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LA SPEZIA: Capolavori veneziani dal XIV al XVIII secolo nella Collezione Lia.

Per la prima volta offerta al pubblico nella sua interezza, composta di arredi, dipinti, miniature, oggetti e sculture, la sezione veneziana della Collezione Lia si offre al visitatore come un mosaico sensitivo e appassionato.
L’occasione, davvero importante, è offerta dalla mostra ‘VENEZIA. Capolavori dal XIV al XVIII secolo nella Collezione Lia‘ che riunisce, fino al primo ottobre nella sede del Museo Lia, oltre un centinaio di opere, in parte presenti nello stesso Museo e in parte provenienti dalla Collezione privata di Amedeo Lia. Fra esse alcuni straordinari inediti che si assommano ad opere già ben note per restituire il viaggio personale di chi questi oggetti ha scelto, voluto e maneggiato. Quella proposta nella Mostra (curata da Andrea Marmori, che del Museo Lia è direttore) è una Venezia intima e privata, il cui percorso cronologico va dal tardo Duecento per traversare tutto il Settecento e giungere poco oltre.

I primi testi figurativi presentati, fra cui un fragile e raro vetro dorato e graffito della fine del XIII secolo, costituiscono l’avvio dell’esposizione, e riflettono la raffinata capacità espressiva di artisti di cultura composita. Il fiorentino Giusto de’ Menabuoi conduce nella già colta Padova la perfetta espressione linguistica toscana, qui coniugata ed aggiornata: il trittico, dalle dimensioni confidenziali, è un piccolo capolavoro dove la sostenuta cifra espressiva riecheggia in forma ridotta gli affreschi del Battistero di Padova. Restano sospesi fra età gotica e pienezza espressiva già tutta rinascimentale le eccezionali pagine miniate da Cristoforo Cortese e ancora il grande antifonario prodotto da un Maestro che si forma nell’ambito di Belbello da Pavia, Maestro detto convenzionalmente dell’Antifonario M di san Giorgio Maggiore in virtù della sua impresa principale, sontuoso testo dove l’estesa esuberanza decorativa esalta e dilata le ampie iniziali istoriate.

A Padova il decennio trascorso da Donatello alla metà del Quattrocento aveva lasciato un’orma indelebile, dando l’avvio a generazioni di artisti che produrranno sculture in bronzo di sensitiva naturalezza. I calchi di piccoli animali dal vero, i raffinati oggetti d’uso composti da figure mitologiche e ancora la minuta riproduzione di monumenti classici concretizzano il miraggio del collezionista rinascimentale, che raggiunge la sognata possibilità di stringer fra le mani l’antichità imperitura. Il mondo antico sembra risvegliato dalla capacità linguistica ed espressiva dei grandi artisti padovani che inventano una classicità ora aggiornata alle esigenze dei colti committenti.
La luce corrusca del Rinascimento lagunare è presente attraverso i suoi protagonisti: la grande famiglia muranese dei Vivarini, rappresentati nell’esposizione dal seducente San Girolamo di Alvise, posto a battersi il petto in un deserto umido di laguna, e da due importanti tavole sacre di Antonio, e poi i Bellini, Gentile e Giovanni, del quale è presentata un’eccezionale Natività, già parte di un paliotto, realizzata quasi certamente all’interno della bottega paterna, e pertanto databile agli esordi della sua fulgida carriera.

E ancora le fiabe mitologiche di Sebastiano del Piombo, i volti dell’anima ritratti da Tiziano e Veronese, la passione del Figlio di Dio raccontata ora con vigore dall’ombroso Cariani, sofferenza sussurrata a labbra serrate e guardata con occhio pietoso, e poi affrontata invece con ritmo di danza sincopata da Tintoretto, testi tutti che immettono il visitatore alla grande fioritura rinascimentale, quando Venezia si afferma quale epicentro culturale dal quale si dipartono esperienze artistiche senza pari. A Brescia e a Bergamo, possedimenti veneziani in terraferma, la narrazione pittorica si mescola agli umori lombardi, ed affiora una concretezza espressiva del tutto peculiare: si veda l’assorta Dama di Moroni, senza un pensiero nel cuore, la pupilla nitida e immobile e la fronte deserta, sospesa tutta in ferma attesa di un domani uguale all’oggi, quasi cifra araldica posta a celebrar se stessa, stagliata sul fondo monocromo.
E poi il fastoso dipinto veneziano in cui vengono celebrate le nozze tra Bacco ed Arianna, ricondotto ad Ermanno Stroifi dopo una lunga attribuzione a Bernardo Strozzi: l’umano Bacco ha le mani arrossate di chi lavora la terra, e della terra reca i frutti, bruno di vita condotta all’aria aperta, vivace nella crudezza della sua carne, e si rivolge ad Arianna, spogliata in una nudità affaticata e sensitiva, lo sguardo incapace di sostenere altri sguardi. Summa perfetta, in cui Caravaggio e Rubens paiono essersi accordati in quel voluttuoso gesto michelangiolesco di mani che esitano a sfiorarsi.

