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TORINO. Omaggio a Fontanesi.

Museo Accorsi – Ometto, Torino, fino al 16 giugno 2013
E’ aperta alla Fondazione Accorsi – Ometto una mostra, curata da Giuseppe Luigi Marini e organizzata in collaborazione con Arte Futura di Giuliana Godio, dedicata ad Antonio Fontanesi: essa rappresenta un omaggio a una delle grandi figure dell’Ottocento che ebbero un importante ruolo nella storia artistica del Piemonte. Nato a Reggio Emilia il 23 febbraio 1818, Fontanesi, per l’esempio, la novità e la modernità della propria espressione e il ruolo didattico svolto a Torino, fu presenza imprescindibile alle sorti e agli sviluppi del paesaggismo piemontese del secondo Ottocento.
Durante il prolungato soggiorno ginevrino (1850-1865), Fontanesi adottò e affinò la tecnica del carboncino e contemporaneamente iniziò a dedicarsi all’arte incisoria, in particolare alla litografia e alla tecnica del cliché-verre; nel 1852 espose per la prima volta alla Promotrice torinese; mentre nel 1855, insieme a Vittorio Avondo, visitò l’Esposizione Universale parigina; successivamente frequentò Ravier e gli altri pittori della cosiddetta “Scuola lionese” e, grazie al soggiorno londinese del 1865, pose la sua attenzione su Turner. Ebbe frequenti contatti con i macchiaioli toscani, in special modo con Cristiano Banti,  uno dei suoi più appassionati collezionisti, e, dopo una breve esperienza didattica all’Accademia di Lucca nel 1868, l’anno successivo, nel 1869, Fontanesi venne nominato titolare dell’appena istituita cattedra di Paesaggio all’Accademia Albertina di Torino. Iniziò così la sua più che decennale attività di «maestro» di una piccola schiera di devotissimi allievi, carriera che venne interrotta solo dall’esperienza in Giappone, avvenuta tra l’estate del 1876 e l’autunno del 1878, per ricoprire la carica di insegnante presso la Scuola di Belle Arti di Tokyo. Ritornato definitivamente a Torino, lavorò fino al 17 aprile 1882, anno della sua morte, che avvenne proprio in quell’edificio di via Po 55 nel quale abitava e nelle cui sale oggi è ospitata l’esposizione: un significativo «ritorno a casa».
Attraverso una trentina di opere accuratamente selezionate, la Fondazione Accorsi – Ometto propone da una parte di documentare l’intera parabola creativa dell’artista; dall’altra di circostanziare la sua evoluzione linguistica, con attenzione, oltre agli oli, anche agli acquerelli, disegni, fusains, litografie e acqueforti che costituiscono, insieme e al di là di regole di figliazione precise, la necessità di esprimere, con maggiore aderenza, l’idea luce-spazio-atmosfera, proprio in virtù delle caratteristiche implicite nel mezzo usato.
Così, accanto a un finora mai esposto, grande disegno ginevrino del 1851, l’unico che si conosca di quelli da cui il pittore trasse poi una serie di tavole litografiche per l’album di vedute ginevrine del 1854-55, figurano i quattro famosi «ovali» commissionati all’autore nel 1867 da Cristiano Banti: in questi dipinti, prestati dal FAI Fondo per l’Ambiente Italiano, bene si manifestano le fresche fascinazioni da Turner, Bonington e Constable, maturate durante il soggiorno a Londra.
Il periodo torinese, conclusivo della sua vita, è rappresentato da opere assai conosciute quali lo Studio per l’Aprile, 1872 e una delle versioni de Il lavoro (1872-73) della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino; della seconda, anche la relativa acquaforte del 1873. Inoltre lo studio per Bufera imminente e il Pascolo a sera, riferibili al momento in cui l’autore assunse la cattedra di Paesaggio all’Albertina di Torino. Infine i due noti soggetti, propriamente torinesi, anche di contenuto: l’animato acquarello Piazza Carlo Felice con la stazione di Porta Nuova, della Fondazione Accorsi – Ometto, e la vedutina di Piazza San Giovanni della Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Torino. Ancora degli anni nella città sabauda è il Vaso con fiori, più volte presentato nelle rassegne fontanesiane (da quella «cinquantenaria» del 1932 di Torino sino alla recente, sempre torinese, del 1997, nonché a Tokyo nel 1977): per il suo autore, un soggetto davvero insolito, datato a Morozzo nel 1880 e probabile omaggio dell’artista a Giuseppina Vignola.
Del biennio trascorso a Tokio, l’olio su carta Ingresso al tempio, della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino (già esposto come assegnato a Fontanesi nella mostra torinese cinquantenaria), proveniente dal lascito Camerana, è stato poi riconosciuto come opera del nipponico Chu Azai, insieme ai conterranei Hisashi Matsuoka e Shotaro Koyama, tra i migliori allievi giapponesi del maestro italiano. Si è deciso di esporre comunque l’opera per il suo limpido carattere fontanesiano, al fine di documentare il biennio nipponico del maestro che dalle Terre del Sol Levante non poté portare con sé che pochissimi disegni propri o di allievi.
Di Fontanesi infine rimangono un ridotto numero di fotografie, un ritratto eseguito nel 1876 da uno dei suoi allievi e tre opere realizzate postume, dopo la morte del pittore, da Leonardo Bistolfi: un busto in bronzo, esposto in mostra, dell’Accademia Albertina, il relativo modello in gesso e un bozzetto in terracotta a figura intera, tutti e due alla GAM.
Noti solo due piccoli autoritratti: il più antico, databile intorno al 1852, è un disegno della collezione Pascalis di Ginevra, che raffigura l’artista trentaquattrenne con il volto incorniciato da una folta barba «mazziniana», in basso impreziosito dal distico autografo:
«Amo le allegre muse
e tratto col pennello
Imaginate [sic] voi
che vezzo di cervello».
Il secondo, esposto in questa rassegna, è datato nel penultimo anno di vita ed è impreziosito da versi autografi che recitano:
“Io Fontanesi da Reggio co’ penei
Dipinsi me medesmo a chiaro e bruno
Sessantadue contando gli anni miei
Del mille ottocento ottant’uno” .
In esso la serena immagine senile è raffigurata con una spietata dolcezza, quasi a configurarsi documento premonitore e conclusivo. Pure nell’esiguità della superficie dipinta, il saggio pittorico è in tutto obbediente a quanto Fontanesi, proprio negli anni di cattedra all’Accademia Albertina, era solito rammentare e raccomandare ai propri discepoli. Come ricorda infatti il suo allievo e biografo Marco Calderini: «Il ritratto in generale deve lasciar vedere poco l’apertura delle narici […] la luce è preferibile cada sulla fronte […] le luci delle carnagioni hanno un’intensità trasparente che non può essere vinta nemmeno dalle luci della biancheria».
L’opera – di assai ridotte dimensioni (106,25 centimetri quadrati) – con ogni probabilità fu realizzata nell’alloggio affittato al quarto piano di via Po 55.

