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FIRENZE. Cantico opera site specific sculture e opere su carta di Giuseppe Spagnulo.

La galleria Il Ponte riprende la stagione espositiva autunnale con una personale dedicata ad uno dei maggiori scultori italiani internazionalmente riconosciuti, Giuseppe Spagnulo, che per questa presenza fiorentina ha ideato e realizzato un grande intervento nella sala superiore dello spazio.
Si tratta appunto di un imponente blocco in acciaio, forgiato nelle dimensioni di 140x170x60cm, in cui l’artista è intervenuto attraverso l’uso della fiamma ossidrica nella parte centrale, divedendola in sezioni, che hanno preso corpo dall’interagire dell’artista con la fiamma sul metallo. La parte centrale del pezzo, internamente svuotata come la copertina di un gigantesco libro, è collocata all’ingresso della galleria e dietro si disperdono, invadendo l’ambiente circostante, i vasti fogli, segnati dal taglio cruento del fuoco che li ha distaccati dal tutto. A queste pagine di un ipotetico “libro del ferro e del fuoco” si collegano quattro grandi pagine monocrome – magenta, giallo di cadmio, nero e blu cobalto-, realizzate su carte sovrapposte che prendono anch’esse forma scultorea, attraverso l’uso di sabbia vulcanica e pigmenti. Su questa densa materia si intravedono lettere, parole, frasi dalla Torà: il grande libro sacro si spagina e si distende quale Cantico nello spazio, rendendo un’enorme massa di materia elemento lieve, denso di vibrazioni e suggestioni.

A fianco di questa opera, nella sala inferiore, si raccoglie un nucleo di sculture medio piccole (Ferro, piano, cerchio spezzato) realizzate in acciaio in figure geometriche dal perimetro imperfetto, in cui l’artista interviene attraverso movimenti inattesi della materia ed equilibri instabili. Sempre alla ricerca di nobilitare la massa, togliendole peso specifico e arricchendola di un contenuto carico di pensiero ed emozione. A queste si legano alcuni lavori su carta degli ultimi anni di grandi dimensioni, realizzati con sabbia vulcanica e pigmenti neri.

Nota biografica:

Giuseppe Spagnulo nasce a Grottaglie (Taranto) nel 1936. Qui, centro tra i più importanti in Italia per la lavorazione della ceramica, si forma nel laboratorio del padre nella coroplastica e nella lavorazione del tornio.
Dopo gli studi alla Scuola d’Arte, dal 1952 al 1958 si iscrive, allievo di Angelo Biancini, all’Istituto della Ceramica di Faenza, luogo nevralgico per lo studio di questa materia e per le relazioni internazionali che si sviluppano, tra cui quelle con il ceramista francese Albert Diato, che fa riappropriare i giovani dell’attenzione alla lavorazione dei materiali ad “alta temperatura”. Conosce Carlo Zauli e Nanni Valentini con cui condivide il senso profondo dell’uso delle “terre” ed esegue le prime realizzazioni in grès.
Inoltre, la possibilità di frequentare il Museo delle Ceramiche arricchisce la sua formazione con la diretta visione dei lavori di Picasso donati negli anni Cinquanta.
Nel 1959 si sposta a Milano per iscriversi all’Accademia di Brera, ma poi decide di lavorare come assistente nello studio di Fontana e in quello di Pomodoro. Conosce Tancredi e Manzoni; con la frequentazione di Fontana, Spagnulo prende atto delle esperienze della ceramica informale di Albisola.
Dopo la dedizione iniziale all’esecuzione di opere in ceramica, l’artista si impegna principalmente nella scultura eseguendo opere in terracotta, pietra e legno, che presenta nella sua prima personale del ’65 a Milano al Salone Annunciata.
Tre anni dopo dà vita alle sue prime grandi opere in metallo, i “grandi ferri”, da installare nello spazio cittadino per essere parte dello spazio aperto delle piazze, per stimolare in comunicazione la gente comune. La scultura assume anche una connotazione di gesto sociale, di intento polemico, e tali ferri – che come segni di protesta (si evidenzi il fatto che l’artista aveva aderito a quella famigerata del ’68 delle università e delle fabbriche) alterano l’ambiente circostante – vengono proprio modellati nelle officine, negli altiforni, nelle acciaierie con gli operai. Lavori che inducono a portare l’attenzione all’operato dell’artista scultore volto ad indagare la fisicità dei materiali per creare volumi che inondino lo spazio con una certa pregnanza. Si citino l’esposizione alla XXXVI Biennale internazionale d’arte di Venezia del 1972 con l’opera Il gioco e le mostre personali alla Galleria m di Bochum (Germania , 1974) e allo Studio Carlo Grossetti di Milano (1978).
Agli anni Settanta, in cui nell’operato dell’artista  – che si manifesta fervido con esibizioni in personali e collettive in Italia e all’estero sia in spazi pubblici ( Salone Annunciata, Milano, 1975; Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino; Documenta 6, Kassel, 1977) che privati (Studio Marconi, 1976; Galleria Walter Storms, Monaco, 1977) – il dualismo tra lavoro fisico-materiale e lavoro intellettuale si risolve sempre in modo equilibrato, appartengono le serie “Cartoni”, “Archeologia” e “Paesaggi” presentati nella personale del 1977 al Newport Harbor Art Museum in California.
Due anni dopo, a ricercare il proprio passato, la propria origine culturale, compie un viaggio nel Mediterraneo partendo dalla Puglia fino alla Grecia e nell’ 80 come a ripercorrerne mentalmente il percorso – trovandosi invitato a Berlino – realizza grandi opere quali “Antigone”, “Morta Natura”, “Le armi di Achille” in cui agiscono i diversi materiali, dalla sabbia, al legno, alla terracotta, al ferro.
Di nuovo a Milano, dal 1982 Spagnulo, affascinato da sempre dalla tecnica artigianale, si riappropria dell’originario interesse per la lavorazione della ceramica usando un enorme tornio nel quale crea la grande “Torre” forgiata poi in ferro. Questi sono anche gli anni in cui l’artista mostra molti dei suoi lavori nella propria nazione e in Germania: anni delle mostre alla galleria L’Isola di Roma, alla Civica di Modena e alla Kunsthalle di Dusseldorf (1984); alla galleria Hans Barlach di Colonia (1986); alla GAM di Bologna (1989).
La fine del decennio vede l’artista ritornare all’utilizzo del ferro – si citi la mostra alla galleria Martano di Torino, 1989 – come unico materiale (“Ferri Spezzati”) per attribuire successivamente nei suoi lavori degli anni Novanta un nuovo senso alla scultura sospendendo grandi blocchi di ferro a sfidare la gravità del materiale.
Proseguono le esposizioni alla XLIV e XLVI Biennale internazionale d’arte di Venezia (1990 e 1995), alla galleria Fioretto di Padova (1993), al Palazzo Reale di Milano (1997).
Conseguentemente all’attività proficua svolta manifestando in personali e collettive presso gallerie e musei tedeschi (1974, Galerie Hubert, Zurigo; 1981, Neue Nationalgalerie, Staatliche Museum, Berlino; 1985, Kunstverein, Amburgo;1996, Galerie Walter Storms, Monaco; 2004, Galerie Hoss Wollmann, Stuttgart), in questi anni gli viene offerta una cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Stoccarda.
Il suo lavoro  – che ha ottenuto recentemente il riconoscimento della critica col “Premio Faenza alla carriera” e il Premio al Concorso Internazionale d’arredo urbano di Milano – viene ancora esposto alla galleria Otto di Bologna (2003) e alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia (2005).
L’anno in corso lo vede tra i protagonisti della scultura internazionale contemporanea a Gubbio (XXIV Biennale di Scultura, Palazzo Pretorio), Tivoli (Sculture in Villa, Villa D’Este), Aglié (Scultura Internazionale, Castello Ducale), Todi (Giuseppe Spagnulo – Carte e sculture, galleria Extra Moenia), Firenze (Cantico, galleria Il Ponte ) e Isola Del Gran Sasso (XII Biennale d’Arte Sacra Contemporanea, Museo Stauros d’Arte Sacra Contemporanea).

