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MECENATI: La cultura si finanzia col fund kaiser

Crescono i procacciatori di contributi a musei e gallerie d’arte.

Si chiama fund kaiser e in inglese significa procacciatore di fondi. È la nuova figura professionale di cui si stanno dotando le organizzazioni che operano nel campo culturale. Una persona che sia capace di attrarre contributi e donazioni per finanziare le attività di musei, mostre, gallerie d’arte e quant’altro, rivolgendosi sia a persone fisiche che a imprese, enti pubblici, fondazioni bancarie.La nuova professione nasce dall’evoluzione che il settore culturale ha avuto negli ultimi dieci anni. Oggi il mercato della cultura in Italia è di base non profit. E ciò nonostante le privatizzazioni (con il connesso disimpegno delle pubbliche amministrazioni) e l’introduzione nella gestione di principi aziendalistici. Così negli ultimi anni gli operatori culturali hanno cominciato ad avvertire l’esigenza di ulteriori fondi per finanziare le proprie attività. E soprattutto di nuove figure professionali che siano capaci di farlo.

L’attività di fund raising tuttavia non consiste solamente nel raccogliere più denaro possibile. Di questo è convinto Luciano Zanni, pioniere del fund raising in Italia e attualmente consulente di diverse organizzazioni non profit: “II fund kaiser opera soprattutto nella costruzione di un patrimonio di relazioni privilegiate con quegli stakeholder che si mostrano interessati sia alle iniziative culturali sia agli eventuali ritorni di immagine. II suo scopo è quello di creare una specie di portafoglio clienti, che rimanga all’organizzazione culturale anche dopo una sua eventuale uscita di scena”. Un’attività che si rivolge a soggetti diversi e quindi si avvale di strumenti diversi. Per esempio, il fund kaiser propone alle imprese forme di collaborazione che si concretizzano essenzialmente in un ritorno d’immagine per l’azienda. Quindi sponsorizzazioni o partnership strategiche su di un particolare evento (quello che viene chiamato, con un anglicismo, cause-related marketing).

Diverso invece l’approccio verso le persone fisiche o le fondazione bancarie. “Qui conta di più la donazione vera e propria”, sostiene Zanin. “Quindi bisogna organizzare raccolte fondi all’interno di eventi popolari, come fiere o sagre paesane. O in alternativa azioni di telemarketing o direct mailing”.

Ancora diverso il rapporto con gli enti pubblici. Per Zanin “il fund kaiser, più che ai diretti contributi, dovrebbe puntare a ottenere servizi gratuiti, come per esempio l’affitto gratuito dello stadio comunale per l’organizzazione di un evento/raccolta fondi”.

Di recente, un’indagine del centro studi Philantrophy della facoltà di economia di Forlì ha provveduto a stilare un primo identikit della figura del fund kaiser in Italia. L’età media è 39 anni, in particolare 37 per gli uomini e 41 per le donne. La retribuzione media si aggira attorno ai 26 mila euro lordi annui, senza alcuna significativa distinzione per sessi. Quello che stupisce è però la mancata connessione tra formazione e retribuzione. Nel senso che il livello di studi non è rilevante ai fini di uno stipendio più elevato. Una cosa abbastanza strana, se si considera che circa il 70% dei fund kaiser è laureato. Sulla tipologia di laurea c’è una differenza fra uomini e donne: il sesso femminile è laureato per lo più in materie umanistiche, in particolare lettere e filosofia; il sesso maschile in maniera preponderante in economia. Per quanto riguarda invece l’inquadramento, un fund kaiser su quattro lavora in proprio, come consulente, mentre gli altri tre risultano dipendenti delle organizzazioni non profit di riferimento. In quest’ultimo caso si è inquadrati per lo più come responsabile area.

Uno dei risultati più evidenti dell’indagine sul campo riguarda però le potenzialità di espansione della figura del fund kaiser in Italia. A fronte di una richiesta crescente, attualmente solo il 3,8% delle organizzazioni non profit culturali italiane utilizza e comprende il termine fund raising.

Un gap considerevole, dovuto anche a una carenza di formazione specifica nel nostro paese. Attualmente gli unici due centri accademici dove vi sono corsi di laurea o master che formano fund kaiser in erba sono l’università Bocconi a Milano e la facoltà di economia a Forlì.

