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TORINO: Comunicare il museo – Come realizzare la mostra ideale.

Il 18 e 19 luglio 2005.

5a Conferenza Internazionale sul tema ‘Comunicare il museo’, organizzata da Agenda, in collaborazione con Regione Piemonte, The Art Newspaper, Il Giornale dell’Arte, Association Museum Industries, BoxOffice Italia, Artesia.

‘Qual è il segreto del successo di una mostra? Questa conferenza internazionale è la quinta di una serie di appuntamenti annuali nei quali gli esperti ‘dietro le quinte’ dei musei si incontrano per scambiarsi le loro esperienze professionali. La conferenza sarà una ‘full immersion’ su ciò che deve e ciò che non deve essere fatto per produrre una mostra di successo, non soltanto di pubblico, ma per il prestigio duraturo dell’istituzione che l’organizza’ A. Somers Cocks, Direttrice editoriale di The Art Newspaper e della Società Editrice Umberto Allemandi & C. S.p.a, che presiederà la conferenza.

Info: vpapiol@agendacom.com – +33149950806

TORINO: L’Egizio riparte dalla Carta dei valori.

Il rilancio. Le Linee guida indicate dal Comitato Scientifico e dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione. ”Questo museo sarà di nuovo una visita obbligata per tutti gli egittologi”. ”II Museo Egizio sarà rifondato in base a una ‘Carta dei valori’, che indicherà le linee guida del suo futuro”.

Lo hanno annunciato ieri Alain Elkann e Edda Bresciani, rispettivamente presidenti della “Fondazione Antichità Egizie di Torino” e del suo comitato scientifico, convocato in seduta plenaria con il consiglio d’amministrazione della Fondazione.

“Abbiamo riunito insieme -ha detto Elkann – alcune delle massime personalità mondiali dell’egittologia. Si sono appassionate a questo Museo e al progetto che lo rilancerà”.

Il Comitato scientifico, presieduto da Edda Bresciani, annovera nomi quali il torinese Alessandro Roccati, professore ordinario di egittologia all’Università di Roma “La Sapienza”, e il professore Claudio Gallazzi, ordinario di papirologia all’Università di Milano. Con loro vi sono grandi personaggi internazionali: Gaballah Ali Gaballah, già segretario generale del “Consiglio Supremo per le Antichità dell’Egitto” e docente d’Egittologia all’Università del Cairo dal 1979; Dorothea Arnold, curatrice delle collezioni egizie del Metropolitan Museum di New York; Vivian Davies, direttore del dipartimento dell’Antico Egitto del British Museum di Londra, e Dominique Valbelle, direttrice del Centro di Studi egittologici della Sorbona di Parigi.

”Questo Museo – ha ricordato Edda Bresciani – ha un passato anche troppo pesante, un presente impegnativo e un futuro che vogliamo glorioso. Champollion, padre dell’egittologia, diceva che la via dell’Egitto passava per Torino. Qui sono state riunite le prime collezioni, che hanno permesso all’egittologia di proseguire il suo cammino scientifico. Noi faremo in modo che esse continuino a farlo, fino al punto da rendere d’obbligo una visita a Torino per chiunque voglia occuparsi di Egitto antico”.

“Le collezioni del Museo – ha commentato Gaballah – per troppo tempo sono state invece abbandonate. Vanno ora traghettate nel nuovo secolo. E’ una sfida che ha un solo precedente, quando il Museo di Giza in Egitto venne rifondato al Cairo. Ma è la prima volta che questo avviene con tale supporto scientifico, specializzato in tutti i campi dell’egittologia”.

”Quello che è più importante -dicono concordi Davies e Arnold – è darsi subito precise linee guida”.

“Sarà indispensabile – nota Valbelle – che si valorizzi al massimo l’importante collezione di papiri del Museo, che non è ancora bene conosciuta dal grande pubblico”.

”Abbiamo l’occasione di mostrare al mondo un modello nuovo di Museo, che va inserito in un contesto internazionale”, ha sottolineato Gallazzi. Con questa convinzione, tuttihanno salutato con favore la nomina della nuova direttricegreco-anglo-americana Eleni Vassilika, che nei prossimi giorni potrebbe già venire a Torino. “L’auspicio – ha detto Roccati – è che la Fondazione sappia conservare alti gli standard della storia del Museo”.

Non viene perso tempo. Ieri Pininfarina ha consegnato ad Elkann il nuovo «”ogo” del Museo. “Segnerà – ha spiegato Elkann – anche i volumi di una linea editoriale che produrrà sia libri scientifici, sia testi divulgativi”.

