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FIRENZE. LUCE DELLA SANTITA’. Esposta dopo il restauro una delle monumentali vetrate del Ghiberti.

Vi sono rappresentati quattro uomini in ricchi abiti orientali, antichi personaggi ebraici come le oltre 150 figure raffigurate nelle 44 vetrate del Duomo di Firenze.
Del Ghiberti sarà possibile vedere eccezionalmente da vicino, terminato il restauro, una delle monumentali vetrate della Cattedrale di Firenze, esposta in Duomo fino al 25 giugno 2012, per poi essere ricollocata nella Tribuna Nord, da dove proviene.
La vetrata fa parte del grandioso ciclo di 44 vetrate della Cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze, realizzate in mezzo secolo dal 1394 al 1444 circa. Si tratta di uno dei più importanti cicli al mondo di antiche vetrate per la loro unità cronologica e per la fama degli artisti che eseguirono i disegni preparatori tra cui Donatello, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Agnolo Gaddi e in modo particolare Lorenzo Ghiberti, il cui nome è legato a 36 delle attuali 44 vetrate, 45 fino al 1828.
L’intervento sulla vetrata del Ghiberti, fa parte di un imponente lavoro di restauro di tutte le vetrate del Duomo, iniziato negli anni Settanta del Novecento su incarico dell’Opera di Santa Maria del Fiore ed eseguito dal laboratorio fiorentino Studio Polloni G. & C., che ha restaurato ad oggi 33 vetrate delle 44 esistenti.
Nella vetrata (metri 1,75 x 6,75, divisa in 16 pannelli), eseguita tra il 1435 e il 1443 con le altre che ornano le Tribune del Duomo, dal maestro vetraio Francesco di Giovanni su cartone di Lorenzo Ghiberti, sono rappresentati quattro uomini in ricchi abiti orientali, con manti damascati e copricapo a turbante. Si tratta di antichi personaggi ebraici, come le oltre 150 figure raffigurate nelle vetrate del Duomo di Firenze che rappresentano il mondo giudaico da cui nacque Cristo: “uomini e donne nelle cui vite fu visibile la luce divina”, scrive Timothy Verdon.
Identificati i due personaggi nella parte superiore, grazie ad un cartiglio con su scritto i loro nomi: “IOANNS” e “IOSEPH”. Si tratta probabilmente di “Ioanan, figlio di Resa” e il “Giuseppe, figlio di Mattatia” menzionati dall’evangelista Luca tra gli antenati di san Giuseppe, lo sposo di Maria e il  padre putativo di Gesù (Lc3,24.27). Anche gli anonimi personaggi  del livello inferiore rappresentano il mondo giudaico da cui nacque Cristo.
Come spiega Verdon: “nella simbologia giudeo-cristiana unica è l’importanza della luce”.
La prima parola pronunciata nella Bibbia è infatti il comando divino: “Sia la luce” (Gen1,3), mentre il Nuovo Testamento chiama Gesù “la vera luce, quella che illumina ogni uomo” (Gv1,9). E’ per questo che l’architettura delle chiese cristiane privilegia questo elemento, prosegue Verdon, associandolo alla stessa esperienza religiosa dei fedeli, vissuta come ‘illuminazione’. La luce assume un ruolo centrale soprattutto nell’architettura del Medioevo grazie all’arte vetraria che inonda di tinte gemmate gli interni dei templi”.
Il problema principale della vetrata era il fenomeno di polverizzazione del vetro, comune, in varie forme, a tutte le vetrate del Duomo, dovuto a cause di origine chimica e biologica, prima fra tutte l’umidità della condensa. Questo fenomeno produce le cosiddette “croste di disfacimento del vetro”, che continua ad assottigliarsi, con il rischio di scomparire, oltre a creare un forte effetto oscurante.
L’opera di pulitura è avvenuta attraverso ripetuti lavaggi, per rimuovere lo strato polveroso superficiale, poi con impacchi di solventi, infine con un intervento meccanico eseguito con bisturi per risolvere gli strati più profondi e tenaci delle croste di decomposizione. Successivamente è stato eseguito il reintegro pittorico a freddo delle parti mancanti, senza il minimo intervento interpretativo, che ha permesso un recupero della leggibilità del disegno e della plasticità delle figure. Per le tessere vetrarie raffiguranti i volti delle figure, si è dovuto intervenire in maniera particolare in quanto era presente un raddoppio di vetro: insieme al vetro originale, infatti, era accoppiato un vetro dipinto riferibile ad un restauro degli anni ’50.
Terminata l’esposizione al pubblico, la vetrata sarà ricollocata con l’aggiunta di uno speciale controtelaio di protezione che la isola dall’esterno, in modo che vi circoli esclusivamente l’aria interna della Chiesa, mentre tutti i fenomeni di condensa andranno a formarsi sulla controvetrata. Un sistema che preserverà la vetrata dal ristagno di umidità, causa scatenante dei fenomeni di disfacimento del vetro.