Info:
Catalogo: Umberto Allemandi & C., Torino, 2013
ORARIO: da martedì a venerdì 10.00-13.00; 14.00-18.00; Sabato e domenica 10.00-13.00; 14.00-19.00; Lunedì chiuso.
Tutti i giorni visita guidata alla mostra: ore 11.00 e ore 17.00; Sabato e domenica visita guidata anche alle ore 18.00
INGRESSO: Mostra: € 5,00; Mostra con visita guidata: intero € 8,00; ridotto € 5,00; Percorso museo + mostra, comprensivo di visita guidata: intero € 10,00 – ridotto € 8,00 (studenti fino a 26 anni, over 65, convenzioni)
Gratuito: bambini fino ai 12 anni, possessori Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card
Prezzi ridotti per: – gruppi (Ufficio gruppi e promozione 011.837.688 int. 5) – scuole (Servizi Educativi 011.837.688 int. 4).
Biglietteria: tel. 011 837 688 int. 3
Vittoria Cibrario – 011 817 08 12 – v.cibrario@fondazioneaccorsi-ometto.it
Cristina Giusio – 011 837 688 int. 6 – comunicazione@fondazioneaccorsi-ometto.it

Allegato: 6. SAGGIO MARINI.doc

MILANO. OTTOCENTO VENETO da Favretto a Zandomeneghi.

