Archivi categoria: Artisti

CIRIE’ (To): Radici Quadrate e La cavalcata dei vizi.

All’ interno della mostra dal titolo “Radici Quadrate” patrocinata tra gli altri dal Ministero ai Beni e alle Attività Culturali, già in corso dallo scorso 4 febbraio, che ha avuto e ha una grande affluenza di pubblico tanto da essere prorogata al 26 di marzo 2006, nasce un nuovo evento. Una grande tela raffigurante “La cavalcata dei Vizi”, ispirata da un affresco quattrocentesco restaurato dall’artista-restauratore Giovanni Carlo Rocca.

Il dipinto misura 20 metri per 2,10 ed è realizzato nello spirito del re-impressionismo puro che ormai caratterizza tutte le opere dell’artista.

Il visitatore può vederne l’esecuzione e l’evoluzione semplicemente visitando la mostra.

L’opera verrà ultimata entro il 26 di marzo, data di chiusura della mostra, per poi essere esposta sia nella città di Ciriè che in altre città italiane.

Info:
Palazzo D’Oria – via Martiri della Libertà 33 – Ciriè (TO)
ORARIO: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00;
INGRESSO: gratuito.

NAPOLI: Uno studio medico trasformato a Museo d’Arte. Il progetto “Museo Minimo” dell’artista napoletano Roberto Sanchez.

Intervista a Roberto Sanchez, Direttore Artistico del “Museo Minimo Arte Contemporanea”.

I musei, nell’immaginario collettivo, vengono identificati quasi spontaneamente come luoghi finalizzati esclusivamente alla divulgazione statica, a volte fredda, della storia antica, dell’arte contemporanea, delle scienze, etc… Oggi in molti paesi, compresa l’Italia, i musei si stanno sempre più trasformando in spazi multifunzionali e multimediali: per migliorare l’immagine delle opere, si esaltano le potenzialità della comunicazione, si intensificano i momenti creativi con scuole d’arte e di restauro, si ospitano conferenze e dibattiti per stimolare le conoscenze, si creano circuiti virtuosi di business con la vendita di gadget artistici, si intrattengono i visitatori con punti di ristoro.Il luogo dell’arte sta cambiando. Anche locali notturno e normalissimi bar si trasformano in spazi d’arte.

Ma quando sono studi professionali a divenire momenti di esposizione?

Ne discutiamo con Roberto Sanchez, artista napoletano. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dopo pochi anni di insegnamento Sanchez si è dedicato esclusivamente all’attività di pittore ed illustratore e, più recentemente, a curatore di mostre per altri artisti. Da alcuni anni dirige le performance artistiche del Museo Minimo, un’esperienza che condivide con la moglie Rosalba Esposito. Medico ma amante dell’arte contemporanea.

GenomART – “Museo Minimo” sta per…?”
SANCHEZ – Nel nome è racchiuso un concetto: la possibilità di diffondere cultura anche con spazi e mezzi limitati. Ad ogni mostra corrisponde una documentazione cartacea e sul nostro sito web per dare visibilità anche ad artisti che in molti casi, pur validissimi, operano nell’ombra. Come diceva Lea Vergine: “Napoli è un lazzaretto di ingegni”, ma è un problema sostanzialmente italico. Quindi il pretenzioso termine ”museo” è ironicamente mitigato dall’impostazione minimalista ma efficace (si veda la nutrita rassegna stampa).

G – “Museo Minimo” si propone come punto di incontro e di scambi culturali in un quartiere come Fuorigrotta fuori, per così dire, dal circuito napoletano che “conta”. Perché questa scelta? vantaggi e svantaggi.
Sanchez – A dire il vero il Museo Minimo, in un primo momento, doveva limitarsi a “studio aperto” ad uso prevalentemente personale. Poi, a furor di popolo, è diventata una palestra di confronto non solo per gli artisti flegrei e campani tra loro e col pubblico, ma anche con artisti di altre regioni italiane e stranieri.
Una situazione locale-globale grazie allo stretto contatto con Giancarlo Da Lio, critico veneziano attivo anche all’estero. Poi la scelta del luogo è stata dettata dalla voglia di vivere il quartiere che, se guardiamo alla sua storia, ha una forte vocazione di apertura all’esterno (polo espositivo, del tempo libero e potenziamenti infrastrutturali in corso).

G – Riscontri dal “salotto buono” napoletano dell’arte? Indifferenza, critiche, sostegno…
S – Non ho contatti diretti con questi “salotti”, tale frequentazione richiede del tempo che ora non ho.
Mi mancano notizie in merito: sostegno ne ho ricevuto soprattutto dalla stampa, da giovani critici e da portali web. Tra i critici-pubblicisti napoletani vorrei segnalare Marco di Mauro, Mario Franco, Daniele Ricci e Marco Grimaldi sempre molto attenti alle nostre proposte.

G – …e dal quartiere?
S – Siamo collegati con un’associazione culturale,” Napoli Futura” che opera nel quartiere e si collega alla Circoscrizione. Naturalmente, come in altre zone, gli interessati all’arte contemporanea sono una minoranza, ma il Museo Minimo ha una particolarità: funziona anche da sala di attesa di un affollato studio professionale, garantisce quindi un contatto ed una sensibilizzazione anche ad un pubblico indifferenziato.
Stiamo in questi giorni proponendo progetti che coinvolgano altri spazi qualificati e gli sponsor sono determinanti.

