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Pierfranco BRUNI. Dall’ indifferenza alla nostalgia. I segni le etnie i linguaggi le tradizioni e i beni culturali.

L’attività di ricerca sulle etnie storiche in Italia, in un dialogo costante con le culture del Mediterraneo, continua con nuovi contributi ed elementi innovativi. Lo studio di Pierfranco Bruni dal titolo: “Dalla indifferenza alla nostalgia. I segni e le etnie tra linguaggi, tradizioni e beni culturali”, pubblicato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Comitato Minoranze Etnico – Linguistiche con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica,  riscuote sempre più importanti consensi e riscontri sul piano internazionale.
La ricerca si sofferma sul rapporto tra beni culturali ed etnie grazie ad una analisi di elementi culturali e storici presenti sui vari territori interessati grazie ad una interpretazione letteraria. Sulla base di questi primi risultati lo studio riguarderà altri particolari aspetti alla cui base insistono intrecci con la storia del Mediterraneo.

Si tratta soltanto di uno “spaccato” della ricerca che lo studioso conduce da alcuni anni. Ulteriori approfondimenti sono in fase di analisi e verranno illustrati, nei prossimi mesi, anche con un apparato fotografico.

L’interpretazione dei beni culturali offre la possibilità di una lettura comparata all’interno dei contesti nei quali le minoranze linguistiche hanno una loro consistenza.

I territori di cui si parla hanno una valenza geografica articolata: si va dalle Dolomiti e dalla cultura Ladina a quella degli Italo – Albanesi e dei Grecanici delle Regioni del Sud. Si toccano aspetti inerenti l’etnia Sarda e Catalana e la storia Occitana. Il mondo letterario Italo – Albanese resta al centro di un chiave di lettura sia estetica che puramente letteraria.

Il rapporto tra etnia e bene culturale risulta di straordinaria importanza non solo dal punto di vista antropologico – letterario ma anche archeologico e storico in senso più generale.

Il lavoro, arricchito da immagini e testimonianze fotografiche, rientra nelle attività che svolge il Comitato e che sono rivolte alla promozione e alla ricerca dei patrimoni culturali delle minoranze etniche presenti in Italia e alle ricerche che lo stesso Bruni conduce, in forma istituzionale, per conto del MiBAC.

Pierfranco Bruni, in riferimento alla ricerca, ha sottolineato: “E’ certamente un progetto importante che spazia in quella cultura delle minoranze etniche in Italia che racchiude motivazioni linguistiche, esistenziali, antropologiche, archeologiche e storiche. Soffermarsi sul rapporto tra beni culturali ed etnie è recuperare un rapporto tra i luoghi e i linguaggi all’interno di quei processi etnici che pongono al centro il sentimento delle radici e la comprensione di un dialogo tra identità e contaminazioni”.

In questa nuova ricerca il viaggio è tracciato con una interpretazione culturale ampia attraverso rapporti tra beni culturali e territorio in una sottolineatura geo – mediterranea qual è quella delle realtà minoritarie in Italia.

“Dalla indifferenza alla nostalgia. I segni e le etnie tra linguaggi,  tradizioni, letteratura e beni culturali” è un testo significativo perché pone all’attenzione un dialogo tra questioni etniche e storiche e problematiche riferite ai beni culturali. Infatti, restano importanti, tra l’altro, alcuni capitoli inerenti gli aspetti archeologici e la visione storica dei beni culturali.

“Un lavoro modulato, aggiunge Bruni, che non si limita alla sola dimensione etnica ma il raggio interpretativo è abbastanza articolato e presenta elementi singolari e importanti come il rapporto tra territorio, archeologia e letteratura. Un viaggio nella comprensione e nella lettura dei linguaggi. Quei linguaggi che sono espressione di una cultura che ha forti legami con la storia del Mediterraneo. Lo stesso Mediterraneo è un attraversamento di identità ma anche di linguaggi. Linguaggi che non vanno letti soltanto attraverso codici folcloristici ma bisogna dare loro spessore letterario ed estetico. Focalizzare l’attenzione sull’analisi solo antropologica o storica non rende verità a un processo complessivo su quelle culture che vivono su un tessuto di contaminazioni. La letteratura è un riferimento importante che si colloca all’interno di una visione ampia ed esteticamente valida. I beni culturali rappresentano sempre più non un valore aggiunto alla conoscenza delle minoranze linguistiche ma un riferimento prioritario che permette di comprendere storia e civiltà di una presenza etnica in un ben determinato contesto storico. È necessario, anche in questi casi, parlare di contaminazioni culturali”.

