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CREMONA: TESORI DI CAPODIMONTE – Dipinti disegni oggetti lombardi e porcellane.

La mostra, promossa e organizzata dall’Apic di Cremona con il patrocinio e il contributo della Regione Lombardia e della Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona, si realizza grazie alla collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano e con prestiti del Museo di Capodimonte: un incontro fortunato che consente di presentare a Cremona una serie di capolavori assoluti della storia dell’arte in quanto opere di indiscutibile valore scientifico e culturale.

La mostra, sostenuta dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, con saggi in catalogo di Mina Gregori e Nicola Spinosa, presenta nell’insieme 22 dipinti, 11 disegni, 17 oggetti oltre a 53 porcellane di manifattura napoletana.

Tra i dipinti in mostra, vi sono opere di Andrea Mantegna, la Sant’Eufemia del 1454 proveniente dalla collezione del cardinale Stefano Borgia; di Sofonisba Anguissola, con il bellissimo Autoritratto alla spinetta; di Boccaccio Boccaccino, tra cui l’Adorazione dei pastori, che è considerata una tra le sue opere più significative; di Polidoro Caldara, detto da Caravaggio, tra cui l’Andata al Calvario: uno dei tre bozzetti preparatori per la grande tavola raffigurante l’Andata al Calvario eseguita per la chiesa dell’Annunziata ai Catalani di Messina e ora anch’essa a Capodimonte. E ancora, opere di Giovan Battista Moroni, Bernardino Campi, Callisto Piazza e moltri altri.

Tra gli oggetti spiccano meravigliosi esempi di scultura del Cinquecento, come i busti dello scultore di fiducia di casa Farnese, Guglielmo della Porta, il Busto di Macrino, in bronzo, e il Busto di Paolo III (Alessandro Farnese), in marmo bianco di Carrara. Non mancano poi oggetti singolari come le Teste di martora in cristallo di rocca, gioielli molto in voga nel Cinquecento che venivano applicati sulle stole di pellicce di martora per rivestire e impreziosire la testa dell’animale. Manifatture realizzate per la prima volta a Milano.

Le porcellane di Capodimonte e della Real Fabbrica di Napoli sono infine capolavori pregiatissimi della celebre manifattura settecentesca con esempi di vasellame e di statuine realizzate dal capo-modellatore della manifattura Giuseppe Gricci, al quale si deve tutta la produzione plastica di Capodimonte. Figure che riproducono la gente comune: dai venditori ambulanti agli abitanti di Napoli, ai mendicanti, ai domatori di fiere e ai personaggi della Commedia dell’Arte, tra cui naturalmente Pulcinella e Colombina, e che, per quanto trovino un precedente in quelle realizzate da Kaendler ed Eberlein a Meissen, si distinguono per la varietà dei soggetti e il sorprendente realismo.

La ricchezza delle raccolte di Capodimonte, frutto dell’intelligente collezionismo dei Farnese e, in seguito, della corte dei Borbone, è stata integrata ed estesa, fino ai giorni nostri, da ulteriori acquisizioni, spesso di interi nuclei. Le opere testimoniano la ricchezza e l’articolazione di un patrimonio artistico accumulato nel corso di secoli, sopravvissuto alle difficili condizioni politiche e ai numerosi cambiamenti dinastici.Proprio in virtù della capacità rappresentativa di cui godono le collezioni del Museo di Capodimonte nei confronti di una cultura non ristretta all’ambito napoletano, ma più ampiamente diffusa in Italia e in Europa, capace di sottolinearne le originalità e, nello stesso tempo, i rapporti e le influenze reciproche, la mostra cremonese costituisce, da un lato, occasione di maggiore conoscenza di un patrimonio prezioso e, dall’altro, opportunità di approfondimento dei legami e dei percorsi che fanno oggi scoprire nelle collezioni napoletane presenze lombarde ed anche cremonesi.

