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SABBIONETA (Mn). FORMULE – Artisti internazionali alla 1 Biennale d’arte contemporanea.

Si inaugura il 31 agosto (fino al 12 ottobre)  alle ore 18,00 negli storici spazi del Palazzo Ducale <Formule> prima biennale che raccoglie 32 artisti di grande rilievo nell’arte del terzo millennio accanto a nuove promesse fra pittura, scultura, fotografia, installazioni e processi creativi.

Oltre 150 opere sono allestite nel percorso, a cura di Stefania Provinciali, con un omaggio a Sandro Chia ed una sezione dedicata al rapporto tra arte e scienza.

Gli artisti invitati provengono dal Messico, dall’Argentina, dal Senegal, dal Marocco, dalla Cina, dal Giappone, dagli Stati Uniti e dall’Italia.

Sono  Jonathan Guaitamacchi-pittura, Stefano di Stasio –pittura, Sandro Chia –pittura e scultura, Luigi Mainolfi – scultura, Giovanni Sala – pittura, Candida Ferrari-installazioni,  Matteo Ferretti – installazioni, Stefano Grilli – video, Caterina Orzi- processi creativi, Marco Nereo Rotelli –pittura e installazioni, Giovanni Fiamminghi- installazioni e video, Liuccia Buzzoni- installazioni e video,  Andrea Jori – scultura e installazioni, Walter Vallini – scultura design, Tea Giobbio – fotografia,  Valerio Tedeschi –scultura, Vittorio Valente –installazioni, Alex Guzzetti – installazioni, Enzo Rovella –pittura, José Luis Gutiérrez –scultura, Gustavo Aceves – pittura, Gabriela Malvido –fotografia, Arturo Rivera- pittura, Javier Marin –scultura, Nicolas Leiva- pittura e scultura, Dieng Bassirou –Pittura, Xiao Ge – fotografa perfomance ed installazioni, Ma Han – scultura, Michelle Odelin pittura, Giovanni Lunardi – fotografia,  Jill Mathis- fotografia, Ito Fukushi – installazioni.

La sezione dedicata ad arte e scienza presenta la ricerca svolta dall’artista italiana Liuccia Buzzoni, ricerca avviata con l’inizio della costruzione in orbita della stazione spaziale e realizzata in collaborazione  con Agenzia Spaziale Italiana, Agenzia Spaziale Europea, astronauti, industria spaziale, docenti universitari.

Il percorso espositivo occupa tutti gli spazi del cinquecentesco Palazzo Ducale di Sabbioneta con la possibilità per ciascun artista di proporre più opere così da metterne in luce la propria personalità e le peculiarità del lavoro svolto. Si tratta di autori che utilizzano i diversi mezzi della comunicazione artistica per comporre opere significative delle nuove tendenze, tanto nuove da coinvolgere nelle loro <performance visive> idee, materiali e tecnologie capaci di esprimere le esigenze di un mondo ormai senza confini.

La mostra, su progetto artistico di Stefania Provinciali, è organizzata dal Comune di Sabbioneta (Mantova) con il patrocinio di Regione Lombardia e Provincia di Mantova ed è realizzata grazie alla sensibilità dell’ imprenditore Luigi Ghisini, (Padania Alimenti) da sempre appassionato sostenitore dell’arte contemporanea.

Hanno dato la loro collaborazione il Centro italiano per le arti e la cultura di Torino, Barbara Paci Galleria d’arte- Pietrasanta. Il progetto di allestimento è di Walter Vallini. Coordinamento e progetto grafico Studio Sala Advertising.

Info:

La rassegna è visibile fino al 12 ottobre con orario dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 15 alle 18. Chiuso il lunedì. E’ accompagnata da un ampio catalogo.

Ufficio Eventi Culturali – tel 0375 52599.

Email: a.ghizzardi@comune.sabbioneta.mn.it

Antonio LIGABUE. L’arte difficile di un pittore senza regola.

Fino al 26 ottobre, Milano, Palazzo Reale.

A ventotto anni di distanza dall’ultima personale milanese che lo vide protagonista Palazzo Reale si prepara ad ospitare dal 20 giugno al 26 ottobre 2008 la più grande retrospettiva mai realizzata dedicata ad Antonio Ligabue.
La mostra, dal titolo emblematico Antonio Ligabue – l’arte difficile di un pittore senza regola, si preannuncia come il più grande ed importante evento culturale dell’estate milanese.
Con oltre 240 opere tra cui 200 olii, 11 dei quali inediti, disegni e sculture, la rassegna si presenta come la più completa mai allestita e si propone di illustrare in maniera quanto mai esauriente l’arte geniale di un artista espressionista unico nel suo genere dalla biografia senza dubbio affascinante, indissolubilmente legato all’arte del suo tempo.
Paragonato molto spesso a Van Gogh, Ligabue ci viene presentato anche attraverso i filmati del regista Raffaele Andreassi nei quali è Ligabue stesso a raccontarci con straordinaria tenerezza e umanità la sua inquietudine di vivere attenuata solo dalla totale libertà di espressione riversata nella pittura.
Ed è proprio la vena espressionista di Ligabue ad essere messa in luce dalla mostra di Palazzo Reale, quella caratteristica pittorica unica che a pieno titolo lo rende protagonista indiscusso nel panorama della storia dell’arte moderna di quasi un secolo, da Manet a Warhol.

