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CUNEO: Mario Lattes – figure teatrini e marionette.

La Fondazione Peano e la Fondazione Mario Lattes di Torino presentano per l’autunno 2005 (dal 15 ottobre al 12 novembre 2005) un importante evento culturale, che ripropone la figura artistica di Mario Lattes, un intellettuale torinese poliedrico, anticonvenzionale, volutamente autonomo e marginale, scomparso quattro anni or sono.

La Mostra è incentrata sull’esposizione di 90 opere di Mario Lattes, di cui 40 dipinti e 50 opere di grafica, affini per tematica, che si collocano cronologicamente tra gli anni cinquanta e novanta del Novecento. La scelta iconografica privilegia alcune delle tematiche più significative affrontate da Mario Lattes nella sua notevole e variegata produzione artistica, specificamente rappresentate da figure visionarie, tragiche, surreali, caratterizzate da uno stile pittorico essenziale, forte di contrasti cromatici sprezzanti nella stesura, e inoltre da teatrini e marionette, due tipologie di soggetti che si ritrovano con regolarità nelle opere di Lattes a partire dalla seconda metà degli anni settanta, e che questo «artista di ventura» ha recuperato con spirito nostalgico, isolandoli dal trascorrere del tempo e dalla polvere dell’abbandono.

Info: Cuneo – Fondazione Peano – Corso Francia 47 (12100)- tel. e fax +39 0171 603649;orario: dal martedi al sabato: 16 – 19. Chiusa domenica e lunedì; ingresso libero;
catalogo: S. Lattes e & C. Editori, Torino, con presentazione di Maria Mimita Lamberti e testi di Enrico Perotto, Roberto Cavallera e Cecilia Chieli
curatori: Maria Mimita Lamberti, Enrico Perotto, Roberto Cavallera, Cecilia Chieli
genere: arte contemporanea, personale.

BIOGRAFIA
Mario Lattes (Torino 1923 – 2001) fu una figura esemplare di intellettuale dagli interessi culturali multiformi, estraneo a ogni eccesso di rigore idealistico e contrario a qualsiasi sfoggio di formalismo accademico. Osservò la realtà con la mentalità ironica e disincantata di un viaggiatore arguto, impiegando sia la scrittura, con parole pulsanti di vita e insieme irretite di sofferenza umana insensata, sia le immagini pittoriche e grafiche, raffiguranti ossessioni interiori, sogni oscuri, personaggi e luoghi del teatro surreale dell’esistenza, ingombro di spoglie oggettuali ordinarie e allarmanti. Lattes compì studi irregolari, avviandosi alla pittura nel 1945, dopo aver svolto durante la Seconda Guerra Mondiale l’attività di interprete per le truppe alleate, con la possibilità di viaggiare in diverse città italiane e straniere e di conoscere altri ambienti e differenti realtà culturali. Congedato dall’incarico e conseguita la maturità classica, si dedicò alla direzione della casa editrice torinese Lattes fondata nel 1893 dal nonno Simone (1862-1925) con l’intento di pubblicare opere letterarie di giovani autori, poi specializzatasi nell’editoria scientifica e scolastica con la direzione del padre Ernesto (1886-1937). L’”editore con l’animo d’artista” (1) decise nel 1952 di allestire uno spazio espositivo all’interno dei nuovi locali della casa editrice inaugurati in via Confienza, con l’intento di agire al di fuori di ogni logica di mercato o di moda culturale e in totale autonomia di gestione, accogliendo opere di artisti francesi e tedeschi di tendenza neocézanniana e postcubista, in evoluzione verso forme razionali astratte o più decisamente informali, come Alfred Manessier, Gustave Singier, Mario Prassinos e Fritz Winter. La galleria d’arte resterà attiva fino al 1960, ma non si tennero altre esposizioni dopo quella di Piero Rambaudi nel 1956.