Info:
Intero: € 9,00, ridotto: € 7,00 (militari, ragazzi fino a 18 anni, studenti universitari, ultrasessantenni, comitive di almeno 15 persone con prenotazione obbligatoria, possessori di: biglietto ferroviario in arrivo a Cremona, tessere TCI e FAI, disabili, visitatori di mostre contemporanee collegate); ridotto speciale: € 5,00 (scuole e possessori di Apic Card e Cremona City Card); ingresso libero: bambini fino a 6 anni, accompagnatori di scolaresche o di comitive di almeno 15 persone; il biglietto di ingresso alla mostra dà diritto ad una riduzione per la visita al Museo civico Ala Ponzone.

Museo civico Ala Ponzone, dal 26 ottobre 2005 al 5 febbraio 2006; orario: dal martedì al sabato, ore 9-19; domenica e festivi, ore 10-19 Giorno di chiusura: lunedì.

Emanuele RUBINI: Premio Nobel dell’arte.

Un prestigioso riconoscimento per lo scultore Emanuele Rubini al quale in questi giorni è stato conferito da un apposito e qualificato comitato di esperti e critici d’arte il “Nobel dell’Arte”, un premio quadriennale la cui cerimonia di assegnazione si è tenuta presso “Le Metropole Palace” situato nel cuore di Montecarlo (Principato di Monaco).

Da annotare tra le significative presenze alla cerimonia: Gerard Argelier, Critico d’arte di Nizza, delegato ufficiale degli affari Culturali della città di Nizza e responsabile per tutte le attività espositive estere organizzate da Euro Art Expò; Christie Grizivatz, gallerista di Cannes; Michél Verdant, titolare della Galerie Victoria di Cannes; Jean Jacques Segall, responsabile della cultura settore Alpi Marittime; M. me Jacqueline Cotta; M. me Chantall Genevoix; M.me Hélène Vallée; M.me Mireille Grand; Giorgio Falossi, direttore Casa Editrice d’arte Il Quadrato Milano; Francesco Chetta; Alfredo Pasolino; Guglielma Pazzagli; Mariarosaria Belgiovine; Elena Cicchetti.

Il premio assegnato costituisce un riconoscimento per l’artista bitontino le cui opere (visionabili anche da Internet sul sito ufficiale www.emanuelerubini.com ) stanno ottenendo in ambienti dell’arte e del collezionismo internazionale larghi apprezzamenti anche nei paesi mediorientali.

Proprio in questi giorni la nota galleria d’arte “Transvisionismo” di Stefano Sichel, uno dei fondatori con altri artisti del “Transvisionismo” su indicazione del critico d’arte Lello Spinelli che segue il “percorso” di Emanuele Rubini lo ha inserito tra gli artisti in permanenza.

Pubblichiamo, qui di seguito, stralcio del testo critico di Spinelli scritto per la monografia in corso di stampa per gentile concessione dell’Autore e dell’Editore.

L’artista:
Nel Novecento italiano tre i periodi, con ascendenze culturali diverse, delle arti plastiche con posizioni più o meno predominanti di alcuni artisti (Modigliani e Boccioni negli anni 1910 – 15), Arturo Martini nel periodo tra le due guerre (1914 – 45), Manzù e Marini dal 1930 in poi la cui influenza culturale fu notevole anche per i giovani maturatisi nel secondo dopoguerra ai quali si contrapporranno quelli aderenti al cosiddetto “astrattismo” nelle sue poliedriche e diverse angolazioni (Spazialismo, strutturalismo, espressionismo, surrealismo, ecc.) con maggiori possibilità di chiarezza formale e di intensità di espressione pur nello sconcertante manifestarsi di alcuni proseliti, specie quelli non impegnati nella figura umana (Lardera, Mirko, Viani e tanti altri) consapevoli della possibilità, per la scultura, di uscire da obsoleti mezzi neo umanistici, neo romantici, archeologici e del tardo naturalismo rinascimentale che, nel 1945, avrebbero portato lo stesso grande sperimentatore di stili, Arturo Martini, due anni prima della sua morte, a dichiarare ormai finita la possibilità di fare scultura.