Info:

GALLERIA IL PONTE – via di Mezzo, 42/b – 50121 FIRENZE
orario: 16/19.30 – chiuso lunedì e festivi – tel. e fax 055240617,
INAUGURAZIONE: sabato 28 ottobre 2006, ore 18.00
Esposizione dal 28 ottobre 2006 al 20 gennaio 2007;

CATALOGO: f.to 30×21,5 cm, 36 pag., 18 tav. riprodotte a colori e in bianconero. Testo di Silvia Pegoraro, nota biografica di Susanna Fabiani. Edizioni Il Ponte Firenze.

Link: http://www.galleriailponte.com

Email: susy@galleriailponte.com

TORINO. L’evento più importante – ARTISSIMA13

THIRTEEN: FEEL CONTEMPORARY
A Torino, a Novembre, l’evento più intrigante della stagione: Artissima, un appuntamento glamour come piace ai Vip, dove si incontrano tutti quelli che contano nell’arte contemporanea: artisti, collezionisti, direttori di museo, curatori, critici. ma anche un’opportunità straordinaria per conoscere le ultimissime tendenze dell’arte, per scoprire nuove gallerie e giovani artisti, e, perché no, per comprare oggi i big di domani. Un progetto ad alto tasso di innovazione, ma sempre attento alla qualità che ha fatto della Fiera di Torino la manifestazione di riferimento internazionale per l’arte emergente.
Artissima 13 sarà ancora più unica, ricca di attraenti novità e di impedibili proposte:

.172 gallerie:un palcoscenico frizzante che riunisce in un mix esclusivo gallerie consolidate ed artisti di fama a livello mondiale con le nuove generazioni di gallerie ed artisti, protesi alla ricerca e sperimentazione, che si affacciano sul mercato.
.Present Future: quest’anno sarà ad inviti la sezione riservata ai talenti da scoprire. Due giovani e affermati curatori internazionali hanno selezionato per Artissima i progetti di 14 artisti emergenti. Tra questi sarà scelto in Fiera il vincitore del Premio illy.
.New Entries: la sezione dedicata alle giovani gallerie – fondate dopo il 2001 e per la prima volta ad Artissima – porterà in Fiera 20 tra le voci più all’avanguardia del contemporaneo internazionale.
.Constellations: una scenografica esposizione ospiterà all’interno di Artissima 9 eccezionali progetti artistici nella sezione dedicata ad opere di grandi dimensioni, con ambizione museale, selezionate da un prestigioso Comitato.
.Istituzioni & Editoria: uno spazio speciale offrirà l’opportunità di conoscere da vicino musei, fondazioni, istituzioni culturali insieme alle più rappresentative riviste e editori specializzati italiani e stranieri.
.Programma culturale: 3 giorni intensi di conversazioni, workshop, eventi e incontri con i grandi personaggi dell’arte contemporanea a livello mondiale, verranno organizzati sotto la curatela del Comitato Scientifico della Fiera.
.Ascolta chi scrive: saranno riproposti, dopo lo straordinario successo della scorsa edizione, 10 originali e stimolanti percorsi alla scoperta di Artissima 13, affidati alla guida di 10 tra i più noti giornalisti italiani esperti d’arte.
.Torino: l’arte contemporanea sarà protagonista in città durante la Fiera. Importanti mostre nei musei, fondazioni ed altre istituzioni artistiche, Luci d’Artista nelle vie e piazze della città, apertura straordinaria notturna delle gallerie per Saturday Night Art Fever sabato 11 novembre.

.GALLERIE

Sezione principale
1000eventi Milano / 41artecontemporanea Torino / Akinci Amsterdam / Ala Milano / Analix Forever Geneva / Andriesse Amsterdam / AP4 Geneva / Art agents Hamburg / Art: Concept Paris / Artericambi Verona / Artiaco Napoli / Artra Milano / Astuni Pietrasanta / bnd Milano / Bagnai Firenze / Beckers Frankfurt / Biasutti & Biasutti Torino / G. Biasutti Torino / BlindArte Napoli / Blu Milano / Bonomo Bari, Roma / Bonzano Roma / Bortolozzi Berlin / Braverman Tel Aviv / Büro Friedrich Berlin, Beijing / Cà di Frà Milano / Cardelli & Fontana Sarzana / Cardi Milano / Carlina Torino / Castello di Rivara Rivara/ Changing Role Napoli / Charim Vienna / Ciocca Milano / Colombo Milano / Continua San Gimignano, Beijing / CorsoVeneziaOtto Milano / Cortese Milano / Cosmic Paris / Costa Torino / Crown Brussels / De Carlo Milano / De March Milano / Di Maggio Milano, Berlin / Di Marino Napoli / Dina4Projekte Munich / e/static Torino / extraspazio Roma / Fabjbasaglia Rimini / Ferreira Cape Town / Fontana Milano, Pasadena / Fornello Prato / Friedrich Basel / Gagliardi Torino / Galica Milano / Groeflin | Maag Basel / Guidi & Schoen Genova / Hauff Stuttgart / Herald St London / In Arco Torino / Inman Houston / Jacques London / Kalfayan Athens,Salonika / kaufmann Milano / Klerkx Milano / Laurin Zurich / Lawrence Vancouver / Luger Milano / Lumen Travo Amsterdam / Luxardo Roma/ Lynch New York / Maes & Matthys Antwerpen / Maccarone Inc. New York / Magazzino d’Arte Moderna Roma / Marconi Milano/ Marella Milano, Beijing / Marvelli New York / Masoero Torino / Mayer Cologne / Maze Torino / Mazzoleni Torino / MC Los Angeles / Mennour Paris / METIS_NL Amsterdam / M. Minini Brescia / Monitor Roma/ Monti Roma / Murata & friends Berlin / Nadimi Toronto / Neon≥Campobase Bologna, Milano / Newman Popiashvili New York / Noero Torino / Noire San Sebastiano, Torino/ O’Neill Roma / OREDARIA Roma / Otto Bologna / Pack Milano / Palma Dotze Vilafranca Del Penedès / Paris Brescia / Parker’s Box New York / Peola Torino / Persano Torino / Perugi Padova / Photo & Contemporary Torino / Photology Milano / Pinksummer Genova / Play Berlin / Poggiali & Forconi Firenze/ prometeo Milano, Lucca / Raffaelli Trento / Reflex Amsterdam / Rosso Torinov / Rumma Napoli, Milano / Ruzicska Salzburg / S.A.L.E.S. Roma/ Scognamiglio Napoli / Shammah Milano / Side 2 Tokyo / Slewe Amsterdam/ SOFFIANTINO Torino / Sozzani Milano / Spazia Bologna / Studio Legale Caserta / Svesta Prague / T293 Napoli / Tarasiève Paris / Tedeschi Torino, Milano / The Breeder Athens / Tounta Athens / Tucci Russo Torre Pellice / Upstairs Berlin / V.M.21 Roma / Vacio 9 Madrid / Vallois Paris / Vamiali’s Athens / Van Zoetendaal Amsterdam / VITAMIN Torino / Wigram London / WilkinsonLondon / ZERO Milano / Zonca & Zonca Milano

