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MILANO. Il Cenacolo a San Vittore.

La mostra si propone come momento conclusivo del progetto -Il Cenacolo a San Vittore-, realizzato grazie a una convenzione stipulata nel 2004 tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Milano e il Ministero della Giustizia – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Casa Circondariale Milano S. Vittore.
I due Ministeri, sensibili alle aspettative di crescita culturale delle donne della sezione femminile di San Vittore, si sono avvalsi della collaborazione dell’associazione Progetto Casina, attiva da oltre 15 anni all’interno del carcere milanese, per sviluppare il laboratorio culturale ed artistico previsto dalla convenzione.
Il progetto -Il Cenacolo a San Vittore- e’ stato sviluppato, nel biennio 2005-06, da Antonella Ortelli, dell’associazione Progetto Casina, e da Lorenza Dall’Aglio e Ivana Novani, della Soprintendenza per i Beni Architettonici.

Dal 1980 il Cenacolo Vinciano e’ stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità e iscritto nei siti mondiali dell’UNESCO; riprodotto, descritto, commentato infinite volte, questo capolavoro e’ certamente tra le opere della pittura piu’ note al mondo ed e’ familiare anche a chi non conosce nulla della storia dell’arte.
Ci si e’ domandato se questo dipinto cosi’ famoso, ammirato da migliaia di persone provenienti da tanti paesi diversi, era in qualche modo conosciuto anche all’interno del carcere. Certamente alcune delle donne della Sezione femminile di San Vittore conoscevano il dipinto, altre ne avevano sentito parlare, la maggioranza, forse, no.

Il brevissimo spazio urbano che separa la Casa Circondariale di San Vittore dal capolavoro di Leonardo e’ uno spazio incolmabile per chi si trova ad essere privato della libertà ed e’ nata quindi l’idea di portare il Cenacolo a San Vittore.

L’immagine del dipinto e’ stata inizialmente presentata, all’interno del laboratorio, senza alcun commento, per stimolare il desiderio di conoscere delle donne coinvolte, senza condizionamenti culturali. La risposta delle donne e’ stata immediata: oltre l’iniziale curiosità si sono sviluppati un interesse e un coinvolgimento nei confronti della scena raffigurata, che hanno favorito il clima di scambio e condivisione caratteristico del laboratorio. Ogni donna, raccontando cio’ che vedeva nell’opera, ha raccontato di se’.
Le differenze di origine, di religione e di cultura sono diventate elementi di ricchezza comune. Partendo dall’osservazione dell’opera, l’attenzione si e’ concentrata sulla qualità e sui modi degli incontri che, di volta in volta, coinvolgevano le donne all’interno della biblioteca di San Vittore.
Attraverso l’utilizzo del disegno, della fotografia e del video, le donne si sono riaccostate consapevolmente alla propria immagine, postura, gestualità, in confronto e comunicazione le une con le altre. In questo clima culturale, la persona non vive un’esperienza solitaria e autoreferente, ma si trova a far parte di una dimensione collettiva di elaborazione e riflessione.
Si tratta di una dimensione propria del sentire femminile, nella quale la corporeità e’ parte centrale della relazione con se’ e con gli altri.
Una delle donne del Progetto Casina, ha sintetizzato cosi’ questo percorso culturale e di relazione: ‘Le immagini fanno venire dei pensieri. Nel Cenacolo ci sono dei personaggi ad un tavolo, proprio come noi quando abbiamo cominciato questo lavoro: sedute attorno ad un tavolo con una tovaglia bianca su cui abbiamo provato a disegnare qualcosa. Abbiamo pensato, cosi’, di iniziare a metterci -nei panni- degli apostoli e Gesu’, evidenziando un parallelismo con quelle immagini e riproducendo la stessa realtà. Ma solo con versi poetici siamo riuscite a descrivere l’aria che si respira nel Cenacolo.’

