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Francisco Goya: quando la vita cambia l’approccio artistico.

Nella storia dell’arte le evoluzioni e i cambiamenti di stile dei singoli artisti sono all’ordine del giorno: influenze, contaminazioni, ispirazioni ma anche episodi personali sono tutti elementi in grado di modificare la sensibilità di un artista, trasformando il suo modo di esprimersi e, di conseguenza, le sue opere.

Leggi tutto nell’allegato: Francisco Goya, Quando la vita cambia l’arte

Fonte: https://www.starkey.it

MATISSE e i suoi modelli della Valcomino.

Eppure non si immagina quanti e quali capolavori presenti nei musei del pianeta sono dirette e immediate ispirazioni di quegli uomini e di quelle donne in posa, faticosissima, davanti ad un artista. Donne e uomini che si chiamano modelle e modelli.
matisse-2Oggi sono tutte modelle e top-model e a pochi è noto che la professione, il mestiere, la parola medesima di ‘modella’ sono una invenzione e scoperta autentiche e vere delle ragazze e ragazzi in posa davanti agli artisti stranieri che affollavano Roma agli inizi del 1800, abbagliati da quegli stracci variopinti e sgargianti che erano i loro abiti e da quei corpi mai visti in giro: erano i ciociari della Valcomino, regione sconosciuta di Alta Terra di Lavoro: la terra della miseria e dell’arretratezza ma anche, quale contrappasso, della bellezza dei corpi, incredibile che possa sembrare: un tema avvincente e inimmaginabile ma reale che auspico che uno studioso possa sentire la curiosità di approfondire e vieppiù far conoscere. Provenivano quasi interamente da certi paesetti e frazioni sperduti sui monti e nei boschi delle Mainarde e delle pendici del Monte Meta.
Tutto nacque a Roma, a cavallo tra 1700 e 1800, all’epoca agglutinante non solo cattolico ma anche artistico del mondo occidentale. Le scoperte archeologiche che avvenivano quasi giorno dopo giorno non fecero che accentuare vieppiù il ruolo di richiamo della Città Eterna ed ecco quindi il celebrato Grand Tour.
Ma lo sviluppo e il successo planetario delle creature ciociare è a Parigi che si ebbero, a partire, per fissare una data, dal venti settembre 1870, la fine della Roma secolare. Parigi in quegli anni divenne il crogiuolo del mondo intero, tutto e tutti confluivano a Parigi: non era pensabile che si potesse vivere senza andare a Parigi: divenne infatti il centro mondiale della cultura e dell’arte ma anche del bel e del buon vivere: artisti di ogni disciplina, diplomatici, imprenditori, aristocratici e ereditieri, politici vivevano la esigenza irrinunciabile di Parigi! Effettivamente ogni aspetto della esistenza umana vi era al superlativo!  E la pittura ne fu per così dire lo stendardo, il corifeo: la immagine artistica classica e tradizionale venne letteralmente sconvolta e rivoluzionata, una rivoluzione copernicana dell’arte, si chiamavano: gli impressionisti, poi Cézanne, Van Gogh, poi Matisse, poi Picasso: tutto è nato da questi pionieri. E’ a Parigi, dunque, nel mondo scintillante e sfavillante degli artisti -pittori, scultori, poeti, scrittori, attrici ed attori, cantanti…- che verrà scritto il capitolo glorioso del modello di artista. E le cronache del tempo ci informano che tra questi i più ricercati e più considerati erano quelli italiani, ciociari.
I lettori desiderosi e curiosi del mondo affascinante dei modelli possono consultare il testo: MODELLE E MODELLI CIOCIARI a Roma, Parigi e Londra, nel 1800-1900” e attingervi molto altro, anche sui modelli di Matisse.