Fonte:Vivaticket Newsletter

UDINE/PORDENONE. Testimonianze d’arte in Friuli. Capolavori della Fondazione CRUP.

Dal Monte di Pietà risorge un patrimonio artistico di oltre 500 opere acquisite da Fondazione CRUP che ne mette in mostra una ricca selezione dal VI secolo ai giorni nostri.
Testimonianze d’arte in Friuli. Capolavori della Fondazione CRUP, questo il titolo della mostra che aprirà i battenti il 10 ottobre a Udine, nella Chiesa di San Francesco per poi proseguire dal 5 dicembre a Pordenone nell’ex Convento di San Francesco. Più di 100 opere provenienti da una collezione di oltre 500 pezzi di diversa tipologia: dipinti antichi e moderni, sculture, incisioni, oreficerie, codici, libri miniati e monete che costituiscono un patrimonio unico finalmente esposto al pubblico.
I più antichi dipinti trattano per lo più il tema della Pietà, cioè l’immagine della Madonna che tiene sul grembo il corpo del Cristo morto, per cui è facile pensarli commissionati dai reggitori del Monte di Pietà di Udine. Spicca tra gli altri la Deposizione dipinta nel 1576 da Pomponio Amalteo, pittore di San Vito al Tagliamento, allievo e genero di Giovanni Antonio Pordenone: scenografica, drammatica composizione di grande formato (198×198 cm) con il gruppo centrale e gli astanti sullo sfondo di un arioso paesaggio con la turrita città di Gerusalemme ed il lontano colle del Calvario. Di forte suggestione e di intensa emotività sono anche la Deposizione di Palma il Giovane (ca. 1595), dall’accentuato contrasto chiaroscurale, e il Cristo deposto di Camillo Lorio (fine sec. XVII), opera tanto bella per il sentimento drammatico che la pervade e per il livello pittorico da essere stata in passato assegnata ad Antonio Carneo.

Di notevole qualità anche alcune altre tele del primo Seicento di Sebastiano Secante, Nicolò Frangipane, Vincenzo Lugaro, Girolamo Lugaro: di quest’ultimo è un dipinto di grande dimensione eseguito nel 1624 per il Monte di Pietà di S. Daniele del Friuli, con l’immagine dei santi Daniele e  Michele arcangelo ed una piacevole suggestiva veduta della cittadina di San Daniele abbarbicata sui colli. Al 1670 circa va datato un interessante ritratto a figura intera di Antonio Carli eseguito da Sebastiano Bombelli, mentre per quanto riguarda il Settecento, si segnalano i cinque dipinti del pittore carnico Nicola Grassi, quattro raffiguranti episodi evangelici (l’Annunciata, la Tentazione di gola, la Tentazione di dominio e la Samaritana al pozzo) e uno di carattere profano (Il sacrificio di Ifigenia), singolare copia di un quadro di Giambattista Tiepolo. Inoltre, una fresca composizione di Giannantonio Pellegrini (Il Giudizio di Mida).

A queste opere, che nella quasi totalità fanno parte del patrimonio storico del Monte di Pietà, molte altre se ne sono aggiunte nel secolo scorso, per mirato acquisto atto a salvaguardare importanti testimonianze d’arte e a favorire e sostenere la cultura locale. A questo proposito, di grande interesse le ultimissime acquisizioni portate a termine dalla Fondazione CRUP, una scultura in legno dipinto e dorato della bottega di Domenico da Tolmezzo (fine XV secolo) raffigurante un Santo diacono, e uno straordinario dipinto ad olio su tela che raffigura la soppressione del Patriarcato di Aquileia, eseguito dal pittore romano Placido Costanzi (1690-1759) su commissione del cardinal Orsini che ne volle far dono al papa Benedetto XIV.

Relativamente all’Ottocento, vanno ricordati un’ariosa, poetica tempera di Giuseppe Bernardino Bison, il pittore di Palmanova che viene considerato l’ultimo dei vedutisti veneti, la lirica, luminosa scultura in marmo di Luigi Minisini intitolata la Pudicizia, che fu particolarmente ammirata all’Esposizione Universale di Parigi del 1867 e alla quale i contemporanei  dedicarono numerosi scritti elogiativi e perfino una poesia, il grande ed elegante vaso celebrativo in argento del 1845, alto ben settanta centimetri e con la veduta della piazza Contarena di Udine, considerato da molti il capolavoro dell’orefice udinese Luigi Conti.


