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MILANO. I Musei senesi a Milano.

Dal 18 dicembre al 15 febbraio 2007 nella filiale di Milano della Banca Monte dei Paschi di Siena si terrà il secondo appuntamento del progetto “Musei Senesi a Milano” che avrà come sottotitolo “L’arte”.
L’iniziativa, presenterà quattro dipinti provenienti dai Musei Senesi ed emblematici degli esiti della illustre “scuola senese” nei secoli XIV e XV.

Il più antico di questi è una Madonna col Bambino del Museo d’Arte Sacra della Val d’Arbia a Buonconvento, dovuta a Pietro Lorenzetti: indiscusso protagonista della pittura senese della prima metà del Trecento. Si tratta di una tavola a fondo oro nata per essere il centro di un perduto polittico destinato alla chiesetta del vicino Castelnuovo Tancredi e riemersa recentemente al di sotto di una ridipintura settecentesca, con i suoi colori raffinati e la bellissima idea compositiva del Bambino che si volta, a gettare uno sguardo all’osservatore. Pietro Lorenzetti dovette dipingerla verso il 1340, negli anni in cui ebbe una notevole consuetudine con le campagne intorno a Buonconvento, dove possedeva un piccolo appezzamento di terreno e realizzò la sua ultima opera documentata: il ciclo di affreschi della chiesa di Castiglion del Bosco (1345).

Il piccolo ed elegante trittico con la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Caterina d’Alessandria del Museo Diocesano di Pienza fu invece dipinto, nel quarto decennio del secolo XV, dal Maestro dell’Osservanza: certo il più celebre anonimo del Quattrocento senese, non solo per la qualità sempre altissima delle sue opere, ma anche per l’ampio dibattito critico di cui è stata oggetto la sua personalità. In molti credono infatti che il Maestro dell’Osservanza non sia altri che il giovane Sano di Pietro (Siena, 1405-1481): un maestro ben noto e assai prolifico, del quale non restano tuttavia opere certe prima del 1444. Il visitatore potrà farsi una personale idea della questione, osservando il trittico a confronto proprio con un’opera sicura di Sano di Pietro, databile al quinto decennio del Quattrocento: la gentile Madonna dell’Umiltà del Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra di Montalcino.

Chiude la rassegna una incantevole Madonna col Bambino di Matteo di Giovanni, del Museo d’Arte Sacra della Val d’Arbia. Una tavola databile verso il 1470, quando Matteo di Giovanni era un pittore ormai affermato e mostrava di dialogare volentieri con le novità rinascimentali; basti vedere come, in questo dipinto, la nobilissima figura della Vergine si stagli non più contro un astratto fondo dorato, ma di fronte a un più realistico cielo atmosferico.
 
Attraverso questi quattro dipinti si vuole dare conto della ricchezza del patrimonio artistico dei Musei Senesi, che ovviamente non si limita alle opere dei secoli XIV e XV e comprende anche illustri testimonianze di età moderna e addirittura contemporanea, conservate in un circuito di musei artistici che, seguendo l’antico percorso della Via Francigena, si muove dalla Val d’Elsa (San Gimignano, Casole e Colle di Val d’Elsa) alla suggestiva zona delle Crete (Asciano e Buonconvento) e alla Val d’Orcia (Montalcino, Castiglion d’Orcia e Pienza), giungendo fino a Montepulciano.

I Musei Senesi a Milano

Tra l’autunno del 2006 e la primavera del 2007, l’atrio della filiale milanese della Banca Monte dei Paschi di Siena si trasforma in uno spazio espositivo, per accogliere una serie di opere provenienti dai Musei Senesi.
Il progetto – promosso dall’Amministrazione Provinciale di Siena, dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e dalla Fondazione Musei Senesi e realizzato grazie con la collaborazione e il sostegno della Banca Monte dei Paschi di Siena – si propone di presentare la rete museale del territorio senese a Milano, avvalendosi della prestigiosa sede della Banca, ubicata in prossimità del Teatro della Scala e della Galleria Vittorio Emanuele II. In questa importante ‘vetrina’ sono allestite, con cadenza bimestrale, tre differenti rassegne tematiche, aventi per protagonisti rispettivamente le tradizioni popolari, l’arte e l’archeologia della terra di Siena.

