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Paolo GALLUZZI. La cultura nella Galassia Web.

Per le attività di valorizzazione dei beni culturali il web costituisce un’opportunità straordinaria, a condizione però che si affermi la consapevolezza della necessità di una profonda riforma delle procedure tradizionali e di un continuo aggiornamento delle professionalità.
Per questo è indispensabile avviare incisive azioni di formazione per preparare gli operatori al cambio di paradigma imposto dalle tecnologie dell’informazione, in modo da contrastare la perdurante tendenza di riproporre nel web le tipologie di prodotti e le modalità di classificazione del mondo reale.
La tradizionale articolazione del patrimonio culturale in biblioteche, archivi e musei non può costituire il modello di riferimento per i nuovi archivi digitali. Una volta che i contenuti sono stati digitalizzati non ha più senso disporli in contenitori distinti. Diventa dunque finalmente possibile organizzare le informazioni secondo le loro relazioni concettuali. Nei nuovi archivi digitali gli schemi di classificazione non presentano articolazioni rigide e chiuse, come nei cataloghi delle biblioteche, degli archivi o dei musei. Il medesimo oggetto digitale può appartenere a molteplici “classi”, dall’assetto “ibrido” e continuamente variabile, grazie anche all’interazione degli utenti.
Si assiste oggi a un dibattito vivacissimo sulla valutazione da dare del fenomeno nuovo del consumatore di informazioni sul web. Un utente che interferisce con i contenuti consultati, vi appone commenti, e forma nuovi archivi con metodi di bricolage, cioè stabilendo link tra i dati disseminati in rete. Tale dibattito è animato da visioni contrastanti: la preoccupazione per l’”inquinamento” della qualità dell’informazione a causa dell’interferenza di soggetti non accreditati, da un lato; l’esaltazione del valore sociale della partecipazione degli utenti alla formazione dei contenuti, secondo il fortunato modello delle network communities che animano il mondo dei blogs, dall’altro.
I blogs sono stati finora soprattutto l’espressione di una nuova forma di aggregazione sociale tra i giovani. Le network communities prospettano, d’altra parte, la visione utopica di una produzione della cultura mediante processi bottom-up, della quale offrono un modello emblematico l’enciclopedia collettiva Wikipedia e il proliferare di iniziative ispirate alla filosofia “wiki”. Se ben impiegato, il sistema delle network communities può tuttavia favorire l’accesso integrato ai contenuti. Può inoltre contribuire a modificare la tradizionale estraniazione tra i produttori e classificatori delle conoscenze, da un lato, e i consumatori di risorse culturali, dall’altro. I link che questi ultimi stabiliscono tra i contenuti disseminati sul web possono infatti aiutare a soddisfare l’essenziale esigenza di integrazione semantica delle informazioni alla quale non rispondono gli attuali motori di ricerca. Viene così configurandosi un processo dinamico e aperto di ‘marcatura’ collettiva dei documenti, che prospetta ‘biblioteche digitali’ dai confini instabili e costituzionalmente diverse dalle biblioteche tradizionali.
La consapevolezza della necessità di un profondo ripensamento delle procedure tradizionali nell’universo della rete induce a manifestare qualche perplessità sulle tendenze che si osservano nella costruzione delle cosiddette ‘biblioteche digitali’. Si dispone oggi di un numero impressionante di progetti di questo tipo: Progetto Gutenberg, One Million Book Project, Open Content Alliance, World Digital Library, Bookstore Projects, Biblioteca Digitale Europea, Biblioteca Digitale Italiana (che viene producendo con modeste risorse finanziarie risultati davvero apprezzabili), ecc., e, naturalmente, Google Print. Quest’ultima iniziativa ha conferito violenta accelerazione al processo di pubblicazione in rete di cospicui giacimenti librari, innescando tensioni competitive laddove dovrebbe viceversa imporsi forte spirito di collaborazione, per evitare sprechi di risorse, frammentazione dei risultati e asimmetrie di standard.
