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Antonio PAOLUCCI: la Fondazione ideale.

In principio c’era il museo pubblico, inteso come archivio della memoria, luogo dell’identità nazionale, strumento di educazione civile. Per la gran parte del Novecento, nell’Europa dei fascismi, dei comunismi, delle socialdemocrazie, dei governi democristiani, nessuno avrebbe mai pensato al museo come risorsa anche economica, come luogo di interesse per l’iniziativa privata. Tutto è cambiato all’inizio degli anni Ottanta quando il vento del liberismo e della destrutturazione privatistica ha cominciato a soffiare in Italia e in Europa.
II ’900 che era stato statalista per la gran parte del suo corso – in Italia c’era fino a ieri una economia che potremmo definire per certi aspetti para sovietica, con l’IRI e con le partecipate, con lo Stato che produceva non solo energia elettrica e combustibili, acciaio e cemento, chimica e strade ferrate ma anche baci Perugina, pomodori pelati, panettoni etc. – è diventato iperliberista nel suo ultimo segmento. Quando ero giovane mi insegnavano e volevano convincermi che il privato è pubblico, ora che giovane non sono più vogliono persuadermi che il pubblico deve diventare privato. Sono le mutazioni della storia, ogni generazione ha i suoi “idola Phori” come insegnava il grande Bacone.
Ai giorni nostri scenari privatistici (o presunti tali) si aprono anche sul fronte dei musei e si aprono in un clima culturale di convincimento diffuso, sostenuto a destra come a sinistra. Valgano due soli esempi.
Un recentissimo decreto del Ministro Buttiglione (del 13/6/05) istituisce un gruppo di lavoro incaricato di “approfondire le forme e le modalità per la costituzione di fondazioni di diritto privato, finalizzate alla gestione delle attività di valorizzazione dei beni culturali etc…”. Si dirà che questo è il provvedimento tipico di un governo di centro destra. Niente affatto perché il d.l. del 20 Ottobre ’98, in pieno centro sinistra, diceva le stesse cose prevedendo che il Ministero potesse “costituire o partecipare ad associazioni, fondazioni e società, al fine del più efficace esercizio delle sue funzioni e, in particolare, per la valorizzazione dei beni culturali e ambientali”.
Intanto era intervenuta la legge costituzionale n. 3 del 2001. A seguito della riforma del Titolo V, mentre la tutela rimaneva affidata agli organismi statali, la valorizzazione nel settore dei beni culturali diventava competenza legislativa concorrente fra Stato e Regioni. Il che è ribadito (e non poteva non esserlo) nell’ultimo codice Urbani. Il carattere autonomo e indipendente che oggi la costituzione riconosce alle potestà regionali e locali in materia di valorizzazione dei beni culturali, è un fatto nuovo e di grande portata che entra “a gamba tesa”, (si direbbe in gergo calcistico), nello scenario delle istituende fondazioni museali.
Ma caliamoci nella realtà italiana e quindi nelle soluzioni possibili. Immaginiamo una fondazione che riguardi per esempio gli Uffizi o, per meglio dire, il sistema dei musei statali fiorentini oggi raggruppati nel Polo: 25 milioni all’anno di introiti da biglietterie, diritti di riproduzione, concessione d’uso, settecento dipendenti, circa 5 milioni di utenti ogni anno.
I fondamentali ci sono, la massa critica c’è perché si possa immaginare una fondazione. Purtroppo manca l’elemento costitutivo essenziale della fondazione di tipo americano, mancano cioè i capitali privati. In America c’è il finanziamento che viene dagli enti pubblici (per esempio le municipalità) e poi ci sono i “trustees”. “Trust” è un verbo inglese che non ha il corrispettivo italiano. Vuol dire confidare, avere fiducia, “credere” in senso quasi religioso in un progetto o in una missione. “In God we Trust” c’è scritto infatti sul dollaro. Negli Stati Uniti (un paese che per scelta costituzionale vuole ridotte al minimo le funzioni dello Stato) ci sono cittadini che credono nel museo e nel museo investono i loro soldi. Sarebbe possibile questo in Italia? Ne dubito. Dove sono da noi i grandi privati virtuosi? L’unico esempio di mecenatismo capitalistico privato in Italia è stato palazzo Grassi, a Venezia, proprietà della famiglia Agnelli. È finita come sapete.
Da noi non ci sono, non ci sono mai stati, i grandi privati generosi e virtuosi. Il nostro è sempre stato il paese del capitalismo di Stato e del microcapitalismo artigianale e familiare: l’economia del distretto, del “cespuglio”, del pulviscolo produttivo, il popolo delle partite IVA, le valli dove si producono soltanto occhiali, o pentole, o cucine componibili, o scarpe.
In compenso ci sono le fondazioni bancarie. Che non possono essere considerate “privati” nel senso classico della parola. Privato è uno che coi suoi soldi può fare quello che vuole. Può comprare un Canaletto da venti milioni per regalarlo agli Uffizi oppure giocarsi quei soldi al Casinò. Potrebbe comportarsi così il Presidente dell’Ente Monte dei Paschi? Certo che no perché la fondazione bancaria è una realtà semipubblica che svolge funzioni di surroga di supporto alle istituzioni culturali e agli organi elettivi presenti nel territorio ed è orientata e controllata da molte potestà interne ed esterne.
Quindi immaginiamo una “Fondazione Uffizi” dove ci siano i grandi enti bancari toscani (Cassa di Risparmio, Monte dei Paschi) e poi chi ancora? La Regione e il Comune certamente, forti dei poteri concorrenti nel settore della valorizzazione che la legge 3 del 2001 esplicitamente riconosce. Ci sarebbe di necessità lo Stato che è proprietario delle opere d’arte che ha i suoi dipendenti inamovibili ed ipergarantiti e che continuerebbe a pagare il personale (30 milioni costano all’anno i dipendenti del Polo fiorentino mentre solo di 25 è l’incasso delle biglietterie e dei servizi aggiuntivi…a proposito della fruttuosità dei musei!). Ci sarebbero anche i sindacati, perché in Italia i sindacati ci sono dappertutto. Quanto ai rappresentanti del Comune e della Regione essi sarebbero il risultato di sottili bilanciamenti, di complicate alchimie politiche. A loro volta i rappresentanti delle fondazioni bancarie dovrebbero rispondere ai consigli di amministrazione che li hanno designati. E quale sarebbe il ruolo del tecnico? Abbastanza marginale, temo, se non ininfluente; fortemente condizionato, in ogni caso, dal primato della “politica politicante”.
Altra cosa sono le fondazioni all’americana. Lì ci sono i privati veri che si siedono al tavolo delle decisioni perché su quel tavolo mettono i loro soldi e quindi possono assumere o licenziare, comprare o vendere senza che la politica possa interferire più di tanto. Il modello americano va bene per l’America. Qui da noi non è praticabile né augurabile. Noi italiani abbiamo inventato il concetto di tutela su tutto il patrimonio ovunque distribuito e comunque posseduto ed è nostra l’idea di museo pubblico che è di tutti perché è la ‘res publica‘ che tutti rappresenta a possederlo e a gestirlo. La fondazione museale che si vorrebbe e si potrebbe realizzare alle nostre latitudini è un ibrido dove di americano c’è solo l’epigrafe e tutto il resto rimane molto tradizionale. Con lo Stato che paga, i privati veri che non ci sono, la politica che comanda e i tecnici che contano sempre di meno. Nihil varietur, quindi. Meglio lasciare le cose come stanno.

