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FONDAZIONE CITTA’ITALIA: Le Giornate dell’Arte campagna di raccolta fondi per il restauro dei beni culturali italiani.

Dal 24 settembre al 2 ottobre 2005 la Fondazione CittàItalia, in collaborazione con la Rai – Radiotelevisione Italiana, organizza la seconda edizione de “Le Giornate dell’Arte – Campagna di raccolta fondi per il restauro dei beni culturali italiani”. L’iniziativa si svolge in concomitanza con le Giornate Europee del patrimonio culturale e mira a sensibilizzare e ad invitare i cittadini a contribuire alla tutela del patrimonio artistico, attraverso una vera e propria consultazione popolare che consentirà agli stessi cittadini di indicare le opere d’arte da restaurare.

Un nuovo meccanismo deciso dalla Fondazione sulla scia della partecipazione collettiva che l’anno scorso, in occasione della prima edizione, aveva contagiato centinaia di migliaia di cittadini desiderosi di segnalare o indicare un bene da restaurare, con oltre 1 milione di contatti registrati sul sito internet e sul numero verde della Fondazione. Dunque, saranno ancora una volta gli italiani i protagonisti del recupero del patrimonio storico-artistico attraverso le loro donazioni che da quest’anno potranno essere effettuate anche “giocando” alle lotterie “Dona&Vinci”, organizzate in 20 province italiane che hanno aderito all’iniziativa, grazie al prezioso contributo delle Aziende che sostengono Fondazione CittàItalia.

• Meccanismo per segnalare i beni da restaurare
Entro la fine del mese di luglio, prima di entrare nel vivo delle “Giornate”, è già possibile attivare segnalazioni attraverso il sito Internet della Fondazione: i cittadini potranno indicare l’opera d’arte italiana che, a loro avviso, necessita di essere restaurata e potranno cominciare a donare utilizzando un conto corrente bancario e un conto corrente postale intestati alla Fondazione, nonché attraverso il sito internet, in attesa che vengano attivate le lotterie e gli sms solidali previsti per settembre prossimo. Le indicazioni dei cittadini e delle Città socie saranno valutate dal Comitato Scientifico della Fondazione. Le proposte passeranno al vaglio del Consiglio di Amministrazione della Fondazione che, verificati i fondi raccolti, procederà all’individuazione dei beni da restaurare.

• Omaggio alla Bellezza
L’Arte “cede il passo” alla Bellezza. Come avvenuto per la scorsa edizione con il libro “Omaggio all’Arte”, in occasione delle Giornate dell’Arte, anche quest’anno, in collaborazione con ERI-RAI, sarà edito un elegante volume, realizzato in tiratura limitata e numerata, che raccoglierà le testimonianze di celebri esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, del cinema, del teatro, della televisione, della musica. Per “Le Giornate dell’Arte 2005” il nuovo progetto editoriale sarà intitolato “Omaggio alla Bellezza”: i celebri autori sceglieranno un luogo d’arte della propria città a cui sono particolarmente legati, associando una citazione, una emozione, un pensiero. L’originalità del progetto risiede nel fatto che ciascuno sarà libero di fare una scelta secondo propri parametri evidenziando, ancora una volta, lo speciale rapporto che ciascuno di noi ha con l’Arte.

• “David” mutilato: un pericolo da scongiurare
“Il nostro patrimonio artistico e culturale, se non opportunamente mantenuto e protetto, oggi è a rischio e potrebbe sparire”: su questo claim si snoda la campagna di comunicazione creata per sensibilizzare ulteriormente gli italiani alla tutela del loro patrimonio, in occasione de “Le Giornate dell’Arte”. Per realizzarla sono state scelte due opere d’arte, il “David” di Michelangelo e “Ultima Cena” di Leonardo, cui sono state tolte delle parti per farle apparire provocatoriamente danneggiate. Un pericolo da scongiurare, sottolineato dal messaggio: “Senza il tuo aiuto in Italia potrebbe mancare qualcosa”.

• Multimedialità
Il sito web dedicato, www.fondazionecittaitalia.it, sarà un utile strumento di consultazione per i cittadini desiderosi di essere informati ed aggiornati sulle iniziative organizzate durante “Le Giornate dell’Arte”. Potranno essere consultate pagine di approfondimento sui beni da restaurare, ma soprattutto si potrà interagire attraverso una vera e propria community virtuale per segnalare opere, dare indicazioni e suggerimenti sugli eventi che coinvolgeranno anche i portali delle Aziende e delle Città coinvolte. Tra i progetti speciali la diffusione di 3 web-cartoons realizzati da un gruppo di giovani artisti di GORDO.it.

