Archivi autore: Amministratore

FIASTRA (Mc). CULTURA: SPARSI E CONNESSI – PER UN PROGETTO UNITARIO E CONDIVISO.

20-21 Ottobre 2006 Abbadia di Fiastra
20 OTTOBRE H9.30 – H18.00 / 21 OTTOBRE H9.30 – H13.30

VENERDÌ 20 OTTOBRE 2006
H 9,30 – H 13,30 – APERTURA DEI LAVORI – SALUTO AI PARTECIPANTI DI:
Luciano Ruffini, Sindaco di Tolentino; Giulio Silenzi,Presidente della Provincia di Macerata; Gian Mario Spacca, Presidente della Regione Marche.
RELAZIONI
TRA REALTÀ E PROGETTO:LE POLITICHE CULTURALI DELLA REGIONE
Luigi Minardi, Assessore alla cultura della Regione Marche;
VERSO UN SISTEMA DEI BENI CULTURALI: IL PROFILO ISTITUZIONALE
Marco Cammelli, Ordinario di diritto amministrativo Università di Bologna;
CULTURA E INFORMATION TECHNOLOGY PER IL TERRITORIO: NUOVE VIE DI CONOSCENZA, VALORIZZAZIONE, PRODUZIONE
Umberto Paolucci, Vice Presidente Microsoft;
LOGICHE E MODALITÀ DI ORGANIZZAZIONE E DI FINANZIAMENTO DELLA CULTURA
Maurizio Barracco, Presidente Federculture;

POLITICHE DI SVILUPPO E STRUMENTI PER LA COOPERAZIONE ISTITUZIONALE: GLI ACCORDI DI PROGRAMMA QUADRO STATO-REGIONE IN MATERIA DI BENI CULTURALI
Maria Grazia Bellisario, Dirigente Ministero per i beni e le attività culturali
I BENI CULTURALI RISORSA DEL PAESE. I PROGRAMMI DI CONSERVAZIONE, SVILUPPO, VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO MARCHIGIANO
Mario Lolli Ghetti, Direttore regionale Ministero per i beni e le attività culturali;

INTERVENTO CONCLUSIVO
Elena Montecchi, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali;

H 13,30 – H 15,00 PAUSA PRANZO
H 15,00 – H 18,00 RIPRESA DEI LAVORI
RELAZIONI
LA BIBLIOTECA SOCIALE COME INFRASTRUTTURA DEL TERRITORIO
Antonella Agnoli, Direttore scientifico della biblioteca San Giovanni di Pesaro;
IL SISTEMA LIRICO DELLE MARCHE NELLA PROSPETTIVA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE
Gianni Tangucci, già Direttore Artistico del Maggio Fiorentino.

PROPOSTE PER LA COSTITUZIONE DEL SISTEMA REGIONALE DELLO SPETTACOLO DAL VIVO E RIPRODOTTO
Gino Troli, Presidente AMAT
COSTITUZIONE DEI GRUPPI DI LAVORO

SABATO 21 OTTOBRE 2006 – H 9,30 – H 13,30
RIPRESA DEI LAVORI DEI GRUPPI TEMATICI
PRESENTAZIONE DEGLI ELABORATI PREDISPOSTI DAI GRUPPI DI LAVORO
DIBATTITO
coordinato da Adriana Mollaroli, Presidente I Commissione Consiliare
CONCLUSIONI di Luigi Minardi, Assessore alla cultura della Regione Marche

Regione Marche, Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali – Tel. 071 8063434 / 8063221
Servizio Attività e Beni Culturali, Sport, Marchigiani nel Mondo – Tel. 071 8063216

Info:
www.cultura.marche.it
info.cultura@regione.marche.it

FAENZA (Ra). Forme e diverse pitture della maiolica italiana. La collezione delle maioliche del Museo del Petit Palais di Parigi.

Fino a febbraio 2007 al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza.

Arrivano in Italia le preziose maioliche del Paeti Palais di Parigi, in una mostra unica nel suo genere che rappresenta l’evento clou dell’attività espositiva 2006 del MIC, il Museo Ineternazionale delle Ceramiche in Faenza (Ra), luogo unico e affascinante che ospita le più belle collezioni di ceramica del mondo.
La mostra, Forme e diverse pitture della maiolica italiana. La collezione delle maioliche del Museo del Petit Palais di Parigi, prevista al MIC dal 21 ottobre 2006 al 25 febbraio 2007, si prefigge di far conoscere l’intera collezione di maiolica italiana del prestigioso Museo francese secondo la costruzione di un percorso espositivo che ne sottolinea l’importanza storico/scientifica.
102 opere esposte e un titolo che anticipa l’impostazione data alla materia, ovvero un’esposizione che ripercorre la storia della maiolica italiana del Rinascimento presentando le opere del Petit Palais suddivise in forme e tematiche.
 
