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MODENA: EGOmania – appena ho capito d’aver capito …

Prodotta dalla Galleria Civica e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, la mostra propone una lettura trasversale sul tema dell’io – soggetto, oggetto, rifugio, trappola, inizio e fine, mania e tragedia, vita e morte – da parte di quindici artisti internazionali, chiamati a sperimentare e sperimentarsi direttamente in sede di mostra: Marc Camille Chaimowicz, Roberto Cuoghi, Hanne Darboven, Katharina Fritsch, Tim Hawkinson, Mike Kelley, Dongwook Lee, Rory Macbeth, Bjørn Melhus, Liliana Moro, Naneun, Anneè Olofsson, Marc Quinn, Ugo Rondinone, Markus Schinwald.

Marc Camille Chaimowicz ripropone un allestimento presentato a Londra negli anni Settanta in cui la persona si espande e si deposita in un poema epico fatto di gesti e oggetti quotidiani; lo sfondo è argenteo e ricrea un mondo diverso in cui tutto assume una valenza ipersensibile ma anche distaccata dalla realtà.

Roberto Cuoghi, artista che lavora su di sé al punto di cambiarsi in suo padre ingrassando e imbiancandosi i capelli, presenta circa 50 disegni della serie Il Coccodeista e ripete anche in questa occasione il desiderio di offrire di sé una immagine alterata. E’ una piccola prima personale che la Galleria Civica di Modena dedica all’ormai affermato artista modenese.

Hanne Darboven, protagonista dell’arte concettuale degli anni Settanta, esclude ogni emotività grazie a un eccesso di razionalità. Calcolo, descrizione, catalogazione, sono tutti ansiolitici potenti che la conducono a rassicurare il suo io. I dieci disegni esposti, contengono il loro codice che può essere decifrato; ma la sua logica ha un senso solo se riportata ai processi mentali dell’artista, del tutto gratuiti e connotati dal piacere di ruminare.

Katharina Fritsch presenta una delle sue opere più famose, Kerzenstander (1985): una svastica ottenuta con quattro strutture costituite ciascuna con due ordini di dieci candelabri, che ci restituiscono l’immagine di una croce uncinata ottenuta con delle candele. L’artista inserisce l’elemento luttuoso come memento, come a dire: ecco quali catastrofi può comportare un eccesso di fiducia in sé stessi e la conseguente perdita di contatto con la realtà.

Tim Hawkinson presenta un autoritratto parziale per descrivere la dilatazione della persona e il suo lato grottesco. E’ l’autoritratto di chi è stanco di sé stesso, di un isolamento dorato e noioso: l’artista ci parla dunque dei limiti della propria individualità e cerca di ironizzare sull’egomania di tutti i ritrattisti di ieri, oggi e domani.

Mike Kelley riflette sul collezionismo come forma di espansione ma anche annullamento di sè, proponendo quattro video legati fra loro che rappresentano le sue stesse collezioni, feticci divenuti opera nel momento in cui sono state acquistate da un altro collezionista/feticista.

Dongwook Lee presenta microsculture di soggetti umani dai corpi abbozzati assieme a residui organici di frutta essiccata che sembrano dire ‘Sei polvere e polvere tornerai’, espressioni di un senso di disorientamento ma anche di un sè che può essere costruttivo e fiducioso.

Per Dongwook Lee come per Naneun, l’altro artista coreano in mostra, presente con un’ottantina di disegni, vale la considerazione che ovunque arrivi una concezione occidentale dell’io, arriva anche un’idea diversa e più forte rispetto alla cultura tradizionale.

Rory Macbeth profeta ed interprete dell’opposizione tra uomo e natura, da un lato, e dall’altro della loro compenetrazione, nell’installazione The Wood for the Trees prende alberi, sassi e altri elementi del mondo naturale e li plasma, per offrirne una visione semplificata e cesellata dall’uomo che così ne diventa il demiurgo.