Tutti questi progetti convergono nel concepire la “biblioteca digitale” come archivio formato da risorse esclusivamente librarie. Anche l’ambizioso progetto della Biblioteca Digitale Europea sembra emulare il modello Google, mentre sembrerebbe preferibile indirizzare gli investimenti verso la costruzione di archivi digitali che integrino le risorse informative non solo delle biblioteche, ma dei musei, degli archivi e di tutti i centri di produzione della cultura, archivi dotati di strumenti efficaci di knowledge management, in modo da esaltare la dimensione innovativa del web.
Occorre prendere atto che le implicazioni del web presentano un carattere addirittura più rivoluzionario di quelle prodotte dall’invenzione della stampa. Quell’evento epocale cambiò radicalmente le tecniche di produzione dei testi scritti e illustrati e, soprattutto, la scala della loro diffusione. Ma non alterò strutturalmente i modelli di espressione delle idee, non cambiò radicalmente i sistemi di classificazione delle informazioni, né modificò significativamente il rapporto tra produttori e utilizzatori delle conoscenze. Pur avendo prodotto enormi trasformazioni sul piano culturale, economico e sociale, la civiltà del libro può essere considerata come lo sviluppo linearmente evolutivo di quella dei papiri, delle pergamene e dei manoscritti. Il paradigma del cambiamento nella continuità non può essere viceversa applicato al passaggio dalla civiltà del libro al web.
La ‘galassia web’ non rappresenta un mondo “possibile”, bensì una durevole e proliferante realtà, popolata oggi da oltre cento milioni di siti, che raddoppieranno in meno di due anni. Pur avendo poco più di un decennio di vita, è diventato lo spazio principale di interazione, di lavoro, e di informazione per centinaia di milioni di utenti (anch’essi in crescita esponenziale). Il web rappresenta un fenomeno rilevante anche per capire come la mente dell’uomo si atteggi davanti a questa dimensione inesplorata e come si sforzi di sfruttarne le opportunità. Il web è stato concepito dagli ingegneri per finalità soprattutto strategiche e militari. Ma adesso l’umanità se ne viene impadronendo e vi dispiega la varietà dei caratteri, delle aspettative e dei comportamenti che ne caratterizzano la natura. Recentemente ci si è resi conto che il web non è solo uno strumento straordinariamente innovativo, ma rappresenta anche un formidabile terreno di ricerca antropologica, psicologica e sociologica. È di questi giorni la notizia che il MIT e l’Università di Southampton hanno dato vita a un programma di ricerca che ha come oggetto il web stesso. Web-science è il titolo di questo programma, il cui fine è di studiare come gli esseri umani si muovano in questa nuova dimensione, attraverso quali processi diano vita a modelli inediti di aggregazione sociale on-line e progettino nuove architetture delle conoscenze.
C’è un disperato bisogno che i nostri centri di formazione e dei beni culturali si aprano alle tematiche della web-science. La definizione di nuove architetture delle conoscenze, integrate, dialoganti, aperte, accessibili e interoperabili costituisce la sfida più complessa e affascinante. Essa potrà essere vinta solo se gli operatori dei beni culturali sapranno rimettersi in gioco, definendo le barre di orientamento necessarie per navigare con profitto nell’oceano procelloso del web.