Curata dai conservatori dei rispettivi Musei, Françoise Barbe e Carmen Ravanelli Guidotti, la mostra ha un itinerario formativo che vede come protagonista il miglior collezionismo francese della fine dell’Ottocento e dei primi del Novecento.
Il percorso inizia seguendo il profilo dei “diversi luoghi” della maiolica italiana, esaminati soprattutto attraverso le fonti storiografiche e la topografia più attestata, che vede nel Cinquecento il ruolo centrale dei centri marchigiani, specie Urbino, con il genere “istoriato”. Il genere “istoriato” apre anche la sequenza delle tematiche, con opere che mostrano un affascinante intreccio figurativo, che attinge dapprima alle bozze di Raffaele, cioè alle stampe raffaellesche, e poi via via attraverso il Manierismo sino alle carte dei Fiamminghi.
Seguono le cosiddette “belle donne”, con ritratti idealizzati di donne celebri e di donne sconosciute, ad ornamento del vasellame d’amore che veniva commissionato come omaggio gentile alle spose. Il percorso prosegue poi con il tema relativo alle decorazioni, cioè alle diverse pitture, attinte dall’antichità classica: grottesche, raffaellesche, quartieri, trofei, ecc… illustrando ampiamente il repertorio ornamentale delle maioliche.
Un’ulteriore tematica è rappresentata dalle forme della maiolica, che nel Cinquecento trae ispirazione dai metalli preziosi e dai vasellami all’antica.
Infine si affronta il tema dei vasellami d’apparato, fastosi esempi con le armi delle più prestigiose famiglie italiane.

Il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza vuole con questa mostra creare rapporti professionali dinamici e interagenti con i Musei del comune di Parigi.
Inaugurato l’11 dicembre 1902 con il nome di Palazzo delle Belle Arti della città di Parigi, il Petit Palais fu costruito per ospitare una parte dell’Esposizione Universale del 1900. Il fondo patrimoniale del Petit Palais ha origine da comodati e acquisti fatti a partire dal 1870 dal Comune di Parigi o direttamente dagli artisti. Per quanto concerne le maioliche italiane, nel 1929 il Professor Pierre Marie offrì al museo un insieme di oggetti d’arte e di sculture, principalmente del Medio Evo e del Rinascimento francese, tedesco e italiano (di cui sette maioliche). E’ ancora nel 1931, con l’ultima grande e variegata collezione di Charles Vincent Ocampo, costituita per arredare la sua abitazione parigina, che 24 altre maioliche del XVI e XVII secolo vennero a completare l’insieme del Petit Palais.
L’équipe di conservatori organizza dal 2001 una serie di esposizioni itineranti sotto il nome di Ambascerie del Petit Palais dedicate a specifiche tipologie di raccolte.

Info:

Catalogo: in sede di mostra, a cura di Françoise Barbe e Carmen Ravanelli Guidotti;

Orario: fino al 31 ottobre dal martedì alla domenica e festivi 9.30 – 19.00.
Dal 1 novembre dal martedì al giovedì 9.30 – 13.30, dal venerdì alla domenica e festivi 9.30 – 17.30

Biglietti ingresso MIC: intero € 6,00
Cumulativo con Museo Carlo Zauli: € 8,00 (attualmente € 6,50)
Ridotto speciale: € 4,50 (riservato ai detentori di apposito coupon o convenzione);
Ridotto: € 3,00 (anziani oltre 65 anni, ragazzi dai 12 ai 16 anni, studenti di scuole medie superiori e universitari, gruppi di almeno 15 persone, soci T.C.I., soci Amico Treno, militari, invalidi);
Ridotto scolaresche: € 2,50


 

MILANO/ROMA. Eccezionali prestiti per la grande antologia di ARTURO MARTINI.

MILANO, 8 NOVEMBRE 2006 – 4 FEBBRAIO 2007
ROMA, 25 FEBBRAIO – 13 MAGGIO 2007

Alla Permanente, le due sculture sul tema de La Sete, finora mai esposte insieme, provenienti dalle Civiche Raccolte d’Arte di Milano e dalla GNAM di Roma.
Alla Fondazione Stelline, l’Annunciazione delle Civiche Raccolte d’Arte di Milano e l’Ercole della Regione Valle d’Aosta.

