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MILANO. I 90 anni di Arnaldo Pomodoro. 30 sculture realizzate dal 1955 ad oggi.

Cuore dell’iniziativa è la mostra, curata da Ada Masoero, promossa dal Comune di Milano-Cultura, ideata e prodotta dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro e Palazzo Reale con la collaborazione di Mondo Mostre Skira, ospitata nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, uno dei luoghi simbolo della storia di Milano, che accoglie una trentina di sculture realizzate dal 1955 ad oggi e scelte dall’artista stesso, per rappresentare le tappe fondamentali della sua ricerca e del suo lavoro di oltre sessant’anni.
Il percorso prende avvio dai bassorilievi degli anni Cinquanta in piombo, argento e cemento, nei quali emergono già le caratteristiche trame segniche di Pomodoro, dalla Colonna del viaggiatore e dalla Grande tavola della memoria, per arrivare alle forme geometriche di lucido bronzo squarciate e corrose, alle celebri Sfere, ai Cippi, fino all’imponente rilievo Le battaglie in fiberglass e polvere di grafite, che parla della materia come magma, fonte di vita ma anche di conflitto, continuo ribollire di tensioni.
In Piazzetta Reale sarà esposto, per la prima volta nella sua totalità, il complesso scultoreo The Pietrarubbia Group. Un’opera ambientale composta da sei elementi realizzati in un processo aggregativo in progress iniziato nel 1975 e completato nel 2015 che, rendendo un omaggio ideale all’antico borgo di Pietrarubbia nel Montefeltro, ha dato forma all’emozione e al legame del Maestro con le proprie origini che sono qui luogo fisico e insieme immaginario. Alla Triennale di Milano e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di via Vigevano a Milano saranno presentati quattro progetti “visionari” che, nel loro insieme, mostrano il dialogo tra l’opera scultorea, l’architettura e lo spazio circostante.
Il Simposio di Minoa a Marsala, in Sicilia e il Carapace, la Cantina delle Tenute Lunelli a Bevagna, in Umbria (presentati in Triennale, con la cura di Aldo Colonetti); il monumento di Pietrarubbia e il progetto per il nuovo Cimitero di Urbino (in Fondazione, con la cura di Ada Masoero), documentati attraverso maquettes, disegni e fotografie, sono opere che si sviluppano dalle visioni di Pomodoro e diventano paesaggio urbano, segni che connotano il territorio, parte della nostra vita quotidiana.
Il Museo Poldi Pezzoli darà conto, nella Sala del Collezionista, della passione per il teatro di Arnaldo Pomodoro attraverso sedici teatrini che raccontano il suo lavoro per il palcoscenico svolto tra il 1982 e il 2009 nei diversi campi drammaturgici, dalla tragedia all’opera lirica, dal teatro contemporaneo alla musica. Si potrà inoltre riscoprire la Sala delle Armi, da lui progettata nel 2000, che pe questa occasione è stata oggetto di un restauro conservativo e di una nuova illuminazione.
Il progetto espositivo è completato da un itinerario artistico che collega più punti della città. Da Piazza Meda con il Grande disco, scelto quest’anno dai milanesi come una delle icone simbolo della città, a Largo Greppi con Torre a spirale collocata di fronte al Piccolo Teatro, fino a un luogo tra i più segreti e affascinanti di Milano, Ingresso nel labirinto – un ambiente di circa 170 mq – costruito nei sotterranei dell’edificio ex Riva Calzoni di via Solari 35, già sede espositiva della Fondazxione.
A Palazzo Reale, durante il periodo di apertura della mostra, i visitatori potranno entrare, in modo virtuale, nel Labirinto, grazie alla potenzialità immersiva dei Gear VR e di HTC Vive, in un’esperienza multisensoriale che si estende nello spazio e nel tempo.
Il progetto, allestito nella Sala degli Arazzi, curato da Eugenio Alberti Schatz, firmato da Oliver Pavicevic (navigazione e ricostruzione degli ambienti) e da Steve Piccolo (suoni) è realizzato grazie al contributo di The Secular Society. Accompagnano la mostra una serie di eventi volti ad approfondire e discutere l’opera e la figura di Arnaldo Pomodoro nei suoi rapporti con le idee e i movimenti dell’arte contemporanea.
La mostra offre infine un ricco e articolato progetto didattico curato dalla sezione didattica della Fondazione Arnaldo Pomodoro con ADMaiora.