Dal 12 aprile al 31 maggio 2013, a cura di Enzo Savoia e Stefano Bosi, Galleria Bottegantica, via Manzoni, 45 – Milano
La rassegna, curata da Enzo Savoia e Stefano Bosi, presenta 36 opere realizzate dai maggiori artisti veneti del XIX secolo: Bartolomeo Bezzi, Beppe, Emma e Guglielmo Ciardi, Angelo Dall’Oca Bianca, Giacomo Favretto, Pietro Fragiacomo, Cesare Laurenti, Alessandro Milesi, Luigi Nono, Ettore Tito, Federico Zandomeneghi.
I lavori, provenienti da importanti collezioni private, illustrano in modo esaustivo le tematiche ricorrenti nella pittura italiana dell‘800, fra cui le scene di genere, il paesaggio e la ritrattistica. Esemplari a tal proposito sono il suggestivo Dopo il viaggio di Favretto, la raffinata atmosfera dell’Alba di Pietro Fragiacomo, il pathos del Mattino di Luigi Nono, il movimento delle figure nel San Giovannin che torna da la procession di Luigi Ferrazzi.
Essi rimarcano, inoltre, quella suggestione di vita quotidiana, matrice di opere che nei maestri italiani dell’800 ha trovato la sua più alta espressione poetica e artistica in capolavori quali Fantasticando e In pinacoteca di Giacomo Favretto, Il racconto della nonna di Alessandro Milesi, Cresima a San Marco di Stefano Novo.
Il percorso espositivo prosegue con le vedute paesaggistiche di Beppe e Guglielmo Ciardi, Pietro Fragiacomo, Bartolomeo Bezzi, accomunate dalla ricerca della linea dell’orizzonte e da un’atmosfera lirica, intima, malinconica e volutamente alternativa a quella della consueta visione che negli anni Ottanta ha ancora molti esponenti: da Giovanni Grubacs a Luigi Querena, da Ippolito Caffi ad Antonietta Brandeis.
La rassegna si chiude idealmente con il ritratto di Federico Zandomeneghi Thecle e le vedute di Londra e Monaco di Baviera di Guglielmo Ciardi, opere che testimoniano la qualità raggiunta dalla pittura veneta già a fine Ottocento, confermata dal successo che il pubblico e la critica internazionale le avevano decretato. Ne sia d’esempio il fatto che nel 1885, all’Esposizione Universale di Anversa, il mercante inglese Walter Dodeswell acquistò ben quattro quadri di Nono, Tito, Dall’Oca Bianca e Lancerotto e che il critico del Daily Telegraph, recensendo l’Esposizione, definì il dipinto “La fa la modela” di Ettore Tito “an impressionist composition”.
La mostra vuole inoltre essere un omaggio a Milano e alla Lombardia che ha visto nascere le più importanti e prestigiose collezioni dell’arte del XIX secolo, quali la Collezione Jucker, la raccolta Ingegnoli, la Lodigiani, la Mario Galli, la Carraro-Rizzoli, la Rossello, la Finazzi, e molte altre non meno influenti. Questo collezionismo illuminato è cresciuto anche grazie al costante e puntuale lavoro di autorevoli gallerie milanesi della prima metà del  XX secolo, come la Pesaro, la Scopinich, la Dedalo e la Galleria dell’Esame. Furono proprio queste ad allestire le prime monografiche sulla pittura veneta dell’Ottocento a Milano, in particolare quelle tenute alla Galleria Pesaro, dedicate a Pietro Fragiacomo nel 1918, a Ettore Tito nel 1919 e nel 1928, a Bartolomeo Bezzi nel 1921 e a Federico Zandomeneghi del 1922, ai tre Ciardi nel 1923, e l’esposizione allestita nel 1934 dalla Galleria Scopinich su Luigi Nono.

