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Arte dal mondo: alcuni indirizzi utili

http://wmf.org/
World Monuments Fund is a New York-based non-profit dedicated to preserving and protecting endangered works of historic art and architecture around the world. The World Monuments Watch, a program of World Monuments Fund, issues the List of 100 Most Endangered Sites every other year.

http://www.artcyclopedia.com
What is and is not in the Artcyclopedia’s database? We only provide references to sites on the World Wide Web where artists’ works can be viewed online. For calendars of real-world museum exhibits, try a resource such as Gallery Guide Online, or Traditional Fine Arts Online, or the Art Museum Network’s ExCalendar, all of which seem to do an excellent job.

Autore: Mediares

Scoperta la Pompei del mondo etrusco

«Siamo probabilmente di fronte ad un insediamento che può essere considerato la Pompei del mondo etrusco», l’affermazione è del professor Giovannangelo Camporeale, direttore del dipartimento di scienze dell’antichità dell’Università di Firenze.

A suscitare l’entusiasmo dello studioso sono stati gli ultimi ritrovamenti fatti nell’area archeologica vicino al lago dell’Accesa, tra Massa Marittima e Vetulonia, in provincia di Grosseto. Da anni nella zona vengono fatte campagne di scavo che hanno portato alla luce i resti di un insediamento. Ma ultimamente quello che sembrava un piccolo centro minerario si sta rivelando una vera e propria città etrusca risalente a 2700 anni fa, con un centro abitato che si estende per circa 30 ettari e di cui nessuno, finora, aveva sospettato l’esistenza. E mentre sono ben conosciute e ormai studiate approfonditamente le necropoli create da questo popolo dell’antichità, la cui storia è ancora in parte avvolta in un alone di mistero, poco o niente si era riusciti a sapere sulle città. Delle origini di Arezzo, Orvieto, Chiusi, Fiesole, Vetulonia non è rimasta traccia se non nei libri di storia. Sulle rive del lago dell’Accesa, invece, sta venendo alla luce una fitta rete urbanistica che ben evidenzia case, strade e piazze costruite secondo un preciso piano regolatore. Il centro abitato è formato da abitazioni di grandi dimensioni (anche con sei o sette stanze) all’interno delle quali sono stati trovati frammenti di iscrizioni, segno di una popolazione alfabetizzata.

Questi edifici si affacciano su strade che si intersecano ad angolo retto. Sono state individuate anche varie necropoli ed un’area per i sacrifici. Ma c’è di più. La città sarebbe stata un importante centro minerario a ridosso delle colline metallifere, mentre la vicina Vetulonia, che dista una decina di chilometri ed è raggiungibile lungo la valle del Bruna, (il fiume che alimenta il lago e sfocia a Castiglion della Pescaia) era un grosso centro commerciale.

Secondo gli studi del professor Camporeale, ciascun quartiere della città – ne sono stati scoperti cinque – è stato costruito in modo da avere come pertinenza una specifica miniera. Negli edifici veri e propri abitavano i proprietari e i gestori delle miniere, mentre gli operai, meglio sarebbe chiamarli schiavi condannati ad una vita durissima, alloggiavano in capanne di cui non è rimasta traccia. Sull’insediamento dell’Accesa aleggia anche uno di quei misteri che costellano le vicende dell’antichità: secondo quanto hanno potuto ricostruire gli archeologi la città fu abbandonata in seguito ad eventi sconosciuti. Nell’esodo la popolazione si portò via perfino le tegole che coprivano i tetti delle case. Ma nessuno è riuscito a capire il motivo di questa fuga. Ingente il materiale trovato durante gli ultimi anni di scavo: ceramiche, buccheri etrusco-romani alla bocca dei pozzi minerali, discariche di materiali, attrezzi ed utensili ‘da minatore dentro le antiche gallerie. Da alcuni reperti e dalla vicinanza al lago si è anche ricostruita la dieta degli abitanti della città, basata, essenzialmente, su pesce, vegetali e cacciagione. Recuperato anche uno scheletro di donna, con tanto di orecchini, ben conservato.

