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FERRARA. No man no land.

Spazio alla creatività nell’autunno ferrarese di questo 2006. E’ in arrivo, infatti, una nuova sfida per l’arte contemporanea. Dagli storici saloni espositivi del Castello Estense di Ferrara, prenderà vita, dal 21 al 29 Ottobre 2006,la terza edizione della Biennale d’Arte Internazionale, organizzata dall’Associazione Culturale Ferrara Pro Art, dalla fondazione D’Ars e dalla Galleria d’arte contemporanea Sekanina con il patrocinio dell’Amministrazione Provinciale e del Comune di Ferrara.

L’essenza di questa terza biennale si enuclea nel motto ‘No man no land’ annunciatore di una rinnovata carica vitale, insegna di interessanti ampliamenti contenutistici e formali. 

In un ‘epoca in cui si tende ad uniformare, in blocchi uguali e privi di individualismo, le idee e le espressioni della cultura e dell’uomo, l’iniziativa ferrarese suggerisce al mondo che l’arte non appartiene a nessuna terra e a nessun uomo, poiché essa assume forme universali con i linguaggi che ognuno di noi riesce a creare, trasformare e sentire.

E’ per questo che, all’ appuntamento ferrarese del prossimo autunno, sono stati invitati artisti provenienti da tutto il mondo, attori e spettatori di un appassionante confronto tra diverse scuole e tecniche artistiche, differenti mondi che afferiscono ad altrettante numerose espressioni.

Le opere in mostra si faranno portavoce dei ritmi della vita quotidiana, delle nuove tecnologie e si creeranno, di volta in volta, lungo i percorsi parietali del Castello, cornici di felicità e di tragedia: una vetrina per le molteplici dimensioni dell’Uomo contemporaneo.

Oltre alle tradizionali categorie di pittura, scultura e grafica, saranno ammesse alla manifestazione anche la fotografia, la video art e la digital art. Un invito, questo, a percorrere le linee di interazione tra le arti in cui i diversi settori si incontrano, in un continuo confronto creativo. 

Tra gli artisti presenti all’evento autunnale, spiccano i nomi di: Scalvini Severo, Renato Costrini, Maria Germana Bargagli Petrucci, Angela Milia, Marina Vidoni, Marrius, Nunzio Scarimbolo di Adam’o eva Creazioni, Michela Ianese, Elena Cenacchi, Vittorio Tapparini, Elena Tognoni,  Alberto Bertuzzi, Marina Iorio, Charles Jang, Libera Carraio, Luciano Robur, Nabil, Emanuele Biagioni, Lucia De Matteis, Donatella Cremonesi, Pasquale Pitardi, Anna Spagna. 

Una sezione della Biennale curata dalla Fondazione D’Ars sarà dedicata al Gruppo “Nuova Figurazione” fondato da Ernesto G. Solferino, gli artisti partecipanti saranno: Gabriella Viapiana, Carlo Solferino, Rita Majani e Vito Distante.

Una seconda sezione  “Arte e Moda” dedicata a Giovanni Boldini vedrà la presenza delle opere di: Sara Soattini, Guido Forlani, Corbellini Lucia, Elisa Troccoli, 555 (Matteo Urbinati), Silvia Mariotti, Rosie Lawrence e Mauro Capelli.

Info:
L’ingresso è gratuito, aperto tutti i giorni con i seguenti orari, 10 -17.30;
il Comitato Organizzatore curerà, inoltre, l’edizione di un catalogo dedicato alla rassegna, corredato dalle immagini delle opere in mostra.

Ferrara Pro Art – Associazione Culturale, tel. 0532242380; www.ferraraproart.com; info.sekanina@virgilio.it.


 

IL TRENO DELL’ARTE 2006 – Museo per un giorno.

La realizzazione del progetto
“Il Treno dell’Arte – Museo per un giorno” si deve alla sensibilità artistica e culturale di tutti coloro che hanno reso possibile mutare pensiero in azione. Il nostro ringraziamento va quindi alle Autorità che hanno concesso il loro Patrocinio, i due loghi che compaiono sono i primi pervenuti mentre gli altri, che sono già stati deliberati, stanno arrivando, purtroppo, mentre il catalogo è in stampa; ai Provveditori agli Studi che hanno invitato i Presidi ad aderire organizzando visite guidate per gli studenti dei loro Istituti; ai dirigenti di Trenitalia – Gruppo Ferrovie dello Stato; ai Media partner e a tutti i Partner di pensiero e di fatto; alla preziosa collaborazione di STM; a tutti i Collezionisti, ai Direttori dei Musei, ai Responsabili delle Fondazioni, ai Dirigenti degli Archivi Storici degli Artisti per le opere che ci hanno fornito; a tutti i Collaboratori e agli Architetti della Nolostand – Fiera di Milano per la realizzazione di una sede museale ottenuta da vagoni merci; ai Tecnici della Vivacom, ai Giornalisti, agli Operatori Radio-televisivi per la loro quotidiana presenza e grande professionalità; alle Forze dell’Ordine, alla Protezione Civile ed infine a tutti coloro che hanno partecipato in differente misura alla trasformazione di una idea in una realtà.