Nella Sagrestia del Bramante di Santa Maria delle Grazie, un ambiente di eccezionale suggestione, trovano spazio i lavori nati da un continuo scambio di idee con le donne recluse: le fotografie scattate durante il laboratorio, alcuni grandi disegni su fogli trasparenti di acetato, l’allestimento di una simbolica mensa e un video che documenta tutte le fasi del progetto. In dialogo con i ritratti fotografici delle donne, sarà esposta, una straordinaria serie di grandi fotografie del 1908, provenienti dall’Archivio della Soprintendenza, che raffigurano i volti degli apostoli di Leonardo.

Il Progetto Casina, avviato nel 1991 da Antonella Ortelli, Silvia Truppi e Carla Vendrami (con la collaborazione di Aldo Rocco e Luca Quartana), presso la Sezione femminile del carcere di San Vittore a Milano, si e’ proposto fin dall’inizio di costituire un originale spazio di relazione che coinvolgesse senza distinzioni di ruolo gli artisti promotori e le donne partecipanti. Il Progetto e’ un insieme di tanti elementi, artistici, umani e istituzionali strettamente collegati nella loro complessità.
La necessità di collocare l’esperienza artistica in una istituzione totale, programmaticamente estranea ad una dimensione estetica, nasce dal riconoscere a questa attività un carattere civile inteso come svolgersi di relazioni umane.

Il percorso del Progetto Casina e’ documentato: dal libro Progetto Casina. Immaginate. Poetiche fuori luogo dalla Sezione Femminile della Casa Circondariale di San Vittore (a cura di G. Zanchetti, Mazzotta, Milano, 2001); dalla rivista ‘Parata’ (4 numeri, 2003-2006) e dal video Parata, regia di Stefano Meldolesi, 2001, b/n, 35′.

La mostra e’ stata organizzata in collaborazione con il centro culturale ‘alle grazie’ – Padri Domenicani

Info:

SCRCS, tel. +39 3343820021 email: info@scrcs.org

La mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni, dal 16 giugno al 15 luglio 2007  dalle ore 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 19.

Sacrestia del Bramante – Basilica di Santa Maria delle Grazie, via Caradosso, 1 Milano

Email: progettocasina@fastwebnet.it

Fonte:Undo.net

BOLOGNA. Incontro con la pittura 15 – Quadreria Emiliana – Dipinti e disegni dal Cinquecento al Settecento.

E’ con la consueta passione e competenza che la Galleria d’Arte Fondantico di Tiziana Sassòli mantiene fede al proprio appuntamento autunnale, giungendo a presentare al pubblico la sua quindicesima esposizione consecutiva, che sarà allestita nella prestigiosa sede di Via Castiglione 12/B, nel centro storico di Bologna.
Sono presentate circa quaranta opere che comprendono un’ampia e variegata scelta di dipinti e disegni di grande interesse, dal Cinquecento al Settecento.
In prevalenza saranno presenti artisti emiliani, o in ogni caso attivi in Emilia, famosi, ma anche piuttosto rari ed esclusivi, non sempre noti al pubblico più vasto, ma al contrario assai apprezzati in ambito collezionistico, ai quali si affiancheranno alcuni tra i protagonisti d’eccellenza della scuola pittorica emiliana.
Il Cinquecento è rappresentato da un delizioso e raffinato piccolo rame di Lavinia Fontana “Ritratto di dama”, mentre il Seicento è delineato da opere di: Flaminio Torri con una “Sacra famiglia con musici” di grande qualità; Michele Desubleo con un magnifico “Ragazzo con racchetta da pallacorda” raro esemplare di affascinante iconografia e Francesco Albani  “Diana e Endimione”.
Il Settecento è raffigurato da due delle anime più rappresentative del secolo: Donato Creti con “Ritratto di paggetto con cane” e Giuseppe Maria Crespi “Testa di Dio Padre”.
Il rococò più brioso è invece tratteggiato da un rame di Giuseppe Varotti “Il transito di San Giuseppe con gli angeli”, da due rami ovali con “Le storie di Esther” di Pier Francesco Cittadini, inoltre dalla serie dei “Cinque sensi” di Giuseppe Gambarini, da due deliziosi vedute di Giuseppe Zola “Paesaggi fluviali con viandanti” e infine da una raffinata veduta di Carlo Lodi con figure di Carlo Bertuzzi “Paesaggio fluviale con pastori”.
Tra i disegni spiccano opere del Burrini, Milani, Ubaldo Gandolfi e Felice Giani.
La mostra si rivelerà, come sempre, un’importante occasione per far conoscere al pubblico opere di notevole interesse scientifico capaci di affascinare non solo il mondo degli studiosi, ma anche quello più ampio degli appassionati d’arte.
In questa antologia sono presenti opere rare e di solito inedite, alcune delle quali provenienti da mercato internazionale, restituite dunque al mercato italiano con un’operazione che ha caratterizzato l’attività della galleria Fondantico in questi ultimi quindici anni.
La presentazione delle opere nel catalogo è curato dal prof. Daniele Benati, ed affidata ad alcuni dei maggiori specialisti dei vari settori.