Paolo Galluzzi,
Direttore dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze

Autore: Paolo Galluzzi

Fonte:CivitaInforma

PERUGIA. Riapre la grande ” Galleria Nazionale dell’Umbria.”

La Galleria Nazionale dell’Umbria, una delle raccolte d’arte più affascinanti d’Italia, ospitata nei piani superiori dello storico Palazzo dei Priori di Perugia, sede del Comune fin dall’epoca medievale e splendido esempio di architettura civile gotica, riaprirà il prossimo 19 dicembre al termine di un intrigante percorso di recupero di nuovi spazi, di ampliamento, di restauri delle collezioni, dotata di tutti i servizi in linea con gli standard internazionali. Il progetto, portato avanti dal direttore Vittoria Garibaldi con determinatezza e competenza, in modo sistematico e ad intervalli funzionali a partire dai primi anni Novanta, si è arricchito nel tempo di idee e diverse soluzioni espositive adeguate alle scoperte e alle novità che via via emergevano durante i lavori. Quasi 3.000 opere d’arte perfettamente restaurate, in parte esposte nel percorso storico completamente rivisitato o nelle nuove sale messe a disposizione da una illuminata amministrazione comunale che ha ceduto al più grande museo statale umbro quasi 1500 mq. dei propri preziosissimi spazi, in parte conservate in nuovissimi depositi visitabili, tutto in condizioni microambientali perfettamente controllate.
Le sue origini si riallacciano alla fondazione dell’Accademia del Disegno avvenuta a Perugia nella seconda metà del XVI secolo. Una delle prime sedi fu la bottega della famiglia Danti, in piazza del Campo di Battaglia. Qui Vincenzo, architetto, scultore e trattatista aveva fatto portare i calchi in gesso delle quattro statue giacenti di Michelangelo dei Sepolcri Medicei di San Lorenzo che costituirono il nucleo originario della raccolta formata da dipinti, disegni e sculture, frutto della attività stessa dell’istituzione. Di particolare rilievo è il ruolo da essa svolto in seguito ai provvedimenti di soppressione degli ordini e delle corporazioni religiose che, dalla fine del XVIII alla metà del XIX secolo, comportarono l’asportazione da chiese e conventi dei beni di grande interesse artistico. Questi furono destinati, nelle demaniazioni più antiche, ai musei francesi o ad alcuni dei più grandi musei italiani. Presso l’Accademia di Perugia, divenuta Accademia di Belle Arti, furono invece trasportati numerosissimi dipinti ritenuti di minor pregio, che andarono ad integrare il nucleo originario della raccolta nella nuova sede, l’ex convento degli Olivetani a Montemorcino Nuovo, dove l’Istituto si era trasferito nel 1813. All’indomani dell’unità d’Italia gli incameramenti dei beni monumentali ed artistici avvennero con procedimento sistematico dando origine alle prime raccolte civiche. Anche a Perugia, si giunse alla istituzione di una vera e propria pinacoteca civica, intitolata a Pietro Vannucci, che venne collocata nella grande chiesa del Vanvitelli a Montemorcino.
La Pinacoteca venne inaugurata il 4 giugno del 1863. Nell’ Inventario redatto nel 1872 sono elencati circa 350 dipinti, tra cui opere importantissime come la grande croce del Maestro di San Francesco datata 1272, la piccola Madonna con Bambino di Duccio di Boninsegna, il polittico di Montelabate di Meo da Siena, la grande macchina d’altare di Taddeo di Bartolo, il Polittico dei Domenicani del Beato Angelico, il polittico di Sant’Antonio di Piero della Francesca, il gonfalone del Bonfigli del 1465, la Pala di Santa Maria dei Fossi del Pinturicchio, l’Adorazione dei Magi di Eusebio da San Giorgio, il Polittico di Sant’Agostino del Perugino. L’insufficienza degli spazi nel convento degli Olivetani portò nel 1878 alla determinazione di rimuovere la Pinacoteca e di trasferirla, scorporata dall’Accademia, al piano superiore del Palazzo dei Priori.
La collezione si arricchiva inoltre di buona parte dei manufatti medioevali dei Musei Civici, avori, sculture lignee, oreficerie, ceramiche, cassoni e tessuti. La sua importanza era divenuta tale che si convenne per il passaggio allo Stato. L’atto veniva firmato l’8 maggio del 1918 e l’antica Pinacoteca assumeva il nome di Regia Galleria Vannucci. Oggi la Galleria Nazionale dell’Umbria, arricchitasi ulteriormente in questi ultimi anni grazie ad un’attenta campagna di acquisti, si presenta in una nuova veste, frutto di una complessa rivisitazione degli spazi espositivi con interventi strutturali e di impiantistici ed alle soluzioni architettoniche ed espositive progettate per il nuovo allestimento.
Il nuovo ordinamento museografico curato da Vittoria Garibaldi, che vede una fortissima predominanza di dipinti su tavola dal Duecento al Quattrocento, percorre più di 4.000 mq situati su due piani secondo una rigorosa sequenza cronologia, interrotta da alcune sale destinate ai più grandi maestri del primo Rinascimento, Beato Angelico, Benozzo Gozzoli e Piero della Francesca, Francesco di Giorgio Martini, mentre ampio spazio è dedicato ai maestri umbri come Benedetto Bonfigli, Bartolomeo Caporali e Fiorenzo di Lorenzo fino al Pinturicchio e al Perugino cui sono dedicate quattro sale. è inoltre arricchito da tre ampie sezioni destinate ai più grandi capolavori dell’oreficeria senese, alla famosissime “tovaglie perugine”, appartenenti alle storiche collezione Ada Ragnotti Bellucci e Mariano Rocchi, e ad una inedita raccolta di disegni di Federico Barocci. L’insieme di capolavori si conclude, disegnando una nuova fisionomia della Galleria con una selezione di dipinti e sculture del Seicento, del Settecento e dell’Ottocento lasciati in Umbria dai più grandi protagonisti del tempo, da Orazio Gentileschi a Valentin de Boulogne, da Pietro da Cortona al Sassoferrato, a Montanini, Giaquinto e Trevisani, da Subleyras a Sebastiano Conca fino alla presentazione a tema delle vedute di Perugia e alla preziosa collezione ottocentesca di Luigi Carattoli.
Attraverso nuovi collegamenti verticali, dalle linee moderne perfettamente inserite nel contesto storico, è inoltre possibile accedere alle sale destinate ad iniziative culturali, convegnistiche, espositive e didattiche.


