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ROMA: I tesori di Roma antica in una mappa web.

Cìnquecentomila euro già finanziati dal ministero per le Infrastrutture. Obiettivo: la realizzazione di un portale web con un museo virtuale sulla storia della Roma antica attraverso tutte le sue fasi.

Al progetto stanno già lavorando da mesi l’archeologo Andrea Carandini, dell’università “La Sapienza”, con un gruppo di venti giovani studiosi e in collaborazione con le due soprintendenze: quella di Stato e quella del Comune di Roma. Il portale sarà consegnato tra un anno e aggiornerà la cartografia e la topografia della città attraverso l’immagazzinamento e l’elaborazione di migliaia di dati (editi e inediti) e fonti, dall’antichità a oggi.

Con le elaborazioni grafiche in 3D e le più recenti tecnologie informatiche (della parte tecnica si sta occupando l’università di Malta) si potrà raggiungere una “mappa del rischio archeologico” in città. Strumento indispensabile che ancora non esiste. Il museo virtuale, che sarà consultabile anche nei punti di maggior affluenza turistica in città, “sarà utile — spiega Carandini — alla comunità scientifica, al semplice curioso, ma anche a chi progetta lo spazio urbano, metropolitane comprese”. Sapere cosa c’è sotto a Roma: impresa eroica? “Sì — risponde Carandini — ma realizzabile”.

La Roma antica com’era veramente e come nessuno l’ha mai vista: con le statue ricollocate al loro posto originario. Con i mosaici, le pitture e gli ordini architettonici, rimessi là dove effettivamente si trovavano. La Roma antica com’era, visibile in sincronia – ovvero in un dato momento storico – ma anche attraverso i vari periodi e le successive trasformazioni: Roma arcaica, repubblicana, imperiale.

Fantascienza? Cinema? No, realtà. Benché virtuale. Grazie a un portale Internet, che in gran parte sarà pronto tra un anno, consultabile anche da casa o nei punti di maggior interesse turistico della città (autostrade, metropolitane). “Uno strumento, che per quanto possa sembrare strano, ancora non esiste. Una sorta di museo virtuale sulla storia della città, che grazie alle tecnologie informatiche più avanzate, possa restituire l’imago, anzi le imagines, dell’Urbe, anche con ipotesi ricostruttive che interessino, a diversi livelli di consultazione del sito, tanto la comunità scientifica, quanto il turista o il semplice curioso”.

Andrea Carandini, celebre archeologo, parla del progetto (al quale collaborano, insieme, l’università “La Sapienza” e le due soprintentendenze archeologiche di Roma, la statale e la comunale).

Un progetto che ha già ricevuto un primo finanziamento di 500 mila euro da parte del ministero per le Infrastrutture, tramite la Legge Obiettivo che destina il tre per cento dell’ importo per opere pubbliche a progetti culturali.

“Il finanziamento.- spiega Carandini, che da anni lavora a quest’idea – è arrivato tramite la società Arcus, che eroga materialmente i fondi. Ma i soldi sono del ministero”. Archeologia e infrastrutture: un binomio lontano solo in apparenza. “Pensi a tutte le opere pubbliche che si realizzano – spiega ancora Carandini – e alle inevitabili connessioni con i ritrovamenti archeologici. Ecco, finora questi due mondi sono stati lontani, quasi dei nemici. Uno strumento come il museo virtuale potrebbe invece riavvicinarli, visto che il nostro progetto, con l’aggiornamento di migliaia di fonti fino a oggi sparse e le elaborazioni in 3D, andrebbe di fatto a costituire una mappa del rischio archeologico a Roma che ancora oggi non esiste. Una mappa utile e accessibile a tecnici e addetti ai lavori che progettano lo spazio urbano”.

Una mappa del rischio archeologico, ovvero arrivare a sapere, per ogni punto della città, per ogni quartiere, “cosa c’è sotto”. Impresa eroica? “Sì, ma realizzabile, aggiornando la cartografia con tutto l’edito e magari anche con l’inedito. E grazie alle tecnologie più recenti. Certo, un progetto tanto ambizioso si realizza a tappe. Sperando che il lavoro, mano a mano che si realizza, possa trovare altri finanziamenti. Diciamo che in tre anni si potrebbero raggiungere ottimi risultati. Ma è comunque importante, e lo sottolineo, che questi soldi siano già arrivati. Tra un anno intanto consegneremo la parte di lavoro commissionata, per la quale sono già all’opera venti giovani archeologi, oltre a un gruppo di informatici dell’università di Malta, che ha un dipartimento diretto da un uomo ex Microsoft”.