Si preannuncia come un’occasione assolutamente straordinaria per conoscere l’arte di Arturo Martini l’antologica che si terrà a Milano, al Museo della Permanente e alla Fondazione Stelline, dall’8 novembre 2006 al 4 febbraio 2007 e successivamente alla GNAM di Roma dal 25 febbraio al 13 maggio 2007.
Prestigiosi prestiti, provenienti da istituzioni pubbliche italiane e da esclusive e inarrivabili collezioni private,  arricchiscono il progetto espositivo, consentendo anche un’inedita sequenza di opere, finora mai esposte accostate: alla Permanente verranno presentate le due grandi pietre di Finale che hanno per tema La Sete, realizzate dall’artista trevigiano, fra il 1933 e il 1936, conservate ora nelle Civiche Raccolte d’Arte di Milano e alla GNAM di Roma, che rappresentano un ideale collegamento con la Pinacoteca di Brera, dove è conservato Il Bevitore, una terracotta da stampo del 1928.
Inoltre, alla Fondazione Stelline, dove protagonista è l’aspetto della statuaria monumentale di Martini, verranno esposte l’Annunciazione delle Civiche Raccolte d’Arte di Milano, e l’Ercole di proprietà della Regione Valle d’Aosta.

Per il tema de La Sete, Arturo Martini trasse ispirazione da una visita agli scavi archeologici di Pompei nel novembre 1931, dove restò fortemente impressionato dai calchi in gesso ricavati dalle impronte delle vittime dell’eruzione. Al ritorno dal viaggio, nel 1932, Martini realizza i primi bozzetti della Sete, impostati sul motivo della figura bocconi, che aveva già affrontato nella Lupa Ferita e che ora disegnare in posizione quasi prona. In questa scultura, una donna, con una creatura aggrappata al fianco, si è gettata a terra per abbeverarsi a una fonte d’acqua naturale o meglio, metaforicamente, all’acqua della vita e della conoscenza. Nel 1934 Martini realizza la versione definitiva dell’opera.

Rispetto a questo esemplare, La Sete della GNAM di Roma (conosciuta anche come L’uomo che beve o Il Bevitore), ultimata nel 1936 ma la cui idea risale al 1933, è più drammatica. La sete qui non è una condizione fisica, ma esistenziale, e l’acqua verso cui la figura si protende non è un elemento naturale, ma metaforico: evoca non solo ciò che l’acqua tradizionalmente può simboleggiare, ma ogni ideale dell’uomo. Martini non sottolinea solo il desiderio, ma soprattutto la sofferenza che spinge alla ricerca.
Nel panorama della scultura italiana contemporanea nessuna opera, a questa data, dà un’interpretazione così espressionista della figura umana: una caratteristica poco rilevata all’epoca, sia perché erano note le libertà formali dell’artista, sia perché il paragone con i calchi pompeiani, che apparve subito evidente, finì per neutralizzarne la sconvolgente originalità.

L’Annunciazione, esposta alla Fondazione Stelline, venne presentata per la prima volta sul piazzale dell’Arte della Triennale di Milano nel 1933. L’iconografia è caratterizzata da una forza dirompente, con l’arcangelo Gabriele, che ha le sembianze e la veste corta di un fanciullo ‘mantegnesco’, che si rovescia sul corpo della Madonna. Si assiste così non a un dialogo statico fra l’Annunziata e l’Annunziante, come in tutte le rappresentazioni canoniche del soggetto, ma a un movimento concitato: il messaggero divino irrompe nella scena, segnando con la mano il grembo di Maria; la Vergine alza le braccia di fronte all’evento straordinario e quasi fonde in sé l’angelo diventando l’unica protagonista della composizione.

Anche l’Ercole fu esibito al pubblico per la prima volta alla Triennale di Milano, ma nell’edizione successiva  del 1936. L’opera monumentale, dal titolo Anno XIV. Il leone di Giuda intendeva celebrare la vittoria italiana nella guerra d’Africa; il fascismo, ovvero Ercole, schiacciava il leone di Giuda, simbolo dell’Abissinia. Del monumentale bronzo andato perduto, rimane un bozzetto e la monumentale versione frammentaria che viene esposta alla Fondazione Stelline, con il solo Ercole, privo delle braccia. Così isolata, la figura rivela ancor più esplicitamente il suo arcaismo: Martini guarda all’arte ellenistica ed etrusca senza rifarsi a nessun modello preciso, ma evocando soprattutto una lontananza mitica
L’artista, tuttavia, considerava il frammento un’opera finita, tanto che l’aveva inviato alla Biennale di Venezia del 1936, e lo ritirò solo per la reazione negativa di Maraini, segretario della rassegna.