Autore: Francesco Matteini

Fonte:La Stampa

Archeologia: Museo grandi fiumi inaugurata nuova sezione

La Sezione dedicata all’eta’ del ferro nel Museo dei Grandi Fiumi a Rovigo, ospitata nel complesso dell’ex Monastero olivetano di San Bortolo, e’ stata inaugurata oggi dal presidente della Regione del Veneto Giancarlo Galan. Ad un anno dall’apertura al pubblico, e’ detto in una nota della Regione, il Museo amplia cosi’ il suo settore espositivo che finora aveva riguardato l’eta’ del bronzo significativamente rappresentata dalla terra bagnata dai bassi corsi dei due grandi fiumi italiani il Po e l’Adige e da quanto emerso dalle ricerche avviate piu’ di trent’anni fa e tuttora in corso.

”Inauguro volentieri un’opera che abbiamo concepito insieme”, ha detto Galan durante la cerimonia, alla quale erano presenti numerose autorita’, ed ha aggiunto: ”Ci tenevo molto all’apertura ufficiale di questa nuova sezione. Capita spesso ai pubblici amministratori di inaugurare un’opera magari iniziata da chi li ha preceduti; ma non e’ questo il mio caso. Quando l’amministrazione comunale precedente l’attuale, che era di centrosinistra, e’ venuta a propormi l’iniziativa l’ ho reputata buona ed ha trovato corrispondenza. Continueremo ad appoggiare il Museo dei Grandi Fiumi”.

”La presenza del presidente Galan – ha sottolineato il sindaco di Rovigo Paolo Avezzu’ – e’ un segno dell’attenzione che la Regione ha avuto verso questa iniziativa. Del resto lo attesta anche il finanziamento di 1,5 miliardi di lire stanziato per la prima Sezione, quella dell’eta’ del bronzo. Inoltre nella legge finanziaria regionale del 2002 sono stati resi disponibili per il Museo altri 500mila euro. Aperto al pubblico nell’aprile scorso ha avuto nel 2001 circa 5000 visitatori ed in questi mesi del 2002 altri 1200”. Avezzu’ ha voluto espressamente ringraziare il direttore scientifico del Museo il dott. Raffaele Peretto e la Sovrintendenza archeologica e l’amministrazione provinciale per il loro apporto ed sostegno. Le panoramiche storiche, culturali e commerciali dell’esposizione museale, riguardanti l’area mediterranea ed europea nell’eta’ del ferro si inseriscono in suggestive scenografie che portano a ripercorrere il vivace processo sociale ed economico dell’antico territorio palesano nei secoli VI. e V. a.C..

Attraverso ricostruzioni virtuali e avanzate tecnologie, l’acqua e le sue molteplici manifestazioni sono esaminate in stretto rapporto con la storia dell’uomo e portano il visitatore a ripercorrere un viaggio immaginario attraverso le tappe fondamentali dell’evoluzione biologica e culturale.

Fonte:ANSA

Beni culturali: presto restautro per il duomo di Orvieto

Tornano le impalcature sulla facciata del Duomo di Orvieto. La cattedrale simbolo della citta’ necessita infatti di interventi di ristrutturazione e pulitura che saranno realizzati dalla Soprintendenza ai beni artistici e culturali dell’ Umbria a partire dal prossimo giugno. I tecnici si metteranno al lavoro dopo il Corpus Domini, consentendo ai turisti che solitamente affollano Orvieto in quel periodo di ammirare il Duomo nella sua bellezza. Gli interventi in programma interesseranno in particolare il mosaico raffigurante ”Assunta e gli Apostoli” di Fra’ Giovanni di Buccio Leonardelli, che si trova sopra il portale maggiore della cattedrale.

L’opera si presenta infatti ora ”velinata”, cioe’ ricoperta da una velatura, poiche’ nei mesi scorsi, durante i sopralluoghi dei tecnici dell’ Opera del Duomo, si era notato un preoccupante rigonfiamento nella zona inferiore, quella realizzata con tasselli in oro. Tale parte stata rimossa e sara’ riposizionata in occasione dell’ imminente restauro. Sul mosaico non erano mai stati eseguiti interventi prima d’ ora, mentre gli altri che adornano la facciata realizzata da Lorenzo Maitani erano stati oggetto di una campagna di restauri negli anni ’60 e accuratamente controllati dopo il crollo, nel settembre del ’98, di un’ ampia porzione del mosaico della cuspide centrale che raffigura l’ ”Incoronazione di Maria”. Sono previsti anche interventi di ripulitura del rosone dell’ Orcagna e delle statue degli Apostoli che lo circondano.

