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POPguide® – AUDIOGUIDA PER TUTTI – La cultura non è un lusso.

Per musei, mostre, chiese, centri storici, palazzi, parchi a tema, etc. un servizio di audioguida è ormai irrinunciabile;  perciò è stata ideata un’ audioguida per tutti. La cultura non è più un lusso e quindi ci si è posti l’obiettivo di rendere l’audioguida uno strumento accessibile a tutti.
Attualmente solo una piccola percentuale di visitatori può godere di un’audioguida e quindi della spiegazione del luogo che sta visitando.

Capire quello che si sta vedendo non può essere un optional. E se visitare un sito culturale senza comprenderlo fino in fondo è un’esperienza meno intensa e appagante per il visitatore, allo stesso tempo chi gestisce e deve valorizzare quel sito ha fallito due volte: non ha saputo comunicare al turista quanto di bello e speciale abbia da offrire e gli ha lasciato poco o nulla da raccontare al suo ritorno a casa.

L’audioguida è quindi anche un potente mezzo di promozione. Si può pertanto dotare di audioguide la maggior parte dei siti e la totalità dei suoi visitatori, nel modo più accessibile e conveniente per tutti, con uno strumento semplice, con formule leali e trasparenti ed a costi mai visti; l’audioguida per tutti già a cominciare dallo strumento. Una forma ergonomica, nè troppo grande nè troppo piccola, un ampio display e solo i pochi tasti indispensabili per scorrere tra i contenuti organizzati nella maniera più accessibile e adatta a ciascun contesto.

In breve le caratteristiche essenziali:
– memoria fissa 128MB per circa 8 ore di audio,
– possibilità di espandere la memoria tramite scheda aggiuntiva fino a 2GB (oltre 100 ore di contenuto),
– supporta un numero illimitato di lingue fino alla capienza massima della memoria,
– interfaccia con menu e sottomenu fino a 3 livelli (es. CITTA’ – MUSEO – SALE),
– oppure interfaccia numerica (NUMERO = OPERA),
– ampio display retro-illuminato per un’ottima leggibilità,
– uscita per 2 cuffie per ascolto in coppia,
– uscita audio su altoparlante incorporato,
– uscita pneumatica per auricolari monouso,
– software per la programmazione autonoma dei contenuti incluso,
– batterie ricaricabili e sistema di ricarica multipla in valigetta o armadietto.
L’audioguida è disponibile in varie formule, tutte innovative, adatte ad ogni tipo di esigenza e di budget. L’audioguida deve essere accessibile a tutti. Perciò la formula migliore è quella che permette di includere l’audioguida nel costo del biglietto di ingresso, anche senza maggiorazioni. E’ l’occasione di poter offrire un’audioguida a ciascuno dei  visitatori, pochi o tanti che siano, senza dover investire nell’acquisto o noleggio di centinaia di apparecchiature.
Un’audioguida accessibile a tutti significa anche uno strumento sempre aggiornato e ben funzionante (servizio di assistenza). Perciò anche nel caso in cui la vostra esigenza sia quella dell’acquisto dell’audioguida, si può programmare il rinnovo periodico del parco macchine senza lasciare mai in circolazione apparecchi obsoleti o usurati. Tutto sempre a costi molto inferiori a quelli attuali di mercato e a condizioni trasparenti e vantaggiose.

Info:

Se siete interessati a maggiori informazioni potete contattare:
Mediares S.c. – tel. 011.5806363

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POMPEI (Na). II futuro dei musei. Riflessioni: i mali dei beni culturali.

Il sovrintendente di Pompei interviene nel dibattito tra politici e specialisti sul taglio dei fondi statali.

