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Mura aureliane: lavori restauro partiranno a gennaio del 2003

Cominceranno il 1 gennaio del 2003 i lavori di restauro e consolidamento del tratto delle Mura Aureliane, che comprende anche la porzione di mura lunga una quindicina di metri crollata dopo un tremendo acquazzone a Pasqua del 2000. Sopravvissute alla demolizione di massa che ha investito le cinte difensive di tutte le citta’ italiane nell’800, le poderose mura che l’imperatore Aureliano volle nel 271 d.C , sulle quali intervennero anche vari imperatori successivi, sono forse ”il piu’ grande monumento di Roma”, si sviluppano per 19 chilometri e comprendono 383 torri.

”Quando il restauro sara’ completato – ha detto Paola Virgili, la funzionaria della sovrintendenza comunale che si occupa delle mura – sara’ nuovamente visitabile il tratto che va da porta san Sebastiano ai fornici della Colombo, che era gia’ stato musealizzato.

Ma saranno particolarmente godibili, quando saranno consolidati, anche alcuni ambienti delle mura nel tratto nord, in particolare a via Campania, dove attualmente ci sono problemi statici ma si tratta di ambienti spettacolari, con torri complete e coperte”. L’intervento per il quale sono stati stanziati 20 miliardi di lire del fondo Roma Capitale e che e’ coordinato per la parte scientifica dal sovrintendente comunale Eugenio La Rocca e dall’ assessore alla cultura Gianni Borgna, e’ diviso in due parti: Roma sud e Roma nord.

In questi giorni, ultimate le indagini geognostiche ed endoscopiche per valutare le modalita’ di intervento, si sta completando il progetto di consolidamento che riguarda Roma sud e che va dal bastione Ardeatino fino a Porta San Sebastiano. Sara’ consegnato entro giungo di quest’anno, mentre il tratto successivo, da Porta San Sebastiano fino alla nona torre prima di Porta Metronia, il mese dopo (dalla nona torre a Porta Metronia e’ stato gia’ realizzato con i fondi del Giubileo).

Dopo la presentazione del progetto, che e’ di Risorse per Roma, in particolare dell’architetto Massimo Lucherini che si e’ gia’ occupato dei lavori di restauro delle mura realizzati nella zona del Campo Boario per il Giubileo, si fara’ la gara d’ appalto e i lavori cominceranno all’inizio dell’anno prossimo. A distanza di sei mesi sara’ pronto anche il progetto per il tratto nord delle mura: da piazzale Flaminio a Porta Pinciana. Sono previsti anche interventi a via Campania, sul secondo tratto di via Casilina e il completamento del tratto crollato negli anni ’70, in via Carlo Felice gia’ risistemato, dove va ripristinato solo il camminatoio

Fonte:ANSA

Più libro che mai

TORINO S´ACCOSTA al servizio d´ordine per diluire la folla che preme ai dibattiti. Inveisce contro i vigili e introduce autori ricamando citazioni. Bacchetta gli scrittori in ritardo col pubblico, accoglie Sgarbi, traduce a braccio gli stranieri, tiene a bada il telefonino. Ernesto Ferrero direttore editoriale della Fiera Internazionale del Libro è una specie di Puck, severo, ironico, affaccendato. Ma anche visibilmente soddisfatto.

Oggi si torna a casa. La libreria del Lingotto chiude i battenti. Com´è andata?
«Molto bene. Ben al di là delle aspettative più rosee. I numeri sono tutti al rialzo. Più 15% di pubblico e espositori. Cifre a parte, sono contento dell´atmosfera che si è creata. C´era una bella aria nei dibattiti, negli stand. Gli editori credono davvero nel libro. Stanno facendo il loro lavoro con grande determinazione, nonostante le difficoltà di operare in un Paese che non ha tradizioni di lettura forte come nel Nordeuropa».

Gli editori partono contenti?
«A Torino ci vengono con piacere. Si sono resi conto che è la loro casa. Che è la festa dei libri. Un luogo dove progettare insieme promozione, iniziative, contatti».

La promozione della lettura. Punto dolente. Spesso s´è detto che la Fiera è insufficiente. Grande euforia. Folle oceaniche. Come in ogni salone d´ogni altra «merce». Ma poi, alla fine, pochi nuovi arruolati al mestiere di leggere. Non è più così?
«Ho visto sfilare ogni tipo di pubblico. I lettori forti che venivano a cercare titoli esauriti. I lettori deboli, quelli intermittenti, quelli che non lo sono mai stati».

Chi è entrato al Lingotto per caso, dunque, non può uscirne senza curiosità e desideri nuovi verso il libro?
«Abbiamo avuto oltre trecento autori. Il fatto che venga un personaggio come Morandi, e ti spiega che il libro appartiene alla vita quotidiana, è un oggetto normale, simpatico, friendly… giova alla promozione. Oltre a studiosi e scrittori, abbiamo invitato personaggi famosi del mondo mediatico perché fossero testimonial della lettura, perché questo problema ci sta a cuore».