Museo per un giorno
Il progetto de “Il Treno dell’Arte – Museo per un giorno” nacque lo scorso anno.
Fu, infatti, nell’aprile del 2005 che avemmo l’idea di concretare un’affermazione dalla forte connotazione sociale, coraggiosa ed audace per i tempi in cui venne enunciata, ancor più coraggiosa ed ancor più audace oggi, in pieno transfert tecnologico: “L’Arte deve andare incontro al popolo”.
Mentre l’educazione si ramifica in didattica localizzata anche in centri sperduti, oggi raggiunti anche da molti mezzi di comunicazione mediatica, il contatto fisico con l’opera d’arte contemporanea non è ancora possibile ovunque per l’assenza di adeguate strutture museali. Grande era il desiderio di realizzare questo progetto didattico-sociale. L’attenzione dimostrata dal Gruppo FS verso questa iniziativa, infatti, evidenzia una notevole predisposizione alle esigenze socio-culturali dei cittadini ed alla comunicazione di massa testimoniando, al contempo, il coraggio per le sfide difficili. Il treno, a questo punto, non è più solo inteso come strumento vitale di trasporto fisico di persone o materiale ma diviene elemento funzionale per il diffondersi del pensiero creativo contemporaneo, assurgendo così a mezzo primario per l’evoluzione della coscienza e della conoscenza artistica per tutti gli Italiani.
Non già una sorta di recupero del mezzo sul fine ma il mezzo stesso che diviene fine. Il treno, dunque, vive così una nuova dimensione ai confini con un passato glorioso ma meramente strumentale ed un presente mediatico ed esaltante dove interagiscono emozioni ed intuizioni.

Elemento coesivo di una Nazione che ritrova, pur nella capillarità dei suoi terminali, le linee di espressione e di pensiero concepite nel suo intero territorio. E così le stazioni, spesso momento di frettoloso ed anonimo transito, divengono una sorta di salotto buono in  cui la cittadinanza si ritrova.
Il pretesto è la curiosità ed il desiderio di vedere, di sapere; la realtà è il piacere di esserci, di vivere un momento intenso, ricco di amore e di senso civico di appartenenza ad una Repubblica magica e meravigliosa insieme.
Una Repubblica, la nostra, che compie quest’anno 60 anni.
Una celebrazione anche, ma soprattutto un’occasione per riscoprire il nostro humus culturale, la nostra multiforme natura primigenia, figlia e madre di un grande amore per la vita. Il Treno dell’Arte diviene, durante le sue soste quotidiane dalle 8.00 alle 20.00, Museo per un giorno, offrendo la possibilità a tutti di essere visitato gratuitamente in un luogo noto ai cittadini, cioè la loro stazione.
Le 28 soste in 17 Regioni coincidono con la quasi totalità del territorio italiano escludendo purtroppo la Valle d’Aosta, la Sardegna e la Basilicata per motivi tecnici.
Il Museo comprende le opere degli artisti figurativi italiani contemporanei più rappresentativi. E’ stato necessario effettuare una scelta obbligata tra arte figurativa ed arte non figurativa, in quanto la superficie espositiva complessiva consentiva esclusivamente l’ambientazione di circa 120 opere.
Per offrire un panorama sufficientemente completo abbiamo dovuto, quindi, dolorosamente, operare una scelta. Abbiamo scelto l’arte figurativa in quanto quella non figurativa, con tutte le relative e correlate espressioni di body art, land art, minimal art, arte povera, avrebbe necessitato di una struttura espositiva immobile.
Questo è stato il primo dei motivi che ci ha spinto ad indirizzarci verso la sola esposizione di opere di esponenti dell’arte figurativa contemporanea, motivo che ci ha costretto ad eliminare obbligatoriamente anche la scultura.
La seconda motivazione è che, pur ritenendo arte e riconoscendo la medesima valenza in opere non figurative, riteniamo che l’arte figurativa sia nel DNA dell’umanità e pertanto più facilmente recepibile.
Una persona che si pone di fronte all’opera di un artista, riteniamo debba provare un’emozione e questa emozione è più possibile che le pervenga tramite i sensi che tramite la mente.
Uno spiritual in Inglese ci affascina anche se non capiamo le parole. Un lettore dell’opera d’arte, se non preparato e documentato, difficilmente potrà e vorrà soffermarsi e soprattutto sentire qualsiasi emozione verso una espressione non figurativa.
Il lessico pittorico deve poter essere recepito con gradualità. Riteniamo che l’opera d’arte sia un micro-chip che trasmetta;. è un’emittente subliminale che necessita, però, di essere percepita, avvertita, ascoltata.

