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TORINO. Quattro celebri artisti torinesi.

Aldo Mondino, Ugo Nespolo, Enrico Paulucci, Piero Ruggeri: quattro diverse esperienze artistiche che hanno attraversato il secolo scorso, a partire dagli anni 30, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Info:
Arteincornice – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea – Via  Vanchiglia – TORINO, fino a sabato 30 maggio 2009.
Orario: 09.00-13.00 15.00-19.00, lunedì 15.00-19.00. Chiuso domenica. Ingresso libero. Tel/fax 39 011885071

Autore: Carlo Lo Cascio

TORINO. Carlo Zauli scultore.

Le Sale Storiche della Fondazione ospitano, dal 15 maggio al 14 giugno, CARLO ZAULI, SCULTORE, prima grande tappa europea dell’importante ciclo espositivo internazionale, dedicato all’opera dello scultore, inaugurato nel 2007 con 4 grandi antologiche giapponesi, realizzata in collaborazione con il Museo Carlo Zauli e Renata Bianconi, e curata da Flaminio Gualdoni.

Grande protagonista della scultura italiana del dopoguerra, Carlo Zauli (Faenza 1926 – 2002) si forma, come altri maestri del passato – da Martini, Fontana a Leoncillo –, nell’ambito dell’arte della ceramica, dai cui codici formali si distacca a partire dagli anni Sessanta, evolvendo la sua tecnica verso una ricerca espressiva plastica complessa e di grande ricchezza espressiva.

Dalla fine degli anni Sessanta la sua scultura affronta una serie di problematiche conferendo un ruolo di primo piano alla vocazione formativa della materia, al rapporto tra sostanza e pelle del corpo plastico, alla dialettica tra biomorfismo e geometria  e ai comportamenti struttivi della forma. Le grandi mostre personali, in Europa e Giappone, e le opere di integrazione architettonica sono arricchite nel tempo da esposizioni in gallerie e spazi pubblici, conferendo alla sua opera un respiro internazionale, suggellato dalla recente retrospettiva itinerante con tappa a Kyoto, gifu, Tokyo e Yamaguchi.

Come ricorda Giorgio Cortenova “Zauli non si domanda quale forma artistica sia opportuno introdurre nel mondo, ma quale mondo creare con le forme, o comunque quale forma dare al mondo. In rapporto a ciò svaniscono le categorie e le gerarchie culturali, sfuma qualsiasi ipotesi rappresentativa, tramonta la mitologia dell’oggetto.

In mostra a Palazzo Bricherasio circa quaranta sculture, esposte nelle storiche sale della Fondazione torinese e negli adiacenti spazi esterni di via Lagrange – dove avrà luogo la prima edizione della rassegna OUTDOOR -, che documentano le tematiche care al maestro di Faenza e rappresentano i momenti di massima adesione di Zauli al dibattito scultoreo e di profonda originalità inventiva.

Info:
Fondazione Palazzo Bricherasio, Torino – Sale Storiche, dal 15 maggio al 14 giugno 2009.

Autore: Carlo Lo Cascio

ANDRIA (Ba). Hortus animae di Vladimir Pajevi&#263.

Domenica 3 maggio 2009 al Centro Culturale Le Muse di Andria (BA), si inaugura la personale del pittore Vladimir Pajević, nato a Belgrado nel 1948, dal titolo Hortus animae a cura di Renzo Margonari. In mostra, sino al 30 giugno, venticinque dipinti a olio, che rappresentano la produzione più recente dell’artista serbo, da tempo ormai trapiantato a Roma.

Quella che il pittore Vladimir Pajević dipinge è una natura che trionfa nei giardini abbandonati, una natura vitale e rigogliosa, ma allo stesso tempo misteriosa e solitaria, abbandonata dagli uomini, del quale si scorgono solo le tracce dell’antico passaggio.
Ma non e’ la natura, seppure ritratta con perfezione botanica, che sembra davvero interessare a Pajević: i suoi paesaggi non rimandano semplicemente a luoghi visti e ricordati, ma si propongono come metafore di una propria percezione del mondo, rappresentazione di uno spazio dove sogno, nostalgia e inquietudine possono finalmente manifestarsi e diventare visibili. Si può dire che i paesaggi di Pajević sono spaesati, passando dalla dimensione fisica a quella metafisica.
Non realizzano lo sguardo che va oltre, annota, attende nuove prospettive da riferire, bensì quello rivolto alla memoria dell”inconscio collettivo”, che esprime una malinconia metafisica, un sentimento di solitudine, abbandono, il senso che bracca l’esistenza.

Pajević circoscrive quell’orizzonte, concentrandosi sul dettaglio.  “Al limitare – scrive il curatore Renzo Margonari – c’è l’ultimo strenuo cenno alla presenza umana, ecco una palla abbandonata, un cane in attesa, un cancello, un muro, un ingresso, porte chiuse, o un varco, un palloncino che si è perso tra le fronde…. Sono segnali oltre i quali può avventurarsi solo lo sguardo, senza superare il limite prospettico delineato, dove comincia il territorio dell’immaginazione”.

Info:

Catalogo Step

Orari: tutti i giorni dalle 18 alle 21; festivi dalle 10,30 alle 13,00 e dalle 18 alle 21.
Centro di Promozione Culturale Le Muse              
Via Giolitti,10 – 70031 Andria (Ba)
Tel 0883 558136, Fax 0883 557119  Cell.338 9810995.

