Archivi autore: Amministratore

Nuova vita per le antiche dimore

Il problema che si pone oggi per chi opera nel settore dei beni culturali è quello di comprendere quali siano le finalità, metodiche e limiti dell’uso dei beni culturali. I realtà tra i compiti delle soprintendenze grava essenzialmente l’onere della tutela dei beni culturali e, dunque, non può prescindere da un obbligo di conservazione. Tutti possono comprendere il dovere storico di ogni generazione di preservare tali beni per quelle future. D’altro canto è lecito attendersi una domanda sempre più diffusa di conoscenza di questi beni.L’offerta che la Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo, insieme al Museo regionale Antonio Salinas, Palazzo Mirto e alla Galleria di Palazzo Abetellis, comprende anche percorsi e agevolazioni in termini di biglietti cumulativi a un prezzo competitivo. Uno di questi percorsi, ad esempio, parte da Monreale e passa attraverso uno straordinario monumento, la " Cuba" , frequentato pochissimo dai circuiti ufficiali presso il quale abbiamo voluto realizzare un’esperienza con forte valenza didattica.E’ stato infatti realizzato un cd-rom – pensato soprattutto per le generazioni più giovani e per gli studenti – attraverso il quale, come in un viaggio ideale, è possibile ricostruire non solo la vicenda e la storia del monumento ma anche il suo contesto all’epoca.Palermo vive una situazione di gravissimi ritardi in termini di recupero. Inoltre, si è privilegiato l’edificio ecclesiastico piuttosto che l’architettura civile, come se esistesse una difficoltà ad annettere a quest’ultime le stesse valenze che rivestono gli edifici religiosi. Non parlo solo delle grandi cattedrali ma anche di un diffuso tessuto di complessi conventuali, di chiese e parrocchie che, pur nella loro enorme ricchezza, raccontano comunque il percorso di una classe piuttosto che il percorso di un insieme.Grazie anche alla spinta da parte dell’Amministrazione regionale, abbiamo cercato di capire uno spaccato sulle dimore storiche, che rappresentano un complesso ricchissimo e variegato. Dimore storiche sono palazzi istituzionali quali Palazzo dei Normanni, Palazzo d’Orleans, Palazzo Comitini e Palazzo Belvedere ma lo sono anche la grande testimonianza di vivere, essere, interagire e fare economia delle classi nobiliari che hanno attraversato la nostra terra. Come recupero emblematico di questa nuova tendenza, la Soprintendenza ha redatto una relazione dettagliata degli interventi che stiamo conducendo sul Palazzo Ajutamicristo. Si tratta di un piano straordinario che riguarda non solo un’attività di recupero ma anche di rivitalizzazione.