La ricerca continua attraverso un articolato studio che dovrà sottolineare, alla fine, il  forte rapporto tra territorio  e presenze minoritarie storiche sulla base di aspetti ed elementi che hanno una profonda valenza legata al patrimonio archeologico, storico, letterario grazie anche ad un incontro tra culture del Mediterraneo e modelli Adriatici. Il Mediterraneo resta un punto di riferimento fondamentale nella comprensione sia storica che antropologica di quelle realtà etniche che raccordano processi di identità, letteratura e fenomeni artistici. Il Mediterraneo come modello e intreccio tra civiltà e cultura.

Info:
338 9108211 – 099 676355

Link: http://www.etnieitalia.it

Email: csrbruni@alice.it

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Aldo DE POLI Marco PICCINELLI Nicola POGGI Dalla casa-atelier al museo – La valorizzazione museografica dei luoghi dell’artista e del collezionista.

La musealizzazione delle case d’artista e degli ateliers presuppone uno studio approfondito delle caratteristiche e della storia dei luoghi e del segno che l’artista lascia nel suo creare ‘altro da sé’.
I grandi studi, col loro disordine organizzato, ma anche le modeste stanze in alloggi d’affitto, gli appartamenti, le ville, le case di villeggiatura. Edifici, stanze, giardini e paesaggi che hanno accolto, protetto, ispirato, deluso l’artista nella sua vita di tutti i giorni e nel suo lavoro.

Questo libro documenta il passaggio di questi spazi da scenario privato a occasione di fruizione pubblica della creazione e dell’agire artistico, ponendo al centro l’architettura museale.

Attraverso un importante apparato iconografico e una approfondita bibliografia, si delinea il racconto della trasformazione di un patrimonio artistico, storico e architettonico unico e ancora poco noto che gli autori indagano non già e non solo per conoscerne il passato ma per prospettarne il futuro.

Dalla salvaguardia al restauro, dalla ricostruzione alla nuova collocazione, dalla restituzione filologica alla reinterpretazione multimediale, sulla base di una ricca documentazione internazionale, vengono individuate le diverse tipologie di case d’artista e i diversi criteri che stanno alla base delle scelte progettuali e di intervento museale.

(dalla IV di copertina)

PRESENTAZIONE
Casa = Museo di Giuseppe Panza di Biumo
LE CASE DEGLI UOMINI CELEBRI. DA TEATRO DI VITA PRIVATA A BENE CULTURALE
Le case degli uomini celebri. Da teatro di vita privata a bene culturale
Le case degli uomini celebri. Le case degli scrittori. Le case degli architetti.
Dalla casa al museo. La valorizzazione della dimora del collezionista e della casa-atelier dell’artista.
La dimora del collezionista nel XIX e XX secolo
La casa del collezionista.
Approfondimenti su singole dimore di collezionisti in Europa nella seconda metà del XIX secolo.
Approfondimenti su singole dimore di collezionisti in Europa nella prima metà del XX secolo.
Approfondimenti su singole dimore di collezionisti in America alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo.
Approfondimenti su singole dimore di collezionisti in Europa alla metà del XX secolo.
La casa del collezionista dell’epoca contemporanea.
La casa-atelier dell’artista nell’Ottocento
La casa-atelier di città dell’artista nella seconda metà del XIX secolo.
Un nuovo tema: la villa come casa-atelier in un luogo di villeggiatura.
La casa-atelier dell’artista nel Novecento
L’atelier futurista. Le case-atelier dell’artista agli albori del Movimento Moderno.
La casa come scena. La spettacolarizzazione della vita quotidiana.
La casa-atelier del dopoguerra. Da universo privato a spazio aperto, centro di produzione culturale.