Info:

I MUSEI SENESI A MILANO – L’arte
Milano, Banca del Monte dei Paschi di Siena (via Santa Margherita, 11)
18 dicembre 2006  – 15 febbraio 2007
Orario: 8.35 – 13.35; 14.15 – 16 – Ingresso libero
tel 0577 530164

  

 

Link: http://www.museisenesi.org

Email: info@museisenesi.org

UMBRIA. La mostra Arte in Umbria nell’Ottocento.

La Consulta delle Fondazioni delle Casse di Risparmio umbre ha promosso e finanziato questa mostra, ad ingresso gratuito, dal titolo così impegnativo e onnicomprensivo. L’iniziativa infatti, che è partita il 23 settembre 2006 e durerà fino al 7 gennaio 2007, si propone di riunire ed esporre in sedi prestigiose ciò che sarà rappresentativo dell’Arte in Umbria nell’Ottocento.
La mostra punta l’obbiettivo su un secolo – l’Ottocento – che non è certo il più celebrato in una regione artisticamente famosa soprattutto per il tardo Medioevo e il Rinascimento.

Sono sei le sedi dell’iniziativa, in ognuna delle quali si presenta uno dei temi in cui si articola la mostra:

Foligno, Palazzo Trinci: Dal Neoclassicismo alla Restaurazione. Dipinti e disegni documentano tre “motivi” del periodo: la pittura religiosa umbra fra la fine del Settecento e l’inizio della Restaurazione nell’orbita della cultura artistica romana (Cades, Unterberger, Corvi); il Neoclassicismo e la pittura di storia, sezione dove spicca Jean-Baptiste Wicar; i capolavori nati dalle “passeggiate in Umbria”.

Perugia, Palazzo Baldeschi: Puristi, Nazareni e Romantici. A Perugia la sede espositiva è già di per sé parte integrante di un percorso ottocentesco grazie agli affreschi realizzati da Mariano Piervittori nel 1856. La selezione di opere testimonia invece la precoce affermazione del Purismo in Umbria, dovuta alla presenza di Minardi nell’Accademia di Belle Arti di Perugia tra il 1819 e il 1822. Significativo è anche il movimento dei Nazareni in questa regione: artisti tedeschi che qui soggiornarono lasciarono un’impronta durevole.

Orvieto, Palazzo Coelli: Dal Romanticismo all’Unità d’Italia. Trovano qui spazio gli anni del Romanticismo e delle battaglie risorgimentali. Si tratta di un periodo molto denso di realizzazioni ben rappresentato da un percorso diviso in più sezioni, di cui Celentano e Faruffini sono i numi tutelari: le grandi imprese decorative di palazzi e teatri (Bruschi, Brugnoli, Piervittori); la pittura di storia degli anni postunitari (Faruffini, Rossi Scotti); le molteplici declinazioni del naturalismo nella pittura di interni, nel ritratto, nella pittura di genere e nel paesaggio (Detti, Tassi, Angelini).

Terni, Palazzo Montani Leoni: Dal Realismo all’Art Nouveau. In ideale continuità con Orvieto, la mostra di Terni presenta la pittura dell’ultimo Ottocento e apre alle istanze 900esche. La selezione degli artisti operanti in Umbria dal 1870 alla prima guerra mondiale (Bruschi, Brugnoli, Notte) è rappresentativa del passaggio dal severo imperativo purista alle poetiche del vero, alle suggestioni simboliste e alle eleganti formulazioni Liberty. A fine Ottocento, nel clima di rinnovato interesse per la spiritualità francescana, l’Umbria torna ad essere meta privilegiata anche di artisti stranieri. Ecco quindi che la sezione di Terni raccoglie opere di Degas e di Serra accanto a quelle di pittori umbri che, seguendo un flusso opposto, si allontanarono dalla terra natale per inserirsi nel circuito della committenza e del mercato internazionali (Detti, Calcagnadoro, Campriani).

