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UMBRIA. La mostra Arte in Umbria nell’Ottocento.

La Consulta delle Fondazioni delle Casse di Risparmio umbre ha promosso e finanziato questa mostra, ad ingresso gratuito, dal titolo così impegnativo e onnicomprensivo. L’iniziativa infatti, che è partita il 23 settembre 2006 e durerà fino al 7 gennaio 2007, si propone di riunire ed esporre in sedi prestigiose ciò che sarà rappresentativo dell’Arte in Umbria nell’Ottocento.
La mostra punta l’obbiettivo su un secolo – l’Ottocento – che non è certo il più celebrato in una regione artisticamente famosa soprattutto per il tardo Medioevo e il Rinascimento.

Sono sei le sedi dell’iniziativa, in ognuna delle quali si presenta uno dei temi in cui si articola la mostra:

Foligno, Palazzo Trinci: Dal Neoclassicismo alla Restaurazione. Dipinti e disegni documentano tre “motivi” del periodo: la pittura religiosa umbra fra la fine del Settecento e l’inizio della Restaurazione nell’orbita della cultura artistica romana (Cades, Unterberger, Corvi); il Neoclassicismo e la pittura di storia, sezione dove spicca Jean-Baptiste Wicar; i capolavori nati dalle “passeggiate in Umbria”.

Perugia, Palazzo Baldeschi: Puristi, Nazareni e Romantici. A Perugia la sede espositiva è già di per sé parte integrante di un percorso ottocentesco grazie agli affreschi realizzati da Mariano Piervittori nel 1856. La selezione di opere testimonia invece la precoce affermazione del Purismo in Umbria, dovuta alla presenza di Minardi nell’Accademia di Belle Arti di Perugia tra il 1819 e il 1822. Significativo è anche il movimento dei Nazareni in questa regione: artisti tedeschi che qui soggiornarono lasciarono un’impronta durevole.

Orvieto, Palazzo Coelli: Dal Romanticismo all’Unità d’Italia. Trovano qui spazio gli anni del Romanticismo e delle battaglie risorgimentali. Si tratta di un periodo molto denso di realizzazioni ben rappresentato da un percorso diviso in più sezioni, di cui Celentano e Faruffini sono i numi tutelari: le grandi imprese decorative di palazzi e teatri (Bruschi, Brugnoli, Piervittori); la pittura di storia degli anni postunitari (Faruffini, Rossi Scotti); le molteplici declinazioni del naturalismo nella pittura di interni, nel ritratto, nella pittura di genere e nel paesaggio (Detti, Tassi, Angelini).

Terni, Palazzo Montani Leoni: Dal Realismo all’Art Nouveau. In ideale continuità con Orvieto, la mostra di Terni presenta la pittura dell’ultimo Ottocento e apre alle istanze 900esche. La selezione degli artisti operanti in Umbria dal 1870 alla prima guerra mondiale (Bruschi, Brugnoli, Notte) è rappresentativa del passaggio dal severo imperativo purista alle poetiche del vero, alle suggestioni simboliste e alle eleganti formulazioni Liberty. A fine Ottocento, nel clima di rinnovato interesse per la spiritualità francescana, l’Umbria torna ad essere meta privilegiata anche di artisti stranieri. Ecco quindi che la sezione di Terni raccoglie opere di Degas e di Serra accanto a quelle di pittori umbri che, seguendo un flusso opposto, si allontanarono dalla terra natale per inserirsi nel circuito della committenza e del mercato internazionali (Detti, Calcagnadoro, Campriani).

Spoleto, ex Museo Civico: La Scultura. In questo edificio trecentesco si ripercorre lo sviluppo del linguaggio plastico in Umbria nell’Ottocento articolandolo in diversi nuclei tematici: il classicismo di Canova (gesso originale delle Tre Grazie) e Thorvaldsen (gesso originale del Pastorello); il naturalismo dei ritratti (Galletti, Duprè); il purismo della rappresentazione sacra; il raccolto intimismo della scultura cimiteriale o l’enfasi dei monumenti celebrativi (Quattrini); le morbide sensualità liberty (Rosignoli, Storelli, D’Amore).

Città di Castello, Palazzo Vitelli alla Cannoniera: Le Arti decorative. Nella sede è allestita un’accattivante ricostruzione di ambienti e atmosfere ottocentesche. La variegata selezione di arredi e suppellettili rivela una ben strutturata tradizione umbra anche in questo settore. Ai capolavori dei tessuti e della ceramica di Gubbio, Deruta e Gualdo Tadino si affiancano le virtuosistiche creazioni di ebanisteria (tra cui il celebre Stipo per la corona di Vittorio Emanuele di Alessandro Monteneri conservato a Palazzo Pitti a Firenze), delle vetrate, delle oreficerie, della miniatura e dell’editoria. Inoltre una sala è interamente dedicata a Elia Volpi (1858-1938), un pittore, restauratore, antiquario, mecenate e colto collezionista.

Autore: Giuseppe Albert Montalto

UGGIANO LA CHIESA (Le). Salviamo la Chiesa.