Il Settecento, capitolo irrinunciabile, è del tutto dedicato a Venezia, fragile capitale del nuovo secolo, dove la pittura di paesaggio è in grado di dilatare lo sguardo nelle vaste vedute di Albotto, Canaletto, Bellotto, Marieschi, Guardi. Sensibili ritrattisti del bacino di san Marco, della piazza, dei canali, dei monumenti, i paesaggisti narrano con timbri differenti il fasto della laguna, dall’acribia lucida e malinconica di Bellotto ai tremuli capricci di Guardi. Le dodici istantanee di Grubacs completano in maniera solida e sostenuta la volontà narrativa dei vedutisti che travalicano il XVIII secolo, con ancora negli occhi e nello sguardo la felice stagione del vedutismo settecentesco, sia pur a scarto ridotto.
Ed ecco che dall’esterno la mostra conduce agli spazi domestici, suggeriti dai rari mobili e dalla raffinata suppellettile: il Gentiluomo ritratto di Pietro Longhi e la Dama di Rosalba Carriera sono i protagonisti leggeri e vaporosi di questa sezione, impareggiabili rappresentati degli ultimi bagliori della grande stagione veneziana, quando il fasto e i tempi di una vita senza tempo sembrano sostare solo un attimo in stupita attesa del mondo che cambia.

Info:

fino al 1 ottobre 2006
Orario: Da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00 nei mesi estivi, da venerdì a domenica, prolungamento dell’apertura fino alle ore 20.00. Chiuso il 15 agosto
tariffe: biglietto intero € 6.00, biglietto ridotto € 4.00, biglietto speciale € 3.00. Le tariffe comprendono l’ingresso alla mostra e al museo. Catalogo: Silvana Editoriale
Museo Civico ‘Amedeo Lia’ – via Prione, 234 – 19121 La Spezia
Tel. 0187.731100

 

Link: http://www.castagna.it/musei/mal

Email: segreteria.museolia@comune.sp.it

Fonte:Exibart on line

Antonio V. GELORMINI: Daunia Vetus il distretto dei tesori.

L’Antica Daunia è la terra che diede approdo all’eroe acheo Diomede, compagno di Ulisse e re di Argo, fiero combattente (il più forte dopo Achille), grande navigatore e maestro nell’arte di addomesticare i cavalli. Al suo arrivo sulle coste del Gargano, la leggenda narra che scagliò in mare dei massi ciclopici dando vita alle Isole Tremiti. Sposata la figlia del re Dauno, elegge questa terra a sua dimora definitiva, tanto che da “mortale che aveva tentato il confronto con gli Dei”, chiese che una spiaggia di questo affascinante arcipelago diventasse il luogo della sua sepoltura. E Afrodite ne rese perenne la presenza, trasformando i suoi compagni in grandi uccelli marini, le diomedee, allo scopo di bagnare sempre la tomba del loro eroe.

Per uno dei tanti inesplicabili paradossi della storia, oggi l’Antica Daunia riprende forma per dar vita a un Distretto Culturale, attorno a una città di nome Troia e lungo gli ambiti territoriali di centri storici come Lucera, Bovino, Biccari, Faeto e Orsara di Puglia. Lo fa inaugurando il Nuovo Museo della Cattedrale di Troia, polo d’attrazione dell’intero distretto, che delinea i suoi contorni lungo i confini territoriali degli antichi ambiti diocesani.

Nel Nuovo Museo saranno esposti frammenti di rarissime pergamene, cinquecentine, argenti, paramenti sacri ed altre opere di rilevante valore artistico, storico e devozionale. E tra gli innumerevoli pezzi pregiati renderà finalmente visibili i preziosi e famosi Exultet troiani 1,2,3: i rotoli pergamenacei medievali, di scuola beneventana, miniati dai benedettini, raro esempio di sintesi devozionale e arte comunicativa, nonché testimonianza unica della raffinata cultura prodotta negli scriptoria degli innumerevoli conventi dauni dell’ordine cassinense. Il museo è organizzato per raccontare ai visitatori come la devozione di generazioni locali abbia saputo nel corso dei secoli rinnovarsi e manifestarsi in forme di arte e di bellezza non comune.
Il tutto nell’elegante cornice dell’ex Seminario Vescovile di Troia opportunamente recuperato e riallestito grazie ai fondi destinati alla realizzazione del Distretto Culturale Daunia Vetus dalle Fondazioni di origine bancaria aderenti all’ACRI. Il Museo è visitabile a partire da domenica 9 luglio. Per qualsiasi ulteriore informazione è possibile visitare il sito: www.dauniavetus.it

