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Franca GHITTI, ULTIMA CENA (1963-2011) – Un’installazione.

UC 7Dal 20 marzo al 19 luglio 2014, Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei di Villa Clerici a Milano, ospita lUltima cena (1963-2011) di Franca Ghitti.
Ritenuta da alcuni il capolavoro dell’artista bresciana, l’Ultima cena, opera di grande impegno e profondo significato, ripropone in una sintesi di intensa suggestione, aspetti e momenti diversi della sua produzione, e li riformula in una prospettiva di assoluta novità.
Il lavoro è composto da un dipinto a olio di grandi dimensioni, che Franca Ghitti aveva realizzato nei primi anni sessanta, e su cui era tornata tra il 2010 e il 2011, creando tre installazioni, diverse per ciascuna sede espositiva: la chiesetta di San Gottardo a Erbanno (BS) (2010), l’Antiquum Oratorium Passionis di Sant’Ambrogio a Milano (2011) e il Museo Diocesano di Brescia (2011).
UC 1Per dare forma a uno austero rito conviviale, Franca Ghitti raccoglie e organizza, in un ordine geometricamente calcolato, elementi e materiali diversi, come scarti della lavorazione del ferro, la rete metallica, frammenti di carbone, coppelle in ferro contenenti granaglie varie, pagine e libri chiodati, sbarre, lance, ritagli e polvere di ferro, che segnalano drammaticamente il presagio e i simboli della passione.
UC 2Una serie di pani rotondi, posati ai piedi dell’altare o tra le sbarre di ferro che sostengono il dipinto, le 12 posate dei convitati perfettamente allineate, a fronte dell’immagine effigiata 50 anni prima, sono tutte presenze evocative e modi che a distanza di millenni ricostruiscono un evento che appartiene profondamente alla nostra cultura.
UC 6Come ha scritto John Freccero, uno dei massimi intellettuali americani,“L’universalità dell’opera della Ghitti è tale da permettere a ciascuno di noi di leggere in essa la nostra storia; la sua Ultima Cena, non celebra solo un rito di addio, ma è anche capace di evocare simbolicamente la riunione di corpo e anima, dell’umano e divino”.
La mostra è organizzata dalla Galleria d’arte Sacra dei Contemporanei di Villa Clerici di Milano in collaborazione con la Fondazione “Archivio Franca Ghitti”, col contributo di Forni Industriali Bendotti e di Fope gioielli, e sarà inaugurata giovedì 20 marzo 2014, alle ore 18.00, da Angela Bonomi Castelli, Paolo Biscottini, Cecilia De Carli, Pietro Petraroia, Elena Pontiggia.

