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FIRENZE. La primavera del Rinascimento tra Firenze e Parigi.

Firenze e Parigi. Le unisce una mostra dedicata a ‘La Primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze 1400-1460‘.
Centoquaranta opere, in maggioranza sculture, saranno in esposizione prima, dal 23 marzo al 18 agosto 2013, a Palazzo Strozzi e, successivamente, dal 23 settembre 2013 al 6 gennaio 2014, al Museo del Louvre.
Divise in dieci sezioni tematiche, saranno testimonianza di quel particolare momento storico che a Firenze rappresentò l’inizio del Rinascimento e vide la nascita di un nuovo linguaggio artistico che trovò proprio nella scultura i suoi albori.
La rassegna curata da Beatrice Paolozzi Strozzi, direttore del Museo Nazionale del Bargello, e da Marc Bormand, conservateur en chef del dipartimento di Scultura del Museo del Louvre, comprende opere di Ghiberti, Donatello, Nanni di Banco, Luca della Robbia, Nanni di Bartolo, Agostino di Duccio, Michelozzo, Desiderio da Settignano, Mino da Fiesole e dipinti di artisti quali Masaccio, Filippo Lippi, Andrea del Castagno, Paolo Uccello.
In mostra ci saranno anche capolavori restaurati per l’occasione, attraverso una campagna finanziata congiuntamente dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dal Museo del Louvre. 

Autore: Nicoletta Speltra

Link: http://www.arte.it

Fonte:Arte.it

FORLI’. Novecento arte e vita in Italia tra le due guerre.

Dal 2 febbraio al 16 giugno, nella prestigiosa sede dei Musei San Domenico di Forlì, sarà possibile visitare l’esposizione Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre promossa e organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì.
La mostra, che abbraccia il periodo che va dal primo dopoguerra fino alla metà degli anni ’40, intende rievocare un clima che ha visto non solo architetti, pittori e scultori, ma anche designer, pubblicitari, ebanisti, orafi, creatori di moda cimentarsi in un grande progetto comune che rispondeva, attraverso una profonda revisione del ruolo dell’artista, alle istanze di ritorno all’ordine.
Il modello di una ritrovata armonia tra tradizione e modernità sostenuto da questi artisti – tra cui Casorati, Funi, Sironi, Carrà, Wildt e Martini – ebbe il sostegno da parte del regime che era alla ricerca della definizione di un’arte di Stato. La mostra rievoca le principali occasioni in cui gli ar! tisti si prestarono a celebrare l’ideologia e i miti proposti dal Fascismo, alla ricerca di un nuovo rapporto tra le esigenze della contemporaneità e la tradizione, tra l’arte e il pubblico.

Fonte: Exibart Niusletter, 10 feb 2013

FIRENZE. DA BOLDINI A DE PISIS. Firenze accoglie i capolavori di Ferrara.

Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e Villa Bardini, dal 19 febbraio al 19 maggio 2013.
La mostra esporrà  nelle due prestigiose sedi museali dell’Oltrarno fiorentino – la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti  e Villa Bardini della Fondazione Parchi Monumentali  Bardini Peyron dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze (Costa San Giorgio, n. 2) – un’ampia rassegna dell’ intero percorso museale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara.
Con questo evento espositivo si è voluto in primis rispondere al disagio subito dalle Gallerie ferraresi a causa dei gravi danni subiti dagli ambienti di Palazzo Massari, sede delle collezioni dell’Ottocento e del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Filippo de Pisis, a causa del sisma che ha colpito nel maggio 2012 l’Emilia Romagna.
Dopo avere presentato una significativa scelta delle collezioni a Palazzo dei Diamanti, la direzione dei musei ferraresi, non rassegnandosi alla necessità di ricoverare le opere in deposito, ha domandato e ottenuto ospitalità dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze, così da consentire ad un pubblico più vasto la visione almeno temporanea di alcuni di questi capolavori, riassumibili nella sintetica cifra da Boldini a De Pisis.
“Firenze ha risposto positivamente a questa iniziativa, in virtù di quella solidarietà tra istituzioni che ha avuto la sua prima, immediata motivazione nella consapevolezza di quanto sia importante mantenere viva l’attenzione su quell’evento drammatico, ma che ha trovato anche ulteriori motivi di sintonia nelle corrispondenze tra le raccolte ferraresi e fiorentine e nei legami che alcuni artisti rappresentati in mostra intrecciarono con la nostra città” (Simonella Condemi e Alessandra Griffo).
A Villa Bardini 26 opere documenteranno le collezioni ferraresi prendendo avvio dal Romanticismo storico di Gaetano Turchi, Massimiliano Lodi, Girolamo Domenichini e Giovanni Pagliarini seguito dagli autoritratti dei principali artisti locali – da Giuseppe Mentessi a Giovanni Boldini –  per giungere al simbolismo di Gaetano Previati con il capolavoro assoluto Paolo e Francesca (1909), tratto dall’omonimo canto dantesco. Qui sarà presente in particolare un nucleo rilevante di ritratti del grande Giovanni Boldini, opere di tono internazionale, condotte secondo uno stile ormai maturo, con una perfezione formale che  aveva ormai raggiunto livelli di qualità tali da superare  molti contemporanei.
Alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti si esporranno invece 35 opere, tra dipinti e sculture: dal simbolismo letterario di Giovanni Muzzioli e Gaetano Previati, alle allegorie malinconiche nelle sculture di Angelo Conti ed Arrigo Minerbi.
Anche in questa sede, in cui si traduce il nuovo pensiero del primo Novecento, si potranno ammirare tre capolavori di Giovanni Boldini intriganti per il sapore inedito, rispetto al repertorio consueto del pittore: due nature morte (Un angolo della mensa del pittore; Le mele calville) e la Marina a Venezia con scansioni geometriche simile ad una composizione manga giapponese. Rimanendo a questi souvenirs d’artista di città europee, un’ altra Venezia di Giuseppe Mentessi (Sagrato della Basilica di San Marco), e l’inquadratura del ponte di Charing-Cross a Londra di Alberto Pisa.
A documentare il passaggio al futurismo saranno una tela di Arnoldo Bonzagni ed un Bronzo di Annibale Zucchini; mentre la corrente che perseguì la ripresa della tradizione classica, con evidenti riprese dai maestri Rinascimentali ferraresi, sarà rappresentata dal Ritratto della sorella (1921) di Achille Funi di cui si esporrà anche le sue suggestioni dall’antico del Foro romano.
Ancora da segnalare in mostra il Bove di Carrà, dove sembra che il peso ed il valore di un’ intera tradizione italica trovi corpo, come il buio della pena si annida  nel corpo della madre del carcerato di Mario Pozzati.
Un’amplificazione in linea con i monumentali progetti della politica del Regime, sarà quella che si documenta nella forma a larghe campiture utilizzata da Mario Sironi nello studio per un mosaico del Palazzo di Giustizia di Milano.
Vi saranno poi ritratti e geometrie dai toni ribassati nelle nature morte di Roberto Melli, che potrà risultare una vera scoperta per il grande pubblico.
L’ omaggio al Novecento ferrarese si concluderà con una tra le più importanti collezioni di opere del grande artista – poeta Filippo De Pisis, che racconta la sua personalissima visione d’artista  attraverso nature morte, ritratti, vedute parigine, fiori  raccontati e  dipinti con  una forma coinvolgente e sintetica.
In parallelo a questa sezione novecentesca, la Galleria d’arte moderna propone una piccola ma significativa  selezione dai suoi depositi presentando al pubblico opere poco viste degli stessi autori presenti in mostra ovvero Boldini, Minerbi, De Pisis, Carrà  e Sironi.
Per concludere con le parole della Soprintendente Cristina Acidini, la mostra fiorentina offrirà  “Quei capolavori di artisti di prima grandezza nel nostro recente passato, l’Otto e il Novecento che conducono verso la contemporaneità, (e che) non hanno bisogno di commento: quelli di Boldini e De Pisis sono i più famosi e i più amati, ma la selezione è ampia e varia, e consente di aprire prospettive non ovvie anche ad un pubblico di amatori informati”.
La mostra è stata realizzata in collaborazione tra le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara, la Fondazione Ferrara Arte e la Galleria d’arte moderna di Firenze e la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ed è stata curata da Maria Luisa Pacelli, Barbara Guidi e Chiara Vorrasi già per la sua prima edizione in Palazzo dei Diamanti a Ferrara, con il coordinamento oltre che la cura in questa seconda edizione fiorentina di Simonella Condemi e Alessandra Griffo per la sezione della Galleria d’arte moderna e di Carlo Sisi per quella di Villa Bardini
Promotori dell’evento espositivo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e e la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Info:
Villa Bardini, Firenze
ORARIO  E PREZZI DELLA MOSTRA: Galleria d’arte modernamartedì – domenica 8.15 – 18.50 (ultimo ingresso alle ore 18.00), chiuso il lunedì biglietto intero € 13.00; ridotto € 6.50 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 e  i 25 anni, gratuito per i cittadini dell’U.E. sotto i 18 e sopra i 65 anni
Villa Bardini: martedì – domenica 10.00 – 19.00 (ultimo ingresso alle ore 18.00) chiuso il lunedì
biglietto intero € 8.00; ridotto € 6.00 riservato ai soci ACI, Touring Club e Unicoop Firenze e a chi sia in possesso del biglietto per il Giardino Boboli; ridotto € 4.00 per le scolaresche (con la gratuità degli insegnanti accompagnatori)
Prenotazioni: Firenze Musei 055.290383; e-mail LINK ALLE IMMAGINI: http://www.civita.it/servizio/sala_stampa/da_boldini_a_de_pisis_firenze_accoglie_i_capolavori_di_ferrara