Riteniamo infatti che, in presenza di una capacità minima di lettura, l’opera d’arte debba essere facilmente leggibile poiché la sua leggibilità facilita la comprensione ed il successivo “contatto”. Quando il lettore si sarà avvicinato all’arte, solo allora forse, potrà capire altre scritture ed affrontare opere non immediatamente leggibili.
La sintassi dell’arte, infatti, è il minimo comun denominatore che lega ogni vera espressione artistica. Quando siamo di fronte all’arte vera l’oggetto rappresentato o la modalità di espressione sono ininfluenti sui contenuti e sui valori assoluti.
Ma questo vale per coloro che abbiano o una innata sensibilità artistica, che possa sopperire ad una inadeguata preparazione culturale, oppure una già consolidata abitudine a “vedere” l’opera d’arte.
Cerchiamo di imparare a camminare per poter poi correre, impariamo a leggere per declamare, cerchiamo di comprendere le parole per capire meglio lo spiritual…
Questa esigenza didattica ci ha spinto a proporre ai Provveditorati agli Studi di far visitare il treno a tutti gli studenti delle Province in cui sosta. Riteniamo, infatti, che solo vedendo, confrontando, criticando, si possa iniziare quel processo di avvicinamento all’Arte e quindi di elevazione morale e spirituale che solo l’Arte può offrire per raggiungere l’Armonia Universale.
Gli artisti presenti in questo Museo per un giorno sono stati scelti tra i più rappresentativi operanti in Italia tra il 1946 e il 2006, cioè nei sessant’anni della Repubblica.
Le scelte, purtroppo, dovevano necessariamente presentare delle esclusioni anche in questo caso obbligate dalla limitata superficie espositiva e dalla indisponibilità di alcune opere. In certi casi abbiamo preferito ad opere pittoriche, non particolarmente suggestive, opere grafiche dal notevole contenuto drammatico.
Il nostro auspicio è che questo treno venga visitato da molti, che molti lo apprezzino, che molti lo critichino ma che, comunque, lasci la prima traccia dell’Arte ai molti uomini, donne e bambini che non si sarebbero mai recati in un Museo, poiché non si sono mai interessati d’Arte e mai hanno frequentato gallerie o studi d’arte.
Agli studenti che hanno sempre considerato l’Arte come espressione del passato, non del presente né tanto meno del futuro, questa visita al treno lasci il ricordo non di una serie di immagini ma dell’amore di un Popolo a cui sentano di appartenere così come alla Nazionale di calcio. Ci auspichiamo, pertanto, un riscontro reale e positivo in quanto questo progetto è basato su presupposti no-profit ed è realmente un progetto didattico-sociale.