G – A Napoli si stanno aprendo nuovi spazi pubblici dedicati all’arte contemporanea (MADRE, PAN…). Uno stimolo o un ostacolo per realtà private come la vostra?
S – Il problema è l’assenza, mai la presenza che comunque è ricchezza. Ma tra tante presenze nel pubblico si nota bene l’assenza di un luogo dove gli operatori che risiedono nel nostro territorio possano presentarsi e confrontarsi. L’unica struttura museale che ospita alcuni di questi è la pinacoteca dell’Accademia di Belle Arti ma è riservata agli ex docenti. Se si moltiplicassero i “Musei Minimi” e si consorziassero forse si alleggerirebbe tale assenza.

G – Quanto conta per un artista il contenitore d’arte? Vale di meno o di più del curatore?
S – Un giudizio generico rischia l’imprecisione: credo però che oggi il curatore può essere capace di trasformare il contenitore, più difficile il contrario. Il curatore impiega la sua creatività dinamizzando un contesto, se quest’ultimo ha dei valori propri meglio, l’effetto è esponenziale.

Info: Museo Minimo Arte Contemporanea – Via detta San Vincenzo, 3 – Angolo via Leopardi, 47- Fuorigrotta – Napoli
Tel/fax 081-621170

Link: http://www.museominimo.it

Email: museominimo@virgilio.it

Fonte:GenomART

Emanuele RUBINI: Premio Nobel dell’arte.

Un prestigioso riconoscimento per lo scultore Emanuele Rubini al quale in questi giorni è stato conferito da un apposito e qualificato comitato di esperti e critici d’arte il “Nobel dell’Arte”, un premio quadriennale la cui cerimonia di assegnazione si è tenuta presso “Le Metropole Palace” situato nel cuore di Montecarlo (Principato di Monaco).

Da annotare tra le significative presenze alla cerimonia: Gerard Argelier, Critico d’arte di Nizza, delegato ufficiale degli affari Culturali della città di Nizza e responsabile per tutte le attività espositive estere organizzate da Euro Art Expò; Christie Grizivatz, gallerista di Cannes; Michél Verdant, titolare della Galerie Victoria di Cannes; Jean Jacques Segall, responsabile della cultura settore Alpi Marittime; M. me Jacqueline Cotta; M. me Chantall Genevoix; M.me Hélène Vallée; M.me Mireille Grand; Giorgio Falossi, direttore Casa Editrice d’arte Il Quadrato Milano; Francesco Chetta; Alfredo Pasolino; Guglielma Pazzagli; Mariarosaria Belgiovine; Elena Cicchetti.

Il premio assegnato costituisce un riconoscimento per l’artista bitontino le cui opere (visionabili anche da Internet sul sito ufficiale www.emanuelerubini.com ) stanno ottenendo in ambienti dell’arte e del collezionismo internazionale larghi apprezzamenti anche nei paesi mediorientali.

Proprio in questi giorni la nota galleria d’arte “Transvisionismo” di Stefano Sichel, uno dei fondatori con altri artisti del “Transvisionismo” su indicazione del critico d’arte Lello Spinelli che segue il “percorso” di Emanuele Rubini lo ha inserito tra gli artisti in permanenza.

Pubblichiamo, qui di seguito, stralcio del testo critico di Spinelli scritto per la monografia in corso di stampa per gentile concessione dell’Autore e dell’Editore.

L’artista:
Nel Novecento italiano tre i periodi, con ascendenze culturali diverse, delle arti plastiche con posizioni più o meno predominanti di alcuni artisti (Modigliani e Boccioni negli anni 1910 – 15), Arturo Martini nel periodo tra le due guerre (1914 – 45), Manzù e Marini dal 1930 in poi la cui influenza culturale fu notevole anche per i giovani maturatisi nel secondo dopoguerra ai quali si contrapporranno quelli aderenti al cosiddetto “astrattismo” nelle sue poliedriche e diverse angolazioni (Spazialismo, strutturalismo, espressionismo, surrealismo, ecc.) con maggiori possibilità di chiarezza formale e di intensità di espressione pur nello sconcertante manifestarsi di alcuni proseliti, specie quelli non impegnati nella figura umana (Lardera, Mirko, Viani e tanti altri) consapevoli della possibilità, per la scultura, di uscire da obsoleti mezzi neo umanistici, neo romantici, archeologici e del tardo naturalismo rinascimentale che, nel 1945, avrebbero portato lo stesso grande sperimentatore di stili, Arturo Martini, due anni prima della sua morte, a dichiarare ormai finita la possibilità di fare scultura.

In realtà la scultura moderna non ha una lunga storia in quanto la moderna concezione dello spazio e della forma (Moore, Fontana e altri) si è sviluppata specialmente nella pittura (si pensi a Degas, Renoir e ancora a Matisse e a Picasso) che cercavano di realizzare plasticamente le “nuove strutture” di forme e di immagini.