Una carenza incomprensibile se si pensa alla mole di master in beni culturali che ogni anno sfornano enti pubblici e privati italiani: “Circa 70-80 master tutti gli anni sfornano una serie di figure professionali non aderenti alla richiesta del mercato”, ha sottolineato Carlo Puortes, a.d. di Fondazione musica per Roma, durante il convegno ‘Culture al lavoro’ organizzato da FederCulture. “E così”, ha aggiunto, “tanti lavoratori qualificati non vengono assorbiti e diventano disoccupati di lusso”.

Un’analisi su cui concorda anche Zanin, che tuttavia aggiunge una postilla importante: “Certamente la formazione è necessaria. Penso a un passaggio teorico come un master o un corso di specializzazione. Ma la mia esperienza mi dice che quello del fund kaiser è un mestiere che si impara veramente solo sul campo. Ovvero confrontandosi tutti i giorni con i propri ‘clienti’, organizzando eventi e, soprattutto, imparando dai propri errori. Un rapporto teoria-pratica che, per chi inizia a lavorare come fund kaiser, si concretizza soprattutto in stage o tirocini”.

“Un periodo di stage”, osserva Zanin, “ti aiuta a capire se la professione è adatta alle tue caratteristiche. Questa è un’attività che devi sentire dentro: solo se riesci a instaurare una relazione ‘calda’ con il cliente-donatore puoi definirti un fund kaiser a tutti gli effetti”.

Oltre al ‘calore’, infine, un giovane ha bisogno anche di un’altra cosa per diventare un bravo professionista: la continuità lavorativa. “Proprio per questo”, conclude, “consiglieri di iniziare come lavoratore dipendente. Per poi diventare consulente quando si ha un bagaglio di esperienze e contatti che consente di metterti in proprio”.

Iniziative culturali, +30% di visitatori del settore “cultura” in Italia è oramai una vera e propria industria che concorre con circa l’l,5% al pil nazionale. Ciò grazie alla costante crescita del comparto negli ultimi anni, in netta controtendenza con il fenomeno recessivo che attanaglia i settori più tradizionali dell’industria nostrana. Una crescita scandita da numeri eloquenti: negli ultimi cinque anni i visitatori di iniziative culturali sono aumentati del 30%. Con evidenti risultati a livello occupazionale: oltre 10.000 gli addetti stabili nell’ultimo lustro, pari a un incremento del 28%. Come si spiegano risultati così positivi?

Principalmente col fatto che la società italiana è divenuta negli anni più opulenta: le persone hanno un livello di istruzione più elevato, guadagnano di più e hanno più tempo libero. Tutti fattori che hanno fatto da volano alla domanda culturale.

Alcuni dati di FederCulture permettono di scandagliare meglio il fenomeno. Secondo l’ufficio studi dell’associazione, i consumi culturali delle famiglie italiane sono aumentati costantemente negli ultimi tre anni: dell’1,2% nel 2002, del 2,1% nel 2003 e dell’l% lo scorso anno. Ma non tutte le iniziative culturali vengono premiate dal pubblico: le persone si mostrano sempre meno interessate a spettacoli sportivi e discoteche e sempre più a cinema, musei, mostre, monumenti e concerti all’aperto. Proprio questi ultimi hanno mostrato il maggior balzo in avanti: +42,5%o solamente nel 2004.

Autore: Gianni Del Vecchio

Fonte:Italia Oggi

ROMA: Net Art – Premio per l’arte digitale 2005.

Pubblichiamo il bando di concorso del Premio per l’arte digitale 2005, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici), dalla DARC – Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanee, e dal MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, in collaborazione con la Fondazione Rosselli. Il tema di quest’edizione è dedicato alla Net Art.

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici), la DARC – Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanee, il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, in collaborazione con la Fondazione Rosselli, bandiscono l’edizione 2005 del Premio a concorso per l’arte digitale. Il concorso assegnerà un premio di cinquemila euro all’opera (edita o inedita) o al progetto giudicato migliore.

Il tema della prima edizione del premio per l’arte digitale è la Net Art. Il concorso è dedicato ad artisti che utilizzano Internet come strumento di espressione creativa. L’opera o il progetto premiato sarà presentato sui siti del MAXXI, della Fondazione Rosselli e di eventuali partner del Premio, scelti a discrezione del MAXXI e della Fondazione Rosselli, che sosterranno l’iniziativa.