Info:
ARNALDO POMODORO Milano, Palazzo Reale e sedi varie 30 novembre 2016 – 5 febbraio 2017

Fonte: www.quotidianoarte.it, 14 nov 2016

VERONA. Dagli ideali risorgimentali di Hayez alla forza liberatrice di Vedova.

Dopo la risposta più che positiva da parte del pubblico, con oltre 200.000 visitatori nell’ultimo anno a Palazzo della Ragione e un incremento del 25% rispetto al 2015 per la Galleria Achille Forti, dal 29 ottobre 2016 il percorso espositivo della Galleria veronese si è rinnovato con la curatela della nuova responsabile della direzione artistica, Patrizia Nuzzo.
Il percorso, intitolato Dagli ideali risorgimentali di Hayez alla forza liberatrice di Vedova, offre la possibilità di conoscere più di cento anni di storia dell’arte italiana (in particolare dal 1840 al 1960) con oltre 150 opere, di cui 30 nuovi importanti prestiti, provenienti da collezioni pubbliche e private. Il focus scelto dalla nuova direttrice prevede un approfondimento del Simbolismo italiano – con capolavori di Vittore Grubicy de Dragon, Gaetano Previati e Plinio Nomellini – e un’attenzione volta ai movimenti dei primi decenni del Novecento, in particolare alla stagione di Ca’ Pesaro, all’esperienza di Novecento e al Realismo Magico.
Un allestimento caratterizzato da nuovi importanti capolavori da scoprire, provenienti da collezioni pubbliche (dal MART di Rovereto ai Musei Civici di Padova) e private, che andranno ad aggiungersi all’importante patrimonio delle Collezioni civiche veronesi arricchite grazie alla collaborazione frut- tuosa con Fondazione Cariverona e Fondazione Domus per l’arte moderna e contemporanea.
Lo spettatore, che attraversa le sale di Palazzo della Ragione alla scoperta dell’arte che dal Risorgimento italiano di Francesco Hayez approda all’Informale di Emilio Vedova, incontra le novità espositive nelle sale centrali, in particolare nella sala Quadrata, dedicata al tema della luce e alla sua scomposizione in colori puri attraverso le ricerche divisioniste di Previati, Nomellini, Grubicy che affrontano motivi cari all’universo simbolista: nel bellissimo Lavacro dell’umanità Gaetano Previati evoca, con una pennellata magmatica e lamentosa, il dramma dell’umanità su di un cielo sulfureo, in un’atmosfera apocalittica.
Si procede poi nella sala Picta per approfondire l’arte dei primi decenni del secolo scorso. La felice stagione di Cà Pesaro inaugura la zona espositiva con le opere dei suoi maggiori protagonisti: da Pio Semeghini, con la sua pittura scarna dalle evanescenti cromie, a Umberto Moggioli autore di limpidi paesaggi delle campagne romane; da Ugo Valeri, inquieto artista di raffinate rappresentazioni mondane, al visionario Gino Rossi. Il linguaggio secessionista “klimtiano”, che si afferma nella città scaligera nei primi due decenni del secolo – testimoniato dai lavori di Felice Casorati e GuidoTrentini – si raffredda negli anni del “ritorno all’ordine” e approda ai Realismi magici rappresentati dalle opere di Cagnaccio di San Pietro e dalle nuove tele esposte di Antonio Donghi (Ritratto di madre e figlia, Ritratto di donna e la sorprendente Caccia alle Allodole, provenienti da UniCredit Art Collection), di Ubaldo Oppi (la Giovane Sposa dai Musei civici padovani) e di Achille Funi (La donna con i pesci dal Mart e Ragazza con Frutti dell’Archivio Funi di Milano).
La poesia di uno dei più straordinari coloristi della pittura italiana, Carlo Levi, è rappresentata da due opere provenienti dalla Fondazione Carlo Levi di Roma, in particolare da Il ritratto di de Pisis, dipinto con il suo inseparabile pappagallo Cocò, di cui in Galleria è esposta la gabbietta decorata dagli amici De Chirico, Campigli, Tosi e de Pisis stesso.
Un piccolo gioiello scultoreo completa lo studio dedicato ad Arturo Martini dalla GAM – che dalla sua apertura espone l’imponte opera La donna che nuota sott’acqua -: La donna seduta del 1940. Si tratta di un tassello importante per comprendere il percorso artistico di quello che è ormai considerato il più rivoluzionario scultore italiano del XX secolo. Accanto a tante novità tornano ad essere in rassegna anche importanti capolavori della Fondazione Domus, come la sofisticata Natura morta di Giorgio Morandi. Il percorso termina nella Sala Orientale dove sono esposte le opere che vanno dal dopoguerra agli anni ’60 in cui i linguaggi aniconici si affermano con tutta la loro forza liberatrice e prorompente, inaugurando la nuova stagione dell’arte astratta e informale in Italia.

