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Michele SANTULLI. UN VAN GOGH E LA CIOCIARIA.

E’ inaudito talvolta come la vita si diverta a spese dei poveri umani: un van Gogh ciociaro, “ma questa è una scemenza” “un oltraggio” si dirà immediatamente, vedendo assieme l’accezione, volgare e rozza, di ‘ciociaro’ e invece la grandezza universalmente attestata di Van Gogh. Eppure il titolo è corretto e perfino canonico sulla scorta di due fatti inoppugnabili e storici.

Leggi tutto nell’allegato: UN VAN GOGH E LA CIOCIARA

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

ROMA. Plautilla Bricci, vita e opere di una straordinaria architettrice e pittrice del Seicento.

In occasione della riapertura al pubblico della Galleria Corsini, le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano fino al 19 aprile 2022 Una rivoluzione silenziosa. Plautilla Bricci pittrice e architettrice, la prima mostra personale dedicata alla pittrice e architetta Plautilla Bricci (Roma, 1616 – post 1690).
“Dopo molti mesi di lavori siamo felici di riaprire la Galleria Corsini con un’assoluta novità, una mostra che celebra un’artista portata di recente all’attenzione del grande pubblico da Melania Mazzucco col romanzo L’architettrice”, afferma Flaminia Gennari Santori, che prosegue: “la Galleria è ora pronta ad accogliere i visitatori con una rete wi-fi, una guida digitale gratuita di supporto alla visita e servizi di accoglienza completamente rinnovati. La nuova illuminazione e gli interventi conservativi sulle decorazioni settecentesche assicurano al pubblico una migliore fruibilità degli spazi.”
Plautilla-Bricci_Madonna-del-Rosario-con-i-santi-Domenico-e-Liborio-656x1024La mostra, a cura di Yuri Primarosa, riunisce per la prima volta l’intera produzione grafica e pittorica dell’artista, presentando un Ritratto di architettrice (probabile effigie della Bricci), accanto a capolavori anch’essi inediti o poco conosciuti dei maestri a lei più vicini. Come quasi tutte le sue colleghe, anche Plautilla era figlia d’arte, e nella bottega romana di suo padre Giovanni acquisì molto di più che i soli rudimenti nel disegno e nel colorire. Oltre a dipingere insegne di botteghe e a impiastricciare muri e tele nell’entourage del Cavalier d’Arpino, il padre era infatti anche musicista e compositore dilettante, attore e commediante, poligrafo e poeta.
Grazie a nuove ricerche, sappiamo che fu Giovanni a offrire a Plautilla la prima rete di contatti e committenze, come nel caso della Madonna col Bambino di Santa Maria in Montesanto (1640 circa), che conserva sul retro la firma dell’artista giovinetta assieme a una relazione che ci informa di un evento prodigioso: a ultimare l’opera sarebbe stata la Madonna stessa.
Mossa da una devozione autentica, Plautilla era all’epoca un’artista alle prime armi, destinata a vivere in odore di santità. Questo esordio legato a un evento miracoloso le garantì un posto d’onore nella produzione in serie di immagini devozionali di sante vergini e martiri.
Tali occasioni formative le consentirono di entrare in contatto con l’abate Elpidio Benedetti, servitore prima del cardinale Giulio Mazzarino e poi di Jean-Baptiste Colbert nelle funzioni di agente di Luigi XIV, una figura chiave nel fervido dialogo politico e artistico tra Roma e Parigi. Il sodalizio con Benedetti fu decisivo per Plautilla, che poté cimentarsi nell’esecuzione di importanti pale d’altare, nell’ideazione di apparati decorativi e nella progettazione di altre opere insigni.
