montagna e Girolamo Genga.

“Lo stile di Marco Palmezzano – afferma Antonio Paolucci – è come una rosa dei venti i cui punti cardinali orientano verso i centri più significativi del Rinascimento padano e centro italiano. Alla base c’è Melozzo da Forlì con la sua interpretazione magniloquente e nobilmente retorica della poesia prospettica di Piero della Francesca e di Luca Pacioli, ma c’è anche il Giovanni Bellini della Pala di Pesaro e c’è, più in generale, la familiarità con la pittura veneziana contemporanea. Ci sono asprezze ferraresi e morbidi ritmi di matrice umbra. Ci sono tangenze e rispecchiamenti con gli artisti romagnoli contemporanei, da Niccolò Rondinelli a Baldassarre Carrari”.

Grazie a prestiti molto importanti (dai musei di Baltimora, Vienna, Dublino, dai Musei Vaticani, dagli Uffizi, da Brera, ecc.) la mostra ricostruisce il percorso di Marco Palmezzano, radunando per la prima volta dalla città e dal territorio di Forlì, dai musei italiani e stranieri il meglio della sua produzione. Un itinerario pittorico che ridisegna la storia artistica delle Romagne fra XV e XVI secolo.

Info:
Forlì, Complesso Monumentale di San Domenico, fino al 30 aprile 2006.

Autore: Sergio Campagnolo

Fonte:Sussidiario.it

PARMA: I 900 anni della Cattedrale.

Restauri, mostre, concerti, pubblicazioni, approfondimenti, itinerari per penetrare nel cuore e nello spirito di uno dei più celebri monumenti dell’architettura medioevale al mondo.

Se continua a destare meraviglia oggi, immaginiamo come doveva apparire nove secoli fa quando i parmensi videro crescere oltre i tetti di paglia delle proprie casupole, quel prodigio di architettura e di fede. Non è un caso se l’immagine della Cattedrale di Parma con il suo Battistero risultano costituire una delle più famose visioni d’Italia nel mondo, monumento tra i più citati quando si scrive e parla di architettura medioevale.

Per celebrare il nono centenario del monumento che è cuore di Parma, si è costituito un apposito “Comitato nazionale per il IX centenario della Cattedrale”, insediato dal Ministero per i beni e le attività culturali, con il quale collaborano tutte le Istituzioni del territorio (le Diocesi di Parma e di Fidenza, il Comune, la Provincia, l’Università, la Soprintendenza e numerosi istituti culturali), per ‘costruire insieme’ un calendario di appuntamenti destinato a portare alla ribalta Parma attraverso una serie di iniziative di diversa natura: restauri, mostre, conferenze, convegni, visite guidate, attività didattiche, rappresentazioni e concerti. E insieme al capoluogo, la provincia, grazie ai “percorsi del romanico” che conducono a 28 antiche pievi dove sono ancora visibili i segni della stretta parentela tra la Cattedrale e il territorio.

Le manifestazioni, che partono con il Giubileo (4 dicembre 2005 – 3 dicembre 2006), concesso alla Diocesi di Parma dal Pontefice Giovanni Paolo II, celebrano la Cattedrale proprio come ‘un’enciclopedia da sfogliare’, secondo la suggestiva immagine evocata da Monsignor Giancarlo Santi, Presidente del Comitato nazionale. Oltre alle numerose funzioni liturgiche previste, molti sono i fiori all’occhiello di questa lunga e sorprendente ‘festa di compleanno’, ricca di eventi da non perdere.

Anzitutto, le esposizioni: un primo assaggio lo si è già avuto nello scorso settembre, in coincidenza con la seconda edizione del Festival dell’Architettura, con la rassegna sui progetti per il Presbiterio maggiore della Cattedrale; in dicembre, sarà proposta una seconda mostra frutto del concorso ‘Racconta la tua Chiesa’, cui hanno partecipato oltre cinquanta classi di Parma e Provincia. Gli appuntamenti espositivi di maggior rilievi saranno però nel 2006. In particolare, da aprile a luglio, la grande mostra ‘Il Medioevo delle Cattedrali’ organizzata dall’Università al Salone delle Scuderie in Pilotta con reperti provenienti da tutta Italia e la parallela esposizione-laboratorio ‘Il cantiere della Cattedrale’ che permetterà di rivivere, come in moviola, le fasi della nascita della Cattedrale e di ‘provare’ dal vivo le tecniche di un tempo. Mentre le vie cittadine diverranno ‘vetrina’ per la mostra dei fotografi parmensi, Fidenza celebra con una mostra la figura di San Donnino e la nascita della sua Cattedrale e del Borgo, tappa per un ideale percorso antelamico alla scoperta dell’arte medievale. In ottobre, poi, sarà la volta de ‘La vita quotidiana nel Medioevo’ promossa da Comune e Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico e etnoantropologico di Parma e Piacenza ai Voltoni del Guazzatoio con la collaborazione delle più importanti istituzioni culturali cittadine.