Fonte: www.quotidianoarte.it, 10 nov 2016

Info:
Palazzo della Ragione – Galleria d’Arte Moderna Achille Forti
Cortile Mercato Vecchio, 37121 Verona (VR)
Accesso dalla Scala della Ragione nel Cortile del Mercato Vecchio
T 045/8001903 – F 045/ 8031394
info@palazzodellaragioneverona.it
Orario invernale: da martedì a venerdì 10.00-18.00; Sabato, domenica e festivi 11.00-19.00
La biglietteria chiude 45 minuti prima. Chiuso il lunedì
Biglietteria:
Galleria d’Arte Moderna Achille Forti + Torre dei Lamberti: Intero: 8 €; Ridotto: 5 €
Scolaresche: 1 €
Hanno diritto al ridotto: gruppi superiori a 15 persone; ragazzi dagli 8 ai 14 anni; studenti dai 14 ai 30 anni (con tessera studenti o libretto universitario); adulti oltre i 60 anni di età; possessori delle apposite convenzioni.
Ingresso gratuito: bambini fino a 7 anni, residenti con più di 65 anni, portatori di handicap e accompagnatori, insegnanti accompagnatori di scolaresche (due per ogni classe indipendentemente dal numero di studenti)
Galleria d’Arte Moderna Achille Forti:Intero: 4 €; Ridotto: 2,5 € – Scolaresche: 1 €
Hanno diritto al ridotto: gruppi superiori a 15 persone; ragazzi dagli 8 ai 14 anni; studenti dai 14 ai 30 anni (con tessera studenti o libretto universitario); adulti oltre i 60 anni di età; possessori delle apposite convenzioni.
Ingresso gratuito: bambini fino a 7 anni, residenti con più di 65 anni, portatori di handicap e accompagnatori, insegnanti accompagnatori di scolaresche (due per ogni classe indipendentemente dal numero di studenti)
Verona Card: 24 ore – 18 €; 72 ore – 22 €
http://www.palazzodellaragioneverona.it/

VERONA. Picasso. Figure (1906-1971) 90 opere in esposizione.