L’arte del Novecento si manifesta in numerosissime pitture e sculture, spesso dovute ai maggiori artisti friulani del secolo. Stupefacente, anche per le straordinarie misure (276×360 cm) il dipinto di Domenico Someda raffigurante la Morte di Dante che si pone come specchio del gusto artistico imperante in Friuli nel periodo immediatamente seguente la grande guerra, quando gli artisti locali frequentavano l’Accademia di Venezia che annoverava tra i maestri pittori come Ettore Tito e Guglielmo Ciardi (opere dei quali pure sono presenti nella collezione della Fondazione CRUP), ma di notevole qualità sono anche i dipinti di Luigi Nono, Pietro Fragiacomo, Ugo Pellis, Enrico Ursella, Vittore Cargnel, Giovanni Saccomani, Ernesto Mitri, Fred Pittino, Giuseppe Zigaina, Anzil Toffolo, Luciano Ceschia, Max Piccini e tanti altri tra i quali l’architetto–urbanista Marcello D’Olivo, il ben noto progettista della città di Lignano Pineta cui nel 1991 la CRUP ha commissionato un grande dipinto (300×600 cm) intitolato Naturzerstorung (La distruzione della natura).

Significative, da ultimo, e straordinarie le opere dei fratelli Basaldella, Mirko e Afro: del primo, una scultura di grande effetto, del secondo un coloratissimo arazzo del 1975, realizzazione del periodo informale dell’artista. Firmata da entrambi, una Crocifissione del 1947 in ceramica colorata, che si colloca come solitario fior d’arte nella produzione artistica internazionale del Novecento, frutto di una collaborazione che non trova riscontri di altrettanta forza evocativa. Infine il grande bozzetto in scala originale (cm. 270×580) realizzato da Mirko Basaldella per la Cancellata delle Fosse Ardeatine, monumento simbolo della Resistenza in Italia.

Curatori della mostra, così come del catalogo edito da Skira (Milano), sono Giuseppe Bergamini e Giancarlo Pauletto.

Info:
Udine, Chiesa di Francesco,  10 ottobre 2008 – 30 novembre 2008
Pordenone,  ex-Convento di San Francesco,  5 dicembre 2008 –  1 febbraio 2009
Ufficio stampa: Studiocreta – Alberto Abate Cell. 335 53 05 585 Tel. 0434 932 919
E-mail:  alberto.abate@studiocreta.it

Orari: da martedì a domenica, ore 10-19, ingresso gratuito.

Link: http://www.infondazione.it

Email: ufficiostampa@studiocreta.it

TORINO. Collettiva In Orbem.

Dal 7 al 28 agosto a Torino, nella succursale Banca Sella di  piazza Castello 125,  è allestita la mostra In Orbem, collettiva curata dall’artista piemontese Cate Maggia.
L’esposizione rappresenta un evento nell’evento, trattandosi di un’iniziativa appositamente curata dall’artista secondo un concetto guida che ne caratterizza le opere: ai 21 artisti che le hanno create è stato, infatti, chiesto di realizzare ciascuno un’opera circolare  di 60 centimetri di diametro, in modo che l’esposizione sia caratterizzata da cerchi per distinguersi dagli spazi tradizionalmente rettangolari delle succursali.
L’esposizione è stata, inoltre, immaginata come un tour che, partito da Genova, ha già fatto tappa nelle succursali Banca Sella di Alba, Biella, Bra, Chieri, Cuneo e Oulx. 
Dei 21 artisti che partecipano all’esposizione con le loro opere (Lucia Aliverti, Roberto Ascoli, Luigi Biondi, Verde Consuelo, Carmelo Consoli, Siberiana Di Cocco, Ezio De Angeli, Serena Fazio, Silvia Fossati, Anna Galli, Giovanna Sciannamé, Elisa Mazza, Metcuc, Irma Paulon, Dina Pierallini, Marta Sarti) cinque sono piemontesi: Cate Maggia, Eliana Frontini, Fabrizio Molinario, Andrea Ghelma e Lucia Bonzanini.

Info:
La mostra, visitabile dal lunedì al venerdì  in orario di apertura della succursale (8.30 – 13.30  / 14.40 – 15.40); l’ingresso è libero.

Adriana BORTOLOTTI Mario CALIDONI Silvia MASCHERONI Ivo MOTTOZZI. Per l’educazione al patrimonio culturale. Tesi n. 1. Il concetto di patrimonio.