“Abbiamo bisogno di iniziative di ambizioso respiro”, ha aggiunto il presidente della Provincia Antonio Saitta, quale membro del consiglio d’amministrazione. “Per questo sono stato tenace insieme ad Elkann a sostenere la candidatura di Eleni Vassilika”. Non era condivisa da tutto il consiglio? “C’è stato chi avrebbe preferito un direttore italiano, già consapevole delle nostre leggi. Siamo in una fase delicata, che prevede il trasferimento del patrimonio del Museo dal ministero alla Fondazione. Poi bisogna partire con il progetto di riallestimento e decidere come arrivarci. Per questo ci vuole anche una persona esperta in questioni amministrative”. “Ci doteremo pertanto – ha sottolineato Elkann – anche di un direttore tecnico”. “Avremo una struttura minima, ma agile ed efficiente – aggiunge Saitta – che con consulenze potrà arricchirsi dei profili a lei necessari”.

Autore: Maurizio Lupo

Fonte:La Stampa

TORINO: Tornano a casa i gioielli sabaudi.

Grazie alle fondazioni bancarie e a Torino Musei molti cimeli appartenuti al Duca Carlo Emanuele I di Savoia tornano a casa. Ieri a Londra l’asta da Christie’s.

Tornano a Torino alcuni intimi cimeli appartenuti al Duca Carlo Emanuele I di Savoia, il sovrano che diede alla città il decoro architettonico di capitale. Sono i ritratti dei suoi figli piccoli: Margherita, futura duchessa di Mantova, e suo fratello Tommaso Francesco, primo principe di Carignano destinato a diventare famoso condottiero, dipinti dal pittore Giovanni Carraca, quando avevano 6 e 3 anni. Ritrovano casa con un carneo in corniola che raffigura Carlo Emanuele stesso e un medaglione gioiello, con scolpita l’immagine di sua mamma: Margherita di Valois.

Il merito di averli recuperati va alla Compagnia di San Paolo, alla Fondazione Crt e alla Fondazione Torino Musei. Sotto egida della Soprintendente Carlenrica Spantigati, li hanno acquistati all’asta di Christie’s che il 22 aprile scorso ha disperso la collezione di Maria Beatrice di Savoia, nota alle cronache mondane come “principessa Titti”.

Insieme hanno speso oltre 220 mila euro, che hanno consentito d’acquistare altri due importanti opere. La prima è un olio su tela di Claudio Francesco Beaumont. Raffigura il “Trionfo di Venere e Amore”. E’ il bozzetto preparatorio del secondo riquadro della volta che sovrasta la “Galleria della Regina” di Palazzo Reale, nota come “Galleria Beaumont”, dove l’Armeria Reale schiera le sue più importanti armature. Il secondo dipinto rappresenta 1’”Angelo dell’Annunciazione”. E’ attribuito al seguito della pittrice Elisabetta Sirani. Purtroppo le risorse piemontesi non sono state sufficienti a comperare un altro stupendo quadro di Carraca, raffigurante Vittorio Amedeo I bambino. E’ finito in Spagna.

Le tre fondazioni hanno dovuto ingaggiare un serrato confronto con i più ricchi collezionisti internazionali, che hanno portato le quotazioni alle stelle. Sono stati venduti tutti i lotti, per una cifra complessiva di 2 milioni e 400 mila sterline, equivalenti a oltre 3 milioni e mezzo di euro.

La “Fondazione Torino Musei” ha acquistato il pendente con la corniola intagliata che ritrae Carlo Emanuele I nel 1621 e il medaglione in madreperla con l’effige di sua madre Margherita di Valois. Il primo, valutato da Christie’s 880-1200 euro, è stato battuto a 29 mila euro.

L’altro monile, stimato 590-870 euro, ha richiesto una spesa di 15 mila euro. “Sono due pezzi rarissimi”, spiega Enrica Pagella, dirigente del Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama. “Facevano parte delle collezioni di Carlo Emanuele I. Verranno esposti nella ‘Torre dei Tesori’, al primo piano di Palazzo Madama, con gli altri gioielli appartenuti al Duca”.

La Compagnia di San Paolo è invece riuscita ad acquistare il ritratto della piccola Margherita di Savoia. Era valutato fra i 7300 e i 15 mila euro. E’ stato battuto a 48 mila sterline, pari circa 70 mila euro. Mentre il ritratto del giovane principe Tommaso è stato acquisito dalla Fondazione Crt per 45.600 sterline. Era valutato fino a 15 mila euro. E’ volato a oltre 66 mila e 500 euro. Andranno entrambi alla Galleria Sabauda, come la tela di Beaumont, valutata fino a 12 mila euro ed acquistata dalla Compagnia di San Paolo a 19.200 sterline, pari a circa 28 mila euro. Alla Sabauda andrà pure l’”Angelo dell’Annunciazione”, stimato fino a 1700 euro e acquistato per 5400 sterline, pari a oltre 7800 euro, dalla Fondazione Crt, che si è aggiudicata altri due lotti.