Daunia Vetus per i viaggiatori attenti e curiosi si rivelerà uno scrigno traboccante di storia, di arte, di monumenti, di colpi d’occhio fascinosi su paesaggi di assoluta originalità. Una campagna fatta di campi di grano ondeggianti, di boschi d’ulivi secolari, di colline dolci e rassicuranti, solcate da vigne e disseminate di masserie antiche e casolari caratteristici. Qui imperano il giallo e il verde, ma anche il blu violetto dei carciofi (tra i più gustosi, compatti e dal pochissimo scarto), degli asparagi viola e di quell’uva, forse importata da Diomede, che tra le cruste della Capitanata, ha dato vita a un vino nobile (Nero di Troia), dal sapore asciutto, base per vini doc pugliesi e per il taglio arricchente di più modesti vini italiani e francesi.

La declinazione territoriale di Daunia Vetus parte da Troia, che naturalmente non vanta alcun cavallo, ma in compenso  presenta una splendida Cattedrale romanica, con le suggestive porte bronzee e il suo magnifico Rosone dai preziosi ricami calcarei arabeggianti.

Si sposta a Lucera, il baluardo di Federico II, col suo Anfiteatro romano, il castello federiciano (sede delle milizie saracene) e il centro storico d’impianto medievale, il cui dedalo di piazze e viuzze ne fanno un salotto elegante e suggestivo.

Passa per Biccari e l’oasi paesaggistica del lago Pescara, ideale per rilassanti passeggiate a cavallo, seguendo percorsi guidati, attrezzati e di sicura emozione.

Approda a Faeto, il comune più alto della Puglia, sede di un’autentica e rara comunità franco-provenzale, che conserva intatto il patrimonio linguistico e dà vita ad una delle più famose Sagre del prosciutto (prima domenica di febbraio).

Si allunga a Bovino, uno dei “50 borghi più belli d’Italia”. Territorio di briganti, ma anche dei nobili Guevara, nel cui palazzo ducale si conservano dipinti di valore e un frammento della Santa Spina, reliquia della passione di Cristo.

Per completarsi a Orsara di Puglia, capitale locale della qualità enogastronomia, delle caratteristiche organolettiche dei suoi prodotti agricoli, provenienti da un terreno particolarmente ricco di selenio e sede di un esclusivo Festival Jazz di caratura internazionale.

Un lembo di Puglia che, incantato dalle diomedee ma stanco di dar voce al lamento, vuole cantare forte i suoi tesori e annunciare con orgoglio la sua bellezza.
         

IL DISTRETTO CULTURALE, EMBRIONE DEL SISTEMA TURISTICO LOCALE

Credo che non ringrazieremo mai abbastanza S.E. Mons. Francesco Zerrillo per aver accettato, senza esitazione, di fare della Diocesi di Lucera-Troja il soggetto propulsore e protagonista di questo progetto, che ha raccolto l’approvazione e le risorse necessarie alla sua realizzazione da parte delle Fondazioni Bancarie dell’Acri – Associazione delle Casse di Risparmio Italiane.

L’aver trascorso l’intera infanzia all’ombra dell’Episcopio e della Cattedrale di Troja, aver avuto un papà-autista del Vescovo e aver dedicato gran parte del periodo adolescenziale ai servizi in parrocchia, ha fatto di me un membro della comunità piuttosto fortunato, avendo avuto la possibilità di vedere da vicino tantissime volte il Tesoro della Cattedrale e soprattutto i famosi Exultet. Per cui da sempre, e a maggior ragione quando ho cominciato ad occuparmi di turismo, il pensiero è stato costante e pressante sul come riuscire a valorizzare al meglio questo patrimonio e  farne uno degli attrattori turistico-culturali di punta.

Con la creazione del polo museale si dà il via, finalmente, ad un processo che rende partecipe le comunità della responsabilità di essere custodi gelosi di tesori e valori, costituenti il proprio patrimonio di identità. Si persegue l’attività di animazione dei fedeli e di valorizzazione del patrimonio storico-artistico, riunendo il valore della memoria con quello della profezia e salvaguardando in tal modo i segni tangibili della Traditio ecclesiae.

“Rimettendo in luce” gli Exultet e il pregevole Tesoro della Cattedrale di Troja, si restituisce alla comunità l’ammirato godimento di queste opere d’arte; che con l’attenzione all’intero patrimonio custodito nei nostri musei ecclesiastici, possono diventare un nuovo ed efficace strumento di evangelizzazione cristiana e di promozione culturale.