In parallelo con l’attività editoriale e galleristica, Lattes proseguì negli anni Cinquanta la propria esperienza di pittore e di scrittore riconosciuto a livello internazionale. Nel 1953 fondò insieme a Vincenzo Ciaffi, Albino Galvano e Oscar Navarro la rivista “Galleria Arti e Lettere”, che dal 1954 cambierà il titolo in “Questioni”, a cui collaborarono importanti nomi di poeti, scrittori, artisti, architetti, filosofi, critici letterari, critici e storici dell’arte, quali Nicola Abbagnano, Carlo Augusto Viano, Enzo Paci, Galvano Della Volpe, Pietro Chiodi, Suzanne K. Langer, Theodor Wiesengrund Adorno, Libero De Libero, Edoardo Sanguineti, Pietro Citati, Giorgio Barberi Squarotti, Giovanni Giudici, Elémire Zolla, Armanda e Roberto Guiducci, Gian Renzo Morteo, Vito Pandolfi, Augusto Morello, Gillo Dorfles, Eugenio Battisti, Albino Galvano, Umbro Apollonio, Nino Fugazza, Guido D. Neri, Carlo Mollino. Nel 1956 si iscrisse al corso di Laurea in Filosofia presso l’Università di Torino, laureandosi nel 1960 con una tesi di storia contemporanea sul Ghetto di Varsavia, sostenuta con il professore di storia del Risorgimento Walter Maturi. Nel 1958 pubblicò il suo primo libro di racconti, Le notti nere, per la “Collana di Questioni”. Tra il 1959 e il 1985 pubblicò una serie di romanzi: La stanza dei giochi (1959), Il borghese di ventura (1975), L’incendio del Regio (1976), L’amore è niente (1985). Nel corso degli anni collaborò con scritti e disegni a riviste e quotidiani tra cui “La fiera letteraria”, “Il Mondo”, “Gazzetta del Popolo”, “Cratilo”, “Esso-Rivista”. E nel 2004 l’editore Aragno ha pubblicato il romanzo inedito Il Castello d’Acqua, con postfazione di Giovanni Tesio e a cura della Fondazione Mario Lattes di Torino.

Alla pittura Lattes si accostò quasi per caso, sulla spinta della curiosità suscitata dalle illustrazioni dei libri scolastici e per ragazzi pubblicati dalla casa editrice. L’idea gli venne da un suggerimento dell’amico pittore e illustratore Giulio Damilano, ma al principio non fu per niente facile. Iniziò a frequentare da autodidatta le sponde del fiume Po, tentando di riprodurre la veduta en plein air di un ponte e scontrandosi subito con le regole compositive della prospettiva. Si convinse di lasciare perdere questo metodo e di affidarsi liberamente al proprio estro, perseguendo sempre la strada solitaria dell’indipendenza del proprio linguaggio espressivo ed evitando la consuetudine delle discussioni “al caffè” con altri pittori, che comunque non mancava certo di conoscere personalmente. Eseguì dapprima acquarelli e disegni, realizzando paesaggi, architetture, nature morte, composizioni di oggetti, vivacemente contrastati di valori coloristici e chiaroscurali. La sua prima mostra fu allestita nel 1947 alla galleria d’arte La Bussola di Torino, a testimonianza della sua raggiunta maturità artistica. Tra il 1948 e il 1949 viaggiò in Francia e in Inghilterra, aprendosi a nuove influenze stilistiche, soprattutto alla lezione di Cézanne e ai modi di Utrillo. Nei primi anni Cinquanta si avvicinò al linguaggio astratto, ma non si allontanò mai definitivamente dalla visione figurativa, che costituì sempre la cifra caratteristica dei suoi quadri. Dal 1955 Lattes ideò nuove composizioni figurali, come nature morte, paesaggi e ritratti, trattati con fervore coloristico informale e intento sottilmente visionario, creando atmosfere cristalline in cui sono immerse presenze fisiche cupe e spettrali. In questo periodo Lattes elaborò anche sculture in ferro saldate a fiamma ossidrica. Negli anni Cinquanta allestì personali a Torino, Roma, Milano e Firenze, partecipò alle edizioni della mostra Pittori d’oggi: Francia – Italia. Peintres d’aujourd’hui: France – Italie nel 1951 e nel 1953 e quindi espose alla Biennale di Venezia del 1958. Negli anni Sessanta e Settanta la sua pittura si popolò di immagini surreali evocative, cariche di suggestioni simboliche, un repertorio di autoritratti, ritratti di rabbini ieratici, nature morte e paesaggi, con cui si ha modo di immergersi nell’oscurità profonda ed emblematica delle riflessioni più intime e poetiche dell’artista. L’ultima produzione di Lattes, a partire dagli anni Ottanta, si caratterizzò per una totale liberazione della forza del colore e della semplicità compositiva, in funzione di un ritrovato e felice stato d’innocenza creativa.

(1)Così Stefano Bucci ha definito Mario Lattes in un suo ricordo sulle colonne del “Corriere della Sera” di giovedì 3 gennaio 2002, p. 31.

Autore: Enrico Perotto

Link: http://www.fondazionepeano.it

Email: fondazionepeano@cnnet.it

Bernardo SICILIANO: Il fascino e l’architettura di due mondi vissuti – Italia e Stati Uniti.

Circa trenta tele di grandi dimensioni rappresentano il fascino e l’architettura dei due mondi vissuti da Bernardo Siciliano: l’Italia e l’America, indagati nelle loro città simbolo, Roma e New York, dai monumenti storici della città antica, alle ampie vedute della città simbolo degli Stati Uniti.