“Le Giornate dell’Arte” si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Commissione Nazionale italiana dell’UNESCO, dell’ANCI, dell’UPI e del Segretariato Sociale RAI; grazie al contributo di Alpitour, Assaeroporti, Autostrade per l’Italia, Alta Roma, Confartigianato, Confservizi, CUP – Consiglio Unitario delle Professioni, FIAVET – Federazione Italiana Associazione Imprese Viaggi e Turismo, Fondazione Monte Paschi di Siena, Legambiente, Maggiore, Postel, Telecom Italia, Tim, Unioncamere, Vodafone, Wind, Wwf.

Link: fondcittaitalia.it-html.com

Fonte: Sussidiario.it

MILANO: Un Museo Virtuale in un clic.

Il Gruppo Bancario UniCredit, da sempre sensibile al sostegno delle iniziative legate al mondo dell’arte e della cultura, mette a disposizione di tutti gli utenti internet il proprio patrimonio artistico.

E’ ora possibile, collegandosi al sito web di Unicredit, consultare la Collezione e il Museo Virtuale.

Le opere più significative della collezione sono illustrate attraverso schede corredate di immagini, che forniscono i principali dati tecnici e l’inquadramento storico–artistico.

Il Museo Virtuale presenta invece una mostra tematica – “allestita” con opere della collezione- che fornisce chiavi di lettura e linee interpretative specifiche. Il percorso espositivo è introdotto da un testo di presentazione che illustra i contenuti delle sale, mentre la navigazione interattiva consente, tra l’altro, di ingrandire le immagini e consultare le schede descrittive di ogni opera esposta. La mostra attualmente in corso è dedicata al tema del paesaggio.

Link: http://www.unicredit.it

Fonte:Exibart on line

LONDRA: Per il Patrimonio italiano una ricetta c’è: è inglese e collaudata da 40 anni.

Il Landmark Trust acquista, restaura, arreda e poi affitta a usi abitativi dimore antiche, templi neogotici, castelli e mulini. Sono 200 in tutta la Gran Bretagna e già 4 (tra cui una villa di Palladio) in Italia.

Quando si parla di tutela di beni storico-artistici in Italia, vengono alla mente il “museo diffuso” e la tutela del paesaggio, plasmato nei secoli dalla sapiente mano dell’uomo. Diciamo che di questa tutela si sono fatti sostanzialmente carico lo Stato e la Chiesa. Come, lo si può vedere.

In Gran Bretagna la tutela nasce nel 1217.

La Gran Bretagna, a differenza dell’Italia, ha seguito un percorso affatto diverso. Il primo atto di tutela, seppur lontanissimo, è riconducibile al 1217, con la promulgazione della poco nota “Charta Foresta”, un’estensione che segue di due anni la “Magna Charta”. Una serie di severe leggi e punizioni contro la costruzione di edifici e recinti per pascoli nelle foreste reali e contro il furto di legnami. Le foreste erano mantenute per usi militari: querce e faggi hanno alimentato nei secoli una miriade di cantieri navali per la costruzione di fregate e navi da guerra.

Un salto di 500 anni ci porta alla rivoluzione industriale e ai commerci con l’Asia dominati dalle Compagnie delle Indie (olandese e inglese), enormi monopoli di Stato smantellati nella seconda metà dell’Ottocento con l’avvento delle idee liberiste (sopra tutti J.S. Mill, economista eclettico, lavorò per la Compagnia delle Indie fino al suo scioglimento nel 1858, fu membro del Parlamento e si adoperò per la formazione della CPS, Commons Preservation Society, gruppo di pressione politico che lottava per mantenere pubblico l’accesso alla campagna e che contribuì poi a formare il National Trust).

Le enormi rendite prodotte da quasi 200 anni di commerci e dalla rivoluzione industriale vengono investite in Inghilterra per far fronte alla forte crescita demografica e ai fenomeni di inarrestabile inurbamento . Una dopo l’altra le antiche foreste che circondavano Londra (Essex, Epping, Wimbledon) subiscono l’espansione della città. Lontano da Londra, in regioni remote come il Lake District, la tentacolare presenza della ferrovia (che cerca di raggiungere le miniere sparse su tutto il territorio) è paragonabile alla invadenza delle automobili e delle autostrade nella seconda metà del 1900.