Info:
Cattedrale di Santa Maria del Fiore, fino al 25 giugno 2012
Ingresso gratuito

Link: http://www.operaduomo.fi.it

Email: info@ambranepicomunicazione.it

CIVIDALE DEL FRIULI (Ud). Nuova vita per il Cristo ligneo.

Cividale del Friuli è in festa per il ritorno in Duomo, dopo sette anni di lungo e difficile restauro, del Cristo Crocifisso. Opera lignea importantissima non solo per i cividalesi ma un po’ per tutta la comunità cristiana.
Grazie al restauro è stato anche possibile ridatare l’opera. Il pensiero era – infatti – che il grande manufatto di circa due metri e mezzo di altezza risalisse al 1400, in realtà si è scoperto che è databile intorno alla fine del XII secolo.
Le sue dimensioni fanno pensare che, anticamente, fosse collocato pendende dall’arco trionfale oppure si ergesse sull’iconostasi della chiesa. Sicuramente appartiene ad un periodo storico particolare; commissionato probabilmente dal Patriarca Pellegrino II nel Duecento perché un terribile incendio aveva distrutto il Duomo intero.
Il crocifisso, che però non è ancora completo visto che risulta essere ancora ‘orfano’ della corona regale che un’orafo sta ancora realizzando e che a breve sarà posta sul Cristo «perché non è un Cristo solo dolente, ma è anche un Cristo trionfante» come ha sottolineato il parroco di Cividale monsignor Livio Carlino, è stato posto in una parete laterale del Duomo.
«Merita essere visto e contemplato perché di fronte a un oggetto come questo non c’è altro atteggiamento che la contemplazione nella sua sofferenza e nella sua signoria.
Merita fermarsi seduti, o come ha detto l’Arcivescovo di Udine mons. Andrea Bruno Mazzocato che lo ha benedetto solennemente, inginocchiarsi davanti a questo Cristo per lasciarsi illuminare e guidare dalla sua presenza e dalla sua grazia».

Fonte: La Vita Cattolica.it, 14/07/2012

PARIGI. Danni irreparabili al Sant’Anna di Leonardo.

Il restauro è «troppo invasivo». Scoppia la polemica al Louvre, dove due studiosi francesi si dimettono dal comitato scientifico (che conta venti membri) che segue il delicato restauro di uno dei capolavori di Leonardo da Vinci (1452 -1519), Sant’Anna, la Vergine ed il Bambino.

«Troppi rischi, c’è il pericolo di perdere i tratti disegnati da Leonardo», hanno messo nero su bianco i conservatori dell’arte rinascimentale Ségolène Bergeon Langle e Jean-Pierre Cuzin.

L’OPERA – L’opera leonardesca è un olio su tavola realizzata tra il 1510 e il 1513. Il restauro è durato diversi anni, ed è ormai prossimo alla conclusione. La presentazione al pubblico è in programma al museo parigino per il prossimo mese di marzo. Secondo Cuzin e Bergeon Langle, ex sovrintendente del dipartimento di pittura del Louvre l’uno e ex direttrice dell’Istituto nazionale del restauro l’altra, i metodi adottati per il restauro sono «troppo aggressivi», al punto che avrebbero alterato il dipinto così come lo si conosce da secoli. La pulizia «eccessiva» delle vernici ottenuta grazie a solventi particolarmente «forti», avrebbe intaccato il celeberrimo sfumato di Leonardo, rendendo i colori troppo brillanti.

«FERMARE IL RESTAURO» – Per i due studiosi bisogna fermare in extremis l’intervento in corso al museo di Parigi. Il primo allarme era stato lanciato ad ottobre da alcuni esperti sulla rivista Le Journal des Arts, che per primi avevano paventato «danni irreparabili» al dipinto.