I restauri – per i quali e’ prevista una spesa di circa 645 mila euro garantiti dai finanziamenti della legge speciale Orvieto-Todi – termineranno nel marzo del 2003. Da definire invece i tempi e le modalita’ per gli interventi di pulitura delle fiancate laterali del Duomo per i quali e’ stata preventivata una spesa di tre milioni di euro. I muri della cattedrale sono infatti attaccati dai licheni che si stanno infiltrando nel marmo. Il responsabile per Orvieto della Soprintendenza, l’ architetto Raffaele Davanzo, giudica comunque nel contesto ”buono” lo stato di salute del Duomo anche se non nasconde l’ esigenza di interventi di restauro per la facciata. ”La situazione non e’ preoccupante – spiega – ma non si puo’ piu’ aspettare per realizzare questi lavori”.

Fonte:ANSA

I musei italiani sempre più diffusi.

L’Italia è in questo momento (è già da qualche anno) un laboratorio museale di sorprendente creatività: soprattutto al centro nord. In queste regioni italiane si sta facendo a grandi passi un modello di museo che, malgrado le difficoltà che la nostra lingua ci frappone nel divulgarlo, potrebbe avere il seguito e l’importanza che nel terzo quarto del XVIII secolo che ebbe il modello di museo illuminista nato a Roma tra villa Albani e ilmuseo Pio Clementino in Vaticano. Quello che sarebbe diventato il museo moderno e che Ludwig I invocava per Monaco di Baviera ordinando al suo architetto Leo von Klenze: «Wir mussen auch zu Munchen haben was zu Rom Museo heisst» (Dobbiamo avere anche a Monaco quello che a Roma chiamano Museo). Tre appaiono le tendenze, le tipologie di museo diffuse agli inizi del XXI secolo: il primo è il museo spettacolo (del quale abbiamo esempi splendidi nel XX secolo con i capolavori di grandi architetti negli edifici-museo di Bilbao, di Francoforte, di Londra; ed esempi altrettanto definibili come opera d’arte globale nel XIX secolo a Monaco, Berlino, San Pietrobùrgo); il secondo è il museo high-tech, rappresentato soprattutto dai nuovi musei storici tedeschi, canadesi, giapponesi, dove la storia è spiegata con tecnologie ed effetti teatrali multimediali; il terzo è il museo locale, il museo che nasce dal genius loci di un luogo; un museo che in Italia, data la stupefacente presenza di grandi capolavori d’arte nei paesi anche più piccoli, diventa meta di laboriosi pellegrinaggi. Sono i casi già mitici dei piccoli musei toscani (il sistema dei musei senesi, tra i quali un capolavoro assoluto come il Museo Archeologico dell’Ospedale di Santa Maria della Scala a Siena), e dei moltissimi musei lombardi, cresciuti in un quarto di secolo dai 70 del 1972 ai 470 di oggi. Tra questi, il sistema dei musei della «via dei metalli» che recupera le miniere romane antiche da Bergamo a Broscia e che ha visto un piccolo paese di 320 abitanti, Valtorta, raccogliere 770 mila euro da privati, enti pubblici e Unione Europea per realizzare un percorso tra le vie e le case dei vecchi minatori che ha riportata nel paese gli abitanti; e il sistema dei musei del «grande fiume», che collega tra loro 20 paesi del Po per recuperare e restaurare i vecchi manufatti delle tecnologie fluviali, riattivandoli e ripopolando i paesi con attività di bonifica, studio, ricerca, convegni. Per aiutare i tanti musei locali la Regione Lombardia ha investito in opere strutturali 450 miliardi in 10 anni.Nel territorio italiano questo museo diffuso realizza finalmente il sogno della ricomposizione dei saperi: saperi storici, saperi artistici, architettonici, scientifici, materici. Tra Lombardia e Piemonte avanza una vera e propria rete di musei e archivi delle imprese (l’archivio del Corriere della Sera darà vita a un Museo dell’informazione) a Milano, 16mila mq che conserveranno anche gli archivi del Giornale; l’Azienda Energetica Aem a un museo dell’energia che dalla Valtellina raggiungerà Milano Bonvisa; un museo della motocicletta si compone intanto con le collezioni della società Edisport; un museo diffuso del Design si coordina a cura della Triennale tra le tante collezioni milanesi, lombarde, ecc.