Bjørn Melhus è l’unico, fra i quindici artisti presenti in mostra, che si camuffa e che presenta il suo stesso volto. Nel video Auto Center Drive compie una reale esplorazione della personalità mettendo in scena una galleria di identità che sono tutte interpretate dalla sua abilità camaleontica.

Liliana Moro presenta cinque cani fusi in metallo che si aggrediscono l’un l’altro. Sembrano cinque diversi animali, simili ma distinti. In realtà il cane è sempre lo stesso, come fosse clonato, metafora dell’atteggiamento aggressivo che alcuni di noi hanno verso sé stessi quando tendiamo ad essere talmente autocritici da essere autodistruttivi.

Anneè Olofsson lavora con le carte da parati, elemento decorativo-ossessivo, come ossessioni possono diventare gli oggetti che scegliamo per la nostra casa: più la rendiamo come le volevamo, più si trasforma in rifugio ma anche in prigione, luogo nel quale tendiamo a chiuderci, cercando gli aspetti più familiari e rassicuranti.

Marc Quinn presenta due enormi conigli di bronzo smembrati e fatti a pezzi, posizionati all’ingresso della mostra: quello che resta delle fiere che anticamente stavano a guardia dell’accesso alla casa. La bestia si è trasformata da leone in coniglio, ed è divenuta da fiero animale una povera bestia. In mostra anche un’immagine di fiore congelato che ci parla dell’antico mito di Narciso, innamorato di sé stesso, che rimirandosi affoga. Il fiore congelato riproduce il momento in cui non è morto, ma non è più nemmeno vivo, come se non volesse affrontare il passaggio dalla bellezza al decadimento: un’ossessione per la propria apparenza che nel mondo reale possiamo vedere quotidianamente.

Ugo Rondinone espone due grandi cerchi con onde concentriche che rappresentano valori diversi per ogni circonferenza, forme circolari che sono metafore di un centro su di sé che tende verso l’infinita espansione.

Il lavoro di Markus Schinwald è composto da due tende ingigantite, di un intenso rosso cardinalizio, con impresse scene tratte dall’Inferno di Dante in una, e immagini pastorali nell’altra. Parte dell’arredo di ogni casa, retaggio iconografico di incisioni e dipinti, in questa occasione la tenda diventa sipario che svela e che oscura due universi opposti della stessa personalità.

Info:
fino al 2 maggio 2006, da martedì a venerdì 10,30-13,00; 15,00-18,00, sabato, domenica e festivi 10,30-18,00 chiuso il lunedì; ingresso gratuito
Galleria Civica, Palazzo Santa Margherita e Palazzina dei Giardini, Corso Canalgrande, Modena
Tel. +39 059 203 2911-2919-2940

Link: http://www.comune.modena.it/galleria

Email: galcivmo@comune.modena.it

Fonte:Exibart on line

FIRENZE: Giambologna gli dei gli eroi – Genesi e fortuna di uno stile europeo nella scultura.

Dal 2 marzo al 15 giugno 2006

E’la prima mostra che l’Italia dedica al Giambologna, il più celebrato tra gli scultori che vissero in Italia dopo Michelangelo e prima di Bernini, la cui ultima rassegna monografica fu tenuta a Vienna e Londra nel 1978.

Le opere autografe dell’artista – oggi divise tra i musei di tutto il mondo – saranno esposte pressochè al completo, in una selezione che ha privilegiato l’altissima qualità dei pezzi in mostra.

Info:
Museo Nazionale del Bargello – via del Proconsolo,4 – Firenze

Link: http://www.giambologna2006.it

Fonte:Exibart on line

ROVIGO: Le meraviglie della pittura tra Venezia e Ferrara. Da Bellini a Dosso a Tiepolo.

Oltre 150 opere tra l’influenza (e gli artisti) della Serenissima Repubblica e quelli del contiguo Ducato Estense, dal XV al XVIII secolo. Fino al 4 giugno 2006.