 

Fonte:CivitaInforma

FIRENZE. La Via Francigena in un nuovo volume.

In occasione della Conferenza che si è tenuta a Firenze il 9 novembre è stata presentata la pubblicazione ‘La valorizzazione della via Francigena. I percorsi, l’accoglienza, l’offerta culturale’ a cura di Sandro Polci.
Si tratta del secondo prodotto editoriale previsto dal progetto La Via Francigena in Toscana e Lazio.
La quotidianità della fede, la straordinarietà del viaggio, promosso dall’Associazione Civita e reso possibile grazie al contributo finanziario di Banca CR Firenze, Ente Cassa di Risparmio di Firenze e Fondazione Cassa di Risparmio di Roma.
La pubblicazione vuole essere un supporto agli Enti locali per definire un quadro comune di intervento per la piena valorizzazione della Via, nel necessario connubio che lega inscindibilmente fede e identità culturale, ambiente e ragioni dell’economia, ovvero della fruizione turistica. Vi trovano spazio i principi per lo sviluppo di una strategia di marketing territoriale, a favore di una concezione unitaria del territorio che, per la lunga filiera di comuni coinvolti crea una modalità omogenea, innovativa e attrattiva di fruizione turistica; non più puntuale, per singolo luogo ma in un sistema, un cammino che lega, congiunge e fidelizza infine. Perché ciò accada è necessario, per amministratori e persone di buona volontà, operare insieme e contemporaneamente, secondo modalità condivise – ecosostenibili, semplici, economiche e tempestive.
Il successo legato alla rivitalizzazione del percorso spagnolo di Santiago di Compostela aiuta a riflettere su come questo fenomeno (nei modi, nei costumi, nelle economie di scala attivate) possa essere anche per la Via Francigena una potenzialità di sviluppo turistico del territorio. Compaiono quindi le linee guida per aiutare il pellegrino cercando di chiarire profilo, semplici esigenze materiali e spirituali e le curiosità identitarie e culturali che sempre lo accompagnano. Viene infine presentata una ampia e originale casistica di percorsi e spazi attrezzati: gli strumenti paesaggistici essenziali per la fruizione e l’identità della via, che tengono conto delle ragioni della sostenibilità ambientale, dell’identità dei luoghi e, a volte dimenticata, della parsimonia necessaria.


 

Fonte:CivitaInforma

FORLI’. Silvestro Lega. I Macchiaioli e il Quattrocento tra Toscana e Romagna.

Dopo il grande successo della mostra dedicata a Marco Palmezzano, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e il Comune hanno deciso di realizzare, nel restaurato complesso di San Domenico, un ambizioso programma di eventi espositivi di rilievo nazionale.
Il primo appuntamento è dedicato ad una grande retrospettiva su Silvestro Lega. Il pittore, nato a Modigliana nel cuore della cosiddetta “Romagna Toscana”, è stato, insieme a Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, l’indiscutibile protagonista di quella fondamentale esperienza della pittura italiana dell’Ottocento che ha riunito, sotto l’etichetta di “Macchiaioli”, artisti di varia provenienza che trovarono a Firenze e nella campagna toscana l’ambiente più adatto per sperimentare un modo rivoluzionario di rappresentazione della realtà.
La mostra proporrà, accanto ai più celebrati dipinti dell’artista, un’attentissima selezione di opere meno note o inedite, qui riunite grazie all’organico lavoro di preparazione coordinato dal presidente del Comitato scientifico Antonio Paolucci e dai curatori Fernando Mazzocca e Giuliano Matteucci, affiancati da Carlo Sisi, Maria Vittoria Marini Clarelli e Luisa Arrigoni. In relazione con quelle di Silvestro Lega, saranno esposte importanti opere di Fattori, Signorini, Ciseri, Banti, Borrani, Abbati, Cecioni, Cabianca, Induno e Zandomeneghi.
Del tutto originale il taglio che il Comitato Scientifico ha voluto dare all’esposizione, proponendo un raffronto tra Lega, i Macchiaioli e la pittura del Quattrocento fiorentino; i confronti riguardano in particolare Beato Angelico, Domenico Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Filippo Lippi, Paolo Uccello e Piero della Francesca.
La scelta è stata quella di privilegiare un percorso espositivo di assoluta qualità e di vasta portata: le selezionatissime opere di Lega offriranno non solo il meglio dell’artista ma anche la possibilità, per il pubblico, di osservare con agio i capolavori esposti, entrando così nei luoghi, nei colori, nelle passioni dell’artista. Nello stesso periodo di apertura della mostra forlivese, Modigliana ospita una speciale sezione ad essa collegata presso la Chiesa di San Rocco, la Pinacoteca Civica e il Convento dei Cappuccini (per informazioni 0546.941019/949525)