IL PROGETTO D’ARCHITETTURA. NOVE QUESTIONI PER LA VALORIZZAZIONE MUSEOGRAFICA DELLA CASA D’ARTISTA
La conservazione integrale
La casa di Pierre Loti a Rochefort. La casa di Gustave Moreau a Parigi. La casa di Theodore Reinach a Beaulieu-sur-mer.
La casa di Karen Blixen a Rungstedlung.
La conservazione apparente
Il Museo Revoltella a Trieste. La Wallace Collection a Londra. Il Museo Vincenzo Vela a Ligornetto di Mendrisiotto.
Il Castello d’Albertis a Genova.
L’integrazione come parte di un altro edificio
La Gipsoteca Canoviana a Possagno. La Fondazione Mirò a Palma de Mallorca. Il Centro Dürrenmatt a Neuchâtel.
La Collezione Goetz a Monaco di Baviera. Il Museo Oskar Reinhart ‘am Römerholz’ a Winterthur.
Il riuso di edifici storici
Il Museo Marini a Firenze. Il Museo David d’Angers ad Angers. La Gipsoteca Bistolfi a Casale Monferrato.
Il Museo Matisse a Nizza. La Villa Panza di Biumo a Varese.
Il riuso di edifici industriali
Il Museo Minguzzi a Milano. Il Museo Noguchi a Long Island, New York. La Cittadellarte-Fondazione Pistoletto a Biella.
La Fondazione Arnaldo Pomodoro a Milano.
La nuova costruzione
Il Museo La Congiunta a Giornico. Il Padiglione Cy Twombly presso la Collezione de Menil a Houston.
Il Museo Kirchner a Davos. Il Centro Paul Klee a Berna.
La restituzione simbolica di un luogo perduto
La casa di Mariano Fortuny a Venezia. L’Atelier di Costantin Brancusi a Parigi. La casa e il giardino di Claude Monet a Giverny.
L’estensione nel parco inteso come museo all’aperto
La Fondazione Maeght a Saint Paul-de-Vence. Il Museo Louisiana a Humlebæk. La Fondazione de Serralves a Oporto.
La Fondazione Henry Moore a Perry Green.
La collezione di frammenti di paesaggio come evocazione di un percorso artistico
Il Parco di Pinocchio a Collodi. Il Giardino di Daniel Spoerri a Seggiano. La Fattoria di Celle a Santomato di Pistoia.
Il Parco delle sculture del Chianti a Pievasciata. Il Parco della Fiumara d’Arte a Castel di Tusa.
Bibliografia ragionata. Referenze fotografiche.

Info:
Edizioni Lybra Immagine, Via Aurelio Saffi 7, 20123 Milano
tel. 02.48000818 – 02.4987757 – fax. 02.48012748.

Link: http:www.lybra.it

Email: lybra@lybra.it

Tania VELMANS. L’Arte Bizantina.

Questo volume, riccamente illustrato, ci parla dei diversi incanti legati al nome di Bisanzio, e soprattutto alla sua pittura, che ha saputo trovare un linguaggio adatto per dare forma tangibile all’assoluto.
Ma c’è anche, sulle rive del Bosforo, l’abbagliante Santa Sofia, ci sono i sogni e le emozioni degli uomini, i canti liturgici che ci sollevano al cielo, la magnificenza delle chiese e dei palazzi, e ancora le impareggiabili cerimonie civili, e gli imperatori onnipotenti, simili a icone nei loro paramenti.
L’arte bizantina fiorisce per oltre mille anni (IV°-XV° secolo) in tutta l’Europa orientale, in gran parte dell’Italia e nella Russia settentrionale.
La forza straordinaria di questa tradizione le garantisce una lunga sopravvivenza dopo la scomparsa dell’impero che l’ha generata e i nostri contemporanei si mostrano sensibili alla sua bellezza.

Info:
Editore Jaca Book, Formato cm. 19,5 x 28,5, tutto a colori, cartonato, pp. 72
Milano 2007 
Tradotto da: Chiara Formis 
Prezzo: Euro 19,00 
ISBN (a 13 cifre): 978-88-16-60364-6 

Link: http://www.jacabook.it

Email: serviziolettori@jacabook.it

Roberto CECCHI I beni culturali – Testimonianza materiale di civiltà.