Un’opera per ogni anno della vita di Pablo Picasso nell’arco temporale che va dal 1906 fino all’inizio degli anni ‘70: questa la novità assoluta della grande mostra che ha aperto ad AMO Arena Museo Opera di Verona.
Dopo anni dall’ultima retrospettiva milanese dedicata al più ecclettico degli artisti del Novecento, tornano per la prima volta in Italia 90 opere tra le quali Nudo seduto (da Les Demoiselles d’Avignon del 1907), Il Bacio (la piccola e struggente tela del 1931) e La Femme qui pleure e il Portrait de Marie-Thérèse entrambe del 1937, solo per citare alcuni dei capolavori tra i molti concessi in prestito dal Musée national Picasso – Paris.
Opere di pittura, scultura e arti grafiche creano un percorso capace di raccontare la metamorfosi a cui l’artista sottopone la rappresentazione del corpo umano, mentre la sua arte attraversa le fasi del pre-cubismo, del Cubismo, l’età Classica e il Surrealismo, fino a giungere agli anni del dopoguerra, superando le barriere e le categorie di “ritratto” e “scena di genere” per giungere sempre a un nuovo concetto di “figura”: quella che rese Picasso costruttore e distruttore al tempo stesso di un arte solo sua, dal fascino inesauribile.
Il viaggio nel processo creativo picassiano, attraverso le sei sezioni di mostra, porta a scoprire il perché delle produzioni in serie e del riprendere sempre lo stesso soggetto da parte del Maestro, per riprodurlo nel corso degli anni (e cavalcando le diverse epoche e stili) al fine di raccontare quanto fosse ossessivo per lui il ripetersi, nelle proprie creazioni, della figura umana e dei ritratti.
Tra foto e filmati d’epoca che accompagnano il visitatore alla scoperta del vissuto dell’artista, la mostra abbraccia l’arco temporale della sua produzione che va dal 1906 fino agli anni inizi degli anni ‘70 e racconta – oltre all’entourage intellettuale e letterario e agli studi sul movimento – anche la ricerca durante il primo dopoguerra di un nuovo primitivismo attraverso il disegno infantile, le fonti preistoriche e quel desiderio di liberarsi dalle forme che durerà fino agli anni ‘40.
LA MOSTRA
Prima sezione – 1907-1916. Decostruzione e ricostruzione cubista. Le opere presenti in questa sezione sono: Nudo seduto (1906-1907); Nudo disteso (1908); Nudo in piedi (1908); Uomo con mandolino (1911-1913); Studio per donna con camicia in poltrona (1913); Uomo con baffi (1914). Seconda sezione – 1917-1924. Reinvenzione della linea classica. Le opere presenti in questa sezione sono: Danzatori (1917); Coppia di danzatori (1917); Arlecchino (1918); Bozzetto per la copertina dello spartito Ragtime di Igor Stravinsky (1919); Testa femminile (1921); Ritratto d’ adolescente in costume da Pierrot (1922); Olga col collo di pelliccia (1923).
Terza sezione – 1925-1936. Metamorfosi surrealiste. Le opere presenti in questa sezione sono: Donna con gorgiera (1926); Donna in poltrona (1927); Il Bacio (1929); Il Bacio (1931); Donna che legge (1935); Donna con orologio (1936); Minotauro (1937); Ritratto di Marie-Thérèse (1937).
Quarta sezione – 1937-1945. Figure di guerra. Le opere presenti in questa sezione sono: Donna che piange (1937); Busto di donna con cappello a righe (1939); Donna con cappello seduta (1939); Ragazzo con l’aragosta (1941).
Quinta sezione – 1945-1953. Ritorno alle origini. Le opere presenti in questa sezione sono: Ritratto di Françoise (1946); Madre e figli che giocano (1951); Bambino che gioca con un camion (1953); Fauni e capra (1959).
Sesta sezione – 1954-1972. L’artista e la sua modella. L opere presentiin questa sezione sono: Le Déjeuner sur l’herbe da Manet (1960) Le Déjeuner sur l’herbe da Manet (1961); Il pittore e la modella (1964); Nudo disteso (1967); La famigla (1970); L’abbraccio (1970); Maternità (1971); Domenica (1971).

Fonte: www.quotidianoarte.it, 26 ott 2016

TREVISO, Storie dell’impressionismo. I grandi protagonisti da Monet a Renoir da Van Gogh a Gauguin.

Marco Goldin, accettando l’invito del Sindaco Giovanni Manildo, ha scelto Treviso, città nella quale è nato e ancora risiede, e dove il suo lavoro ha preso avvio, per festeggiare i vent’anni di attività di Linea d’ombra.
Il progetto che lo storico dell’arte trevigiano ha studiato, e che il Comune di Treviso ha fatto proprio, è puntuale, senza sbavature, di impronta storica e anche fortemente didattica: dar conto di questi 20 anni di ricerca in arte.
Nei due decenni considerati, a partire dalla fondazione di Linea d’ombra nel tardo autunno del 1996, Goldin ha seguito tre filoni precisi: l’approfondimento sull’impressionismo, soprattutto nel primo decennio della sua attività; poi un lavoro sul Novecento in Italia secondo la linea della pittura e al di là dei generi canonici; infine, il rapporto con i grandi musei del mondo. Più di 10 milioni di persone sono state attratte dalle mostre allestite dapprincipio proprio a Treviso e poi tra l’altro a Torino, Brescia, Genova, Verona, Vicenza, Bologna. A decretare un successo che ha fatto storia.
E tre saranno le mostre che Linea d’ombra e Comune di Treviso – con la fondamentale partecipazione di Segafredo Zanetti e UniCredit in qualità di Main sponsor, Generali come Special sponsor, Gruppo Euromobil come Fidelity sponsor, assieme a Unindustria Treviso e Pinarello quali partner, e al gruppo nutrito di sponsor denominato Amici di Linea d’ombra − proporranno per l’autunno di questo 2016 (dal 29 ottobre al 17 aprile 2017), naturalmente nel bellissimo Museo di Santa Caterina. Inoltre, sempre nelle medesime date, a Palazzo Giacomelli, Unindustria Treviso e Linea d’ombra offriranno al pubblico un quarto appuntamento.