Nota biografica
Franca Ghitti (1932-2012) nasce a Erbanno in Val Camonica. Studia all’Accademia di Brera a Milano, frequenta a Parigi l’Académie de la Grande Chaumière, a Salisburgo il corso di incisione diretto da Oskar Kokoschka.
Realizza negli anni Sessanta le prime sculture in legno (Vicinie, Rogazioni, Litanie) proponendosi di definire fin da allora un’immagine dello spazio che abbia anche una dimensione del tempo e della storia. Recupera legni usurati, avanzi di segheria, chiodi, per evocare la presenza di una cultura intessuta di elementi costanti e ripetuti: è già un lavoro di mappatura antropologica.
Dal 1969 al 1971 vive e lavora in Kenya, dove realizza, per incarico del Ministero degli Esteri, le grandi vetrate legate in cemento della Chiesa degli Italiani a Nairobi. I viaggi e i contatti con molte culture tribali le chiariscono il valore dei codici formali come sedimenti, “altri alfabeti” lasciati dalle comunità e dalle strutture sociali. Rientrata in Italia, lavora il legno e il ferro, rivisitando linguaggi ormai emarginati, legati alle vecchie tradizioni di lavoro nei boschi e nelle fucine. Sue mostre sono presentate in importanti sedi a Mantova, Torino, Milano, Heidelberg, fino alla grande antologica di Palazzo Braschi a Roma nel 1988.
Già dagli anni Settanta la scultura di Franca Ghitti, che ha preso le mosse delle strutture fondanti le architetture rustiche (corde annodate, tacche sulle cortecce, allineamenti e incastri di legni e pietre), dialoga direttamente, in grandi installazioni, con le tecniche modulari e le architetture contemporanee.
Tra i vari interventi pubblici, l’idea di una scultura creatrice di luoghi di riflessione e identificazione collettiva si esprime in una grande installazione in rapporto con lo spazio urbano e in grandi installazioni in ferro per varie sedi, in Italia e all’estero. E’ degli anni Ottanta l’Omaggio a Antonio Sant’Elia, Credito Italiano, Milano. Nel 1995 una sua antologica viene ospitata nelle sale di Palazzo Martinengo e nell’ex Chiesa di San Desiderio a Brescia. Nel 1997 realizza significativi interventi pubblici, come Il segno dell’acqua, una grande struttura a cascata in ferro nel lago di Iseo (Brescia); L’Archivio dei materiali, un intervento ambientale con vetrocemento, pietra, ferro e legno nel nuovo quartiere di edilizia residenziale di San Polo a Brescia; Il mappale cubico per la sede dei Costruttori di Brescia. Rinnova così la ricerca sulle Mappe, recuperando scarti di ferro.
Nel 2000 espone Other Alphabets alla O.K. Harris Gallery di New York; i Cancelli d’Europa a settembre a Monaco di Baviera (Pasinger Fabrik) e a novembre a Bilbao (Fundacion Bilbao Bizkaia Kutxa).
Nel 2003 presenta Maps-Mapping, sculture e installazioni alla Cooper Union for the Advancement of Science and Art di New York.
Nel 2008 la mostra Pages – Nails alla OK Harris Works of Art di New York propone le Pagine chiodate, opere inedite di grafica e scultura realizzate con carta, cartone e chiodi. A settembre 2008 su invito di BresciaMusei, inaugura la mostra La città e la sua impronta al Castello di Brescia.
In maggio e giugno 2009 presenta il Progetto per zona Navigli. Scultura nella città – Acqua sul Naviglio, Museo della Permanente, Milano. Segue, durante il mese di ottobre, la nuova esposizione La ville et son empreinte – Sculptures et installations nelle sale dell’École Nationale Supérieure d’Architecture de Paris La Villette. Tra marzo e aprile 2010 termina le Porte del Silenzio e l’arredo per la cappella del Nuovo Ospedale di Como..
Nel 2011 espone Frammenti dell’Albero_Sculture e installazioni presso la Sala Foyer dell’Università Bocconi di Milano, e presenta anche il suo ultimo lavoro monografico, Ghitti. La grammatica dei chiodi_The Grammar of Nail, che contiene una raccolta di opere dal 1963 al 2010. Presso l’Antico Oratorio della Passione della Basilica di S. Ambrogio di Milano nel mese di aprile 2011 presenta, inaugurandola il Giovedì Santo, l’installazione Ultima Cena, già esposta nell’antica chiesa di Eribanno, Val Camonica. La stessa installazione, in versione modificata rispetto alla precedente, viene presentata al Museo Diocesano di Brescia (maggio-luglio 2011). A luglio è a S.Pietroburgo su invito del Museo D’Arte Contemporanea Manege (luglio-settembre 2011) con installazioni in ferro.
Franca Ghitti muore l’8 aprile, giorno di Pasqua, del 2012, lascia un’opera ingente e in parte sconosciuta. Una serie di iniziative si avviano dopo la sua morte per lo studio e conservazione, catalogazione della sua opera.
Nel 2013 è nata la Fondazione “Archivio Franca Ghitti”.
Si sono occupati del suo lavoro personaggi della cultura e della letteratura, tra cui Vanni Scheiwiller, Vittorio Sereni, Roberto Sanesi, Italo Calvino, Maria Corti, Mary de Rachewiltz, John Freccero, Franco Loi, nonché storici dell’arte e critici tra i quali: Giulio Carlo Argan, Carlo Belli, Carlo Bertelli, Rossana Bossaglia, Enrico Crispolti, Cecilia De Carli, Elda Fezzi, Ivan Karp, Fausto Lorenzi, Giuseppe Marchiori, Margaret Morton, William Klein, Bruno Passamani, Elena Pontiggia, Walter Schoenenberger.