Spoleto, ex Museo Civico: La Scultura. In questo edificio trecentesco si ripercorre lo sviluppo del linguaggio plastico in Umbria nell’Ottocento articolandolo in diversi nuclei tematici: il classicismo di Canova (gesso originale delle Tre Grazie) e Thorvaldsen (gesso originale del Pastorello); il naturalismo dei ritratti (Galletti, Duprè); il purismo della rappresentazione sacra; il raccolto intimismo della scultura cimiteriale o l’enfasi dei monumenti celebrativi (Quattrini); le morbide sensualità liberty (Rosignoli, Storelli, D’Amore).

Città di Castello, Palazzo Vitelli alla Cannoniera: Le Arti decorative. Nella sede è allestita un’accattivante ricostruzione di ambienti e atmosfere ottocentesche. La variegata selezione di arredi e suppellettili rivela una ben strutturata tradizione umbra anche in questo settore. Ai capolavori dei tessuti e della ceramica di Gubbio, Deruta e Gualdo Tadino si affiancano le virtuosistiche creazioni di ebanisteria (tra cui il celebre Stipo per la corona di Vittorio Emanuele di Alessandro Monteneri conservato a Palazzo Pitti a Firenze), delle vetrate, delle oreficerie, della miniatura e dell’editoria. Inoltre una sala è interamente dedicata a Elia Volpi (1858-1938), un pittore, restauratore, antiquario, mecenate e colto collezionista.

Autore: Giuseppe Albert Montalto

VARESE. Capolavori del Novecento italiano dalla collezione Gian Ferrari al FAI.

Da Giorgio de Chirico a Mario Sironi, da Carlo Carrà a Felice Casorati, fino al 18 febbraio 2007, Villa e Collezione Panza.

Il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano è orgoglioso di presentare la mostra ‘Capolavori del Novecento italiano dalla collezione Gian Ferrari al FAI‘: una straordinaria serie di quarantaquattro opere degli artisti più significativi dell’arte italiana della prima metà del Novecento saranno esposte a Villa Panza, la settecentesca villa di proprietà del FAI a Varese.
Claudia Gian Ferrari ha deciso, tramite il FAI, di regalare all’Italia e a chi ama l’arte, l’importante collezione Gian Ferrari, di arte italiana del Novecento. L’esposizione, allestita nelle Scuderie di Villa Panza, sarà l’occasione per poter ammirare in anteprima e nella sua interezza una eccezionale collezione privata, frutto di una raccolta appassionata e fortemente voluta. Successivamente, nei modi e nei tempi che la donatrice e il FAI concorderanno, verrà destinata a Casa Necchi Campiglio a Milano, di proprietà del FAI.