La cartografia della Roma antica è ferma alla pianta del Nolli, della fine del XIX secolo. Il plastico del Museo della Civiltà Romana, all’Eur, “è un’opera importante – dice Carandini – ma superata. E poi è uno strano mix tra vero e falso. Noi comunque ci poniamo come obiettivo non solo l’aggiornamento del Nolli, ma qualcosa di totalmente diverso”.

La conoscenza cartografica di Roma, in tre dimensioni, è infatti, come sanno gli archeologi, a un livello arretrato e primitivo. Poter ricomporre e scomporre la città, per fasi, attraverso l’immagazzinamento di migliaia di dati, riunendo tutte le fonti antiche e la documentazione archivistica esistente, rappresenterebbe allora un grande salto di qualità per la conoscenza del territorio: “Fondamentale in questo lavoro – conclude il professor Carandini – il concetto di ricostruzione. Per intenderci su cosa sarà il nostro portale posso fare l’esempio di un film a ritroso: un film in cui sia scoppiata una grande bomba, che abbia disperso migliaia di frammenti. Supponiamo ora che le immagini scorrano all’indietro, al rallentatore, con la frammentazione che si ricompone nell’unità originaria. Ecco, questo sarà il nostro museo virtuale”.

Autore: Edoardo Sassi

Fonte:Corriere della Sera

ROMA: Patrimonio in vendita. Buttiglione: superato il silenzio assenso.

Sulla vendita dei beni culturali non esiste più il silenzio assenso. Lo ha precisato ieri il ministro Rocco Buttiglione davanti alla commissione Cultura della Camera, in risposta ad alcune osservazioni dei deputati, che paventavano i pericoli della norma contenuta nel decreto legge 269/2003 e poi riproposta nel Codice dei beni culturali.

Caduto il silenzio assenso, che consentiva di procedere alla vendita del bene nel caso le soprintendenze regionali non si fossero pronunciate entro 120 giorni, ora la strada da percorrere contro l’inerzia dell’amministrazione è — ha precisato il ministro — quella del ricorso al Tar.

Il silenzio assenso. La disposizione nacque tra mille polemiche. Fece la sua comparsa nel decreto legge 269/2003, ma venne modificata nel corso della conversione parlamentare del Dl. Alla fine fu deciso che, nella procedura di verifica dell’interesse culturale del patrimonio immobiliare pubblico, le soprintendenze regionali — deputate a valutare, su elenchi forniti dall’agenzia del Demanio, se il bene avesse o meno pregio (in caso negativo, si poteva metterlo sul mercato) — avrebbero dovuto rispondere entro 120 giorni. Altrimenti, il silenzio sarebbe stato interpretato come un via libera alla vendita.

Il pericolo paventato da più parti fu che il carico di lavoro delle soprintendenze e la cronica mancanza di organici, avrebbe reso quasi fisiologico il ricorso al silenzio assenso. Fu anche a seguito dell’acceso dibattito che la disposizione venne corretta, limitandone la portata al primo periodo di applicazione. E intale versione, venne assorbita dal Codice dei beni culturali.

Niente più silenzio. L’annuncio fatto ieri da Buttiglione fa seguito a quanto già stabilito dal decreto del 28 febbraio scorso, diventato operativo a marzo.

Con quel provvedimento, che aggiorna le procedure per la verifica del patrimonio pubblico, i Beni culturali e l’agenzia del Demanio hanno deciso di concerto di considerare terminato il periodo di “prima applicazione” della norma sul silenzio assenso. Allo stesso tempo, hanno specificato che, in caso di mancata risposta delle soprintendenze, la questione finisce davanti ai giudici amministrativi.

Fonte:Il Sole – 24 Ore

Luciano MINGUZZI: Scultura – Sinestesie & Coscienza.

Cesena (Galleria Comunale d’Arte a Palazzo del Ridotto e Centro storico), Tredozio (Palazzo Fantini): 8 luglio – 4 settembre.