La mostra è stata ordinata in base al percorso storico e cronologico delle opere. Ancora legata al passato, dopo il trauma del regime nazifascista ed il conseguente impoverimento espressivo dettato dall’estetica imperante, il profumo della libertà si avverte nelle opere dell’immediato dopo-guerra ma l’anelito verso di essa si era maturato già nel corso del ventennio.
Questo amore sopito, perseguitato ma sempre vivo anche se silente, divampò come un incendio e pervase di sé le generazioni successive. Le opere ne sono testimoni vivi ed immortali. L’opera d’arte si inserisce automaticamente nella storia dell’uomo artista e si lega indissolubilmente al suo periodo, alle sue ansie, ai suoi timori, alle sue gioie, ai suoi amori, ai suoi drammi ma soprattutto ai suoi sogni.
L’equilibrio, frutto di una libertà appena assaporata seppur non ancora goduta per intero, riempie le opere di Guidi e De Pisis sino all’urlo di Guttuso, il Giotto contemporaneo, per culminare nella libertà dichiarata di Lodola passando per il dramma esistenziale legato al sogno di Germanà.
Riteniamo che il panorama, relativamente agli artisti presentati che scandiscono il divenire pittorico figurativo dal ’46 ad oggi, sia sufficientemente completo.
Abbraccia, infatti, le esperienze figurative degli anni ’50 con i primi sussulti informali percependo le ansie dei grandi movimenti di oltreoceano sino al nostro più vero realismo passando per la nuova figurazione e l’espressionismo vivido e profondo di Migneco od evocativo ed intenso di Zanatta per ribaltarsi nel più lirico Movimento della Transavanguardia sino alla concupiscenza cromatica di Faccincani o al nirvana di Alinari, allo struggente Spazzapan,  all’enigmatico Baj, all’onirico Dova, al fiabesco Sassu. Illuminano la scena i grandi interpreti degli anni ’50 – ’60: il colossale Sironi, il geniale De Chirico, il multiforme Carrà, il lezioso Campigli, il possente Funi, il dolce Rosai, il magico Morandi ed il trascendente Casorati.
Ad ogni Artista che diviene attore nella bellissima favola della nostra storia dell’Arte contemporanea è riservato, sul catalogo, lo stesso spazio. Una equità dovuta che prescinde dal valore dell’artista ma rispetta il valore dell’uomo.
La scelta grafica del “binario” come presentazione delle opere e degli Artisti accentua, in una sorta di “Vite parallele”, il confronto sempre propedeutico e costruttivo.
Ad ogni Artista è dedicata, dopo la nota biografica in corsivo, una breve presentazione, una sorta di commento simile ad un epigramma, in stile epitaffiale, che somiglia un po’ ad un recupero, in chiave critica, di E. L. Masters.
Abbiamo ritenuto necessario, inoltre, al fine di rendere più completa la conoscenza dell’iter artistico di Campigli, Casorati, De Chirico, Ligabue, Morandi e Tozzi, riservare loro uno spazio televisivo. Uno special in cui il succedersi delle immagini delle opere, realizzate dopo il 1946, scandisce il divenire del loro intuito creativo rendendo più facilmente accessibile a tutti il loro messaggio.
Un omaggio speciale è stato dedicato all’opera di Giuseppe Migneco, uno dei maggiori espressionisti italiani del XX Secolo; un altro è stato dedicato ad un genio del Nouveau Réalisme scomparso quest’anno: Mimmo Rotella. Le opere grafiche e i décollage ci comunicano l’intenso impeto artistico ed il tentativo, perfettamente riuscito, di trasmetterci una forte emozione tramite il gesto creativo violento ed irrazionale: splendido nella sua drammatica unicità.
Una nuova frontiera si apre con “Il Treno dell’Arte 2006”.
Nasce una nuova forma di comunicazione riservata all’Arte. Una comunicazione-contatto per tutta la popolazione che offre però un ponte individuale e riservato ad ogni visitatore. Il suo futuro potrebbe essere in Europa ma anche negli U.S.A., in Cina, in Giappone, ovunque la morfologia del territorio e l’amore per l’Arte Italiana si congiungano in una unione ottimale.
Questa nuova opportunità sarà recepita positivamente in quelle Nazioni che sentono, più delle altre, il fascino dell’Arte Italiana.
Non è difficile prevedere, se non milioni, senza dubbio centinaia di migliaia di visitatori. Passando dalle splendide previsioni di un possibile futuro ad un presente ugualmente positivo, riteniamo che l’obiettivo de “Il Treno dell’Arte 2006” sia quello di avere avuto a bordo almeno un visitatore che mai sarebbe entrato in un Museo, che mai sarebbe entrato in una galleria d’arte. “Il Treno dell’Arte” è una sorta di rivoluzione culturale del concetto stesso di Museo, proponendone uno sdoppiamento in parallelo. Infatti, con Museo, si suole indicare un assieme di cumuli statici, di reperti di varia creatività umana, cristallizzati in un teatro immobile che è raramente frequentato dall’uomo comune.
Laddove tanti sono i sospiri congelati dei giovani obbligati a visitarlo. Una struttura didattico-culturale che non vive dove vive la gente, non serve alla gente per migliorarsi, per crescere e per questo viene visitata solo da una percentuale molto bassa di potenziali fruitori.
E’ necessario, quindi, ripensare ad un binomio operativo ottimale. Da un lato il Museo classico e tradizionale con i suoi visitatori che sono gli stessi che acquistano libri e riviste d’arte e che si recano a visitare esposizioni in gallerie pubbliche o private. Coloro che vedranno Mantegna hanno sicuramente visto Van Gogh e i Macchiaioli: sono, insomma, il solito 10%, e anche meno, della nostra Italia.
Dall’altro lato potrebbe nascere un Museo più agile e dinamico, un Museo che di alternativo e di diverso, a parità di contenuti, abbia solo il modo di porsi, la facilità e la familiarità di luoghi noti per invogliare alla visita almeno una parte del restante 90% dell’Italia. Offriamo, dunque, la possibilità alla gente di non soffrire il disagio di recarsi in strutture che la intimidiscano ma di visitare qualcosa di nuovo in un ambito usuale, dove “Il Treno dell’Arte” e la stazione siano vicini, facilmente raggiungibili, invitanti, gratuiti ed allora, forse, avremo ottenuto un primo processo di avvicinamento all’Arte.
“Il Treno dell’Arte” è, dunque, il coraggio di un’idea; una sfida difficile come tutte quelle che sono finalizzate a realizzare un’operazione di utilità sociale. Le sue intenzioni sono positive e valide, ci auguriamo che anche il resto lo sia…

Il programma completo si trova in:

http://www.trenodellarte.it/programma.aspx?Prog=1

L’elenco dlle opere si trova in:

http://www.trenodellarte.it/opere.aspx

Il catalogo delle opere si trova in:

http://www.trenodellarte.it/catalogo.aspx

Mostra fino al 31 ottobre 2006.

Autore: Antonio M. Pivetta

Link: http://www.trenodellarte.it

VERONA. L’arte nel segno della risurrezione.