Link: http://www.daboldiniadepisis.it

Email: firenzemusei@operalaboratori.com

TORINO. Omaggio a Fontanesi.

Museo Accorsi – Ometto, Torino, fino al 16 giugno 2013
E’ aperta alla Fondazione Accorsi – Ometto una mostra, curata da Giuseppe Luigi Marini e organizzata in collaborazione con Arte Futura di Giuliana Godio, dedicata ad Antonio Fontanesi: essa rappresenta un omaggio a una delle grandi figure dell’Ottocento che ebbero un importante ruolo nella storia artistica del Piemonte. Nato a Reggio Emilia il 23 febbraio 1818, Fontanesi, per l’esempio, la novità e la modernità della propria espressione e il ruolo didattico svolto a Torino, fu presenza imprescindibile alle sorti e agli sviluppi del paesaggismo piemontese del secondo Ottocento.
Durante il prolungato soggiorno ginevrino (1850-1865), Fontanesi adottò e affinò la tecnica del carboncino e contemporaneamente iniziò a dedicarsi all’arte incisoria, in particolare alla litografia e alla tecnica del cliché-verre; nel 1852 espose per la prima volta alla Promotrice torinese; mentre nel 1855, insieme a Vittorio Avondo, visitò l’Esposizione Universale parigina; successivamente frequentò Ravier e gli altri pittori della cosiddetta “Scuola lionese” e, grazie al soggiorno londinese del 1865, pose la sua attenzione su Turner. Ebbe frequenti contatti con i macchiaioli toscani, in special modo con Cristiano Banti,  uno dei suoi più appassionati collezionisti, e, dopo una breve esperienza didattica all’Accademia di Lucca nel 1868, l’anno successivo, nel 1869, Fontanesi venne nominato titolare dell’appena istituita cattedra di Paesaggio all’Accademia Albertina di Torino. Iniziò così la sua più che decennale attività di «maestro» di una piccola schiera di devotissimi allievi, carriera che venne interrotta solo dall’esperienza in Giappone, avvenuta tra l’estate del 1876 e l’autunno del 1878, per ricoprire la carica di insegnante presso la Scuola di Belle Arti di Tokyo. Ritornato definitivamente a Torino, lavorò fino al 17 aprile 1882, anno della sua morte, che avvenne proprio in quell’edificio di via Po 55 nel quale abitava e nelle cui sale oggi è ospitata l’esposizione: un significativo «ritorno a casa».
Attraverso una trentina di opere accuratamente selezionate, la Fondazione Accorsi – Ometto propone da una parte di documentare l’intera parabola creativa dell’artista; dall’altra di circostanziare la sua evoluzione linguistica, con attenzione, oltre agli oli, anche agli acquerelli, disegni, fusains, litografie e acqueforti che costituiscono, insieme e al di là di regole di figliazione precise, la necessità di esprimere, con maggiore aderenza, l’idea luce-spazio-atmosfera, proprio in virtù delle caratteristiche implicite nel mezzo usato.
Così, accanto a un finora mai esposto, grande disegno ginevrino del 1851, l’unico che si conosca di quelli da cui il pittore trasse poi una serie di tavole litografiche per l’album di vedute ginevrine del 1854-55, figurano i quattro famosi «ovali» commissionati all’autore nel 1867 da Cristiano Banti: in questi dipinti, prestati dal FAI Fondo per l’Ambiente Italiano, bene si manifestano le fresche fascinazioni da Turner, Bonington e Constable, maturate durante il soggiorno a Londra.
Il periodo torinese, conclusivo della sua vita, è rappresentato da opere assai conosciute quali lo Studio per l’Aprile, 1872 e una delle versioni de Il lavoro (1872-73) della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino; della seconda, anche la relativa acquaforte del 1873. Inoltre lo studio per Bufera imminente e il Pascolo a sera, riferibili al momento in cui l’autore assunse la cattedra di Paesaggio all’Albertina di Torino. Infine i due noti soggetti, propriamente torinesi, anche di contenuto: l’animato acquarello Piazza Carlo Felice con la stazione di Porta Nuova, della Fondazione Accorsi – Ometto, e la vedutina di Piazza San Giovanni della Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Torino. Ancora degli anni nella città sabauda è il Vaso con fiori, più volte presentato nelle rassegne fontanesiane (da quella «cinquantenaria» del 1932 di Torino sino alla recente, sempre torinese, del 1997, nonché a Tokyo nel 1977): per il suo autore, un soggetto davvero insolito, datato a Morozzo nel 1880 e probabile omaggio dell’artista a Giuseppina Vignola.