Il 5 novembre 2005 la facciata della chiesa madre ha avuto un cedimento con il conseguente crollo di alcuni pezzi di materiale lapideo dell’apparato scultoreo e di alcune parti dei cornicioni che sono di base alle statue dei SS. Pietro e Paolo.

In seguito ad approfondite verifiche effettuate da tecnici specializzati, dalla Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici, dal Genio Civile, dai Tecnici del Ministero per i Beni Culturali e dall’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali, si è dovuto provvedere con la massima urgenza a puntellare e proteggere le sezioni interessate. Inoltre è stato redatto un progetto di conservazione e restauro.

La situazione di degrado della struttura della chiesa è piuttosto grave, soprattutto per quanto riguarda la copertura che presenta gravi problemi di infiltrazione e di dissesto e desta serie preoccupazioni circa la tenuta.

Complessivamente il progetto di restauro interessa l’intera area esterna della chiesa (comprendente la facciata principale, la torre campanaria, le facciate laterali, la cupola, la lanterna, i tetti, i finestroni, i pluviali, il rifacimento dell’impianto parafulmine, i muri d’attico). L’importo previsto per i lavori ammonta a euro 450.000,00.

Sono state inoltrate richieste di contributo oltre che alla Conferenza Episcopale Italiana, ad ogni tipo di ente pubblico e privato, ma allo stato si resta in attesa di una risposta.
 

Autore: Rosario Nicolardi

VARESE. Capolavori del Novecento italiano dalla collezione Gian Ferrari al FAI.

Da Giorgio de Chirico a Mario Sironi, da Carlo Carrà a Felice Casorati, fino al 18 febbraio 2007, Villa e Collezione Panza.

Il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano è orgoglioso di presentare la mostra ‘Capolavori del Novecento italiano dalla collezione Gian Ferrari al FAI‘: una straordinaria serie di quarantaquattro opere degli artisti più significativi dell’arte italiana della prima metà del Novecento saranno esposte a Villa Panza, la settecentesca villa di proprietà del FAI a Varese.
Claudia Gian Ferrari ha deciso, tramite il FAI, di regalare all’Italia e a chi ama l’arte, l’importante collezione Gian Ferrari, di arte italiana del Novecento. L’esposizione, allestita nelle Scuderie di Villa Panza, sarà l’occasione per poter ammirare in anteprima e nella sua interezza una eccezionale collezione privata, frutto di una raccolta appassionata e fortemente voluta. Successivamente, nei modi e nei tempi che la donatrice e il FAI concorderanno, verrà destinata a Casa Necchi Campiglio a Milano, di proprietà del FAI.

Le quarantaquattro opere della collezione Gian Ferrari in mostra a Varese comprendono alcuni autentici capolavori e capisaldi dell’arte italiana, quali la gigantesca ‘Famiglia del pastore’ (1929) di Mario Sironi, o una rarissima ‘Compenetrazione iridescente’ (1913) di Giacomo Balla, o ancora la celeberrima scultura ‘L’amante morta’ (1921) di Arturo Martini, per non parlare delle opere di Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Giorgio Morandi, Marino Marini, Massimo Campigli, Gino Rossi, Filippo de Pisis, Achille Funi, Gino Severini, Fausto Pirandello e Adolfo Wildt da sole in grado di mostrare la grandezza dell’arte italiana della prima metà del secolo scorso, con particolare attenzione a quelle tendenze figurative, espresse dal movimento artistico del Novecento, oggetto assiduo delle ricerche e degli acquisti dei Gian Ferrari.
La collezione è il frutto di un’attività di più generazioni nel campo dell’arte moderna italiana. Ettore Gian Ferrari ha iniziato l’attività di gallerista a Milano negli anni Trenta entrando in contatto con quegli artisti – allora suoi ‘quasi coetanei’ – che oggi costituiscono il nucleo forte della collezione, e che coincidono con il meglio dell’arte moderna italiana dagli anni Venti ai Cinquanta. La figlia Claudia ha poi, negli anni, integrato, modificato e ‘personalizzato’ la collezione di famiglia.
La scelta di esporre in anteprima tutta la collezione a Villa Panza è la conseguenza di un’idea che affascina il FAI: quella di far dialogare tra loro due collezioni del Novecento raccolte da due tra i più importanti e appassionati collezionisti d’arte, Claudia Gian Ferrari e Giuseppe Panza, che hanno entrambi deciso di donare alla collettività, attraverso il FAI, il frutto di una vita di ricerca e di passione. Il loro gesto testimonia una visione moderna e civile: quella di trasformare le collezioni private in un patrimonio di tutti.

La mostra ‘Capolavori del 900 Italiano dalla collezione Gian Ferrari al FAI’ sarà accompagnata da un catalogo scientifico delle opere edito da Skira, con un contributo di Antonello Negri e un’intervista di Francesca Bonazzoli a Claudia Gian Ferrari.
La mostra è stata realizzata grazie al contributo della Fondazione BPU per il territorio di Varese, con il contributo e il patrocinio della Provincia di Varese e con il patrocinio della Regione Lombardia – Direzione Generale Culture e Autonomie della Lombardia, del Comune di Varese.