In realtà la scultura moderna non ha una lunga storia in quanto la moderna concezione dello spazio e della forma (Moore, Fontana e altri) si è sviluppata specialmente nella pittura (si pensi a Degas, Renoir e ancora a Matisse e a Picasso) che cercavano di realizzare plasticamente le “nuove strutture” di forme e di immagini.

Continuava così la storia a camminare sulle gambe degli uomini e la scultura, legata per antica tradizione al pensiero stesso della storia, fu essa ad indagare quale poteva e doveva essere il valore della esperienza storica nella coscienza moderna e, con essa, il senso della esistenza umana nel mondo.

Storia come poesia, come mito, come sollecitazione interiore, come misura stessa del tempo e dello spazio ideali in cui si svolge, si situa e si compie la vita, in una sorte di nuovo umanesimo che è la verità stessa cui tende la ricerca d’oggi con il suo potere di espressione da contrapporre ad un inesistente ideale di bellezza e con il rifiuto del contingente per aspirare all’assoluto.

Sin dalle prime opere di Emanuele Rubini si avvertono le sceneggiature sapienti, il gioco sottile e insinuante dei volumi che conducono a esiti rarefatti nel morbido fluire dei ritmi, una ripresa mediterranea non immemore della grande lezione di Henry Moore (i toni scanditi e solenni).

Un andar libero delle forme nello spazio lo porteranno, alcuni anni dopo, ad un procedimento di scavo del masso per disegnare uno spazio interno ed esterno secondo principi formali che tendono a sottolineare la sua stessa tensione alla sintesi e le pulsioni dialettiche della scultura che Rubini intende come “forma” che definisce la dimensione aurea dello spazio in cui l’opera andrà a collocarsi.

La materia (il marmo di Carrara, la pietra di Trani, il Rosa Verona ed altri) si presta così a diventare presenza viva e reale, protagonista essa stessa non solo di un’avventura plastica ma soprattutto di vicende legate alla stessa storia dell’uomo, in una spazialità che sia quanto più vicina possibile a quella dell’uomo d’oggi che è dinamica e polivalente, lontana da ogni esecuzione che alla labilità sperimentale voglia ispirarsi.

L’artista continua così, nella ricerca di una pulizia formale assoluta che lascia emergere una irreprimibile sensualità della materia, pur levigatissima e gli stessi elementi di una figuratività residua vengono a fondersi con rigorose strutturazioni spaziali per la costante preoccupazione dell’artista di “levare” ogni resistenza opprimente dal masso a vantaggio di una maggiore tensione vitale che riesca a liberare l’energia interna contenuta in un continuo rimettere in gioco ricerca e processo operativo per soddisfare i continui e sempre nuovi interrogativi formali propri dell’autentica tensione poetica.

Il suo diventa così atto di amore che aderisce e cede alla stessa cadenza di una lingua mediterranea, meridionale, all’entusiasmo della creazione più che ad una qualsiasi indagine semantica degli strumenti linguistici o a metodologie sperimentali.

La luce continua così ad accarezzare queste forme, bloccandole in una unità di gesto, di spazio – tempo, di tensione fatti di entusiasmi che alternano a note acute pause melodiche.

Nascono, così, le opere “Eva”, “Fiamma”, “Cleopatra” degli anni 2002 – 2003 mentre la svolta decisiva, approdo a situazioni che guardino a contenuti astratti e poetici della forma per porre l’interiorità, avviene negli anni 2004 – 2005 con l’esecuzione delle opere “Gemma”, “Bora”, “Venere”, “Il tuffo”, “Ghibli”, “Anima” e “Madame Butterfly” nelle quali si avverte la necessità dell’artista bitontino di liberare la sua creazione scultorea dalla chiusa staticità per farvi penetrare lo spazio.

