POZZUOLI (Na). Giovanbattista Pergolesi… 12 icone di Vincenzo Luise tra memoria e speranza.

L’ultimo concerto di musica sacra, organizzato dall’apposito Ufficio della Diocesi di Pozzuoli (vescovo, monsignor Carlo Villano), a cura della Cappella musicale San Procolo (patrono della città), diretta dall’ottimo, professionale, M° don Giovanni Varriale, non si è tenuto a causa dell’intensa crisi tellurica da bradisismo, purtroppo ancora insistente.
Il tanto atteso evento ‘in agenda’, da svolgersi presso l’omonima basilica cattedrale, nel cuore dello storico Rione Terra, nei Campi Flegrei, avrebbe voluto, tra le altre finalità, riallacciare “un filo musicale con il suo figlio prediletto Giovanni Battista Pergolesi (nato a Jesi, vissuto a Napoli e morto a Pozzuoli), e quindi col mondo della cultura, interrotto nel 2019 dopo il Convegno internazionale, svoltosi presso il Palazzo Migliaresi – De Fraja, proponendo appunto il concerto: “Pergolesi. Tra Memoria e Speranza”, manifestazione patrocinata dalla Regione Campania, dal comune di Pozzuoli, dal Conservatorio di Musica: ‘San Pietro a Majella’ di Napoli, dall’Università partenopea Federico II e così via, ed il cui comitato scientifico intese porne la figura, come tiene ad affermare in una recente, documentale, pubblicazione, l’artista flegreo Vincenzo Luise.
<<In quanto appassionato di musica, aggiunge lo studioso appena citato, sono giunto al nostro compianto concittadino Giovanni Battista Draghi, detto Pergolesi. Un nome magico ed un dono della musica nel ‘700 napoletano tanto da incantare Ludwig van Beethoven e Gaetano Donizzetti, da Giuseppe Mazzini a Gioacchino Rossini, oltre a maestri e Principi del suo tempo. Si è chiesto più volte, come mai con quel nome e scendendo da quel paesino delle Marche, il piccolo Giovanni Battista Draghi sia stato ‘sbalzato’ fin in Via dei Tribunali a Napoli: ma forse più del talento potè l’indigenza, piombata inattesa dopo le devastazioni degli austriaci che, con la scusa della guerra di successione spagnola, avevano preso di mira l’Italia in gran dispetto…>>.
Vincenzo Luise poi, nella sua interessante ricerca, ricorda altresì del marchese Gabriele Ripanti, cultore del violino, che gli insegnerà l’amore per questo strumento. Ottimismo che naufragò “sotto l’onda lunga della recessione agricola, innescata da quel passaggio delle truppe austriache nel 1707, ed i conti economici di casa Draghi – Pergolesi cominciarono a non quadrare più”.
Fu così che, con “salde amicizie napoletane, nel 1724 Giovanni Battista detto Jesi più che Pergolesi, si ritroverà catapultato al Conservatorio dei Poveri di Gesù a Napoli, e non fra i convittori che pagavano la retta, ma fra gli alunni indigenti e sovvenzionati dall’istituto”.
Il resto del racconto è significato, forse, dalle 12 icone ad acquerello, di Vincenzo Luise, circa la vita del noto compositore italiano, di cui emerge la musica sacra dello “Stabat Mater” (1736). Appunto tra memoria e speranza.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it