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Vladek CWALINSKI: Animali nell’arte – Dalla preistoria alla nuova figurazione.

Edizioni Skira, Milano 2005, pp. 232, € 70, ISBN 8876240624

Gli animali hanno sempre avuto una posizione privilegiata nella rappresentazione artistica dell’umanità. L’uomo, infatti, fin dalle origini, ha sentito la necessità di raffigurare con esattezza ciò che gli stava vicino, lo stupiva per la sua bellezza e attraverso caccia e pesca costituiva la sua principale fonte di sostentamento.

Già greci, egizi e antichi romani affrontarono la figurazione degli animali con un rigore scientifico e un’attenzione naturalistica prodigiosi. Il percorso espositivo – di carattere squisitamente didattico – intende affrontare la rappresentazione degli animali nell’arte occidentale dalle origini attraverso i secoli, passando dall’età romana, ai bestiari medievali – quando gli animali entrano prepotentemente nel mondo dell’arte, dalle miniature i capitelli e ai doccioni delle cattedrali – al gotico internazionale – con bellissimi disegni di Pisanello – e all’Umanesimo, fino ad arrivare alla figurazione scientifica moderna, quando gli animali costituiscono ormai un classico dell’arte.

La divisione cronologica permette di cogliere l’evolversi della rappresentazione del mondo animale in rapporto alle molteplici culture e concezioni artistiche delle diverse epoche. La grande era delle esplorazioni che seguì il primo viaggio di Cristoforo Colombo attraverso l’Oceano Atlantico nel 1492 aprì gli occhi agli europei sull’esistenza di un vasto numero di specie animali fino ad allora sconosciute. I prodigiosi disegni naturalistico-scientifici di Dürer e Leonardo e i dipinti sacri del Cinquecento sono i veri precursori dell’illustrazione zoologica moderna che procede di pari passo con il crescere della curiosità per le scienze e la successiva classificazione delle specie allora conosciute a opera di Carlo Linneo e del suo Systema Naturae; anche gli artisti furono convocati per eseguire dettagliate documentazioni.

La nascita del romanticismo e specialmente i viaggi e le scoperte scientifiche di Charles Darwin favoriscono enormemente la rappresentazione del mondo animale che entra con il giardino zoologico e il circo nelle abitudini della società moderna. A questi vengono attribuite passioni e lotte che animano il mondo degli uomini. Un percorso originale segna in questo periodo il giapponese Hokusai, che dimostra con i suoi dipinti a china di avere raggiunto una figurazione lenticolare equiparabile a quella scientifica occidentale.

Alla fine dell’Ottocento e nel Novecento anche gli animali sono coinvolti negli “ismi” che animano il mondo dell’arte. Con Gauguin, Picasso, Marc, Balla e altri, gli animali continuano a ispirare gli artisti ma vengono dipinti come mai era stato fatto prima. Talora vengono visti come rappresentanti viventi delle forze vitali che muovono tutto il regno naturale, altre volte vengono “dinamizzati”, oppure sintetizzati fino a raggiungere la loro forma essenziale. Il percorso termina con i contemporanei e l’entusiasmante stagione della nuova figurazione italiana e tedesca – con opere di Fetting, Hödicke, Polloni, Vitaloni e Boscheri – che dimostra come ancora oggi gli artisti attenti, nella scia della tradizione che li ha preceduti e senza timore di essere confinati nella nicchia degli “artisti della natura” come se qualche ambito del reale dovesse rimanere escluso dalla rappresentazione contemporanea, continuano a rendere vitale e creativo l’uso delle immagini di animali al passo con l’evoluzione dell’arte.

Vladek Cwalinski è nato a Milano nel 1969. Dopo il diploma di maturità artistica conseguito presso l’Istituto Sacro Cuore si iscrive all’Università Cattolica di Milano dove si laurea in lettere moderne nel 1996 con una tesi in storia dell’arte contemporanea intitolata Analisi dell’opera pittorica di Rainer Fetting a partire dall’esperienza dei Nuovi Selvaggi berlinesi.
Ha pubblicato per i tipi di Laterza due volumi: Natura e colore nella pittura rinascimentale veneta (2001) e Il futurismo a Milano (2002). Per la Provincia di Milano ha pubblicato il volume Filippo Tommaso Marinetti e il futurismo (2002). Attualmente collabora come critico con alcune gallerie d’arte contemporanea dove ha curato numerose esposizioni e come giornalista con “Arte”, “Tempi”, “Corriere delle Opere”dove tiene una rubrica fissa d’arte. Ha tenuto numerose conferenze dedicate a pittura e scultura in Italia e all’estero.