Caratteristiche di queste opere sono date dai volumi plastici totalmente sciolti in archi e linee sinuose, leggibili da visuali diverse che dilatano gli spazi conglobando l’essenza interiore allusivamente misteriosa e la monumentalità dell’opera stessa è dissolta dal puro movimento.

In queste opere l’artista bitontino rispecchia l’evoluzione generale subita in questi ultimi decenni dalla scultura, non solo europea, cercando di distruggere quel concetto di monumentalità che nel passato aveva costituito il suo prestigio.

Opera aperta da ogni lato (“Gemma”) più delle precedenti, che estende la cosiddetta tridimensionalità scultorea in pluridimensionalità sì che la luce e l’aria penetrano nelle ampie aperture dando vita a nuovi miti che rendono vivi quelli antichi, in quanto l’artista presta sempre attenzione ad una forma che garantendo un’esecuzione immediata, alla vacuità di contenuti della scultura rigidamente astratta, lascia prediligere sempre un’aderenza piena e sincera alla emblematicità dell’uomo moderno teso verso una universalità di tutte le forme di vita.

Come nelle precedenti opere anche in “Dietro il Chador”, ispirata al titolo di un libro di racconti, cancellati ogni tratto del volto e della mimica, la figura umana diviene un semplice elemento formale nella cui costruzione fisiognomica le linee si intrecciano in ogni punto di intersezione suscitando una impressione di spazi illimitati, con superfici rifinite con cura, con una tessitura esemplare, in un susseguirsi e intrecciarsi di una visione sempre in bilico tra realtà/irrealtà.

Lello Spinelli

Link: http://www.emanuelerubini.com

Email: forme.sculture@virgilio.it

BERLINO: Storie su oro – Mostra sul rinascimento.

‘Storie su oro’ e’ il titolo della mostra sulla pittura italiana del primo Rinascimento allestita da domani a Berlino. Per la prima volta dopo secoli si puo’ ammirare in una delle sale della Genealdegalerie la ricostruzione dell’ altare maggiore della chiesa S.Croce a Firenze, creato nel 1325 da Ugolino da Siena. Esposte anche opere di pittori italiani del XIV e XV secolo come Bartolo di Fredi, Filippo Lippi e fra Angelico.
La mostre terminera’ il 27 febbraio 2006.

Vladek CWALINSKI: Animali nell’arte – Dalla preistoria alla nuova figurazione.

Edizioni Skira, Milano 2005, pp. 232, € 70, ISBN 8876240624

Gli animali hanno sempre avuto una posizione privilegiata nella rappresentazione artistica dell’umanità. L’uomo, infatti, fin dalle origini, ha sentito la necessità di raffigurare con esattezza ciò che gli stava vicino, lo stupiva per la sua bellezza e attraverso caccia e pesca costituiva la sua principale fonte di sostentamento.

Già greci, egizi e antichi romani affrontarono la figurazione degli animali con un rigore scientifico e un’attenzione naturalistica prodigiosi. Il percorso espositivo – di carattere squisitamente didattico – intende affrontare la rappresentazione degli animali nell’arte occidentale dalle origini attraverso i secoli, passando dall’età romana, ai bestiari medievali – quando gli animali entrano prepotentemente nel mondo dell’arte, dalle miniature i capitelli e ai doccioni delle cattedrali – al gotico internazionale – con bellissimi disegni di Pisanello – e all’Umanesimo, fino ad arrivare alla figurazione scientifica moderna, quando gli animali costituiscono ormai un classico dell’arte.