L’avidità dei privati.

Dalla oppressione della vita cittadina, dalle penose condizioni del proletariato, dallo sfruttamento intensivo delle risorse naturali dell’industria (è del 1848 il primo “Public Health Act” in difesa dei lavoratori, del 1867 la prima descrizione scientifica delle piogge acide), dalla crisi dell’agricoltura (che, a causa delle importazioni dal Nord America, trasforma l’uso del suolo da agricolo a pastorale) e dalla necessità di resistere alle speculazioni immobiliari nasce un dinamico gruppo di militanti (appunto la CPS, costituita nel 1865, poi divenuta Open Spaces Society nel 1879) che promette di fare pressione sul governo in modo da “resistere all’avidità dei privati chiamata impresa” e non permettere di abusare di un bene pubblico come il territorio, “salotto all’aperto dei poveri”. Tra i principali animatori della CPS troviamo sin dal principio i tre fondatori del National Trust: Robert Hunter, Octavia Hill e Hardie Rawnsley . Nei primi anni di attività la Cps porterà alla promulgazione di una serie di leggi in difesa del libero accesso alle aree verdi (“Conservation Act” del 1884 ), della conservazione degli edifici storici (“Ancient Monument Act” del 1882 ), fino al primo “Metropolitan Open Spaces Act” del 1877, che dà al Board della Corporation of London il potere di acquisire (anche espropriando, ma pagando il giusto prezzo di mercato) terreni da convertire in parchi pubblici . Da notare che nello stesso anno William Morris (formatosi sui testi di John Ruskin, intimo amico di Octavia Hill e Augustus Pugin) fonda la SPAB, Society for Protection of Ancient Buildings, che si prometteva di divenire promotrice delle giuste tecniche di restauro e manutenzione degli edifici di importanza storica (molti dei temi che si trovano nel movimento dell’ Arts and Crafts ).

Il National Trust .

Negli anni Ottanta ai tre futuri fondatori del National Trust vengono offerte in alcune occasioni donazioni di edifici che i proprietari, sul finire della loro vita, erano felici di affidare alle cure della Cps perché venissero aperti al pubblico godimento. Non potendo le autorità locali utilizzare fondi pubblici per la manutenzione di questi edifici, i tre giungono alla inevitabile conclusione di dover costituire una fondazione (prima dell’atto di costituzione detta “The Commons and Garden Trust”): nasce così nel 1894 il “National Trust for Historic Sites and National Scenery”. La riunione inaugurale, una volta che il Duca di Westminster accettata di divenirne il primo presidente, si svolge il 16 luglio del 1894.

Di qui in avanti le tappe si seguono in rapida successione: nel 1900 il primo appello al pubblico (per finanziare l’acquisto di una proprietà nel Lake District; molti dei donatori saranno semplici operai), nel 1902 si costituisce il primo comitato nazionale di raccolta fondi . Nei primi 25 anni di vita del NT saranno acquisite ben 80 proprietà (60 di tipo naturalistico, 6 lungo la costa).

Nel 1907 viene promulgato dal parlamento il primo National Trust Act, che conferisce all’ente privato il potere di dichiarare le proprietà inalienabili (e dunque per sempre sottratte a possibili speculazioni).

Precoce « devolution » .

C’è in questa legge un caso molto concreto della oggi tanto invocata “devolution”, cioè la decisione (e relativi costi da finanziare) se tutelare o meno un’area da speculazioni di privati è demandata ad altri privati. Nel 1937 il Parlamento approva un nuovo “NT Act”, nel quale si prevede la possibilità di acquisire terreni e investimenti per generare il reddito necessario alla manutenzione di dimore storiche . Infine nel 1965 viene lanciato il “Progetto Nettuno” , una campagna di raccolta fondi per la tutela delle coste tuttora in corso: in 40 anni, il NT è riuscito ad acquisire circa metà delle coste dell’intera isola! Sono impeccabili e l’accesso è rigorosamente gratuito.

3,5 milioni di soci.

Oggi il NT è un ente di tutela che conta su 3,5 milioni di sostenitori (membri che pagano una somma annuale per sostanzialmente avere gratuito accesso in oltre 350 proprietà aperte al pubblico: sono circa 80 milioni di euro di entrate per il NT), dà lavoro a circa 5.000 persone, controlla una società commerciale (National Trust Enterprises) che impiega altre 800 persone e produce un contributo netto per il NT di oltre 20 milioni di euro.