Info:
Bologna, 27 ottobre – 22 dicembre 2007
Fondantico di Tiziana Sassoli – Via Castiglione, 12 b 40124 Bologna – tel e fax 051.265980
ORARIO: 10.00 – 13.00/16.00 – 19.30; chiuso giovedì pomeriggio e domenica.

Link: http://www.seleart.com/fondantico

Email: fondantico@tiscalinet.it

FIRENZE. MICHELANGELO ARCHITETTO A SAN LORENZO. Quattro problemi aperti.

La morte di Lorenzo il Magnifico, nel 1492, e la cacciata dei Medici da Firenze due anni dopo fecero sì che San Lorenzo, la grande basilica brunelleschiana, restasse incompiuta. Non solo mancava la facciata, ma anche una nuova cappella funebre, prevista dallo stesso Brunelleschi speculare alla esistente Sagrestia. Solo con il ritorno al potere dei Medici nel 1512 e, l’anno successivo, con l’ascesa al soglio pontificio di Leone X, figlio del Magnifico, il tema laurenziano tornò al centro dell’attenzione. Nel 1516, infatti, fu bandito il concorso per la facciata, cui parteciparono tra gli altri Antonio e Giuliano da Sangallo, Jacopo Sansovino, Raffaello e lo stesso Michelangelo, che riuscì nell’autunno di quello stesso anno a ottenere l’incarico. Ebbero inizio così gli anni tormentati che il Maestro trascorse all’interno della fabbrica di San Lorenzo: una storia fatta di rapporti ufficiali intrapresi e interrotti, di amicizie a volte tradite, di prolungate soste per cavar marmi a Pietrasanta e a Serravezza, ma soprattutto di una tensione estetica destinata a sfociare o in progetti non attuati o in capolavori supremi.