Info:
ARTURO MARTINI
8 novembre 2006 – 4 febbraio 2007
Milano, Fondazione Stelline, corso Magenta 61 – Museo della Permanente, via Turati 34
Orari: martedì – domenica 10/20; giovedì 10/22 (lunedì chiuso)
BIGLIETTI: € 8,00; ridotto  € 6,00

25 febbraio  – 13 maggio 2007
Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, viale delle Belle Arti 131
BIGLIETTI: € 9 (integrato biglietto del museo)
Catalogo Skira

Informazioni al pubblico: tel. 02 6551445 / 02 45462411
Website / Prenotazioni / 899666805* / www.vivaticket.it (* servizio a pagamento)

Prenotazioni visite guidate per gruppi e scolaresche a Milano
Opera d’Arte tel. 02.45487395; fax 02.45487401
info@operadartemilano.it

 

 

Link: www.arturomartini.info

TORINO. I Rembrandt ritrovati.

Nei cassetti della Biblioteca Reale di Torino si annida una delle prime collezioni al mondo di disegni di Rembrandt e della sua cerchia, di sicuro la prima in Italia. Non solo Leonardo è dunque il fiore all’occhiello di una raccolta di oltre 2000 opere su carta acquistate nel 1839 da Carlo Alberto dal mercante Giovanni Volpato.
La scoperta arriva da un gruppo di esperti internazionali chiamati dalla direttrice della biblioteca Giovanna Bernard, giunti in Piemonte per esaminare più di 200 fogli tra ritratti, vedute e paesaggi, scene sacre e di guerra, quasi mai esposti e comunque mai troppo considerati. Il responso di Bozena Anna Kowalczyk, già curatrice della mostra di Rembrandt nel 2002 alle Scuderie del Quirinale di Ger Luijten, capo del Gabinetto disegni e stampe del Rijksmuseum di Amsterdam e di Martin Royalton-Kisch, senior curator del British Mu-seum, non lascia spazio a dubbi: difficile trovare qualcosa di analogo per ricostruire l’arte olandese del ‘600, anche nei suoi collegamenti europei.
Cinquanta di questi disegni (tra cui il Busto di imperatore romano di Rembrandt, e L’adorazione dei magi, a lui attribuita) saranno esposti dal 14 ottobre in Biblioteca nella mostra «L’età di Rembrandt. I disegni olandesi della Biblioteca Reale di Torino». Mostra che si configura come l’evento italiano più importante, infondo l’unico, nell’ambito delle celebrazioni per il quarto centenario della nascita del massimo artista olandese del Seicento.
«Quando ci siamo messi al lavoro, eravamo convinti di trovarci di fronte a una piccola raccolta, ma andando avanti ci siamo accorti di avere davanti qualcosa di straordinario», dice Bozena Anna Kowalczyk.

 

Autore: Marina Paglieri

Fonte:La Repubblica

PADOVA. Mantegna e Padova 1445 – 1460.

In una Padova in pieno fermento artistico e culturale, guidato dalla figura di Donatello – documentato in città fin dal 1444 – Andrea Mantegna diviene presto il massimo esponente dello straordinario processo di rinnovamento del linguaggio figurativo, all’avanguardia in fatto di conoscenze prospettiche e di cultura antiquaria, che farà della città del Santo, fino al 1460 e oltre, uno dei più avanzati centri artistici dell’Umanesimo europeo e il principale snodo di irradiamento della nuova arte rinascimentale nell’Italia del Nord.

Sono anni fondamentali quelli trascorsi da Mantegna a Padova, gli anni della formazione ma soprattutto quelli della grande rivoluzione artistica di cui si farà portatore.
La città era in quegli anni il principale crocevia di grandi personalità artistiche e sede dell’attività di importanti botteghe.

A Padova, infatti, Mantegna ebbe l’opportunità di ammirare i lavori di alcuni “moderni” rappresentanti della cultura fiorentina come Paolo Uccello e Filippo Lippi, di interagire e di operare accanto ad artisti come Squarcione, Zoppo e Schiavone, di confrontarsi con le botteghe veneziane dei Bellini e dei Vivarini e, soprattutto, avrà modo di entrare in contatto con la dirompente arte di Donatello che realizzava nel cantiere della Basilica del Santo alcune tra le opere più strabilianti e sconcertanti del tempo: il Crocefisso, il Monumento equestre al Gattamelata e l’Altare del Santo.