matisse-figura-228x300-art-decoIn passati contributi ci siamo affacciati nell’atelier di Rodin, poi in quello di Van Gogh, ora entriamo in quello di Henri Matisse. Molti artisti producono da fantasia e immaginazione, altri solo da modelli davanti a loro o da oggetti. Matisse lavorava solo da modelli.
Si sa che l’artista gli ultimi anni dell’Ottocento e i primi del Nove frequentava assiduamente lo studio di Rodin che a quell’epoca era ormai divenuto una vera industria della scultura e quanto lo colpiva maggiormente era la presenza dei modelli e soprattutto delle modelle in posa sulle pedane o che si muovevano liberamente nello studio. A quell’epoca sappiamo bene chi fossero: Libero e Cesidio entrambi dal fisico apollineo stando a quanto ci illustrano le opere che li ritraggono e poi le ragazze che secondo le parole stesse di Rodin erano una gioia degli occhi grazie alle loro movenze e alle loro forme: Adele, Anna, Carmela, senza contare le altre, perdute nell’anonimato. Carmela Caira, di Gallinaro, detta la venere di Montparnasse, procace e giunonica, era modella amatissima del vecchio Whistler, di Emile Bernard, di Alice Pike Barney, di Pascin. E in questo momento, inizi 1901, Matisse imbevuto e impregnato della rivoluzione cromatica delle opere di Van Gogh esposte la prima volta a Parigi, ingaggiò Carmela Caira e dalla donna sfolgorante di forme davanti a lui in posa sulla pedana realizzò un’opera sconvolgente nella sua ricchezza dei colori e nella sua atmosfera, che lui, quasi in uno scherzo di parole, intitolò ‘Carmelina’ oggi gloria del Museo di Boston: il corpo nudo della modella è offerto quasi in faccia al visitatore, in uno scintillio e riverberi di colori puri, che anticipano il periodo che lo qualificherà nei pochi anni a venire, il periodo cosiddetto ‘fauve’. E nello stesso periodo, preda della medesima atmosfera, ingaggia un altro modello conosciuto nello studio di Rodin, Cesidio Pignatelli pure di Gallinaro da oltre venti anni presso Rodin. E questo rapporto con Cesidio che si espresse attraverso numerose opere pittoriche, fu particolarmente impegnativo e lungo poiché Matisse iniziò con lui a cimentarsi con l’arte della scultura appresa appunto presso Rodin: e, dicono i ricercatori, dopo centinaia di sedute venne alla luce una opera plastica intitolata ‘Il servo’ -circa un metro di altezza- enormemente sofferta, sintesi del mondo di Rodin, di Van Gogh, di Cézanne, del cubismo incipiente. E poi conosce Rosa Arpino, anche da Gallinaro e ne fece la protagonista di un’opera importante oggi a Philadelphia, intitolata la ‘Gioia di vivere’ una inebriante fantasia e capriccio di colori. Con Rosa, diciottenne, mantenne i rapporti per qualche anno: la ritrasse anche in numerosi disegni e in qualche piccola scultura. Ed esattamente dieci anni più tardi, nel 1916, Matisse entra in contatto, grazie a Rosa, con Loreta, la sorella.
Questo incontro segna in verità un momento decisivo e determinante nella vita dell’artista in quanto la presenza davanti a lui di Lorette, così la chiamava, marcò il graduale trapasso dal mondo pittorico che abbiamo descritto a quello più dolce, più delicato, più ricco di colori, soprattutto alla prevalenza degli interni, della natura morta e ancora di più, della figura umana e della decorazione: vale a dire quel mondo tipico di Matisse che lo accompagnerà per i successivi quarantanni. E Loreta fu la sua musa ispiratrice veritiera. Matisse in sette-otto mesi di quasi clausura con la sua modella in un appartamento al quarto piano lungo la Senna, un rapporto professionale ritenuto il più ricco di risultanze e di conseguenze nella vita artistica del pittore, la fece protagonista di almeno cinquanta dipinti: non esiste un caso analogo in tutta la storia dell’arte.