Non si tratta nel caso italiano di conservare accanto ai grandi capolavori anche tutto l’immenso tessuto di oggetti della storia e della cultura materiale che sono ovunque disseminati e che rendono speciale il nostro Paese. Per di più in Italia l’investimento in cultura è ormai (fortunatamente) diventato popolare e ha confermato che i cittadini riconoscono nella cultura l’identità collettiva; non importa quanti e quali di questi cittadini frequentino effettivamente musei, mostre, biblioteche, teatri, concerti; sempre più persone ne sentono la responsabilità e sanno che le istituzioni culturali esistono e devono esistere nell’interesse di tutti; essi sanno che nella loro città la cultura e il patrimonio culturale devono essere un’eredità curata e condivisa dalle pubbliche amministrazioni. Potrei citare innumerevoli episodi che negli anni Sessanta e Settanta ci sarebbero sembrati impossibili.

Radio Popolare di Milano (emittente storica della città da 25 anni e quest’anno premiata dal sindaco con 1′ «Ambrogino d’oro») ha da tempo attivo un programma della domenica mattina che si intitola MuVi (Museo virtuale) e che raccoglie dalle telefonate e dai messaggi e-mail degli ascoltatori testimonianze, memorie e immagini (trasmesse via scanner e posta elettronica) della vita e dei ricordi familiari, civici, storici di chiunque abbia qualcosa di significativo da comunicare su modi di vivere e su fatti storici e sociali locali o generali della città e della provincia. Questo archivio è disponibile su Internet e si arricchisce continuamente: è un nuovo tipo di museo storico.

A Volpedo nel settembre 2001, in occasione del centenario del celebre dipinto di Pellizza, il «Quarto Stato» (icona di Milano e del Novecento), il Comune della cittadina piemontese ha rinnovato studi e ricerche sul suo artista e ha trovate tutti i discendenti dei personaggi, raffigurati facendoli intervenire in una sorta di teatro della, memoria; il Comune di Milano ha prestato il grande quadro per qualche tempo; perfino il pavimento della piazza del Municipio è stato trasformato per ricostruire a terra le posizioni delle figure del grande corteo, la «fiumana» dei poveri, dei lavoratori, dei nuovi soggetti sociali che avrebbero animato con le loro lotte il nuovo, secolo.

In Italia il territorio è museo, la città è museo; anche le diocesi stanno creando i propri sistemi di tutela e fruizione dei beni culturali ecclesiastici. La Regione Lombardia ha individuato nel ‘sistema museale’ il modo migliore per gestire un servizio che la Regione stessa ritiene importante quanto il servizio sanitario, i servizi educativi, le biblioteche, gli uffici pubblici. La Regione Lombardia vuole fortemente migliorare questo servizio costringendo i Comuni ad assumere personale qualificato, emanando per tutti i 470 musei e raccolte lombarde una «carta del rischio» che ne individui difetti e potenzialità; vuole garantire le tre grandi funzioni museali: ricerca-catalogazione, tutela-conservazione, educazione-valorizzazione.

Di fronte a questo modello italiano, in totale (epocale) contrapposizione, si aprono a Las Vegas le sedi in franchising del Guggenheim e dell’Ermitage: i casinò scommettono su questa pariglia, titola l’articolo di Mark Irving del «Financial Times» del 27 ottobre 2001. La forte luce del sole del Nevada filtra dagli shed del tetto di un edificio interno dell’hotel Venetian attraverso un soffitto di lamelle alla veneziana che replica la volta della Sistina. Gli autentici dipinti del museo russo condividono gli spazi con il regno del falso e dell’assurdo nel casinò della porta accanto. Niente di male, e niente di nuovo; perché scandalizzarsi? Ma questo modello di museo è ormai vecchio di un secolo e mezzo; appartiene alla tradizione americana dei Bamum Museums, dei «dime museums» del secolo XDC, che sbalordivano i visitatori con pezzi e meraviglie di ogni genere (comprese donne barbute e sirene); una tradizione che ha anche visto episodi fenomenali come il camposanto museo di Forest Lawn (che piaceva tanto negli anni Settanta a Umberto Eco e a Francis Haskell) e la villa di Hearst sulle colline svizzero-californiane di San Simeon.

Ma l’Europa, e l’Italia, hanno tradizioni e modelli diversi.

Autore: Alessandra Mottola Molfino

Fonte:Giornale dell’Arte