Archivi categoria: Arte sans frontières

FIRENZE: Raffaello Cellini ed un banchiere del Rinascimento. Il mecenatismo di Bindo Altoviti.

L’esposizione, realizzata in collaborazione con l’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, dove è già stata presentata con grande successo nello scorso autunno, illumina la figura di uno dei personaggi di maggiore spicco fra i committenti artistici del Cinquecento, il potente e ricchissimo banchiere papale Bindo Altoviti.

Membro di un’antica famiglia fiorentina, oggi estinta, Bindo Altoviti si trasferì giovanissimo a Roma dove costruì la sua fortuna e dove stabilì la sua dimora, pur mantenendo rapporti costanti con Firenze. La sua ascesa presso la corte papale iniziò durante il pontificato dei papi di casa Medici (Leone X e Clemente VII), per raggiungere il suo apice sotto Paolo III, dopo la cui elezione nel 1534 fu nominato alla massima carica di Depositario Generale della Camera Apostolica. La sua ostilità crescente al nuovo regime mediceo, e la contrapposizione a Cosimo I in nome degli ideali repubblicani, lo indussero infine a sostenere anche finanziariamente i fuorusciti fiorentini nella guerra di Siena: dalla loro disfatta nel 1554 derivò la confisca dei beni di Bindo in Toscana e il suo bando da ribelle nel dominio mediceo. Due anni dopo, nel 1556, l’Altoviti moriva con l’amarezza di vedere il trionfo del principato a Firenze e il tramonto definitivo degli ideali repubblicani nella sua città.

Prima della fine del secolo, a Roma, il Banco Altoviti chiudeva per bancarotta. Seguivano, nel tempo, le vendite e la dispersione delle sue collezioni, la distruzione dei suoi palazzi a Firenze e Roma e la scomparsa delle sue carte d’archivio.

Ma la memoria della straordinaria personalità dell’Altoviti è passata ai posteri soprattutto grazie ai ritratti che di lui fecero artisti famosi, a cominciare da quelli di Raffaello e di Benvenuto Cellini, che sono il fulcro della mostra e che da soli fanno di questa rassegna un’occasione da non perdere: quello giovanile, dipinto da Raffaello verso il 1512 (National Gallery di Washington), che torna in Italia dopo quasi due secoli, e il busto in bronzo che ritrae Bindo Altoviti in età matura, realizzato dal Cellini nel 1549, in America dall’Ottocento (Isabella Stewart Gardner Museum, Boston). A questi due capolavori si aggiunge il monumentale busto di Cosimo de’ Medici, pure del Cellini, che per la prima volta può essere visto a confronto con il ritratto di Bindo, secondo l’immagine che ciascuno dei due personaggi, fieramente avversi nella vita, volle dare di sé e tramandare ai posteri nelle durevoli forme del bronzo e attraverso il genio del medesimo scultore.

La mostra comprende altre importanti opere appartenute all’Altoviti: del Salviati, di Jacopino del Conte, di Girolamo da Carpi, di Jacopo Sansovino ricostruiscono quello che oggi resta delle collezioni dell’Altoviti e dei suoi speciali rapporti con gli artisti: fra questi Michelangelo, che gli fu amico e gli fece dono di un cartone per gli affreschi della Cappella Sistina, raffigurante l’Ebbrezza di Noè; e soprattutto Giorgio Vasari, che dipinse per lui ed affrescò la sua villa e il suo palazzo romano, come mostrano disegni, dipinti e documenti esposti.

Un aspetto interessante e meno noto, messo in evidenza dalle ricerche pubblicate nel catalogo, è infine l’interesse dell’Altoviti per la musica e l’ospitalità che egli offriva ad appassionati e cultori riuniti in un’accademia informale nella sua casa romana.

La mostra è a cura di Beatrice Paolozzi Strozzi e Maria Grazia Vaccari ed è corredata di un ampio catalogo (Electa) con contributi specialistici di molti studiosi italiani e stranieri.

