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ROVIGO: Le meraviglie della pittura tra Venezia e Ferrara. Da Bellini a Dosso a Tiepolo.

Oltre 150 opere tra l’influenza (e gli artisti) della Serenissima Repubblica e quelli del contiguo Ducato Estense, dal XV al XVIII secolo. Fino al 4 giugno 2006.

Autori: Giovanni Bellini, Pietro Bellotti, Garofalo Crespi, Giuseppe Maria Crespi, Girolamo da Carpi, Pietro della Vecchia, Battista Dossi, Dosso, Girolamo Forabosco, Palma il Giovane, Palma il Vecchio, Alessandro Longhi, Sebastiano Mazzoni, Giuseppe Nogari, Giambattista Piazzetta, Giambattista Pittoni, N. Rondinelli, Scarsellino, Giambattista Tiepolo, Pasqualino Veneto.

C’è da scommettere che pochi pensano a Rovigo come ad una città d’arte, anzi ad una vera e propria capitale dell’arte italiana. Sarà quindi una straordinaria scoperta poter ammirare, raccolte in una grande mostra, le autentiche “Meraviglie della pittura tra Venezia e Ferrara” che il capoluogo de Polesine conserva nelle proprie raccolte pubbliche e private.

L’articolo completo si trova alla pagina:
Da Bellini a Dosso e Tiepolo.

Info:
Rovigo – PALAZZO ROVERELLA – Piazza Vittorio Emanuele II (45100)
orario: feriali e festivi 9-19; sabato 9-23
biglietti: intero 9 €; ridotto 7 € (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate); gratuito (bambini fino ai 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, militari in divisa). Gruppi (almeno 20 persone) 7 € (gratuito per l’accompagnatore); gruppi scolastici 5 € (gratuito per 2 accompagnatori). Visite guidate per gruppi (massimo 25 persone): adulti 70 € – scuole 55 €
L’ingresso alla Chiesa di San Francesco e alla Rotonda è gratuito,
telefono evento: +39 042521530email: web:

Link: http://www.anonimatalentisrl.it

Email: cedi@turismocultura.it

Fonte:Exibart on line

PALERMO: Lino Minneci e le sue opere al Palazzo Reale – Il mito il mare la scienza.

Un’evocazione di forme, leggende e natura sospese tra visibile e invisibile.

Sabato 25 febbraio 2006, nello splendido scenario di Palazzo Reale a Palermo, Sala Duca di Montalto, si inaugura la mostra di arte contemporanea “Lino Minneci. Il Mito, il Mare, la Scienza”, aperta al pubblico dal 26 febbraio al 25 marzo 2006.

La mostra, curata dai critici Paolo Levi e Daniela Brignone, prevede un allestimento di n.55 sculture realizzate dal grande artista siciliano manualmente, con il tondino di ferro.

Un’articolazione in 3 sezioni, Il Mito, il Mare, La Scienza, cicli a cui si riconducono la maggior parte della produzione dell’artista, connota l’importante appuntamento espositivo in un excursus articolato che ci porta a scoprire un autore di eccellente valore, noto ad un vasto pubblico a livello europeo.

I tre cicli rappresentano l’evoluzione del suo linguaggio intorno ad un’unica maniera di raccontarsi in modo essenziale. Un’essenzialità che lo porta a penetrare la vita interiore delle cose e a disperdersi nelle profondità dell’universo inesplorato. Ognuno di questi cicli racconta vicende della sua vita, esperienze formative che lo hanno portato a intravedere la vera essenza delle cose e della natura, a interpretare i fenomeni e i loro mutamenti.

Il Mito è il racconto delle vicende di dei e ninfe, di eroi e giganti, storie e passioni di popoli e personaggi che hanno intrecciato i propri destini straordinari con quelli del popolo siciliano.
Minneci attinge variamente all’universo mitologico, rivisitando vicende e personaggi in modo del tutto personale. Gli archetipi dell’inconscio prendono vita in costruzioni filiformi che restituiscono metamorfosi, congiunzioni, suggestioni con forza espressiva e leggerezza. E per un artista come Minneci, nato nella prima colonia ellenica fondata in Sicilia, il repertorio dei miti non può essere che quello dell’antica Grecia il cui significativo omaggio è leggibile in Aretusa e Alfeo (2001).