RETI MEDIEVALI: Stage presso la redazione – Tirocinio di 150 ore compatibile con i corsi universitari.

Bando 2006: Associazione culturale ‘Reti Medievali’ – ONLUSin collaborazione con Firenze University Press.

Lo stage offre la possibilità di svolgere un’esperienza professionale presso una delle maggiori iniziative editoriali accademiche italiane in ambito digitale nel settore umanistico, acquisendo competenze effettive nell’editing digitale e nelle attività di ricerca e di schedatura delle risorse digitali e a stampa per gli studi medievistici, e di partecipare all’attività redazionale di Reti Medievali, contribuendo alla preparazione di materiali e testi per la pubblicazione on line.

L’articolo completo lo trovi in www.archeomedia.net, alla pagina:
RETI MEDIEVALI: Stage presso la redazione – Tirocinio di 150 ore compatibile con i corsi universitari.

MILANO: Caravaggio e l’Europa.

Caravaggio e i pittori caravaggeschi nel catalogo ufficiale della più completa rassegna dedicata al movimento caravaggesco a oltre 50 anni dalla storica mostra milanese di Roberto Longhi.

Caravaggio e l’Europa prende in esame quello che può essere considerato un momento cruciale della pittura europea analizzando dettagliatamente, da un lato la portata rivoluzionaria di Caravaggio, dall’altro la folta schiera di artisti che furono influenzati dal suo drammatico genio e dalla nuova maniera caravaggesca che, con fulminea rapidità, in pochi anni si era diffusa in tutta Europa.

Ponendo a confronto le opere del grande maestro lombardo con quelle dei suoi epigoni, il volume esplora in modo esaustivo, grazie al lavoro di un prestigioso comitato scientifico presieduto da Vittorio Sgarbi, quella straordinaria rivoluzione artistica, destinata a estendersi all’intera Europa, che arriverà a influenzare anche il genio di Rembrandt in un nuovo rapporto tra luce e spazio, forma e colore.

Frutto di decenni di studi, ricerche, approfondimenti, contributi, documentazioni e nuovi ritrovamenti, Caravaggio e l’Europa intende offrire un panorama completo del movimento caravaggesco che durò circa una quarantina d’anni, dal 1595 al 1635, un arco di tempo che va dall’inizio del soggiorno romano di Caravaggio fino all’arrivo a Roma di Mattia Preti, ultimo importante protagonista del caravaggismo.

Il volume comprende i contributi critici di Vittorio Sgarbi (Caravaggio), Luigi Spezzaferro (Caravaggio in una prospettiva storica: proposte e problemi), Gianni Papi (Ribera a Roma: dopo Caravaggio, una seconda rivoluzione), Cecilia Grilli (Il collezionismo di Pietro Cussida a Roma e una seconda cappella della Pietà di San Pietro in Montorio), Sergio Benedetti (Alcune osservazioni sugli influssi italiani agli inizi della pittura naturalistica in Spagna), Rossella Vodret (Caravaggio e l’Europa), Liesbeth M. Helmus (Il carattere olandese del caravaggismo di Utrecht), Wolfgang Prohaska (Il “problema” di Trophime Bigot), Piero Boccardo e Anna Orlando (L’eco caravaggesca a Genova. La presenza di Caravaggio e dei suoi seguaci e i riflessi sulla pittura genovese), Mariella Utili (Mattia Preti, caravaggesco sui generis), Giorgio Neerman (Dall’immagine al suono).

Segue la sezione dedicata alla mostra con i saggi di Vittorio Sgarbi (Il fuoco di Caravaggio) e Gilberto Algranti (Caravaggio 1951. Ricordo di un Maestro e di una Mostra) e le schede di tutte le opere in mostra suddivise in otto sezioni (Caravaggio. I primi seguaci. La giovinezza di Ribera. Bartolomeo Manfredi, la manfrediana methodus e i pittori francesi. Pittori olandesi e fiamminghi. Il primo naturalismo a Napoli. La seconda generazione. Il primo tempo di Mattia Preti). Chiudono il volume le biografie degli artisti e la bibliografia.