Il paesaggio è un puro pretesto visivo per costruire il quadro con un misto di calore e di freddezza, di emotività e di calcolo, di gestualità e di perfetta tenuta dell’immagine. Quello che si ritrova nella pittura di Siciliano è una pennellata tesa e vibrante, di una materia corposa, di una gestualità che si basa su una costruzione geometrica, complessa, attentamente studiata attraverso un’infinità di bozzetti.

‘Infallibilmente, gli occhi di Bernardo individuano volumi, percepiscono energie, pesi, forze. Gli angoli, lo zigzag di uno spazio dinamico, sono loro connaturati. Le linee tagliano, affettano il paesaggio. Il più delle volte: di qua la luce, di là l’ombra, poi, obbedendo agli ordini di metodiche rotazioni, ci si scambia i posti ma luce e ombra restano lì, divise da una trincea, come materie nemiche.’ Marco Di Capua

La prima monografia antologica dedicata al lavoro di Bernardo Siciliano e presentata in occasione della mostra è edita da Electa. Il volume raccoglierà, oltre alle opere in mostra, buona parte della produzione di Bernardo Siciliano degli ultimi dieci anni, un’ampia rassegna che, dai ritratti ai volti delle città, dalle campagne ai paesaggi industrializzati, possa illustrare la ricchezza e la complessità di questo pittore a cui ‘piacerebbe dipingere macchine come Courbet dipingeva alberi.’

La parte dei testi sarà affidata a Marco Di Capua, Nathan Englander, Valerio Magrelli, Giorgio Van Straten, oltre a un’intervista biografica di Alessandro Riva.

Oltre ai testi inediti sarà presente un’antologia critica ed una sezione biografica.

Bernardo Siciliano Electa, Milano 2005
pagine 178, illustrazioni 100, italiano e inglese, euro 50,00
testi di Marco Di Capua, Nathan Englander, Valerio Magrelli, Alessandro Riva e Giorgio Van Straten.
Info: 0236517482; e-mail: comunicazione@corbetta.org
Electa – Ufficio Stampa Mostre: Ilaria Maggi, e-mail: imaggi@mondadori.it – 0221563250
Ufficio stampa Libri: Monica Brognoli – e-mail: brognoli@mondadori.it – 0221563456

Inaugurazione: martedì 19 luglio dalle ore 18.00
Aperta fino al 31 agosto 2005

Palazzo della Ragione – Piazza dei Mercanti, Milano
Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 21.00 – chiuso il lunedì e il 15 agosto

Fonte:Undo.net

Luciano MINGUZZI: Scultura – Sinestesie & Coscienza.

Cesena (Galleria Comunale d’Arte a Palazzo del Ridotto e Centro storico), Tredozio (Palazzo Fantini): 8 luglio – 4 settembre.

Tre luoghi, uno scultore, i suoi volumi in movimento. Sono il filo conduttore di Scultura: Sinestesie & Coscienza, che ha per protagonista Luciano Minguzzi ed è in programma dall’8 luglio al 4 settembre prossimo in Romagna, a Cesena (Palazzo del Ridotto presso la Galleria Comunale d’Arte e nelle piazze e angoli più suggestivi del centro storico) e nella cittadina forlivese di Tredozio (Palazzo Fantini).

La mostra dedicata a Luciano Minguzzi, a un anno dalla morte dell’artista bolognese, è curata da Marisa Zattini e presentata in catalogo da Marco Di Capua, con un inedito testo del figlio Luca Minguzzi, riprodotto in anastatica. Trenta il corpus di opere esposte – fra sculture di grande formato, importanti bassorilievi, dipinti e disegni mai esposti fino ad ora – che testimoniano la complessa personalità dell’artista. Di grande importanza, sia per i temi rappresentati che per i valori plastici raggiunti, sono i pannelli lignei realizzati negli Anni ‘70, per le Porte di San Pietro in Vaticano, ed i grandi dipinti-disegni su carta e su tavola. All’aperto troviamo collocati alcuni bronzi, per i quali Minguzzi è apprezzato e conosciuto in tutto il mondo, quali Oronte (1970), il Grande Nuotatore (1988), la Grande Contorsionista (1952) e la suggestiva scultura, quasi in movimento, grazie alla soluzione della ripetizione delle gambe, Op là (1952).