Il concorso è aperto a tutti gli artisti italiani e stranieri nati a partire dal 1° gennaio 1970.La domanda di partecipazione va inviata, tramite posta (farà fede il timbro postale), entro il 31 ottobre 2005 al seguente indirizzo: Premio per l’arte digitale 2005 – Net Art, MAXXI Museo, via Guido Reni 2, 00196 Roma; oppure consegnata a mano (dalle 11.00 alle 16.00, dal martedì al venerdì) entro l’8 novembre 2005, alle ore 16.

L’annuncio del progetto o dell’opera vincitrice sarà pubblicato sui seguenti siti web:http://www.darc.beniculturali.it e http://www.fondazionerosselli.it entro il 31 dicembre 2005.

Entro il 28 febbraio 2006 il vincitore dovrà consegnare l’opera alla Segreteria del Premio, che ha sede presso il MAXXI (coordinamento generale: Gaia Battaglioli, tel. 06-3210181, fax: 06-32101830, email: maxxiarte4@darc.beniculturali.it ). In caso di selezione di un progetto, entro questa data, il vincitore dovrà pertanto produrre e consegnare l’opera come da progetto presentato in concorso. L’Amministrazione si riserva la facoltà di modificare, previa comunicazione, la data di consegna se ciò dovesse rendersi necessario in relazione alle esigenze organizzative.

Entro il 31 marzo 2006 gli enti promotori del concorso si impegnano a presentare l’opera vincitrice sui rispettivi siti web e in eventuali spazi fisici, attraverso i canali e secondo le modalità che riterranno più opportuni.

Quanto alla documentazione necessaria per la partecipazione al concorso, i candidati dovranno inviare in un’unica busta:
n.1 documento cartaceo con la “domanda di partecipazione” debitamente compilata (scaricabile in formato RTF);
n. 1 documento cartaceo con il “curriculum vitae”, a firma autografa, con autorizzazione al trattamento del dati personali ai sensi della legge 675/96, che evidenzi soprattutto l’attività degli ultimi cinque anni. Nel curriculum devono essere specificati data di nascita, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail del concorrente;
n. 1 documento cartaceo con la ‘descrizione dell’opera o del progetto’ con specificate le modalità tecniche di realizzazione e i requisiti tecnici per la sua fruizione;
CD-Rom contenente: i documenti di cui sopra su files ‘Microsoft Office Word’ versione 2003 o precedenti, ed eventuali immagini a corredo del progetto e dell’opera su file Jpeg RGB o Tiff RGB con risoluzione a 300dpi.
n.1 fotocopia del documento di identità.

La documentazione cartacea non dovrà superare la lunghezza complessiva di quattro cartelle di 2.500 battute ciascuna. La documentazione pervenuta non sarà restituita ed entrerà a far parte dell’Archivio di documentazione del MAXXI.

La Giuria, riunita in seduta non pubblica, procederà alla selezione delle opere e dei progetti presentati in concorso, selezionando tra questi un’opera o un progetto vincitore. Nel valutare i candidati, prenderà in considerazione il valore artistico del progetto o dell’opera presentati, oltre alle qualità artistiche del concorrente riscontrabili nella sua esperienza passata.

La Giuria è così composta:
Paolo Colombo, Curatore MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma;Anna Mattirolo, Direttrice del Servizio arte contemporanea, DARC;
Maria Vittoria Marini Clarelli, Sovrintendente alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, Roma;
Peter Weibel, Direttore ZKM, Karlsruhe, Germania;
Christine Van Assche, Centre Georges Pompidou, Parigi, Francia;
Eleonora De Filippis, Curatrice, Roma;
Elena Giulia Rossi, Curatrice, Roma.

La proprietà intellettuale e il copyright delle opere premiate è dei concorrenti, i quali potranno presentare l’opera secondo le modalità che riterranno più opportune, con l’unico obbligo di menzionare la committenza nel seguente modo: ‘Premio per l’arte digitale 2005, MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo e Fondazione Rosselli’. Il Ministero per i Beni e le attività culturali, la DARC, il MAXXI e la Fondazione Rosselli si riservano il diritto di presentare le opere e di pubblicare parti di esse a scopi di promozione culturale.

Fonte:CulturalWeb

FONDAZIONE CITTA’ITALIA: Le Giornate dell’Arte campagna di raccolta fondi per il restauro dei beni culturali italiani.