In occasione del 4º Convegno Ecclesiale Nazionale – Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo – verrà inaugurato il 13 ottobre alle ore 17.00 presso la Cattedrale di Verona, l’itinerario ‘L’arte nel segno della risurrezione’, un percorso espositivo diviso in tre diverse tappe, tra loro intimamente correlate nei temi e nelle finalità.
Le esposizioni sono promosse dalla Conferenza Episcopale Italiana, nell’intento di mostrare come l’arte sia sempre stata e possa continuare a essere oggi un linguaggio universale, capace di affermare e realizzare la testimonianza dell’incontro dell’uomo con Dio e di comunicare la speranza che viene dall’annuncio del Risorto.
Dalla profonda convinzione che il linguaggio dell’arte non sia semplicemente accessorio rispetto al fulcro dell’esperienza cristiana ma, al contrario, ne costituisca una modalità specifica di attuazione, si è scelto di affrontare un percorso espositivo che va dalla tradizione secolare delle Chiese del Triveneto all’arte contemporanea, nel tentativo da un lato di rafforzare la consapevolezza delle radici cristiane di tanta produzione artistica del nostro paese, e dall’altro di invitare gli artisti contemporanei e la comunità cristiana ad un dialogo più intenso.

SPLENDORI DEL RISORTO
Arte e fede nelle Chiese del Triveneto
La mostra, che si terrà presso il museo Miniscalchi Erizzo dal 13 ottobre 2006 al 7 gennaio 2007, propone un centinaio di opere d’arte provenienti dal Friuli Venezia Giulia, dal Veneto e dal Trentino Alto Adige. Codici miniati, dipinti, sculture lignee e in marmo, calici, ostensori e altre preziose opere narrano le radici cristiane delle terre del Triveneto e testimoniano nei secoli l’attenzione ai temi evangelici del Cristo risorto nelle diverse espressioni artistiche. L’itinerario espositivo è suddiviso in otto sezioni tematiche ma rimanda idealmente a tutto il patrimonio dell’arte cristiana, attestando come la fede nel Risorto sia stata fonte di una variegata espressione artistica che ha nutrito liturgia, pietà popolare, devozione e esperienza di fede con segni indirizzati alla mente e al cuore della persona e della comunità. Fra gli artisti in mostra spiccano i nomi di Giambattista Tiepolo, Palma il Giovane, il Pordenone e il Cavazzola, esposti insieme ad artisti ignoti ma non meno importanti, come il fine intagliatore del crocifisso della cattedrale di San Giusto.

L’ARTE E DIO
La scommessa di Carlo Cattelani
La galleria d’Arte Moderna Palazzo Forti del Comune di Verona, ospita dal 13 ottobre 2006 al 7 gennaio 2007 la mostra
L’Arte e Dio dedicata a una persona di viva fede cristiana, che nell’arte contemporanea ha realizzato la propria singolare missione: Carlo Cattelani. Collezionista e mercante d’arte, Cattelani ha avuto il merito di generare sincere espressioni di fede e spiritualità in artisti lontani da ambiti religiosi, contribuendo al rinnovamento dell’iconografia della fede. Egli ha colto presto, attraverso percorsi del tutto individuali e a volte controcorrente, l’importanza dell’arte, anche e soprattutto di quella contemporanea, come dimensione culturale fruibile da tutti, al di fuori di circoli elitari e speculativi. La mostra presenta un corpus di opere di artisti che rappresentano i massimi maestri della contemporaneità quali Barnett Newman, Sol Lewitt, Frank Stella, Yves Klein, Andy Warhol, Lucio Fontana, Alberto Burri e Giuseppe Caporossi, insieme ad opere di artisti come Gino De Dominicis, Hermann Nitsch, Jiri Kolar e Ben Patterson che intrattennero con Cattelani dei sinceri rapporti d’amicizia.

VIA LUCIS
Interventi d’Arte dell’Unione Cattolica Artisti Italiani
La Chiesa di San Tomaso Cantuariense di Verona, dal 13 ottobre 2006 al 7 gennaio 2007
, ospita un’installazione dedicata alla Via Lucis, promossa dall’Unione Cattolica degli Artisti Italiani. All’interno della chiesa sono collocate le quattordici stazioni della Via Lucis realizzate da altrettanti artisti, in sequenza: Alessandro Verdi, Giulio Rossetti, Massimiliano Battilo, Eva Maria Friese, Carla Caldonazzi, Marco Arman, Maria Rosanna Cafolla, Alberto Bolzonella, Luigi Caflisch, Carlo Adolfo Fia, Maurizio Frisinghelli, Maria Adele Potente, Romano Perugini, Silvana Piergalli Recchioni. Il coinvolgimento di quattordici artisti contemporanei all’interno di uno spazio dedicato al sacro, rivela la necessità di tornare ad esprimere attraverso il linguaggio dell’arte, come nei secoli è sempre stato, il messaggio salvifico che viene dall’annuncio del Risorto, recuperando il senso e il legame profondo che lega l’arte alla fede.