Dal 1965 c’è anche il Landmark Trust .

Oltre al più noto NT, esiste e opera dal 1965 una seconda, più piccola organizzazione di tutela del patrimonio storico-artistico in Gran Bretagna: il Landmark Trust. Fondato da un cittadino privato, Sir John Smith , il LT è una charity (ente morale senza fini di lucro) che si propone di salvare quel “patrimonio minore” di edifici storico-artistici di cui la Gran Bretagna è ricchissima. Edifici che, non essendo né troppo noti né di dimensioni importanti, erano finiti in abbandono.

Si tratta di un patrimonio di quasi 200 dimore, spesso eccentriche, alcuni forti lungo la costa, edifici neogotici, castelli di varie epoche, mulini, fattorie, ex prigioni, un tempio gotico, un appartamento all’interno di Hampton Court, stazioni di trasmissione radio, torri per l’acqua, vecchie scuole o stazioni ferroviarie, casini di caccia, una ex biblioteca, la Capanna di Robin Hood, un antico ospedale a pianta circolare, una sala da musica, antichi cottage o bungalow lungo la costa… tutti riadattati nel modo meno intrusivo possibile per consentire un uso abitativo . E ancora case nel centro di Londra, un’intera isola, Lundy Island (che il LT gestisce in concessione per il NT), con il relativo servizio di trasporto per nave ed elicottero. Inoltre, il LT gestisce 4 proprietà in Italia (villa Saraceno, progettata da Andrea Palladio presso Vicenza, il monastero di Sant’Antonio a Tivoli e due appartamenti a Firenze e Roma) e, attraverso una fondazione indipendente (LT Usa), 4 proprietà negli Stati Uniti .

Acquisto, restauro e autosufficienza.

Il modello secondo cui funziona il LT prevede una spesa iniziale per l’acquisto e il restauro degli edifici, che poi vengono “messi a reddito”, cioè affittati come case di vacanza, riuscendo in questo modo a raggiungere la piena autosufficienza. Il progetto di restauro si completa con l’arredamento degli edifici, con intervento di arredatori del LT che curano uno stile che sia adatto alla storia di ogni singolo edificio ma anche coerente con lo «chic» tipico di ogni dimora gestita dal LT .

Una volta raggiunta la somma per effettuare ed effettuati i restauri (il LT riceve aiuto dal Manifold Trust, a partire dal 1994 dall’Heritage Lottery Fund e attraverso lasciti e appelli pubblici), gli edifici stessi provvedono a finanziare la propria manutenzione nel tempo. L’affitto comporta per il LT ridotte spese di gestione, dal momento che provvede alla pulizia ma non fornisce altri servizi (si tratta di “self-catering holidays”). Gli affitti vanno da 202 sterline a 3.460 per settimana (per edifici capaci di ospitare 2/16 persone).

La buona educazione.

Allo scopo primario, che è la conservazione del patrimonio, il LT affianca uno scopo educativo: il soggiorno in edifici di particolare pregio architettonico, storico e artistico contribuisce a sensibilizzare al bello, al valore della storia che questi edifici (e gli immediati dintorni, anch’essi tutelati) trasmettono a chi li abita. Educazione con la “e” minuscola, ovvero un piacere che viene più dal frequentare, dal vivere nei bei posti piuttosto che da un’attività di apprendimento imposta. A differenza del National Trust, il Landmark Trust non ha aderenti, e destina i propri edifici principalmente a uso abitativo. Tuttavia ci sono alcuni giorni di apertura in cui è possibile visitare quasi tutti gli edifici del LT. Nel complesso, le quasi duecento proprietà del LT sono occupate per l’80% del tempo e generano un reddito di oltre 12 milioni di euro. Tra restauratori, operai, addetti alla manutenzione, ufficio centrale e custodi delle proprietà, il LT impiega circa 500 persone, producendo annualmente anche un utile che viene reinvestito in nuove proprietà (circa 4-5 ogni anno). Per festeggiare il proprio quarantesimo anniversario, il LT conta di concludere quest’anno il più oneroso e importante progetto di restauro mai effettuato, avendo acquisito nel 1997 sul mercato (grazie a un finanziamento dell’Heritage Lottery Fund) “The Grange” a Ramsgate, un edificio costruito per la propria famiglia dal celebre architetto Augustus Pugin intorno al 1840.
Presidente onorario è il Principe Carlo , e direttore ne è Peter Pearce, che prima di entrare al LT nel 1995 ha lavorato per 13 anni al NT .

