Archivi categoria: Mostre

VINCENZA. Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento.

tutankIn diretta dagli studi di TVA Vicenza, in una trasmissione interamente dedicata all’argomento, per la prima volta lo stesso Marco Goldin svelerà i contenuti dell’esposizione da lui curata, illustrando temi e contenuti di un’ampia rassegna che, dalla notte di Natale di questo 2014, permetterà di accogliere in Basilica Palladiana circa 120 opere, suddivise in sette sezioni di carattere tematico.
caravaggioIn uno studio televisivo interamente scenografato con le immagini di alcuni dei capolavori esposti, si offrirà al pubblico, in anticipo di sette mesi, una selezione di oltre quaranta opere provenienti dai musei di tutto il mondo. Ai telespettatori sarà mostrata per esempio un’anticipazione dell’allestimento attraverso la visione “renderizzata” delle prime due sale, quelle dove verranno accolte le opere dell’antico Egitto, concesse in prestito dal Museum of Fine Arts di Boston, che ospita una stupenda e ampia collezione tra l’altro proprio di arte egizia. Allestimento che, ne siamo sicuri, susciterà in voi meraviglia e stupore. Marco Goldin proseguirà poi nell’analisi delle altre sei sezioni della mostra, che quindi saranno per la prima volta svelate, anche rispondendo alle domande di alcuni giornalisti che saranno presenti in studio, assieme al Sindaco di Vicenza, Achille Variati, e al vice Sindaco, Jacopo Bulgarini d’Elci.
monetLa trasmissione, realizzata con la partecipazione di Segafredo Zanetti, main sponsor della mostra, sarà visibile sul canale 10 del digitale terrestre e sul canale 832 del bouquet di Sky, e si concluderà alle 22.30.
Le prenotazioni per la mostra “Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento”, prenderanno il via, per i soli biglietti aperti, il prossimo 26 maggio, sia dal sito www.lineadombra.it che attraverso call center (0422.429999).
Dal 15 settembre tutti – gruppi, scuole e privati -, potranno prenotare anche i biglietti a data fissa.

Info:
Vicenza, Basilica Palladiana, 24 dicembre 2014 – 2 giugno 2015
0422429999- http://www.lineadombra.it

TORINO. PreRaffaelliti, l’utopia della bellezza.