Info:
Orari: martedì – sabato, 10.00-13.00; 15.00-19.00. Chiuso domenica e lunedì – Ingresso: gratuito
tel. 02.62695489 / 051.331388
Mail: milano@bottegantica.net; info@bottegantica.com
Web: http://www.bottegantica.com

BELLINZONA (CH). LA LIBERTÀ DELLA PITTURA. Adolfo Feragutti Visconti.1850-1924.

Dal 23 febbraio al 16 giugno 2013
Prosegue il percorso del Museo Civico Villa dei Cedri di Bellinzona volto all’approfondimento e alla valorizzazione della pittura tra il XIX e il XX secolo. In questa occasione il Museo rivolge la scena espositiva ad Adolfo Feragutti Visconti (Pura, Canton Ticino, 1850-Milano 1924). Considerato uno dei maggiori artisti ticinesi attivi tra Ottocento e Novecento, e divenuto cittadino italiano nel 1888, il pittore è il protagonista di una mostra antologica che restituisce uno sguardo completo sulle sue straordinarie doti artistiche e sulla sua poetica.
Allestita nelle sale del piano terreno del Museo, la nuova esposizione si unisce alla mostra La Raccolta Eugenio Balzan a Bellinzona|1944-2012, in corso dallo scorso settembre, che sarà prorogata fino a novembre 2013. Grazie alla collaborazione della Fondazione Internazionale Balzan e al consenso riscontrato nel pubblico elvetico e italiano, al secondo piano sarà dunque possibile ammirare, ancora per diversi mesi, un nucleo di preziose tele raccolte dal collezionista di Badia Polesine; dipinti di assoluta qualità artistica di norma non visibili al pubblico.
La libertà della pittura, curata da Giovanna Ginex, storica dell’arte, e da Anna Lisa Galizia, conservatore del Museo Civico Villa dei Cedri, rappresenta un momento di approdo e di completamento a un lungo lavoro di ricerca scientifica sull’artista. È infatti l’esito di un percorso di studi che trova il suo punto cardine nella realizzazione di un importante volume monografico edito nel 2011 (Adolfo Feragutti Visconti. 1850–1924, Cornèr Banca, Skira), curato da Giovanna Ginex. Questa pubblicazione è il punto di partenza della mostra che, attraverso una selezione di oltre ottanta opere – di cui almeno una trentina venute alla luce in occasione dei più recenti studi – documenta con esempi di eccellenza l’intero percorso artistico di Feragutti, offrendo al pubblico l’arte di un pittore di cui ora tornano in piena luce lo spessore e l’originalità.
La rassegna dedicata a Adolfo Feragutti Visconti, oltre a documentare l’evoluzione della sua produzione secondo un itinerario allestitivo di tipo antologico, rende omaggio anche al linguaggio unico che contraddistingue l’ultima stagione dell’artista, frutto dell’esperienza umana e della sperimentazione pittorica maturate durante il periodo trascorso in Argentina. Feragutti si libera da ogni residuo accademismo sostituendovi un personalissimo stile che, abbandonando linee e contorni, privilegia le qualità della materia pittorica e del colore pur senza intaccare l’esito della rappresentazione. La rassegna, organizzata secondo un doppio binario espositivo (cronologico e tematico), documenta queste trasformazioni, offrendo un cammino ragionato che illustra i maggiori orientamenti del lavoro dell’artista.
Adolfo Feragutti Visconti dopo la morte del padre, a soli 16 anni migra a Milano per apprendere l’arte pittorica. Dopo un’esperienza nell’ambito dell’artigianato artistico, con il desiderio di affinare la sua tecnica, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera dove dal 1864 è allievo di Luigi Bisi. Supera i corsi con profitto e nel 1873 esordisce come pittore prospettico. Da qui prende avvio una carriera che, in oltre quarant’anni di intensa attività e costante presenza alle rassegne espositive nazionali e internazionali, gli vale numerosi riconoscimenti. Feragutti Visconti sperimenta diverse tematiche artistiche: pittura di genere, di storia (che gli conferisce anche la fama di pittore colorista), ‘en plein air’ e una grande attenzione per la natura morta che, a partire dal 1883, lo accompagnerà per oltre due decenni. Periodo in cui però sperimenta e approfondisce parallelamente anche altri generi, a partire della ritrattistica su committenza, grazie alle numerose richieste di un’appassionata borghesia milanese e ticinese, sua committente.
Il suo variegato percorso artistico lo conduce sino alla pittura sociale per abbracciare infine la pittura sacra e il simbolismo. Vale la pena ricordare il breve, ma intenso periodo Sud Americano, che ha luogo proprio in questi anni, con il soggiorno in Argentina, sino alla regione della Patagonia, tra il 1907 e il 1909 in cui è impegnato ad illustrare vari aspetti della vita dei nativi e degli straordinari paesaggi del luogo.
Opera simbolo del periodo dedicato alla natura morta è Uva per il vino santo presentato nel 1887 a Venezia, altissimo esempio di un tema iconografico che per almeno due decenni ricorrerà nella sua produzione in diverse versioni, fino allo splendido dittico di Uva bianca e Uva nera. Nella mostra spicca anche l’opera Giorni felici – esposto nel 1888 – impostato nella quiete di Breno, nell’alto Malcantone, dove il pittore soggiornò nell’estate del 1887 e negli anni immediatamente a seguire.
Per quanto riguarda la ritrattistica è invece da ammirare il Ritratto della nobile signora Eleonora Cottalorda Tellini che gli vale il Premio Principe Umberto e la consacrazione ufficiale come ritrattista in occasione della prima Triennale di Brera, nel 1891. Di grande pregio sono, ancora, i pastelli de Le Maghe persiane che appartengono al periodo simbolista. Le immagini femminili che ricorrono in questa serie rappresentano un’ulteriore variante di quella ripetuta, quasi ossessiva e sensuale figura di donna che Feragutti sembra inseguire nel corso della sua lunga carriera artistica.
Conquistano inoltre per intensità comunicativa e cromatismo le opere realizzate durante il soggiorno in Patagonia, tra cui Maternidad (1908-1910) e Testa di indio della Terra del Fuoco (1908). Spicca infine per l’assoluta qualità pittorica La signora delle Ortensie (1921), un dipinto, appartenente alla collezione del Museo Villa dei Cedri, che si connota per l’uso stemperato e fluido del colore che consacra Feragutti anche tra i protagonisti del primo Novecento pittorico.
Catalogo a cura di Giovanna Ginex, edito da Skira 2012, 16,5 x 24 cm, 88 pagine, 49 a colori, brossura, chf 18.00 / eur 15.00