Leonardo era particolarmente affezionato al Sant’Anna, che lo portò con sé nel suo ultimo viaggio in Francia. Da parte loro i responsabili del Louvre hanno respinto le preoccupazioni degli specialisti e hanno assicurato che l’opera dell’artista-scienziato del Rinascimento non corre pericoli.

Fonte:Corriere della Sera

FIRENZE. La battaglia di Anghiari. Si buca l’affresco di Vasari cercando il Leonardo perduto.

Ci siamo, si «buca». Dopo le polemiche degli ultimi giorni, il team dell’ingegnere Maurizio Seracini ha inserito la sonda endoscopica in due dei sei punti individuati nel dipinto del Vasari. E così si scoprirà se davvero dietro l’affresco è rimasto nascosto per secoli il dipinto La Battaglia di Anghiari di Leonardo. L’operazione è andata avanti per tutta la notte, fra martedì e mercoledì: «Finalmente ci siamo, è un momento di grande emozione, dopo ‘appena’ 5 secoli. Siamo nella condizione di poter chiudere questo mistero fermo da troppo tempo». Così il sindaco di Firenze Matteo Renzi a proposito della fase finale della ricerca della Battaglia di Anghiari, il capolavoro perduto di Leonardo Da Vinci, forse ancora nascosto dietro una parete del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. In serata è partita la ricerca endoscopica attraverso una microsonda, dotata di una piccola videocamera, fatta passare attraverso un buco su un altro celebre affresco, la Battaglia di Marciano della Chiana di Giorgio Vasari.
«È iniziata la fase finale della ricerca – ha detto Renzi – con la National Geographic, con la supervisione dell’Opificio delle Pietre Dure e con quel tenace combattente che è l’ingegnere Maurizio Seracini. Siamo a un passo dal capire se sotto l’affresco del Vasari c’è il capolavoro di Leonardo: se c’è, sarà la conclusione di uno dei più grandi misteri della storia dell’arte e sarà per Firenze una gigantesca opportunità, non solo dal punto di vista dell’immagine, ma anche strettamente legata al marketing». «Comunque vada – ha osservato il sindaco -, avremo messo un punto fermo nella storia dell’arte».
Seracini aveva chiesto di bucare un affresco di Vasari in 14 punti per far passare la sonda che deve scoprire tracce del dipinto di Leonardo dentro il muro: la soprintendente Cristina Acidini ne ha concessi sette. Anche su questa «trattativa» si è giocata l’autorizzazione del ministero dei Beni culturali, arrivata lunedì sera, per consentire di bucare, con un apparecchio di pochissimi millimetri di diametro, il muro del Salone dei 500 di Palazzo Vecchio dove si vede un affresco di Giorgio Vasari, la Battaglia di Marciano. Il retroscena è emerso dopo che gli staff della Editech di Seracini, del Comune di Firenze e del National Geographic hanno preso visione dell’autorizzazione del ministero dei Beni culturali ad andare avanti con il primo «step» invasivo dopo quasi 40 anni di studi teorici e diagnostici con i radar, cioè perforare il muro laddove ci sono fessure in prossimità di lesioni della parete.
Una mezza dozzina le zone della parete valutate interessanti. In particolare, secondo quanto appreso, Seracini avrebbe fatto delle misure e simulazioni virtuali tali da individuare la parte centrale dell’affresco di Leonardo, sembra la «battaglia per lo stendardo», una scaramuccia raffigurata nella Battaglia di Anghiari e di cui venne riprodotto il cartone da Rubens. Inoltre la soprintendente del Polo museale fiorentino, Cristina Acidini ha precisato che «l’autorizzazione del ministero dei Beni culturali consente la prosecuzione della ricerca che verrà svolta sotto la tutela della soprintendenza e con l’affiancamento tecnico dell’Opificio delle Pietre Dure».
Durante la ricerca non sono mancati i colpi di scena. Uno dei principali esperti di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure, Cecilia Frosinini, ha rinunciato all’incarico di seguire la fase finale della «caccia» al dipinto rifiutandosi di avallare e coordinare la «bucatura» della parete su cui è visibile un altro celebre affresco, la Battaglia di Marciano della Chiana di Giorgio Vasari. Frosinini è stata subito sostituita con Marco Ciatti, altro esperto di spicco dell’Opificio, ente dello Stato dipendente dal Ministero dei Beni culturali.