image002A Palazzo Chiablese fino al 13 luglio 2014.
Settanta capolavori della Confraternita dei Preraffaelliti dalla collezione della Tate, sono a Torino fino al 13 luglio 2014, dopo un tour mondiale, prima di rientrare a Londra dove verranno custoditi in un’ala dedicata del museo e da cui non sciranno per molti anni.
L’esposizione, realizzata e curata da Alison Smith, capo curatore della sezione di arte inglese del XIX secolo presso la Tate Britain, insieme a Caroline Corbeau-Parsons (Assistente Curatore, Arte Inglese 1850-1915), presenta per la prima volta a Torino e in Italia alcuni capolavori indiscussi della Confraternita dei Preraffaelliti, summa pittorica dell’età vittoriana.
Promossa da Comune di Torino – Assessorato alla Cultura, Turismo e Promozione, dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte e dal Polo Reale di Torino, la mostra è prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore e realizzata in collaborazione con la Tate Britain e ha ottenuto il patrocinio del MiBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
image004La voce italiana della mostra sarà Luca Beatrice che racconterà, in un saggio a catalogo e nel video in mostra, l’influenza che la Confraternita dei Preraffaelliti ha avuto sulla cultura occidentale, tra gotico e dark, a partire dagli anni ’80. Autentici precursori dello stile New Gothic che hanno trovato un punto di riferimento nell’eredità delle tematiche preraffaellite sono, ad esempio, i registi Tim Burton e Francis Ford Coppola con le loro poetiche visionarie, la moda dark interpreta da Alexandre McQueen, Karl Lagerfeld, John Galliano e Jean Paul Gaultier o, ancora, i gruppi del dark inglese come i Big Four, i Joy Division, i Bauhaus e, soprattutto, i Cure.
La mostra, allestita nello spazio mostre del Polo Reale, in Palazzo Chiablese, in cui saranno presenti vere e proprie icone del periodo come Ophelia di John Everett Millais, L’amata (La sposa) di Dante Gabriele Rossetti, Prendete Vostro figlio, Signore di Ford Madox Brown e Sidonia von Bork 1560 di Edward Coley Burne-Jones – intende dar ragione di ogni aspetto tematico del movimento preraffaellita e si articola quindi in 7 sezioni:  La Storia, La Religione, Il Paesaggio, La vita moderna, La poesia, La Bellezza e Il Simbolismo.
image011La storia della Confraternita dei Preraffaelliti ha inizio con tre giovanissimi artisti John Everett Millais, Dante Gabriel Rossetti e William Holman Hunt decisi a ribellarsi contro il soffocante establishment dell’epoca per creare opere più vere e ispirate direttamente alla natura, alla storia, alla religione e alla letteratura. La Confraternita, fondata nel settembre del 1848, aveva l’obiettivo radicale di cambiare la società attraverso l’arte, ispirandosi agli ideali del passato e del primissimo Rinascimento.
I Preraffaelliti hanno dipinto quindi i loro paesaggi en plein air per riprodurre il più fedelmente possibile ogni fiore e ogni stelo d’erba. Le loro donne sono persone in carne e ossa, con una sensualità mai celata e spesso ostentata. I loro colori, presi direttamente dalla natura, hanno un’intensità di gioiello, la luce è quella cristallina e diretta del sole. I loro quadri raccontano una storia, spesso presa da Dante Alighieri o William Shakespeare, dalle novelle medievali o dalla Bibbia e puntano sempre a un forte impatto emotivo. La religiosità, tema spesso presente nei quadri dei Preraffaelliti è espressa con un’intensità che all’epoca spesso sconvolse i critici d’arte vittoriani come Charles Dickens, ma che incontrò invece il favore di John Ruskin, loro sostenitore e mecenate.
image006Nella prima sezione, ‘La Storia’, saranno presenti i lavori ispirati ai drammi di Shakespeare, ad altre opere narrative e a storie medievali. I temi scelti dai Preraffaelliti si basavano sulle loro letture, su ciò che vedevano a teatro e all’opera, ma anche alle composizioni di poeti loro contemporanei come Tennyson o Elizabeth Barrett Browining, o alle rovine medievali di alcuni edifici londinesi. Tra le opere presenti in questa sezione ricordiamoIl disseppellimento della regina Matilda eMariana di John Everett Millais, oltre alla già citata Ofelia, Claudio e Isabella di William Holman Hunt e Lear e Cordelia di Ford Madox Brown.