Poi, gli spettacoli organizzati nell’emozionante cornice della Cattedrale: in novembre, in occasione della presentazione dei restauri della Cripta, un concerto straordinario del prestigioso coro della Cappella Sistina di Roma; in dicembre, in occasione della presentazione dei volumi della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza dedicati al Duomo, quello dell’Orchestra del Teatro Regio e in aprile un ciclo di appuntamenti sulla musica sacra organizzati in collaborazione con il Conservatorio ‘A. Boito’ e con la ‘Casa della Musica’. Inoltre due sacre rappresentazioni per il tempo di Natale (dicembre 2005) e di Pasqua (aprile 2006) e un concerto Gospel nel dicembre 2006. E una suggestiva serata ‘Sfogliando la cronaca di Fra’ Salimbene’, il cronista del medioevo parmigiano, nella suggestiva cornice di San Francesco del Prato, fra letture, canto e danza nel settembre del 2006.

In novembre 2005 escono i quaderni didattici, pensati per le attività della Scuola, con un intenso programma di attività didattiche, mentre Santa Lucia (13 dicembre 2005) porta per tutti i bambini un gradito volume illustrato alla scoperta – con l”Angiolén dal Dòm’ Raffaele – dei segreti della Cattedrale, e in dicembre viene presentato il volume “Il governo del Vescovo: Chiesa città e territorio nel Medioevo parmense”, che racconta in tono divulgativo la storia delle origini della chiesa di Parma.

I restauri della facciata, del coro e della Cripta si concluderanno nel novembre 2005, mentre per Sant’Ilario 2006 tornerà a risplendere la restaurata Cappella del Comune.

In marzo 2006, una serie di presentazioni bibliografiche dal titolo ‘Sfogliare il Medioevo’ organizzate in collaborazione con l’Istituzione Biblioteche e, in parallelo, una serie di ‘visite-conferenza’ in Cattedrale e il 25 dello stesso mese, la tradizionale ‘Giornata FAI di Primavera’ sarà interamente dedicata alla Cattedrale e al Museo diocesano. In maggio una serie di incontri ‘cercando l’uomo’ con importanti relatori di livello nazionale alla ricerca dell’uomo nella società e nella cultura contemporanea.

Diversi i convegni – dalla storia delle istituzioni civiche (maggio 2006) alla pastorale (giugno 2006) all’arte con ‘L’Europa delle Cattedrali’ (settembre 2006) alla musica (ottobre 2006) – che porteranno a Parma studiosi di fama internazionale e le pubblicazioni previste. Da aprile a ottobre 2006 un ricco calendario di eventi ispirati alla cultura medievale nei 28 siti dei percorsi del romanico varati in collaborazione con la Provincia di Parma.

Parallelamente verranno realizzati una serie di interventi informativi, dal percorso storico in Cattedrale per i visitatori, al Sito internet, a un documentario girato dal regista Francesco Barilli, a importanti campagne di comunicazione e di informazione a livello nazionale, per condividere questo importante appuntamento – secondo l’ospitale tradizione parmense – con visitatori e turisti.

Info:
Parma, fino al 3 dicembre 2006.

Autore: Sergio Campagnolo

Fonte:Sussidiario.it

NAPOLI: Tang – Arte e cultura in Cina prima dell’anno mille.

La mostra consente un attento approfondimento delle caratteristiche principali di questa splendida epoca dell’arte e della cultura della Cina in una delle fasi di massima espansione dell’Impero.

La mostra “Tang – arte e cultura in Cina prima dell’anno Mille” è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania e dalla Regione Campania, Assessorato al Turismo e Beni Culturali in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Napoli e Caserta, Provincia di Napoli – Assessorato ai Beni Culturali, Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura – Assessorato allo Sport e ai Grandi Eventi e con l’Università degli Studi di Napoli ”l’Orientale”.

Per la prima volta in Italia vengono esposti, monograficamente, reperti pertinenti tutti ad un’unica dinastia cinese, quella Tang (618 – 907 d.C.) la cui storia segna – secondo gli studiosi – il periodo di massima espansione culturale della storia cinese.