Info:
Franca GHITTI. Ultima cena
Milano, Galleria d’arte Sacra dei Contemporanei – Villa Clerici (via Terruggia, 14)
dal 20 marzo al 19 luglio 2014
Orari: dal martedì al sabato, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 16.30
Ingresso libero
tel. 02.6470066; galleria@villaclerici.it ; http://www.villaclerici.it

LECCO. Nel segno di Picasso, 100 incisioni.

tagliapiastrelle 090Al PALAZZO DELLE PAURE, dal 23 marzo al 13 luglio 2014
L’esposizione, che celebra i 30 anni della Galleria Bellinzona, presenta i capolavori grafici del genio catalano, dal periodo blu al dopoguerra.
Il Palazzo delle Paure di Lecco (piazza XX settembre 22) ospita dal 23 marzo al 13 luglio 2014 la mostra Nel segno di Picasso, che presenta 100 incisioni del genio catalano per celebrare i trent’anni di attività della Galleria Bellinzona.
La rassegna, promossa dal Comune di Lecco, col patrocinio della Regione Lombardia, propone una serie di capolavori grafici di Pablo Picasso in grado di rivelare la sua evoluzione stilistica, dal cosiddetto periodo blu al dopoguerra.
picasso 2“Per tre decenni la galleria di Oreste Bellinzona – afferma Michele Tavola, Assessore alla Cultura del Comune di Lecco -, nelle sedi di Lecco, Milano e, per un certo periodo, anche di Como, ha dato molto all’arte e ha contribuito alla crescita culturale del territorio, con grande competenza e, soprattutto, con sorprendente originalità. Per questa ragione il Comune di Lecco ha ritenuto doveroso dare vita alla collaborazione che ha portato a realizzare l’importante iniziativa culturale”.
Il percorso espositivo si apre con i Saltimbanchi, realizzati tra il 1904 e il 1906, a cavallo tra i periodi blu e rosa che racchiudono in maniera esemplare l’immaginario figurativo del giovane Picasso. È questa una delle serie più importanti e formalmente più eccelse della storia della grafica, tra cui spicca l’acquaforte su zinco Le repas frugal, uno dei massimi vertici di Picasso che raffigura un uomo e una donna seduti a tavola, avvolti in un’atmosfera grigia e irrequieta e che rispecchia il momento di vita disagiata che Picasso stava attraversando.
picasso 3Quindi, si passa a Sogno e menzogna di Franco (Sueño y Mentira de Franco), incisioni contemporanee a Guernica, che riflettono il periodo tragico della guerra civile spagnola, in cui l’esercito repubblicano si contrapponeva alle milizie fasciste di Francisco Franco, che Picasso ritrasse come un mostro ripugnante impegnato nelle azioni più disdicevoli.
La rassegna lecchese, inoltre, metterà a confronto i fogli creati per illustrare le poesie di Luis de Góngora, poeta del siglo de oro spagnolo, con quelli realizzati per la Carmen di Prosper Mérimée.
Il “Gongora” e la Carmen, i due libri illustrati dal maestro catalano con opere grafiche originali, apparsi tra il 1948 e il 1949, difficilmente sembrano riconducibili alla mano dello stesso artista: barocche, materiche e di gusto fortemente pittorico le prime, essenziali, geometriche, quasi astratte le seconde. Il confronto tra i due volumi dimostra con evidenza la libertà mentale e artistica di Picasso, il suo eclettismo e la sua tecnica inarrivabile.
picasso 4La mostra si concluderà idealmente con la Celestina, la serie di sessantasei lastre, incise all’acquaforte e all’acquatinta apparsa nel 1971, anno in cui Picasso compì novant’anni. In questo caso, Picasso illustra il testo della Tragicomedia de Calisto y Melibea, meglio nota come La Celestina, capolavoro della letteratura spagnola, scritto da Fernando de Rojas nel 1499, concentrandosi sulla figura della mezzana Celestina, sulle sue macchinazioni diaboliche e sui consessi amorosi, con una particolare attenzione, al limite dell’ossessione, per i nudi femminili.
Accompagna l’iniziativa, un catalogo a cura di Paola Gribaudo per la Galleria Bellinzona che riproduce tutte le opere esposte e raccoglie una serie di testimonianze di amici, critici d’arte, giornalisti, collezionisti, professionisti in diversi campi della società civile e un solo artista, Tino Stefanoni, che hanno vissuto in prima persona l’avventura trentennale di Oreste Bellinzona e della sua galleria.
Per tutto il periodo di apertura, l’esposizione sarà animata da una serie di conferenze, visite guidate e attività per famiglie.