Sono un ritratto di scuola russa raffigurante la regina Elisabetta del Belgio con la principessa Maria-Josè bambina e un set da toeletta in argento. Saranno collocati al Castello di Racconigi.

Tommaso di Savoia – II principe-condottiero a 3 anni
Era il figlio più giovane di Carlo Emanuele I. Diede inizio al casato dei Savoia Carignano, che diede in seguito i natali a Carlo Alberto e quindi a Vittorio Emanuele II, il primo Re d’Italia. Il principino, qui ritratto a circa tre anni d’età, divenne il famoso condottiero che, con il fratello Maurizio, nel 1640 prese le difese del Ducato sabaudo contro le mire di annessione della Francia.

Margherita di Valois<-E’ la figlia del Re di Francia Francesco I. La ragion di Stato la assegnò già matura in moglie al Duca Emanuele Filiberto, ma i due si amarono teneramente. E’ stata la mamma di Carlo Emanuele I, che educò ad apprezzare non solo le arti militari, come voleva il padre, ma anche l’arte e la poesia.

Il bozzetto di Beaumont – L’ultimo pezzo della trilogia
E’ un bozzetto ad olio su tela, molto importante per Torino. Lo dipinse il pittore Claudio Francesco Beaumont (1694-1766), che ha dato nome alla galleria di Palazzo Reale che ospita la parata di armature dell’Armeria Reale. Beaumont la affrescò con un ciclo pittorico dedicato al trionfo dell’amore. La Galleria Sabauda possiede già altri due bozzetti, con questo completa la trilogia.

Carlo Emanuele I – Il guerriero poeta
”Attivo nei maneggi e mobile nei trattati, come prode nelle armi”. Così Alessandro Manzoni lo ritrae nei suoi “Promessi Sposi”. E’ stato il degno erede di Emanuele Filiberto, ma anche l’artefice del primo sviluppo architettonico di Torino, che trasforma da città medievale in Capitale monumentale.

Margherita di Savoia – La futura duchessa di Mantova
E’ la figlia minore di Carlo Emanuele I. Nel 1608 diventa la Duchessa di Mantova, moglie di Francesco IV Gonzaga. Ma la storia dell’arte la ricorderà sempre come una dolce bambina di 6 anni, così come l’ha ritratta il pittore Jan Kraek, più noto come Giovanni Carraca, eccellente pittore dinastico, al quale la Galleria Sabauda sta per dedicare una stupenda mostra antologica.

Autore: Maurizio Lupo

Fonte:La Stampa

BERGAMO: L’Europa e la tutela dei beni culturali.

La Giornata annuale della Società Dante Alighieri, associazione culturale che “ha lo scopo di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo”, è stata celebrata ieri mattina, dal comitato di Bergamo, nella Sala del Mosaico della Camera di Commercio, con una conferenza del professore Salvatore Italia sul tema “I beni culturali e l’Europa”.

Salvatore Italia, attualmente capo dipartimento per i beni archivistici e librari del ministero per i Beni e le attività culturali, ha una larghissima esperienza specifica nel settore, in cui ha militato sin dagli esordi della carriera, collaborando con i vari ministri succedutisi alla guida del dicastero, da Spadolini a Urbani a Buttiglione. Al medesimo ministero ha diretto, dall’83 al ’90, il Servizio rapporti internazionali e ha ricoperto, tra l’altro, le cariche di capo di gabinetto e direttore generale per gli affari generali amministrativi. Per questo, nella sua comunicazione, ha potuto parlare di cose spesso osservate assai da vicino, o vissute a stretto contatto con i protagonisti, o a cui egli stesso ha collaborato.

Una comunicazione, la sua, di taglio prevalentemente “giuridico”, che ha ripercorso con ricchezza di informazione anche “tecnica” l’attività politica e legislativa delle istituzioni comunitarie in materia di beni culturali: dall’ormai lontano 1957, quando fu stipulato il Trattato istitutivo della Comunità, che, tutto puntato sugli scambi commerciali, non prevedeva, salvo un minimo richiamo, clausole che concernessero specificamente i beni culturali {assimilati, allora, alle merci); al 1974, quando finalmente il Parlaménto votò all’unanimità una risoluzione in cui si accennava all’importanza della materia.