La passione per Il Mare, che anima tanta parte della produzione artistica di Lino Minneci, trova le sue radici più profonde nella stessa biografia dello scultore. L’esperienza di “uomo di mare”, vissuta in gioventù, frequentando l’Accademia navale di Livorno, viene recuperata con forza e intensità già a partire dalle sue prime creazioni.
Le navi e le vele che sfidano l’imprevedibilità degli elementi o che si fondono gioiosamente col mare che le accoglie, sono tra i temi privilegiati della poetica di Minneci. La capacità di dare corpo all’aria – che è riconosciuta come una delle peculiarità più attraenti della sua arte – viene esaltata laddove i vascelli filiformi presuppongono e rivelano l’interazione tra il vento e il mare.

La Scienza riconduce all’altra grande passione dell’artista: l’esplorazione dell’universo, l’elaborazione di teorie scientifiche, spesso poste in alternativa a quelle degli scienziati, un’esaltazione dell’ingegno e delle capacità umane.
L’esperienza maturata durante il corso di laurea in Fisica Nucleare emerge anche nella scelta delle tematiche di molte sue creazioni in cui le conquiste, le possibilità, i dibattiti della scienza più recente si trasformano in rigorose suggestioni.

L’artista Lino Minneci nasce a Siracusa nel 1929. Laureatosi in Fisica Nucleare nel 1953, ha operato come dirigente d’azienda. Nel corso degli anni ha iniziato a sviluppare la capacità di lavorare il ferro a freddo manualmente, creando una quantità di opere astratte, un’elaborazione che non ha niente a che vedere con la classicità ma che da essa trae spunto, rendendosi artefice di una tecnica assolutamente innovativa mediante l’utilizzo di un materiale povero; tecnica questa che ha riscosso i consensi dei maggiori critici a livello europeo che si sono accostati alla sua opera. Dal 2000 Minneci partecipa ininterrottamente a mostre e rassegne internazionali. Tra le esposizioni più prestigiose si annoverano quelle del Museo del Louvre a Parigi, al Castello Estense a Ferrara, a Palazzo Barberini a Roma, all’Expo Internazionale a Bruxelles, alla Dresdner Bank a Stoccarda, alla Fortezza Caterina Sforza a Forlì.

La mostra è promossa dalla Presidenza della Regione Sicilia e dall’Assemblea Regionale Siciliana, con il contributo del Comune di Palermo e il sostegno del Lions Club Palermo Host. Sponsor della mostra è l’Azienda vinicola Fatascià.

Il catalogo, a cura di Paolo Levi e Daniela Brignone, è edito da Associazione Le Gemme Editore. L’organizzazione generale è curata dalla Società Nike di Palermo, specializzata nell’ideazione e organizzazione di eventi culturali e nella valorizzazione del territorio e di strutture museali.

Info:
Roberta Rini – 347/5066966 – 091/514540

Email: nike.act@libero.it

BIELLA: Arte e Architettura nel nuovo spazio culturale di Palazzo Boglietti.

Palazzo Boglietti: 1500 mq dedicati alla cultura, alla multimedialità e alla riqualificazione turistica di Biella. Il nuovo spazio sorge all’incrocio tra via Fratelli Rosselli e viale Maccallè, nell’area sud-ovest della città, e ospiterà iniziative culturali, esposizioni artistiche, concerti, serate a tema, congressi. L’edificio è attrezzato con un bar caffetteria, un internet café e un bookshop. Accanto al Palazzo si collocano un ristorante e un ampio parcheggio. Il progetto prevede prossimamente anche l’allestimento di un ulteriore spazio espositivo e di un ufficio informazioni al servizio dei turisti in visita nel territorio biellese.

Arte e Architettura”, evento di inaugurazione di Palazzo Boglietti, offre ai visitatori l’opportunità di ammirare opere di artisti moderni e contemporanei. In esterno e all’interno sono collocate le sculture di Riccardo Corsero, a colloquio con i volumi dell’edificio. “Materia prima” delle istallazioni di Daniele Lorenzo Fumagalli è la luce, che tanta importanza riveste nell’estetica di questo spazio polifunzionale. Le opere del pittore Imer Guala accompagnano il visitatore in una sorta di ascesa dal mezzanino al secondo piano, coniugando idealmente i livelli della struttura. La montagna, che circonda Biella e domina il Piemonte, visibile dal terrazzo belvedere del Palazzo, è protagonista indiscussa degli scatti di Gianfranco Bini, fotografo della montagna per eccellenza. E a lei sono dedicate anche delle opere dei pittori ottocenteschi e novecenteschi della Collezione Delleani e Maggi. Le opere rimarranno esposte fino al 12 marzo, nei seguenti orari: 10,00 – 19,00.