Info:
L’ARTE NEL SEGNO DELLA RISURREZIONE
Iniziative promosse dalla CEI con i contributi di
Regione Veneto, Comune di Verona, Diocesi di Verona e Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Splendori del Risorto. Arte e Fede nelle Chiese del Triveneto
Verona, 13 ottobre 2006 – 7 gennaio 2007
Fondazione Museo Miniscalchi Erizzo
Orari: dalle 9.00 alle 18.00 (chiusura biglietteria ore 17.00); giorno di chiusura lunedì Chiuso il 25/12/2006 e l’1/01/2007,
Biglietti: intero 5 euro; ridotto 4 euro; ridotto speciale 3 euro
Ingresso gratuito nei giorni del Convegno Ecclesiale, dal 16 al 20 ottobre 2006; tel. 045 8032484

L’arte e Dio. La scommessa di Carlo Cattelani
Verona, 13 ottobre 2006 – 7 gennaio 2007
Galleria d’Arte Moderna Palazzo Forti
Orari: da martedì a venerdì dalle 9.00 alle 19.00 (chiusura biglietteria ore 18.00); sabato e domenica dalle 10.30 alle 19.00(chiusura biglietteria ore 18.00); giorno di chiusura lunedì Chiuso il 25/12/2006 e l’1/01/2007
Biglietti: intero 5 euro; ridotto 4 euro; ridotto speciale 3 euro
Tel. Palazzo Forti 045 8010903, e-mail: palazzoforti.press@comune.verona.it

Via Lucis. Interventi d’Arte dell’Unione Cattolica Artisti Italiani
Verona, 13 ottobre 2006 – 7 gennaio 2007
Chiesa di San Tomaso Cantuariense
Orari: tutti i giorni dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00, Ingresso libero.

I cataloghi delle mostre sono di Silvana Editoriale

Fonte:Exibart on line

LEGNANO (Mi). Attilio Rossi.

Dal 18 novembre 2006 al 21 gennaio 2007, in Palazzo Leone da Perego di Legnano, si terrà la mostra dedicata all’opera di Attilio Rossi (1909-1994).
Curata da Luciano Caramel e Flavio Arensi, Direttore artistico di Palazzo Leone da Perego, e organizzata dal Comune di Legnano, col contributo della Banca Popolare di Milano-Banca di Legnano, Fastweb e Reale Mutua Assicurazioni-agenzia Legnano, l’esposizione presenterà oltre sessanta lavori di un protagonista dell’arte italiana del XX secolo, in grado di ripercorrere tutta la sua carriera di pittore, di grafico e organizzatore culturale, dagli anni Cinquanta agli anni Novanta.
Si partirà, infatti, dai quadri ispirati al tema dell’acqua, nei cui riflessi l’artista dissolve le immagini della realtà, per passare a quello delle nature morte spesso impaginate nel riquadro geometrico di una finestra.
Il percorso espositivo proseguirà con i cicli della ‘Stanza della folgore’ e de ‘L’urlo di Medusa’, attraverso i quali Rossi rivisita con tono drammatico il tema del mito antico, quindi con la sezione dedicata agli ‘Autoritratti’, che costituiscono un racconto vero e proprio del rapporto che l’artista ebbe con il suo lavoro e la sua visione della realtà. Un ulteriore approfondimento verrà riservato al periodo argentino della pittura di Rossi, e al lavoro grafico degli esordi; saranno presentate, tra gli altri, alcuni numeri ed edizioni di ‘Campo Grafico’ e libri come ‘Kn’ di Carlo Belli.
Vi saranno inoltre alcuni acquerelli, che testimonieranno la sensibilità di Rossi verso questa tecnica pittorica. Accompagna l’esposizione un catalogo pubblicato da Silvana editoriale con testi di Luciano Caramel.