Dal 24 settembre al 2 ottobre 2005 la Fondazione CittàItalia, in collaborazione con la Rai – Radiotelevisione Italiana, organizza la seconda edizione de “Le Giornate dell’Arte – Campagna di raccolta fondi per il restauro dei beni culturali italiani”. L’iniziativa si svolge in concomitanza con le Giornate Europee del patrimonio culturale e mira a sensibilizzare e ad invitare i cittadini a contribuire alla tutela del patrimonio artistico, attraverso una vera e propria consultazione popolare che consentirà agli stessi cittadini di indicare le opere d’arte da restaurare.

Un nuovo meccanismo deciso dalla Fondazione sulla scia della partecipazione collettiva che l’anno scorso, in occasione della prima edizione, aveva contagiato centinaia di migliaia di cittadini desiderosi di segnalare o indicare un bene da restaurare, con oltre 1 milione di contatti registrati sul sito internet e sul numero verde della Fondazione. Dunque, saranno ancora una volta gli italiani i protagonisti del recupero del patrimonio storico-artistico attraverso le loro donazioni che da quest’anno potranno essere effettuate anche “giocando” alle lotterie “Dona&Vinci”, organizzate in 20 province italiane che hanno aderito all’iniziativa, grazie al prezioso contributo delle Aziende che sostengono Fondazione CittàItalia.

• Meccanismo per segnalare i beni da restaurare

Entro la fine del mese di luglio, prima di entrare nel vivo delle “Giornate”, è già possibile attivare segnalazioni attraverso il sito Internet della Fondazione: i cittadini potranno indicare l’opera d’arte italiana che, a loro avviso, necessita di essere restaurata e potranno cominciare a donare utilizzando un conto corrente bancario e un conto corrente postale intestati alla Fondazione, nonché attraverso il sito internet, in attesa che vengano attivate le lotterie e gli sms solidali previsti per settembre prossimo. Le indicazioni dei cittadini e delle Città socie saranno valutate dal Comitato Scientifico della Fondazione. Le proposte passeranno al vaglio del Consiglio di Amministrazione della Fondazione che, verificati i fondi raccolti, procederà all’individuazione dei beni da restaurare.

• Omaggio alla Bellezza

L’Arte “cede il passo” alla Bellezza. Come avvenuto per la scorsa edizione con il libro “Omaggio all’Arte”, in occasione delle Giornate dell’Arte, anche quest’anno, in collaborazione con ERI-RAI, sarà edito un elegante volume, realizzato in tiratura limitata e numerata, che raccoglierà le testimonianze di celebri esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, del cinema, del teatro, della televisione, della musica. Per “Le Giornate dell’Arte 2005” il nuovo progetto editoriale sarà intitolato “Omaggio alla Bellezza”: i celebri autori sceglieranno un luogo d’arte della propria città a cui sono particolarmente legati, associando una citazione, una emozione, un pensiero. L’originalità del progetto risiede nel fatto che ciascuno sarà libero di fare una scelta secondo propri parametri evidenziando, ancora una volta, lo speciale rapporto che ciascuno di noi ha con l’Arte.

• “David” mutilato: un pericolo da scongiurare

“Il nostro patrimonio artistico e culturale, se non opportunamente mantenuto e protetto, oggi è a rischio e potrebbe sparire”: su questo claim si snoda la campagna di comunicazione creata per sensibilizzare ulteriormente gli italiani alla tutela del loro patrimonio, in occasione de “Le Giornate dell’Arte”. Per realizzarla sono state scelte due opere d’arte, il “David” di Michelangelo e “Ultima Cena” di Leonardo, cui sono state tolte delle parti per farle apparire provocatoriamente danneggiate. Un pericolo da scongiurare, sottolineato dal messaggio: “Senza il tuo aiuto in Italia potrebbe mancare qualcosa”.

• Multimedialità

Il sito web dedicato, www.fondazionecittaitalia.it, sarà un utile strumento di consultazione per i cittadini desiderosi di essere informati ed aggiornati sulle iniziative organizzate durante “Le Giornate dell’Arte”. Potranno essere consultate pagine di approfondimento sui beni da restaurare, ma soprattutto si potrà interagire attraverso una vera e propria community virtuale per segnalare opere, dare indicazioni e suggerimenti sugli eventi che coinvolgeranno anche i portali delle Aziende e delle Città coinvolte. Tra i progetti speciali la diffusione di 3 web-cartoons realizzati da un gruppo di giovani artisti di GORDO.it.