Società costruttrice del Palazzo è la Lasimon s.a.s di Giovanni Boglietti, che si è avvalsa dell’ausilio di validi collaboratori. L’edificio, episodio architettonico insolito nel panorama edilizio della cittadina piemontese, rappresenta per il committente Giovanni Boglietti la materializzazione di un sogno. ‘Comunicare idee e conoscenza – sostiene l’imprenditore – contraddistingue quest’area espositiva come uno spazio vivo e aperto: vivo in quanto capace di promuovere la cultura, di restituire all’arte contemporanea il carattere di comunicabilità facendola uscire dall’elitarietà e collocandosi nel territorio come uno strumento che contribuisce al miglioramento della qualità della vita; aperto a una frequentazione quotidiana che deve passare attraverso una programmazione di eventi culturali che spazino dal teatro alla musica, dalla letteratura alla lirica, dal cinema d’autore alla fotografia che interessino tutte le forme di espressione artistica dell’uomo. Ci proponiamo perciò di introdurre e diffondere nel comune sentire il concetto che i servizi culturali siano un investimento in cui tutti, istituzioni pubbliche e aziende private, si devono impegnare’.

Lo scopo dell’Associazione Obiettivo Domani, preposta alla gestione del Palazzo, è dunque quello di tradurre questa ingegnosa struttura in laboratorio della cultura, spazio aperto alla creatività. In realtà, il progetto dell’Architetto Alberto Rizzi, messo in opera e curato nei minimi dettagli da artigiani e maestranze locali, è esso stesso, oltre che un contenitore polifunzionale, un evento culturale. Ma forse sarebbe meglio definirlo un “avvenimento della fantasia” che finalmente si fa strada nella periferia, a restituirle la dignità di un centro, un sogno che non teme di coniugare l’immaginazione all’acciaio e al cemento armato, anche grazie ai precisissimi calcoli dell’Ingegner Orio Delpiano.
Ciò che colpisce di questo organismo singolare è l’incredibile commistione tra robustezza e tensione verso l’alto. La base, in pietra verde delle Alpi, è ancorata al suolo e fa pensare a un masso erratico che abbia finalmente trovato sede, ma il volume dinamico della torre si proietta verso il cielo. Palazzo Boglietti è un’invenzione che sintetizza gli elementi della natura, terra, acqua, aria e luce, e le sue forme: il tronco di una quercia e i miceti che vi si innestano. Ma parimenti li coniuga alle forme dell’ingegno umano: la piramide rovesciata, la torre, assimilata ora al cassero di una nave ora a un diapason, a un’antenna, sensibile strumento che riceve gli stimoli e a sua volta li ritrasmette, ora al fuso che tanta parte ebbe nell’attività di filatura del Biellese.

Palazzo Boglietti invita il pubblico a esplorare i propri spazi e la metamorfosi che Biella sta vivendo. E le opere esposte per l’inaugurazione consegnano ai visitatori le chiavi per interpretare la rinnovata identità della città, percorrendone il retaggio e cogliendone gli slanci verso il nuovo.

Info:
tel. 3356981580

Link: http://www.palazzoboglietti.org

Email: info@palazzoboglietti.it

TORINO: Michelangelo e Leonardo – Capolavori alla Biblioteca Reale.

Prestigiosi e preziosi fogli di grafica e una suggestiva statua lignea costituiscono il “corpus” della rassegna “Leonardo da Vinci. Capolavori in mostra / Michelangelo Buonarroti. Il Cristo Crocifisso” allestita nella Sala Leonardo della Biblioteca Reale, in piazza Castello 191. Aperta sino al 19 marzo (orario: 9-15, tel. 800 329329), questa esposizione offre l’opportunità di ammirare una raccolta di opere di assoluto valore, di cogliere il fascino di una linea che fissa un volto o delinea una scultura d’Arte Sacra.

Per questo appuntamento, viene proposta la collezione di disegni leonardeschi della Biblioteca Reale, affiancata e messa a confronto, per la prima volta, con i prestiti provenienti dal Metropolitan Museum di New York, il Musée des Lettres et Manuscrits di Parigi, le Gallerie dell’Accademia di Venezia e il Gabinetto dei Disegni della Galleria degli Uffizi di Firenze.

Nato ad Anchiano, presso Vinci, nel 1452, e morto nel 1519 a Cloux, vicino ad Amboise nella Loira, Leonardo a vent’anni entrò a far parte della Compagnia dei Pittori di Firenze e, nel 1507, venne nominato “pittore e in geniere” alla corte di Luigi XII di Francia.