Le quarantaquattro opere della collezione Gian Ferrari in mostra a Varese comprendono alcuni autentici capolavori e capisaldi dell’arte italiana, quali la gigantesca ‘Famiglia del pastore’ (1929) di Mario Sironi, o una rarissima ‘Compenetrazione iridescente’ (1913) di Giacomo Balla, o ancora la celeberrima scultura ‘L’amante morta’ (1921) di Arturo Martini, per non parlare delle opere di Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Giorgio Morandi, Marino Marini, Massimo Campigli, Gino Rossi, Filippo de Pisis, Achille Funi, Gino Severini, Fausto Pirandello e Adolfo Wildt da sole in grado di mostrare la grandezza dell’arte italiana della prima metà del secolo scorso, con particolare attenzione a quelle tendenze figurative, espresse dal movimento artistico del Novecento, oggetto assiduo delle ricerche e degli acquisti dei Gian Ferrari.
La collezione è il frutto di un’attività di più generazioni nel campo dell’arte moderna italiana. Ettore Gian Ferrari ha iniziato l’attività di gallerista a Milano negli anni Trenta entrando in contatto con quegli artisti – allora suoi ‘quasi coetanei’ – che oggi costituiscono il nucleo forte della collezione, e che coincidono con il meglio dell’arte moderna italiana dagli anni Venti ai Cinquanta. La figlia Claudia ha poi, negli anni, integrato, modificato e ‘personalizzato’ la collezione di famiglia.
La scelta di esporre in anteprima tutta la collezione a Villa Panza è la conseguenza di un’idea che affascina il FAI: quella di far dialogare tra loro due collezioni del Novecento raccolte da due tra i più importanti e appassionati collezionisti d’arte, Claudia Gian Ferrari e Giuseppe Panza, che hanno entrambi deciso di donare alla collettività, attraverso il FAI, il frutto di una vita di ricerca e di passione. Il loro gesto testimonia una visione moderna e civile: quella di trasformare le collezioni private in un patrimonio di tutti.

La mostra ‘Capolavori del 900 Italiano dalla collezione Gian Ferrari al FAI’ sarà accompagnata da un catalogo scientifico delle opere edito da Skira, con un contributo di Antonello Negri e un’intervista di Francesca Bonazzoli a Claudia Gian Ferrari.
La mostra è stata realizzata grazie al contributo della Fondazione BPU per il territorio di Varese, con il contributo e il patrocinio della Provincia di Varese e con il patrocinio della Regione Lombardia – Direzione Generale Culture e Autonomie della Lombardia, del Comune di Varese.

Info:
Fino al 18 febbraio 2007
Orario della mostra a Villa Panza: 10 -18 (tutti i giorni escluso i lunedì non festivi). Ultimo ingresso ore 17.30.
La mostra rimarrà chiusa dal 24 dicembre al 1 gennaio.
Ingresso (comprendente mostra, Villa e Collezione Permanente): adulti 10 euro, ridotti (bambini 4-12 anni e studenti fino a 26 anni) 5 euro. Aderente FAI: 2 euro
Tel. 0332/283960 Servizi per il pubblico a Villa Panza: Book-shop; Visite guidate (su prenotazione); Caffetteria (per prenotazioni 0332/288352); Parcheggio interno.

Link: http://www.fondoambiente.it

Email: faibiumo@fondoambiente.it

Fonte:Exibart

FIRENZE. Cantico opera site specific sculture e opere su carta di Giuseppe Spagnulo.

La galleria Il Ponte riprende la stagione espositiva autunnale con una personale dedicata ad uno dei maggiori scultori italiani internazionalmente riconosciuti, Giuseppe Spagnulo, che per questa presenza fiorentina ha ideato e realizzato un grande intervento nella sala superiore dello spazio.
Si tratta appunto di un imponente blocco in acciaio, forgiato nelle dimensioni di 140x170x60cm, in cui l’artista è intervenuto attraverso l’uso della fiamma ossidrica nella parte centrale, divedendola in sezioni, che hanno preso corpo dall’interagire dell’artista con la fiamma sul metallo. La parte centrale del pezzo, internamente svuotata come la copertina di un gigantesco libro, è collocata all’ingresso della galleria e dietro si disperdono, invadendo l’ambiente circostante, i vasti fogli, segnati dal taglio cruento del fuoco che li ha distaccati dal tutto. A queste pagine di un ipotetico “libro del ferro e del fuoco” si collegano quattro grandi pagine monocrome – magenta, giallo di cadmio, nero e blu cobalto-, realizzate su carte sovrapposte che prendono anch’esse forma scultorea, attraverso l’uso di sabbia vulcanica e pigmenti. Su questa densa materia si intravedono lettere, parole, frasi dalla Torà: il grande libro sacro si spagina e si distende quale Cantico nello spazio, rendendo un’enorme massa di materia elemento lieve, denso di vibrazioni e suggestioni.