TIZIANO RUBENS E REMBRANDT. L’immagine femminile tra Cinquecento e Seicento.
tiziano_010anLe tre tele, raffiguranti la Venere che sorge dal mare di Tiziano, il Banchetto di Erode di Rubens e Una donna nel letto di Rembrandt, provengono tutte dalla Scottish National Gallery di Edimburgo.
Non si tratta solamente di tre capolavori che brillano per oggettiva bellezza. Ma sono tre capolavori scelti da Marco Goldin perché rinviano, in modo preciso, al contenuto della mostra sulla Storia dell’impressionismo. Tiziano, Rubens, Rembrandt, proprio nel loro lavoro sulla figura femminile, hanno influenzato in modo evidente alcuni tra gli artisti francesi dell’Ottocento.
Come sempre nelle scelte di Goldin, a pesare assieme alla conoscenza sono due sentimenti: passione ed emozione. Anche in questo caso, davvero per lui “speciale”.
Per il ritorno nella sua città, Goldin non poteva non proporre un omaggio a Tiziano. A Treviso, nella Cappella Malchiostro del Duomo, è conservata l’Annunciazione dipinta dal maestro cadorino attorno al 1520, forse entro il 1523.
“Cercavo – annota Goldin – un segno nella mia città, per ricominciare. L’avevo trovato nel ricordo di questa grande tavola, nella quale la Madonna si dispone quasi timorosa, compresa nel segreto dell’anima, davanti all’angelo annunciante.
Allora ho pensato a come avrei potuto ricominciare da qui, da quel rosso della veste che si spande nello spazio reso spirito. Da quell’immagine di donna all’aprirsi del Cinquecento.
Ci ho pensato per un po’ e alla fine ho deciso. Avrei chiesto qualcosa, per i vent’anni di Linea d’ombra, come un regalo di compleanno, a uno dei musei che tra i primi mi diedero fiducia al tempo delle iniziali mostre di carattere internazionale proprio a Treviso: la Scottish National Gallery di Edimburgo. Ma non qualcosa tolta a caso da quella straordinaria collezione, una delle maggiori in Europa. Avrei chiesto al suo direttore di prestarmi tre straordinari capolavori, perché avevo in mente di creare, accanto alla vasta mostra sulla Storia dell’impressionismo, un breve percorso che si attaccasse da un lato al mio segno, e sogno, tizianesco nella cappella Malchiostro in Duomo e dall’altro al mio desiderio di raccontare l’immagine femminile nella pittura prima degli impressionisti. Ma con pittori che per gli impressionisti avessero avuto un senso.
E dapprincipio quindi − non poteva essere che così − quel dipinto di Tiziano che, se andate a Edimburgo, campeggia sulla copertina del libro con i capolavori del museo. E’ la Venere che sorge dal mare, da lui realizzata, guarda caso, negli stessi momenti in cui il canonico Broccardo Malchiostro gli commissionava l’Annunciazione del Duomo di Treviso. Quale migliore occasione, quindi, di legare un Tiziano che da secoli sta in città a una celeberrima tela che soltanto nel 2003 il museo di Edimburgo ha acquistato dalle favolose collezioni del Duca di Sutherland? Legare, nella visione tizianesca del mondo femminile, l’immagine sacra e spirituale di Maria con l’altra immagine, quella di Venere che sorge dall’acqua entro i confini di una bellezza diversa.
Ma poi la storia doveva proseguire con il Banchetto di Erode (1635/1638) di Rubens e Una donna nel letto (1647) di Rembrandt.
Il mio desiderio non era quindi solo quello di poter esporre, come “capolavori ospiti”, tre dipinti celeberrimi nell’intera storia dell’arte, ma anche, e soprattutto, comprendere poi i moti di anticipazione del ritratto femminile degli impressionisti, da Manet a Renoir a Fantin-Latour. Oppure quanto Rembrandt fosse interessato a Van Gogh. Ritratto femminile appunto compreso nella grande mostra sulla Storia dell’impressionismo.
A cominciare infatti da Tiziano − e il quadro con la Venere che sorge dal mare lo esprime con tutta la chiarezza possibile − grande fu l’influenza di questi artisti sui pittori francesi del XIX secolo, nel momento in cui si trovarono a dipingere ritratti e figure.
Sarà quindi, questa piccola ed esaltante mostra dossier, l’occasione per ulteriormente approfondire una delle questioni più affascinanti della pittura di tutti i tempi”.