Autori: Giovanni Bellini, Pietro Bellotti, Garofalo Crespi, Giuseppe Maria Crespi, Girolamo da Carpi, Pietro della Vecchia, Battista Dossi, Dosso, Girolamo Forabosco, Palma il Giovane, Palma il Vecchio, Alessandro Longhi, Sebastiano Mazzoni, Giuseppe Nogari, Giambattista Piazzetta, Giambattista Pittoni, N. Rondinelli, Scarsellino, Giambattista Tiepolo, Pasqualino Veneto.

C’è da scommettere che pochi pensano a Rovigo come ad una città d’arte, anzi ad una vera e propria capitale dell’arte italiana. Sarà quindi una straordinaria scoperta poter ammirare, raccolte in una grande mostra, le autentiche “Meraviglie della pittura tra Venezia e Ferrara” che il capoluogo de Polesine conserva nelle proprie raccolte pubbliche e private.

L’articolo completo si trova alla pagina:
Da Bellini a Dosso e Tiepolo.

Info:
Rovigo – PALAZZO ROVERELLA – Piazza Vittorio Emanuele II (45100)
orario: feriali e festivi 9-19; sabato 9-23
biglietti: intero 9 €; ridotto 7 € (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate); gratuito (bambini fino ai 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, militari in divisa). Gruppi (almeno 20 persone) 7 € (gratuito per l’accompagnatore); gruppi scolastici 5 € (gratuito per 2 accompagnatori). Visite guidate per gruppi (massimo 25 persone): adulti 70 € – scuole 55 €
L’ingresso alla Chiesa di San Francesco e alla Rotonda è gratuito,
telefono evento: +39 042521530email: web:

Link: http://www.anonimatalentisrl.it

Email: cedi@turismocultura.it

Fonte:Exibart on line

PALERMO: Lino Minneci e le sue opere al Palazzo Reale – Il mito il mare la scienza.

Un’evocazione di forme, leggende e natura sospese tra visibile e invisibile.

Sabato 25 febbraio 2006, nello splendido scenario di Palazzo Reale a Palermo, Sala Duca di Montalto, si inaugura la mostra di arte contemporanea “Lino Minneci. Il Mito, il Mare, la Scienza”, aperta al pubblico dal 26 febbraio al 25 marzo 2006.

La mostra, curata dai critici Paolo Levi e Daniela Brignone, prevede un allestimento di n.55 sculture realizzate dal grande artista siciliano manualmente, con il tondino di ferro.

Un’articolazione in 3 sezioni, Il Mito, il Mare, La Scienza, cicli a cui si riconducono la maggior parte della produzione dell’artista, connota l’importante appuntamento espositivo in un excursus articolato che ci porta a scoprire un autore di eccellente valore, noto ad un vasto pubblico a livello europeo.

I tre cicli rappresentano l’evoluzione del suo linguaggio intorno ad un’unica maniera di raccontarsi in modo essenziale. Un’essenzialità che lo porta a penetrare la vita interiore delle cose e a disperdersi nelle profondità dell’universo inesplorato. Ognuno di questi cicli racconta vicende della sua vita, esperienze formative che lo hanno portato a intravedere la vera essenza delle cose e della natura, a interpretare i fenomeni e i loro mutamenti.

Il Mito è il racconto delle vicende di dei e ninfe, di eroi e giganti, storie e passioni di popoli e personaggi che hanno intrecciato i propri destini straordinari con quelli del popolo siciliano.
Minneci attinge variamente all’universo mitologico, rivisitando vicende e personaggi in modo del tutto personale. Gli archetipi dell’inconscio prendono vita in costruzioni filiformi che restituiscono metamorfosi, congiunzioni, suggestioni con forza espressiva e leggerezza. E per un artista come Minneci, nato nella prima colonia ellenica fondata in Sicilia, il repertorio dei miti non può essere che quello dell’antica Grecia il cui significativo omaggio è leggibile in Aretusa e Alfeo (2001).