Autore: Antonio Paolucci

Fonte:Il Giornale di Civita

MILANO: Brera mai vista – Ambrogio da Fossano detto il Bergognone.

La diciassettesima edizione di Brera mai vista presenta al pubblico della Pinacoteca cinque dipinti di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone: un recente acquisto, la piccola Natività entrata a far parte delle collezioni del museo nel 1999, e i quattro Profeti Michea, Sofonia, Gioele e Malachia, che dovevano far parte della predella di un’ancona perduta. I cinque dipinti rappresentano due successive fasi del percorso stilistico di uno dei principali protagonisti della pittura rinascimentale nel ducato degli Sforza, rivisitato nel catalogo dell’esposizione da Pietro Marani.

Info:
Pinacoteca di Brera, via Brera, 28 – 20121 Milano
tel. 02722631, fax 0262001140
fino al 29 ottobre 2006
orario: 8.30-19.15 da martedì a domenica
(la biglietteria chiude 45 minuti prima) , lunedì chiuso
biglietti: € 5 (compreso Pinacoteca) € 2,50 ridotto
Catalogo: ELECTA

Link: http://www.brera.beniculturali.it

Email: Brera.artimi@arti.beniculturali.it

ORVIETO (Tr): le stanze delle meraviglie. Verso il nuovo Museo dell’Opera del duomo.