Nelle sue sculture ritroviamo soprattutto l’affermazione di un prorompente empito naturale che si manifesta nella pienezza della forme, nella pelle tesa delle carni compatte delle figure femminili. La stessa scelta dei soggetti rappresentati, permette all¹artista di manifestare, attraverso una postura che mette in risalto la tensione delle membra, la sua adesione totale alla verità del reale che si concretizza in corpose cadenze, in pesanti ma rigorose masse animate da un vitale dinamismo. In parallelo, l’Artista procede nella definizione primaria dei vuoti e dei pieni, in un perfetto equilibrio architettonico, insistendo sulle premesse elementari della scultura: i volumi in movimento, il mutamento plastico del punto focale, ricordano la lezione futurista reinterpretata attraverso fisicità materiche che risentono della sfera di influenza di Medardo Rosso e Arturo Martini. Un inedito gruppo di disegni a china, eseguiti con pensiero fermo e tratto vivo, rende questa mostra davvero unica e più che mai poetica testimonianza, perché questi piccoli fogli, come terse foglie di pagine di diario, hanno fatto compagnia a Minguzzi fino ai suoi ultimi sguardi sul mondo.

Questa rassegna estiva si configura come la Prima Edizione di una serie di mostre, nell’ambito di “lingua viva”, un progetto teso alla valorizzazione dei protagonisti della scultura moderna.
Un’iniziativa che idealmente si ricollega al precedente, “Rocche & Scultori Contemporanei”, per valorizzare il centro storico e alcuni luoghi privilegiati del territorio romagnolo.

La Galleria Comunale d¹Arte di Cesena, che ha ospitato in passato altri grandi artisti contemporanei quali Vangi, Somaini, Pomodoro, Bodini, con questa mostra torna a far rivivere i grandi Maestri della nostra scultura, a voler ribadire “l’importanza sociale, di crescita culturale nel promuovere la scultura in un dialogo aperto, a diretto contatto con la gente, articolando un vero e proprio museo a cielo aperto, che lega e unisce la via principale del centro storico con la nostra prestigiosa Galleria”, come sottolinea l’Assessore alla Cultura di Cesena, Daniele Gualdi. E in quest’ottica, come già avvenne lo scorso anno con la mostra di Ivan Theimer, si è proseguito con un sistema “in rete” di “città satellite” collegate a Cesena, per favorire e rafforzare nuovi itinerari turistici, fuori dai soliti percorsi.

Tredozio è appunto una di queste cittadine, collocata geograficamente alle porte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, che apre per l¹occasione le corti del settecentesco Palazzo Fantini – sede prestigiosa e suggestiva dove si svolgono concerti, presentazioni di libri e convegni culturali – grazie alla disponibilità dei proprietari che hanno da tempo avviato una promozione culturale sinergica con l¹Amministrazione comunale.

La mostra che resterà aperta al pubblico fino al 4 settembre 2005, sia a Cesena che a Tredozio, è organizzata da Il Vicolo-Sezione Arte in collaborazione con la Fondazione Minguzzi di Milano ed è corredata da un ampio catalogo che riproduce tutte le opere esposte (Editore Il Vicolo-Divisione Libri).

Luciano Minguzzi (Bologna 1911-Milano 2004) ha esposto per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1934; l’anno successivo ha partecipato alla Quadriennale di Roma, mentre nel 1942 ha ottenuto la sua prima Sala personale alla XXIII Biennale veneziana e gli è stato assegnato il Gran Premio di Scultura. Vince, nel 1958, il concorso per la realizzazione della V Porta del Duomo di Milano. Titolare della Cattedra di Scultura a Brera dal 1956 al 1975, nel 1977 è stata inaugurata la sua “Porta del Bene e del Male” nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Tra le ultime mostre personali si segnala quella dedicatagli dal Comune di Milano nel 1992, al Castello Sforzesco di Milano, e quella del 1998 a Firenze, negli spazi del Museo Marino Marini. Info: Cesena – Palazzo del Ridotto – Galleria Comunale d¹Arte e Centro Storico
Tredozio – Palazzo Fantini
Comune di Cesena – Assessorato alla Cultura – Tel. 0547 355711 – IAT: Tel. 0547 356327 – Fax 0547 356329 e-mail: iat@comune.cesena.fc.it
Comune di Tredozio – Assessorato alla Cultura – Tel. 0546 943937 – e-mail: p.baroni@comune.tredozio.fc.it
Ingresso: libero

Orario: Cesena: 9,30/12,30 mercoledì, sabato e domenica 18,00/22,30 feriali (lunedì chiusura)
Tredozio: 16,30/19,30 dal giovedì alla domenica (per prenotazione visite guidate a Palazzo Fantini: Tel. 051 330095 / 0546 943926 rec. cell. 338 1010256)

Organizzazione: Il Vicolo – Sezione Arte (Cesena) – Tel. 0547 21386 – Fax 0547 27479 – e-mail: arte@ilvicolo.com – http://www.ilvicolo.com
In collaborazione con: Museo Minguzzi Milano
Ufficio Stampa: PrimaPagina Cesena – Tel.0547-24284, cell. 338-6732047 – Fabbri@agenziaprimapagina.it