olio su tela, cm 65 x 54 Zurigo, Fondazione Collezione E. G. BŸhrle

olio su tela, cm 65 x 54
Zurigo, Fondazione Collezione E. G. BŸhrle

A Santa Caterina, fulcro dell’intero progetto del ventennale sarà la vasta mostra dedicata alle Storie dell’impressionismo. I grandi protagonisti da Monet a Renoir, da Van Gogh a Gauguin. Sarà, come sovente accaduto nelle esposizioni curate da Marco Goldin, una mostra di capolavori. 140 opere, tutti i grandi nomi e con lavori fondamentali: da Manet a Degas, da Monet a Renoir, da Pissarro a Sisley, da Cézanne a Seurat, da Van Gogh a Gauguin.
Con tagli ogni volta diversi, l’impressionismo è stato da Goldin indagato in questi due decenni. Ma per il ventennale di Linea d’ombra ha pensato a un progetto che mai prima aveva realizzato così, fortemente radicato nella storia e nella continua concordanza di fatti e date. Con una partenza che rimonta all’età di Ingres da un lato e Delacroix dall’altro a inizio Ottocento, per descrivere quella situazione tra disegno e colore in Francia da cui muove poi tutta l’arte, dal Salon ufficiale alla scuola di Barbizon di Corot e Millet. Quindi l’impressionismo – in questa stringente congiuntura di storia e non solo di bella pittura – viene considerato quale punto di arrivo di un percorso che, partito appunto da Ingres e Delacroix, giunge, con violenti distacchi e tiepide aperture, fino a Cézanne che spalanca le porte al Cubismo picassiano. E a Cézanne infatti, insieme al magistero ultimo di Monet, è dedicata l’ultima delle sei sezioni della mostra, quale tuffo nell’arte del XX secolo.

DA GUTTUSO A VEDOVA A SCHIFANO. Il filo della pittura in Italia nel secondo Novecento (Treviso, Museo di Santa Caterina, dal 29 ottobre 2016 al 17 aprile 2017) propone un percorso − attraverso la selezione di 55 importanti autori nati tra il secondo e il quarto decennio del XX secolo − della pittura italiana dall’anno che segue la chiusura della Seconda guerra mondiale per giungere precisamente all’anno 2000.
vedova_003aPer essa Goldin – che su questo argomento ha speso davvero diverse centinaia di esposizioni e cataloghi negli oltre trent’anni del suo lavoro di curatore – ha individuato una cinquantina di autori importanti, nati tra la fine del primo decennio del Novecento e la fine degli anni trenta. Quanto a dire due generazioni di pittori, che vanno da Afro e Guttuso fino a Novelli e Schifano. Qui ognuno presente con un’opera simbolo per ogni anno che va dal 1946 al 2000. Un’occasione utilissima perché la pittura sia un racconto che si faccia storia.
“Non la pura nozione di figurazione o astrazione o informale in questa mostra – anticipa Goldin. Pur se, ovviamente, a queste categorie la pittura italiana del secondo Novecento si è appoggiata. E l’esposizione ne traccia una pur utile comprensione. Ma il desiderio, quanto aperto, di un racconto che tenga insieme, perché gli anni furono gli stessi, l’opera di Guttuso con quella di Afro, quella di Music con quella di Turcato. Oppure quella di Zigaina con quella di Tancredi, quella di Ferroni con quella di Vedova. O ancora, quella di Guccione con quella di Novelli, quella di Schifano con quella di Ruggeri. Sono solo alcuni dei nomi celebri che fanno la gloria di questa lunga storia, che solo per dire di altri va da Morlotti a Scialoja, da Birolli a Pizzinato. E poi da Dorazio a Vespignani, da Bendini a Francese. E ancora da Olivieri a Sarnari, da Ruggero Savinio a Lavagnino. Un’occasione utilissima perché la pittura sia un racconto che si faccia storia. Senza paura di essere. Occasione che si disporrà come una sorta di tavola sinottica dal 1946 all’anno 2000. Per ognuno di questi anni – ecco dunque perché nel sottotitolo della mostra ho evocato il filo della pittura che si dipana – sceglierò un artista che con una sua opera importante rappresenterà quella data precisa. Alla fine a uscirne sarà, fino in fondo, un racconto che illustrerà il mezzo secolo considerato”.
“In occasione dei vent’anni dalla nascita di Linea d’ombra, non poteva mancare – continua il critico – una mostra sul secondo, grande tema che ha accompagnato molte rassegne da me curate e che hanno visto, appunto, Linea d’ombra quale veicolo organizzativo. Si tratta dello studio, sostanziato anche da decine e decine di cataloghi e libri, sulla pittura italiana del Novecento, e soprattutto quella della seconda parte del secolo.
Come sempre mi è capitato in tutti questi anni, non sarà la categorizzazione della pittura né la suddivisione insistita per generi a guidarmi. Quanto desidero emerga, all’insegna della libertà del racconto, è la comprensione di una ricchezza straordinaria che la pittura italiana ha avuto in quei decenni. Molto spesso, e certamente dopo lo spartiacque del Sessantotto, sommersa da ismi solo teoricamente più moderni, fino a quando, già nel nuovo secolo, la pittura è sembrata scomparire a favore di una diversa, e molto più evaporante, interpretazione non del reale ma dell’effimero trasformato in vacuissima arte.
La lingua che invece questa mostra vuole dire, è quella della compatibilità tra il quotidiano e una nota eterna e infinita che giunge ancora a noi dalla nobiltà della pittura antica. Senza che essa possa essere preda di alcun passatismo nostalgico. O diventare penoso substrato ideologico di reduci – i pittori – male in arnese e livorosi rispetto al corso diverso delle cose. Invece gioia di mostrare la bellezza, per riflettere non sulla resistenza di alcunché, né su una nostalgia da signorina Felicita. Invece riflettere sulla persistenza di quella poesia che si apre al mondo per la via di un segreto e di un mistero.”