Info:
Forlì, Musei di San Domenico – Piazza G. da Montefeltro, 2;
dal 14 gennaio al 24 giugno 2007; dal martedì al giovedì: 9.30 – 19.00 , dal venerdì alla domenica 9.30 – 20.00; la biglietteria chiude un’ora prima. Lunedì chiuso.
Tel. 199.199.111 gruppi e scuole 0243353522;
Biglietti: intero euro 9,00; ridotto euro 6,00; speciale per scuole e disabili euro 4,00;
Catalogo: Silvana editoriale

Link: http://www.mostrasilvestrolega.it

Fonte:CivitaInforma

NAPOLI. I colori della Campania. Omaggio a Giacinto Gigante.

Napoli, dal 16 dicembre 2006 al 3 giugno 2007.

Sabato 16 dicembre, alle ore 12, verrà inaugurata al Museo Pignatelli, la mostra dedicata a Giacinto Gigante, il maggiore esponente, a livello internazionale, del paesaggismo napoletano in chiave romantica ed emozionale, considerato dalla critica moderna il ‘Turner napoletano’, per la stessa capacità di tradurre, come il famoso paesaggista inglese d’inizio Ottocento, il dato reale e naturale in suggestione visiva e sentimentale attraverso il dilagare della luce atmosferica e della ‘macchia’ cromatica, di una intensità solare e mediterranea.
La mostra è stata organizzata in occasione del bicentenario della nascita dell’artista. Saranno esposte circa centocinquanta opere, provenienti dalle celebri raccolte Astarita e Ferrara Dentice, dei Musei di Capodimonte e di San Martino, nonché dalle collezioni del Banco di Napoli, della Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e del Museo Correale di Sorrento.
L’esposizione si articola in due sezioni: la prima al Museo Pignatelli, dove saranno esposti i dipinti e gli acquerelli; la seconda nel Gabinetto Disegni e Stampe del Museo di Capodimonte, con i disegni e gli schizzi preparatori.
Artista ‘brillante e spericolato – come scrisse Raffaello Causa- aperto alle risorse e agli artifici del mestiere, abile nelle soluzioni più diverse’, Giacinto Gigante (nato a Napoli nel 1806) fu un autodidatta; iniziò a cimentarsi con i primi paesaggi sotto la guida del padre Gaetano. Nel 1820, frequenta sia lo studio del paesista tedesco Huber che il ‘Real Officio Topografico’. L’anno successivo, passa allo studio dell’artista olandese Anton Sminck Van Pitloo, con il quale avviò, grazie anche alla conoscenza dell’opera di Turner e di Corot in Italia, una nuova e moderna ripresa del paesaggio campano in termini di luce e colore, che rispondeva alle nuove tendenze internazionali della stagione romantica.

Info:
Museo Pignatelli, Riviera di Chiaia
Orari: tutti giorni dalle ore 9.00 alle 14.00. Chiuso il martedì
Biglietti: Intero € 5,00; Ridotto € 4,00
Convenzioni: Ridotto € 4,00 (possessori Card Gruppo Telecom/Civita, Enel /Civita, Amici di Civita, ACI ‘Show your card’, Almaviva Art Card, tessera di riconoscimento ‘Polizia di Stato’, Card Art’è Amica, Sostenitori FAI, Soci CTS, Soci Carta Giovani, soci Qui Touring, abbonati speciali Gambero Rosso, abbonati Santa Cecilia, dipendenti Presidenza del Consiglio dei Ministri, possessori tessera Dante Alighieri, possessori tessera carta più La Feltrinelli con un accompagnatore, dipendenti librerie La Feltrinelli)
Telefono: 848800288

 
 

Fonte:CivitaInforma