Info:
NEL SEGNO DI PICASSO. 100 incisioni dal periodo blu al dopoguerra
Lecco, Palazzo delle Paure (piazza XX settembre, 22)
Orari:  mercoledì 9 – 13; giovedì, 15.30 – 18.30 e 21.00 – 23; venerdì, 15.30 – 18.30
sabato e domenica, 10.30 – 18.30; chiuso lunedì e martedì
dal 1 giugno: mercoledì 9.00 – 13.00; giovedì 16.00 – 19.00 e 21.00 – 23.00; venerdì 16.00 – 19.00; sabato e domenica 11.00 – 19.00; chiuso lunedì e martedì . Ingresso libero
Tel. 0341.481249 – 0341.481247; segreteria.museo@comune.lecco.it; www.museilecco.org
Iniziative collaterali:
Giovedì 27 marzo – Sala Conferenze del Palazzo delle Paure, ore 21.00, incontro con Corrado Mingardi, Perché mi piace far collezione di libri d’artista, soprattutto di Picasso;
Giovedì 8 maggio – Sala Conferenze del Palazzo delle Paure, ore 21.00, incontro con Chiara Gatti, Gli amori di Picasso;
Giovedì 5 giugno – Sala Conferenze del Palazzo delle Paure, ore 21.00, incontro con Flavio Arensi, La danza. Picasso e gli altri. Storia di una rivoluzione.
Visite guidate
Giovedì 3 aprile, ore 21.00 – Michele Tavola
Giovedì 10 aprile, ore 21.00 – Laura Polo
Giovedì 15 maggio, ore 21.00 – Barbara Cattaneo
Giovedì 22 maggio, ore 21.00 – Michele Tavola
Giovedì 12 giugno, ore 21.00 – Barbara Cattaneo
Giovedì 19 giugno, ore 21.00 – Laura Polo
Picasso per i bambini: Attività gratuite per famiglie (bambini dai 3 ai 10 anni accompagnati):
Sabato 5 aprile, 16.00-17.30: Picasso lascia il segno
Sabato 10 maggio, 16.00-17.30: Acrobazie con Picasso
Moduli didattici gratuiti (fino esaurimento) per scuole
Primarie e secondarie di primo grado: Mercoledì 9.00, 9.15, 10.30, 10.45, Sabato 10.30, 10.45
Prenotazioni: MATERIAVIVA SRL; tel. 0341 6730895; posta@materiaviva.eu.