MASSAGRANDE LEGGE PARISE. DE PICTURA. 12 pittori italiani a confronto con i “Sillabari”.
sarnari_134aPer l’occasione, Unindustria Treviso aprirà i battenti della propria sede nobile di Palazzo Giacomelli, per accogliere i visitatori della mostra De Pictura, nella quale Goldin riprende le fila, a distanza di vent’anni, dell’indagine da lui avviata nel 1995 a Palazzo Sarcinelli di Conegliano con la mostra Pittura come pittura.
Palazzo Giacomelli è una splendida dimora storica affacciata sul fiume Sile, in uno dei contesti più suggestivi del centro storico di Treviso. La distanza che lo separa dal Museo di Santa Caterina è di poche centinaia di metri, che il visitatore potrà percorrere godendo di scorci davvero affascinanti della “Treviso, città d’acque”.
De Pictura si lega direttamente a una delle tre esposizioni di Santa Caterina. Qui, intorno alla grande mostra sulla Storia dell’impressionismo, e alla raffinata mostra dossier Tiziano Rubens Rembrandt. L’immagine femminile tra Cinquecento e Seicento, Goldin propone con Da Guttuso a Vedova a Schifano. Il filo della pittura in Italia nel secondo Novecento, una propria indagine sull’arte italiana dal secondo dopoguerra al nuovo Millennio. De Pictura è un importante approfondimento tematico rispetto a questa esposizione.
La base di partenza per questa indagine è, come detto, la storica mostra Pittura come pittura di Palazzo Sarcinelli nel 1995. Per quella esposizione Goldin aveva selezionato la presenza di Claudio Olivieri, Claudio Verna, Mario Raciti, Pier Luigi Lavagnino, Attilio Forgioli, Ruggero Savinio, Franco Sarnari, Piero Guccione, Piero Vignozzi, Gianfranco Ferroni. Tutti loro appartenenti alla cosiddetta “generazione di mezzo”, e scelti in quanto espressione qualitativamente esemplare del “fare pittura”.
A quella mostra Goldin aveva invitato anche due artisti, Piero Ruggeri e Alberto Gianquinto, che non vi presero poi parte ma che il critico trevigiano ha successivamente avuto modo di presentare in diverse esposizioni.
De Pictura riunisce quindi i dieci artisti allora compresi nel progetto e i due appena citati, evidenziando la loro produzione da quel 1995 fino ai giorni più recenti. Pier Luigi Lavagnino, Gianfranco Ferroni e proprio Piero Ruggeri e Alberto Gianquinto, che non ci sono più, saranno comunque presenti con opere dalla metà degli anni novanta fino ai primi anni Duemila. Ciascuno dei dodici artisti viene documentato da un nucleo di quattro opere, attentamente selezionate.
Il catalogo si presenterà come un vero e proprio libro, interamente a cura di Marco Goldin, intendendo essere uno strumento che vada al di là della pura illustrazione della mostra, riprendendo il filo del discorso critico iniziato vent’anni fa e conducendolo fino all’attualità.
“Questa mostra – precisa Goldin – mette insieme dodici tra i maggiori rappresentanti di quella che venne definita la “generazione di mezzo”, oggi come allora senza alcuna, inutile e forzosa distinzione tra astrazione, informale e figurazione. Ho sempre desiderato raccontare in questo modo la pittura, al di là di ogni steccato in cui talvolta è stata rinchiusa. E per me, dopo centinaia di mostre e cataloghi e libri sulla pittura italiana del secondo Novecento, questa è una nuova, importante occasione di approfondimento”.
A conclusione di questo percorso dedicato ai dodici pittori italiani, Marco Goldin, in una saletta finale, proporrà un omaggio all’artista, siciliano di Sciacca, Vincenzo Nucci (1941-2015), a un anno dalla morte. Saranno presentati gli ultimi cinque quadri da lui realizzati, fino all’ultima isola che sorge dal mare, del febbraio 2015.
“Nucci è stato – dichiara Goldin – amico e sodale di quasi tutti i pittori inseriti in De Pictura, e tra l’altro più giovane di loro di pochissimi anni, quindi appartenuto sostanzialmente alla stessa generazione. Mi sembrava molto bello, per ricordarne il talento e il gusto per la poesia colorata che lo ha sempre accompagnato, unirlo ai suoi amici, sia nel percorso espositivo che nel libro, che si chiuderà quindi con questo ricordo”.
140 opere, quasi tutti dipinti, ma anche fotografie e incisioni a colori su legno, per raccontare, come prima mai fatto in Italia, le varie storie dell’impressionismo.