All’insegna di un efficace slogan «Beni di tutti e di ciascuno», si è svolta lunedì a Roma una tavola rotonda organizzata dalla fondazione di ricerca politica Italianieuropei, diretta da Giuliano Amato e Massimo D’Alema. Alla stessa si deve la recente edizione di una raccolta di saggi, dallo stesso titolo, a cura di Rita Borioni. Che la presenza di beni culturali in Italia sia diffusa e pervasiva è ben noto: tanto che, a diverse riprese, si è accesa la discussione, culturale ma anche politica, sul modo di gestirli. In specie il rapporto fra Stato centrale, Regioni e il possibile intervento di privati è stato tra gli argomenti il più arroventato: mentre, sullo sfondo, si agita il problema dell’occupazione nel campo. In quanto da un lato numerose università immettono giovani laureati in beni culturali, dall’altro attività di ogni genere con al centro la gestione di beni culturali rappresentano un «mercato del lavoro» non secondano. E il tutto avviene di fronte a un’opinione pubblica che mostra attenzione all’argomento, anche se non sembra interessarsi ai meccanismi di funzionamento.
Eppure, è proprio la conformazione di questi ultimi che permette la presenza dei beni culturali nel ventaglio delle offerte ai cittadini: nelle forme più ovvie e tradizionali, come quelle costituite dai musei e dalle aree monumentali e archeologiche, e in quelle che, ormai, si definiscono «eventi», dalle mostre ai concerti.
La sostanza dei beni culturali può rappresentarsi, in maniera schematica, sotto due forme: quella della conoscenza e della conservazione; quella della loro utilizzazione pubblica. Se la prima è riservata allo Stato centrale dalla corrente interpretazione dell’articolo 9 della Costituzione, la seconda è stata attribuita anche alle Regioni, ai Comuni, ai privati.
Ma non è sempre agevole dividere con un taglio netto l’uno aspetto dall’altro: in quanto è di immediata comprensione il fatto che la realizzazione di qualsivoglia «evento» incide, o può incidere, sulla conservazione del monumento che gli fa da sfondo.
La proposta di Italianieuropei, discussa dai numerosi partecipanti alla tavola rotonda, provenienti dalle istituzioni centrali e territoriali, le università, i sindacati, i partiti politici, le professioni si può riassumere così: Stato e Regioni programmino insieme funzioni rivolte al governo del territorio, nel quale insistono i beni culturali, e intese sia alla conservazione sia alla pubblica fruizione. Un’impostazione del genere mette al centro del lavoro comune di tutte le articolazioni, centrali e territoriali, della Repubblica i beni culturali e le azioni da svolgere a vantaggio della loro conservazione e della loro fruizione; e non la burocratica «competenza» rispettiva. Ne consegue che i professionisti specializzati vengono, di necessità, valorizzati: come altrimenti si potranno svolgere funzioni a favore di beni culturali se mancassero gli operatori? E la pertinenza di essi ai diversi soggetti, istituzionali o privati, abilitati ad agire nel quadro programmatorio comune diventerebbe secondaria rispetto alla necessaria acquisizione da parte di essi di requisiti professionali garantiti dalla frequenza, a un’apposita scuola.
Gli effetti di una tale filosofia di intervento non si dispiegherebbero solamente sui monumenti, i musei, i comprensori territoriali: ma anche sull’amministrazione centrale dell’attuale ministero per i beni e le attività culturali. Che diventerebbe di natura più tecnica, nell’applicazione dei interventi, e più programmatoria e partecipata, nei rapporti con gli enti territoriali: venendo così a perdere l’attuale gigantismo burocratico che, insieme alla scarsità di risorse finanziarie, ne ha stravolto la natura di ministero tecnico che voleva Giovanni Spadolini, quando lo fondò nel 1975.