Nella seconda sezione sono esposte le opere di soggetto religioso che non erano destinate a luoghi sacri ma alla committenza privata o alle mostre. I temi sono quelli biblici, sovente del Nuovo Testamento ma che si rifanno a un cattolicesimo delle origini. Convinti che il pubblico fosse pronto per la loro nuova forma di arte, i Preraffaeliti recuperarono il simbolismo dell’arte cattolica primitiva, venendo addirittura accusati di lanciare oscuri messaggi religiosi. Nessuno di loro però era un cattolico praticante e consideravano la Bibbia un libro che conteneva piuttosto storie letterarie e poetiche che non temi teologici. In questa sezione, tra le altre opere, si potranno ammirare Ecce Ancilla Domini! di Dante Gabriel Rossetti, Gesù lava i piedi di Pietro di Ford Madox Brown e La vigilia del Diluvio di William Bell Scott.
Lo sguardo dei Preraffaelliti si rivolse anche alle questioni sociali del loro tempo.
Nella terza sezione, “La società contemporanea”, si darà quindi conto del loro pensiero politico tradotto in opere che si caratterizzano come una critica alla società industriale e un richiamo al passato in cui l’industria non aveva ancora corrotto l’Inghilterra, anche sulla spinta delle idee del loro mecenate John Ruskin, che sosteneva idee molto radicali in proposito. Nel suo libro “The Nature of Gothic” del 1853, Ruskin affermava che la società medievale e le allora condizioni di vita e di lavoro, erano preferibili alla ‘schiavitù’ moderna.
Le opere di questa sezione spiegano come i Preraffaelliti abbiano cercato di infondere nei loro quadri l’invito al ritorno a un mondo più giusto, propugnando la necessità della salvezza e del reciproco sostegno tra le diverse classi sociali , come nel quadro di William Holman Hunt Risveglio di coscienza o quello di Ford Madox Brown in Prendete Vostro figlio, Signore .
Il modo di dipingere i Paesaggi, tema della quarta sezione, costituisce uno dei caratteri più originali della Confraternita. Avidi lettori dei due volumi di Ruskin sui pittori moderni, in cui il critico difendeva Turner e la pittura di paesaggio, i Preraffaelliti abiurarono la visione panoramica a favore della cura di ogni singolo elemento della composizione. I materiali usati, i luoghi dove sono stati dipinti e il risultato con cui questi paesaggi appaiono allo spettatore, non ha riscontro in tutta l’arte paesaggistica precedente.
Le opere di membri della Confraternita dei Preraffaelliti e dei loro seguaci, tra cui John Brett e William Dyce, dimostrano potentemente l’impatto della loro filosofia sulla pittura di paesaggio durante la seconda metà del XIX secolo. Tra le opere presenti in questa sezione, ricordiamo Maggio a Regent’s Park di Charles Allston Collins, Il fiume Brent a Gendon di Ford Madox Brown e Paesaggio con ragazza accanto a un faggio di George Price Boyce.
A metà del 1850 Rossetti prese a lavorare con l’acquarello creando una serie di composizioni coloratissime e ricche di particolari. Questi lavori sono stati successivamente presi a modello da artisti posteriori anche per le cosiddette arti decorative. In questa sezione, in cui si dà conto dello stile pittorico della Confranternita e degli influssi che esercitò all’interno del movimento, si trovano i lavori di Elizabeth Siddall, musa e poi moglie di Rossetti, che incoraggiata da Ruskin iniziò a dipingere. I suoi lavori, tutti realizzati su piccola scala, indicano una personalità artistica distinta, influenzata, ma non dominata, da Rossetti.
Verso la metà del 1850 un gruppo di giovani artisti, che s’ispirava ai Preraffaelliti e soprattutto dal lavoro di Rossetti, formò una seconda generazione di Preraffaelliti il cui lavoro è andato oltre l’opera dei fondatori cimentandosi con l’interior design, la realizzazione di mobili, tessuti e carte da parati.
Come Millais anche Rossetti era alla ricerca della bellezza, tema di questa sezione, ma un tipo di bellezza che fosse anche nuova e radicale. Nel 1859 Rossetti torna a cimentarsi con la tecnica ad olio, arrivando a comporre opere sorprendenti: le donne ritratte sono sensuali, riccamente descritte e si ispirano ai capolavori di Tiziano e Veronese. Tra le opere inserite in questa sezione, rammentiamo Proserpina e Beata Beatrix di Rossetti e Oriana di Frederick Sandys.
Nella sezione finale, “Il Simbolismo”, si dà conto dell’influsso che l’arte dei Preraffaelliti ebbe sui movimenti artistici successivi. Sia in patria sia altrove, il lascito artistico del movimento derivò soprattutto da Dante Gabriel Rossetti, la cui sublimazione della figura femminile in un contesto drammatico, al di sopra di qualunque messaggio morale o letterario predominante, fece una profonda impressione su Edward Burne-Jones e, attraverso di lui, sul Simbolismo europeo.