Museo Nazionale del Bargello – Via del Proconsolo, 4 – 50122 Firenze – 0552654321

La mostra resterà aperta fino al 15 giugno 2004

Fonte:Exibart on line

PADOVA: Patrimonio – ville e parchi storici creano una lobby.

Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (Pd) ha tenuto a battesimo una lobby nata per la difesa dell’immenso patrimonio culturale, storico e turistico rappresentato dalle ville, castelli, dimore e giardini storici in Italia.
Tutti insieme, i delegati rappresentavano all’incirca 10 mila tra ville, castelli, giardini e dimore storiche in Italia, in maggioranza private e in parte rilevante aperte alla visita del pubblico.

Tutti i delegati, dopo una giornata di lavori molto intensi riservata alla reciproca miglior conoscenza e alla discussione delle problematiche, hanno elaborato e sottoscritto un documento contenente i punti che individuano strategie e linee di azioni comuni per la valorizzazione di questo grande patrimonio italiano, quali la creazione di un network delle Ville d’Italia che si manifesti attraverso inedite e originali iniziative di co-marketing.

Autore: Redazione

Fonte:Exibart on line

Piero ROTELLA: Accarezziamo l’arte.

Piero Rotella, nato a Motta di Costigliole d’Asti nel 1958, frequenta il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti di Brera dove conosce il maestro Andrea Cascella che gli fa rivelare il grande amore per la scultura ancora in germinazione. Lavora fianco a fianco con il grande maestro e con la guida dell’asssitente Giuseppe Anelli collabora alla realizzazione di grandi opere.
Vive esperienze e consocenze artistiche nell’ambito mondiale, per il piacere e la voglia di sapere, di conoscere, di vivere. Da poco rientrato in Italia e rientrato nella sua arte viene definito come un dinamico, versatile e talentuoso tra i nuovi sculori che si stanno affermando nel nostro Paese.
Rotella, ci fa entrare in un mondo magico con le sue opere ad incastro, con le fontane zampillanti d’acqua da ogni dove. Le sue sculture non rappresentano mai la realtà, ma i sentimenti, le emozioni, le passioni, la fantasia d’interpretare le sue opere come nostre opere. Un contemporaneo fra la sua gente, nei suoi luoghi, nei nostri sogni. Noi protagonisti delle sue emozioni nelle sue sculture.
Sicuramente l’artista usa la materia come struttura per la sua opera. I materiali vengono scelti sotto la spinta del disegno scultoreo scaturito della geniale mente. Sono i marmi ed i graniti i suoi favoriti e queste sue preferenze vengono determinate anche dalla storia geologica di cui la materia è in possesso. I disegni preparatori, i suoi successivi gessi ci comunicano già il complesso della sua scultura. I suoi temi sono quelli delle emozioni e Rotella di emozioni riempie gli spazi.

Resisterà al tempo e alle mode.

Tra le sue opere principali ricordiamo quelle intitolate: Totem, L’occhio, I Giochi Infantili, Il pomo, I Gemelli e Montecarlo.

Il sito web dell’artista si trova all’indirizzo www.pierorotella.rocks.it

Info: piero.rotella@email.it

Autore: Alice Avallone

PATRIMONIO IN PRIMA LINEA – I BENI CULTURALI E LA GUERRA

Firenze, Limonaia di Villa Strozzi, via Pisana, 77

Dedicato alla Palestina – sabato 7 febbraio 2004, ore 16

Stefania Campetti, responsabile Ufficio Musei del Comune di Camaiore: Beni storici e archeologici dei “territori occupati”: obiettivi militari o patrimonio dell’umanità?

Nicolò Marchetti e Lorenzo Nigro, già codirettori degli scavi italo-palestinesi a Gerico: Il patrimonio archeologico della Palestina;

Hamdan Taha, direttore generale delle Antichità della Palestina: Vent’anni di lavoro per i beni culturali della terra palestinese.

