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ILLEGIO-TOLMEZZO (Ud). Apocalisse – L’ultima rivelazione.

E’ intitolata “APOCALISSE. L’ultima rivelazione” la mostra internazionale d’arte 2007 proposta dal Comitato di San Floriano di Illegio, che raccoglie nel paese incastonato nelle Alpi Carniche fino al 30 settembre 2007, cento capolavori dell’arte dal IV al XX secolo, da Albrecht Dürer a Guido Reni, dal El Greco ad Alfonso Cano, da Salvador Dalì a Giorgio De Chirico, dai codici del primo millennio cristiano alle icone russe di Novgorod.

Tema ispiratore di questa rassegna di altissimo livello, come le tre precedenti, è l’ultimo libro della Scrittura, l’Apocalisse, visione grandiosa ed intrigante da riscoprire e scandagliare in ogni forma. Antica e modernissima, la rivelazione consegnata a quelle pagine ha suscitato da sempre innumerevoli tentativi di decodificazione, di traduzione, di attualizzazione, con una potenza di comunicazione che raggiunge e provoca credenti e non credenti, artisti e filosofi, grandi potenze della scena mondiale e sparute minoranze della famiglia umana, catastrofisti e ottimisti.

La Mostra avrà una struttura corrispondente alla successione dei capitoli del libro biblico e comporterà prestiti di codici, pitture su tavola lignea, pitture su tela, sculture, oggetti di oreficeria, incisioni e disegni. Le opere, realizzate tra il IV e il XX secolo, sono state richieste alle sedi più prestigiose d’Europa e degli Stati Uniti. La sede ormai sperimentata sarà l’elegante Casa delle Esposizioni di Illegio, ove il Comitato di San Floriano sta operando per raccogliere, tra le firme più importanti previste, opere di Bassano, Cosmè Tura, Alonso Cano, Guido Reni, Albrecht Dürer, El Greco, Rembrandt, Francisco Zurbaran, Salvador Dalì, Giorgio De Chirico e molti altri, insieme ad una serie preziosissima e molto antica di icone della chiesa russa e greca.

Già negli scorsi tre anni la sede del piccolo ed attraente paese della montagna friulana ha proposto audaci e riuscitissimi eventi espositivi dedicati a san Floriano di Lorch (2004), all’Eucaristia nell’arte europea (2005), e a san Martino di Tours (2006). Almeno sessantamila visite hanno animato, con queste rassegne, il magico borgo illegiano, vissuto da circa quattrocento abitanti che si sentono custodi di un frammento di Occidente antico e nuovo, semplice e bellissimo, calmo e protetto dalle frenesie e dai rumori delle metropoli d’oggi. Insieme alla mostra, Illegio proporrà come sempre una serie di altri eventi culturali, dibattiti, colloqui, concerti, teatro e lirica, per offrire un ricco e suggestivo itinerario ispirato dalla potenza del testo apocalittico e dall’incanto della visione drammatica e serena della storia di cui quelle pagine sono intrise.

Info:

Orari di apertura della mostra: martedì – domenica, 10 – 19 (lunedì chiuso);
Comitato di San Floriano di Illegio tel. 0433.2054 – 0433.44445 – 0433.44816;

Biglietti: intero € 7, ridotto € 4,5 (studenti under 25 e over 65; gruppi parrocchiali di 25 persone, religiosi, disabili, soci TCI; scolaresche € 3).

Gruppi: gratuità ogni 25 p., con prenotazione. Visite guidate sempre, gratuitamente.
 

Link: http://www.illegio.it

Email: pieve_tolmezzo@libero.it

SAN MARINO. Mappamondino. Antologia di opere tra gli Anni ’60 e gli Anni 2000.