L´internazionalizzazione è la novità di quest´anno. Il Lingotto è stato galeotto di incontri, contratti, letture, tra italiani e stranieri?
«L´International Book Forum, curato da Maurizio Poma, ha funzionato bene. C´erano 80 personaggi importanti della cultura europea, come il tedesco Wagenbach, Cherki della francese Seuil, Herralde della spagnola Anagrama, Liana Levi di France Edition, il sindacato degli editori francesi… Abbiamo organizzato oltre duecento appuntamenti con gli editori italiani, che sono rimasti molto soddisfatti. Hanno trovato a Torino un clima disteso, meno assillante della Fiera di Francoforte. Il Lingotto sarà sempre più una vetrina del libro italiano per gli stranieri».

Torino fa concorrenza a Francoforte?
«Francoforte resta la fiera mondiale dei diritti. Ma noi siamo qualcosa in più e di diverso. Innanzitutto, una mostra-mercato, mentre lei non lo è. Chiunque, qui, può acquistare un volume. Secondo aspetto: siamo un festival, abbiamo un cartellone di eventi a tutto campo. Terzo: siamo diventati una fiera di diritti. Al mondo non c´è nessuno che possa offrire questi tre atout insieme. Abbiamo avuto più visitatori di Parigi, sebbene la capitale francese possa contare su un bacino demografico cinque volte maggiore».

Cos´è che non ha funzionato?
«Non voglio peccare di superbia. Ma gli intoppi sono esterni. Il Lingotto ha problemi di accesso. Via Nizza è sempre intasata. I trasporti pubblici non sono all´altezza. Ci sono forti disagi di traffico e ingorghi. Se la città e i cittadini collaborassero di più sarebbe una cosa civile. Certi automobilisti, per esempio, dovrebbero smetterla di lasciare le auto parcheggiate in tripla fila».

In passato c´è stato il tormentone del trasloco. La Fiera migra altrove… Torino sarà scippata di una delle sue tante idee. Sindrome finita?
«C´erano vaghe intenzioni. Più favole metropolitane che altro. Anche perché per allestire una Fiera di queste dimensioni ci vogliono istituzioni, una squadra allenata, editori d´accordo. Andare a Milano, per esempio, avrebbe costi molto più alti. E i piccoli fanno già sforzi economici notevoli. Tutti ora mi sembrano convinti della necessità di Torino. Naturalmente ognuno ha le proprie strategie promozionali. Ma il " mal di pancia" , le idee di trasferimento sono finalmente tramontate. Il Lingotto funziona. E piace».

Che fare per migliorare?
«L´internazionalità richiede investimenti. E vorremmo che tutti credessero di più in questa festa. Regione, provincia e comune ci danno una grossa mano. Ma le industrie, a parte la Fiat e poche altre, sono drammaticamente assenti. Non hanno capito che la cultura è il principale propellente di una città. Di fronte al successo spero che rivedranno il loro atteggiamento. Il Piemonte deve farsi sistema, dobbiamo tirare tutti dalla stessa parte».

Fonte:La Stampa

Premi: Il ‘Leonardo-Fellow’ a Fondazione Italia in Giappone

E’ stata assegnata oggi a Verona alla Fondazione Italia in Giappone il Premio Internazionale ”Leonardo da Vinci – Paul Harris Fellow” per aver esportato, nell’ultimo anno, il talento e l’ingegno italiani nel mondo. Un premio e’ andato anche al dott. Annibale Puca, docente della Harvard medical School. Il Premio Leonardo-Paul Harris Fellow, giunto alla sua 20/a edizione, viene conferito annualmente, nell’ambito del congresso del 206/o Distretto Rotary International, a quella personalita’ di nazionalita’ italiana, anche non rotariana, e a quell’azienda che, operando all’estero, abbiano saputo far apprezzare l’ingegno, il talento, l’operosita’ del nostro Paese nel mondo, nel campo delle arti, delle scienze, della tecnica, dei servizi umanitari. Negli ultimi anni, il riconoscimento e’ stato assegnato, tra gli altri, al Premio Nobel Carlo Rubbia, Giuseppe Colombo, ideatore del progetto dello ”Shuttle legato ad un filo”, lo stilista Ottavio Missoni, il designer Giorgio Giugiaro, il regista Giorgio Strehler, l’imprenditore Leonardo Del Vecchio

Fonte:ANSA

Restauri: Privati finanziano lavori facciata a Teatro S. Carlo

Privati napoletani in soccorso del Teatro San Carlo: sara’ l’associazione Mario Brancaccio, il piu’ grande cinecircolo d’Italia con 8000 soci, a finanziare i lavori di restauro della facciata neoclassica del Massimo napoletano firmata dall’architetto Niccolini.