Info:
Museo Civico Villa dei Cedri – Piazza S. Biagio 9 | CH-6500 Bellinzona
Tel. + 41 (0)91 821 85 18/20 – E – Mail: museo@villacedri.ch | Web: http://www.villacedri.ch
Ingresso: biglietto normale chf 8.00 / eur 6.00 | ridotto chf 5.00 / eur 4.00
Orari Museo: martedì – venerdi 14:00 – 18:00 | sabato, domenica e festivi 11:00 – 18:00 | lunedì chiuso

PADOVA. De Nittis.

Fino al 26 maggio 2013, a Palazzo Zabarella di Padova, 120 capolavori provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni pubbliche italiane e francesi costituiranno il percorso espositivo della più importante mostra mai realizzata su Giuseppe De Nittis (1846-1884), uno dei protagonisti assoluti della pittura dell’Ottocento europeo..
Le opere arriveranno dalle maggiori istituzioni francesi, tra cui il Petit Palais di Parigi, il Musée Carnavalet di Parigi, il Musée des Beaux-Arts di Reims, e dai più importanti musei e gallerie pubbliche italiane. Incisivo è stato il contributo di prestigiose raccolte private, di storici collezionisti di De Nittis, da cui provengono i dipinti meno noti, capolavori assoluti riproposti al pubblico in questa occasione.
La rassegna, curata da Emanuela Angiuli e Fernando Mazzocca, è promossa dalla Fondazione Bano di Padova e dalla Fondazione Antonveneta, ed è un’ulteriore tappa del progetto decennale sulla pittura dell’Ottocento italiano, che in passato ha già rivolto l’attenzione, tra gli altri, su Hayez, Boldini, Signorini, i Macchiaioli, il Simbolismo in Italia.

TORINO. Natura morta con fiori e oggetti e conferenze.