Present Future
CARLES CONGOST – Artericambi, Verona / GARDAR EIDE EINARSSON – Nils Staerk, Copenhagen / FOS – Max Wigram, London/ DORA GARCIA – Ellen de Brujine, Amsterdam – Michel Rein, Paris / JOHN GERRARD – Ernst Hilger, Vienna / PIERO GOLIA – Cosmic, Paris – Maze, Torino / TUE GREENFORT – Johann König, Berlin / JESPER JUST – Perry Rubenstein, New York / PANOS KOKKINIAS – Xippas, Athens, Paris / SIGALIT LANDAU – Anita Beckers, Frankfurt / TOR-MAGNUS LUNDEBY – Mogadishni, Copenhagen / TOM MOLLOY – Rubicon, Dublin / SERGIO PREGO – Soledad Lorenzo, Madrid /- Lehmann Maupin, New York / KIRSTINE ROEPSTORFF – Peres Project, Berlin, Los Angeles

New Entries
Laura Bartlett, London / Antonio Battaglia, Roma, Milano / Broadway 1602, New York / BUY-SELLF, Marseille / cherry and martin, Los Angeles / Figge von Rosen, Cologne / Fonti, Napoli / Gazonrouge, Athens/ Glance, Torino / Hoet Bekaert, Gent / Hotel, London / Andreas Huber, Vienna / Mary Mary, Glasgow / Francesca Minini, Milano / Motive, Amsterdam / Helen Nyborg, Copenhagen / Lora Reynolds, Austin / RLBQ, Marseille / schleicher+lange, Paris / STANDARD, Oslo

Constellations
KIMSOOJA, Bottari – Alfa Beach (Nigeria) 2001 – Raffaella Cortese, Milano / BRUNA ESPOSITO, Shadow, 2006 – Federico Luger, Milano / ELISABETTA BENASSI, Mirage #1 – Mirage #3, 2005 – Magazzino d’Arte Moderna, Roma / SIMON STARLING, By night the Swiss buy chaep-trate electricity. , 2005 – Franco Noero, Torino / BRUNO PEINADO, (Untitled) Vanity flight case, 2005 – Parker’s Box, New York / TOMAS SARACENO, Flying Garden, 2006 – Pinksummer, Genova / ALICE GUARESCHI, Local Time Destination, 2005 – Sonia Rosso, Torino / GABRIELE BASILICO, Monaco 2006, 2005 -2006 – V.M.21, Roma / JOAN JONAS, Mirror pieces, 1969 -2004 – Wilkinson, London


Info:
Dal 10 al 12 novembre 2006 – Lingotto Fiere – Padiglione 2 – Via Nizza, 280 – 10126 Torino
Orario: da venerdì a domenica 11.00 – 20.00
Ingresso: Intero € 12,00 / Ridotto € 8,00
Catalogo: ARTissima 2006 + Present Future: € 10,00
Tel. +39.011.546284 / Fax +39.011.5623094 

Link: http://www.artissima.it

Email: info@artissima.it

MILANO. Energia di Eliseo Mattiacci.

Dall’8 novembre al 27 gennaio, alla Galleria Fonte d’Abisso di Milano, si terrà la mostra dello scultore Eliseo Mattiacci uno degli artisti più significativi del panorama italiano dalla metà degli anni Sessanta ad oggi.
L’esposizione, dal titolo Energia, presenterà un allestimento pensato e realizzato da Mattiacci stesso, dove troveranno spazio due installazioni inedite: ‘Attrazione gravitazionale’ e ‘Scultura che guarda’ accanto a lavori già noti.

A coinvolgere in questi anni l’immaginario di Mattiacci è l’ipotesi di un ambiente raccolto che racchiuda le tensioni nello spazio vicino e lontano.
Lo spazio ricreato è proprio lo spazio cosmico ma tutt’altro che vuoto: è vibrante, brulicante di onde elettromagnetiche. Non a caso alcune delle sue sculture più recenti si intitolano Captasegnali, Captaspazio, e Sonde spaziali che, protese verso il cielo con le loro parabole e i loro bracci avvolgenti, sembrano antenne tese a cogliere il ronzio misterioso delle onde che attraversano gli spazi interstellari.
Mattiacci percorre le vie del cosmo con l’audacia e il piglio dell’esploratore. Come afferma in catalogo Paolo Mauri ‘’ Guardando le opere mi sono spesso domandato che cosa in realtà le rendeva così imponenti e così leggere, così giocose e così severe, in una sorta di epifania ossimorica che finisce sempre col sorprendere chi le guarda, coll’inquietarlo e insieme, per seguitare la catena virtuosa degli opposti, col pacificarlo. Bene in altra disciplina l’attenzione di Mattiacci all’equilibrio si chiamerebbe metrica e l’opera di Mattiacci tout court poesia’’.
Nel lavoro di Mattiacci, che si definisce “fabbro”, convivono felicemente masse grevi e minacciose di ferro sostenute da potenti magneti e “corpi” quasi aerei che conducono lo sguardo verso l’alto a scoprire la fissità delle stelle, il lento girare dei pianeti, la corsa delle meteoriti, l’eclissi del sole e della luna, l’ordine e il caos.