Questo periodo cruciale, caratterizzato da un’intensissima vivacità artistica, sarà al centro della mostra “Mantegna e Padova, 1445-1460”: una mostra fondamentale e imprescindibile per comprendere il vero significato dell’arte del Mantegna, che per la prima volta riunirà le testimonianze superstiti della civiltà figurativa rinnovatasi in senso rinascimentale in quegli anni a Padova. La mostra viene realizzata grazie a generosi prestiti dalle maggiori istituzioni culturali del mondo intero: giungeranno opere da Amsterdam, Berlino, Bucarest, Francoforte, Londra, Monaco, New York, Parigi, Vienna, Washington, Venezia, Milano, Firenze, Napoli.

Dipinti su tela e su tavola, sculture in pietra, terracotta e bronzo, manoscritti, disegni, stampe, codici miniati: opere straordinarie di Donatello, Bellini, Vivarini, Zoppo, Schiavone, Pollaiolo, Squarcione nonché ovviamente di Mantegna, di cui saranno presenti, tra gli altri capolavori, la bellissima Madonna con il bambino addormentato prestito degli Staatliche Museen- Gemldegalerie di Berlino, il San Marco dallo Stäedelsches di Francoforte, mai esposto prima in Italia.

La mostra, allestita eccezionalmente da Mario Botta, grande firma dell’architettura contemporanea, riporterà per la prima volta a Padova opere fondamentali per la ricostruzione delle vicende di Mantegna e degli altri artisti che alla sua figura fecero riferimento, alcune delle quali mai viste in Italia come la preziosa Madonna con il bambino e angeli dello Zoppo, eccezionalmente concessa in prestito dal Louvre di Parigi, la Madonna con il bambino e il cardellino dello Schiavone proveniente da Amsterdam e i preziosi disegni del Mantegna conservati al British Museum di Londra.

Ma un altro evento renderà davvero eccezionale e unica la celebrazione di Mantegna a Padova, consentendo per la prima volta di “rileggere” l’effetto dirompente che ebbe l’arte del maestro nei primi anni della sua attività, riportando in vita il capolavoro assoluto e la sua opera più rivoluzionaria: la Cappella Ovetari. Sarà infatti, possibile ammirare, dopo anni di studi e di indagini, il restauro della Cappella Ovetari – parte integrante del percorso espositivo – con la ricomposizione e la ricollocazione nel luogo d’origine di parte degli affreschi, bombardati e ridotti in frammenti (oltre 70.000) nel corso della Seconda Guerra Mondiale, nonché una ricostruzione virtuale del ciclo pittorico, che rivestiva completamente l’interno della cappella stessa.

Le scoperte eccezionali per i visitatori della mostra patavina non sono finite.
Farà per la prima volta la sua apparizione al pubblico – proprio a Padova in occasione delle celebrazioni mantegnesche – un inedito, La Madonna della Tenerezza, bellissimo dipinto ed ora attribuito a Mantegna da Lionello Puppi. Si tratta di una piccola e preziosissima Madonna con il Bambino su uno sfondo di paesaggio e rovine antiche, geniale nella costruzione, dipinta su un pergamena, con le figure realizzate a penna e inchiostro bruno, con lumeggiature d’oro, e lo sfondo a tempera a colla e oro.

Un’opera straordinaria di collezione privata, che verrebbe ad integrare come autografo il catalogo del maestro patavino. E’ proprio in quest’ottica che a Palazzo Zuckermann – parte del complesso museale civico di Padova, e visitabile con il biglietto della mostra “Mantegna e Padova 1445-1460” – dal 29 settembre 2006 sarà possibile ammirare l’inedito dipinto nell’ambito di un progetto espositivo nuovissimo, per impostazione metodologica, e affascinante per quanti – studiosi e vasto pubblico – vorranno capire il lungo percorso d’indagine storico-documentaria filologica e scientifica che accompagna un’attribuzione di tale importanza.
In una Padova totalmente coinvolta nell’omaggio al suo grande artista e che per l’occasione propone anche numerosi itinerari tematici legati ai tempi del Mantegna, i visitatori avranno infine modo di “curiosare” tra i documenti originali, normalmente celati e custoditi negli archivi della città, inerenti l’attività artistica e la vita privata del maestro. Nella Loggia e Odeo Cornaro dal 29 settembre 2006, la mostra Omaggio ad Andrea Mantegna, curata dall’Archivio di Stato di Padova, si esporranno atti notarili, contratti autografi, testamenti, atti giudiziari ecc. riferibili al pittore patavino, per ricostruire uno spaccato di vita artistica e sociale della città del Santo nel Quattrocento.

Info

in mostra fino al 14 gennaio 2007   
Costo del biglietto:   10,00 euro  
Musei Civici agli Eremitani 
Orario:   tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00  
Telefono:   049.20.10.023  

Link: http://www.andreamantegna2006.it/