Da questo spunto parte l’intento di promuove “prodotti” dalla forte carica emozionale e dalla marcata vena devozionale. Le analisi turistiche vedono in crescita le richieste di nicchia legate all’originalità di un’offerta a la carte, tagliata su misura e fuori dagli schemi tradizionali di cataloghi e guide di settore. Gli esempi degli incontri letterari nelle masserie di Puglia, dei soggiorni negli eremi Tibetani, delle notti bianche o delle cosiddette destinazioni estreme, diventano la conferma tangibile di un’attenzione più insistente dei mercati verso la sfera dell’emozione e dell’incontro, oltre quella accertata del comfort e della qualità.

I cambiamenti intervenuti in questi anni, nei modelli di consumo turistico e culturale, fanno registrare una tendenza all’abbandono progressivo delle destinazioni tradizionali, delle offerte standardizzate, dei periodi di vacanza definiti e circoscritti. Essi testimoniano una scelta attenta non solo a nuove destinazioni, ma anche a prodotti più ricchi di significati e di contenuti, di autenticità e soprattutto di identità locali.

Diventa necessario, pertanto, saper fare sistema. Riappropriarsi delle prerogative del “popolo delle formiche”, tanto caro a Tommaso Fiore, e tornare alacremente al lavoro per sfatare alibi e timori di un’innata incapacità, diffusa al Sud, ad affrontare sfide ed impegni. Di scrollarci di dosso la polvere accumulatasi per l’assenza di pioggia e diventare fonte delle proprie opportunità.

Quante volte ci hanno detto che siamo figli del nostro paesaggio: piatto, monotono, squallido etc.? Chi è nato qui, però, chi è cresciuto in questo paesaggio, sa da sempre che il suo “segreto” è nel suo orizzonte, un orizzonte più ampio, più profondo, più lontano. Una prospettiva che ci ha sempre rapito in ogni momento della giornata, ha sempre stimolato fantasie e provocato attese ed aspettative piene di speranza. E che ha lentamente forgiato la caratteristica più importante, oggi, della nostra gente: la grande capacità di accoglienza.

Una predisposizione insita nel carattere di ognuno di noi, testimoniata dal fatto che la gente del Sud quando ti accoglie non ti aspetta, ma ti viene incontro. E l’accoglienza per il turismo è  la pietra angolare su cui incardinare qualsiasi proposta, l’intero assetto organizzativo e ogni azione di crescita e di sviluppo, che voglia durare nel tempo.

Ecco che, allora, la vera risorsa inespressa del nostro patrimonio diventano “le persone”. Il nostro valore aggiunto, infatti, non risiede solo nelle pietre dei monumenti, nei tesori dei musei o nei colori del nostro paesaggio, ma esso è intimamente conservato nelle persone che lo abitano, ne custodiscono i tesori e ne valorizzano la storia. E’ il concerto dei suoni diffusi dai tanti campanili. E’ la fantasmagorica varietà dei mille dialetti.

Fondare l’azione turistica su questa risorsa straordinaria, puntare sulla relazione, sullo scambio interpersonale, significa creare le premesse per riuscire a trattenere quella domanda, che fino ad oggi, quando ci siamo riusciti, abbiamo solo attratto. Significa, in definitiva, fare in modo che il turista non passi per la sola visita o fotografia, ma trovi motivo ed emozione per decidere di fermarsi. Poco o tanto che sia, sarà importante che decida di spendere un po’ più del suo tempo con noi e da noi.

Il Distretto Culturale vuole essere il catalizzatore di questi processi. Esso sarà il centro aggregante e il primo nucleo di una rete che vuol farsi sistema. Sarà il palcoscenico dove presentare quello che già esiste e quello che insieme riusciremo a produrre. Sarà garante di un’offerta di qualità, per favorire un processo virtuoso, funzionale al successo dell’iniziativa e al moltiplicarsi delle opportunità per l’intera comunità.

Puntare sulla creazione di distretti culturali, vorrà dire favorire la nascita di piccoli sistemi di offerta territorialmente circoscritti, coincidenti con un’area ad alta densità di risorse culturali e ambientali di pregio, caratterizzati da un elevato livello di articolazione, qualità e integrazione dei servizi rivolti all’utenza, sia culturali che turistici, e da un marcato sviluppo delle filiere produttive collegate.

Ma la vera sfida di Daunia Vetus, così come di ogni Distretto Culturale, sarà riuscire a mettere in relazione tutte le realtà operative del territorio: da quelle produttive, a quelle associative, da quelle commerciali a quelle finanziarie, da quelle amministrative a quelle assistenziali. Mettere in relazione i talenti, le risorse umane, le idee, le strutture e le capacità innovative, per creare opportunità e crescita nei suoi territori. Solo così i prodotti, non solo turistici, potranno avere le caratteristiche di originalità e qualità per affermarsi sui mercati.