Dal 23 giugno 2007 la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea della Repubblica di San Marino presenta Mappamondino, mostra personale di Aldo Mondino, in collaborazione con l’Archivio Aldo Mondino.
L’esposizione, a cura di Vittoria Coen, sintetizza alcune tappe dell’opera del grande artista torinese scomparso nel 2005. Si tratta di una retrospettiva che raccoglie un’importante sintesi di opere realizzate tra la prima metà degli Anni ‘60 e la prima metà degli Anni 2000.
Aldo Mondino inizia il proprio personalissimo percorso artistico durante la prima metà degli Anni ‘60 come interprete del Movimento Concettuale, per poi gradualmente rivolgere il suo interesse verso una ricerca decisamente più pittorica. Dalle opere su faesite, ad esempio, alle sue sculture realizzate con materiali sempre differenti fino al recupero della pittura, realizzata prevalentemente su linoleum e filtrata da una grande attrazione per l’Oriente, l’Africa, il Marocco, l’India, senza dimenticare i pattern variopinti di cioccolatini che delineano luoghi geografici e talvolta ritratti, l’universo poetico di Mondino è all’insegna dell’eclettismo stilistico e di una grande ironia che pervade tutta la sua opera. I giochi di parole (tra Ali e Ali-ghiero Boetti) tra titoli e contenuti sono come i suoi famosi Dervisci danzanti che sembrano sospesi in uno spazio surreale.
La curiosità per culture e tradizioni lontane rispecchia una costante attenzione che ha portato l’artista a servirsi di tecniche diverse, dai supporti di linoleum, appunto, alla cioccolata, dallo zucchero al vetro (in mostra 9 bellissimi Iznik, che hanno per soggetti preziose ceramiche turche realizzate in quella città),  al bronzo (Eiffel) così come Lobby Star, ai tappeti di eraclite e a quelli composti a terra  con chicchi di caffè e fagioli, per non citare l’opera Gravère realizzata con sardine vere alla fine degli Anni Sessanta.
Le due mostre antologiche realizzate rispettivamente a Trento nel 2000 e a Ravenna nel 2003 hanno poi avuto il ruolo di mostrare simultaneamente tutta la ricca e varia produzione di un artista che non ha mai cessato di interrogarsi sull’arte e sul nostro tempo, che è stato assistente di Tancredi e che ha “citato” Casorati (in mostra la celebre Tenda del 1964), che ha amato Kupka così come la pittura orientalista di fine ‘800 e che ha fatto della sua leggera miopia un filtro nella percezione delle cose del mondo tanto da tradurre gli oggetti apparentemente più banali in esiti arditi.
In mostra sono esposte circa quaranta opere bidimensionali e tridimensionali di grandi e medie dimensioni che ripercorrono la carriera artistica di Aldo Mondino, dalle Tavole anatomiche a quelle realizzate su quadrettature (Il pittore del 1963), fino ai dipinti di soggetto vario realizzati su linoleum e su tela.
La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Damiani Editore.

Info:
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Marino, dal 23 giugno al 26 agosto 2007.

BRESCIA. Kossuth sculture e dipinti.

Dal testo del proff. Montalto:  ‘Wolfgang Alexander Kossuth, scultore figurativo fra i più singolari e significativi della generazione nata negli anni ‘40 del XX secolo.
A circa due anni dalla sua ultima mostra, Kossuth torna a esporre qui un congruo nucleo di sculture (anche di grandi dimensioni e di soggetto sacro) accompagnato – e si tratta di una novità assoluta, senza precedenti – da un nutrito corpus di dipinti a olio su tela; un filone recentissimo, pensato e realizzato per essere esposto in occasione della Settimana della Danza di Spoleto. Questi quadri caratterizzati da una poetica caravaggesca di ombre e di luci, raffigurano infatti danzatori e danzatrici in pose atletiche, scultoree, ora in piedi ora seduti e rannicchiati, tali da esaltare la plasticità anatomica delle loro membra, autentica o da quella macchina divina che è il corpo umano, specchio e immagine del Creatore. Queste tele sono state eseguite da Kossuth col metodo inventato da Caravaggio, quello della “camera oscura”: la modella o il modello vengono messi in posa all’interno di una camera isolata con pareti nere dal resto dell’atelier, e illuminati da un’unica fonte di luce.”
………..”Non deve stupire che questi quadri siano dedicati alla danza, arte musicale. Tutta l’opera di Kossuth è infatti un connubio, un atto sponsale fra scultura e musica, fra le due muse che si sono divise la sua anima, la sua mente, la sua vita. Le note sono state, per Kossuth, l’amore della prima ora: poco più che ventenne, egli era già violinista nell’Orchestra e della Scala e nel 1975 debuttò addirittura sul podio per poi scendervi definitivamente, seguendo una nuova passione, che ardeva come un fuoco inestinguibile, quella appunto per la scultura. II suo è stato quindi un migrare di musa in musa, da un’arte liberale all’altra”