Il restauro riguardera’ il ripristino del distrutto gruppo marmoreo della Sirena Partenope, originariamente posto sulla sommita’ del teatro. Testimonial d’eccezione dell’operazione il maestro Roberto De Simone e il maestro Daniel Oren. Il restauro, che sara’ realizzato con i fondi dell’Associazione Brancaccio, e’ in collaborazione con la Soprintendenza del Teatro San Carlo, con Omnitel Vodafone e Fiart mare.

Il progetto verra’ presentato domani, ore 12,30, presso il foyer del Teatro San Carlo dal soprintendente Gioacchino Lanza Tomasi, dall’assessore allo sport, immagine e Grandi eventi del Comune di Napoli, Giulia Parente e dal presidente dell’associazione Brancaccio, Gaetano Brancaccio.

Fonte:ANSA

Le reti museali primo passo verso i ‘distretti’

Il tema delle reti di musei è oggi particolarmente critico in Italia. Molte amministrazioni locali hanno infatti già dato vita a sistemi museali e altre sono ora impegnate nella loro costituzione: si apre dunque la possibilità di analizzare casi già sviluppati, nel nostro Paese e all’estero, e di riflettere sulle forme più opportune per la progettazione dei network culturali, sia rispetto alla forma organizzativa che rispetto a quella gestionale.

Due recenti ricerche svolte dal Crora-Università Bocconi per conto della Regione Lombardia ed altre precedenti hanno consentito di formulare queste analisi e riflessioni grazie allo studio di numerosi casi di network museali e forme innovative di governance. I casi studiati nelle diverse ricerche comprendono: il sistema museale provinciale di Ravenna, il sistema museale carnico, il circuito dei musei del centro di Milano, i musei della Provincia di Modena, il sistema dei musei senesi, il sistema dei musei di Bologna, il sistema dei musei trentini, il sistema museale Umbro, il sistema ‘Museu de la ciencia i de la tecnica de Catalunya’, l’azienda speciale Fiesole musei, il progetto Stiffe Spa e itrust della città di Sheffield.

Attraverso lo studio di casi si è cercato di comprendere quali sono ivantaggi dei network. Quelli riscontrati più frequentemente dalla ricerca empirica nel settore culturale sono l’opportunità di dar vita a progetti più qualificati, accedere a maggiori finanziamenti o ridurre l’incertezza sull’assegnazione degli stessi, scambiarsi informazioni, creare occasioni di confronto, migliorare l’immagine e il prestigio, legittimarsi nei confronti delle istituzioni e, non ultimo, ottenere una maggior efficienza sfruttando le economie di scala. I casi indagati confermano la possibilità di ottenere i vantaggi citati ed in particolare si osserva che in molte delle reti studiate si è riusciti ad innalzare lo standard di qualità delle singole istituzioni e a migliorare l’offerta di servizi e la visibilità di sistema.

Le ricerche hanno inoltre consentito di indagare quali sono le forme di reti più diffuse, le attività più frequentemente messe in comune, le ragioni che spingono alla nascita e i promotori della cooperazione. Ciò che è emerso è che per lo più oggi in Italia ci troviamo in una fase embrionale della cooperazione, stimolata dall’ente locale (la Provincia in particolare) e facilitata da leggi regionali che coordinano l’azione di Province e Comuni.

Questo spiega il prevalere di reti stimolate dagli amministratori, disomogenee, che raccolgono un numero elevato di musei di piccole e medie dimensioni, con obiettivi inizialmente di natura strutturale (restauro, allestimento e riapertura sedi) e successivamente di promozione e comunicazione. Già molto avanzata invece la rete della Catalogna, che raccoglie 14 musei della civiltà industriale e interessanti le forme di ‘governance’ utilizzate nelle città di Sheffield e Fiesole.

In generale osserviamo che, al di là di ciò che è concretamente avvenuto nel nostro territorio, un progetto di rete di potenziale successo deve partire da una chiara definizione degli obiettivi da raggiungere e delle attività da svolgere in comune oltre che dall’esame della consistenza del patrimonio culturale e delle infrastrutture e realtà produttive e di servizi presenti sullo specifico territorio. Sulla base di questi elementi sarà possibile definire il tipo di rete da costituire, stabilendone l’estensione geografica,’la numerosità delle istituzioni da coinvolgere, l’omogeneità o disomogeneità delle collezioni, i meccanismi di coordinamento e l’assetto istituzionale. Inoltre, la valorizzazione di un territorio attraverso i suoi " giacimenti culturali" messi in rete può dare i suoi frutti migliori solo se esiste un progetto di rilancio più complessivo che porti alla costituzione di un distretto culturale, ovvero alla sinergia fra differenti istituzioni (culturali, di servizio, turistiche e industriali).

Autore: Silvia Bagdadli

Fonte:Il Sole-24 Ore