La passione per Il Mare, che anima tanta parte della produzione artistica di Lino Minneci, trova le sue radici più profonde nella stessa biografia dello scultore. L’esperienza di “uomo di mare”, vissuta in gioventù, frequentando l’Accademia navale di Livorno, viene recuperata con forza e intensità già a partire dalle sue prime creazioni.
Le navi e le vele che sfidano l’imprevedibilità degli elementi o che si fondono gioiosamente col mare che le accoglie, sono tra i temi privilegiati della poetica di Minneci. La capacità di dare corpo all’aria – che è riconosciuta come una delle peculiarità più attraenti della sua arte – viene esaltata laddove i vascelli filiformi presuppongono e rivelano l’interazione tra il vento e il mare.

La Scienza riconduce all’altra grande passione dell’artista: l’esplorazione dell’universo, l’elaborazione di teorie scientifiche, spesso poste in alternativa a quelle degli scienziati, un’esaltazione dell’ingegno e delle capacità umane.
L’esperienza maturata durante il corso di laurea in Fisica Nucleare emerge anche nella scelta delle tematiche di molte sue creazioni in cui le conquiste, le possibilità, i dibattiti della scienza più recente si trasformano in rigorose suggestioni.

L’artista Lino Minneci nasce a Siracusa nel 1929. Laureatosi in Fisica Nucleare nel 1953, ha operato come dirigente d’azienda. Nel corso degli anni ha iniziato a sviluppare la capacità di lavorare il ferro a freddo manualmente, creando una quantità di opere astratte, un’elaborazione che non ha niente a che vedere con la classicità ma che da essa trae spunto, rendendosi artefice di una tecnica assolutamente innovativa mediante l’utilizzo di un materiale povero; tecnica questa che ha riscosso i consensi dei maggiori critici a livello europeo che si sono accostati alla sua opera. Dal 2000 Minneci partecipa ininterrottamente a mostre e rassegne internazionali. Tra le esposizioni più prestigiose si annoverano quelle del Museo del Louvre a Parigi, al Castello Estense a Ferrara, a Palazzo Barberini a Roma, all’Expo Internazionale a Bruxelles, alla Dresdner Bank a Stoccarda, alla Fortezza Caterina Sforza a Forlì.

La mostra è promossa dalla Presidenza della Regione Sicilia e dall’Assemblea Regionale Siciliana, con il contributo del Comune di Palermo e il sostegno del Lions Club Palermo Host. Sponsor della mostra è l’Azienda vinicola Fatascià.

Il catalogo, a cura di Paolo Levi e Daniela Brignone, è edito da Associazione Le Gemme Editore. L’organizzazione generale è curata dalla Società Nike di Palermo, specializzata nell’ideazione e organizzazione di eventi culturali e nella valorizzazione del territorio e di strutture museali.

Info:
Roberta Rini – 347/5066966 – 091/514540

Email: nike.act@libero.it

BIELLA: Arte e Architettura nel nuovo spazio culturale di Palazzo Boglietti.

Palazzo Boglietti: 1500 mq dedicati alla cultura, alla multimedialità e alla riqualificazione turistica di Biella. Il nuovo spazio sorge all’incrocio tra via Fratelli Rosselli e viale Maccallè, nell’area sud-ovest della città, e ospiterà iniziative culturali, esposizioni artistiche, concerti, serate a tema, congressi. L’edificio è attrezzato con un bar caffetteria, un internet café e un bookshop. Accanto al Palazzo si collocano un ristorante e un ampio parcheggio. Il progetto prevede prossimamente anche l’allestimento di un ulteriore spazio espositivo e di un ufficio informazioni al servizio dei turisti in visita nel territorio biellese.