Note biografiche
Eliseo Mattiacci nasce nelle Marche nel 1940. Nel 1964 si trasferisce a Roma. Del 1967 è la sua prima mostra personale alla Galleria La Tartaruga di Roma. Nello stesso anno partecipa alla mostra collettiva Imspazio e Arte Povera curata da Germano Celant alla Galleria Bertesca di Genova. Espone in diverse mostre alla Galleria L’Attico di Roma dal 1968 in poi e alla Galleria Iolas a Milano, Parigi e New York.
Partecipa a quattro edizioni della Biennale di Venezia con due sale personali nel 1972 e nel 1988. Espone in molti spazi pubblici, segnaliamo la grande mostra ai Mercati di Traiano di Roma nel 2001.
In questi ultimi anni ha allestito mostre allo studio Casoli di Milano nel 2000, alla Galleria Dello Scudo di Verona nel 2002 e alla Galleria Dell’Oca di Roma nel 2004.
Le sue opere sono presenti in Musei e collezioni pubbliche e private. Citiamo tra gli altri il Museo di Capodimonte, la Fondazione Prada, la Fondazione Gori, l’Università di Los Angeles. L’ultima opera installata permanentemente è del 2006 e si trova a Reggio Emilia: Danza degli astri e delle stelle. Fa parte di un progetto di cinque artisti (Luciano Fabro, Sol Le Witt, Eliseo Mattiacci, Robert Morris e Richard Serra) ideato da Claudio Parmiggiani.
E’ di recentissima installazione al Mart di Rovereto l’opera Sonda spaziale, 1993 -1995 nello spazio aperto dedicato alla scultura.


Info:

Milano, Galleria Fonte d’Abisso, Via del Carmine 7,
dall’8 novembre 2006 – 27 gennaio 2007
Inaugurazione: giovedì 8 novembre 2006 ore 18.30
Orari: 10.30 – 13.30 / 15.00 – 19.00 da martedì a sabato
Chiusura: lunedì e festivi e dal 24 dicembre 2006 al 6 gennaio 2007
Catalogo con testo critico di Paolo Mauri.

FERRARA. No man no land.

Spazio alla creatività nell’autunno ferrarese di questo 2006. E’ in arrivo, infatti, una nuova sfida per l’arte contemporanea. Dagli storici saloni espositivi del Castello Estense di Ferrara, prenderà vita, dal 21 al 29 Ottobre 2006,la terza edizione della Biennale d’Arte Internazionale, organizzata dall’Associazione Culturale Ferrara Pro Art, dalla fondazione D’Ars e dalla Galleria d’arte contemporanea Sekanina con il patrocinio dell’Amministrazione Provinciale e del Comune di Ferrara.

L’essenza di questa terza biennale si enuclea nel motto ‘No man no land’ annunciatore di una rinnovata carica vitale, insegna di interessanti ampliamenti contenutistici e formali. 

In un ‘epoca in cui si tende ad uniformare, in blocchi uguali e privi di individualismo, le idee e le espressioni della cultura e dell’uomo, l’iniziativa ferrarese suggerisce al mondo che l’arte non appartiene a nessuna terra e a nessun uomo, poiché essa assume forme universali con i linguaggi che ognuno di noi riesce a creare, trasformare e sentire.

E’ per questo che, all’ appuntamento ferrarese del prossimo autunno, sono stati invitati artisti provenienti da tutto il mondo, attori e spettatori di un appassionante confronto tra diverse scuole e tecniche artistiche, differenti mondi che afferiscono ad altrettante numerose espressioni.

Le opere in mostra si faranno portavoce dei ritmi della vita quotidiana, delle nuove tecnologie e si creeranno, di volta in volta, lungo i percorsi parietali del Castello, cornici di felicità e di tragedia: una vetrina per le molteplici dimensioni dell’Uomo contemporaneo.

Oltre alle tradizionali categorie di pittura, scultura e grafica, saranno ammesse alla manifestazione anche la fotografia, la video art e la digital art. Un invito, questo, a percorrere le linee di interazione tra le arti in cui i diversi settori si incontrano, in un continuo confronto creativo. 

Tra gli artisti presenti all’evento autunnale, spiccano i nomi di: Scalvini Severo, Renato Costrini, Maria Germana Bargagli Petrucci, Angela Milia, Marina Vidoni, Marrius, Nunzio Scarimbolo di Adam’o eva Creazioni, Michela Ianese, Elena Cenacchi, Vittorio Tapparini, Elena Tognoni,  Alberto Bertuzzi, Marina Iorio, Charles Jang, Libera Carraio, Luciano Robur, Nabil, Emanuele Biagioni, Lucia De Matteis, Donatella Cremonesi, Pasquale Pitardi, Anna Spagna. 

Una sezione della Biennale curata dalla Fondazione D’Ars sarà dedicata al Gruppo “Nuova Figurazione” fondato da Ernesto G. Solferino, gli artisti partecipanti saranno: Gabriella Viapiana, Carlo Solferino, Rita Majani e Vito Distante.

Una seconda sezione  “Arte e Moda” dedicata a Giovanni Boldini vedrà la presenza delle opere di: Sara Soattini, Guido Forlani, Corbellini Lucia, Elisa Troccoli, 555 (Matteo Urbinati), Silvia Mariotti, Rosie Lawrence e Mauro Capelli.

Info:
L’ingresso è gratuito, aperto tutti i giorni con i seguenti orari, 10 -17.30;
il Comitato Organizzatore curerà, inoltre, l’edizione di un catalogo dedicato alla rassegna, corredato dalle immagini delle opere in mostra.

Ferrara Pro Art – Associazione Culturale, tel. 0532242380; www.ferraraproart.com; info.sekanina@virgilio.it.