Tre luoghi, uno scultore, i suoi volumi in movimento. Sono il filo conduttore di Scultura: Sinestesie & Coscienza, che ha per protagonista Luciano Minguzzi ed è in programma dall’8 luglio al 4 settembre prossimo in Romagna, a Cesena (Palazzo del Ridotto presso la Galleria Comunale d’Arte e nelle piazze e angoli più suggestivi del centro storico) e nella cittadina forlivese di Tredozio (Palazzo Fantini).

La mostra dedicata a Luciano Minguzzi, a un anno dalla morte dell’artista bolognese, è curata da Marisa Zattini e presentata in catalogo da Marco Di Capua, con un inedito testo del figlio Luca Minguzzi, riprodotto in anastatica. Trenta il corpus di opere esposte – fra sculture di grande formato, importanti bassorilievi, dipinti e disegni mai esposti fino ad ora – che testimoniano la complessa personalità dell’artista. Di grande importanza, sia per i temi rappresentati che per i valori plastici raggiunti, sono i pannelli lignei realizzati negli Anni ‘70, per le Porte di San Pietro in Vaticano, ed i grandi dipinti-disegni su carta e su tavola. All’aperto troviamo collocati alcuni bronzi, per i quali Minguzzi è apprezzato e conosciuto in tutto il mondo, quali Oronte (1970), il Grande Nuotatore (1988), la Grande Contorsionista (1952) e la suggestiva scultura, quasi in movimento, grazie alla soluzione della ripetizione delle gambe, Op là (1952).

Nelle sue sculture ritroviamo soprattutto l’affermazione di un prorompente empito naturale che si manifesta nella pienezza della forme, nella pelle tesa delle carni compatte delle figure femminili. La stessa scelta dei soggetti rappresentati, permette all¹artista di manifestare, attraverso una postura che mette in risalto la tensione delle membra, la sua adesione totale alla verità del reale che si concretizza in corpose cadenze, in pesanti ma rigorose masse animate da un vitale dinamismo. In parallelo, l’Artista procede nella definizione primaria dei vuoti e dei pieni, in un perfetto equilibrio architettonico, insistendo sulle premesse elementari della scultura: i volumi in movimento, il mutamento plastico del punto focale, ricordano la lezione futurista reinterpretata attraverso fisicità materiche che risentono della sfera di influenza di Medardo Rosso e Arturo Martini. Un inedito gruppo di disegni a china, eseguiti con pensiero fermo e tratto vivo, rende questa mostra davvero unica e più che mai poetica testimonianza, perché questi piccoli fogli, come terse foglie di pagine di diario, hanno fatto compagnia a Minguzzi fino ai suoi ultimi sguardi sul mondo.

Questa rassegna estiva si configura come la Prima Edizione di una serie di mostre, nell’ambito di “lingua viva”, un progetto teso alla valorizzazione dei protagonisti della scultura moderna.
Un’iniziativa che idealmente si ricollega al precedente, “Rocche & Scultori Contemporanei”, per valorizzare il centro storico e alcuni luoghi privilegiati del territorio romagnolo.

La Galleria Comunale d¹Arte di Cesena, che ha ospitato in passato altri grandi artisti contemporanei quali Vangi, Somaini, Pomodoro, Bodini, con questa mostra torna a far rivivere i grandi Maestri della nostra scultura, a voler ribadire “l’importanza sociale, di crescita culturale nel promuovere la scultura in un dialogo aperto, a diretto contatto con la gente, articolando un vero e proprio museo a cielo aperto, che lega e unisce la via principale del centro storico con la nostra prestigiosa Galleria”, come sottolinea l’Assessore alla Cultura di Cesena, Daniele Gualdi. E in quest’ottica, come già avvenne lo scorso anno con la mostra di Ivan Theimer, si è proseguito con un sistema “in rete” di “città satellite” collegate a Cesena, per favorire e rafforzare nuovi itinerari turistici, fuori dai soliti percorsi.

Tredozio è appunto una di queste cittadine, collocata geograficamente alle porte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, che apre per l¹occasione le corti del settecentesco Palazzo Fantini – sede prestigiosa e suggestiva dove si svolgono concerti, presentazioni di libri e convegni culturali – grazie alla disponibilità dei proprietari che hanno da tempo avviato una promozione culturale sinergica con l¹Amministrazione comunale.