Attilio Rossi, riveste giovanissimo un ruolo di grande rilievo nella modernizzazione della Grafica italiana, fondando e dirigendo la rivista ‘Campo Grafico’ che sostiene l’esigenza di aprire il settore all’influenza dell’arte contemporanea. Lasciata l’Italia nel 1935, Rossi si reca in Argentina dove comincia a dipingere. Dapprima astratto, diviene poi figurativo, attraversando una fase iperrealista per approdare poi a una pittura che guarda all’influenza di Carrà e di Morandi.
Tra il 1935 e il 1950, Attilio Rossi è anche direttore artistico di grandi Case editrici, collaborando e divenendo amico di protagonisti della cultura spagnola, sudamericana e messicana come Rafael Alberti, Jorge Luis Borges, Pablo Neruda, Diego Rivera, Ramòn Gòmez de la Serna, Juan Ramòn Jiménez, Josè Bergamìn e molti altri. In questa attività Rossi realizza tra l’altro numerose copertine di libri, tra cui due particolarmente note, quelle per ‘El Aleph’ di Borges e  per ‘Carlotta in Weimar’ di Mann.
Al ritorno in Italia, Rossi sviluppa una pittura, che si evolve gradatamente in una figurazione molto avanzata, sorretta da una prospettiva costruita sul colore, che però sconfina spesso nell’astrazione. Astrazione che si ritrova in particolare in interventi realizzati a Milano presso la Triennale, la Fiera e Palazzo Reale.
L’attività grafica prosegue in misura ridotta, ma con libri e manifesti di grande pregio. A tutto ciò si affianca l’attività di organizzatore culturale che lo vede coinvolto nelle grandi rassegne milanesi di Palazzo Reale (memorabile la mostra di Picasso del 1953) e della Permanente.
L’avventura pittorica di Attilio Rossi, sulla quale hanno scritto molti fra i più importanti critici e studiosi d’arte, si snoda, nella sua parte finale, tra una grande Via Crucis, attualizzata con una serie di personaggi della storia del XX Secolo, e una fase in cui trasfigura i temi della mitologia classica con una pittura attenta alle suggestioni dell’arte contemporanea.
Attilio Rossi, che scompare a Milano nel 1994, è stato autore di numerosi saggi e libri, tra cui ‘Buenos Aires’ en tinta china’ con Borges e Alberti, ‘Milano in inchiostro di china’ con Salvatore Quasimodo, ‘I manifesti’ e ‘Omaggio all’alfabeto’.
Le sue opere sono state esposte in numerose grandi rassegne d’arte, tra cui la Biennale di Venezia, e sono presenti in numerosi musei.

Info:
Legnano, Palazzo Leone da Perego (via Gilardelli 10)
18 novembre 2006 – 21 gennaio 2007
Orario: da martedì a venerdì 16.30-19; sabato 16-20; domenica e festivi 10-13/15-20; chiuso lunedì – Ingresso libero;

tel. 0331 471335; www.legnano.org

Catalogo Silvana Editoriale

GENOVA. I modelli di Narciso – La collezione d’autoritratti di Raimondo Rezzonico agli Uffizi.

Galleria d’Arte Moderna con opere della collezione Wolfson – Genova, 11 ottobre 2006 – 11 febbraio  2007

Approda alla Galleria d’Arte Moderna di Genova, dopo l’esordio – la scorsa primavera – nella sala delle Reali Poste alla Galleria degli Uffizi, una selezione dell’importante collezione di Raimondo Rezzonico, costituita da ben 297 autoritratti di artisti contemporanei, acquisita di recente dalla Soprintendenza di Firenze per  arricchire la celebre raccolta di autoritratti  del più importante museo italiano. Le opere degli Uffizi, cronologicamente in sintonia con le collezioni della Galleria genovese,  saranno allestite, nelle sale dell’ ultimo piano, in dialogo con alcuni dipinti già esposti permanentemente.
 
Saranno in mostra dall’11 ottobre cinquanta opere (tra dipinti, disegni e fotografie) selezionate all’interno della collezione. Non essendo semplice la scelta in un nucleo di opere così ampio e importante, il curatore dell’edizione fiorentina Antonio Natali, nonché direttore degli Uffizi di freschissima nomina, ha voluto privilegiare la qualità, la notorietà degli artisti e la cronologia. Si potranno ammirare gli autoritratti – specchio degli stati d’animo e dell’interpretazione di sé – nell’arco di un secolo, di molti maestri internazionali, tra i quali Afro, Giacomo Balla, Joseph Beuys, Francesco Clemente, Giorgio De Chirico, Achille Funi, Antonio Ligabue, Oscar Kokoschka, Fernand Léger, Mario Mafai, Henry Matisse, Giacomo Manzù, Guido Peyron, Francis Picabia, Michelangelo Pistoletto, Ottone Rosai, Georges Roualt, Gregorio Sciltian, Scipione, Mario Sironi, Giulio Turcato, Emilio Vedova, Victor Vasarely.
 
“L’artista – scrive Antonio Natali – sceglie se stesso come modello; e ritraendosi accetta il gioco analitico che ognuno, con diversi gradi di competenza, praticherà sulla sua carne viva. La postura del corpo, lo scatto del volto, i lampi degli occhi, l’attitudine affettiva, il corredo d’oggetti: tutto sarà della sua effigie passato al vaglio. E l’esercizio d’una lettura introspettiva godrà di mille varianti, venendosi in esso a sommare le peculiarità psicologiche dell’artista e quelle dell’esegeta”.
 
Alla curatela di Antonio Natali, si affianca la “personalizzazione” dell’edizione genovese della mostra proposta da Maria Flora Giubilei, direttore dei Musei di Nervi, con l’allestimento progettato dagli architetti Giulio Sommariva e Danilo Cafferata. 
 