Per quanto riguarda gli operatori questi non sono solamente i funzionari di soprintendenza, ma anche quei professionisti, inquadrati nelle forme più diverse, che prestano la propria opera a vantaggio dei beni culturali. Alla base di ognuna di queste diverse categorie di professionisti si evidenzia il problema della formazione e dell’aggiornamento: in una situazione universitaria che continua a sfornare «benculturalisti» a decine di migliaia, senza alcun rapporto con le necessità e le opportunità d’impiego. I recenti provvedimenti a proposito dell’archeologia preventiva, cioè sull’obbligo in occasione di progetti per grandi opere di una preliminare analisi del rischio archeologico, hanno aperto un dibattito: che nella sua sostanza tecnica riguarda tuttavia il destino del patrimonio archeologico che ancora si conserva nel territorio italiano. Di fronte alla varietà e alla discordanza della preparazione universitaria, indicare chi, come vuole la nuova legge, sia titolato a redigere una tale preliminare analisi fa correre il rischio di giungere a scelte non efficienti: anche su sollecitazioni, come spesso accade, mosse dalla ragioni più varie, e non sempre congrue alla salvaguardia del patrimonio.
Il problema degli operatori si collega a quello dell’organizzazione delle strutture: gran parte degli intervenuti si è espressa per una rete di uffici distribuita sul territorio, rapportata a un centro snello, così anche da favorire la collaborazione operativa con gli enti territoriali, che rimangono titolari della competenza programmatoria sul territorio. Non è, però, mancata una difesa dell’attuale assetto. C’è da augurarsi che l’approfondimento che l’attuale governo compirà in un’esperienza del tutto nuova e appena iniziata, conduca, con la forza dei fatti, a rivedere una tale posizione. Così anche da alleggerire la catena attuale dei passaggi burocratici e la sovrapposizione di competenze, quasi mai fra loro armonizzate, che gravano, limitandola, sull’operatività tecnica delle soprintendenze di settore, con l’effetto di ridurre la disponibilità di esse ad assolvere le attività tecniche di tutela.
Un convitato di pietra troneggiava sul dibattito: le risorse finanziarie, sempre state scarse, lo sono diventate ancora di più nel corso dell’ultima legislatura, riducendosi di circa il 50 per cento rispetto al loro precedente ammontare. Né si prevedono stanziamenti all’orizzonte, rientrando il comparto in quella della spesa pubblica che i recentissimi provvedimenti hanno già ridotto del 20 per cento. Continuare a destinare ai beni culturali il 5 per cento delle spese rivolte alle grandi opere diventa, così, un’impellente necessità. Ad oggi, la destinazione di tali risorse avviene attraverso la società Arcus, la quale elabora una propria programmazione d’intervento, distinta da quella complessiva del ministero. Già nella raccolta di saggi, che ha dato origine al dibattito, è contenuta un’approfondita analisi della società Arcus: con l’esito di mettere in evidenza quanto essa «costa» al ministero, dal quale tuttavia è formalmente e sostanzialmente autonoma nell’agire. Riportare Arcus, o meglio le risorse delle quali dispone, in un unico canale programmatorio coerente, appare essere soluzione quasi banale. Ma non è mancato che ha difeso l’attuale stato di cose: con la formale cautela di ristudiare 0 ruolo della società, in funzione di un più pregnante collegamento con le Regioni.
Gli argomenti affrontati e discussi sono consueti per gli addetti ai lavori: come tali, essi appaiono oscuri, forse inutili, al grande pubblico che desidera solamente approfittare delle occasioni di svago e di apprendimento che offre il nostro patrimonio culturale. Ma se i musei sono aperti oppure no, se sono accogliente oppure no, se le aree archeologiche sono ben tenute oppure no, se si distruggono oppure si conservano monumenti, se il paesaggio viene deturpato oppure protetto: questi sono tutti fatti che derivano dall’efficienza del servizio pubblico, statale e regionale, e dall’attività di tutti gli operatori del settore. E di questi professionisti è necessaria, per crearne e mantenerne l’efficienza, una specifica ed approfondita qualificazione, vista l’importanza del materiale, non rinnovabile, che trattano. E la loro opera va supportata con risorse finanziarie sufficienti alla quantità, non dirò all’importanza, dei monumenti che sono in ogni angolo del nostro Paese.
Coloro che si gloriano nella supposizione (che non è un fatto provato) che l’Italia possiede il 60 per cento del patrimonio culturale dell’intero pianeta dovrebbero essere in prima fila nel reclamare l’aumento delle risorse finanziarie: ma la coerenza non appare essere virtù diffusa.