In definitiva, il distretto culturale come area di comuni e di comunità, può diventare il primo nucleo aggregante di un sistema turistico non solo locale (la Capitanata o l’Antica Daunia), ma integrato e funzionale al più grande rilancio della destinazione Puglia. Capace di creare una rete di attrattori turistico-culturali, per essere in grado di attrarre e trattenere domanda.

Nel tempo è rimasto immutato il fascino del viaggio come momento di crescita e di conoscenza, come occasione di sfida e di confronto, come attività di evasione per ritrovare comunione con natura, cultura e realtà territoriali. La Puglia può tornare ad essere “una regione per gente dal palato fino” (P. Belli D’Elia). Daunia Vetus vuole stimolare istituzioni, imprenditori e operatori ad esserne consapevoli. Bisogna crederci fino in fondo e fare in modo che un’azione programmatica definita, incisiva e coinvolgente accenda l’orgoglio di tutti e stimoli l’impegno di ognuno.  
                     

DAUNIA VETUS, LA SFIDA DEL DISTRETTO E’ LANCIATA

Sabato 8 luglio, con l’inaugurazione del Museo del Tesoro della Cattedrale di Troia negli spazi restaurati del locale ex-Seminario Vescovile, si è conclusa la prima fase del progetto Daunia Vetus per la creazione di un Distretto Culturale e la realizzazione di un polo museale, quale nodo di attrazione e di collegamento per lo sviluppo delle iniziative turistiche e culturali del  Preappennino Dauno.

L’apertura di un nuovo museo è sempre un evento ricco di emozione e di soddisfazione per l’intero mondo della cultura e, in particolare, per le comunità che ne beneficeranno in prima istanza. Ma è anche occasione per nuove opportunità e nuovi stimoli di crescita, per quanti ne vorranno cogliere gli aspetti innovativi e le peculiarità storico-artistiche, che un tale contenitore presenta con pudore, ma anche con tanto e giustificato orgoglio.

Nel campo della cultura ogni aumento dell’offerta coincide con un aumento della domanda e innesca un meccanismo virtuoso che, nel caso del Museo del Tesoro della Cattedrale di Troia, porterà sempre più l’intera comunità del distretto e non solo i troiani, alla scoperta del loro patrimonio. E i turisti o viaggiatori a scegliere quest’area per la possibilità di articolare un soggiorno ricco di eventi, di tradizioni, di musei e di monumenti che ne raccontano l’identità e la storia.

Ma questo nuovo museo ha dei connotati originali, che lo rendono particolare e che motivano attenzioni e aspettative sia nel mondo della cultura che nelle diverse realtà istituzionali. Il suo inserimento nel più complesso progetto della creazione di un Distretto Culturale come area di comuni e di comunità, come primo nucleo aggregante di un sistema turistico non solo locale, ma integrato e funzionale al più grande rilancio della destinazione Puglia, ne fa la pietra preziosa incastonata nell’esemplare più interessante del metaforico percorso culturale proposto da Daunia Vetus.

E’ significativo come le Fondazioni di origine bancaria, attraverso l’iniziativa “Progetto Sviluppo Sud”, oltre a costituire un esempio del loro prezioso ruolo sussidiario nel settore dei beni culturali e nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale del nostro Paese, abbiano voluto partecipare con determinazione al progetto nazionale mirante a destinare al Sud risorse per circa 25 milioni di euro finalizzate alla creazione e al rafforzamento di distretti culturali. Testimoniando la convinta volontà di sperimentare sul campo formule innovative di intervento.

Il “Progetto Sviluppo Sud” sostenuto dalle Fondazioni ha suscitato molte aspettative da parte del consorzio civile e delle amministrazioni locali ed è seguito con interesse per aver intergrato il cospicuo flusso di risorse pubbliche (nazionali e comunitarie) destinate all’Asse II – Risorse culturali della programmazione 2000-2006. Il fatto che le risorse delle Fondazioni siano private ha consentito in molti casi di ottenere un effetto leva rispetto alle risorse comunitarie.

In definitiva, con l’intervento sui distretti culturali  le Fondazioni si sono rivelate anticipatrici di una nuova modalità di intervento nella cultura a favore della collettività. Si tratta, infatti, di un’attività che ha come principi guida lo sviluppo di processi di cooperazione, la creazione di “reti” che vedono condivise risorse locali e l’azione di tutela dell’identità culturale, presupposto fondamentale per lo sviluppo civile di ogni comunità.

Non a caso il Segretario Generale della Fondazione Cariplo dott. Pier Mario Vello, presente alla cerimonia inaugurale, ha voluto sensibilizzare i Sindaci del distretto ad essere consapevoli di “essere seduti sopra un missile” e “che le potenzialità del modello distretto culturale vanno ben al di là del mero superamento dei campanili e richiedono disponibilità, impegno, lungimiranza e forte spirito di squadra”.