La prima tesi che gli autori enunciano, quella su cui fondano tutte le altre, definisce uno dei due poli entro cui si sviluppa la loro riflessione: il patrimonio. Il secondo polo, l’educazione, viene discusso nella seconda e nella terza tesi.

Il patrimonio non viene definito nei suoi elementi costitutivi, piuttosto ne vengono enunciate le qualità: l’estensione (è diffuso), la mobilità (è in divenire), la polisemia (è polivalente), la possibilità di essere interpretato con diversi strumenti (è interdisciplinare) e quella di essere riconosciuto come traccia di un’esperienza umana (identitario).

Il carattere dinamico del patrimonio viene documentato anche dai riferimenti normativi di cui gli autori riportano a fine capitolo alcuni paragrafi. Il primo documento che essi propongono, la Convenzione UNESCO del 1972 sulla protezione del patrimonio culturale e naturale, esprime ancora l’idea di patrimonio classificabile in alcune macrocategorie. L’ultimo documento citato, prodotto dal Consiglio d’Europa nel 2005 sul valore sociale del patrimonio culturale, ne evidenzia invece la natura eterogenea e interdisciplinare e soprattutto lo mette in relazione con la comunità che lo possiede – la Heritage Community – e con i suoi valori. 

La Heritage Community, infatti, riceve e seleziona gli oggetti, le tracce, i documenti da trasmettere a sua volta alle generazioni future. Dominique Poulot[1] stabilisce una relazione tra questo concetto e il diritto romano: il patrimonio è rappresentato da tutti i beni trasmissibili, cioè destinati a essere lasciati in eredità alle generazioni successive. Quindi il patrimonio non è solo quello che abbiamo ricevuto ma quello che decidiamo di conservare, tutelare, lasciare a nostra volta in eredità. Possiamo anche aggiungervi qualcosa che resti come segno del nostro passaggio.

Tuttavia in questa prima tesi la Heritage Community viene ridotta al ruolo, un po’ debole, di coloro che sono “correlati” al patrimonio: le istituzioni culturali pubbliche e private che lo gestiscono, le organizzazioni che lo comunicano, le istituzioni politico amministrative, e quelle non governative e infine i privati cittadini.

L’ordine con cui questi soggetti vengono indicati rivela una visione corretta, ma in qualche modo rigida della relazione eredità-eredi: i cittadini, gli eredi effettivi del patrimonio, sono stati elencati per ultimi. Eppure essi, pur essendone spesso inconsapevoli fruitori, possono pianificarne l’ eliminazione o distruggerne un aspetto che riconoscono come estraneo oppure addirittura ostile.

Se il patrimonio è diffuso, le sue tracce sono molteplici, le memorie sono diverse, anche all’interno di uno stesso gruppo e di uno stesso tema. Ci sono memorie di guerra e memorie di esilio, memorie di vittoria e memorie di emigrazione senza ritorno. Poiché l’eredità è ibrida e conflittuale, l’intervento di tutela e quello di comunicazione e formazione devono essere estremamente consapevoli, sofisticati, attenti all’insidia della semplificazione.

L’intervento educativo, la mediazione, la conservazione possono rivelare il meccanismo del patrimonio, il gesto con cui le tracce del passato vengono riconosciute selezionate e trasmesse.

Il testamento della nostra epoca non sarà semplice da eseguire. Può darsi che l’ipotesi di Gérard Wajcman [2]secondo cui il Monumento dei nostri tempi è un “Champ de Ruines” sia quella corretta. Wajcman pensava al monumento alla Shoah, ma potremmo riferire la sua idea ai Buddha di Bamiyan e al museo di Bagdad (Maffi:2007)[3], che non verranno lasciati in eredità. Può darsi anche che il testamento stabilirà la restituzione di eredità sottratte, e che altri obelischi viaggeranno a ritroso verso la loro sede originaria. Gli autori delle 22 tesi, però, hanno citato sapientemente come premessa al loro libro una delle città invisibili di Calvino, Eufemia, ”la città in cui si cambia la memoria a ogni solstizio e a ogni equinozio”[4]: il loro auspicio, forse il loro progetto, è dunque quello che il gesto patrimoniale sia innanzitutto uno scambio.

 

Presentazione generale:

https://www.mecenate.info/articolo.asp?id=1186

 

 



[1] “Elementi in vista di un’analisi della ragione patrimoniale in Europa, secoli XVIII-XX”, in Antropologia, VI,7,p. 131.

[2] Gérard Wajcman, L’objet du siècle, Lagrasse, Verdier, 1998

[3] Irene Maffi, “Introduzione”, Antropologia, VI, 7, p.5-17

[4] Italo Calvino, Le città invisibili, Torino,Einaudi,1972, p.

Autore: Anna Vaglio