La mostra che resterà aperta al pubblico fino al 4 settembre 2005, sia a Cesena che a Tredozio, è organizzata da Il Vicolo-Sezione Arte in collaborazione con la Fondazione Minguzzi di Milano ed è corredata da un ampio catalogo che riproduce tutte le opere esposte (Editore Il Vicolo-Divisione Libri).

Luciano Minguzzi (Bologna 1911-Milano 2004) ha esposto per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1934; l’anno successivo ha partecipato alla Quadriennale di Roma, mentre nel 1942 ha ottenuto la sua prima Sala personale alla XXIII Biennale veneziana e gli è stato assegnato il Gran Premio di Scultura. Vince, nel 1958, il concorso per la realizzazione della V Porta del Duomo di Milano. Titolare della Cattedra di Scultura a Brera dal 1956 al 1975, nel 1977 è stata inaugurata la sua “Porta del Bene e del Male” nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Tra le ultime mostre personali si segnala quella dedicatagli dal Comune di Milano nel 1992, al Castello Sforzesco di Milano, e quella del 1998 a Firenze, negli spazi del Museo Marino Marini. Info: Cesena – Palazzo del Ridotto – Galleria Comunale d¹Arte e Centro Storico
Tredozio – Palazzo Fantini
Comune di Cesena – Assessorato alla Cultura – Tel. 0547 355711 – IAT: Tel. 0547 356327 – Fax 0547 356329 e-mail: iat@comune.cesena.fc.it
Comune di Tredozio – Assessorato alla Cultura – Tel. 0546 943937 – e-mail: p.baroni@comune.tredozio.fc.it
Ingresso: libero

Orario: Cesena: 9,30/12,30 mercoledì, sabato e domenica 18,00/22,30 feriali (lunedì chiusura)
Tredozio: 16,30/19,30 dal giovedì alla domenica (per prenotazione visite guidate a Palazzo Fantini: Tel. 051 330095 / 0546 943926 rec. cell. 338 1010256)

Organizzazione: Il Vicolo – Sezione Arte (Cesena) – Tel. 0547 21386 – Fax 0547 27479 – e-mail: arte@ilvicolo.com – http://www.ilvicolo.com
In collaborazione con: Museo Minguzzi Milano
Ufficio Stampa: PrimaPagina Cesena – Tel.0547-24284, cell. 338-6732047 – Fabbri@agenziaprimapagina.it

ICOMOS: No cara Italia no: così non va.

Nel rapporto annuale, il “Consiglio Internazionale per i Monumenti e i Siti” sgrida l’Italia per la politica sulla conservazione del patrimonio architettonico e archeologico. Un severo articolo considera a rischio le nostre strategie.

Nel rapporto per il 2004-2005 sullo stato di conservazione del patrimonio architettonico e archeologico mondiale pubblicato dal Consiglio Internazionale per i Monumenti e i Siti (Icomos), compare un severo articolo sulle strategie in atto in Italia, che prende in analisi alcuni provvedimenti legislativi e proposizioni finanziarie già in passato ampiamente criticati per i possibili impatti negativi, nonché per la loro discutibile efficacia. L’articolo, accessibile sul sito web dell’Icomos, http://www.international.icomos.org/risk/index.html , affronta i temi dello sviluppo illegale e della speculazione edilizia, purtroppo note negative della storia contemporanea d’Italia, e della annunciata quanto “auspicata” privatizzazione di patrimonio e paesaggio.

Come è noto, la fine della seconda guerra mondiale fu lo spunto per uno sviluppo edilizio incontrollato, proseguito negli anni del boom economico, cui si rispose con un primo inopportuno condono edilizio nel 1985 che sanciva ufficialmente l’accettazione alla devastazione del territorio. Ad esso fece seguito un secondo condono edilizio nel 1994 a sanare il persistente abusivismo ormai senza giustificazioni post-belliche, fino all’annuncio nel 2003, del terzo condono, forse il peggiore, poiché comprensivo degli edifici illegali in suolo pubblico. Quest’ultimo peraltro convalidato dall’emendamento dell’articolo 181 della legge sui beni culturali, in data 1 maggio 2004, che permette il condono delle costruzioni illegali in aree protette purché non costruite dopo il 30 settembre 2004: una sorta di monito a sbrigarsi!