L’autore della “Gioconda” e dell’”Ultima cena” esprime, attraverso gli studi preparatori, gli schizzi e la forza del segno “fluente, di leggera ondulazione”, come suggerisce Gian Carlo Sciolla, la sua indagine intorno alla figura umana, l’anatomia del cavallo, l’illustrazione di un carro. Ed è il segno che definisce il celebre “Autoritratto”, una superba testa d’uomo eseguita a sanguigna su carta, databile intorno al 1515-1516, i nudi per la “Battaglia di Anghiari”, il “Codice sul volo degli uccelli” (dove si legge: “Se l’ala e la coda sarà troppo sopra vento abbassa/ la metà dell’alia apposita e ricevivi dentro la percus/ sione del vento e si verrà a dirizzarsi”) e il “Busto di una figura con barba”.

Si ricorda, tra gli altri, la testa di “giovane coronata di fronde” e quella “d’uomo di profilo a destra”, sino al dolcissimo “Ritratto di fanciulla”, che si ritiene lo studio per l’angelo della “Vergine delle rocce”: “uno dei più belli – ha scritto Kenneth Clark – oso dire, nel mondo”.

E sul percorso di visita è stato inserito il “Cristo Crocifisso” attributo a Michelangelo, già esposto alla Biblioteca Reale nella primavera del 2005, in occasione della rassegna “Lo Sguardo e il Racconto”. Di piccole dimensioni (40 cm circa), del 1495, questa statua intagliata in legno di tiglio, lievemente dipinta, mette in evidenza l’armonia delle forme assottigliate dei fianchi, la sottile malinconia che traspare dal volto, il senso di un modellato intenso e, contemporaneamente, elegante, doloroso e tenero. Il Crocifisso è, quindi, testimonianza e documento della straordinaria stagione creativa dell’artefice della “Pietà” e del “Giudizio Universale”. E, tra le curiosità della sua attività, ha scritto un cronista del tempo che, a seguito di una forte nevicata avvenuta a Firenze il 22 gennaio 1494, Piero de’ Medici chiamò Michelangelo, non ancora diciannovenne, e si fece fare nel cortile del palazzo una statua di neve. L’artista “non batté ciglio alla bizzarra richiesta”. Che sia la prima installazione di neve della storia?

Autore: Angelo Mistrangelo

Fonte:La Stampa

FIRENZE: 2006 un anno ad Arte.

L’anno ad arte, il clamoroso scintillante 2006 fiorentino gremito di mostre, incomincia il 1° Marzo al Bargello. Protagonista è Jean de Boulogne (Giambologna per gli italiani) nato nel 1529 in Piccardia a Douai, morto a Firenze nel 1608. Si può dire con Pope Hennessy che Giambologna fu dopo Michelangelo il massimo scultore del suo secolo e anche se le sue opere furono scolpite o gettate in bronzo a Firenze e per Firenze, i bronzetti prodotti dalla sua bottega trasformarono il suo stile in idioma universale.

E’ vero. Dopo il Buonarroti e prima del Bernini, per un arco di tempo lungo quasi un secolo, lo stile del Giambologna divenne in tutta Europa – da Parigi a Vienna, da Praga a Madrid – lo stile ufficiale delle Accademie, delle Corti e della Chiesa. Divenne cioè, come dice Pope Hennessy, un vero e proprio idioma universale. I contemporanei furono affascinati dalla prodigiosa abilità tecnica del Giambologna non meno che dalla sua proposta stilistica, in felice equilibrio fra verità e artificio, fra natura e astrazione. Il massimo della mimesi naturalistica nel massimo della sublimazione concettuale e della pregnanza simbolica. Così potremmo definire lo stile del Giambologna. Ebbene questo provinciale di Piccardia che ha insegnato all’Europa lo stile fiorentino sarà – con i suoi marmi prodigiosi con le svelte statuette lucenti di lacche preziose provenienti dai musei di mezzo mondo – ospite del Bargello fino al 15 Giugno.