 

IL TRENO DELL’ARTE 2006 – Museo per un giorno.

La realizzazione del progetto
“Il Treno dell’Arte – Museo per un giorno” si deve alla sensibilità artistica e culturale di tutti coloro che hanno reso possibile mutare pensiero in azione. Il nostro ringraziamento va quindi alle Autorità che hanno concesso il loro Patrocinio, i due loghi che compaiono sono i primi pervenuti mentre gli altri, che sono già stati deliberati, stanno arrivando, purtroppo, mentre il catalogo è in stampa; ai Provveditori agli Studi che hanno invitato i Presidi ad aderire organizzando visite guidate per gli studenti dei loro Istituti; ai dirigenti di Trenitalia – Gruppo Ferrovie dello Stato; ai Media partner e a tutti i Partner di pensiero e di fatto; alla preziosa collaborazione di STM; a tutti i Collezionisti, ai Direttori dei Musei, ai Responsabili delle Fondazioni, ai Dirigenti degli Archivi Storici degli Artisti per le opere che ci hanno fornito; a tutti i Collaboratori e agli Architetti della Nolostand – Fiera di Milano per la realizzazione di una sede museale ottenuta da vagoni merci; ai Tecnici della Vivacom, ai Giornalisti, agli Operatori Radio-televisivi per la loro quotidiana presenza e grande professionalità; alle Forze dell’Ordine, alla Protezione Civile ed infine a tutti coloro che hanno partecipato in differente misura alla trasformazione di una idea in una realtà.

Museo per un giorno
Il progetto de “Il Treno dell’Arte – Museo per un giorno” nacque lo scorso anno.
Fu, infatti, nell’aprile del 2005 che avemmo l’idea di concretare un’affermazione dalla forte connotazione sociale, coraggiosa ed audace per i tempi in cui venne enunciata, ancor più coraggiosa ed ancor più audace oggi, in pieno transfert tecnologico: “L’Arte deve andare incontro al popolo”.
Mentre l’educazione si ramifica in didattica localizzata anche in centri sperduti, oggi raggiunti anche da molti mezzi di comunicazione mediatica, il contatto fisico con l’opera d’arte contemporanea non è ancora possibile ovunque per l’assenza di adeguate strutture museali. Grande era il desiderio di realizzare questo progetto didattico-sociale. L’attenzione dimostrata dal Gruppo FS verso questa iniziativa, infatti, evidenzia una notevole predisposizione alle esigenze socio-culturali dei cittadini ed alla comunicazione di massa testimoniando, al contempo, il coraggio per le sfide difficili. Il treno, a questo punto, non è più solo inteso come strumento vitale di trasporto fisico di persone o materiale ma diviene elemento funzionale per il diffondersi del pensiero creativo contemporaneo, assurgendo così a mezzo primario per l’evoluzione della coscienza e della conoscenza artistica per tutti gli Italiani.
Non già una sorta di recupero del mezzo sul fine ma il mezzo stesso che diviene fine. Il treno, dunque, vive così una nuova dimensione ai confini con un passato glorioso ma meramente strumentale ed un presente mediatico ed esaltante dove interagiscono emozioni ed intuizioni.

Elemento coesivo di una Nazione che ritrova, pur nella capillarità dei suoi terminali, le linee di espressione e di pensiero concepite nel suo intero territorio. E così le stazioni, spesso momento di frettoloso ed anonimo transito, divengono una sorta di salotto buono in  cui la cittadinanza si ritrova.
Il pretesto è la curiosità ed il desiderio di vedere, di sapere; la realtà è il piacere di esserci, di vivere un momento intenso, ricco di amore e di senso civico di appartenenza ad una Repubblica magica e meravigliosa insieme.
Una Repubblica, la nostra, che compie quest’anno 60 anni.
Una celebrazione anche, ma soprattutto un’occasione per riscoprire il nostro humus culturale, la nostra multiforme natura primigenia, figlia e madre di un grande amore per la vita. Il Treno dell’Arte diviene, durante le sue soste quotidiane dalle 8.00 alle 20.00, Museo per un giorno, offrendo la possibilità a tutti di essere visitato gratuitamente in un luogo noto ai cittadini, cioè la loro stazione.
Le 28 soste in 17 Regioni coincidono con la quasi totalità del territorio italiano escludendo purtroppo la Valle d’Aosta, la Sardegna e la Basilicata per motivi tecnici.
Il Museo comprende le opere degli artisti figurativi italiani contemporanei più rappresentativi. E’ stato necessario effettuare una scelta obbligata tra arte figurativa ed arte non figurativa, in quanto la superficie espositiva complessiva consentiva esclusivamente l’ambientazione di circa 120 opere.
Per offrire un panorama sufficientemente completo abbiamo dovuto, quindi, dolorosamente, operare una scelta. Abbiamo scelto l’arte figurativa in quanto quella non figurativa, con tutte le relative e correlate espressioni di body art, land art, minimal art, arte povera, avrebbe necessitato di una struttura espositiva immobile.
Questo è stato il primo dei motivi che ci ha spinto ad indirizzarci verso la sola esposizione di opere di esponenti dell’arte figurativa contemporanea, motivo che ci ha costretto ad eliminare obbligatoriamente anche la scultura.
La seconda motivazione è che, pur ritenendo arte e riconoscendo la medesima valenza in opere non figurative, riteniamo che l’arte figurativa sia nel DNA dell’umanità e pertanto più facilmente recepibile.
Una persona che si pone di fronte all’opera di un artista, riteniamo debba provare un’emozione e questa emozione è più possibile che le pervenga tramite i sensi che tramite la mente.
Uno spiritual in Inglese ci affascina anche se non capiamo le parole. Un lettore dell’opera d’arte, se non preparato e documentato, difficilmente potrà e vorrà soffermarsi e soprattutto sentire qualsiasi emozione verso una espressione non figurativa.
Il lessico pittorico deve poter essere recepito con gradualità. Riteniamo che l’opera d’arte sia un micro-chip che trasmetta;. è un’emittente subliminale che necessita, però, di essere percepita, avvertita, ascoltata.