Uno dei progetti non attuati è, come si sa, è la facciata della basilica; si può perciò dire che la nuova cappella medicea, oggi universalmente nota col nome di Sagrestia Nuova, iniziata nel 1519, costituisce la prima e grandiosa opera di Michelangelo architetto. La morte di Leone X, nel 1521, e il breve pontificato di Adriano VI non comportarono interruzioni di particolare entità nei lavori, tanto che nei primi mesi del 1524 l’artista poteva annunciare a Clemente VII, il secondo papa mediceo da poco eletto, che anche la lanterna era ‘finita di metter su e scoperta’. Con il nuovo papa l’impegno del Buonarroti a San Lorenzo divenne ancora più intenso, tanto che, dopo diversi e dibattuti progetti, nel 1524 si aprì il cantiere della Biblioteca Laurenziana. Il sacco di Roma (1527) e la partecipazione attiva di Michelangelo agli eventi della seconda repubblica fiorentina e ai momenti drammatici dell’assedio della città provocarono una sospensione dei lavori, ripresi nel 1533 dopo il ’perdono’ del papa. Nel 1534, intanto che Michelangelo si trasferiva definitivamente a Roma, moriva l’alto committente mediceo. Si dovette arrivare al 1559 perché l’artista inviasse a Firenze il modello della scala del Ricetto della Biblioteca, mentre la singolare «libreria secreta», ideata intorno al 1525, finì per restare sulla carta. Al progetto per la facciata di San Lorenzo, assegnato a Michelangelo fin dal 1516, ma di cui furono eseguiti solo alcuni elementi lapidei mai messi in opera, pertiene la Tribuna delle Reliquie, nella controfacciata, pensata da Michelangelo fin dal 1525, ma realizzata intorno al 1533.

L’originalità di approccio della mostra consiste nell’evidenziare alcuni ambiti dell’intervento di Michelangelo che presentano aspetti finora irrisolti: come l’individuazione di una fabbrica preesistente alla Sagrestia Nuova, la realizzazione della celebre scala del Ricetto della Biblioteca Medicea Laurenziana, il rapporto della Tribuna delle Reliquie con la controfacciata quattrocentesca della basilica, l’interpretazione di alcuni bellissimi progetti di Michelangelo per una irrealizzata ‘libreria secreta’. A riguardo non mancano precisazioni e scoperte, ampiamente verificate nei fogli michelangioleschi della Casa Buonarroti. La mostra intende dunque evidenziare questi temi, in parte inesplorati, quale contributo a una più consapevole comprensione dell’intervento di Michelangelo architetto in uno degli spazi d’arte più celebri e visitati al mondo.

Creata intorno ai preziosi disegni michelangioleschi della Casa Buonarroti, la mostra ospita inoltre opere provenienti da prestigiose istituzioni italiane e straniere, e si affida a supporti informatici per chiarire, attraverso modelli tridimensionali ed elaborazioni digitali, le questioni relative a ciascun tema e agevolarne la comprensione.

Info:
Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Comune di Firenze, Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Opera Medicea Laurenziana, Fondazione Casa Buonarroti.
Mostra dal 19/06/2007 al 12/11/2007
Costo del biglietto: € 6,50
Casa Buonarroti – via Ghibellina 70 – Firenze
Orario: 9.30 – 14.00
aperture straordinarie su prenotazione tel. 055 241752
Telefono: 055 241752 – Fax: 055 241698

Link: http://www.casabuonarroti.it/

Email: fond@casabuonarroti.it

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

VENEZIA. Richard Hamilton A Host of Angels.

Per la sua personale a Venezia in concomitanza con la 52° Biennale di Arti Visive, Richard Hamilton presenta un progetto che coinvolge tutta la sede di Palazzetto Tito (Dorsoduro 2826, Venezia) Fondazione Bevilacqua La Masa. Insieme alle 13 tele di grandi e medie dimensioni saranno presenti mobili, oggetti e arredi voluti dall’artista stesso, in un gioco di rimandi continui tra le prospettive sulla tela e quelle presenti nello spazio.
 
Ad aprire la mostra saranno i ritratti degli amici, Dieter Roth e Derek Jarman, e un’elaborazione grafica di uno spazio domestico, Chiara & chair, in cui la costruzione dell’immagine, le linee d’orizzonte e i punti di fuga sono messi a nudo dall’artista stesso, che ci mostra da subito la doppia anima dei suoi ultimi lavori. Da un lato una strutturazione meticolosa e quasi maniacale dello spazio, creata attraverso sovrapposizioni di spazi e oggetti. Dall’altro l’intervento pittorico, nel quale l’artista lavora sui dati, sfumando l’immagine o ricreando a mano ciò che la fotografia, anche quella più di dettaglio, non riesce.
 