TORINO. I De Pisis di Alberto Rossi. Una collezione segreta.

depisis-04Alla GAM fino al 6 aprile 2014.
La Wunderkammer della GAM apre il 2014 con un’importante novità: il progetto, che da quattro anni presenta al pubblico preziosi nuclei del patrimonio grafico del museo, si trasferisce in uno spazio espositivo nuovo, più ampio, attiguo al Gabinetto Disegni e Stampe.
La nuova dislocazione rende più immediata la relazione tra il progetto espositivo e l’ampia collezione grafica conservata nel Gabinetto Disegni e Stampe, ribadendo la specifica vocazione di Wunderkammer: offrire al pubblico saggi sulla qualità e le peculiarità della vasta collezione posseduta dal Museo, tra le maggiori raccolte grafiche italiane, il cui arco cronologico si estende dagli ultimi anni del Settecento alla contemporaneità.
Se il Gabinetto Disegni e Stampe, inaugurato il 6 marzo 2013 grazie al contributo della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, è divenuto in questi primi mesi un punto di riferimento per il pubblico interessato a ricevere informazioni, condurre ricerche e consultare gli originali conservati, la Wunderkammer può da oggi consolidare la sua missione allestendo in questo nuovo spazio rassegne di maggiore ampiezza, che consentono veri e propri approfondimenti rispetto ad autori e temi trattati, con la possibilità di ospitare significativi nuclei di opere appartenenti anche ai fondi grafici di musei italiani e stranieri.
La mostra allestita per l’inaugurazione è dedicata ad un’ampia scelta di acquerelli ed oli di Filippo de Pisis che fanno parte del generoso lascito disposto da Alberto Rossi nel 1956, periodo in cui la Galleria d’Arte Moderna era sollecitata a rafforzare la qualità e l’importanza della propria collezione in vista della riapertura nel nuovo edificio progettato da Bassi e Boschetti (1959).
Uomo di profonda cultura letteraria, artistica, musicale e cinematografica, critico e giornalista, Alberto Rossi (Induno Olona-Varese- 1893 – Torino 1956) fu presenza fondamentale delle pagine culturali de “La Stampa”. In un momento drammatico della sua esistenza, egli volle lasciare alla Galleria la sua raccolta d’arte che comprende anche importanti lavori di Giorgio Morandi, Arturo Tosi, Felice Casorati ed altri artisti del Novecento.
Le opere esposte sono testimonianza del rapporto che unì Rossi a de Pisis e dipendono dalle circostanze dei loro reciproci contatti. La loro scelta consente di descrivere le fasi salienti dello stile di de Pisis e la peculiarità della sua evoluzione in ambito europeo.
Le opere esposte vanno infatti dal dipinto a olio Natura Morta in grigio con caffettiera del 1923, che è un’ interpretazione tipica della generale tendenza classicistica post avanguardistica, a una serie di disegni del periodo parigino (tra 1925 e 1939) che illustrano l’apertura delle forme ad un respiro pittorico senza pari nel panorama artistico, recuperando la libertà della pittura del romanticismo e dell’impressionismo e un’euforia lirica inconfondibile di de Pisis. Oltre a significative opere del successivo periodo milanese (1939-1943), il culmine dell’esposizione consiste in una serie di magnifici fogli e dipinti del periodo veneziano (1943-1948), con nudi, volti di ragazzi e nature morte, caratterizzati da una sconvolgente esuberanza pittorica. Gli ultimi struggenti acquerelli del disperato periodo finale della vita dell’artista, durante i ricoveri a Villa Fiorita a Brugherio presso Milano, attanagliati dalle fasi alterne della malattia, esprimono in dissolvenza diafana un’altissima qualità poetica. Le opere che dalla segretezza discreta della passione artistica di Alberto Rossi emersero alla sua morte come patrimonio destinato ad arricchire la Galleria, sono dunque una guida dal personalissimo carattere, utile alla comprensione del vertiginoso talento e dell’originalità inventiva di Filippo de Pisis.
A curare l’esposizione è stato invitato Luigi Ficacci, sovrintendente alle Belle Arti di Bologna, per anni impegnato all’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma. Egli ha collaborato con la GAM sia in occasione della mostra dedicata a Giorgio Morandi allestita da Pier Giovanni Castagnoli nel 2000, sia nel recente catalogo delle collezioni curato da Danilo Eccher che documenta l’allestimento presentato negli anni 2011-2013.