A fianco di questa opera, nella sala inferiore, si raccoglie un nucleo di sculture medio piccole (Ferro, piano, cerchio spezzato) realizzate in acciaio in figure geometriche dal perimetro imperfetto, in cui l’artista interviene attraverso movimenti inattesi della materia ed equilibri instabili. Sempre alla ricerca di nobilitare la massa, togliendole peso specifico e arricchendola di un contenuto carico di pensiero ed emozione. A queste si legano alcuni lavori su carta degli ultimi anni di grandi dimensioni, realizzati con sabbia vulcanica e pigmenti neri.

Nota biografica:

Giuseppe Spagnulo nasce a Grottaglie (Taranto) nel 1936. Qui, centro tra i più importanti in Italia per la lavorazione della ceramica, si forma nel laboratorio del padre nella coroplastica e nella lavorazione del tornio.
Dopo gli studi alla Scuola d’Arte, dal 1952 al 1958 si iscrive, allievo di Angelo Biancini, all’Istituto della Ceramica di Faenza, luogo nevralgico per lo studio di questa materia e per le relazioni internazionali che si sviluppano, tra cui quelle con il ceramista francese Albert Diato, che fa riappropriare i giovani dell’attenzione alla lavorazione dei materiali ad “alta temperatura”. Conosce Carlo Zauli e Nanni Valentini con cui condivide il senso profondo dell’uso delle “terre” ed esegue le prime realizzazioni in grès.
Inoltre, la possibilità di frequentare il Museo delle Ceramiche arricchisce la sua formazione con la diretta visione dei lavori di Picasso donati negli anni Cinquanta.
Nel 1959 si sposta a Milano per iscriversi all’Accademia di Brera, ma poi decide di lavorare come assistente nello studio di Fontana e in quello di Pomodoro. Conosce Tancredi e Manzoni; con la frequentazione di Fontana, Spagnulo prende atto delle esperienze della ceramica informale di Albisola.
Dopo la dedizione iniziale all’esecuzione di opere in ceramica, l’artista si impegna principalmente nella scultura eseguendo opere in terracotta, pietra e legno, che presenta nella sua prima personale del ’65 a Milano al Salone Annunciata.
Tre anni dopo dà vita alle sue prime grandi opere in metallo, i “grandi ferri”, da installare nello spazio cittadino per essere parte dello spazio aperto delle piazze, per stimolare in comunicazione la gente comune. La scultura assume anche una connotazione di gesto sociale, di intento polemico, e tali ferri – che come segni di protesta (si evidenzi il fatto che l’artista aveva aderito a quella famigerata del ’68 delle università e delle fabbriche) alterano l’ambiente circostante – vengono proprio modellati nelle officine, negli altiforni, nelle acciaierie con gli operai. Lavori che inducono a portare l’attenzione all’operato dell’artista scultore volto ad indagare la fisicità dei materiali per creare volumi che inondino lo spazio con una certa pregnanza. Si citino l’esposizione alla XXXVI Biennale internazionale d’arte di Venezia del 1972 con l’opera Il gioco e le mostre personali alla Galleria m di Bochum (Germania , 1974) e allo Studio Carlo Grossetti di Milano (1978).