Riteniamo infatti che, in presenza di una capacità minima di lettura, l’opera d’arte debba essere facilmente leggibile poiché la sua leggibilità facilita la comprensione ed il successivo “contatto”. Quando il lettore si sarà avvicinato all’arte, solo allora forse, potrà capire altre scritture ed affrontare opere non immediatamente leggibili.
La sintassi dell’arte, infatti, è il minimo comun denominatore che lega ogni vera espressione artistica. Quando siamo di fronte all’arte vera l’oggetto rappresentato o la modalità di espressione sono ininfluenti sui contenuti e sui valori assoluti.
Ma questo vale per coloro che abbiano o una innata sensibilità artistica, che possa sopperire ad una inadeguata preparazione culturale, oppure una già consolidata abitudine a “vedere” l’opera d’arte.
Cerchiamo di imparare a camminare per poter poi correre, impariamo a leggere per declamare, cerchiamo di comprendere le parole per capire meglio lo spiritual…
Questa esigenza didattica ci ha spinto a proporre ai Provveditorati agli Studi di far visitare il treno a tutti gli studenti delle Province in cui sosta. Riteniamo, infatti, che solo vedendo, confrontando, criticando, si possa iniziare quel processo di avvicinamento all’Arte e quindi di elevazione morale e spirituale che solo l’Arte può offrire per raggiungere l’Armonia Universale.
Gli artisti presenti in questo Museo per un giorno sono stati scelti tra i più rappresentativi operanti in Italia tra il 1946 e il 2006, cioè nei sessant’anni della Repubblica.
Le scelte, purtroppo, dovevano necessariamente presentare delle esclusioni anche in questo caso obbligate dalla limitata superficie espositiva e dalla indisponibilità di alcune opere. In certi casi abbiamo preferito ad opere pittoriche, non particolarmente suggestive, opere grafiche dal notevole contenuto drammatico.
Il nostro auspicio è che questo treno venga visitato da molti, che molti lo apprezzino, che molti lo critichino ma che, comunque, lasci la prima traccia dell’Arte ai molti uomini, donne e bambini che non si sarebbero mai recati in un Museo, poiché non si sono mai interessati d’Arte e mai hanno frequentato gallerie o studi d’arte.
Agli studenti che hanno sempre considerato l’Arte come espressione del passato, non del presente né tanto meno del futuro, questa visita al treno lasci il ricordo non di una serie di immagini ma dell’amore di un Popolo a cui sentano di appartenere così come alla Nazionale di calcio. Ci auspichiamo, pertanto, un riscontro reale e positivo in quanto questo progetto è basato su presupposti no-profit ed è realmente un progetto didattico-sociale.