Il condono edilizio: negativo sotto ogni aspetto

Da un punto di vista sociale, tale fenomeno favorisce la criminalità organizzata, che spesso sfrutta il processo speculativo edilizio come strumento di riciclaggio del denaro; inoltre, l’accettazione dell’illegale crea inevitabili ineguaglianze tra i cittadini, per di più privilegiando i meno rispettosi della legge. Non da ultimo, tale provvedimento ridimensiona il carattere equo e incorrompibile della legge sui beni culturali, che presuppone la condanna in caso di illegalità contro il patrimonio.

Sul piano economico, il presunto incasso proveniente dal condono risulterebbe infinitamente più basso rispetto al costo infrastrutturale sostenuto dalle autorità locali per mettere a norma gli edifici illegali: non solo si accetta il depauperamento urbano e territoriale, ma addirittura ci si deve investire in infrastrutture! A ciò si aggiunge il sovraccarico nella gestione delle pratiche del condono presso le Soprintendenze, che rischia di rendere meno rigorosi i controlli, con irreversibile danneggiamento del tessuto urbano e territoriale e il rischio di disastri ambientali dovuti all’edificazione non pianificata. Inoltre si avrebbe come conseguenza la forzata diminuzione degli investimenti nel settore dell’architettura di qualità in virtù della ridotta disponibilità del suolo, la presenza di costruzioni mediocri ma a basso costo, mentre molti degli edifici frutto del boom speculativo potranno essere presto posti sotto vincolo in quanto aventi più di cinquant’anni. La positiva, quanto isolata legge quadro sulla qualità architettonica del 27 febbraio 2004, appare quantomai impotente.

Una privatizzazione malconcepita in un quadro disastroso

Il proposito del Governo italiano di vendita di parte del patrimonio culturale e ambientale è stato concepito con la creazione di una nuova società, la famosa Patrimonio Spa, alla quale vengono trasferiti i beni tramite un decreto del Ministero delle Finanze. Tali proprietà possono essere vendute o date in concessione a privati; in alternativa, il Ministero delle Finanze può trasferire questi beni a un’altra Società, la Infrastrutture Spa, per ottenere prestiti dalle banche (la cosiddetta cartolarizzazione) che diventano così proprietarie dei beni. Questo processo comprende aspetti che lo rendono potenzialmente disastroso: tra di essi la mai chiaramente smentita possibilità di vendita di beni di alto valore culturale e la ormai nota clausola dei 120 giorni, nota anche come silenzio-assenso, secondo la quale le Soprintendenze dovrebbero esprimere parere favorevole o sfavorevole alla vendita del bene tassativamente entro 120 giorni dalla richiesta, pena l’assenso alla vendita. Questa clausola appare ridicola se si considera la mole di lavoro amministrativo che già affligge le Soprintendenze, e il fatto che non esiste in Italia un inventario completo del patrimonio culturale, sia esso di interesse elevato o relativo. Nella Finanziaria 2005 si è proposto all’articolo 30 la concessione a privati di edifici contro il pagamento di un affitto, con la prospettiva che essi vengano conservati secondo gli standard richiesti: il controllo di questi interventi di restauro conservativo spetterebbe alle Soprintendenze, per le quali tuttavia non si è previsto né aumento di personale né di risorse finanziarie, utilizzabili almeno per contrattare tale personale: ciò fa sì che una proposta potenzialmente positiva si tramuti in una misura effettivamente disastrosa per l’incontrollabilità degli interventi. Si pensi solo alla vendita a trattativa privata delle Manifatture Tabacchi e alle dannose concessioni edilizie nelle Eolie secondo la legge regionale 2001.

La gestione del patrimonio culturale non può dipendere dalla necessità di risorse economiche e prescindere dalla figura garante dello Stato, il quale deve piuttosto alimentare forme di collaborazione orizzontale e verticale, tra pubblico e privato a differenti livelli, e ammettere le potenzialità del patrimonio culturale quale strumento di sviluppo integrato e sostenibile, basato su principi economici ma anche sociali e culturali.

Autore: Di Marco Acri e Andrea Baldioli (Icomos Italia), Gaetano Palumbo (Icomos Regno Unito)

Fonte:Il Giornale dell’Arte

ROMA: Net Web Art – Net Archives: tempo e spazio nell’arte in Rete.