Continuava così la storia a camminare sulle gambe degli uomini e la scultura, legata per antica tradizione al pensiero stesso della storia, fu essa ad indagare quale poteva e doveva essere il valore della esperienza storica nella coscienza moderna e, con essa, il senso della esistenza umana nel mondo.

Storia come poesia, come mito, come sollecitazione interiore, come misura stessa del tempo e dello spazio ideali in cui si svolge, si situa e si compie la vita, in una sorte di nuovo umanesimo che è la verità stessa cui tende la ricerca d’oggi con il suo potere di espressione da contrapporre ad un inesistente ideale di bellezza e con il rifiuto del contingente per aspirare all’assoluto.

Sin dalle prime opere di Emanuele Rubini si avvertono le sceneggiature sapienti, il gioco sottile e insinuante dei volumi che conducono a esiti rarefatti nel morbido fluire dei ritmi, una ripresa mediterranea non immemore della grande lezione di Henry Moore (i toni scanditi e solenni).

Un andar libero delle forme nello spazio lo porteranno, alcuni anni dopo, ad un procedimento di scavo del masso per disegnare uno spazio interno ed esterno secondo principi formali che tendono a sottolineare la sua stessa tensione alla sintesi e le pulsioni dialettiche della scultura che Rubini intende come “forma” che definisce la dimensione aurea dello spazio in cui l’opera andrà a collocarsi.

La materia (il marmo di Carrara, la pietra di Trani, il Rosa Verona ed altri) si presta così a diventare presenza viva e reale, protagonista essa stessa non solo di un’avventura plastica ma soprattutto di vicende legate alla stessa storia dell’uomo, in una spazialità che sia quanto più vicina possibile a quella dell’uomo d’oggi che è dinamica e polivalente, lontana da ogni esecuzione che alla labilità sperimentale voglia ispirarsi.

L’artista continua così, nella ricerca di una pulizia formale assoluta che lascia emergere una irreprimibile sensualità della materia, pur levigatissima e gli stessi elementi di una figuratività residua vengono a fondersi con rigorose strutturazioni spaziali per la costante preoccupazione dell’artista di “levare” ogni resistenza opprimente dal masso a vantaggio di una maggiore tensione vitale che riesca a liberare l’energia interna contenuta in un continuo rimettere in gioco ricerca e processo operativo per soddisfare i continui e sempre nuovi interrogativi formali propri dell’autentica tensione poetica.

Il suo diventa così atto di amore che aderisce e cede alla stessa cadenza di una lingua mediterranea, meridionale, all’entusiasmo della creazione più che ad una qualsiasi indagine semantica degli strumenti linguistici o a metodologie sperimentali.

La luce continua così ad accarezzare queste forme, bloccandole in una unità di gesto, di spazio – tempo, di tensione fatti di entusiasmi che alternano a note acute pause melodiche.

Nascono, così, le opere “Eva”, “Fiamma”, “Cleopatra” degli anni 2002 – 2003 mentre la svolta decisiva, approdo a situazioni che guardino a contenuti astratti e poetici della forma per porre l’interiorità, avviene negli anni 2004 – 2005 con l’esecuzione delle opere “Gemma”, “Bora”, “Venere”, “Il tuffo”, “Ghibli”, “Anima” e “Madame Butterfly” nelle quali si avverte la necessità dell’artista bitontino di liberare la sua creazione scultorea dalla chiusa staticità per farvi penetrare lo spazio.

Caratteristiche di queste opere sono date dai volumi plastici totalmente sciolti in archi e linee sinuose, leggibili da visuali diverse che dilatano gli spazi conglobando l’essenza interiore allusivamente misteriosa e la monumentalità dell’opera stessa è dissolta dal puro movimento.

In queste opere l’artista bitontino rispecchia l’evoluzione generale subita in questi ultimi decenni dalla scultura, non solo europea, cercando di distruggere quel concetto di monumentalità che nel passato aveva costituito il suo prestigio.

Opera aperta da ogni lato (“Gemma”) più delle precedenti, che estende la cosiddetta tridimensionalità scultorea in pluridimensionalità sì che la luce e l’aria penetrano nelle ampie aperture dando vita a nuovi miti che rendono vivi quelli antichi, in quanto l’artista presta sempre attenzione ad una forma che garantendo un’esecuzione immediata, alla vacuità di contenuti della scultura rigidamente astratta, lascia prediligere sempre un’aderenza piena e sincera alla emblematicità dell’uomo moderno teso verso una universalità di tutte le forme di vita.

Come nelle precedenti opere anche in “Dietro il Chador”, ispirata al titolo di un libro di racconti, cancellati ogni tratto del volto e della mimica, la figura umana diviene un semplice elemento formale nella cui costruzione fisiognomica le linee si intrecciano in ogni punto di intersezione suscitando una impressione di spazi illimitati, con superfici rifinite con cura, con una tessitura esemplare, in un susseguirsi e intrecciarsi di una visione sempre in bilico tra realtà/irrealtà.

Lello Spinelli

Link: http://www.emanuelerubini.com

Email: forme.sculture@virgilio.it