Autore: Adele Mormino

Fonte:Il Sole-24 Ore

Sulle orme del Gattopardo

Il parco Tomasi di Lampedusa è stato presentato nel settembre scorso a Santa Margherita Belice. Nasce da un’idea che è venuta ad un gruppo di operatori culturali che lavoravano nella Pubblica amministrazione, e nella quale sono stato coinvolto per dare corpo all’idea. E’ mia convinzione che uno dei mali del Meridione è che sia diventato recentemente, dopo la decadenza di un antico sistema istituzionale, un soggetto improprio di storia, senza identità.Il parco letterario si estende oltre il territorio di Palermo e comprende anche quello di Palma Montechiaro e quello di Santa Margherita. Palermo è infatti stata coinvolta in modo più marginale: Palermo non è solo Tomasi di Lampedusa, mentre gli altri due comuni sono luoghi deputati specifici collegati alla sua famiglia. Ci troviamo nella condizione in cui alcuni luoghi potevano essere ricostruiti sentimentalmente, ma in un certo senso molte identità erano sparite; molte cose sono nel contesto del centro storico di Palermo, che è ancora da riaffrontare.Quello che mi premeva in questo momento di avvio era prima di tutto dare materiali validi. Tomasi di Lampedusa è pubblicato nell’interiorità dell’opera letteraria. Anche le indagini sulla sua vita, sul suo mondo sono state oggi esaminate e si continuano ad esaminare e questo consente un punto di riferimento abbastanza certo.L’intento dei parchi letterari è, infatti, anche un intento di sviluppo e un’occasione di lavoro particolare, soprattutto se considerate che Santa Margherita e Palma di Montechiaro per molti versi sono state delle zone della Sicilia emarginata: la prima ha avuto uno sviluppo economico successivo al terremoto del Belice, contestualmente alla cancellazione dell’identità monumentale dovuta alle distruzioni mentre Palma Montechiaro, venne citato nei primi anni Sessanta, come uno dei posti dove l’epidemia di tracoma fu la più elevata d’Italia.A Palermo abbiamo dovuto ricorrere fondamentalmente al viaggio sentimentale, ovvero a quel giro che va dall’inizio della città murata, cioè quello che oggi è la caserma della Guardia di Finanza, alla chiesa e oratorio di Santa Cita e dall’altro lato Villa Witigen.In mezzo vi era il palazzo Lampedusa, poi distrutto. E’ oggi un rudere completo ma non era così dopo la guerra. Molte cose si sono perdute dopo i bombardamenti che hanno certo distrutto gran parte della città di Palermo, ma anche era mancato il senso di “identità”. Il palazzo era inagibile in senso totale, perché era stato colpito da bombe sui due accessi delle due scale; dietro le due scale che ancora esistevano, anche se sarebbero stati lavori complessi si potevano fare interventi per recuperarle. Oggi sono sparite. Allo stesso modo, l’abbazia di Santa Maria del Bosco dopo il terremoto del Belice è rimasta in piedi per alcuni anni, poi è crollata. Quindi dobbiamo rimpiangere il fatto che vi è stato un momento del nostro passato in cui non abbiamo salvato l’identità prima ancora di pensare allo sviluppo. Tomasi di Lampedusa aveva visitato tutte le case degli scrittori inglesi. Lui aveva una sorta di idolatria per biografia, cioè la sua critica o il suo apprezzamento dell’opera letteraria partivano da una conoscenza della biografia dell’autore. Inoltre, si divertiva moltissimo nel vedere come questa vita, la vera biografia, fosse contraddetta da quello che erano gli scritti. Proprio lui aveva un certo feticismo in questo senso e, dunque, è credibile che la realizzazione di un parco letterario in sua memoria lo avrebbe reso abbastanza contento.Anche perché uno degli effetti sorprendenti del Gattopardo, che va oltre la letteratura, è questo continuo rinnovo di interesse. Si parte dal libro ma poi vengono altre questioni, che sono interpretazioni storiografiche, interpretazioni etiche, insomma, problemi più coinvolgenti di quello che un’opera letteraria generalmente contiene. Questo porta a uno stimolo continuo verso la discussione. E questi luoghi in cui lui ha vissuto possono ritrovare un’identità.Lui voleva trasmettere un suo modo di concepire la presenza di un’identità culturale, il destino e il dovere che ciascuno di noi avrebbe avuto verso l’esterno. In questo sta uno dei motivi delle ironie e dei conflitti che ha riservato al nostro paese.

Autore: Gioacchino Lanza Tomasi

Fonte:Il Sole-24 Ore

Esperti di ambiente e paesaggio

Esperti di ambiente e paesaggio Valutazione di impatto ambientale, politiche di valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, comunicazione ambientale. Sono questi alcuni degli argomenti trattati nell’ambito del Master in Gestione dell’ambiente e del paesaggio: conoscenza, comunicazione, azione volto a formare figure professionali in grado di interagire con i responsabili del settore ambientale e paesaggistico.Il corso, organizzato dall’Istituto di Geografia umana dell’Università degli Studi di Milano, è promosso e finanziato dal Fondo sociale europeo, Regione Lombardia e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.Il corso, gratuito e della durata di un anno, è rivolto a 20 laureati provenienti da Lettere e filosofia, Giurisprudenza, Scienze politiche, Economia e commercio, Architettura, Scienze naturali, Scienze biologiche e Scienze geologiche. Le lezioni si svolgeranno tre volte alla settimana e richiedono una frequenza obbligatoria. Per accedere è dunque necessario sostenere un colloquio di selezione presso la sede dell’Istituto di Geografia umana dell’Università Statale di Milano che avverrà in base alla valutazione del curriculum vitae et studiorum e di un colloquio individuale che si terrà durante una delle quattro date fissate a partire dal 17 dicembre. Le iscrizioni si chiuderanno l’11 gennaio 2002. La crescente attenzione dedicata all’ambiente e al paesaggio come bene prezioso e patrimonio di tutti richiede, infatti, oggi figure sempre più preparate e specializzate per una corretta tutela, gestione e valorizzazione.In questa ottica il corso intende fornire, da una parte, una conoscenza teorica del settore attraverso materie quali geografia dell’ambiente e del paesaggio, principi di ecologia, politica ed economia dell’ambiente, beni culturali, ambientali e paesaggistici, normative ambientali e, dall’altra, una conoscenza metodologica e strumentale della gestione dell’ambiente e del paesaggio come valutazione ambientale, management socio-ambientale, marketing territoriale, metodi e strumenti per un turismo sostenibile. La preparazione in aula sarà completata dalla presentazione e dall’analisi di casi realie attuali illustrati da professionisti del settore e da alcuni sopralluoghi esterni.Uno stage di 240 ore presso enti e istituzioni del settore completerà la formazione dei partecipanti e introdurrà i partecipanti a una rete relazionale di soggetti pubblici e privati utili all’inserimento nella professione