Info:
Orario: martedì – domenica 10-18, chiuso lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso: intero € 10, ridotto € 8, gratuito ragazzi fino ai 18 anni
Centralino tel. 011 4429518 – Segreteria tel. 011 4429595
http://www.gamtorino.it

Autore: Luigi Ficacci

TORINO. Pinot Gallizio.

Alla GAM fino al 6 aprile 2014.
Il primo appuntamento di Surprise nel 2014 è dedicato a Pinot Gallizio in occasione del cinquantesimo anniversario della morte, avvenuta mentre egli stava preparando la sala personale alla Biennale di Venezia del 1964.
Pinot Gallizio (Alba, 1902-1964) teorizzò e praticò tra il 1956 e il 1959 la “pittura industriale”, intervenendo su lunghi rotoli di tela o carta e sperimentando nella Caverna dell’antimateria il passaggio dalla pittura alla costruzione d’ambiente. Il rapporto costante tra teoria e pratica, particolarmente intenso nel periodo della partecipazione all’Internazionale Situazionista di cui fu uno dei fondatori, l’interesse per la relazione tra arte e struttura della materia, le valenze antropologiche e sociologiche che caratterizzarono l’intero percorso di Gallizio aprono alle istanze e alle problematiche della ricerca artistica dei decenni successivi.
Tra il 1962 – con il ciclo delle Notti di Cristallo di cui fa parte la Notte barbara della GAM – e il 1963, la sua pittura si aprì a uno sguardo insieme geologico e cosmico, in cui la sperimentazione materica si traduceva direttamente in invenzione pittorica.
Questa mostra, organizzata in collaborazione con l’Archivio Gallizio di Torino, mette a fuoco quella stagione attraverso una concentrata serie di dipinti del 1963 in cui il segno a spirale si fa via via più teso ed essenziale, mentre la cromia si avvicina progressivamente al nero, colore dominante dell’ultimissima produzione dell’artista.
Surprise sarà inaugurata in concomitanza con la presentazione del dipinto La Notte barbara del 1962, mai inserito prima d’ora nel percorso delle collezioni della GAM. Eccezionale per le dimensioni e per la ricchezza del racconto pittorico, la tela è stata oggetto di un intervento di restauro presso il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, in collaborazione con l’Università di Torino.

Info:
Orario: martedì – domenica 10-18, chiuso lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso alle collezioni: intero € 10, ridotto € 8, gratuito ragazzi fino ai 18 anni
Centralino tel. 011 4429518 – Segreteria tel. 011 4429595
http://www.gamtorino.it

TORINO. L’oriente di Alberto Pasini.