“Le Giornate dell’Arte” si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Commissione Nazionale italiana dell’UNESCO, dell’ANCI, dell’UPI e del Segretariato Sociale RAI; grazie al contributo di Alpitour, Assaeroporti, Autostrade per l’Italia, Alta Roma, Confartigianato, Confservizi, CUP – Consiglio Unitario delle Professioni, FIAVET – Federazione Italiana Associazione Imprese Viaggi e Turismo, Fondazione Monte Paschi di Siena, Legambiente, Maggiore, Postel, Telecom Italia, Tim, Unioncamere, Vodafone, Wind, Wwf.

Link: http://www.fondazionecittaitalia.it

Fonte:Sussidiario.it

MILANO: Un Museo Virtuale in un clic.

Il Gruppo Bancario UniCredit, da sempre sensibile al sostegno delle iniziative legate al mondo dell’arte e della cultura, mette a disposizione di tutti gli utenti internet il proprio patrimonio artistico.

E’ ora possibile, collegandosi al sito web di Unicredit, consultare la Collezione e il Museo Virtuale.

Le opere più significative della collezione sono illustrate attraverso schede corredate di immagini, che forniscono i principali dati tecnici e l’inquadramento storico–artistico.

Il Museo Virtuale presenta invece una mostra tematica – “allestita” con opere della collezione- che fornisce chiavi di lettura e linee interpretative specifiche. Il percorso espositivo è introdotto da un testo di presentazione che illustra i contenuti delle sale, mentre la navigazione interattiva consente, tra l’altro, di ingrandire le immagini e consultare le schede descrittive di ogni opera esposta. La mostra attualmente in corso è dedicata al tema del paesaggio.

Link: http://www.unicredit.it

Fonte:Exibart on line

LONDRA: Per il Patrimonio italiano una ricetta c’è: è inglese e collaudata da 40 anni.

Il Landmark Trust acquista, restaura, arreda e poi affitta a usi abitativi dimore antiche, templi neogotici, castelli e mulini. Sono 200 in tutta la Gran Bretagna e già 4 (tra cui una villa di Palladio) in Italia.

Quando si parla di tutela di beni storico-artistici in Italia, vengono alla mente il “museo diffuso” e la tutela del paesaggio, plasmato nei secoli dalla sapiente mano dell’uomo. Diciamo che di questa tutela si sono fatti sostanzialmente carico lo Stato e la Chiesa. Come, lo si può vedere.

In Gran Bretagna la tutela nasce nel 1217.

La Gran Bretagna, a differenza dell’Italia, ha seguito un percorso affatto diverso. Il primo atto di tutela, seppur lontanissimo, è riconducibile al 1217, con la promulgazione della poco nota “Charta Foresta”, un’estensione che segue di due anni la “Magna Charta”. Una serie di severe leggi e punizioni contro la costruzione di edifici e recinti per pascoli nelle foreste reali e contro il furto di legnami. Le foreste erano mantenute per usi militari: querce e faggi hanno alimentato nei secoli una miriade di cantieri navali per la costruzione di fregate e navi da guerra.

Un salto di 500 anni ci porta alla rivoluzione industriale e ai commerci con l’Asia dominati dalle Compagnie delle Indie (olandese e inglese), enormi monopoli di Stato smantellati nella seconda metà dell’Ottocento con l’avvento delle idee liberiste (sopra tutti J.S. Mill, economista eclettico, lavorò per la Compagnia delle Indie fino al suo scioglimento nel 1858, fu membro del Parlamento e si adoperò per la formazione della CPS, Commons Preservation Society, gruppo di pressione politico che lottava per mantenere pubblico l’accesso alla campagna e che contribuì poi a formare il National Trust).

Le enormi rendite prodotte da quasi 200 anni di commerci e dalla rivoluzione industriale vengono investite in Inghilterra per far fronte alla forte crescita demografica e ai fenomeni di inarrestabile inurbamento . Una dopo l’altra le antiche foreste che circondavano Londra (Essex, Epping, Wimbledon) subiscono l’espansione della città. Lontano da Londra, in regioni remote come il Lake District, la tentacolare presenza della ferrovia (che cerca di raggiungere le miniere sparse su tutto il territorio) è paragonabile alla invadenza delle automobili e delle autostrade nella seconda metà del 1900.

L’avidità dei privati.

