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SAN GIORGIO A CREMANO (Na): L’arte contemporanea.

L’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di San Giorgio a Cremano, con la collaborazione dell’Associazione Culturale ARTETECA, ha organizzato un’interessante ed inedita iniziativa.

Nella Biblioteca di “Villa Bruno” in San Giorgio a Cremano, si svolgerà un seminario sull’arte contemporanea: una vera e propria “fonte di apprendimento” per far conoscere e capire, attraverso la parola, il divenire dell’arte del Novecento, dall’Impressionismo ai giorni nostri. All’ultimo incontro, previsto per il 12 maggio, parteciperanno anche alcuni artisti napoletani che hanno avuto un ruolo significativo nell’arte del ‘900.

Fuori da ogni nozione accademica di manuali e di saggi sull’argomento, il pittore Carlo Montarsolo, decano della pittura napoletana e nazionale, “racconterà” le grandi correnti dell’arte contemporanea, con l’ausilio di diapositive e della sua riconosciuta capacità di far “conoscere e comprendere” – in modo accattivante e suggestivo – le opere più significative.

Liberamente aperto a tutti gli interessati, il seminario si svolgerà attraverso sei incontri.

Il Maestro Carlo Montarsolo si avvarrà della sua lunga esperienza di pittore e comunicatore d’arte, maturata nei seminari svolti presso gli Istituti Italiani di Cultura del mondo, nonché in Università ed Associazioni Culturali europee ed americane.

Gli incontri daranno pertanto la possibilità – in specie alle più giovani generazioni, ignare dell’arte contemporanea nel significato più umano e intelligente – di capire e emozionarsi di fronte a opere di non facile ed immediata lettura, eppure così significative per “l’iridescenza dell’intelletto”, come ebbe a scrivere Apollinaire.

Info:ARTETECA cell.3290738871

MILANO: I “Lunedì dell’Arte” del FAI. 61 lezioni di storia dell’arte contemporanea all’Università.

Capire l’arte contemporanea? Il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, organizza appositamente un il nuovo ciclo dei Lunedì dell’Arte.

Trentasei professori, tra storici e critici dell’arte, filosofi, architetti e musicologi di fama nazionale e internazionale, accompagnano il pubblico in un viaggio attraverso le teorie e i linguaggi della creatività contemporanea.

In tutto 61 lezioni – suddivise nell’arco di due anni – per acquisire gli strumenti necessari alla comprensione e la lettura delle opere più recenti della storia dell’arte. Centocinquant’anni di produzione artistica, partendo dall’Impressionismo, fino ad arrivare all’attualità: accanto agli artisti sono individuate le altre figure chiave del mondo dell’arte, dai mercanti, ai grandi collezionisti, al pubblico, nell’intento di ricostruire i mutamenti avvenuti via via nel gusto e nel sistema di organizzazione e diffusione delle arti.

Tra i docenti: da Vincente Todoli a Pio Baldi, da Gae Aulenti a Mario Botta, da Angela Vettese a Carlos Basualdo, da Stefano Boeri a Carolyn Cristov Bakargiev.

Info:
“I lunedì dell’Arte 2005/2007” – “Voler capire” – Corso di Storia dell’Arte, 61 lezioni per conoscere l’arte contemporanea – dal 3 Ottobre 2005 a Maggio 2007.
Milano, Università degli Studi (Aula Magna) – via Festa del Perdono 7
orari: tutti i lunedì, h. 18 (durata: di 1 ora e 15 minuti a lezione).
tel. 0039-02503111

Link: http://wwwunimi.it

Fonte:Exibart on line

UN LIBRO DI TESTO PER STUDIARE I BENI CULTURALI

Ci vuole un certo coraggio, da parte dell’autore e dello stesso editore, a pubblicare un manuale di studio dei beni culturali: solitamente si è scelta la forma del saggio critico che fa il punto su argomenti in continua evoluzione, ovvero della miscellanea con contributi d’esperti di diversa estrazione, per affrontare le questioni, assai varie, che ruotano attorno alla materia (da quella giuridico-legislativa a quella tecnica, per esempio). Ma essendo “beni culturali” una materia di studio non solo insegnata nelle università, ma anche nei licei artistici e negli istituti d’arte, ben venga un libro di testo, peraltro ben strutturato e assai chiaro quale è quello edito quest’anno da Zanichelli. Ben venga anche perché giunge a colmare una lacuna bibliografica di cui studenti e professori soffrivano non poco, e diverrà, possiamo ben immaginarlo, un testo di riferimento importante.