Info:
Il catalogo della mostra è edito da 24 ORE Cultura. PRERAFFAELLITI. L’utopia della bellezza. Palazzo Chiablese, Torino | 19 aprile – 13 luglio 2014
Orari: LUN 14.30 – 19.30 | MAR, MER, DOM 9.30 – 19.30 | GIO, VEN, SAB 9.30 – 22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.
Biglietto con audioguida gratuita: intero 13; ridotto 11.
Tel. 011 0881178 – http://www.ticketone.it
http://www.mostrapreraffaelliti.it

Nell’allegato, vedi elenco ed immagini delle opere esposte: Preraffaelliti, elenco opere

VENEZIA. CARLO SARACENI un Veneziano tra Roma e l’Europa.

saraceniVenezia, Gallerie dell’Accademia, fino al 29 giugno 2014.
Mostra promossa da Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica
La prima grande mostra antologica del pittore seicentesco Carlo Saraceni giunge, fino al al 29 giugno, alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, in una rinnovata edizione, in continuità con la recente esposizione romana. Una mostra fortemente voluta dalla Soprintendente al Polo Museale di Venezia, Giovanna Damiani, per far conoscere un artista fino ad ora quasi ignorato nella sua città d’origine.
Si tratta dell’unico artista veneziano del suo tempo che, voltate con decisione le spalle alla cultura artistica tardomanieristica veneziana e presa la strada di Roma, si accosta nei primi del Seicento alla visione artistica profondamente rinnovata in senso naturalistico di Caravaggio, assimilandola in modo graduale e del tutto originale.
CARLO SARACENI un Veneziano tra Roma e l’Europa è la mostra ideata da Rossella Vodret e curata da Maria Giulia Aurigemma, allestita nelle sale delle Gallerie dell’Accademia secondo percorsi e scelte espositive curate da Roberta Battaglia, al fine di sottolineare in particolare i legami del pittore con Venezia, dove nacque nel 1579 e dove poi morì nel 1620.
Il Saraceni, fu uno dei più precoci e importanti interpreti di Caravaggio e contribuì alla diffusione del linguaggio caravaggesco offrendone sempre un’interpretazione molto originale, caratterizzata dal vivido cromatismo intriso di luce della grande tradizione cinquecentesca veneta. Artista di successo colto e raffinato, sviluppò la sua arte principalmente a Roma dove giunse a circa vent’anni e dove era noto come il “Veneziano”. Rientrò nella città lagunare, chiamato dalla Serenissima per compiere un telero per Palazzo Ducale, ma morì solo dopo pochi mesi.
La mostra comprende una sessantina di opere, tra cui non mancano le principali commissionate al pittore da alcune tra le più influenti famiglie romane, come il Riposo dalla Fuga in Egitto dell’Eremo dei camaldolesi, eseguito per la famiglia Aldobrandini che aveva portato al soglio pontificio (dal 1592 al1605) un suo esponente Clemente VIII, e i dipinti eseguiti per alcune delle più importanti congregazioni ecclesiastiche straniere, come quella iberica di Sant’Adriano in Vaccino e quella tedesca di Santa Maria dell’Anima per la quale dipinse due autentici capolavori presenti in mostra.
Il percorso espositivo
“L’esposizione veneziana – scrive Roberta Battaglia – dà modo di seguire l’intero percorso dell’artista, secondo un ordine principalmente cronologico. Prende avvio dalla produzione di piccoli raffinati dipinti su rame, dove la novità maggiore sta nella predominanza data al paesaggio rispetto al racconto mitologico e biblico, frutto della profonda meditazione sui modelli dei pittori nordici specie di Adam Elsheimer. Nella serie mitologica del Museo di Capodimonte si aprono vaste lontananze paesistiche di largo respiro: qui la pittura restituisce al meglio la percezione sensibile dal vero, con particolare attenzione ai fenomeni della luce e dell’ombra e alle gradazioni tonali con cui sono definite le rocce, le masse arboree, i riflessi sull’acqua.
Il Transito della Vergine, dipinto per la chiesa di Santa Maria della Scala in sostituzione della celebre Morte della Vergine di Caravaggio, rifiutata perché giudicata priva di “decoro”, segna probabilmente il primo punto di contatto con il linguaggio caravaggesco. Segue di poco, infatti, la prima testimonianza documentaria del rapporto diretto tra Saraceni e Caravaggio, risalente al novembre del 1606, quando nelle aule di un tribunale Carlo Saraceni e Orazio Borgianni, accusati di essere i mandanti dell’attentato a Giuseppe Baglione, vengono detti “aderenti al Caravaggio”. Le repliche tratte da questa composizione, esposte in mostra, aprono sulle modalità di lavoro del pittore che attraverso di esse diffonde e promuove, quasi sistematicamente, le sue invenzioni e il suo stile sul mercato collezionistico.
Il percorso prosegue, tra fine primo e inizio secondo decennio, con alcune pale di dimensioni più ridotte, eseguite per membri di famiglia aristocratiche di preferenze progressiste, da destinare alla devozione privata oppure a piccole cappelle di cui avevano la titolarità come la Madonna col bambino e Sant’Anna della Galleria Barberini, dove il gusto pittorico in senso caravaggesco si irrobustisce ma dove le sollecitazioni del Merisi sono epurate della loro intrinseca drammaticità, per essere tradotte con un senso di dolce intimità e pacatezza.