Del biennio trascorso a Tokio, l’olio su carta Ingresso al tempio, della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino (già esposto come assegnato a Fontanesi nella mostra torinese cinquantenaria), proveniente dal lascito Camerana, è stato poi riconosciuto come opera del nipponico Chu Azai, insieme ai conterranei Hisashi Matsuoka e Shotaro Koyama, tra i migliori allievi giapponesi del maestro italiano. Si è deciso di esporre comunque l’opera per il suo limpido carattere fontanesiano, al fine di documentare il biennio nipponico del maestro che dalle Terre del Sol Levante non poté portare con sé che pochissimi disegni propri o di allievi.
Di Fontanesi infine rimangono un ridotto numero di fotografie, un ritratto eseguito nel 1876 da uno dei suoi allievi e tre opere realizzate postume, dopo la morte del pittore, da Leonardo Bistolfi: un busto in bronzo, esposto in mostra, dell’Accademia Albertina, il relativo modello in gesso e un bozzetto in terracotta a figura intera, tutti e due alla GAM.
Noti solo due piccoli autoritratti: il più antico, databile intorno al 1852, è un disegno della collezione Pascalis di Ginevra, che raffigura l’artista trentaquattrenne con il volto incorniciato da una folta barba «mazziniana», in basso impreziosito dal distico autografo:
«Amo le allegre muse
e tratto col pennello
Imaginate [sic] voi
che vezzo di cervello».
Il secondo, esposto in questa rassegna, è datato nel penultimo anno di vita ed è impreziosito da versi autografi che recitano:
“Io Fontanesi da Reggio co’ penei
Dipinsi me medesmo a chiaro e bruno
Sessantadue contando gli anni miei
Del mille ottocento ottant’uno” .
In esso la serena immagine senile è raffigurata con una spietata dolcezza, quasi a configurarsi documento premonitore e conclusivo. Pure nell’esiguità della superficie dipinta, il saggio pittorico è in tutto obbediente a quanto Fontanesi, proprio negli anni di cattedra all’Accademia Albertina, era solito rammentare e raccomandare ai propri discepoli. Come ricorda infatti il suo allievo e biografo Marco Calderini: «Il ritratto in generale deve lasciar vedere poco l’apertura delle narici […] la luce è preferibile cada sulla fronte […] le luci delle carnagioni hanno un’intensità trasparente che non può essere vinta nemmeno dalle luci della biancheria».
L’opera – di assai ridotte dimensioni (106,25 centimetri quadrati) – con ogni probabilità fu realizzata nell’alloggio affittato al quarto piano di via Po 55.

Info:
Catalogo: Umberto Allemandi & C., Torino, 2013
ORARIO: da martedì a venerdì 10.00-13.00; 14.00-18.00; Sabato e domenica 10.00-13.00; 14.00-19.00; Lunedì chiuso.
Tutti i giorni visita guidata alla mostra: ore 11.00 e ore 17.00; Sabato e domenica visita guidata anche alle ore 18.00
INGRESSO: Mostra: € 5,00; Mostra con visita guidata: intero € 8,00; ridotto € 5,00; Percorso museo + mostra, comprensivo di visita guidata: intero € 10,00 – ridotto € 8,00 (studenti fino a 26 anni, over 65, convenzioni)
Gratuito: bambini fino ai 12 anni, possessori Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card
Prezzi ridotti per: – gruppi (Ufficio gruppi e promozione 011.837.688 int. 5) – scuole (Servizi Educativi 011.837.688 int. 4).
Biglietteria: tel. 011 837 688 int. 3
Vittoria Cibrario – 011 817 08 12 – v.cibrario@fondazioneaccorsi-ometto.it
Cristina Giusio – 011 837 688 int. 6 – comunicazione@fondazioneaccorsi-ometto.it

Allegato: 6. SAGGIO MARINI.doc

MILANO. OTTOCENTO VENETO da Favretto a Zandomeneghi.