Elpidio, inoltre, era un artista dilettante egli stesso, in stretto rapporto con alcuni dei più famosi maestri dell’epoca, come Gian Lorenzo Bernini (di cui si espone un magnifico busto in terracotta di papa Alessandro VII), Pietro da Cortona (evocato con un potente Ritratto del cardinale Giulio Mazzarino, presentato al pubblico per la prima volta), Andrea Sacchi, Giovan Francesco Grimaldi e Giovan Francesco Romanelli, autore della splendida Madonna del Rosario proveniente dalla chiesa dei Santi Domenico e Sisto a Roma, restaurata per l’occasione nel laboratorio delle Gallerie Nazionali. Grazie a Benedetti, la Bricci poté concretizzare le sue ambizioni affermandosi anche come architetta: un evento talmente eccezionale da richiedere l’invenzione di un nuovo termine – quello di “architettrice” –, apposto su un atto notarile relativo ai lavori del Vascello per suggellare il riconoscimento ufficiale della donna dopo anni attività sottotraccia, in un settore artistico tradizionalmente riservato ai soli uomini.
Nel 1662-1663 ebbero inizio i lavori della sua opera più famosa, la Villa Benedetta fuori Porta San Pancrazio, detta “il Vascello”, distrutta nel 1849 durante l’assedio francese di Roma. A quel cantiere avevano preso parte artisti del calibro di Bernini, Cortona e Grimaldi, ma era stata Plautilla a dirigerne le maestranze: una rivoluzione silenziosa resa possibile dall’incontro con un illuminato mecenate, pronto a offrirle costante protezione.
La scoperta di documenti inediti sulla vita di Plautilla, l’identificazione di nuove opere e il restauro dei suoi progetti architettonici conservati presso l’Archivio di Stato di Roma (esposti per la prima volta assieme a una nuova tavola proveniente da una collezione privata), consentono di fare nuova luce su questa affascinante figura di artista, unico architetto donna dell’Europa preindustriale.
Si possono ammirare in mostra, inoltre, un ambizioso progetto della Bricci per la scalinata di Trinità dei Monti (1660), la vasta lunetta da lei dipinta per i Canonici lateranensi (1669-1673) e altre due sue tele conservate a Poggio Mirteto, anch’esse restaurate per l’occasione: lo Stendardo della Compagnia della Misericordia raffigurante la nascita e il martirio del Battista (1675) e la Madonna del Rosario (1683-1687) del duomo dello stesso borgo che aveva dato i natali al padre di Elpidio: Andrea Benedetti, ricamatore papale, del quale si presentano le prime opere certe e la pala d’altare della sua cappella privata, anch’essa sottoposta a un delicato intervento conservativo.
Chiude l’esposizione un prestito eccezionale: il quadro d’altare raffigurante San Luigi IX di Francia tra la Storia e la Fede dipinto da Plautilla per la cappella di San Luigi (1676-1680) nella chiesa dei Francesi, interamente progettata dall’architettrice per l’abate Benedetti, accanto alla cappella Contarelli. Il catalogo che accompagna l’esposizione, stampato da Officina Libraria, contiene i saggi di Yuri Primarosa, curatore della mostra, e di Melania Mazzucco, autrice de L’architettrice, e i contributi di alcuni dei maggiori specialisti dell’artista e del suo contesto culturale: Aloisio Antinori, Carla Benocci, Maria Barbara Guerrieri Borsoi, Riccardo Gandolfi, Gianni Papi e Magda Tassinari, offrendo una nuova e aggiornata monografia sull’artista.