Dagli anni ’90 Hamilton è passato dal ritrarre personaggi dell’iconografia popolare a lavori più intimistici. Costruisce l’immagine partendo da fotografie da lui stesso scattate, o cartoline di bassa foggia. Poi le traspone sulla tela attraverso programmi di grafica evoluti, ricreando un ambiente perfettamente consono alle azioni in essere. Così gli Angels, come lui stesso li chiama, sono i personaggi familiari, gli amici di sempre, le situazioni intime, gli interni della sua casa. Donne virginee e angeliche che alludono alle duchampiane Brides e Virgins.
 
La mostra prosegue con un celebre pezzo di cui un’altra versione è presente nella collezione dello Staatliche Museen di Kassel. The passage of the bride II, su cui l’artista lavora da quasi 10 anni, ogni volta aggiungendo o modificando piccoli particolari. Alcune volte lascia la visione dello spazio: un corridoio, una finestra aperta sul verde, la luce bianca che ne proviene, i suoi riflessi nella parete specchiata; altre suggerendo la presenza di una donna, the bride, anch’essa riflessa e in qualche modo volatile. Accanto alla tela, vicino alla finestra, alcuni oggetti presenti nell’opera vengono trasposti nello spazio. Ancora in the Bathroom e in the Bathroom 1 e 2 ritorna una figura femminile. Qui il rosso magenta della superficie è reso vibrante dalla pennellata dell’artista, e una donna, fasciata in simbolici panni bianchi, attraversa lo spazio.
Nelle ultime sale il visitatore sarà accompagnato dalla visione degli ultimi pezzi inediti dell’artista: The Passage of the Angel to the Virgin e Descending Nude.

Le comparse femminili quasi estranee alla definizione dell’ambiente intorno, la luce bianca che pervade i lavori e lo spazio espositivo, le immagini ricomposte da prospettive diverse, oppure da angolazioni simili ma ricollocate in un altro intorno, ci inducono a riflettere sul continuo rimando tra la vita quotidiana e l’opera d’arte, tra l’uomo e la sua relazione con lo spazio e gli oggetti. Proprio what is it that makes today’s homes so different, so appealing? ci suggerisce che è l’uomo, con l’umanità, la storia e i loro legami al centro della questione che Hamilton ci pone.
 
Uomo dalla cultura interdisciplinare, Hamilton è una figura capitale per la storia dell’arte contemporanea. Dopo la partecipazione all’ Indipendent Group (Londra, 1952-1955), sono note le sue collaborazioni con Marcel Duchamp, i suoi studi sulla Green Box (1968) a partire dai quali ha ricostruito numerose versioni de Le Grand Verre.
 
La mostra, prima personale dell’artista in Italia, sarà accompagnata da un catalogo di documentazione sui lavori presenti alla Fondazione Bevilacqua La Masa.

Info:
Fondazione Bevilacqua la Masa, Palazzetto Tito – Dorsoduro 2826, 30123 Venezia, dal 7 giugno al 8 ottobre 2007
Orari: da mercoledì a domenica dalle 10.30 alle 17.30
Ingresso: Intero 3 €, ridotto 2 €
Tel. +39 041 5207797 – Fax +39 041 5208955

 

 

Link: http://www.bevilacqualamasa.it

Email: press@bevilacqualamasa.it

FIESOLE (Fi). Mostra Giorgio De Chirico e un Novecento prima e dopo la Transvanguardia.

L’esposizione, curata dal critico Giovanni Faccenda, è un ‘ritorno’ e una valorizzazione di una fase importante della vita e dell’opera di De Chirico e ben si lega con i due luoghi espositivi del Museo Archeologico e della Basilica di Sant’Alessandro.

Info:
Basilica di Sant’Alessandro di Fiesole, fino al 3 Giugno 2007.
Orario: tutti i giorni, dalle 9.30 alle 19.