Dal 12 aprile al 31 maggio 2013, a cura di Enzo Savoia e Stefano Bosi, Galleria Bottegantica, via Manzoni, 45 – Milano
La rassegna, curata da Enzo Savoia e Stefano Bosi, presenta 36 opere realizzate dai maggiori artisti veneti del XIX secolo: Bartolomeo Bezzi, Beppe, Emma e Guglielmo Ciardi, Angelo Dall’Oca Bianca, Giacomo Favretto, Pietro Fragiacomo, Cesare Laurenti, Alessandro Milesi, Luigi Nono, Ettore Tito, Federico Zandomeneghi.
I lavori, provenienti da importanti collezioni private, illustrano in modo esaustivo le tematiche ricorrenti nella pittura italiana dell‘800, fra cui le scene di genere, il paesaggio e la ritrattistica. Esemplari a tal proposito sono il suggestivo Dopo il viaggio di Favretto, la raffinata atmosfera dell’Alba di Pietro Fragiacomo, il pathos del Mattino di Luigi Nono, il movimento delle figure nel San Giovannin che torna da la procession di Luigi Ferrazzi.
Essi rimarcano, inoltre, quella suggestione di vita quotidiana, matrice di opere che nei maestri italiani dell’800 ha trovato la sua più alta espressione poetica e artistica in capolavori quali Fantasticando e In pinacoteca di Giacomo Favretto, Il racconto della nonna di Alessandro Milesi, Cresima a San Marco di Stefano Novo.
Il percorso espositivo prosegue con le vedute paesaggistiche di Beppe e Guglielmo Ciardi, Pietro Fragiacomo, Bartolomeo Bezzi, accomunate dalla ricerca della linea dell’orizzonte e da un’atmosfera lirica, intima, malinconica e volutamente alternativa a quella della consueta visione che negli anni Ottanta ha ancora molti esponenti: da Giovanni Grubacs a Luigi Querena, da Ippolito Caffi ad Antonietta Brandeis.
La rassegna si chiude idealmente con il ritratto di Federico Zandomeneghi Thecle e le vedute di Londra e Monaco di Baviera di Guglielmo Ciardi, opere che testimoniano la qualità raggiunta dalla pittura veneta già a fine Ottocento, confermata dal successo che il pubblico e la critica internazionale le avevano decretato. Ne sia d’esempio il fatto che nel 1885, all’Esposizione Universale di Anversa, il mercante inglese Walter Dodeswell acquistò ben quattro quadri di Nono, Tito, Dall’Oca Bianca e Lancerotto e che il critico del Daily Telegraph, recensendo l’Esposizione, definì il dipinto “La fa la modela” di Ettore Tito “an impressionist composition”.
La mostra vuole inoltre essere un omaggio a Milano e alla Lombardia che ha visto nascere le più importanti e prestigiose collezioni dell’arte del XIX secolo, quali la Collezione Jucker, la raccolta Ingegnoli, la Lodigiani, la Mario Galli, la Carraro-Rizzoli, la Rossello, la Finazzi, e molte altre non meno influenti. Questo collezionismo illuminato è cresciuto anche grazie al costante e puntuale lavoro di autorevoli gallerie milanesi della prima metà del  XX secolo, come la Pesaro, la Scopinich, la Dedalo e la Galleria dell’Esame. Furono proprio queste ad allestire le prime monografiche sulla pittura veneta dell’Ottocento a Milano, in particolare quelle tenute alla Galleria Pesaro, dedicate a Pietro Fragiacomo nel 1918, a Ettore Tito nel 1919 e nel 1928, a Bartolomeo Bezzi nel 1921 e a Federico Zandomeneghi del 1922, ai tre Ciardi nel 1923, e l’esposizione allestita nel 1934 dalla Galleria Scopinich su Luigi Nono.

Info:
Orari: martedì – sabato, 10.00-13.00; 15.00-19.00. Chiuso domenica e lunedì – Ingresso: gratuito
tel. 02.62695489 / 051.331388
Mail: milano@bottegantica.net; info@bottegantica.com
Web: http://www.bottegantica.com