La mostra è stata ordinata in base al percorso storico e cronologico delle opere. Ancora legata al passato, dopo il trauma del regime nazifascista ed il conseguente impoverimento espressivo dettato dall’estetica imperante, il profumo della libertà si avverte nelle opere dell’immediato dopo-guerra ma l’anelito verso di essa si era maturato già nel corso del ventennio.
Questo amore sopito, perseguitato ma sempre vivo anche se silente, divampò come un incendio e pervase di sé le generazioni successive. Le opere ne sono testimoni vivi ed immortali. L’opera d’arte si inserisce automaticamente nella storia dell’uomo artista e si lega indissolubilmente al suo periodo, alle sue ansie, ai suoi timori, alle sue gioie, ai suoi amori, ai suoi drammi ma soprattutto ai suoi sogni.
L’equilibrio, frutto di una libertà appena assaporata seppur non ancora goduta per intero, riempie le opere di Guidi e De Pisis sino all’urlo di Guttuso, il Giotto contemporaneo, per culminare nella libertà dichiarata di Lodola passando per il dramma esistenziale legato al sogno di Germanà.
Riteniamo che il panorama, relativamente agli artisti presentati che scandiscono il divenire pittorico figurativo dal ’46 ad oggi, sia sufficientemente completo.
Abbraccia, infatti, le esperienze figurative degli anni ’50 con i primi sussulti informali percependo le ansie dei grandi movimenti di oltreoceano sino al nostro più vero realismo passando per la nuova figurazione e l’espressionismo vivido e profondo di Migneco od evocativo ed intenso di Zanatta per ribaltarsi nel più lirico Movimento della Transavanguardia sino alla concupiscenza cromatica di Faccincani o al nirvana di Alinari, allo struggente Spazzapan,  all’enigmatico Baj, all’onirico Dova, al fiabesco Sassu. Illuminano la scena i grandi interpreti degli anni ’50 – ’60: il colossale Sironi, il geniale De Chirico, il multiforme Carrà, il lezioso Campigli, il possente Funi, il dolce Rosai, il magico Morandi ed il trascendente Casorati.
Ad ogni Artista che diviene attore nella bellissima favola della nostra storia dell’Arte contemporanea è riservato, sul catalogo, lo stesso spazio. Una equità dovuta che prescinde dal valore dell’artista ma rispetta il valore dell’uomo.
La scelta grafica del “binario” come presentazione delle opere e degli Artisti accentua, in una sorta di “Vite parallele”, il confronto sempre propedeutico e costruttivo.
Ad ogni Artista è dedicata, dopo la nota biografica in corsivo, una breve presentazione, una sorta di commento simile ad un epigramma, in stile epitaffiale, che somiglia un po’ ad un recupero, in chiave critica, di E. L. Masters.
Abbiamo ritenuto necessario, inoltre, al fine di rendere più completa la conoscenza dell’iter artistico di Campigli, Casorati, De Chirico, Ligabue, Morandi e Tozzi, riservare loro uno spazio televisivo. Uno special in cui il succedersi delle immagini delle opere, realizzate dopo il 1946, scandisce il divenire del loro intuito creativo rendendo più facilmente accessibile a tutti il loro messaggio.
Un omaggio speciale è stato dedicato all’opera di Giuseppe Migneco, uno dei maggiori espressionisti italiani del XX Secolo; un altro è stato dedicato ad un genio del Nouveau Réalisme scomparso quest’anno: Mimmo Rotella. Le opere grafiche e i décollage ci comunicano l’intenso impeto artistico ed il tentativo, perfettamente riuscito, di trasmetterci una forte emozione tramite il gesto creativo violento ed irrazionale: splendido nella sua drammatica unicità.
Una nuova frontiera si apre con “Il Treno dell’Arte 2006”.
Nasce una nuova forma di comunicazione riservata all’Arte. Una comunicazione-contatto per tutta la popolazione che offre però un ponte individuale e riservato ad ogni visitatore. Il suo futuro potrebbe essere in Europa ma anche negli U.S.A., in Cina, in Giappone, ovunque la morfologia del territorio e l’amore per l’Arte Italiana si congiungano in una unione ottimale.
Questa nuova opportunità sarà recepita positivamente in quelle Nazioni che sentono, più delle altre, il fascino dell’Arte Italiana.
Non è difficile prevedere, se non milioni, senza dubbio centinaia di migliaia di visitatori. Passando dalle splendide previsioni di un possibile futuro ad un presente ugualmente positivo, riteniamo che l’obiettivo de “Il Treno dell’Arte 2006” sia quello di avere avuto a bordo almeno un visitatore che mai sarebbe entrato in un Museo, che mai sarebbe entrato in una galleria d’arte. “Il Treno dell’Arte” è una sorta di rivoluzione culturale del concetto stesso di Museo, proponendone uno sdoppiamento in parallelo. Infatti, con Museo, si suole indicare un assieme di cumuli statici, di reperti di varia creatività umana, cristallizzati in un teatro immobile che è raramente frequentato dall’uomo comune.
Laddove tanti sono i sospiri congelati dei giovani obbligati a visitarlo. Una struttura didattico-culturale che non vive dove vive la gente, non serve alla gente per migliorarsi, per crescere e per questo viene visitata solo da una percentuale molto bassa di potenziali fruitori.
E’ necessario, quindi, ripensare ad un binomio operativo ottimale. Da un lato il Museo classico e tradizionale con i suoi visitatori che sono gli stessi che acquistano libri e riviste d’arte e che si recano a visitare esposizioni in gallerie pubbliche o private. Coloro che vedranno Mantegna hanno sicuramente visto Van Gogh e i Macchiaioli: sono, insomma, il solito 10%, e anche meno, della nostra Italia.
Dall’altro lato potrebbe nascere un Museo più agile e dinamico, un Museo che di alternativo e di diverso, a parità di contenuti, abbia solo il modo di porsi, la facilità e la familiarità di luoghi noti per invogliare alla visita almeno una parte del restante 90% dell’Italia. Offriamo, dunque, la possibilità alla gente di non soffrire il disagio di recarsi in strutture che la intimidiscano ma di visitare qualcosa di nuovo in un ambito usuale, dove “Il Treno dell’Arte” e la stazione siano vicini, facilmente raggiungibili, invitanti, gratuiti ed allora, forse, avremo ottenuto un primo processo di avvicinamento all’Arte.
“Il Treno dell’Arte” è, dunque, il coraggio di un’idea; una sfida difficile come tutte quelle che sono finalizzate a realizzare un’operazione di utilità sociale. Le sue intenzioni sono positive e valide, ci auguriamo che anche il resto lo sia…

Il programma completo si trova in:

http://www.trenodellarte.it/programma.aspx?Prog=1

L’elenco dlle opere si trova in:

http://www.trenodellarte.it/opere.aspx

Il catalogo delle opere si trova in:

http://www.trenodellarte.it/catalogo.aspx

Mostra fino al 31 ottobre 2006.

Autore: Antonio M. Pivetta

Link: http://www.trenodellarte.it