Autore: Martin Angioni

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

ROMA: Il Fisco in soccorso dell’Arte Contemporanea.

La Commissione Finanza della Camera sta esaminando un progetto di legge dell’opposizione per sostenere il mercato dell’arte contemporanea e gli artisti attraverso strumenti fiscali. E riapre il dibattito sulla riforma della Legge del 2%.

È stata ripresa alla Camera, presso la Commissione Finanze, l’esame di una proposta di legge in materia di “misure a sostegno del mercato dell’arte contemporanea” (Atto Camera 4663, primo firmatario il deputato Enzo Carra della Margherita), che prevede agevolazioni fiscali per gli artisti, e per le cessioni, gli acquisti e le donazioni di opere d’arte .

È una proposta sottoscritta da numerosi parlamentari dell’”opposizione” (e da un deputato della maggioranza), appartenenti a gruppi diversi del centro-sinistra. È, dunque una proposta debole e, peraltro, comporta oneri per il bilancio pubblico; ma, a prescindere dalle specifiche soluzioni proposte, con il merito di riproporre la questione di una politica pubblica per la promozione dell’attività artistica, e non solo per la sua conservazione e fruizione . A questo aggiunge anche la possibilità di utilizzare lo strumento fiscale a questo fine. L’iniziativa potrebbe dunque riaprire la discussione su come aggiornare e integrare gli strumenti e le risorse specificamente dedicati all’arte contemporanea attualmente in campo in Italia: dall’istituzione di una Direzione generale del Ministero per i Beni e le Attività culturali dedicata all’architettura e all’arte contemporanee (Darc); al recente “Piano per l’arte contemporanea”, la cui elaborazione è affidata dalla legge 29/2001 al Ministro per i Beni culturali, con una dotazione annua di circa 5.200 euro, al fine di incrementare il patrimonio pubblico di arte contemporanea.

Al Piano è legato anche il “Patto per l’arte contemporanea”, accordo tra il Ministro e le Regioni, le Province autonome, le Province, i Comuni e le Comunità montane per un approccio integrato a una politica dell’arte contemporanea. L’elemento chiave resta comunque ancora il vecchio meccanismo previsto dalla legge 717 del 1949, che prevede uno stanziamento non inferiore al 2% del costo totale della costruzione o ristrutturazione degli edifici pubblici “per l’abbellimento degli stessi con opere d’arte”.

Ha una lunga storia il dibattito sulla sua riforma: il problema fondamentale è la sua disapplicazione, o molto parziale applicazione, dovuta anche all’assenza di sanzioni e di meccanismi di recupero di fronte agli amministratori inadempienti, e incentivata dalle frequenti difficoltà finanziarie poste da ritardi nei lavori pubblici .

Le modifiche che ad essa sono state apportate nel 1997, in particolare semplificando le procedure concorsuali, hanno compiuto un primo utile passo ma non hanno potuto rilanciarne l’attuazione, che continua comunque a essere generalmente considerata di cruciale importanza (quando non l’unica) per una efficace politica di promozione dell’attività artistica. Sono al momento depositate presso le Camere alcune proposte di legge volte a rafforzare e integrare i meccanismi previsti dalla legge : in particolare la Commissione Cultura del Senato ha iniziato l’esame di un progetto di legge (Atto Senato 1695, abbinato al disegno di legge dell’ex ministro Urbani sulla qualità architettonica , n. 2867), sospeso dallo scorso 3 novembre. Dopo le recenti, anche aspre polemiche sul peso dell’arte italiana nelle sedi internazionali, le iniziative legislative in corso di esame in Parlamento potrebbero contribuire ad attivare il confronto sulla politica per l’arte contemporanea.

Autore: Marta Romana

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

TORINO: Cantiere d’Egitto – Intervista a Elena Vassilika.

La nuova direttrice, alla vigilia del suo trasloco a Torino, racconta di mummie, dell ‘appartamento che sta cercando, degli amici per le figlie.