Info:
Galleria Corsini – via della Lungara 10, Roma, fino al 19 aprile 2022
ORARI: da martedì a domenica, dalle ore 10.00 – 18.00. Ultimo ingresso alle ore 17.00. Chiuso il lunedì
BIGLIETTO BARBERINI CORSINI: Intero 12 € – Ridotto 2 € (ragazzi dai 18 ai 25 anni). Il biglietto è valido dal momento della timbratura per 20 giorni in entrambe le sedi del Museo: Palazzo Barberini e Galleria Corsini.
(Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022 nello spazio mostre di Palazzo Barberini è visitabile una mostra “Caravaggio e Artemisia: la sfida di Giuditta. Violenza e seduzione nella pittura tra Cinquecento e Seicento”. Per questa mostra è prevista anche una tariffa: mostra + museo: Intero 15 € – Ridotto 4 € (ragazzi dai 18 ai 25 anni). Gratuito: minori di 18 anni, scolaresche e insegnanti accompagnatori dell’Unione Europea (previa prenotazione), studenti e docenti di Architettura, Lettere (indirizzo archeologico o storico- artistico), Conservazione dei Beni Culturali e Scienze della Formazione, Accademie di Belle Arti, dipendenti del Ministero della cultura, membri ICOM, guide ed interpreti turistici in servizio, giornalisti con tesserino dell’ordine, portatori di handicap con accompagnatore, personale docente della scuola, di ruolo o con contratto a termine, dietro esibizione di idonea attestazione sul modello predisposto dal Miur.
Prenotazione individuale consigliata, obbligatoria per i gruppi (massimo 15 persone, guida inclusa) al link: https://www.ticketone.it/artist/galleria-corsini/

Fonte: www.stilearte.it, 15 nov 2021

Giuseppe Novello, pioniere della satira di costume.

È considerato uno dei pionieri della satira di costume nel nostro Paese, anche se Giuseppe Novello (Codogno, 1897-1988), figlio di un direttore di banca, viene avviato fin da giovane a una carriera impiegatizia, nonostante il fatto che il fratello della madre, Giorgio Belloni, fosse un artista di una certa fama.
Da giovane Giuseppe frequenta lo studio dello zio e, dopo una laurea presa per accontentare il padre, nel 1919 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Milano e comincia una carriera da pittore, dedicandosi a paesaggi e ritratti figurativi di matrice accademica, esposti in quattro edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale.
Ma il suo destino artistico è un altro, e Novello lo scopre quasi per caso, pochi anni dopo aver combattuto come membro del battaglione alpini Tirano nella battaglia di Caporetto, quando nel 1925 comincia a collaborare con la rivista L’Alpino, dove firma le sue vignette satiriche con il numero 46. Nella redazione del quindicinale incontra il giornalista Paolo Monelli, che gli chiede di pubblicare il libro di vignette La guerra è bella ma scomoda, che esce nel 1929.
Con l’amico Monelli comincia a frequentare l’osteria Bagutta, dove incontra il fior fiore degli scrittori milanesi, da Orio Vergani a Riccardo Bacchelli, oltre ad alcuni salotti letterari della città. Sempre grazie a Monelli comincia una collaborazione con la Gazzetta del Popolo, dove negli Anni Trenta pubblica tre reportage: un viaggio alla ricerca dei “monumenti più brutti d’Italia” nel ’32, un tour gastronomico nel ’34 e un itinerario turistico nelle principali località di villeggiatura del Nord Italia nel 1936.
Una-vignetta-di-Giuseppe-Novello-1-1-317x420Durante la Seconda Guerra Mondiale torna al fronte come alpino, combatte in Russia e dopo essere ritornato in Italia nel 1943 viene fatto prigioniero e condotto in un lager tedesco a Wietzendorf, in Bassa Sassonia. Due anni dopo i giornali svizzeri diffondono la notizia della sua morte, e sulla stampa italiana fioriscono i necrologi. Pochi mesi dopo però Novello torna in patria vivo e vegeto, e Dino Buzzati commenta: “Il redivivo che si gode i propri elogi funebri è abbastanza novelliano, ci sembra”. Alla triste notizia Silvio Negro aveva commentato: “La morte, quando è ingiusta, colpisce di regola i migliori”. E Novello risponde: “Evidentemente e per fortuna non sono tra quella eletta schiera”.
La sua satira puntuale e tagliente ha un enorme successo a partire dal 1948, quando Novello comincia una collaborazione settimanale con La Stampa che durerà fino al 1965.
Vive nel suo paese natale, Codogno, dal quale non si allontana quasi mai, e trascorre una vita tranquilla e abitudinaria. “Faccio il pendolare tra disegno e pittura”, confessa, e racconta con le sue vignette la classe borghese italiana, con le sue manie e le sue miserie. “Le vignette di Novello sono un marchingegno accurato, una bilancia a tre piatti in cui il peso comico è distribuito tra disegno, titolo e didascalia. Il tratto è sinuoso e incisivo, nitido”, puntualizza Matteo De Giuli sul sito Il Tascabile.
Se gli Anni Cinquanta gli sono familiari, davanti al boom degli Anni Sessanta appare sgomento: “Il suo sguardo elitario, antimoderno, non riesce a leggere l’Italia del boom”, aggiunge De Giuli. Novello non sa come raccontare il nuovo decennio e si ritira dall’illustrazione per tornare alla pittura, che aveva abbandonato per timidezza nel 1940, dopo aver vinto un premio alla Biennale. “La pittura è innocua: uno che dipinge non dà fastidio a nessuno”, dichiara. Oggi la memoria di Giuseppe Novello, autore di volumi di vignette pubblicati da Mondadori come Il signore di buona famiglia, Che cosa dirà la gente o Resti fra di noi, è affidata ad alcune opere esposte nella sala della Pro Loco di Codogno e a una sala a lui dedicata alla Fondazione Lamberti.