Dalla oppressione della vita cittadina, dalle penose condizioni del proletariato, dallo sfruttamento intensivo delle risorse naturali dell’industria (è del 1848 il primo “Public Health Act” in difesa dei lavoratori, del 1867 la prima descrizione scientifica delle piogge acide), dalla crisi dell’agricoltura (che, a causa delle importazioni dal Nord America, trasforma l’uso del suolo da agricolo a pastorale) e dalla necessità di resistere alle speculazioni immobiliari nasce un dinamico gruppo di militanti (appunto la CPS, costituita nel 1865, poi divenuta Open Spaces Society nel 1879) che promette di fare pressione sul governo in modo da “resistere all’avidità dei privati chiamata impresa” e non permettere di abusare di un bene pubblico come il territorio, “salotto all’aperto dei poveri”. Tra i principali animatori della CPS troviamo sin dal principio i tre fondatori del National Trust: Robert Hunter, Octavia Hill e Hardie Rawnsley . Nei primi anni di attività la Cps porterà alla promulgazione di una serie di leggi in difesa del libero accesso alle aree verdi (“Conservation Act” del 1884 ), della conservazione degli edifici storici (“Ancient Monument Act” del 1882 ), fino al primo “Metropolitan Open Spaces Act” del 1877, che dà al Board della Corporation of London il potere di acquisire (anche espropriando, ma pagando il giusto prezzo di mercato) terreni da convertire in parchi pubblici . Da notare che nello stesso anno William Morris (formatosi sui testi di John Ruskin, intimo amico di Octavia Hill e Augustus Pugin) fonda la SPAB, Society for Protection of Ancient Buildings, che si prometteva di divenire promotrice delle giuste tecniche di restauro e manutenzione degli edifici di importanza storica (molti dei temi che si trovano nel movimento dell’ Arts and Crafts ).

Il National Trust .

Negli anni Ottanta ai tre futuri fondatori del National Trust vengono offerte in alcune occasioni donazioni di edifici che i proprietari, sul finire della loro vita, erano felici di affidare alle cure della Cps perché venissero aperti al pubblico godimento. Non potendo le autorità locali utilizzare fondi pubblici per la manutenzione di questi edifici, i tre giungono alla inevitabile conclusione di dover costituire una fondazione (prima dell’atto di costituzione detta “The Commons and Garden Trust”): nasce così nel 1894 il “National Trust for Historic Sites and National Scenery”. La riunione inaugurale, una volta che il Duca di Westminster accettata di divenirne il primo presidente, si svolge il 16 luglio del 1894.

Di qui in avanti le tappe si seguono in rapida successione: nel 1900 il primo appello al pubblico (per finanziare l’acquisto di una proprietà nel Lake District; molti dei donatori saranno semplici operai), nel 1902 si costituisce il primo comitato nazionale di raccolta fondi . Nei primi 25 anni di vita del NT saranno acquisite ben 80 proprietà (60 di tipo naturalistico, 6 lungo la costa).

Nel 1907 viene promulgato dal parlamento il primo National Trust Act, che conferisce all’ente privato il potere di dichiarare le proprietà inalienabili (e dunque per sempre sottratte a possibili speculazioni).

Precoce « devolution » .

C’è in questa legge un caso molto concreto della oggi tanto invocata “devolution”, cioè la decisione (e relativi costi da finanziare) se tutelare o meno un’area da speculazioni di privati è demandata ad altri privati. Nel 1937 il Parlamento approva un nuovo “NT Act”, nel quale si prevede la possibilità di acquisire terreni e investimenti per generare il reddito necessario alla manutenzione di dimore storiche . Infine nel 1965 viene lanciato il “Progetto Nettuno” , una campagna di raccolta fondi per la tutela delle coste tuttora in corso: in 40 anni, il NT è riuscito ad acquisire circa metà delle coste dell’intera isola! Sono impeccabili e l’accesso è rigorosamente gratuito.

3,5 milioni di soci.

Oggi il NT è un ente di tutela che conta su 3,5 milioni di sostenitori (membri che pagano una somma annuale per sostanzialmente avere gratuito accesso in oltre 350 proprietà aperte al pubblico: sono circa 80 milioni di euro di entrate per il NT), dà lavoro a circa 5.000 persone, controlla una società commerciale (National Trust Enterprises) che impiega altre 800 persone e produce un contributo netto per il NT di oltre 20 milioni di euro.

Dal 1965 c’è anche il Landmark Trust .