Autore: Pier Giovanni Guzzo

Fonte:Il Mattino

LO SVILUPPO FOTOGRAFICO DI VASI E STATUE.

Il Metodo
Il sistema fotografico ideato da Roberto Rosso permette di riprodurre lo svolgimento di un solido senza alcun intervento in post produzione e senza l’impiego di alcun software vettoriale.
La ripresa si ottiene con un unico scatto digitale in alta definizione e si può effettuare con ogni tipo di illuminazione occorrente, compresa quella all’infrarosso; il file può essere generato anche di 150 MB originali, quindi adatto ad ogni tipo e formato di riproduzione.
La fotografia ottenuta riproduce l’intera superficie di un solido vista durante una rotazione di 360° attorno al proprio asse e si può effettuare anche in loco, ovviamente previo sopralluogo.
Il procedimento non è invasivo e permette di fotografare ciò che non si può vedere nella realtà.

Credits
Il progetto nasce dallo studio e dalla ricerca svolti da Roberto Rosso, titolare della cattedra di fotografia all’Accademia di Belle Arti di Novara e cotitolare, con Amedeo Tosi, dello studio Immagina di Novara, studio con una vasta esperienza nella riproduzione di beni artistici, pubblici e privati.

Info:

Se siete interessati a maggiori informazioni sulle potenzialità di questo strumento o se avete necessità di effettuare fotografie con tale apparecchio potete contattare:
Mediares S.c. – tel. 011.5806363
Redazione Mecenate redazione@mecenate.info

FIASTRA (Mc). CULTURA: SPARSI E CONNESSI – PER UN PROGETTO UNITARIO E CONDIVISO.

20-21 Ottobre 2006 Abbadia di Fiastra
20 OTTOBRE H9.30 – H18.00 / 21 OTTOBRE H9.30 – H13.30

VENERDÌ 20 OTTOBRE 2006
H 9,30 – H 13,30 – APERTURA DEI LAVORI – SALUTO AI PARTECIPANTI DI:
Luciano Ruffini, Sindaco di Tolentino; Giulio Silenzi,Presidente della Provincia di Macerata; Gian Mario Spacca, Presidente della Regione Marche.
RELAZIONI
TRA REALTÀ E PROGETTO:LE POLITICHE CULTURALI DELLA REGIONE
Luigi Minardi, Assessore alla cultura della Regione Marche;
VERSO UN SISTEMA DEI BENI CULTURALI: IL PROFILO ISTITUZIONALE
Marco Cammelli, Ordinario di diritto amministrativo Università di Bologna;
CULTURA E INFORMATION TECHNOLOGY PER IL TERRITORIO: NUOVE VIE DI CONOSCENZA, VALORIZZAZIONE, PRODUZIONE
Umberto Paolucci, Vice Presidente Microsoft;
LOGICHE E MODALITÀ DI ORGANIZZAZIONE E DI FINANZIAMENTO DELLA CULTURA
Maurizio Barracco, Presidente Federculture;

POLITICHE DI SVILUPPO E STRUMENTI PER LA COOPERAZIONE ISTITUZIONALE: GLI ACCORDI DI PROGRAMMA QUADRO STATO-REGIONE IN MATERIA DI BENI CULTURALI
Maria Grazia Bellisario, Dirigente Ministero per i beni e le attività culturali
I BENI CULTURALI RISORSA DEL PAESE. I PROGRAMMI DI CONSERVAZIONE, SVILUPPO, VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO MARCHIGIANO
Mario Lolli Ghetti, Direttore regionale Ministero per i beni e le attività culturali;

INTERVENTO CONCLUSIVO
Elena Montecchi, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali;

H 13,30 – H 15,00 PAUSA PRANZO
H 15,00 – H 18,00 RIPRESA DEI LAVORI
RELAZIONI
LA BIBLIOTECA SOCIALE COME INFRASTRUTTURA DEL TERRITORIO
Antonella Agnoli, Direttore scientifico della biblioteca San Giovanni di Pesaro;
IL SISTEMA LIRICO DELLE MARCHE NELLA PROSPETTIVA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE
Gianni Tangucci, già Direttore Artistico del Maggio Fiorentino.

PROPOSTE PER LA COSTITUZIONE DEL SISTEMA REGIONALE DELLO SPETTACOLO DAL VIVO E RIPRODOTTO
Gino Troli, Presidente AMAT
COSTITUZIONE DEI GRUPPI DI LAVORO

SABATO 21 OTTOBRE 2006 – H 9,30 – H 13,30
RIPRESA DEI LAVORI DEI GRUPPI TEMATICI
PRESENTAZIONE DEGLI ELABORATI PREDISPOSTI DAI GRUPPI DI LAVORO
DIBATTITO
coordinato da Adriana Mollaroli, Presidente I Commissione Consiliare
CONCLUSIONI di Luigi Minardi, Assessore alla cultura della Regione Marche

Regione Marche, Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali – Tel. 071 8063434 / 8063221
Servizio Attività e Beni Culturali, Sport, Marchigiani nel Mondo – Tel. 071 8063216

Info:
www.cultura.marche.it
info.cultura@regione.marche.it

FAENZA (Ra). Forme e diverse pitture della maiolica italiana. La collezione delle maioliche del Museo del Petit Palais di Parigi.

Fino a febbraio 2007 al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza.