Accanto agli autoritratti di Filippo De Pisis, Felice Carena, Guido Marussig, Arturo Tosi, Ferruccio Ferrazzi ed Aligi Sassu, documentati nella collezione Rezzonico, compariranno le opere della Galleria d’Arte Moderna, frutto di un’accurata politica d’acquisti attuata alle Biennali di Venezia e alle più importanti mostre nazionali nel periodo tra le due guerre.
Si potranno “rileggere” contestualmente anche gli autoritratti di artisti prevalentemente liguri – Giovanni, Antonio Orazio e Tullio Salvatore  Quinzio, Alberto Helios Gagliardo, Antonio Giuseppe Santagata, Giulio Monteverde, Federico Maragliano, Donato Altamura, per ricordarne alcuni – già esposti in permanenza nel museo genovese, cui si deve un’attenzione particolare nell’acquisizione di tutto ciò che documenta l’artista, la sua carriera e il suo fare all’interno dello studio (dagli archivi cartacei agli arredi, ai cavalletti, alle tavolozze, ai pennelli, colori, strumenti e così via).

Sarà inoltre l’occasione per segnalare al pubblico due nuove donazioni alla Galleria d’Arte Moderna di Genova: gli autoritratti di Egidio Oliveri (1911-1998) e di Severino Tremator (1895-1940).
L’acquisizione della Collezione Rezzonico da parte della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, con i suoi 297 autoritratti è quella numericamente più cospicua dai tempi in cui il Cardinal Leopoldo de’ Medici (1617 – 1675) dette vita alla collezione dei ritratti d’artista. Una collezione che, per volere di Cosimo III (1642-1723) e con l’impegno di Filippo Baldinucci (1625-1696), ricevette nel 1681 un rinnovato impulso grazie a una sistematica catalogazione, in vista della collocazione agli Uffizi nell’anno successivo. Altro importante contributo arrivò nel 1981. In occasione delle celebrazioni per i quattrocento anni della Galleria, l’allora direttore Luciano Berti invitò i maggiori artisti del secolo, o  i loro eredi, a donare un proprio autoritratto. Nello stesso anno arrivarono nelle stanze del museo centoquindici autoritratti e altrettanti nel biennio che seguì. È del settembre 2005 la delibera che ha permesso l’acquisizione di questo corpus di 297 opere di maestri del Novecento che compongono la collezione di autoritratti di Raimondo Rezzonico, interessante anche per la varietà delle tecniche e dei supporti rappresentate (olii, disegni, stampe e qualche fotografia; tele, tavole, coppi, pvc e carte) a testimonianza delle sperimentazioni esercitate dagli artisti durante il secolo scorso.
 
“Uno stereotipo diffuso vuole lo Stato totalmente assente dal mercato dell’arte, per nulla interessato ad accrescere con acquisti mirati il suo patrimonio. Questo non è vero – dichiara il Soprintendente Paolucci – o almeno non è vero se riferito ai musei del Polo fiorentino. Negli ultimi dieci anni le collezioni statali della nostra città si sono arricchite di opere d’arte per un valore complessivo di 37.208.881 euro”
 
Raimondo Rezzonico (1920-2001), famoso imprenditore ed editore del Canton Ticino e presidente del Festival internazionale del cinema di Locarno, era un appassionato amante dell’arte e grande collezionista. Nel corso di quarant’anni ha raccolto oltre a opere dei maggiori pittori e scultori del ‘900, una cospicua collezione di autoritratti, ceduta ora dagli eredi agli Uffizi. Raimondo Rezzonico era molto legato a Firenze, città in cui visse per qualche tempo con tutta la famiglia e dove acquistò una casa che divenne nel tempo rifugio e luogo di riposo. Dopo la sua morte, avvenuta quattro anni orsono, gli eredi desiderando non smembrare la raccolta, hanno voluto legarla agli Uffizi, con un’offerta vantaggiosa per lo Stato italiano.
 
La mostra –  già curata nella prima edizione dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale fiorentino con il sostegno dell’ Associazione Amici degli Uffizi e della Provincia di Firenze  nell’ambito delle manifestazioni de “Il Genio Fiorentino” – è oggi organizzata a Genova dall’ Assessorato alla Cultura – Settore Musei  del Comune e dalla Direzione della Galleria d’Arte Moderna con la collaborazione del partner istituzionale Bagliani Immobiliare di Genova e una sponsorizzazione tecnica di Rai Teche, Istituto Luce, Tecnomare e Progress Fineart.
 
Il catalogo è pubblicato dalle Edizioni Polistampa di Firenze.

Info:

I MODELLI DI NARCISO – La collezione d’autoritratti di Raimondo Rezzonico agli Uffizi – Genova, Galleria d’Arte Moderna con opere della collezione Wolfson – Villa Saluzzo Serra – Via Capolungo 3 – 16167 Genova Nervi;
Tel. 0039 010 3726025, fax 0039 010 3725743
Prenotazioni: biglietteriagam@comune.genova.it
dal 11 ottobre 2006 – 11 febbraio 2007;
Ingresso euro 6,00;
Apertura al pubblico da mercoledi 11 ottobre 2006 a domenica 11 febbraio 2007, tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 19.00, lunedì chiuso.
 

Link: http://www.museigenova.it

Email: gam@comune.genova.it