Dedicato all’Iraq – sabato 21 febbraio 2004, ore 16

Giovanni Bergamini, archeologo direttore presso la Soprintendenza al Museo Egizio di Torino: Da Babilonia al Mare Nostrum: un percorso ininterrotto di civiltà;

Giuseppe Proietti, direttore generale per i Beni Archeologici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, incaricato per i beni archeologici dell’Iraq: La difesa del patrimonio iracheno;

Claudio Saporetti, docente di Assiriologia all’Università di Pisa: Per le strade dell’Iraq verso il monte della pace;

Proiezione del film: “Dan Cruicksbank e le città perdute dell’Iraq, di Sam Hobkinson, 60’, produzione BBC Art (in collab. con Rassegna Internaz. Del cinema archeologico – Museo Civico di Rovereto.

Introduce gli incontri: Piero Pruneti, direttore di “Archeologia Viva”.

Ingresso libero

Info: 0555062303

http://www.archeologiaviva.it

Autore: Redazione

AFGHANISTAN: Colpo di scena – ritrovato il favoloso tesoro di Tillia Tepe

Lo si temeva rubato, confiscato o distrutto. Ottimismo anche per centinaia di opere del Museo di Kabul che si pensavano distrutte dai talebani.

Il tesoro, scoperto nel 1978 dall’archeologo russo Victor Sarianidi a Tillia Tepe nel nord dell’Afghanistan all’interno di quella che era l’antica Battriana conquistata da Alessandro Magno, è scampato al furore dei talebani ed è stato recuperato recentemente nel complesso presidenziale di Kabul, quando funzionari di Governo hanno ordinato l’apertura di un locale sotterraneo che si credeva contenesse lingotti di proprietà della Banca Centrale.

Il caveau in cemento, sito sotto un edificio dell’erario, era stato sigillato nel 1989, quando il Governo afghano era ancora spalleggiato dall’ex Unione Sovietica.

I regimi successivi, talebano incluso, hanno tentato in tutti i modi di trovare una via d’accesso ai preziosi oggetti, fallendo però nel tentativo di aprire la robusta porta in acciaio, divelta il 28 agosto scorso da un fabbro specializzato tedesco.

Il tesoro che si temeva fosse stato trasportato a Mosca, confiscato dai funzionari governativi, rubato dai ladri, distrutto dai talebani o addirittura fuso per poi essere rivenduto, comprende oltre 20mila oggetti d’oro di influenze diverse (greche, scitiche, partiche e indiane), tra cui gioielli incastonati con pietre semipreziose e monete: tra i pezzi di maggior valore, si segnalano una corona, un diadema cerimoniale, un fermaglio per abiti con due cupidi, un pendente raffigurante Afrodite, un’elaborata cintura e un pugnale tempestato di gemme.

All’indomani del suo rinvenimento all’interno di sei tombe risalenti a 2000 anni fa (I secolo a.C. – I secolo d.C.) appartenenti presumibilmente a membri del gruppo dei Kushana, il tesoro era stato subito inviato nella capitale, ma nel giro di pochi mesi il Paese era in guerra e veniva occupato dalle truppe sovietiche.

I reperti furono allora messi in salvo, anche se negli ultimi 25 anni l’unico a vederli fu proprio lo scopritore, Sarianidi, nel 1982, e un piccolo gruppo di ambasciatori stranieri a Kabul alla fine degli anni Ottanta.

Nel sotterraneo del palazzo presidenziale insieme agli ori di Tillia Tepe vi sarebbero poi diverse centinaia di oggetti del Museo di Kabul tra cui molti reperti della zona di Bamiyan, la stessa in cui si trovavano le statue dei Buddha distrutte dai talebani nel marzo 2001.

A rivelarlo è stata una fonte informata dei fatti che ha dichiarato che, nel 1989, di fronte all’escalation di furti e saccheggi perpetrati ai danni del Museo, il presidente di allora, Najibullah, ordinò di mettere al sicuro i reperti più importanti in bauli successivamente accatastati nel sotterraneo del palazzo presidenziale.

Autore: Martin Bailey

Fonte:Il Giornale dell’Arte