Dal 7 ottobre 2005 al l’8 gennaio 2006 – MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo – Via Guido Reni, 2 – Roma.

Il 7 ottobre, alle ore 12.00 presso il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, si terrà la conferenza stampa di presentazione del terzo appuntamento dedicato alla Net Web Art, dal titolo: Net Archives: spazio e tempo nell’arte in Rete curato da Eleonora De Filippis ed Elena Giulia Rossi e promosso dal MAXXI in collaborazione con la Fondazione Rosselli. Alla conferenza interverranno il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Rocco Buttiglione e il Direttore generale della DARC, Pio Baldi.

Le opere net/web nate unicamente per Internet, superano i tradizionali confini spazio-temporali per esistere unicamente nella dimensione virtuale. È proprio questo aspetto fondamentale dell’arte in rete il tema delle opere selezionate per il terzo appuntamento. Le opere saranno presentate sulle postazioni internet del museo e richiedono tutte un’interazione da parte del visitatore/navigatore.

Net Web Art è un ciclo di eventi, incontri, dimostrazioni, laboratori, su tutte quelle forme d’arte che utilizzano Internet come strumento d’espressione creativa. L’iniziativa inaugurata presso per le postazioni Internet del MAXXI con Net Archives: i pionieri del net (17 marzo – 8 maggio 2005), dedicato alla storia della Net Web Art ed ai suoi protagonisti, è proseguita con Net Archives: contenuti e forme (1 giugno – 18 settembre 2005).

Net Archives: spazio e tempo nell’arte in Rete: i progetti presentati.

Fred Forest, Images-Mémorie, 2005/B> – http://fredforest.ina.fr/
L’opera, realizzata in collaborazione con l’INA-Institute National de l’Audiovisuel, indaga il patrimonio collettivo contenuto nella Rete e permette di ‘creare’ dei ritratti-robot composti dalla sovrapposizione di più volti.

Han Hooggerbrugge e The Wiggle, Flow, 2002 – http://media.ebaumsworld.com/flow.swf
In Flow un ascensore si muove nello spazio virtuale. Le immagini in sequenza abitate da figure animate fanno riferimento alla condizione umana e alla percezione dello spazio e del tempo.

Eduardo Kac , IO, 1990 – http://ekac.org/io.wrl
In IO le lettere definiscono uno spazio immaginario costruito dal movimento delle lettere “I” e “O” che, con l’interazione dei navigatori, si avvicinano e si allontanano dallo schermo ruotando in diverse direzioni.

Golan Levin e Casey Reas, Dakadaka, 1999 – http://www.flong.com/dakadaka/dakadaka.html
Dakadaka è un progetto interattivo che esplora la scrittura come azione spaziale. Composizioni visive astratte e dinamiche prendono forma dalle lettere digitate sulla tastiera del computer.

Gary Simmons, Wake, 2000, a project commissioned by Dia Art Foundation for its series of artists’ web projects, http://www.diacenter.org/simmons/
Wake è un progetto legato alla frammentarietà della memoria. Dettagli di spazi si rivelano al navigatore che scorre il mouse sullo schermo.

Tamás Waliczky Annamaria’s Motion, 2002 – http://www.waliczky.com/pages/Annamarias_motion/Waliczky_Annamarias_motion.htm
Annamaria’s Motion pone l’accento sul legame tra tempo e movimento. Al click del navigatore la silhouette comincia a danzare.

Gli aggiornamenti al programma delle iniziative e i testi introduttivi alla Net Web Art sono disponibili sul sito della DARC – Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanee: www.darc.beniculturali.it

Info:
Net Web Art – Net Archives: spazio e tempo nell’arte in Rete – 8 ottobre 2005 – 8 gennaio 2006
Orario : 11.00 – 19.00 (chiuso il lunedì)

MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo – Via Guido Reni 2, 00196 RomaTel. 06 –3210181 – Fax 06 –32101829 – http://www.darc.beniculturali.it

Relazioni istituzionali e Comunicazione DARC – Ufficio Stampa
Lorenza Bolelli – Tel. 06 58434850, Fax 06 58434856, e-mail: lbolelli@darc.beniculturali.it