Email: centro.le.muse@alice.it

Paolo CAMPIDORI. Prima di amo poi ti sfregio. I Marmi Vivi del Bernini esposti al Bargello.

Il Prof. Antonio Paolucci, ex Soprintendente al Polo Museale Fiorentino, Ex Ministro per i Beni Culturali e attuale Direttore dei Musei Vaticani, nella introduzione al libro “La Storia del Bargello – 100 Capolavori da riscoprire” a cura di Beatrice Paolozzi Strozzi, edito da Silvana editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2004, riferendosi al Bargello scriveva: “io amo il Bargello più di qualsiasi atro museo fiorentino” e, riguardo al ritratto scultoreo di Costanza Bonarelli del Bernini diceva di amare tale ritratto perché: “la Costanza Bonarelli del Bernini che considero un po’ la mia fidanzata per via della camicia da notte stiracchiata come di chi si è appena alzato dal letto e del ricciolo rococò sulla nuca”.
Costanza Bonarelli non era una popolana, come appunto si legge nel libro-catalogo della nuova mostra aperta al Bargello il 3 aprile scorso “I MARMI VIVI – Bernini e la nascita del ritratto barocco” – Giunti Editore, Firenze, 2009”, ma era una discendente di quella nobile famiglia dei Piccolomini (ramo viterbese), dal quale ceppo discendeva forse anche Papa Pio Piccolomini, al quale è intitolata la monumentale biblioteca nella Cattedrale senese. Inoltre Costanza, era ricchissima, poiché nella sua vita, aveva commerciato moltissimo nella compra e  vendita di opere e oggetti d’arte, ed era considerata quella che oggi noi diremmo una antiquaria ante-literam.
Costanza Piccolomini si era sposata con Matteo Bonarelli, scutore e pittore, uno dei tati aiuti che il Bernini impiegava nei suoi cantieri.
Gianlorenzo Bernini, il quale aveva nelle vene sangue toscano, anche se di fatto era stato, a causa della sua permanenza nella città, “romanizzato” un po’ come tutti i grandi artisti, sveva un acceso amore per la vita e, da buon “toscano”, un temperamento focoso, passionale.

Di fatto il Bernini se ne era innamorato follemente e a lei, a Costanza, aveva fatto uno dei più affascinanti ritratti: una scultura in marmo di Carrara che la ritraeva, in maniera informale, addirittura in posa familiare, con i capelli tirati su e raccolti in  una crocchia, con un ricciolo all’altezza della nuca, definito dal Paolucci, “rococò”.

Ma non è tutto, Bernini l’aveva ritratta non in abiti ufficiali, ma del tutto familiari e confidenziali, e cioè abbigliata con una vestaglia da notte, appena alzata dal letto, “acqua e sapone”, come si dice, e, dalla vestaglia sporgevano in maniera davvero civettuola i seni dell’amante.

Quest’opera, che aveva trovato posto nella casa dell’artista, era “troppo avanzata, troppo moderna per essere recepita dalla scultura contemporanea”, di fatto essa anticipava i tempi di circa 150 anni.
Costanza, nella vita di tutti i giorni, doveva essere, quello che si dice, una donna di mondo, spregiudicata in amore e negli affari e doveva essere una donna tanto bella quanto calcolatrice. Forse per amore, forse per interesse era diventata anche l’amante del fratello di Gian Lorenzo, Piero, più giovane e forse più affascinante di lui.
Una volta scoperta la tresca di Costanza con il fratello Luigi, Giandomenico era andato su tutte le furie e in seguito a questo fatto aveva ideato loschi progetti, che presto furono messi in pratica. La bella Costanza fu sfregiata ad opera di uno dei servitori di Gianlorenzo e il fratello Luigi ebbe salva la vita, quasi per miracolo, dopo essersi rifugiato nella chiesa di Santa Maria Maggiore e dopo l’intervento difensivo della madre.
Il busto di Costanza Bonarelli è senz’altro l’opera più fresca, più vera, e, direi più “impressionista” di Gianlorenzo Bernini. E’ un ritratto in marmo bianco di Carrara, che ha delle sfumature rosee, proprio come l’incarnato che doveva avere la donna, caratteristica questa, che lo rende appunto un “marmo vivo”, come giustamente è stato osservato dalla direttrice del Museo del Nazionale del Bargello, Beatrice Paolozzi Strozzi, curatrice anche della Mostra e del Catalogo, la quale ha voluto dare alla mostra questo titolo.
Una esposizione questa di livello altissimo, tutta da vedere, poiché è una mostra completa sui capolavori di Gianlorenzo Bernini e aiuti, e, soprattutto è l’occasione per vedere, osservare dal vivo, posare i propri occhi su quelli incantati di Costanza, è l’occasione per “passare” idealmente una mano sui  suoi capelli raccolti e incolti  e l’occasione per scrutare e apprezzare le labbra belle e voluttuose dell’innamorata, amante del Bernini. Ma quello di Costanza Bonarelli è solo un  “capitolo” di un affascinante libro, un libro da “vivere” nel percorso della mostra del bargello.
Invito tutti a visitare questa bellissima mostra al Museo Nazionale del Bargello di Firenze (Italy) che si è aperta il 3 aprile e chiuderà i battenti il 12 luglio p.v.
Tralascio ogni altra informazione che troverete dettagliata nel bellissimo e ricchissimo catalogo a cura della direttrice del Museo.

Autore: Paolo Campidori