Autore: Ludovico Pratesi

Fonte: www.artribune.com, 7 nov 2021

ROMA. La mostra su Plautilla Bricci pittrice e architettrice.

Alle Gallerie Corsini di Roma c’è Una rivoluzione silenziosa. Plautilla Bricci pittrice e architettrice, la prima personale dedicata alla pittrice e architetta Plautilla Bricci (Roma, 1616 – post 1690).
Sui manifesti occhieggia il Ritratto di architettrice (probabile effigie della Bricci) che anima la curiosità nei confronti di questa misteriosa artista del Seicento. Una delle sue opere è la cappella di San Luigi, proprio accanto alla Cappella Contarelli di Caravaggio nella chiesa dei Francesi, che la elevò tra i contemporanei “pel valore nell’arte della pittura e architettura”, come riporta Filippo Baldinucci alla fine del Seicento.
Una-rivoluzione-silenziosa.-Plautilla-Bricci-pittrice-e-architettrice-Galleria-Corsini-Ph.-Alberto-Novelli-7-638x420L’esposizione, curata dallo Storico dell’Arte Yuri Primarosa, ha il merito di convogliare insieme, per la prima volta, la produzione grafica e pittorica della Bricci, accanto a opere inedite, o ancora raramente rappresentate, di maestri e colleghi, vicini a lei per poetica o esperienza di vita. L’occasione è stata offerta dal rinvenimento di documenti storici inediti, a lei riconducibili, dalla scoperta di nuove opere e progetti architettonici conservati presso l’Archivio di Stato di Roma. Se ora quest’affascinante figura può finalmente essere restituita alla Storia dell’Arte e riesumata dall’oblio che le era stato accordato, è anche grazie al romanzo storico di Melania Mazzucco, autrice de L’architettrice. Abbiamo intervistato il curatore Yuri Primarosa per cercare sia di delineare il progetto espositivo sia di abbozzare un ritratto, seppur sommario, dell’unica architetta donna nell’Europa preindustriale a noi conosciuta.
Partiamo dall’allestimento. Quali sono le linee principali che hai seguito?
Una-rivoluzione-silenziosa.-Plautilla-Bricci-pittrice-e-architettrice-Galleria-Corsini-Ph.-Alberto-Novelli-8Aprono la mostra due dipinti emblematici: un magnetico Ritratto di architettrice oggi a Los Angeles, acutamente riconosciuto da Gianni Papi, che con buona probabilità tramanda le vere sembianze di Plautilla, e l’enigmatica Ragazza col compasso della Galleria Spada – riferibile a mio avviso alla fase matura di Angelo Caroselli – entrata nell’immaginario collettivo quale effigie ideale della nostra architettrice dopo la recente pubblicazione della sua biografia romanzata. Segue una serrata selezione di oggetti strettamente legati all’ambiente in cui Plautilla visse e operò, suddivisi in sei sezioni tematiche: disegni, incisioni, libri, paramenti ricamati, dipinti, sculture e progetti architettonici, accanto a capolavori inediti o poco conosciuti dei grandi maestri a lei più vicini (Gian Lorenzo Bernini, Pietro da Cortona, Giovan Francesco Romanelli). Una scelta che mette bene in evidenza la variegata produzione del barocco romano, nonché l’eccezionale versatilità artistica della Bricci.
Quali sono le qualità di quest’artista? In cosa la trovi differente rispetto agli artisti del primo arco del Seicento e in cosa si allinea rispetto al caravaggismo?