Opere esposte : quaranta quadri ed altrettante sculture in bronzo, resina e terracotta.Tra di esse quelle a carattere religioso:”Pietà”, opere di grandi dimensioni e suggestione che trovano nello spazio della Chiesa di san Filippo  e Giacomo un luogo ideale.

La serie dedicata al balletto con la scultura grandezza naturale di Roberto Bolle, il ritratto di Alessandra Ferri, le sculture di più piccole  ma di grande espressività di Massimo Murru il quale è ritratto anche in alcuni dipinti.Tra le opere nuove una moderna “Bagnante “, bella, androgina come le ragazze di oggi.

Biografia: Wolfgang Alexander Kossuth nasce a Pfronten, Germania nel 1947.
Dopo gli studi nel ’68 si trasferisce a Napoli dove si diploma in violino. Vince il concorso internazionale come violino, al Teatro alla Scala di Milano. Dal ’70 al ’72 suona in orchestra e contemporaneamente studia composizione e direzione d’orchestra.
Nel ’75 debutta con l’orchestra del Teatro alla Scala in qualità di direttore.
Nel ’79 abbandona l’avviata carriera musicale per dedicarsi alla scultura.
Da allora illustri personaggi della musica, della letteratura, della danza ecc…si sono fatti ritrarre da lui, come Alberto Erede, Leonard Bernstein, Mario Del Monaco, Sandor Vegh, Sirk Schroeder, Andrea Jonasson-Strehler, Liliana Cosi, Alessandra Ferri, Massimo Murru, Roberto Bolle ecc..

Info:
dal  5 maggio al 30 maggio 2007
Brescia, Sala SS.Filippo e Giacomo ,via  Battaglie 61/1
orari di visita: dal martedì alla domenica dalle ore 15,30 alle19,30,
chiuso il lunedì; ingresso gratuito.

Giuliana Alzati 3478708700

Email: kossuth@telemacus.it

CREMA (Cr). LUIGI MANINI (1848-1936) architetto e scenografo pittore e fotografo.

Oltre 300 opere (disegni di scenografia, di architettura e di decorazione, fotografie, epistolari; materiale librario, quadri, incisioni, sculture, manoscritti, arredi), presentate negli spazi della Cittadella della Cultura, raccontano la vita di questo protagonista della cultura tra Ottocento e Novecento, che da Crema, sua città natale, arrivò a lavorare con il teatro più importante del mondo, “La Scala” di Milano, e ottenne fama persino in Portogallo.

Un’operazione culturale di alto profilo che coniuga il fascino di questo artista eclettico e poliedrico con la scoperta di generi figurativi noti (la pittura e la fotografia) e altri più desueti (la scenografia), attraverso un rigoroso progetto scientifico. Il grande evento sarà ospitato, a Crema, dal 6 maggio all’8 luglio 2007, negli spazi della Cittadella della Cultura che, dopo essere stati riqualificati, vengono restituiti ai visitatori. 

Organizzata dall’APIC (Associazione Promozione Iniziative Culturali) di Cremona e dal Comune di Crema, in collaborazione con la Fundaçao Cultursintra di Sintra (Portogallo) e l’Accademia di Belle Arti di Brera, l’esposizione gode del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Lombardia, Culture Identità e Autonomie della Lombardia. Contribuisce all’allestimento l’Associazione Popolare Crema per il Territorio.