Oltre al più noto NT, esiste e opera dal 1965 una seconda, più piccola organizzazione di tutela del patrimonio storico-artistico in Gran Bretagna: il Landmark Trust. Fondato da un cittadino privato, Sir John Smith , il LT è una charity (ente morale senza fini di lucro) che si propone di salvare quel “patrimonio minore” di edifici storico-artistici di cui la Gran Bretagna è ricchissima. Edifici che, non essendo né troppo noti né di dimensioni importanti, erano finiti in abbandono.

Si tratta di un patrimonio di quasi 200 dimore, spesso eccentriche, alcuni forti lungo la costa, edifici neogotici, castelli di varie epoche, mulini, fattorie, ex prigioni, un tempio gotico, un appartamento all’interno di Hampton Court, stazioni di trasmissione radio, torri per l’acqua, vecchie scuole o stazioni ferroviarie, casini di caccia, una ex biblioteca, la Capanna di Robin Hood, un antico ospedale a pianta circolare, una sala da musica, antichi cottage o bungalow lungo la costa… tutti riadattati nel modo meno intrusivo possibile per consentire un uso abitativo . E ancora case nel centro di Londra, un’intera isola, Lundy Island (che il LT gestisce in concessione per il NT), con il relativo servizio di trasporto per nave ed elicottero. Inoltre, il LT gestisce 4 proprietà in Italia (villa Saraceno, progettata da Andrea Palladio presso Vicenza, il monastero di Sant’Antonio a Tivoli e due appartamenti a Firenze e Roma) e, attraverso una fondazione indipendente (LT Usa), 4 proprietà negli Stati Uniti .

Acquisto, restauro e autosufficienza.

Il modello secondo cui funziona il LT prevede una spesa iniziale per l’acquisto e il restauro degli edifici, che poi vengono “messi a reddito”, cioè affittati come case di vacanza, riuscendo in questo modo a raggiungere la piena autosufficienza. Il progetto di restauro si completa con l’arredamento degli edifici, con intervento di arredatori del LT che curano uno stile che sia adatto alla storia di ogni singolo edificio ma anche coerente con lo «chic» tipico di ogni dimora gestita dal LT .

Una volta raggiunta la somma per effettuare ed effettuati i restauri (il LT riceve aiuto dal Manifold Trust, a partire dal 1994 dall’Heritage Lottery Fund e attraverso lasciti e appelli pubblici), gli edifici stessi provvedono a finanziare la propria manutenzione nel tempo. L’affitto comporta per il LT ridotte spese di gestione, dal momento che provvede alla pulizia ma non fornisce altri servizi (si tratta di “self-catering holidays”). Gli affitti vanno da 202 sterline a 3.460 per settimana (per edifici capaci di ospitare 2/16 persone).

La buona educazione.

Allo scopo primario, che è la conservazione del patrimonio, il LT affianca uno scopo educativo: il soggiorno in edifici di particolare pregio architettonico, storico e artistico contribuisce a sensibilizzare al bello, al valore della storia che questi edifici (e gli immediati dintorni, anch’essi tutelati) trasmettono a chi li abita. Educazione con la “e” minuscola, ovvero un piacere che viene più dal frequentare, dal vivere nei bei posti piuttosto che da un’attività di apprendimento imposta. A differenza del National Trust, il Landmark Trust non ha aderenti, e destina i propri edifici principalmente a uso abitativo. Tuttavia ci sono alcuni giorni di apertura in cui è possibile visitare quasi tutti gli edifici del LT. Nel complesso, le quasi duecento proprietà del LT sono occupate per l’80% del tempo e generano un reddito di oltre 12 milioni di euro. Tra restauratori, operai, addetti alla manutenzione, ufficio centrale e custodi delle proprietà, il LT impiega circa 500 persone, producendo annualmente anche un utile che viene reinvestito in nuove proprietà (circa 4-5 ogni anno). Per festeggiare il proprio quarantesimo anniversario, il LT conta di concludere quest’anno il più oneroso e importante progetto di restauro mai effettuato, avendo acquisito nel 1997 sul mercato (grazie a un finanziamento dell’Heritage Lottery Fund) “The Grange” a Ramsgate, un edificio costruito per la propria famiglia dal celebre architetto Augustus Pugin intorno al 1840.
Presidente onorario è il Principe Carlo , e direttore ne è Peter Pearce, che prima di entrare al LT nel 1995 ha lavorato per 13 anni al NT .

Autore: Martin Angioni

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line