All’interno di tre moduli (legislazione artistica, musei, azioni connesse alla tutela) vengono affrontati tutti gli argomenti con chiarezza espositiva; in calce quasi ad ogni pagina vi è una scheda destinata ad approfondire il significato di un singolo termine (per esempio, che cosa si intende per “opera mobile”), ovvero a presentare un’opera o un episodio significativo per comprendere il tema trattato o che accenni a questione critica dibattuta (i depositi dei musei, i falsi, ecc.). A lato vi sono spesso riportate utilissime definizioni (per esempio, che cosa si intende per umidità relativa o per barriera architettonica), indicazioni bibliografiche di riferimento o anche alcuni dati numerici o tabelle (per esempio il numero di opere nei depositi dei più grandi musei d’Europa). Lodevole anche la pubblicazione di documenti più o meno recenti, ma giustamente considerati fondamentali alla comprensione delle questioni (dalla relazione sul servizio di catalogo di Roberto Longhi del 1938, al Testo Unico dei Beni Culturali del Vaticano del 2001), nonché alcune interviste e brani tratti dai giornali. Il testo ha, come si vede, una struttura complessa ma ordinata, che ne consente anche una consultazione a progressivi approfondimenti, così da interessare non solo lo studente, ma anche l’addetto ai lavori, che se non altro ne apprezzerà la capacità di organizzare la materia e in molti casi potrà accedere a dati aggiornati o essere richiamato a riconsiderare episodi o questioni emblematici ed esemplari per il proprio lavoro.

L’Italia dei tesori. Legislazione dei beni culturali, museologia, catalogazione e tutela del patrimonio artistico, a cura di F. Bottari, F. Pizzicannella, 311 pp. Ill. b/n, Zanichelli, Milano 2002, Euro 16,80

Autore: Redazione

Fonte:Il Giornale dell’Arte

Il profitto dei Musei? l’educazione

Le nuove soprintendenze speciali ai poli museali di recente istituzione (a Firenze, a Napoli, a Venezia e a Roma, dove ce n’è una per l’Arte Medievale e Moderna e un’altra per l’Archeologia) sono ormai prossime a entrare a regime. Le competenze tutelari sul territorio passano alle ex soprintendenze ai Beni ambientali e architettonici che diventano così “Miste”. Cambiano referente amministrativo il Catalogo e la Notifica dei beni mobili, settori fino a ieri affidati ai soprintendenti storico artistici. Funzionari e tecnici migrano da un ufficio all’altro. Mutano di epigrafe e di gestione interi capitoli di bilancio. Tutto questo è già avvenuto e sta avvenendo, da Firenze a Napoli, da Roma a Venezia. Si tratta di strappi senza dubbio dolorosi, di amputazioni che è difficile, anzi impossibile, spiegare sul piano del metodo e della scienza. Fino a ieri i Masaccio che stanno agli Uffizi e l’altro che si trova in Santa Maria Novella, i Caravaggio del Popolo e quelli della Borghese erano tutelati e amministrati dallo stesso ufficio. Ora non è più così e non sarà facile abituarsi alla nuova realtà; una realtà che contraddice l’idea dell’indivisa e indivisibile unità del “Museo Italia” alla quale ci hanno abituato i nostri maestri.

Ma i tempi cambiano. Bisogna capire le ragioni che giustificano la creazione delle soprintendenze speciali. Era ed è reale e urgente la necessità di modernizzare la gestione dei grandi plessi mussali italiani. Per venire incontro alle attese e alle pressioni del turismo di massa e per migliorare l’offerta culturale e didattica, in primo luogo. E poi per sfruttare al meglio le risorse esistenti e fare emergere quelle potenziali secondo logiche di flessibilità, di tempestività, di economicità, di efficienza e di efficacia.

Per ottenere ciò si è scelta la strada delle soprintendenze speciali, attivando alcuni anni or sono quella di Pompei che ha fatto da apripista in una situazione ambientale oggettivamente difficile. E’ sperabile che altrove il modello funzioni meglio, magari con alcuni aggiustamenti al regolamento applicativo che infatti è in fase di revisione e non è stato ancora pubblicato.

La filosofia che governa le soprintendenze speciali è semplice. Potremmo definirla (e mi scuso per i neologismi orrendi) “aziendalizzazione” dell’ufficio e “managerializzazione” del dirigente. Il soprintendente ha a disposizione delle risorse (biglietterie, concessioni d’uso provenienti ex legge Ronchey, eventuali sponsorizzazioni, eccetera). Su quelle, coadiuvato da suo consiglio di amministrazione, deve modulare il bilancio vigilando affinché, alla fine dell’anno, tutti i soldi disponibili siano stati spesi, tutti gli obbiettivi preventivati raggiunti. Sarà bravo se alla fine dell’anno avrà chiuso il bilancio in pareggio, sarà bravissimo se avrà anche raggiunto quella che i manuali di scienze aziendali chiamano “customer’s satisfaction”. Ma cosa vuol dire “accontentare il cliente” di un museo? E chi sono i clienti? I turisti giapponesi? Gli studiosi? I ragazzi delle scuole? O forse sono gli uomini e le donne che devono ancora nascere e vorranno trovare, fra cento anni, musei ancora degli di questo nome? Ma questo è un discorso difficile che ci porterebbe lontano. Conviene quindi chiuderlo subito. Torniamo alle soprintendenze speciali e alla sfida, per certi aspetti affascinante, che ci sta di fronte.Ma vediamo, a titolo esemplificativo, la situazione della soprintendenza speciale fiorentina che ha già costruito il suo bilancio di previsione. Il polo mussale fiorentino vuol dire una ventina di realtà diverse (dagli Uffizi alla Villa Medicea di Poggio a Caiano, dal Giardino di Boboli al Cenacolo di San Salvi, dal Bargello alla Galleria Palatina) visitate, ogni anno, da cinque milioni di persone. Tutto questo significa, in biglietterie, concessioni d’uso percentuali dovute sul fatturato delle librerie e dei punti vendita, diritti fotografici, canoni e quant’altro, un’entrata annuale valutabile in circa 17 milioni di euro.