Subito dopo (siamo ancora nel Mese di Marzo, la primavera fiorentina non è ancora cominciata) ci saranno Leon Battista Alberti a Palazzo Strozzi e Leonardo da Vinci agli Uffizi. Leon Battista Alberti è il progettista dei monumenti più celebri del Rinascimento (il S. Andrea di Mantova, il Tempio Malatestiano di Rimini) ma è anche il teorico della colorata prospettiva, della pittura di luce, dell’ordine armonioso che governa il mondo visibile. Di quel momento mirabile della nostra storia artistica che unisce Domenico Veneziano e Paolo Uccello, il giovane Lippi e il Beato Angelico e prepara la strada a Luciano Laurana, a Piero della Francesca, a Raffaello, parlerà la mostra di Palazzo Strozzi. Come è accaduto nel 2004 per Botticelli, il Rinascimento dei pittori e degli scultori sarà all’interno dello spazio architettonico rinascimentale più bello del Quattrocento italiano. Come per la mostra su Botticelli, il visitatore non potrà non ammirare e non stupire.

Quanto alla Mente di Leonardo (così si intitola la mostra che aprirà agli Uffizi alla fine di Marzo per durare fino al Dicembre di quest’anno) è tutto lo spettro intellettuale del Da Vinci ad essere indagato: lo scienziato e il pittore, il disegnatore e l’architetto, l’anatomista, il cartografo, il filosofo. Non era mai stata tentata prima e neppure concepita una mostra del genere e mai più capiterà di vedere il San Girolamo del Vaticano accanto alla Adorazione degli Uffizi, nè la Battaglia di Anghiari riproposta e restituita mettendo insieme tutti i materiali documentari che i musei del mondo conservano.

Giambologna, l’Alberti e Leonardo concentrati in un solo mese fanno una performance stupefacente tale da far impallidire i programmi culturali di qualsiasi capitale d’Europa o d’America.

Ma, a Marzo, l’anno ad arte di Firenze 2006 è soltanto agli inizi.

Il 9 Maggio aprirà all’Accademia (per durare fino al 24 Settembre) la mostra dedicata a Lorenzo Monaco lo squisito antagonista, a Firenze, del protorinascimento del Brunelleschi e di Masaccio. La stagione che i manuali chiamano del gotico internazionale sarà testimoniata da Lorenzo Monaco, ma anche da Agnolo Gaddi e da Spinello Aretino, da Lorenzo Ghiberti e da Gherardo Stagnina, fino a toccare la stagione felice di Masolino e del Beato Angelico. Se si pensa che la nostra mostra esce in contemporanea con il Gentile da Fabriano a Fabriano, si può dire che la primavera italiana dell’anno 2006 offre una opportunità straordinaria e irripetibile a chiunque ami la grande e bella pittura del nostro primo Quattrocento.

Ancora in Maggio (apertura il giorno 16 fino al 5 Novembre) i locali restaurati della Meridiana di Pitti ospiteranno l’ultima grande stagione dell’arte fiorentina. E’ il periodo che si colloca fra il tramonto dei Medici, l’avvento della dinastia lorenese e l’Impero; quando il genio di Louis Siries, di Antonio Cioci, di Giuseppe Zocchi e i manufatti usciti dall’Opificio delle Pietre Dure incantavano l’Europa delle corti da Vienna a Parigi a San Pietroburgo.

L’anno ad arte (siamo al 22 Dicembre, quasi alla vigilia di Natale) si chiude con la celebrazione della donna che ha fatto per l’arte fiorentina assai più di quanto hanno fatto negli ultimi due secoli tutti i re e i presidenti, i sindaci e i podestà, gli onorevoli e i senatori, gli assessori e i soprintendenti messi insieme. Mi riferisco ad Anna Maria Luisa de’ Medici, alla sua storia, alle arti e agli artisti da lei amati e collezionati, alla sua lungimiranza politica che ha permesso di conservare a Firenze i tesori della corona e cioè i Botticelli e i Tiziano, i Raffaello e i Caravaggio che oggi fanno l’orgoglio dei nostri musei.

Un anno ad arte come quello che ho qui velocemente illustrato ha richiesto una concentrazione di sforzi, un volume di risorse e un impegno operativo di proporzioni tali da apparire raro e quasi stupefacente in una città come la nostra.

L’alleanza fra l’Ente Cassa di Risparmio e il Polo Museale Fiorentino ha permesso di trasformare il sogno in realtà, il progetto in risultato. E’ una linea di metodo che dobbiamo sforzarci di praticare se vogliamo che la nostra città continui a giocare, in Italia e in Europa, il ruolo di vetrina e di laboratorio delle arti che la storia le ha affidato.

Il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino – Antonio Paolucci

Info:
Firenze 2006. Un anno ad arte – Musei statali fiorentini.

Link: http://www.firenze2006.it

Fonte:Exibart on line