140 opere che documentano non solo quel mezzo secolo che va dalla metà dell’Ottocento fino ai primissimi anni del Novecento, “ma anche – anticipa Goldin – quanto la pittura in Francia avesse prodotto, con l’avvento di Ingres a inizio Ottocento, nell?ambito di un classicismo che sfocerà, certamente con minore tensione creativa, nelle prove, per lo più accademiche, degli artisti del Salon. Quindi mettendo in evidenza quanto preceda l’impressionismo e lo prepari anche come senso di reazione rispetto a una nuova idea della pittura ? e quanto da quell’esperienza rivoluzionaria, e dalla sua crisi negli anni ottanta, nasca e si sviluppi poi, fino a diventare pietra fondante del nuovo secolo ai suoi albori. Soprattutto con il magistero dell?ultimo Monet e dell’ultimo Cézanne, ai quali non a caso è dedicato il capitolo finale.”
Ma le diverse sezioni della mostra non saranno mondi a se stanti e indipendenti, e invece la pittura accademica sarà spesso inserita quale contrappunto nelle sezioni stesse, così da far comprendere come il linguaggio nuovo dei giovani impressionisti, e prima di loro dei pittori della scuola naturalistica di Barbizon, vivesse nel tempo stesso del Salon. Non dunque un prima e un poi, ma un?esperienza storica che si esprime in parallelo, e simultaneamente, nelle strade di Parigi. Quel Salon al quale del resto, pur rifiutandone lo spirito di rievocazione e di conservazione, gli impressionisti ambivano a partecipare, essendo comunque il solo luogo che poteva garantire visibilità e fama.
Ma in questa sorta di grande tavola sinottica di un’epoca, non sarà solo la pittura di Salon a essere messa in rapporto con l’impressionismo. Entreranno in gioco anche l?appena nata fotografia, soprattutto nell?ambito del paesaggio che rievoca il mare o la foresta di Fontainebleau ? luoghi comuni di indagine e ancora una volta puntualmente accanto ad alcuni dipinti ? e poi le celeberrime incisioni a colori su legno di Hiroshige e Hokusai. La mostra avrà quindi anche un suo lato di stringente carattere storico, tale da collocare le figure e le opere nel contesto dell’epoca. E con tutta l’evidenza possibile non sarà solo una sequenza di opere pur bellissime e di capolavori, ma giungerà al termine di tanti anni di analisi proprio da Goldin dedicate alla pittura francese del XIX secolo.
L’esposizione condurrà il visitatore a emozionarsi in un percorso tra capolavori che hanno segnato una delle maggiori rivoluzioni nella storia dell?arte di tutti i tempi. La qualità assoluta dei prestiti, i confronti che essa stimola, le suggestioni che catalizza fanno di questa mostra un?occasione unica di approfondimento e di scoperta di una bellezza nel profondo ancora tutta da scoprire.

Info:
Treviso, Museo di Santa Caterina e Palazzo Giacomelli
Dal 29 ottobre 2016 al 17 aprile 2017
www.lineadombra.it