Il personale in servizio (873 unità al giugno di quest0anno) costa 37 milioni ed è – lo abbiamo detto – a carico dello Stato. Se così non fosse l’ “Azienda mussale Firenze” fallirebbe prima ancora di cominciare. A meno di non intervenire con criteri – questi sì – brutalmente “aziendale” e, quindi, con tagli al personale di custodia, aumento del costo dei biglietti, abolizione delle gratuità e delle riduzioni all’accesso, eccetera. Ma il museo è un servizio pubblico, il suo “profitto” è l’educazione della gente: un valore così grande da non poter essere misurato. Infatti lo diciamo “incommensurabile”. Questo fa la differenza fra noi e l’azienda. Spero che nessuno vorrà mai dimenticarlo.

Autore: Antonio Paolucci

Fonte:Il Sole-24 Ore

Vai in biblioteca? No clicco sul web

ROMA ARRIVA una legge sul libro e in generale sulla promozione della cultura italiana all´estero: il sottosegretario delegato ai beni librari Nicola Bono l´ha annunciata ieri alla «giornata della comunicazione sulle biblioteche e sulle iniziative per la promozione del libro» organizzata dal ministero della cultura. Se, come ci promette, arriverà in commissione, sarà la prima volta nella storia della Repubblica: fin´ora se n´è sempre parlato, gli editori l´hanno chiesta a gran voce, ma non si è andati oltre le norme sugli sconti praticabili nelle librerie. L´idea questa volta è di costituire, ci dice il sottosegretario, «una società per azioni che abbia l´incarico di coordinare soggetti istituzionali e privati, insomma un soggetto unico che si occupi della promozione nel mondo». Una legge che guarda all´estero. «La presenteremo presto, non appena concordate le coperture finanziarie, ma è già elaborata». La notizia è venuta fuori, un po´ imprevista, in un contesto dedicato a un tema vicino, ma diverso. Di scena ieri erano le biblioteche, punto dolente nel sistema-libro in Italia. A questo proposito ci sono buone notizie: ora si potrà fare una qualsiasi ricerca bibliografica da casa propria attraverso il computer potendo contare su una rete di 1400 biblioteche, a partire dalla 46 nazionali per arrivare a tutte le altre. Lo sforzo, che va avanti da tempo, ha raggiunto un traguardo importante. Non tutto il materiale di queste biblioteche è ancora in linea, ma è ormai disponibile globalmente il 20 per cento del patrimonio librario nazionale. Sembra poco, non lo è. Il «catalogo unico» on-line (www.superdante.it) e il programma «Rinascimento», che permette di leggere testi classici semicancellati o «sovrascritti» grazie all´uso dei raggi X. Non è grazie a questa raffinatezza, i motivi sono certo più terra terra (come la possibilità di consultare Internet gratis, o quella di avere un posto tranquillo per studiare), però il pubblico delle biblioteche italiane, dicono al ministero, è aumentato negli ultimi anni, e nel 2001 è salito del 10 per cento. Tutto bene, dunque? All´Aie, l´Associazione degli editori che segue molto da vicino tutto quanto riguarda il mondo del libro, ricordano però che l´Sbn è ottimo e tuttavia il problema delle biblioteche rimane grave. Il problema non riguarda direttamente il ministero (che controlla solo le 46 nazionali), però il sistema continua a far acqua. Soprattutto – come ci ricorda Laura Novati – resta il «buco» di quelle scolastiche: che semplicemente non esistono. O non possono funzionare per mancanza di fondi, di personale, e anche di volontà. Dopo le biblioteche di «pubblica lettura», grande traino per la lettura infantile, con la scuola dell´obbligo si apre una voragine, che divora i lettori di domani. Risponde Bono: «Noi possiamo agire direttamente solo sulle nostre 46. Ma attraverso i nuovi servizi interveniamo anche sulle altre, aumentando le possibilità di utilizzarle».

Autore: Mario Baudino

Fonte:La Repubblica