Le migliori prove pittoriche di Plautilla datano tutte alla seconda metà del Seicento e sono per questo fuori, per cronologia e stile, dal gusto caravaggesco. L’artista conia un suo linguaggio particolarissimo, messo a fuoco in questa mostra per la prima volta: l’eredità tardo-manieristica appresa nella bottega di suo padre Giovanni è tradotta dalla Bricci in chiave “barocca” grazie al rapporto con Pietro da Cortona, Andrea Sacchi, Giovan Francesco Romanelli e con i pittori attivi nel vivace ambiente filo-francese animato dall’abate Elpidio Benedetti, suo principale committente.
Una-rivoluzione-silenziosa.-Plautilla-Bricci-pittrice-e-architettrice-Galleria-Corsini-Ph.-Alberto-Novelli-9-696x464Un’artista che è stata riportata a galla dal romanzo di Melania Mazzucco ma che sinora era rimasta nell’oscurità. Perché era necessario riscoprirla? Se dovessi tratteggiare il profilo di Plautilla in quanto donna del suo tempo cosa riterresti importante sottolineare?
Si tratta di una donna straordinaria e di un’artista di talento. Ciò che ai nostri occhi colpisce della sua vita e della sua carriera è la capacità di affermarsi in settori fino a quel momento preclusi al mondo femminile. Al tempo presente Plautilla consegna la sua rivoluzione silenziosa, quasi disinnescando le categorie che imbrigliavano la vita professionale e sociale delle sue colleghe secentesche. Né moglie, né monaca, né zitella in casa di parenti, ma signora romana, prima artista universale e donna “libera”.
A proposito del romanzo di Melania Mazzucco, cosa trovi di essenziale e crucialmente vero nel suo ritratto di Plautilla?
Leggendo L’architettrice di Melania Mazzucco si rivivono gli anni splendidi della Roma barocca attraverso gli occhi di una singolare figura di artista, tra le molte ingiustamente dimenticate del nostro Seicento. Quegli occhi tanto speciali sono quelli dell’unica architetta di professione dell’Europa preindustriale. L’invenzione letteraria, che restituisce carne e sangue alla vita della protagonista, poggia sull’affilata sensibilità dell’autrice e su uno studio serio, frutto di una paziente ricerca bibliografica e d’archivio: un modo di narrare già sperimentato con successo dalla Mazzucco nelle biografie storico-letterarie dedicate a Tintoretto e a sua figlia Marietta. Ed ecco allora che aridi atti notarili, antichi libelli e censimenti parrocchiali – apparentemente poco significativi per gli storici dell’arte – diventano lo scheletro di un ingranaggio perfetto, in cui verità storica e fiction si sposano per ridare voce a protagonisti e comprimari di quel “gran teatro del mondo” che era la Roma del XVII secolo.
Quali sono le altre figure di artiste che hanno risentito di questo oscuramento da parte della storia e del patriarcato, che invece meritano di avere più attenzione nell’attualità?
Non amo guardare alle donne artiste del Cinquecento o del Seicento come una categoria storiografica. Ciascuna di loro ha una storia a sé. Le professioniste più talentuose di quel periodo sono tutte note agli studi, anche se molto ancora resta da fare. Mi piacerebbe saperne di più su Lucrina Fetti, ad esempio, monaca-pittrice sorella del più famoso Domenico, o della nobile dilettante romana Caterina Ginnasi, allieva di pittori famosi come Gaspare Celio e Giovanni Lanfranco. Figure che ancora attendono di riemergere dall’oblio con nuove opere e tracce documentarie.