Agli anni Settanta, in cui nell’operato dell’artista  – che si manifesta fervido con esibizioni in personali e collettive in Italia e all’estero sia in spazi pubblici ( Salone Annunciata, Milano, 1975; Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino; Documenta 6, Kassel, 1977) che privati (Studio Marconi, 1976; Galleria Walter Storms, Monaco, 1977) – il dualismo tra lavoro fisico-materiale e lavoro intellettuale si risolve sempre in modo equilibrato, appartengono le serie “Cartoni”, “Archeologia” e “Paesaggi” presentati nella personale del 1977 al Newport Harbor Art Museum in California.
Due anni dopo, a ricercare il proprio passato, la propria origine culturale, compie un viaggio nel Mediterraneo partendo dalla Puglia fino alla Grecia e nell’ 80 come a ripercorrerne mentalmente il percorso – trovandosi invitato a Berlino – realizza grandi opere quali “Antigone”, “Morta Natura”, “Le armi di Achille” in cui agiscono i diversi materiali, dalla sabbia, al legno, alla terracotta, al ferro.
Di nuovo a Milano, dal 1982 Spagnulo, affascinato da sempre dalla tecnica artigianale, si riappropria dell’originario interesse per la lavorazione della ceramica usando un enorme tornio nel quale crea la grande “Torre” forgiata poi in ferro. Questi sono anche gli anni in cui l’artista mostra molti dei suoi lavori nella propria nazione e in Germania: anni delle mostre alla galleria L’Isola di Roma, alla Civica di Modena e alla Kunsthalle di Dusseldorf (1984); alla galleria Hans Barlach di Colonia (1986); alla GAM di Bologna (1989).
La fine del decennio vede l’artista ritornare all’utilizzo del ferro – si citi la mostra alla galleria Martano di Torino, 1989 – come unico materiale (“Ferri Spezzati”) per attribuire successivamente nei suoi lavori degli anni Novanta un nuovo senso alla scultura sospendendo grandi blocchi di ferro a sfidare la gravità del materiale.
Proseguono le esposizioni alla XLIV e XLVI Biennale internazionale d’arte di Venezia (1990 e 1995), alla galleria Fioretto di Padova (1993), al Palazzo Reale di Milano (1997).
Conseguentemente all’attività proficua svolta manifestando in personali e collettive presso gallerie e musei tedeschi (1974, Galerie Hubert, Zurigo; 1981, Neue Nationalgalerie, Staatliche Museum, Berlino; 1985, Kunstverein, Amburgo;1996, Galerie Walter Storms, Monaco; 2004, Galerie Hoss Wollmann, Stuttgart), in questi anni gli viene offerta una cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Stoccarda.
Il suo lavoro  – che ha ottenuto recentemente il riconoscimento della critica col “Premio Faenza alla carriera” e il Premio al Concorso Internazionale d’arredo urbano di Milano – viene ancora esposto alla galleria Otto di Bologna (2003) e alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia (2005).
L’anno in corso lo vede tra i protagonisti della scultura internazionale contemporanea a Gubbio (XXIV Biennale di Scultura, Palazzo Pretorio), Tivoli (Sculture in Villa, Villa D’Este), Aglié (Scultura Internazionale, Castello Ducale), Todi (Giuseppe Spagnulo – Carte e sculture, galleria Extra Moenia), Firenze (Cantico, galleria Il Ponte ) e Isola Del Gran Sasso (XII Biennale d’Arte Sacra Contemporanea, Museo Stauros d’Arte Sacra Contemporanea).