Autore: Francesca Pace

Fonte:Il Sole-24 Ore

Si apre la stagione dei grandi cantieri

L’apertura di cantieri per la realizzazione di nuove grandi biblioteche ha caratterizzato l’ultimo decennio. Sebbene in qualche caso – basti pensare alla Bibliothèque de France o alla nuova sede della British Library a Londra – il loro decollo sia stato accompagnato da polemiche, sembra che siano in molti a voler investire sulle grandi biblioteche, mai come ora e con tanta determinazione.Ci troviamo di fronte a un curioso paradosso: nell’era digitale e della virtualità, e quindi della biblioteca senza pareti, si sente il bisogno di costruire imponenti biblioteche. Non si tratti di grandeur ma ci sono motivi fondati: l’esigenza, di fronte alla globalizzazione, di rappresentare anche simbolicamente l’identità culturale e la memoria di una nazione, di una città, di una regione; l’aumento delle pubblicazioni a stampa (un altro paradosso); la crescita della popolazione scolarizzata; il configurarsi dell’informazione e della formazione come risorse economiche connesse ai processi produttivi; l’esigenza che la biblioteca si caratterizzi anche come luogo di socializzazione e di aggregazione. Lo stesso sviluppo della multimedialità non elimina il bisogno di spazio fisico; al contrario, favorendo la nascita di nuovi servizi e, in particolare, l’incremento delle attività di reference, ne richiede l’ampliamento e una maggiore articolazione.Anche in Italia, dove il processo di riqualificazione dei servizi e delle strutture bibliotecarie è partito dai piccoli e medi centri, si assiste negli ultimi tempi al varo di importanti progetti in alcune grandi città.Tra i più ambiziosi c’è quello della nuova biblioteca di Milano, la Beic (Biblioteca europea di informazione e cultura), la cui apertura è prevista entro il 2007. Voluta da un pool di istituzioni (Regione, Comune, Provincia, Università, ministero per i Beni culturali) e promossa dalla Associazione Milano Biblioteca del 2000, la nuova struttura sorgerà sull’area dell’ex scalo ferroviario di Porta Vittoria, a 15-20 minuti da piazza del Duomo, sviluppandosi su oltre 50 milioni di metri quadrati. Il concorso internazionale per la progettazione del l’edificio è già stato bandito.Il progetto biblioteconomico prevede 780mila volumi " a scaffale aperto" , direttamente accessibili al pubblico, a cui si aggiungono 500mila volumi nei magazzini di piano e un magazzino di conservazione capace di contenere circa 3,5 milioni di volumi; 2.750 testate di periodici correnti; centomila audiovisivi; quasi mille postazioni Pc; 3.130 posti a sedere ai tavoli, a cui si aggiungeranno 400 sedute informali, 120 postazioni in box e dieci cabine per non vedenti.Tra i servizi più innovativi: un ampio settore di ingresso orientato all’attualità e all’accoglienza, le aree per la business information e l’informazione di comunità, lo spazio giovani, il mediaforum e tante altre opportunità che integrano le funzioni più tradizionali di studio, lettura e ricerca. Un’altra caratteristica sarà costituita dall’impiego diffuso delle nuove tecnologie di rete e della digitalizzazione.Intanto, a Bologna è prossima l’apertura della nuova Biblioteca multimediale nei locali ristrutturati della ex Sala Borsa. E, a Torino, si è concluso da poco il concorso per la progettazione della nuova Biblioteca civica, che sorgerà sul l’area dell’ex officina Nebiolo e Westinghouse, estendendosi fino ai giardini confinanti con l’ex caserma Lamarmora lungo Corso Vittorio Emanuele. Occuperà circa 35mila metri quadrati, all’interno di un più ampio centro culturale dove è prevista anche la realizzazione di un teatro.Infine, sono confortanti le recenti realizzazioni e i numerosi cantieri in piccoli e medi centri, concentrati nell’Italia settentrionale e centrale dove stanno nascendo biblioteche moderne, che non hanno nulla da invidiare a quelle di altri Paesi europei.Spesso questa tendenza è favorita dall’esigenza di riuso di prestigiosi edifici, in passato proprietà di privati, acquisiti di recente da amministrazioni pubbliche. Ma aldilà dell’esigenza di valorizzare edifici di pregio storico-artistico o di recuperare testimonianze di archeologia industriale, l’impulso che sta facendo registrare l’edilizia bibliotecaria soprattutto nei piccoli centri è forse il segnale più interessante, per intensità e qualità, di un passaggio epocale. Sta cioè concludendosi quella fase che, a seguito del trasferimento di competenze alle Regioni negli anni 70, ha visto diffondersi capillarmente, ma in modo assai precario, le biblioteche di enti locali a macchia d’olio. E si sta forse aprendo una fase più matura, che può preludere per le biblioteche pubbliche alla conquista di quello status di servizio " di base" che troppo a lungo è stato loro negato.