«Mi rifiuto che l’affresco ben conservato di Giorgio Vasari – ha detto la Frosinini – diventi «strato di sacrificio», come si dice nel mondo del restauro per pitture e vernici rimovibili senza danni. Non è eticamente sopportabile bucare la parete in queste condizioni. Le prove portate da Maurizio Seracini non sono sufficienti. Ho rinunciato perchè non mi hanno convinto le alternative, fra cui quella di uno «strappo» cioè una provvisoria rimozione di parti di affresco del Vasari per bucare il muro. Ma gli «strappi» sono lesivi di opere ben conservate e si fanno solo in casi di conservazione a rischio dell’originale».

Fonte: Corriere Fiorentino.it, 29/11/2011

STUPINIGI – Nichelino (To) TEMPO PRIMO. TESORI RITROVATI. I GRANDI INTERVENTI DI RESTAURO.

Ha riaperto al pubblico la Palazzina di Caccia di Stupinigi, capolavoro barocco concepito da Filippo Juvarra, gemma mauriziana della Corona Delitiae di Torino e del Circuito delle Residenze Sabaude in Piemonte, proclamato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
La costruzione, con gli interventi circostanti sui percorsi di caccia, venne iniziata nel 1729 per volontà di Vittorio Amedeo II, re di Sardegna e Gran Maestro dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, sul vasto comparto agricolo assegnato nel 1573 dall’avo fondatore, Emanuele Filiberto, per sopperire ai fabbisogni dell’Ordine con le rendite delle terre.
ll progetto, improntato sulla geniale connessione tra gli edifici e il disegno del paesaggio lungo l’asse portante che collega alla Citta’, fu ampliato nel corso di tutto il Settecento nell’abbraccio dell’edificio, arricchito da magnifici decori e arredi interni. La Palazzina venne costantemente prediletta come luogo di soggiorno di Corte. Vi abitarono, durante l’occupazione francese, Napoleone Bonaparte, Camillo e Paolina Borghese. La Regina Margherita di Savoia la elesse a residenza.
Adibita a Museo di Storia, di Arte e di Ammobiliamento alle soglie del secolo scorso, secondo un percorso poi rimodellato per le Celebrazioni di Italia 1961, è  rimasta chiusa al pubblico per consentire importanti e indispensabili lavori di restauro, oggi in parte completati grazie al prezioso contributo degli sponsor pubblici e privati: Fondazione CRT, Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Regionale, Regione Piemonte, Fiat, Compagnia di San Paolo, Consulta per la valorizzazione beni artistici e culturali di Torino, Parco Naturale Stupinigi.

Il percorso di visita prende avvio dalla Corte d’onore dove sono stati ripristinati i parterres verdi tracciati sugli assi delle Rotte di Caccia. Nell’atrio si propone la storia mauriziana del luogo. Si prosegue nella Scuderia juvarriana, con il Cervo del Ladatte, ornamento originale della cupola, e, alle pareti, i 12 Medaglioni lignei con effigi tratte dalla Genealogia Sabauda. Di qui, nella Biblioteca alfieriana con primi arredi, nella Galleria di Levante con i Trofei del Collino, nella Sala degli Scudieri con le Cacce di Corte del Cignaroli. Si fa ingresso cosi’ nel Salone centrale, affrescato dai fratelli Valeriani sul tema delle Storie di Diana, dea della caccia, con le splendide appliques, i paracamini ed il monumentale lampadario: fulcro dell’edificio, dal quale si diparte l’intera sistemazione architettonica del territorio. La visita si completa nell’Appartamento di Levante, detto dei Duchi di Chiablese, secondo un percorso cerimoniale che parte dall’Atrio e dalla Camera di Parata, attraverso salotti, camere da letto e studioli, per finire nella Camera da Gioco.

Tutte le sale, interamente restaurate nelle splendenti decorazioni ad affresco, con stucchi, tappezzerie originali in seta e in carta dipinta, espongono gli arredi e i mobili preziosissimi, opera dei grandi ebanisti piemontesi quali Piffetti e Bonzanigo.

Fonte: Fondazione Ordine Mauriziano

Info:
Palazzina di Caccia di Stupinigi – Citroniera – Piazza Principe Amedeo, 7 – Nichelino (Torino)