“Arte e Architettura”, evento di inaugurazione di Palazzo Boglietti, offre ai visitatori l’opportunità di ammirare opere di artisti moderni e contemporanei. In esterno e all’interno sono collocate le sculture di Riccardo Corsero, a colloquio con i volumi dell’edificio. “Materia prima” delle istallazioni di Daniele Lorenzo Fumagalli è la luce, che tanta importanza riveste nell’estetica di questo spazio polifunzionale. Le opere del pittore Imer Guala accompagnano il visitatore in una sorta di ascesa dal mezzanino al secondo piano, coniugando idealmente i livelli della struttura. La montagna, che circonda Biella e domina il Piemonte, visibile dal terrazzo belvedere del Palazzo, è protagonista indiscussa degli scatti di Gianfranco Bini, fotografo della montagna per eccellenza. E a lei sono dedicate anche delle opere dei pittori ottocenteschi e novecenteschi della Collezione Delleani e Maggi. Le opere rimarranno esposte fino al 12 marzo, nei seguenti orari: 10,00 – 19,00.

Società costruttrice del Palazzo è la Lasimon s.a.s di Giovanni Boglietti, che si è avvalsa dell’ausilio di validi collaboratori. L’edificio, episodio architettonico insolito nel panorama edilizio della cittadina piemontese, rappresenta per il committente Giovanni Boglietti la materializzazione di un sogno. ‘Comunicare idee e conoscenza – sostiene l’imprenditore – contraddistingue quest’area espositiva come uno spazio vivo e aperto: vivo in quanto capace di promuovere la cultura, di restituire all’arte contemporanea il carattere di comunicabilità facendola uscire dall’elitarietà e collocandosi nel territorio come uno strumento che contribuisce al miglioramento della qualità della vita; aperto a una frequentazione quotidiana che deve passare attraverso una programmazione di eventi culturali che spazino dal teatro alla musica, dalla letteratura alla lirica, dal cinema d’autore alla fotografia che interessino tutte le forme di espressione artistica dell’uomo. Ci proponiamo perciò di introdurre e diffondere nel comune sentire il concetto che i servizi culturali siano un investimento in cui tutti, istituzioni pubbliche e aziende private, si devono impegnare’.

Lo scopo dell’Associazione Obiettivo Domani, preposta alla gestione del Palazzo, è dunque quello di tradurre questa ingegnosa struttura in laboratorio della cultura, spazio aperto alla creatività. In realtà, il progetto dell’Architetto Alberto Rizzi, messo in opera e curato nei minimi dettagli da artigiani e maestranze locali, è esso stesso, oltre che un contenitore polifunzionale, un evento culturale. Ma forse sarebbe meglio definirlo un “avvenimento della fantasia” che finalmente si fa strada nella periferia, a restituirle la dignità di un centro, un sogno che non teme di coniugare l’immaginazione all’acciaio e al cemento armato, anche grazie ai precisissimi calcoli dell’Ingegner Orio Delpiano.
Ciò che colpisce di questo organismo singolare è l’incredibile commistione tra robustezza e tensione verso l’alto. La base, in pietra verde delle Alpi, è ancorata al suolo e fa pensare a un masso erratico che abbia finalmente trovato sede, ma il volume dinamico della torre si proietta verso il cielo. Palazzo Boglietti è un’invenzione che sintetizza gli elementi della natura, terra, acqua, aria e luce, e le sue forme: il tronco di una quercia e i miceti che vi si innestano. Ma parimenti li coniuga alle forme dell’ingegno umano: la piramide rovesciata, la torre, assimilata ora al cassero di una nave ora a un diapason, a un’antenna, sensibile strumento che riceve gli stimoli e a sua volta li ritrasmette, ora al fuso che tanta parte ebbe nell’attività di filatura del Biellese.

Palazzo Boglietti invita il pubblico a esplorare i propri spazi e la metamorfosi che Biella sta vivendo. E le opere esposte per l’inaugurazione consegnano ai visitatori le chiavi per interpretare la rinnovata identità della città, percorrendone il retaggio e cogliendone gli slanci verso il nuovo.

Info:
tel. 3356981580

Link: http://www.palazzoboglietti.org

Email: info@palazzoboglietti.it