Il progetto, curato da un prestigioso Comitato scientifico presieduto da Giuliana Ricci (docente del Politecnico di Milano), si propone d’indagare, attraverso la biografia intellettuale e l’opera di Luigi Manini (1848-1936), i modi della circolazione delle idee e del “saper fare” soprattutto nelle due regioni europee (Portogallo e Lombardia) nell’arco cronologico di cinquant’anni tra Ottocento e Novecento, valorizzando anche il Fondo Manini, conservato nel Museo Civico di Crema e del Cremasco, al cui interno figurano disegni di scenografia, di architettura e di decorazione, fotografie, epistolari, materiale librario, quadri.

Al principio degli anni Settanta dell’Ottocento, dopo gli inizi a Crema e la sua esperienza all’Accademia di Brera di Milano, Manini si dedica ad alcuni viaggi, tra cui uno in Francia. Ritornato in Italia, realizza per il teatro di Crema le scene per il Ruy Blas di Filippo Marchetti, rappresentato nel carnevale 1873 ma, venuto a contrasto con l’impresario Camillo Bernardi, abbandona la città. A questo punto della sua vicenda artistica avviene l’incontro con Carlo Ferrario, direttore della scenografia alla Scala di Milano che lo accoglie, il 23 gennaio 1873, come principiante scenografo. Questo incontro segna una svolta decisiva per la carriera di Manini e fissa, molto probabilmente, anche un primo momento di riflessione su un uso mirato della fotografia, di cui Ferrario si avvaleva ampiamente per la riproduzione e la diffusione dei propri bozzetti.

Nel fondo del Museo Civico di Crema, donato alla città dallo stesso Manini, e tra i materiali ancora conservati presso gli eredi, sono infatti presenti moltissime fotografie, in gran parte sciolte, databili tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, che costituiscono una parte cospicua dell’«archivio visivo» da lui costruito nel corso degli anni.

Nel 1874 Manini diviene scenografo del Teatro alla Scala. Nel 1879 lascia Milano per Lisbona. Il giovane cremasco ha infatti declinato l’invito a succedere al maestro nel ruolo di direttore della scenografia alla Scala ed ha accettato invece l’incarico al Teatro San Carlo di Lisbona, avviando così la sua lunga carriera portoghese.

Nella capitale lusitana soggiorna consecutivamente per circa sedici anni, con puntate a Porto e a Madeira, per la sua attività di decoratore di teatri, e soprattutto a Sintra, la città – resa celebre da Byron – residenza estiva della corte (collegata dal 1887 a Lisbona dalla ferrovia) e scenario elettivo per la sua attività di architetto e fotografo fino alla rivoluzione del 1910 quando, con la caduta della monarchia, si chiude definitivamente un’epoca e si esaurisce, di fatto, la sua committenza.

Manini riesce nell’intento di assecondare le strategie culturali della casa reale e dei suoi più importanti collaboratori accogliendo l’invito a elaborare una sua versione di neomanuelino, una ripresa ottocentesca dello stile gotico fiammeggiante, sviluppatosi durante il regno di re Manuel I (1469-1521). Nel 1886 viene invitato dal Ministro dei Lavori Pubblici Emídio Navarro a occuparsi, nella “mata” di Buçaco (Luso), della costruzione di un grande albergo, legato al tracciato ferroviario Lisbona-Parigi, con l’intento di connotare fortemente il luogo, caratterizzato da un grande fascino ambientale. Da quel momento Manini diviene un architetto assai richiesto dalla borghesia della capitale, soprattutto per la realizzazione di case di villeggiatura a Sintra, nelle quali sperimenta le più diverse opzioni stilistiche, dal neoromanico lombardo di villa Sassetti al sogno neomanuelino della Quinta da Regaleìra.

Nella capitale portoghese lavora come scenografo nei teatri San Carlo e Donna Maria, dove dipinge numerose scene per opere liriche. Sempre in Portogallo, si dedica all’attività di architetto, costruendo il Palazzo Busacco a Coimbra e il Palazzo della Regaleìra a Sintra. Proprio l’attività di progettista gli vale grandi attestati di stima in terra lusitana dove, dal 1880 al 1912, lavora anche alla progettazione e alla costruzione di palazzi per la Casa Reale e per molti uomini di governo.