In precedenza, la stessa presenza del Sottosegretario di Stato per i Beni ed Attività Culturali dott. Andrea Marcucci, in rappresentanza del Ministro On. Rutelli, testimoniava l’attenzione del Governo all’evoluzione dei Distretti Culturali, un modello che sta suscitando l’interesse di altri Paesi in Europa. Nel suo intervento il Sottosegretario ha richiamato le Istituzioni, ai diversi livelli territoriali, “ad espletare ruoli e funzioni di stimolo ai processi aggregativi, al di là dei colori politici di appartenenza”. Mettendo in evidenza “come l’attuale Governo abbia voluto fortemente accorpare le deleghe al Turismo al Ministero per i Beni e le Attività Culturali”.

Ma a suscitare attenzione ed ammirazione, durante le celebrazioni, è stata la partecipazione dell’Abate di Monte Cassino S.E. Padre Bernardo d’Onorio e la sua magistrale prolusione sulle finalità di un Museo Diocesano (l’Abate è anche presidente dell’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani), sulla storia del Tesoro della Cattedrale di Troia, sui pezzi pregiati che lo compongono ed in particolare sugli Exultet e l’originalità dei tre rotoli pergamenacei troiani.

Era molto atteso l’intervento qualificato del Superiore benedettino, che tra il ricordo di una bolla papale emessa proprio a Monte Cassino, per sancire la diretta dipendenza da Roma dell’allora Vescovo di Troia, una citazione di Dostojevskij (La bellezza salverà il mondo) e un suggestivo riferimento al poeta cretese Nikos Kazantzakis (Dissi al mandorlo “Parlami di Dio”. E il mandorlo fiorì), ha sottolineato il valore e l’unicità della bellezza. Vera risorsa intrinseca dei nostri patrimoni. Inimitabile, irripetibile, autentico produttore di emozioni e forte motore attrattivo.

Affermazioni a cui hanno fatto eco, qualche giorno dopo, le dichiarazioni del Ministro Giovanna Melandri, che in un’ideale connessione visiva, proprio dalla piazza San Benedetto di Polignano a Mare, ha indicato nella bellezza “la risorsa preziosa che nessuna India e nessuna Cina ci potrà mai sottrarre”.

L’auspicio è che tutte queste esortazioni a Troia, Lucera, Bovino, Faeto, Biccari ed Orsara di Puglia, registrino l’avvio di un percorso certamente non facile, ma sicuramente affascinante e ricco di opportunità. L’inaugurazione di questo magnifico Museo ne segna i primi passi decisi e saldi nella direzione indicata col progetto Daunia Vetus. Le premesse per accendere l’orgoglio di tutti e stimolare l’impegno di ognuno ci sono tutte. E si sa che chi ben comincia è già alla metà dell’opera.
        
                     


 

Autore: Antonio V. Gelormini

Link: http://www.dauniavetus.it

Email: gelormini@katamail.com

CASALE MONFERRATO CONZANO MIRABELLO (Al): MUSAE – Museo urbano sperimentale d’arte emergente.

Il passato ed il presente si fondono per concepire Musae, evento che coniuga arte visiva, installazioni, video, land art, body art, performance e design.
Suggestioni oniriche, ispirate da una ‘vergine musa’, creano una corrispondenza d’amorosi sensi: tra le pieghe della città, tra le tracce di una memoria architettonica, si insinua un presente artistico che spinge per emergere e suscitare emozioni. L’arte è fuori: è sui muri dei palazzi, tra le strade e nelle piazze, nei luoghi meno ospitali e più imprevisti, fuori dalle gallerie d’arte, dalle mura dei musei, da tutti i luoghi ad essa dedicati, fuori dai circuiti commerciali e dalle facili pretese.
L’arte è libera, visibile, palese, godibile, coinvolgente, contaminata da tutti i linguaggi possibili e aperta a ogni espressività.

Gli artisti selezionati tramite bando di concorso (reperibile sul sito www.eventomusae.com) invaderanno gli spazi urbani, dando vita ad un vero e proprio museo all’aperto ad uso dei passanti, creando un’occasione per la riscoperta e il recupero di luoghi cittadini per l’abitare comune: un appuntamento inedito che gioca sulla complementarietà e sulla convivenza tra ciò che, nelle espressioni artistiche e architettoniche, rappresenta la storia e la tradizione, e le nuove espressioni creative che anticipano la visione di un futuro ricco di contaminazioni.

Musae si pone come punto di riferimento per i giovani artisti ed è ha come obiettivo dare visibilità alle varie espressioni artistiche superando i limiti imposti dai soliti canali elitari, avvicinare il pubblico ai nuovi linguaggi dell’arte e incrementarne la fruizione sviluppando un circuito nazionale e internazionale di eventi.