L’esposizione costituisce un’ulteriore tappa del processo che vede intensificarsi gli scambi culturali tra Cina ed Italia; nello specifico rappresenta la risposta cinese alla bella mostra promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali sulla Civiltà dell’Antica Roma e svoltasi dal giugno del 2004 a Pechino presso il Museo Nazionale della Cina, ed in altri Musei del Paese.

La mostra consente un attento approfondimento delle caratteristiche principali di questa splendida epoca dell’arte e della cultura della Cina in una delle fasi di massima espansione dell’Impero: statue, vasi, pitture, monete d’argento, preziosi fermagli per capelli, terrecotte funerarie accompagnano il visitatore alla scoperta di un mondo che ancora oggi, attraverso la poesia, la calligrafia, la religione, forma parte fondamentale dell’identità cinese. In particolare, vengono illustrati aspetti fondamentali di questo periodo: la vita dell’aristocrazia quale appare dai resti dell’architettura palatina delle due capitali della dinastia, Xi’an e Luoyang e dai corredi funerari, il Buddhismo, documentato dalle sculture rinvenute negli scavi italiani di Luoyang e da altri complessi monastici e infine l’apertura della Cina verso l’Asia Centrale e l’Occidente, attraverso quelle vie della Seta di cui Xi’an e Luoyang erano le stazioni terminali.

Per sviluppare questi temi l’esposizione è stata articolata in tre sezioni:

1.Vita di corte a Xi’an e Luoyang in epoca Tang, nella quale lo stile di vita aristocratico è rappresentato da vari oggetti tra cui mattoni decorati, elementi architettonici, dipinti murali, oggetti di uso aristocratico (specchi in metallo, ceramiche, gioielli e giade) provenienti dai Palazzi Tang di Xi’an e Luoyang, materiali da corredi funerari (statue di terracotta e ceramiche) provenienti in gran parte da tombe imperiali e aristocratiche.

2.Il Buddhismo – In questa sezione saranno presentati due modelli di templi, sculture ed elementi architettonici tegole, terminali decorati di coppo provenienti dallo scavo del monastero Fengxiansi (al quale collabora l’Università degli Studi di Napoli “l’Orientale”), sculture rinvenute nelle grotte di Longmen a Luoyang, ed in altri complessi monastici della Cina settentrionale.

3.L’apertura della Cina verso Occidente – A documentare l’apertura dell’Impero Tang verso l’Occidente saranno esposti corredi funerari di cui fanno parte monete, figurine dai tratti centroasiatici, cammelli, tessuti, vasellame di varia foggia. In questa sezione si illustreranno le relazioni tra l’Impero Tang e l’Asia Centrale, quelle tra l’impero sasanide e la Cina, i mercanti sogdiani, i regni buddhisti dell’Asia Centrale e Occidentale.

Sarà inoltre presentata un’importante sezione è dedicata alla calligrafia cinese di quest’epoca, con calchi di iscrizioni ed un rotolo contenenti testi buddisti.

Si sottolinea infine che l’impostazione della mostra e la selezione degli oggetti sono il risultato dell’intensa collaborazione scientifica instauratasi tra l’Università degli Studi di Napoli “l’Orientale” e il Museo Nazionale della Cina di Pechino che ha coordinato un gruppo di studiosi ed istituzioni museali cinesi.

Info:
Napoli, fino al 22 aprile 2006.

Fonte:Sussidiario.it

FIRENZE: Il Cenacolo di Fuligno del Perugino – Qualità e fortuna d’uno stile.

Omaggio nell’omaggio. Una mostra che rende finalmente onore all’Ultima Cena di Perugino. 52 opere invitano i visitatori, gratis, a scoprire il punto di partenza dei percorsi perugineschi a Firenze…

Il Granduca Leopoldo II l’aveva venduto pochi anni prima. Ma il Cenacolo, refettorio dell’ex-convento delle terziarie francescane di Sant’Onofrio (detto appunto di Fuligno), celava una clamorosa sorpresa. Nel 1843 la scoperta: una meravigliosa parete affrescata, si pensava allora, da Raffaello. Erano passati appena dieci anni da quando al Pantheon di Roma era stato toccato “il momento più alto nel culto di Raffaello”, con la celebrazione della ricognizione delle ossa del divino, E così il Granduca fu costretto a riacquistare gli ambienti venduti, ponendo a memoria un busto in marmo, che tuttora introduce il visitatore “al godimento di un’opera della quale […] si erge a geloso custode”: l’Ultima cena (1480-1485), ormai comunemente attribuita a Pietro Perugino e bottega. Un’opera, mai adeguatamente studiata, e ancora poco conosciuta dagli stessi fiorentini, che solo ora, dopo lunghi periodi di chiusura e orari di apertura ridotti, trova la giusta valorizzazione nel proprio contesto monumentale.