Esposizione del dipinto di Massimo d’Azeglio “Natura morta con fiori e oggetti” e calendario di conferenze in occasione di:
ACQUISTA CON NOI UN PEZZO DI STORIA. Sostieni la raccolta fondi per riportare a Torino il servizio in porcellana dei d’Azeglio. Palazzo Madama – Piazza Castello, Torino
 – Mercoledì 20 febbraio 2013, ore 17:
Enrica Pagella, Direttore di Palazzo Madama e Cristina Maritano, conservatore del museo per le raccolte di Arti Decorative, saranno presenti in Corte Medievale per accogliere i visitatori in occasione dell’esposizione del quadro di Massimo d’Azeglio.
Palazzo Madama ha aperto una sottoscrizione pubblica per acquistare un importante servizio di porcellana di Meissen appartenuto alla famiglia Taparelli d’Azeglio, con un’iniziativa che per la prima volta in Italia coinvolge la cittadinanza in un’azione di restituzione e di risarcimento del patrimonio. Il servizio da tè e da caffè, datato 1730 e composto da 43 elementi che si sono conservati integralmente fino ad oggi, è riemerso alla storia dopo 100 anni di oblio e dopo tante peregrinazioni sul mercato antiquario. Verrà battuto all’asta da Bohams a Londra nel maggio 2013. L’aiuto della cittadinanza diventa quindi determinante per raccogliere entro marzo le 66.000 sterline (80.000 euro circa) necessarie per acquisire il servizio ed evitare che venga messo all’asta.
In occasione di questa importante iniziativa verrà esposto dal 20 febbraio al 31 marzo in Corte Medievale il quadro di Massimo d’Azeglio che raffigura una delle tazzine da cioccolata con stemma Taparelli, in prestito dalla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, non più esposto al pubblico dal 1995.
Nel pomeriggio del 20 febbraio alle ore 17 Enrica Pagella, Direttore di Palazzo Madama, e Cristina Maritano, conservatore del museo per le raccolte di Arti Decorative, saranno presenti in Corte Medievale per accogliere e spiegare  ai visitatori come la scoperta dell’esistenza del prezioso servizio di porcellane sia avvenuta proprio a partire dallo studio di questo dipinto del 1843.
A partire dal 19 febbraio Palazzo Madama propone inoltre degli incontri di approfondimento che si svolgeranno in museo e presso il Circolo dei Lettori, l’Auditorium della Biblioteca Nazionale e il Centro Studi Piemontesi.
Gli appuntamenti, durante i quali sarà possibile lasciare un contributo libero per la raccolta fondi, si svolgeranno secondo il seguente calendario:
Martedì 19 febbraio 2013, ore 18 – Circolo dei Lettori, sala Gioco – Via Bogino 9, Torino, UN’EREDITÀ DI PORCELLANA. IL SERVIZIO DELLA FAMIGLIA D’AZEGLIO, a cura di Enrica Pagella e Cristina Maritano
Il crowdfunding è un processo dal basso che coinvolge persone comuni nel finanziamento di organizzazioni o progetti. Palazzo Madama chiama a raccolta, impresa unica in Italia, la cittadinanza in un’operazione di restituzione e di risarcimento della memoria. L’obiettivo è l’acquisto di un servizio in porcellana di Meissen con gli stemmi della famiglia Taparelli d’Azeglio, da poco di nuovo all’asta. Enrica Pagella, direttore di Palazzo Madama, e Cristina Maritano, curatore delle raccolte di Arti Decorative ripercorrono le tappe di questa vicenda.