Dalla cornice suggestiva dei comuni del Monferrato Casalese, prende il via il n°0 del circuito Musae. I Comuni di Conzano, Mirabello e Casale Monferrato – col patrocinio della Provincia di Alessandria e della Regione Piemonte – saranno fulcro e centro propulsore dell’iniziativa e avranno l’importante ruolo d’apripista di tutto il circuito nazionale che si chiuderà a Capri.
Nel corso del 2007 Musae si snoderà nelle località di: Castelli Romani, Bologna, Parco dell’Etna, Alto Lario, Riviera Ligure, Trento e Rovereto, per poi decollare nel 2008 per il circuito europeo.

Le iscrizioni per il circuito casalese sono aperte fino al 31 luglio 2006, tramite bando scaricabile dal sito www.eventomusae.com

Info:
dal 22 al 24 settembre 2006
Orari: a partire dalle 18:00 del 22 settembre
Città: Circuito Monferrato Casalese: Casale Monferrato, Conzano, Mirabello, piazze, strade principali dei tre comuni
City Management – Via F.lli Bronzetti, 25 – Milano
Tel 02.70009811 – Fax 02.70006124

 

Link: http://www.eventomusae.com

Email: cityman@edmitalia.it

Fonte:Exibart on line

TEGGIANO (Sa): VIS A’ VIS un corpo a corpo fra artisti nel borgo medievale.

La NeoartGallery di Roma in collaborazione con la Proloco di Teggiano presenta la seconda edizione della Rassegna d’arte contemporanea ”Vis à vis, corps à corps” (patrocinata dal Comune di Teggiano -SA).

Le opere di Luigi Cervone, Massimo Franchi, Pasquale ‘Nero’ Galante, Marco Mezzacappa raccontano, attraverso le immagini, il corpo ed il rapporto del soggetto con la propria esteriorità, alla quale (proprio per il legame di appartenenza) è difficile guardare con oggettività: “non si può –sosteneva il sociologo Compte- essere spettatori ed attori sulla medesima scena”.

L’intento è di osservare se stessi dall’esterno; dice il curatore Francesco Giulio Farachi: ” metterci di fronte ad uno specchio è distaccarci da noi stessi, guardarci come ci vedono gli altri”.

L’iniziativa mostra come il piccolo centro medievale del salernitano sia attento nella selezione delle proposte artistiche. La NeoartGallery di Roma, infatti, fin dai suoi esordi si è indirizzata verso una nuova figurazione, decisa e coraggiosa nel rappresentare una corporeità, non sempre accattivante, ma sicuramente vera. Una scelta all’insegna della qualità esecutiva, che trova riconoscimento da parte delle istituzioni comunali ed è  confermata dalla Proloco di Teggiano con il progetto di una terza edizione di ”Vis à vis, corps à corps” nel 2007.


Info:
‘Vis à vis, corps à corps’
Seconda Rassegna d’Arte Contemporanea Città di Teggiano
Chiostro di San Francesco , Centro Storico, Teggiano (SA)
Durata: fino a Domenica 6 Agosto  2006
Orario  10.30 / 13.00 ;  17,30 / 22,00 – Ingresso gratuito
Organizzazione: Neoart Gallery Via Urbana 122, 00184 ROMA Tel +39 06 4740795, neoartgallery@neoartgallery.it; www.neoartgallery.it
Proloco di Teggiano – +39 0975 79.600 – info@prolocoteggiano.it; www.prolocoteggiano.it

 
TESTO CRITICO
‘ L’immagine fisica nostra, fuori di noi, tratteggiata e messa lì a raccontarci, a rinfacciarci piuttosto, la fragilità, la forza, il mistero delle nostre vite che scorrono via. […]guardare il corpo come guardare noi stessi.  Metterci di fronte ad uno specchio è distaccarci da noi stessi, guardarci come ci vedono gli altri, scrutare fra le pieghe della pelle, negli interstizi dello sguardo, fra le increspature degli umori, trasferire su un’immagine riflessa il peso di un’oggettività che altrimenti non riuscirebbe a venir fuori, imprigionata com’è dalle veemenze dell’Io.

E pensare così, su questo riverbero, di avere il controllo del tempo, noi che come tanti, innumerevoli Dorian Gray, teniamo le immagini nelle soffitte della nostra razionalità, ci dilettiamo a vedere come esse pur rimanendo in pose fisse muovano lungo il tempo, deliniino gli eventi le stagioni le esperienze della vita.

E così ci illudiamo che ci permettano di rimanere uguali a noi stessi, noi a rimanere immutati e loro a dirci come le cose cambino.

È un dialogo, è un confronto, una contrapposizione.

L’immagine fisica nostra, fuori di noi, tratteggiata e messa lì a raccontarci, a rinfacciarci piuttosto, la fragilità, la forza, il mistero delle nostre vite che scorrono via.’