Il ricorso a molteplici citazioni, in continuo rapporto dialettico con l’universo artistico internazionale, esperito anche attraverso le esposizioni, spiega la ricchezza e la raffinatezza delle soluzioni formali adottate da Manini tanto nella decorazione pittorica quanto in quella delle arti applicate dove seppe misurarsi egregiamente con il Settecento, il Cinquecento e il Rinascimento italiano e lo stile manuelino portoghese.

Egli diviene in un ristretto arco temporale una delle figure di maggior spicco del Portogallo. Più di altri, è in grado di incarnare ed esprimere ideali ed esigenze della società in cui vive, adottando disinvoltamente gli stili del passato che ritiene di volta in volta più appropriati, analoga-mente a quanto avviene, nello stesso periodo, in Europa, nella fitta trama di intrecci tra cultura romantica e ideali nazionali.

Rientrato in Italia nel 1912, si dedica esclusivamente e per passione privata alla fotografia e alla pittura da cavalletto. Muore a Brescia nel 1936.

 
Info:
Crema, Cittadella della Cultura, Via Dante Alighieri 45; dal 6 maggio al 8 luglio 2007

Ideazione e direzione mostra: Giuliana Ricci
Comitato scientifico: Giuliana Ricci, Cesare Alpini, Roberto Cassanelli, Gerald Luckhurst, Denise Pereira, Mercedes Viale Ferrero.
Segreteria scientifica: Gaia Piccarolo;
Progetto dell’allestimento: Massimo Simini
Catalogo: Silvana Editoriale

ORARI: dal martedì al sabato, ore 9-19; Domenica e festivi, ore 10-19; Chiusa il lunedì.
BIGLIETTI E AGEVOLAZIONI: Intero: € 9,00; Ridotto: € 7,00 (militari, ragazzi fino a 18 anni, studenti universitari, ultrasessantenni, comitive di almeno 15 persone con prenotazione obbligatoria, possessori di: biglietto ferroviario in arrivo a Crema, tessere TCI e FAI, disabili, visitatori di mostre contemporanee collegate).
Ridotto speciale: € 5,00 (scuole e possessori di Apic Card).
Ingresso libero: bambini fino a 6 anni, accompagnatori di scolaresche o di comitive di almeno 15 persone, giornalisti con tessera.
Telefono +39 0373 256414

Link: http://www.cremonamostre.it

Email: manifestazioni.culturali@comune.crema.cr.it

TRAVERSETOLO (Parma). SIRONI metafisico. L’atelier della meraviglia.

 La Fondazione Magnani Rocca dove, sino al 3 dicembre è stata allestita l’esposizione dedicata a “Goya e la tradizione italiana”, ospita dal 1° aprile al 15 luglio 2007 la prima mostra italiana su Sironi Metafisico.

Ancora una volta, a distinguere la programmazione della Fondazione di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, è il connubio tra qualità ed eleganza delle proposte espositive, il tutto inserito in un contesto davvero unico fornito dalle collezioni permanenti della Villa che fu di Luigi Magnani (da Tiziano, a Tiepolo, Dürer, Van Dick, Canova, Goya, Gentile da Fabriano, Filippo Lippi ma anche Monet, Cézanne, de Staël sino alla grande raccolta di Morandi e di artisti del Novecento italiano) al centro di un bellissimo parco secolare coi suoi percorsi romantici che vi condurranno al giardino all’italiana o a quello all’inglese o all’elegante ristorante ospitato nelle barchesse.

Raramente la figura e l’opera di Mario Sironi vengono messe in relazione con la pittura metafisica. Eppure, al periodo metafisico sironiano dobbiamo alcuni dei suoi capolavori e una splendida serie di disegni.  continua

Info:
Catalogo edito da Silvana editoriale a cura di Simona Tosini Pizzetti con la collaborazione di Stefano Roffi. Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Parma – Mamiano di Traversetolo.
dal martedì al venerdì orario continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17)
Sabato, domenica e festivi orario continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18)
Lunedì chiuso.
Tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 
 

Link: http://www.magnanirocca.it

Email: info@magnanirocca.it

Fonte:Sussidiario.it