Autore: Michele Santulli

Fonte: www.quotidianoarte.it, 22 nov 2016

Francesca Luana FIERRO. Pittrice autodidatta.

E’ di Ponteromito (AV), Alta Irpinia, ha 29 anni. Si sta affacciando nel mondo dell’arte da qualche anno allestendo mostre personali e gare di pittura.
Le sue opere son frutto di immaginazione e di fantasia, accompagnate però dallo studio di soggetti (piante, siepi, fiumi, tramonti, sentieri e ecc…) che osserva nel paese in cui vive.
La sua tecnica e’ il pastello su tela e su carta ed esegue soprattutto paesaggi e ritratti.
Autodidatta non ho seguito studi o corsi d’arte, ma ha studiato la pratica soprattutto con l’osservazione di paesaggi.
Ha realizzato un sito internet, http://www.francescafierro.it su cui sono esposti i mie quadri.

Info: tel.cell. 3889582537

 

Link: http://www.francescafierro.it

Email: fierrofrancesca@tiscali.it

Emanuele RUBINI. La Geisha opera in marmo bianco.

Il bianco di questo prezioso marmo dona un’aurea di purezza al concetto e alla forma della mia opera, ne esalta la spiritualità della Geisha e la raffinatezza della veste con cui si avvolge in un sinuoso passo di danza al limite dell’equilibrio.
La delicata torsione del bacino e del braccio nascosti dal kimono danno la parvenza di ali e danzando come fosse sospesa, la geisha si poggia lieve concludendo il suo volo in un inchino.
Simbolo della cultura nipponica, la geisha è una donna raffinata e colta che segue un rigido percorso di studi per raggiungere la massima padronanza nelle arti. Considerata a torto una prostituta, la geisha gode del massimo rispetto per le sue supreme doti da intrattenitrice
“…Non è per una geisha desiderare. Non è per una geisha provare sentimenti. La geisha è un’artista del mondo, che fluttua, danza, canta, vi intrattiene. Tutto quello che volete. Il resto è ombra. Il resto è segreto.”
La sua estetica deve rappresentare al tempo stesso la fragilità della carne e la forza dello spirito: quando lavora controlla tutto il suo essere, in ogni gesto, parvenza, emozione; perfino la modulazione del respiro, ora leggero, lieve, ora vivo, affannoso, seppure impercettibile.
La sua figura deve essere snella e slanciata, così come il suo volto deve apparire pallido. La sua voce deve avere un tono particolarissimo e raffinato, adattato perfettamente ad ogni scopo e circostanza.

L’opera si può vedere in video all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=5ny4zoUIvkU

Emanuele Rubini
Scultore autodidatta dal 1997 lavora il marmo, partecipa a Simposi di scultura Italiani e Internazionali e importanti mostre personali e collettive in Italia.
Le sue opere monumentali si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia.
Le opere di piccole e medie dimensioni si trovano in collezioni private in Italia, Spagna, Germania, Lichtenstein, Inghilterra, Stati Uniti. Nato in Puglia, vive e lavora a Carrara in Toscana.

Link: http://www.emanuelerubini.com

Email: forme.sculture@gmail.com

COMO. Nasce CO.CO.CO – COMO CONTEMPORARY CONTEST. Concorso d’arte per giovani artisti.

Da sempre sensibile ai giovani artisti emergenti e agli ultimissimi risvolti dell’arte contemporanea, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Como ha indetto il concorso Co.Co.Co. Como Contemporary Contest, con lo scopo di favorire la creatività e promuovere i giovani talenti sulla scena dell’arte contemporanea.

Co.Co.Co. – commenta Sergio Gaddi, Assessore alla Cultura del Comune di Como – è un’opportunità concreta per i giovani artisti. Co.Co.Co. evoca volutamente i famosi contratti di collaborazione e la provocazione è voluta. L’artista è un precario per definizione e questo concorso è una possibilità di farlo uscire dall’anonimato”.

Il concorso è aperto ad artisti di età compresa tra i 18 e i 32 anni, che potranno partecipare con un’opera che rientri nell’ambito delle arti visive, senza vincoli di genere o tecnica, spaziando dalla pittura alla scultura, dalla fotografia all’installazione e alla video arte, inviando la documentazione richiesta entro il 31 marzo 2009, all’indirizzo Protocollo del Comune, Assessorato alla Cultura, Comune di Como, via Vittorio Emanuele II 97, 22100 Como (specificando sulla busta ‘concorso CO.CO.CO. Como Contemporary Contest’).

Una commissione di 7 esperti selezionerà 20 artisti e tra questi il vincitore che, oltre a ricevere un premio di 2.000 Euro, realizzerà una mostra personale nella struttura espositiva comasca di San Pietro in Atrio e sarà protagonista di un dvd a lui dedicato.

La giuria è composta da Gabriella Belli, direttrice Mart, Lanfredo Castelletti, direttore dei Musei Civici di Como, Luigi Cavadini, direttore del Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, Giovanni Bonelli, gallerista, Emma Gravagnuolo, giornalista e critico d’arte, Jonathan Guaitamacchi, artista, Gianmaria Banfi, collezionista.

Gli artisti selezionati esporranno l’opera presentata in una mostra collettiva presso la Pinacoteca Civica nei mesi di giugno – luglio 2009. Nello stesso periodo si terrà anche la cerimonia di premiazione del vincitore.
La partecipazione al concorso è gratuita.

Il bando è scaricabile dal sito www.comune.como.it al link bandi di gara.
La documentazione dovrà essere spedita entro il 31 marzo 2009 a: Protocollo del Comune, Assessorato alla Cultura, Comune di Como, via Vittorio Emanuele II 97, 22100 Como (specificando sulla busta ‘concorso CO.CO.CO. Como Contemporary Contest’).


Info:
Assessorato alla Cultura, Comune di Como  – Via Vittorio Emanuele 97 – 22100 COMO
Tel. +39 031 252.057 – 352

Link: http://www.comune.como.it

Email: cultura@comune.como.it