Arrivano in Italia le preziose maioliche del Paeti Palais di Parigi, in una mostra unica nel suo genere che rappresenta l’evento clou dell’attività espositiva 2006 del MIC, il Museo Ineternazionale delle Ceramiche in Faenza (Ra), luogo unico e affascinante che ospita le più belle collezioni di ceramica del mondo.
La mostra, Forme e diverse pitture della maiolica italiana. La collezione delle maioliche del Museo del Petit Palais di Parigi, prevista al MIC dal 21 ottobre 2006 al 25 febbraio 2007, si prefigge di far conoscere l’intera collezione di maiolica italiana del prestigioso Museo francese secondo la costruzione di un percorso espositivo che ne sottolinea l’importanza storico/scientifica.
102 opere esposte e un titolo che anticipa l’impostazione data alla materia, ovvero un’esposizione che ripercorre la storia della maiolica italiana del Rinascimento presentando le opere del Petit Palais suddivise in forme e tematiche.
 
Curata dai conservatori dei rispettivi Musei, Françoise Barbe e Carmen Ravanelli Guidotti, la mostra ha un itinerario formativo che vede come protagonista il miglior collezionismo francese della fine dell’Ottocento e dei primi del Novecento.
Il percorso inizia seguendo il profilo dei “diversi luoghi” della maiolica italiana, esaminati soprattutto attraverso le fonti storiografiche e la topografia più attestata, che vede nel Cinquecento il ruolo centrale dei centri marchigiani, specie Urbino, con il genere “istoriato”. Il genere “istoriato” apre anche la sequenza delle tematiche, con opere che mostrano un affascinante intreccio figurativo, che attinge dapprima alle bozze di Raffaele, cioè alle stampe raffaellesche, e poi via via attraverso il Manierismo sino alle carte dei Fiamminghi.
Seguono le cosiddette “belle donne”, con ritratti idealizzati di donne celebri e di donne sconosciute, ad ornamento del vasellame d’amore che veniva commissionato come omaggio gentile alle spose. Il percorso prosegue poi con il tema relativo alle decorazioni, cioè alle diverse pitture, attinte dall’antichità classica: grottesche, raffaellesche, quartieri, trofei, ecc… illustrando ampiamente il repertorio ornamentale delle maioliche.
Un’ulteriore tematica è rappresentata dalle forme della maiolica, che nel Cinquecento trae ispirazione dai metalli preziosi e dai vasellami all’antica.
Infine si affronta il tema dei vasellami d’apparato, fastosi esempi con le armi delle più prestigiose famiglie italiane.

Il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza vuole con questa mostra creare rapporti professionali dinamici e interagenti con i Musei del comune di Parigi.
Inaugurato l’11 dicembre 1902 con il nome di Palazzo delle Belle Arti della città di Parigi, il Petit Palais fu costruito per ospitare una parte dell’Esposizione Universale del 1900. Il fondo patrimoniale del Petit Palais ha origine da comodati e acquisti fatti a partire dal 1870 dal Comune di Parigi o direttamente dagli artisti. Per quanto concerne le maioliche italiane, nel 1929 il Professor Pierre Marie offrì al museo un insieme di oggetti d’arte e di sculture, principalmente del Medio Evo e del Rinascimento francese, tedesco e italiano (di cui sette maioliche). E’ ancora nel 1931, con l’ultima grande e variegata collezione di Charles Vincent Ocampo, costituita per arredare la sua abitazione parigina, che 24 altre maioliche del XVI e XVII secolo vennero a completare l’insieme del Petit Palais.
L’équipe di conservatori organizza dal 2001 una serie di esposizioni itineranti sotto il nome di Ambascerie del Petit Palais dedicate a specifiche tipologie di raccolte.

Info:

Catalogo: in sede di mostra, a cura di Françoise Barbe e Carmen Ravanelli Guidotti;

Orario: fino al 31 ottobre dal martedì alla domenica e festivi 9.30 – 19.00.
Dal 1 novembre dal martedì al giovedì 9.30 – 13.30, dal venerdì alla domenica e festivi 9.30 – 17.30

Biglietti ingresso MIC: intero € 6,00
Cumulativo con Museo Carlo Zauli: € 8,00 (attualmente € 6,50)
Ridotto speciale: € 4,50 (riservato ai detentori di apposito coupon o convenzione);
Ridotto: € 3,00 (anziani oltre 65 anni, ragazzi dai 12 ai 16 anni, studenti di scuole medie superiori e universitari, gruppi di almeno 15 persone, soci T.C.I., soci Amico Treno, militari, invalidi);
Ridotto scolaresche: € 2,50