Autore: Giorgia Basili

Info:
Una rivoluzione silenziosa. Plautilla Bricci pittrice e architettrice, dal 5 novembre 2021 al 19 aprile 2022
Galleria Corsini – Via della Lungara, Roma
https://www.lincei.it/it/palazzo-corsini

Fonte: www.artribune.com, 7 nov 2021

Marc Chagall – Come definire il suo stile.

Marc Chagall (Vitebsk, 7 luglio 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 28 marzo 1985) è stato un pittore russo naturalizzato francese, d’origine ebraica. Inizia l’attività in Russia, ma è durante il suo primo soggiorno a Parigi che rimane colpito dalle ricerche sul colore dei Fauves e da quelle di Robert Delaunay.
Il suo mondo poetico si nutre della fantasia infantile e alla potenza trasfigurante delle fiabe russe. La semplicità delle forme, lo collega al primitivismo della pittura russa del primo Novecento e lo affianca alle esperienze di Natal’ja Sergeevna Gončarova e di Michail Fedorovič Larionov.
Con il passare del tempo, il colore, nei quadri di Chagall, supera i contorni dei corpi espandendosi sulla tela. Così le figure si espandono in macchie o fasce di colore, secondo modalità operative simili a quelle degli artisti degli anni Cinquanta che aderivano alla corrente del Tachisme (da tache, macchia).
marc-chagall-1Qual è lo stile di Chagall? Potremmo parlare di fauvismo onirico. Colori potenziati in modo espressionista – come Van Gogh -, deformazioni – qui gioiose – delle figure, primitivismo, joie de vivre matissiana. I suo dipinti non hanno nulla della scientificità del rilevamento surrealista del sogno, nonostante si inseriscano in una dimensione onirica, che egli coglie sia dal proprio passato che, come appare evidente, da un’osservazione delle opere di Gustave Moreau (Parigi, 6 aprile 1826 – Parigi, 18 aprile 1898), pittore simbolista che mostra un mondo sovrannaturale, popolato di creature spirituali, che si collocano tra gli uomini e gli angeli.
L’artista sceglie il punto di vista dell’infanzia e riproietta – noi italiani diremmo: pascolianamente – i propri ricordi e le proprie emozioni attraverso l’occhio incantato del bambino. Ogni sua osservazione genera lo stupore che abbiamo dimenticato. Il mondo privo di gravità consente a meravigliose creature di librarsi nel cielo, come angeli. Non esiste gravità, pensiero negativo, dolore che non sia celestialmente compensato, nei quadri dell’artista.
L’occhio infantile è selettivo rispetto al meraviglioso e decontestualizza, come avviene in Chagall, un personaggio, un particolare, un animale, ritagliandolo dal “rumore di fondo” del contesto per conferirgli un’evidenza assoluta. Anche l’artista pare ritagliare i propri personaggi, accostandoli spesso, tra loro, con volute difformità proporzionali. Il volo e la leggerezza appartengono a questa dimensione gioiosa. Quella del biblico Cantico dei cantici. E’, infatti, il grande amore tra l’uomo e la donna a consentire agli adulti di tornare a una felicità senza peso. simili – per certi aspetti – alla gioia perduta dell’infanzia.

Fonte: www.stilearte.it, 6 nov 2021