Ingresso libero fino esaurimento posti
Venerdì 1 marzo 2013, ore 18 – Circolo dei Lettori, sala del Biliardo – Via Bogino 9, Torino, PIEMONTESI NELL’EUROPA DELLE CORTI DEL SETTECENTO, Vicende e fortune di Pietro Roberto Taparelli di Lagnasco e di altri Piemontesi nelle corti d’Europa, a cura di Tomaso Ricardi di Netro
GLI AZEGLIO, TORINO E IL RISORGIMENTO, a cura di Silvia Cavicchioli. Tomaso Ricardi di Netro, responsabile dell’Ufficio Attività espositiva della Venaria Reale, affronta il tema della fortuna fuori dal regno sabaudo di vari esponenti delle famiglie nobili piemontesi del Settecento, tra cui i Taparelli di Lagnasco, mentre Silvia Cavicchioli, docente all’Università di Torino, illustra personalità e vicende dei membri della famiglia d’Azeglio nell’Ottocento e il loro ruolo nella costruzione del Regno d’Italia.
Ingresso libero fino esaurimento posti.
Martedì 5 marzo 2013, ore 17 – Palazzo Madama, Camera delle Guardie – Piazza Castello, Torino, CONFERENZA DEDICATA AI SOCI FAI NELL’ABITO DELL’INIZIATIVA ‘PUNTIAMO I RIFLETTORI‘, a cura di Enrica Pagella e Cristina Maritano. La partecipazione all’evento prevede un’offerta libera.
Giovedì 7 marzo 2013, ore 17.30 – Auditorium della Biblioteca Nazionale Universitaria – Piazza Carlo Alberto 3, Torino, UN’EREDITÀ DI PORCELLANA. IL SERVIZIO DELLA FAMIGLIA D’AZEGLIO. Appuntamento dedicato agli Abbonati Musei Torino Piemonte, a cura di Enrica Pagella e Cristina Maritano
Enrica Pagella, direttore di Palazzo Madama e Cristina Maritano, curatore delle raccolte di Arti Decorative, raccontano le vicende che hanno portato Palazzo Madama a tentare, per la prima volta in Italia, l’acquisto di un’opera d’arte con il sostegno della cittadinanza. Verrà ripercorsa la storia del prezioso servizio in porcellana di Meissen, con gli stemmi della famiglia Taparelli d’Azeglio: attraverso documenti e immagini alla scoperta del fil rouge che lega Torino e il prezioso servizio da tè, caffè e cioccolata.
Martedì 12 marzo 2013, ore 18 – Centro Studi Piemontesi – Sala Fondazione Savej – via Vela 24b, Torino, DIALOGO SU MASSIMO D’AZEGLIO, a cura di Georges Virlogeux e Virginia Bertone.
Georges Virlogeux, docente all’Università di Aix-en-Provence, curatore del monumentale Epistolario di Massimo d’Azeglio, e Virginia Bertone, conservatore della Galleria d’Arte Moderna di Torino, dialogano intorno al ‘quadretto di fiori’ che Massimo d’Azeglio dipinse nel 1843, inserendo una tazzina del servizio in porcellana di Meissen con armi Taparelli.
Ingresso libero fino esaurimento posti.

Info:
Orario esposizione del quadro di Massimo d’Azeglio: martedì-sabato 10-18; domenica 10-19.
Contribuisci con una donazione: http://www.palazzomadamatorino.it/crowdfunding/
Tel.  011 4433501 – sito www.palazzomadamatorino.it 
Ufficio Stampa: Daniela Matteu – Tanja Gentilini tel. 011 4429523 daniela.matteu@fondazionetorinomusei.it e ufficio.stampa@fondazionetorinomusei.it