La divisione cronologica permette di cogliere l’evolversi della rappresentazione del mondo animale in rapporto alle molteplici culture e concezioni artistiche delle diverse epoche. La grande era delle esplorazioni che seguì il primo viaggio di Cristoforo Colombo attraverso l’Oceano Atlantico nel 1492 aprì gli occhi agli europei sull’esistenza di un vasto numero di specie animali fino ad allora sconosciute. I prodigiosi disegni naturalistico-scientifici di Dürer e Leonardo e i dipinti sacri del Cinquecento sono i veri precursori dell’illustrazione zoologica moderna che procede di pari passo con il crescere della curiosità per le scienze e la successiva classificazione delle specie allora conosciute a opera di Carlo Linneo e del suo Systema Naturae; anche gli artisti furono convocati per eseguire dettagliate documentazioni.

La nascita del romanticismo e specialmente i viaggi e le scoperte scientifiche di Charles Darwin favoriscono enormemente la rappresentazione del mondo animale che entra con il giardino zoologico e il circo nelle abitudini della società moderna. A questi vengono attribuite passioni e lotte che animano il mondo degli uomini. Un percorso originale segna in questo periodo il giapponese Hokusai, che dimostra con i suoi dipinti a china di avere raggiunto una figurazione lenticolare equiparabile a quella scientifica occidentale.

Alla fine dell’Ottocento e nel Novecento anche gli animali sono coinvolti negli “ismi” che animano il mondo dell’arte. Con Gauguin, Picasso, Marc, Balla e altri, gli animali continuano a ispirare gli artisti ma vengono dipinti come mai era stato fatto prima. Talora vengono visti come rappresentanti viventi delle forze vitali che muovono tutto il regno naturale, altre volte vengono “dinamizzati”, oppure sintetizzati fino a raggiungere la loro forma essenziale. Il percorso termina con i contemporanei e l’entusiasmante stagione della nuova figurazione italiana e tedesca – con opere di Fetting, Hödicke, Polloni, Vitaloni e Boscheri – che dimostra come ancora oggi gli artisti attenti, nella scia della tradizione che li ha preceduti e senza timore di essere confinati nella nicchia degli “artisti della natura” come se qualche ambito del reale dovesse rimanere escluso dalla rappresentazione contemporanea, continuano a rendere vitale e creativo l’uso delle immagini di animali al passo con l’evoluzione dell’arte.

Vladek Cwalinski è nato a Milano nel 1969. Dopo il diploma di maturità artistica conseguito presso l’Istituto Sacro Cuore si iscrive all’Università Cattolica di Milano dove si laurea in lettere moderne nel 1996 con una tesi in storia dell’arte contemporanea intitolata Analisi dell’opera pittorica di Rainer Fetting a partire dall’esperienza dei Nuovi Selvaggi berlinesi.
Ha pubblicato per i tipi di Laterza due volumi: Natura e colore nella pittura rinascimentale veneta (2001) e Il futurismo a Milano (2002). Per la Provincia di Milano ha pubblicato il volume Filippo Tommaso Marinetti e il futurismo (2002). Attualmente collabora come critico con alcune gallerie d’arte contemporanea dove ha curato numerose esposizioni e come giornalista con “Arte”, “Tempi”, “Corriere delle Opere”dove tiene una rubrica fissa d’arte. Ha tenuto numerose conferenze dedicate a pittura e scultura in Italia e all’estero.

RETI MEDIEVALI: Stage presso la redazione – Tirocinio di 150 ore compatibile con i corsi universitari.

Bando 2006: Associazione culturale ‘Reti Medievali’ – ONLUSin collaborazione con Firenze University Press.

Lo stage offre la possibilità di svolgere un’esperienza professionale presso una delle maggiori iniziative editoriali accademiche italiane in ambito digitale nel settore umanistico, acquisendo competenze effettive nell’editing digitale e nelle attività di ricerca e di schedatura delle risorse digitali e a stampa per gli studi medievistici, e di partecipare all’attività redazionale di Reti Medievali, contribuendo alla preparazione di materiali e testi per la pubblicazione on line.

L’articolo completo lo trovi in www.archeomedia.net, alla pagina:
RETI MEDIEVALI: Stage presso la redazione – Tirocinio di 150 ore compatibile con i corsi universitari.