Milano, Palazzo Reale
15 ottobre 2005 – 6 febbraio 2006

Vienna , Liechtenstein Museum
5 marzo – 9 luglio 2006

Link: http://www.skira.net

GENOVA: Romantici e Macchiaioli. Giuseppe Mazzini e la grande pittura europea.

L’esposizione presenta i Romantici e i Macchiaioli attraverso il gusto critico di una guida d’eccezione: Giuseppe Mazzini (Genova 1805 – Pisa 1872).

Mazzini fu sempre persuaso che per creare una vera nazione, oltre che rinnovare la società e le coscienze, fosse necessario unire anche culturalmente la penisola e che l’arte potesse svolgere un ruolo fondamentale in questo grandioso disegno. Mazzini identifica nel Romanticismo il movimento che ha saputo dare espressione agli ideali del secolo.

La mostra, per ricordare in modo originale il bicentenario della sua nascita, presenta i capolavori dei protagonisti del Romanticismo Italiano quali Canova, Appiani, Hayez, Camuccini, Luigi, Francesco e Giuseppe Sabatelli, Bezzuoli, Palagi, d’Azeglio, Molteni, Migliar, e molti altri. Nella seconda parte della mostra sono esposti i dipinti dei Macchiaioli, pittori rivoluzionari ispirati ai principi democratici e repubblicani mazziniani che volevano gettare, attraverso un’arte assolutamente diversa, le basi di una società nuova: una pittura alternativa dove il messaggio veniva affidato non più ai procedimenti narrativi o ad espedienti melodrammatici, ma alle forme e al colore. I capolavori di Fattori, Signorini, Abbati, Borrani, Cecioni e Lega documentano l’influenza del pensiero e degli ideali mazziniani in questi artisti.

Info:
Genova, Palazzo Ducale, Piazza G. Matteotti, 9, fino al 12/02/2006; tel. 0105574000.

Fonte:My Art

Tiziana C. CARENA: Percorsi di storia della filosofia contemporanea.

HASTA Edizioni, Asti 2005, pp. 104, € 13

La pubblicazione raccoglie due saggi, presentati da eminenti studiosi come Costanzo Preve e Francesco Bruni dell’Università di Venezia; una breve monografia e quattro recensioni. Queste ultime parzialmente pubblicate su “Filosofia” e “Materiali di Estetica”.

Al di fuori dei consueti schemi interpretativo, in questo libro, si pone in essere la categoria della “possibilità”. Della “libertà”, come facoltà che permette di scegliere tra diverse alternative; ecco, che l’approfondimento ermeneutico, divine allora, “il ponte”, il “medium” per il passaggio dalla “necessità” alla “possibilità”.

Si parla di una sorta di spiritualismo dei valori, una filosofia dal valore veritativo. Occorre una coscienza del tragico per ritrovare l’elemento che restituisce l’incanto in un mondo disincantato; e qui, in queste pagine, sia Nietzsche, sia Montano, sia Weininger, sia Marx, sia Wittgenstein, sia Foucault, sia Miller, “afferrano” questo “senso del mondo” che è esistente, seppur fuori di esso.

INDICE:

Introduzione a “Il ponte di Byfrost”, di Costanzo Preve;
Il Ponte di Byfrost”. Per una rilettura di Freiedrich Nietzsche – saggio;
Premessa a “Il lavoro artistico di Rocco Montano”, di Francesco Bruni;
Il lavoro artistico di Rocco Montano” – saggio;
Otto Weininger e la cultura europea tra Otto e Novecento – breve monografia;
Costanzo Preve, Marx inattuale – recensione;
Ludwig Wittgenstein, Della certezza e The Big Typescript – recensione;
Michel Foucault, Il Pensiero del fuori – recensione;
William I. Miller, Anatomia del disgusto – recensione.

Tiziana C. Carena (Torino, 1963), Laureata all’Università degli Studi di Torino, è giornalista pubblicista dal 1993 ed un perfezionamento in “Criminologia medico-legale”. Ha curato rubriche televisive e coordinato conferenze; ha organizzato rappresentazioni teatrali; ha coordinato seminari sulla spiritualità; ha tenuto corsi.
Pubblicazioni: “Onto-gnoseologia giobertiana”, saggio; “Delle antiche favole di G.V. Gravina; “Critica della Ragion poetica di Gian Vincenzo Gravi2. L’immaginazione, la fantasia, il delirio e la verosimiglianza”.
Ha collaborato alle riviste “Filosofia” e “Materiali di Estetica”.