E’ questo anche il momento in cui l’artista sviluppa la tematica di santi isolati, irrobustiti da viraggi chiaroscurali più intensi,  campiti su fondali paesistici colti in particolari momenti del giorno così da temporalizzare il racconto e contribuire a trasferirlo nel presente potenziale dello spettatore dandogli anche una coloritura sentimentale: si veda in mostra lo splendido San Rocco della Galleria Doria Pamphilj, dove il pittore mette in scena il fatto evangelico con un tono dolcemente sentimentale .
Il percorso si conclude nella sala che riunisce le grandi pale chiesastiche del secondo decennio dove Saraceni, nell’affrontare le grandi raffigurazioni per gli altari, va progressivamente semplificando l’impaginazione data alle scene, riducendo il numero dei personaggi disposti  intorno ai protagonisti, sottolineando i gesti con lame di luce che sottraggono i corpi alle ombre avvolgenti e profonde .
Straordinarie le due pale per la chiesa della nazione tedesca, Santa Maria dell’Anima, saldate nel corso del 1618: immagini di eccezionale potenza e tensione drammatica, accentuata dai contrasti chiaroscurali e dagli accesi cromatismi, una sorta di testamento spirituale lasciato a Roma prima del rientro a Venezia”.
Il legame con gli artisti veronesi
Una sezione della mostra è dedicata a illustrare il legame di Saraceni con alcuni giovani artisti veronesi, scesi a Roma attorno alla metà del secondo decennio del Seicento, che collaborarono con il pittore in alcune imprese decorative (cappella Ferrari in Santa Maria in Aquiro e Sala Regia al Quirinale). Tra loro: Marcantonio Bassetti con il Paradiso, risalente agli anni romani, ispirato all’analoga composizione giovanile di Saraceni ma tradotta con un fare pittorico molto più corsivo, e il Sant’Antonio che legge, eseguito al tempo del rientro a Verona (intorno al 1620-1621), suggestionato dall’Estasi di San Francesco di Saraceni; Alessandro Turchi detto l’Orbetto, presente con la Resurrezione di Lazzaro, acquistata da Scipione Borghese nel 1617, massima espressione dell’impatto del pittore con la cultura caravaggesca romana, e la Liberazione di San Pietro, della metà degli anni venti, dove i ricordi del naturalismo caravaggesco sono temperati da influenze del classicismo emiliano. Di Antonio Giarola, abitante dal 1617 al 1619 nella casa romana di Saraceni e altresì menzionato nel testamento di quest’ultimo, redatto a Venezia nel 1620, come “Antonio Girola Veronese che mi serve”, di cui si espone il Miracolo della mula. Infine è presente anche Pietro Bernardi con la pala Sacra Famiglia con S.Gioacchino e S.Elisabetta, che testimonia la precoce apertura della cultura veronese alla poetica caravaggesca intorno alla metà del secondo decennio.
Arricchiscono la mostra veneziana
In particolare, sono da segnalare alcune opere che arricchiscono la mostra veneziana come il disegno raffigurante Andromeda del Cavalier d’Arpino, conservato nel Gabinetto disegni e stampe delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, e posto a confronto con il piccolo dipinto giovanile di Saraceni di analogo soggetto, di chiara matrice arpinesca; lo splendido San Rocco della Galleria Doria Pamphilj accostato al San Girolamo di Jacopo Bassano, delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, per evidenziarne la componente veneta, e più specificatamente bassanesca, sempre indicata dalla critica; il dipinto della Maddalena penitente della Pinacoteca Civica di Vicenza, da accostare alle altre due versioni dello stesso soggetto, già presenti nella mostra romana.
La morte dell’artista
Come testimoniano alcune fonti letterarie, l’artista rientrò in laguna chiamato dalla Serenissima per compiere un telero con Il Doge Dandolo incita le crociate per la Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, destinato a sostituire un dipinto tintorettesco di soggetto analogo che si era danneggiato. Il telero fu ideato e forse impostato dal pittore veneziano, ma venne compiuto e firmato, dopo la sua morte, dal francese Jean Le Clerc, suo allievo negli ultimi anni romani e trasferitosi con lui a Venezia.
In mostra si trova esposto il testamento dell’artista, redatto in casa Contarini dove morì, conservato nell’Archivio di Stato di Venezia. E’ presente inoltre il volumetto commemorativo Dogliose lacrime della Biblioteca Marciana, scritto dal religioso Maurizio Moro in morte del pittore e dedicato a Giorgio Contarini, mecenate di Saraceni.
Il ciclo di conferenze
Lungo il periodo di apertura della mostra, è previsto un ciclo di conferenze, organizzato e curato da Roberta Battaglia, che saranno volte ad approfondire alcuni aspetti dell’opera di Saraceni in rapporto con la cultura a lui contemporanea con l’apporto di studiosi specialisti dell’argomento a livello internazionale.
Catalogo e guida
Il catalogo generale della mostra veneziana resta quello curato da Maria Giulia Aurigemma e pubblicato da De Luca Editori d’Arte; mentre per l’occasione dell’edizione veneziana viene stampata una breve guida, sempre da De Luca, curata da Roberta Battaglia