“Per questo non mi volto indietro pensando a quello che lascio, preferisco guardare avanti. Vado via da Hildesheim senza rimpianti, ora penso a Torino”. È passata per qualche giorno di qui Eleni Vassilika, la signora di origine greca e nazionalità inglese che da prossimo ottobre sarà alla guide del Museo Egizio, dopo avere diretto per alcuni anni il Roemerunc Pelizaeiis Museum della città tedesca. È venuta per cercare casa e iscrivere le figlie a scuola, per trovare un luogo dove poter suonare l’amato violoncello. E per prendere confidenza con una città in cui verrà a vivere.

Eleni Vassilika, quali le prime impressioni su Torino?
“Molto buone. La gente per strada non ha l’aria infelice come in Germania, i tassisti chiacchierano, nei ristoranti i ragazzi stranieri parlano italiano. C’è tolleranza e anche una buona integrazione con chi viene da fuori. Si dice che qui la popolazione sia invecchiata; noto invece un buon miscuglio tra giovani e vecchi. Queste le prime impressioni, che forse riguardano anche altre città italiane. Per Torino, devo dire che mi pare orgogliosa di sé, delle sue architetture e dei palazzi, bellissimi. Mi colpisce i numero elevato di cantieri di restauro, non solo per singoli edifici ma anche per intere piazze, messe sottosopra per realizzare parcheggi. Ho saputo che qui ci sono numerosi greci, soprattutto all’università”.

Dove vorrebbe abitare?
“Alle mie ragazze Alexia e Theodora, che chiamo le principesse perché portano i nomi di due nobili fanciulle bizantine, ho promesso un palazzo, ma naturalmente è uno scherzo. Penso a un appartamento in centro, con una perplessità però: tutti quanti suoniamo in casa, non vorremmo assordare i vicini. Potrei optare allora per una casa più appartata in collina, anche perché le figlie frequenteranno l’International School di Moncalieri”.

Loro come vivono l’idea del trasloco?
”Sono elettrizzate, pensano già allo shopping e ai bei ragazzi italiani… In Germania una delle due ha subito una sorta di shock culturale perché è andata a scuola senza sapere una parola di tedesco. Qui sarà diverso, l’inglese è per loro familiare, l’italiano lo impareranno. Cosa che devo fare anch’io, al più presto. Parto per la Toscana, seguirò un corso a Lucca”.

Lei ama le sfide, c’è però qualcosa che la preoccupa nel nuovo lavoro?
“Guardi, prima di tutto il tempo, il poco tempo che manca alle Olimpiadi e le tante cose da fare per quella scadenza. Spero poi di riuscire a instaurare buoni rapporti con le altre persone che lavorano nel museo, di essere accettata. Credo nel lavoro di gruppo, in un buon management come via per il successo. Non vorrei si pensasse che vengo qui per dare ordini e pretendere di essere ascoltata, desidero piuttosto creare una squadra. Mi sono sempre tirata su le maniche per lavorare, senza problemi. Succederà anche qui. A dire il vero, non ho motivo di preoccuparmi troppo, credo che tutto andrà per il meglio”.

E che cosa la attira di più?
“L’idea di una nuova collezione. È come a Natale, sei contento perché ti trovi di colpo tante cose che prima non c’erano. Quando dirigevo il Fitzwilliam Museum di Cambridge, a un certo punto si è dovuto trasferire una splendida collezione di oggetti medievali in un nuovo spazio. È bastato questo trasloco per far vedere quei reperti con occhi nuovi, fu una sorpresa incredibile, quasi una rivoluzione. Qui per me subito sarà tutto inedito: in seguito, nei limiti del possibile, vorrei cambiare di tanto in tanto gli allestimenti, fare vedere i reperti con occhi diversi. Poi, naturalmente, mi attira l’idea del nuovo, grande museo. Si parlava di sfide: ne esistono a breve, medio e lungo termine. Sul lungo termine ci sarà il concorso internazionale, prima tanti stadi intermedi. Mi interessano i lavori per il nuovo percorso museale: ho abbastanza occhio per il design, sia a Cambridge che a Hildesheim, dove non c’erano molti soldi a disposizione, ho dovuto io stessa disegnare dei pezzi per gli allestimenti”.

Quali le priorità per il suo lavoro?
“Convincere le persone che non solo valga la pena visitare il Museo Egizio, ma anche tornarci. Un buon rapporto tra il museo e il pubblico è senz’altro uno degli obiettivi che metterò al primo posto”.

Fonte:La Repubblica