Orvieto, fino al 7 gennaio 2007

Con l’esposizione ‘Un Museo in mostra. Le stanze delle meraviglie’, in programma, l’Opera del Duomo di Orvieto compie un primo significativo passo verso la definitiva riapertura di uno dei principali musei d’arte dell’Umbria, chiuso da oltre vent’anni. Articolata in due sedi, i Palazzi Papali -straordinario complesso architettonico medievale affiancato alla cattedrale- e la chiesa di Sant’Agostino inserita nel nucleo medievale della città, questa iniziativa in primo luogo restituisce alla fruizione una serie di opere di grandissimo valore storico-artistico che rispecchiano la vastità e la varietà del patrimonio raccolto e conservato dall’antica Fabbriceria; quindi riafferma il legame originario profondo con la città e con il territorio di questa istituzione e di questo museo che nacque nel 1882 con una forte connotazione civica e municipale. Nelle quattro sale dei palazzi sarà esposta in progressione cronologica una selezione critica di sculture, dipinti e splendidi manufatti delle varie arti decorative, dal Duecento alla prima metà del Seicento, molti dei quali recuperati grazie a specifici interventi di restauro. Sono, in particolare, la Madonna in trono con Bambino attribuita al pittore fiorentino Coppo di Marcovaldo (1270ca), due opere di Simone Martini, il Polittico di San Domenico (1321ca) ed il pannello centrale del Polittico di San Francesco (1320 ca), le piccole statue acefale dei due Angeli turiferari di Arnolfo di Cambio (1282 ca), insieme ad alcuni capolavori della scultura trecentesca, dell’oreficeria e dell’ebanisteria senese della stessa epoca, come il Reliquiario di San Savino e gli elementi originali del coro ligneo della cattedrale. Tra le opere rinascimentali, saranno presentati, oltre ad interessanti brani di dipinti murari quattrocenteschi, la tavola con la Maddalena eseguita dal Signorelli nel 1504 e alcuni paramenti sacri di eccezionale pregio e stato di conservazione, i cui ricami provengono da cartoni di Bartolomeo di Giovanni, Raffaellino del Garbo e Sandro Botticelli. Infine, saranno riproposti, per la prima volta dopo il restauro, i dipinti cinquecenteschi -13 grandi tele ed una tavola dovuti ai grandi protagonisti dell’arte della Controriforma come Nicolò Circignani, Girolamo Muziano e Cesare Nebbia- provenienti dagli altari laterali del Duomo smantellati alla fine dell’Ottocento, e mai ricomposti unitariamente prima d’ora. La chiesa di Sant’Agostino, accoglierà, invece, in tutta l’eccezionalità dell’evento, il gruppo scultoreo dell’Annunciazione di Francesco Mochi (1603-1608) ed il complesso delle 12 monumentali statue degli Apostoli realizzate tra la fine del XVI e l’inizio del XVIII secolo da Raffaello da Montelupo, Francesco Mosca, Ippolito Scalza, Giambologna, Giovanni Caccini, Francesco Mochi, Ippolito Buzi, Bernardino Cametti. Le statue, originariamente collocate nella tribuna e nella navata centrale della cattedrale ed epurate anch’esse dal rigorismo purista ottocentesco, verranno esibite in questa sede provvisoria proprio nell’intento di promuoverne la riscoperta e nuovo interesse di studio. La mostra potrà infatti costituire un importante momento dialettico e di riflessione e consentirà di valutare concretamente molti aspetti del progetto per il nuovo Museo dell’Opera nella prospettiva della sua realizzazione e del suo ruolo all’interno del sistema culturale di riferimento.

Info:
Palazzi Papali e chiesa di Sant’Agostino
Orari: tutti i giorni, ad esclusione del martedì nei mesi da novembre a marzo, secondo i seguenti orari
agosto  dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00
settembre – ottobre dalle ore 10.00 alle ore 18.00
novembre – gennaio dalle ore 10.00 alle ore 17.00
Biglietti: la mostra nelle sue due sedi sarà visitabile esclusivamente con il biglietto della Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto;
intero: € 5,00; ridotto: € 4,00 (gruppi di minimo 15 unità, minori di 18 anni e maggiori di 65, titolari di apposite convenzioni, universitari con tesserino, residenti nei Comuni della Diocesi di Orvieto-Todi); gratuito: minori di 6 anni, insegnanti accompagnatori, disabili e accompagnatore, giornalisti con tesserino.
Guida della mostra:  Silvana Editoriale.