Poi, dall’83, specie dietro la forte sollecitazione dell’attrice-ministro greca Melina Mercuri, le riunioni, la prima volta ad Atene, degli allora dodici ministri della cultura, nonostante l’opposizione, in primis, dei Paesi scandinavi. Poi il finanziamento di progetti pilota per la protezione del patrimonio architettonico; nel 1986 l’Atto unico europeo, che fissava al primo gennaio 1993 il termine per la nascita del mercato unico, e la necessità di una dichiarazione allegata, che consentisse il diritto dei Paesi membri di lottare contro la tratta clandestina dei beni artistici. Con il Trattato di Maastricht, del febbraio ’92, si riconosce che la Comunità deve mirare alla conservazione e salvaguardia del patrimonio artistico e culturale “di importanza europea” (la cui esatta definizione, però, ha comportato non pochi problemi).

In tutti questi atti giuridici, ha spiegato Italia, si è sempre avuta, più o meno latente, una contrapposizione tra Paesi “ricchi” (cioè dotati di un vastissimo patrimonio artìstico-culturale, come Italia e Grecia) e Paesi “altri” (la maggioranza, “purtroppo”), tra Paesi “fonte” e Paesi “mercato”. Interessati, i primi, a un sistema fortemente protezionistico, che tutelasse il più possibile contro la circolazione illecita; meglio disposti, i secondi, in prima fila il regno Unito, a un regime più “liberista” e aperto.

Perché, si capisce, l’introduzione del mercato unico e poi l’abolizione delle frontiere non potevano non accompagnarsi a grandi preoccupazioni per una crescita dell’esportazione illegale, per un conseguente sensibile depauperamento del patrimonio artistico degli stati. La Costituzione Europea, firmata il 29 giugno scorso – ha ricordato Italia – fissa tra gli obiettivi dell’Unione la tutela del patrimonio artistico e culturale dei Paesi coinvolti, e “segna un grosso passo in avanti in materia di politica culturale comunitaria”.

Autore: Vincenzo Guercio

Fonte:L’Eco di Bergamo

NAPOLI: Un Centro Studi sui beni culturali mediterranei.

Recuperare i tesori del passato per farne uno scrigno aperto ad accogliere anche il paziente e sapiente lavoro delle nuove generazioni. Con questo presupposto nasce il Museo vivo dell’Istituto Suor Orsola Benincasa, inaugurato di recente da una mostra aperta fino al 28 luglio. Una mostra speciale, perché riporta alla luce alcuni capolavori dell’arte antica, e perché le opere sono state restituite all’antico splendore dal certosino lavoro degli allievi del corso di diagnostica e restauro dell’Università Suor Orsola. “Il Museo in sé è una novità, poiché nasce non tanto come collezione di opere ma, soprattutto, come testimonianza storica della vita e dell’identità dell’Istituto nella città, e viceversa”, spiega il rettore del Suor Orsola, Francesco De Sanctis.

Perciò lo avete definito Museo vivo? “Sì, ma anche perché ospiterà ogni anno una mostra dei restauri eseguiti dagli allievi del corso di restauro su dipinti, sculture lignee e lapidee, affreschi, oggetti preziosi che fanno parte del patrimonio del complesso monumentale”.

Quali altri progetti legati ai beni culturali sono in programma? “Quest’anno partono tutte le lauree specialistiche e, tra queste, c’è un indirizzo che riguarderà l’archeologia del mare con un accesso limitato a 30 persone. Il corso è collegato anche al problema del Mediterraneo per il quale la Regione ha appena stanziato un grosso finanziamento per un Centro studi a tema, che vivrà della collaborazione tra Suor Orsola e l’Università ‘Federico II’. Il Suor Orsola si occuperà, in particolare, del problema relativo ai beni culturali e sarà, inoltre, la sede ufficiale del Centro”.

Quali altre novità legate ai tesori del passato vedrà impegnati i vostri allievi ed esperti? “Il complesso monumentale è sede della Fondazione ‘Rocco Pagliara’ di cui fanno parte pezzi di grande valore. Il Museo vecchio è articolato in diverse stanze che dal ’500 al ’900 espongono ceramiche, mobili, sculture, oggetti preziosi e un notevole gabinetto di stampe che stiamo rivalutando attraverso una serie di mostre. A fine anno è in programma una mostra sulle stampe fiamminghe. E ogni evento è sempre seguito da pubblicazioni che lo riguardano”.

Fonte:Il Mattino