pasini 1Museo Accorsi – Ometto, Torino – fino al 29 giugno 2014
A un anno di distanza dalla mostra dedicata ad Antonio Fontanesi, la Fondazione Accorsi – Ometto ospita nelle sale del Museo una rassegna monografica intitolata ad Alberto Pasini.
L’esposizione, curata dal professore Giuseppe Luigi Marini e realizzata in collaborazione con Arte Futura di Giuliana Godio, rappresenta il secondo appuntamento con gli “omaggi” alla pittura dell’800 e affronta il periodo orientalista del pittore emiliano  che nacque a Busseto, in provincia di Parma, il 3 settembre 1826 e morì a Cavoretto il 15 dicembre 1899.
pasini 2Accanto a una sessantina di opere , per lo più di collezionisti privati, sarà esposta per la prima volta una serie di fotografie e di disegni, appartenenti ai discendenti del pittore, testimonianza storica fondamentale per comprendere il vissuto del grande artista.
Esistono numerose analogie tra Fontanesi e Pasini: entrambi attivi nel XIX secolo, nacquero in Emilia, da famiglie economicamente disagiate, a distanza di quasi un decennio l’uno dall’altro; dopo essersi formati in accademie provinciali (in quella di Reggio, Fontanesi e di Parma, Pasini), accorsero come volontari alla prima guerra di indipendenza.
A Torino esposero alla Promotrice in numerose rassegne e si stabilirono definitivamente nella capitale sabauda, diventando piemontesi d’adozione: Fontanesi, per via della sua attività didattica presso l’Accademia Albertina, trovò casa nel 1869 in centro città; Pasini, anche per via delle sue frequentazioni con artisti pedemontani e della speciale amicizia con il collega Carlo Felice Biscarra, suo grande ammiratore, nel 1870 decise di vivere in Piemonte in una ridente villa con tenuta, a Cavoretto.
pasini 3Alberto Pasini, a livello internazionale, è assai più noto di Antonio Fontanesi: le opere del bussetano sono infatti presenti in ben trentasette istituzioni museali del mondo.
Pasini, che nella prima giovinezza fu un abile litografo, si trasferì a Parigi nel 1851, dove cominciò a trarre ispirazione nei suoi paesaggi dalle novità della scuola di Barbizon.
Nel 1855, riuscì ad aggregarsi alla missione diplomatica Bourée presso lo scià di Persia, compiendo un lungo viaggio nel favoloso «Oriente». Al suo ritorno a Parigi, dopo due anni, sanzionò il proprio addio alla litografia con una splendida serie di dodici vedute. Con i dipinti dedicati all’Oriente, realizzati da chi i luoghi li aveva visti e vissuti dal vero, al contrario della maggior parte dei suoi colleghi che invece lavoravano nell’orientalismo di convenzionali fantasie, acquistò rapidamente una larga notorietà, assecondata dall’abile professionalità del proprio mercante, il celebre Adolphe Goupil.
pasini 4Non fu che una prima esperienza, ribadita in successivi viaggi in Egitto, Sinai, Palestina, Libano e Siria  durante il 1859, a Costantinopoli nel 1867 e di nuovo nel 1869. Fu proprio al secondo ritorno da Istanbul che, a Torino, Pasini trattò l’acquisto della casa di Cavoretto, che gli tornò comodo rifugio, l’anno successivo, per sfuggire al conflitto franco-prussiano e si rivelò logisticamente «strategica» per i suoi interessi parigini.
Dopo un’ultima volta a Istanbul e in Turchia nel 1873 e un successivo viaggio iniziato nel 1876, ma interrotto a Vienna, per via delle notizie sui fatti di Salonicco, Pasini rientrò in Italia, facendo tappa a Venezia: qui egli scoprì una preziosa alternativa – per colori, forme e luci – con l’amatissimo Oriente. Lo stesso accadde durante i due viaggi in Spagna – nel 1879 e nel 1883 – in compagnia del famoso orientalista Gérôme: a Cordoba e a Granada infatti il pittore rimase folgorato dalle fascinose atmosfere moresche degli edifici storici delle due città iberiche che determinarono un suo rinnovato campo di azione.
Se i Salon parigini decretarono la sua fama internazionale di sommo pittore orientalista, in realtà fu Torino che, un anno prima della morte, gli rese il più importante omaggio-riconoscimento, presentando all’Esposizione Nazionale del 1898, ben 193 studi dal vero che costituivano la personale collezione, conservata nell’atelier della villa di Cavoretto.
La mostra di Pasini si sofferma dunque sul versante «orientalista», cioè quello baricentrico della più ricca e celebrata vena del pittore, con i conseguenti corollari delle divagazioni veneziane e iberiche, legate a una consonante ispirazione. Analizzerà, quindi, il versante dell’espressione del pittore più universalmente noto, apprezzato e numericamente cospicuo dell’attività dell’autore dopo il 1855.

Info:
Museo di Arti Decorative Accorsi – Ometto, Torino, Via Po 55, fino al 29 giugno 2014
Orario: da martedì a venerdì 10.00 – 13.00; 14.00 – 18.00; Sabato e domenica 10.00 – 13.00; 14.00 – 19.00; Lunedì chiuso.
COSTI: Mostra: € 6,00; Mostra con visita guidata (da martedì a domenica ore 11.00 e 17.00; sabato e domenica anche ore 18.00): intero € 8,00; ridotto* € 6,00; possessori Abbonamento Musei € 3,00.
Tel. 011 837 688 int. 3 – info@fondazioneaccorsi-ometto.it