Autore: Massimo Belotti

Fonte:Il Sole-24 Ore

I restauri della Cappella degli Scrovegni

Il 14 novembre scorso si è conclusa la prima fase dei restauri della Cappella degli Scrovegni a Padova. I lavori, iniziati il 3 luglio 2001, sono stati finanziati dal Ministero per un ammontare di 3,5 miliardi di lire e affidati all’Istituto centrale per il restauro sotto la direzione di Giuseppe Basile.Con la conclusione di questa prima fase sono stati restaurati 26 riquadri e gran parte della controfacciata e della volta stellata, considerate le aree a massimo rischio, pari cioè al 40% della superficie dipinta. La conclusione dei lavori e la riapertura al pubblico della Cappella è prevista per il marzo 2002. Ma fin da ora è possibile visitaree seguire da vicino l’opera di intervento eseguita per riportare alla luce uno dei capolavori più importanti del mondo.Fino al 17 febbraio 2002 sono, infatti, possibili visite organizzate per vedere i dipinti da vicino salendo anche sui ponteggi e assistere in tempo reale al loro restauro. L’ingresso è limitato a un massimo di venti persone per volta ed è pertanto necessario prenotate (per informazioni e prenotazioni: Alata, tel. 041 5459709).Il pubblico potrà così ammirare la forza e la qualità cromatica originaria della pittura di Giotto ma anche la tecnica dello stucco lucido utilizzata per realizzare i finti marmi dipinti che costituiscono la struttura architettonica che sorregge la volta stellata e i riquadri in cui sono inserite le storie della Vergine e di Cristo.All’inizio dei lavori la Cappella presentava già gravi segni di degrado e abbandono secolari e sono stati necessari oltre 20 anni di scrupolosi lavori preparatori, eseguiti sempre dall’Icr, per definire il tipo di interventi necessari.L’edificio fu costruito nel 1300 nell’anno del primo Giubileo per volontà di Enrico Scrovegni, ricco banchiere e uomo d’affari padovano, destinato ad accogliere le tombe sua e dei suoi discendenti. Furono chiamati a decorare l’edificio due dei più importanti artisti del tempo: Giovanni Pisano, che eseguì tre statue d’altare e Giotto, per la decorazione murale. Ma poco si conosce delle sorti dell’edificio in seguito e bisogna arrivare fino all”800 quando, a causa del disinteresse dei nuovi proprietari, i Foscari Gradenigo, rischiò di scomparire. L’edificio fu salvato da perdita sicura grazie al Comune di Padova che lo acquistò nel 1881, ma gli affreschi erano fortemente compromessi. Solo verso gli anni ’60 si procedette a un primo intervento radicale sia alla struttura che alle decorazioni murarie interne per far fronte ad anni di abbandono e degrado ma anche a un nuovo fenomeno, l’inquinamento atmosferico, che risultò essere una delle cause della polverizzazione del colore. Gli effetti degli interventi non durarono a lungo e, solo dopo dieci anni, l’Istituto centrale per il restauro fu incaricato di avviare uno studio per individuare, da un lato, le cause del rapido degrado e, dall’altra, i possibili rimedi.

Autore: Francesca Pace

Fonte:Il Sole-24 Ore