REGGIO EMILIA: Max Mara regala il museo d’arte contemporanea.

Fino ad oggi si era limitata a promuovere eventi istituzionali di arte pubblica. Come la scultura Robert Morris, il grande lavoro di Sol LeWitt ed il prossimo (10 giugno) intervento di Eliseo Mattiacci. Tutto a casa, tutto a Reggio Emilia.
Nell’immediato futuro invece -stando alle anticipazioni pubblicate su L’Espresso- la maison Max Mara aprirà un proprio museo. Un’esposizione del considerevole patirmonio artistico dei Maramotti (la famiglia proprietaria della griffe emiliana).
Dove e quando? In una ex fabbrica reggiana a partire dal 2007.

LUBIANA (Slo): capolavori da Siena. Da Giotto al Rinascimento.

La mostra sui ‘Capolavori da Siena‘ è stata inaugurata il 7 di Luglio e durerà fino al 15 Ottobre 2006. 
Il 14 settembre sempre a Lubiana, al Mestnj Museum vi sarà un convegno sul paesaggio a partire dal paesaggio di Pio II alle problematiche attuali ed in particolare a quelle legate ai siti del Patrimonio.

La mostra, realizzata nell’ambito degli scambi culturali fra l’Italia e la Slovenia, offre uno spaccato significativo della storia dell’arte senese affidato all’esplorazione di 29 opere provenienti dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, dal Museo Civico di Siena, dall’Archivio di Stato di Siena, dal Museo dell’Opera Metropolitana di Siena, dalle Collezioni della Banca Monte dei Paschi di Siena e dalla Collezione Salini.
Vengono esposte opere di Pietro Lorenzetti, Naddo Ceccarelli, Luca di Tommè, Taddeo di Bartolo, Andrea di Bartolo, Bartolo di Fredi, Martino di Bartolommeo, Sano di Pietro, Sassetta, Giovanni di Paolo, Matteo di Giovanni, Francesco di Giorgio Martini, una scultura di Jacopo della Quercia, due biccherne conservate nell’Archivio di Stato di Siena raffiguranti La vittoria di Camollia del 1527 di Giovanni di Lorenzo Cini, e l’Assedio di Montalcino, 1553 di Giorgio di Giovanni, la grande Pianta di Siena dipinta da Rutilio Manetti nel 1609, i dipinti di Cristofano Rustici (Siena 1552- 1641) dedicati ai Mesi conservati nel Museo Civico di Siena e per finire due Vedute della Piazza del Campo di Giuseppe Zocchi del 1739 nella Collezione Monte dei Paschi di Siena.
Una sezione è dedicata all’ esposizione di due opere facenti parte del patrimonio artistico del Museo dell’Opera della Metropolitana di Siena: un Codice miniato del sec. XV e un Ostensorio con lo stemma del Pontefice Pio II, la cui figura è legata all’istituzione della diocesi di Lubiana.
Uno spazio di questa sezione è dedicato inoltre alla presentazione di alcuni codici miniati della Libreria Piccolomini del Duomo di Siena mediante un sistema digitale che rende facilmente consultabili anzi sfogliabili i codici ed offre inoltre la possibilità di apprezzare i dettagli delle miniature.
La mostra è arricchita e commentata da immagini – gigantografie, proiezioni, multimedialità – che illustrano il rapporto città-paesaggio ed introducono il tema del convegno di studi sul Paesaggio Culturale che si svolgerà presso il Museo Civico di Lubiana (Mestni Muzej Ljubljana) il 14 settembre 2006.
L’esposizione si prefigge lo scopo di far comprendere l’affascinante storia del territorio di Siena attraverso le opere d’arte, siano esse dipinti, sculture, biccherne o codici miniati, confrontando le ‘visioni’ del passato con la realtà attuale, ancor oggi assolutamente affascinante per gli occhi di un qualsiasi cittadino o viaggiatore del mondo frastornato dal caos e dal disordine del quotidiano.

Info:
NARODNA GALERIJA – LJUBLJANA
tel.: 00386 1 24 15 434 – 00386 1 24 15 400 – fax: 00386 1 24 15 403;
ingresso: intero 4,17 €, ridotto 2,92 €, gruppi scolastici 2,09 €
prenotazioni visite guidate 00386 1 24 15 435, kristina_preininger@ng-slo.si

orario 10h -18h, lunedì chiuso

Link: http://www.ng-slo.si

Email: info@ng-slo.si

Fonte:Sussidiario.it