Info:

GALLERIA IL PONTE – via di Mezzo, 42/b – 50121 FIRENZE
orario: 16/19.30 – chiuso lunedì e festivi – tel. e fax 055240617,
INAUGURAZIONE: sabato 28 ottobre 2006, ore 18.00
Esposizione dal 28 ottobre 2006 al 20 gennaio 2007;

CATALOGO: f.to 30×21,5 cm, 36 pag., 18 tav. riprodotte a colori e in bianconero. Testo di Silvia Pegoraro, nota biografica di Susanna Fabiani. Edizioni Il Ponte Firenze.

Link: http://www.galleriailponte.com

Email: susy@galleriailponte.com

MILANO. Energia di Eliseo Mattiacci.

Dall’8 novembre al 27 gennaio, alla Galleria Fonte d’Abisso di Milano, si terrà la mostra dello scultore Eliseo Mattiacci uno degli artisti più significativi del panorama italiano dalla metà degli anni Sessanta ad oggi.
L’esposizione, dal titolo Energia, presenterà un allestimento pensato e realizzato da Mattiacci stesso, dove troveranno spazio due installazioni inedite: ‘Attrazione gravitazionale’ e ‘Scultura che guarda’ accanto a lavori già noti.

A coinvolgere in questi anni l’immaginario di Mattiacci è l’ipotesi di un ambiente raccolto che racchiuda le tensioni nello spazio vicino e lontano.
Lo spazio ricreato è proprio lo spazio cosmico ma tutt’altro che vuoto: è vibrante, brulicante di onde elettromagnetiche. Non a caso alcune delle sue sculture più recenti si intitolano Captasegnali, Captaspazio, e Sonde spaziali che, protese verso il cielo con le loro parabole e i loro bracci avvolgenti, sembrano antenne tese a cogliere il ronzio misterioso delle onde che attraversano gli spazi interstellari.
Mattiacci percorre le vie del cosmo con l’audacia e il piglio dell’esploratore. Come afferma in catalogo Paolo Mauri ‘’ Guardando le opere mi sono spesso domandato che cosa in realtà le rendeva così imponenti e così leggere, così giocose e così severe, in una sorta di epifania ossimorica che finisce sempre col sorprendere chi le guarda, coll’inquietarlo e insieme, per seguitare la catena virtuosa degli opposti, col pacificarlo. Bene in altra disciplina l’attenzione di Mattiacci all’equilibrio si chiamerebbe metrica e l’opera di Mattiacci tout court poesia’’.
Nel lavoro di Mattiacci, che si definisce “fabbro”, convivono felicemente masse grevi e minacciose di ferro sostenute da potenti magneti e “corpi” quasi aerei che conducono lo sguardo verso l’alto a scoprire la fissità delle stelle, il lento girare dei pianeti, la corsa delle meteoriti, l’eclissi del sole e della luna, l’ordine e il caos.

Note biografiche
Eliseo Mattiacci nasce nelle Marche nel 1940. Nel 1964 si trasferisce a Roma. Del 1967 è la sua prima mostra personale alla Galleria La Tartaruga di Roma. Nello stesso anno partecipa alla mostra collettiva Imspazio e Arte Povera curata da Germano Celant alla Galleria Bertesca di Genova. Espone in diverse mostre alla Galleria L’Attico di Roma dal 1968 in poi e alla Galleria Iolas a Milano, Parigi e New York.
Partecipa a quattro edizioni della Biennale di Venezia con due sale personali nel 1972 e nel 1988. Espone in molti spazi pubblici, segnaliamo la grande mostra ai Mercati di Traiano di Roma nel 2001.
In questi ultimi anni ha allestito mostre allo studio Casoli di Milano nel 2000, alla Galleria Dello Scudo di Verona nel 2002 e alla Galleria Dell’Oca di Roma nel 2004.
Le sue opere sono presenti in Musei e collezioni pubbliche e private. Citiamo tra gli altri il Museo di Capodimonte, la Fondazione Prada, la Fondazione Gori, l’Università di Los Angeles. L’ultima opera installata permanentemente è del 2006 e si trova a Reggio Emilia: Danza degli astri e delle stelle. Fa parte di un progetto di cinque artisti (Luciano Fabro, Sol Le Witt, Eliseo Mattiacci, Robert Morris e Richard Serra) ideato da Claudio Parmiggiani.
E’ di recentissima installazione al Mart di Rovereto l’opera Sonda spaziale, 1993 -1995 nello spazio aperto dedicato alla scultura.


Info:

Milano, Galleria Fonte d’Abisso, Via del Carmine 7,
dall’8 novembre 2006 – 27 gennaio 2007
Inaugurazione: giovedì 8 novembre 2006 ore 18.30
Orari: 10.30 – 13.30 / 15.00 – 19.00 da martedì a sabato
Chiusura: lunedì e festivi e dal 24 dicembre 2006 al 6 gennaio 2007
Catalogo con testo critico di Paolo Mauri.