A conclusione degli eventi perugineschi in Umbria, Firenze rende infatti omaggio al maestro di Raffaello, con una mostra, a cura di Rosanna Caterina Proto Pisani, che raccoglie attorno a questo capolavoro 52 opere provenienti dalle più importanti collezioni italiane ed estere. Articolata in sei sezioni, la mostra si sviluppa tra le opere autografe del maestro umbro, quelle dei suoi collaboratori (lo Spagna, Gerino da Pistoia), degli allievi delle sue botteghe di Firenze e Perugia, e dei suoi seguaci. L’Ultima cena pervade, dal lunettone di fondo, tutta l’ampia sala del Cenacolo, attraendo a sé il visitatore in una suggestiva dimensione prospettica. L’allestimento, sobrio e discreto, permette di evidenziare il rapporto tra le opere, che riescono così a dialogare, davanti agli occhi del visitatore, per testimoniare non solo l’attività del Perugino a Firenze, ma anche la diffusione che il linguaggio peruginesco assunse a cavallo dei secoli XV e XVI. Chiari e sintetici i pannelli, che hanno anche il merito di aiutare il visitatore a visualizzare l’originario ambito di alcune opere, come il Polittico Mormile e la Pala di Santissima Annunziata, suggerendo percorsi che si dipanano tra chiese, conventi e musei fiorentini.

A questo punto, il Cenacolo, già sede nel passato del Museo Egizio (poi Archeologico), è pronto a candidarsi come piccolo, ma importante, museo dedicato al Perugino e alla sua bottega, e divenire ufficialmente il fulcro degli itinerari perugineschi a Firenze. Una serie di opere, infatti, rimarranno dopo la mostra per andare a costituire parte integrante del nuovo allestimento permanente. Molto raffinato e ben illustrato, il catalogo, a cura della stessa Proto Pisani, che contiene, tra l’altro, i contributi di Serena Padovani, Nicoletta Baldini, Vittoria Garibaldi, Filippo Todini e Francesca Fumi Cambi Gado.

Info:
Fino al 8 gennaio 2006, Firenze, Cenacolo di Fuligno, Via Faenza 40 (centro storico) – orario di visita: Martedì – Domenica, 10.00 – 18.00; Chiuso il lunedì – ingresso libero – per informazioni: tel 055 2337702 – info@polistampa.com – catalogo: Pagliai Polistampa

Email: info@polistampa.com

Fonte:Exibart on line

Antonio PIVA: Il museo – la coscienza lucida dell’ambiguità.

Una nuova pubblicazione di Edizioni Lybra Immagine che continua l’impegno editoriale nel campo della museografia e della museologia. In questo libro, i due approcci alle tematiche del museo vengono messi a confronto per definire le problematiche della progettazione museale. Attraverso il dialogo dell’autore con museologi, studiosi e direttori di musei, il libro si interroga, e ci interroga, sulle questioni fondamentali e complesse che ci troviamo ad affrontare nel progetto museale, nella sua definizione e finalità.

Dialoghi con: Irma Arestizabal, Gabriella Belli, Paolo Biscottini, Franco Giorgetta, Ivana Iotta,Giovanni Pinna, Gemma Sena Chiesa, Bianca Triaca.

Alla luce della sua esperienza, Antonio Piva indaga le problematiche museologiche e museografiche che si intrecciano nella progettazione e nella gestione dei musei. Esperienze tra loro differenti e complementari delineano un quadro tutt’altro che omogeneo di priorità e di soluzioni in cui emerge, come punto fermo e indispensabile, la visione dell’architettura come strumento funzionale e contingente, indissolubilmente legato all’analisi storico/critica delle necessità di una società e della sua cultura e, perciò, articolato e complesso.

Info:
Pagine: 128; immagini: oltre 400 b/n e colore; formato: 21,5×24; prezzo: Euro 16,00
Isbn 88-8223-078-3 – Dicembre 2005, Edizioni Lybra Immagine

Ordini: fax 02 48012748, lybra@lybra.it

Link: http://www.lybra.it

Email: lybra@lybra.it