Francesco Giulio  Farachi

BOLOGNA: Premio FURLA per l’arte – Sesta Edizione 2007.

Il Premio FURLA per l’arte, ideato da Chiara Bertola, organizzato e promosso da Fondazione Querini Stampalia di Venezia, MAMbo di Bologna e FURLA spa, giunge nel 2007 alla Sesta Edizione.
Divenuto biennale dalla scorsa edizione per permettere ai moltissimi professionisti tra artisti, critici d’arte, curatori, direttori di musei e centri d’arte, nazionali e internazionali, di svolgere al meglio le varie tappe che ne compongono la struttura il Premio FURLA per l’arte si è ritagliato un riconosciuto spazio tra le manifestazioni dedicate ai giovani artisti contemporanei italiani.

La costituzione di una rete istituzionale di prestigio internazionale e la vitalità della critica nata intorno all’arte italiana delle ultime generazioni ampliano la credibilità di tutti i partecipanti e rendono il Premio FURLA per l’arte una tappa fondamentale per tanti giovani artisti italiani.
 
Il Premio FURLA per l’arte da questa edizione è condiviso anche da un altro partner protagonista della scena dell’arte contemporanea italiana: UniCredit, gruppo internazionale che ha varato un progetto per la promozione delle giovani risorse creative, partendo dall’Italia, per esprimere i valori del dinamismo e della capacità di innovare che lo caratterizzano..
La strategia di UniCredit si fonda sulla volontà di fare sistema e generare sinergie con altri importanti operatori del panorama culturale che porta, come in questo caso, ad affiancare iniziative eccellenti di divulgazione dei linguaggi della contemporaneità, di visibilità e formazione per gli artisti, fattori critici di successo dell’arte italiana dei nostri giorni.
           
Altra importante novità della nuova edizione è che l’opera dall’artista vincitore sarà donata permanentemente al nuovo Museo di Arte Moderna di Bologna, il MAMbo.
           
Il Premio ha creato nel tempo una rete di relazioni di qualità nel sistema dell’arte contemporanea internazionale che, alla genesi della Sesta Edizione, è diventato prioritario attivare e mettere a disposizione degli artisti italiani, come negli obiettivi del Premio FURLA per l’arte.
Per questo motivo si è deciso di trasformare, il premio in denaro, nella possibilità per il vincitore di trascorrere un periodo di tempo in una residenza per artisti in un’importante Museo d’arte contemporanea europeo.
La scelta della residenza sarà gestita e organizzata da Viafarini, già collaboratore del Premio nell’archiviazione dei materiali degli artisti invitati dalla scorsa edizione ed avverrà nell’ambito delle più importanti e interessanti strutture residenziali in Europa, nella consapevolezza che il Premio FURLA per l’arte debba diventare di dimensione europea, in un mondo pensato sempre di più aldilà delle frontiere nazionali e continentali.         
           
Il premio consiste, oltre alla residenza d’artista, nella mostra personale del vincitore negli spazi della Fondazione Querini Stampalia di Venezia l’anno successivo. Quest’anno è la volta della personale del vincitore della Quinta Edizione, Pietro Roccasalva, a cura di Giacinto Di Pietrantonio consulente del Premio FURLA per l’arte fin dalla prima edizione, che inaugurerà nel dicembre prossimo a Venezia.

L’elaborato meccanismo di selezione prevede che trenta artisti siano invitati da una commissione di segnalatori e successivamente selezionati sulla base dei propri lavori da di due giurie, la prima di livello nazionale che sceglierà i cinque artisti finalisti e la seconda internazionale che determinerà il vincitore. Entrambe saranno composte da critici, direttori di musei e curatori di consolidata fama. Anche nella Sesta Edizione vi sarà l’inserimento nella giuria nazionale di un giurato straniero, al fine di perseguire criteri di giudizio il più possibile distaccati e rigorosi.
La mostra dei finalisti, che si terrà alla Galleria d’arte moderna di Bologna, verrà inaugurata a gennaio, nel corso di Artefiera.
           
Martedì 24 ottobre 2006, ore 17,30) sarà presentata ufficialmente la Sesta Edizione del Premio FURLA per l’arte, presso la Sala dei Carracci della sede di Bologna di UniCredit (via Zamboni,20 – Bologna). 

Info:
Galleria d’Arte Moderna, Bologna: Ufficio Stampa – Tel. +39.051.502859 fax +39.051.371032
<mailto:ufficiostampagam@comune.bologna.it> –  <http://www.galleriadartemoderna.bo.it>
Fondazione Querini Stampalia, Venezia: Marta Savaris
Tel. +39.041.2711411/+39.041.2711432 fax +39.041.2711445
<mailto:ufficiostampa@querinistampalia.org>  – <http://www.querinistampalia.it>
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