Info:
Venezia, Gallerie dell’Accademia, Campo della Carità, Dorsoduro 1050, fino al 29 giugno 2014
Orari: Lunedì: 8.15 – 14.00 (ultimo ingresso ore 13.15); Martedì > Domenica: 8.15 – 19.15 (ultimo ingresso ore 18.30)
tel. (39) 041 5200345
http://www.gallerieaccademia.org   – info@gallerieaccademia.org
Biglietti: Il biglietto comprende l’ingresso alla Mostra Carlo Saraceni, alle Gallerie dell’Accademia e a Palazzo Grimani, Santa Maria Formosa
Biglietto intero: € 15,00 – Ingresso ridotto: € 12,00 cittadini UE di età compresa tra 12 e 25 anni; insegnanti Ingresso ridotto speciale: € 6,00 cittadini UE al di sopra 65, giornalisti; studenti e docenti universitari U.E. delle facoltà di architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione, iscritti ai corsi di laurea in lettere o materie letterarie con indirizzo archeologico, storico-artistico delle facoltà di lettere e filosofia, iscritti alle Accademie delle Belle Arti.
Ingresso gratuito: cittadini UE al di sotto dei 12 anni; dipendenti del Ministero Beni e Attività Culturali; membri ICOM (International Council of Museums); diversamente abili U.E. accompagnati da un familiare o da un assistente socio-sanitario; giornalisti per i primi 10 giorni di apertura guide turistiche e interpreti con patentino nell’esercizio della propria attività.
Costo della prenotazione: prenotazione singoli: € 1,50 a persona / prenotazione scuole: € 7,00 (da 11 a 30 persone).

PORDENONE. Angiolo D’Andrea. La riscoperta di un Maestro tra Simbolismo e Novecento.

Angiolo_054Apre il 10 aprile la mostra “Angiolo D’Andrea. La riscoperta di un Maestro tra Simbolismo e Novecento”, grande evento espositivo ospitato dal 10 aprile al 21 settembre 2014 a Pordenone, nella Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato”.
05-paesaggio_madre_figliaOccasione per scoprire l’opera eclettica di Angiolo D’Andrea, artista attivo nei premi decenni del XX secolo tra Simbolismo e Novecento, originario di un piccolo paese in provincia di Pordenone.
La mostra, promossa dalla Fondazione Bracco in collaborazione con il Comune di Pordenone, conta oltre 120 lavori dell’artista, tra cui, rispetto alla prima esposizione milanese del 2012, circa 12 nuove opere.

08 - cristalli e fioriInfo:
Galleria dìArte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato”, viale Dante 33 – Pordenone
orari: da martedì a sabato, ore 15,30 – 19,30; domenica, ore 10-13 e 15,30 – 19,30
Url: http://www.fondazionebracco.com