Info:
Fino al 18 febbraio 2007
Orario della mostra a Villa Panza: 10 -18 (tutti i giorni escluso i lunedì non festivi). Ultimo ingresso ore 17.30.
La mostra rimarrà chiusa dal 24 dicembre al 1 gennaio.
Ingresso (comprendente mostra, Villa e Collezione Permanente): adulti 10 euro, ridotti (bambini 4-12 anni e studenti fino a 26 anni) 5 euro. Aderente FAI: 2 euro
Tel. 0332/283960 Servizi per il pubblico a Villa Panza: Book-shop; Visite guidate (su prenotazione); Caffetteria (per prenotazioni 0332/288352); Parcheggio interno.

Link: http://www.fondoambiente.it

Email: faibiumo@fondoambiente.it

Fonte:Exibart

CALDOGNO (Vi). Grandi nomi grandi progetti grandi sponsor. Il contemporaneo in Veneto si chiama C4 .

Fra i promotori figurano alcuni degli attori più attivi e “pesanti” dell’attuale panorama italiano nell’arte contemporanea, da Unicredit Group alla Collezione Peggy Guggenheim. Sembra quindi nascere con i migliori auspici C4, felice formula che sta per Centro Cultura del Contemporaneo Caldogno, progetto sorretto da un innovativo disegno di formazione attraverso l’arte contemporanea.
Il centro si struttura intorno ad una nuova idea di identità territoriale e di sviluppo economico, sostenuta fortemente da istituzioni pubbliche e private insieme al mondo imprenditoriale, che a partire dal Veneto si pone l’obiettivo di divenire sistema strategico per nuove politiche culturali del territorio.
Non un classico centro espositivo, ma un vero e proprio ‘laboratorio’ di ricerca sul contemporaneo che coinvolge insegnanti, artisti, dirigenti della pubblica amministrazione e manager d’impresa per sviluppare innovazione e creatività, come strumenti utilizzabili nei rispettivi campi professionali.
La sede del C4 – il cui curatore artistico è Luca Massimo Barbero – è Villa Caldogno, una villa palladiana che ospita all’interno del suo parco un bunker della seconda guerra mondiale, che diventa palcoscenico del programma di committenza site specific ad artisti internazionali appartenenti a diverse generazioni e a diverse aree di ricerca. Con in cantiere già un imponente padiglione di Dan Graham, la realizzazione di una sala fruibile come parte integrante della villa ad opera di Loris Cecchini, una installazione di Luigi Ontani, e degli ‘affreschi’ contemporanei di David Tremlett che faranno riscoprire alla villa il suo antico splendore. Progetti site specific sono stati ideati per la villa da Italo Zuffi, Carlos Garaicoa, Lucy e Jorge Orta, Olafur Eliasson, Tobias Rehberger, Arcangelo Sassolino, Arthur Duff, Riccardo De Marchi, Alan Charlton, Gunter Ümberg e Michel Verjux.

Info:
Villa Caldogno – Via Zanella 3, Caldogno – Vicenza
Info: 0444512550


 

Fonte:Exibart

TORINO. Corso di fotografia e taccuini di viaggio.

Lo stage si propone di condurre contemporaneamente 3 laboratori di fotografia a tema, ed uno di composizione di taccuini di viaggio, ognuno con massimo 6/8 partecipanti (5 per il corso “Bianco/nero e camera oscura”), alternando a momenti di ascolto e dibattito comuni, sezioni di lavoro sui generi specifici, in un contesto informale e con il desiderio dei coordinatori di trasferire oltre alle nozioni tecniche la loro esperienza e passione per la fotografia e per la pittura.
I coordinatori sono tutti professionisti attivi con esperienza decennale nel settore.
Saranno inoltre presenti alcuni autori che scriveranno brevi racconti ispirandosi alle fotografi e realizzate dagli allievi.

Il Castello di San Sebastiano rappresenta un’eccellente location per le prove pratiche dei generi sopraccitati, per la varietà delle luci e delle forme nei suoi interni, e la suggestione del borgo e del paesaggio in esterno. Trattamento di pensione completa presso il Castello di San Sebastiano.

– Bianco/nero e camera oscura
– Architettura
– Nudo e ritratto
– Tecniche e composizione di un taccuino di viaggio (acquerello, inchiostro, collage)

La quota di 240 euro comprende: le lezioni e i materiali artistici, pensione completa al Castello in camera doppia, due cene all’agriturismo Ca del Sol.
E’ consigliato prenotare entro il 31 ottobre poichè i posti disponibili sono limitati.

Info:

Mediares S.c. – Via Gioberti 80/D – 10128 Torino
Tel. 011.5806363

Per vedere il programma dettagliato del corso: http://www.castellosansebastiano.it/scheda.asp?id=116

 

Email: didattica@mediares.to.it