Sul finire del IV secolo, gli imperatori Valentiniano, Valente, Graziano, Arcadio e Onorio promulgarono editti per assicurare esenzioni o rimborsi, fino a un terzo delle tasse dovute, per quelle città che avessero messo mano alla conservazione degli edifici pubblici e, in particolare, di fortificazioni e terme.
Eppure oggi, a leggere le cronache, soprattutto quelle di casa nostra, se ne sentono di tutti i colori sul patrimonio culturale. Sfigurato, svenduto, scempiato. Ma, soprattutto, mal tutelato. Chi dovrebbe proteggerlo fa tutt’altro.
È connivente con la speculazione, lascia che si facciano le peggiori cose senza muover foglia, senza impegnarsi, senza denunciare. Sotto accusa sono il ministero, le soprintendenze, i loro funzionari, l’organizzazione della tutela. Chi ha ragione? […]. Per capire qual è lo stato dell’arte non ci sono scorciatoie. Bisogna avere la pazienza di andare per i viottoli tortuosi della conoscenza, comprendere gli eventi, collocarli in un contesto. Bisogna partire da dove si sono soffermati altri, quelli che hanno avuto la determinazione e la pazienza di fare un’analisi della situazione italiana e capire che cos’è successo […] (R.C.).

In Appendice, documenti preziosi, praticamente inediti o introvabili: La relazione della Commissione d’indagine (documenti della Commissione Franceschini, 1967); la Carta del Restauro del 1972 integrata con quella del 1965; la Convenzione Europea del Paesaggio del 2000.

Indice:

 – Introduzione,

 – Contesto vs oggetto,

 – Documento vs monumento,

 – Progetto vs manutenzione,

 – Paesaggio vs ambiente,

 – Conclusioni.

Appendice:

Commissione Franceschini.Relazione della Commissione d’indagine.

La Carta Italiana del Restauro del 1972.

Convenzione Europea del Paesaggio.

Postilla.

Info:
Edizioni Spirali
pp. 235, Euro 18.00
ISBN 88-7770-742-9 

Link: http://www.spirali.com

Rosolino LA MATTINA. Gli occhiali nella pittura dal XIV al XX secolo.

Dal Veneto alla Sicilia l’iconografia racconta l’evoluzione dell’oggetto visivo.
Nel volume (formato 24×30, cartonato e con sopracopertina a colori, composto da 152 pagine di testo, da 134 illustrazioni, di cui 131  a colori e 30 in b/n), è descritta ed illustrata la “storia degli occhiali” nelle varie tipologie di montature (a perno, a molla, ad arco, pince-nez, lorgnette, fassamano, caramella, a stanghette, ecc.), attraverso le testimonianze pittoriche dal 1300 (il primo esempio è costituito dagli affreschi di Tommaso da Modena, sec. XIV, nella sala Capitolare dei Domenicani di Treviso), fino ai giorni nostri.

Si tratta dunque di un prezioso libro d’arte in cui nei primi capitoli gli occhiali vengono esaltati attraverso le opere d’arte realizzate dai grandi maestri della pittura, dal Crivelli al Ghirlandaio, dal Bruegel al Bosch, dal Caravaggio al Goya, dal Carpaccio a Luca Giordano fino ai più noti pittori dell’Ottocento come Giovanni Fattori, Francesco Haiez, Pablo Picasso, Renato Guttuso, solo per fare alcuni esempi.

Negli ultimi due capitoli (il V e il VI) è stato  dato spazio alle testimonianze artistiche prodotte dai massimi esponenti della pittura siciliana, da Pietro Novelli allo Zoppo di Gangi, da Frate Felice da Sambuca ad Agostino Scilla, da Giuseppe Sciuti a Giuseppe Patania ecc. i quali nei loro dipinti non mancarono di inserire l’importante elemento ottico, nelle varie tipologie.

Particolarmente interessanti risultano i capitoli in cui è stato curato l’aspetto simbolico degli occhiali,  nei vari secoli, che nell’arte pittorica risultano spesso inforcati sul naso non solo di, più o meno importanti, personaggi illustri ma anche su quello dei Santi, degli Angeli, di Gesù Bambino e perfino del diavolo.

I titoli dei sei capitoli, di cui è composto il volume, sono i seguenti:

– CAP.I   L’invenzione “un vanto italiano”

– CAP.II  Dai primi esemplari al periodo d’oro

– CAP.III Gli occhiali tra simbolismi e attributi

– CAP.IV Testimonianze iconografiche

– CAP. V  Gli occhiali nella pittura siciliana dal XIV al XX secolo

– CAP.VI  Gli occhiali nella ritrattistica.

La presentazione del libro è del Presidente degli ottici e optometristi della Regione Sicilia, Antonino Matranga.

Info:
Palermo, tel.3476478932 – € 40.

 

Email: rosolino.lamattina@virgilio.it